Lavori in corso…

 

Alessandro Belluzzi

 

 

Tratto da cubia n° 79 – Febbraio 2009

All’interno pubblichiamo un’intervista di Francesco Pagnini ad Alessandro Belluzzi, il primo segretario cittadino del neonato Partito Democratico. Il suo nome non ci dice molto: è, politicamente parlando, un perfetto sconosciuto, uno di quei volti nuovi che il progetto del PD intende chiamare alla politica attiva. Non c’è dubbio: il fatto è positivo, la novità è sempre un segno di vitalità.
Sicuramente c’è chi storce il naso vedendo che dietro il vincitore delle primarie c’è tutto il gruppo dirigente dei partiti (DS e Margherita) cofondatori del PD, e che dietro Tamanti, lo sconfitto, c’è la “opposizione interna”, e pensando perciò che i due nomi nuovi (o quasi, visto che Tamanti è già consigliere comunale) siano solo la bella facciata dietro la quale si maschererebbero i reali “manovratori”.
La considerazione non è realisticamente infondata. Come si può immaginare che gli uomini politici che da tanti anni tengono in mano le fila dei maggiori partiti, d’un colpo possano sparire dalla scena? Non è né pensabile, né –a mio parere- auspicabile. Va benissimo il rinnovamento, certamente è fondamentale dare spazio ai giovani: ci vogliono sicuramente forze fresche e facce pulite. Ma non è facendo piazza pulita del vecchio che si costruisce necessariamente una buona cosa nuova. So di esprimere un’opinione personale, non condivisa da molti, anche all’interno del gruppo redazionale di Cubia, e quindi la presento come tale, ma credo che non si possa prescindere, nel costruire una nuova realtà, dal bagaglio di esperienze e di competenze (pur con tutti i limiti e i distinguo del caso) di quelli che –un po’ ingenerosamente- dalle mie parti (non so qui) vengono definiti “vecchi tromboni”. Come credo che non basti essere giovani o nuovi della politica per poter vantare –solo per questo- di essere migliori degli altri.
Ecco, allora, che –come sempre- è alla prova dei fatti che bisogna giudicare le persone, non solo in base alle carte d’identità.
E alla prova dei fatti attendiamo di vedere Belluzzi e il gruppo dirigente del PD. Quello che –credo- tutti chiediamo a chi decide di stare in politica è un modo nuovo di farla, la Politica, che poi dovrebbe essere l’unico. Quello che tutti noi dobbiamo pretendere è che interpretino il proprio ruolo non come una posizione di potere e di privilegi, per soddisfare interessi privati, esigenze personali e settoriali, aspettative non sempre completamente lecite, bensì come un compito (stavo per dire un “servizio”, ma forse è troppo…) da svolgere al meglio per il bene della collettività intera, e niente altro.
Se il PD, i vecchi e nuovi d’età, le vecchie e nuove persone che si sono avvicinati e si avvicineranno a quel partito; se le novità presenti in tutti gli schieramenti (la sinistra, i vari centri, il popolo delle libertà, la destra, le liste civiche) riusciranno finalmente ad orientare la vita politica e amministrativa in quella direzione, dalla quale –ahimè!- ci si è da tantissimo tempo allontanati, credo che i grandi lavori in corso riusciranno a riavvicinare la gente comune alla vita pubblica, a favorire quella partecipazione che è l’unica salvezza dallo sfrenato individualismo in cui siamo un po’ tutti precipitati.

di Paolo Saracino

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