Il mitico chiosco da Peledo’s

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Chi non ricorda, in via Curiel angolo via Fiume a ridosso dei giardini De Amicis, il famoso bar birreria “da Peledo’s, gestito dai F.lli Frontini!? Un altro lembo di storia che ha terminato la sua funzione lasciando spazio al nuovo.

Per fortuna, i cattolichini possono ancora ammirare il vecchio chiosco, che, se pure spostato in altro luogo, è stato conservato quasi nella sua versione originaria, anche se perdendo l’antico splendore.

Passando per via Curiel, infatti, fa tristezza guardare quello storico chiosco abbandonato alla sua triste solitudine: è come osservare un corpo ormai privo di vita, anche se l’Amministrazione comunale di Cattolica lo usa come ufficio informazioni. Pensare alle migliaia di persone che vi si sono sedute per tanti anni attorno, consumando ettolitri di birra, trasmette al cuore dei cattolichini un senso di profonda nostalgia.

Per questo, ho pensato di “riportarlo in vita”, raccontandone in breve la storia.

Costruito attorno al 1924, in stile liberty a forma di pentagono, il chiosco fu originariamente destinato alla vendita di frutta e verdura. Infatti, nei capitelli che dividevano le finestre (visibili nella costruzione originale), erano raffigurati in rilievo motivi di frutta. Successivamente fu adibito a barbieria, gestita dal signore Guglielmo Bertani, consorte della signora Nerina Lazzari. Nel 1950 il chiosco fu rilevato da un signore di Rimini, il quale ne cambiò radicalmente l’uso, trasformandolo in un bar.

L’anno dopo, nel 1951, subentrarono nella gestione i fratelli Frontini: Pino, Giacomo (detto Peledo) e Costanzo, ragazzi giovani, fortemente motivati, pieni di voglia di fare e dotati di grande simpatia. Erano ragazzi di bella presenza e soprattutto qualificati, in quanto frequentavano le migliori scuole alberghiere, il che consentiva loro di possedere una buona padronanza delle lingue, in particolare il tedesco, essenziale in quell’epoca in cui i turisti tedeschi erano in numero maggiore rispetto a quelli di altre nazionalità.

Pino, il più grande, fu colui che con i suoi risparmi finanziò la spesa per l’acquisto del chiosco: grazie alla sua eleganza e professionalità, seppe scegliere insieme ai fratelli la strada giusta per dare un forte impulso all’attività dl chiosco.

Rimboccandosi le maniche, infatti, decisero di aprire una birreria, un settore nel quale in quei tempi non c’era molta concorrenza. Il successo fu tale che lo spazio divenne ben presto insufficiente per contenere tanti clienti, sicché dovettero usare gli spazi attorno al chiosco adiacenti ai giardini De Amicis, ricoprendo il tutto con tettoie, aggiungendo sedie e tavoli. In breve tempo il chiosco da “Peledo’s” divenne un luogo d’incontro, oltre che per i turisti, anche per i giovani cattolichini, sempre alla ricerca di avventure galanti.

Soprattutto di serva vi affluivano migliaia di persone, mentre nelle ore pomeridiane e durante la notte vi si davano convegno i musicisti e gli artisti che lavoravano nei vari locali di Cattolica. Tra i suoi frequentatori più assidui: Hengel Gualdì, Paolo Zavallone, Paolo Corra, Sergio Parlato, Bambi, Pierfilippi e tanti altri.

La posizione del chiosco era delle migliori, all’incrocio tra le vie Curiel, Dante e Fiume, quello dei famosi quattro bar: bar 2000, bar Dante, bar Raquette, bar Trocadero, quest’ultimo gestito mirabilmente da Giorgio Cerri detto il “Giobo”. Da non dimenticare, inoltre, la presenza del bar concerto Haiti che alla sera radunava centinaia e centinaia di turisti, mentre ogni venerdì la banda di Cattolica vi si esibiva in concerto.

I F.lli Frontini, oltre ad essere famosi per l’eccezionale qualità della birra, preparavano anche piatti particolari con wurstel, crauti, e tutte le specialità in uso in Germania: per la grande gioia dei turisti tedeschi, che, pur amando la nostra riconosciuta buona cucina, avevano il piacere di gustare anche a Cattolica i loro tipici piatti.

Nel 1955, Pino, per motivi di famiglia, lasciò la società e fu ingaggiato in qualità di cameriere presso il dancing Esedra, uno dei locali più rinomati di Cattolica. Giacomo, il fratello mezzano, assunse le redini dell’attività, riuscendo ad innalzare sempre più il buon nome del chiosco, grazie anche al fratello Costanzo e alla buona scelta del personale.

A proposito di personale, va evidenziato che fino agli anni 1975-76 la maggioranza dei camerieri e gestori di locali erano in genere ragazzi di bella presenza, spinti a questo lavoro dalla necessità di “fare la musina per l’inverno” (vecchio detto marinaro che significa “fare soldi per svernare”), poiché in questa stagione le uniche attività erano: il manovale, il muratore, il ferraiolo. Per cui cercavano il lavoro o in montagna, oppure all’estero, dove i camerieri cattolichini erano molto richiesti per la loro affabilità e professionalità.

Si ricordano come assidui frequentatori del chiosco: Dario Gessaroli, Elio Paolucci, Mario Salvi, Elvino Cecchini, e il caro amico fotografo Luigi Marino. Un ricordo particolare è per Franco Cavalli, l’eroe del Bar 2000, con il quale Giacomo trascorse numerose nottate di gioia in compagnia di affascinanti straniere.

Il clima che si respirava nel chiosco era di sana allegria: la fresca esuberanza dei giovani, le lunghe chiacchierate con al centro sempre le belle donne, gli scherzi, i dispetti tra amici erano gli ingredienti giusti per trascorrere delle belle serate all’aperto.

Una sera ho assistito alla totale sbornia di un cane bulldog, al quale dei clienti tedeschi avevano versato della gran birra per fargliela bere: quando il cane cercò la strada per tornare dal suo padrone si sdraiò per terra ubriaco, a “bocca di leone”.

Voglio ricordare un altro episodio, sempre in tema di cani. La corrente elettrica per l’illuminazione era allacciata al chiosco tramite un filo volante, partendo dal contatore attraverso un palo di ferro. A quei tempi, infatti, tutto era concesso (i lavur iera fat alla bona) e i controlli erano piuttosto blandi.

Ebbene, c’era un cane che aveva scambiato il palo per un Vespasiano, orinando tutti i santi giorni ed emanando così cattivi odori: “una gran puza“. Giacomo Frontini, stanco di questa storia che ogni giorno si ripeteva, pensò di lasciare il cavo della corrente senza involucro protettivo. Quando il cane giunse per fare la solita pipì, il contatto del liquido col filo scoperto funzionò come la sedia elettrica: il povero cane ricevette una tale scarica che fu scagliato qualche metro distante emanando fortissimi lamenti; dopodiché, iniziò a correre come un fulmine scomparendo. Il giorno successivo, passando ancora davanti al chiosco, si tenne a debita distanza dal cavo scoperto e da allora cambiò zona.

Con il trascorrere degli anni, il bar birreria da “Peledo’s” è diventato una vera istituzione a Cattolica. Lo dimostrano i fatti: ancora oggi è nel pieno della sua attività, proprio grazie all’impronta che i fratelli Frontini hanno saputo dare con la loro gestione.

Chiudo questi miei brevi ricordi, ringraziando l’amico Peledo per la sua preziosa collaborazione, e soddisfando la curiosità di tanti cattolichini che si sono sempre chiesti: perchè us-cema chiosco da Peledo’s?

Presto detto: quando Giacomo Frontini giocava a pallone nella squadra del Cattolica, poiché era senza un pelo nelle cosce, fu appunto battezzato Peledo (“Pled”, senza pel).

di Roberto Bozza

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Ricordi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...