Thank You Mr. Charles

Charles Darwin

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

Sono d’accordo con chi sostiene che il vero genitore non è necessariamente quello biologico, ma chi assume dentro di sé e verso la società il compito di crescere un bambino, accudirlo e tutelarlo. E i figli sentono e comprendono tutto ciò ben oltre la consanguineità. Vorrei trasferire questa considerazione in ambito di generazione della conoscenza. Diciamo che sto parlando del genitore epistemico. Colui che ti inizia alla verità più radicale cui un individuo possa aspirare, in grado di svelare qualcosa di attendibile non solo riguardo le fondamenta del tuo essere, ma sulla esistenza stessa di quella vicenda strabiliante e insieme tragica che da noi, in questo pianeta disperso nel cosmo, chiamiamo Vita. Non ho dubbi nel riconoscere uno dei miei padri epistemici in Charles Darwin, di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita e il 150esimo della pubblicazione de “L’origine delle specie”. Grazie a ciò che ha scoperto sulla evoluzione e dagli studi che ne sono seguiti, oggi sono in grado di sapere da dove viene questo mio corpo mortale e come ha potuto arrivare fin qui. Posso leggere il mio pedigree attraverso milioni di anni, specchiarmi nelle mutazioni casuali dovute ad errori di ricopiatura durante la replicazione del DNA nelle cellule nei miei antenati, considerarne gli effetti selettivamente promossi o cassati dal tribunale naturale dei fenomeni ambientali, rammaricarmi per tutte le volte che una nuova specie ha imboccato un vicolo cieco fino ad essere inghiottita dall’incolpevole indifferenza delle congiunture sfavorevoli, scoprire nel mio corpo lasciti evolutivi come ernia e singhiozzo dovuti a pesci e girini che mi hanno preceduto filogeneticamente. Ancora, posso gioire, ravvisandone un motivo sufficientemente fondato, per essere un giorno entrato anch’io a far parte della vicenda di questo marasma capace di auto-organizzazione nominato Biosfera. Già avverto l’obiezione: “ecco uno di quei materialisti riduzionisti che si accontentano della trivialità della conoscenza scientifica, capace forse di informarci sul come siamo stati originati biologicamente dall’inizio dei tempi, ma assolutamente impotente a parlarci del Dio creatore che ci ha voluto e pensato da prima che i tempi fossero”. A parlare così, spesso, sono coloro che hanno sete di conoscenze più elevate, cosiddette spirituali, e si affidano a un genitore gnoseologico capace di affossare quello epistemico mentre dispensa, a lor dire, le uniche verità adeguate alla misura dell’anima umana, non importa se indimostrabili o immaginarie: quelle relative alla presenza del divino e alla sua azione creatrice. Dotati di affabulazione suadente, costoro però mostrano sovente almeno due falle vistose nel loro metodo di produzione del discorso (che peraltro amano definire Rivelazione onde tutelarlo dalla contaminazione con la cagionevole ragione umana).La prima falla è quella della mancata padronanza delle conoscenze di quanto Darwin ci ha lasciato in eredità. Non sto parlando di approfondimenti specialistici ma di alcuni principi esplicativi che richiedono giusto una conoscenza base delle discipline scientifiche. Chiedete in giro a dei fervidi creazionisti quali siano i capisaldi della teoria dell’evoluzione e toccherete con mano l’ignoranza al riguardo. E proprio dall’ignoranza derivano diverse argomentazioni infondate contro Darwin. Come, ad esempio, sostenere che la teoria dell’evoluzione è, appunto, solamente una teoria e quindi le sue verità sono tutte da dimostrare. Il problema nasce dal doppio significato del termine, come spiega C. Smith ne “I Falsi miti dell’evoluzione”: “Nella lingua comune, una teoria è una congettura o una supposizione che ha la stessa valenza di qualsiasi altra opinione. Nel linguaggio scientifico, invece, una teoria è la spiegazione logica, comprovata e supportata da prove di una serie di fatti e quindi tutt’altro che una supposizione. Il punto di forza della teoria dell’evoluzione sono le prove che la confermano e le vengono da una lunga serie di discipline scientifiche (biologia, botanica, ecologia, genetica, geologia, paleontologia, archeologia, embriologia e zoologia)”. Sempre da una valutazione molto naif deriva un altro luogo comune dei detrattori di Darwin: la necessaria presenza di un progettista dietro alla complessità di organi altamente sofisticati quali, ad es, l’occhio umano. Qui ciò che difetta è la considerazione di una scala temporale sufficientemente estesa da comprendere i successivi innesti e adattamenti di modifiche progredite lentamente per tentativi ed errori.La seconda falla si manifesta laddove, pur in presenza della padronanza dei concetti della teoria dell’evoluzione, questi non si riescono o non si vogliono porre in relazione con le credenze a priori riguardo la natura provvidenziale del disegno divino sulla vita. Si ritiene cioè di poter tenere distinti i piani di scienza e fede in nome del diverso dominio di indagine: dell’Autore si occuperebbe la religione, del suo modus operandi la scienza. Ma davvero le due questioni sono disgiunte e reciprocamente impermeabili? Possibile che conoscere il modus operandi non mi dica nulla riguardo al Soggetto che ne fa uso? Se venissi a scoprire che i miei genitori prima di me hanno generato e soppresso mediante esperimenti omicidi diversi figli perché non confacenti ai loro canoni, sarei ancora capace di gratitudine nei loro confronti per avermi accettato, li ringrazierei per il loro amore infinito o non comincerei piuttosto a nutrire dubbi sulla loro malvagità nonchè timori che possa anch’io diventarne vittima quando meno me lo aspetto? Questo mi dice Darwin: che la storia della evoluzione è cruenta, si è sviluppata dal basso come un cespuglio spontaneo senza una direzione prestabilita e che l’eventuale ordine e armonia della vita è tale solo per coloro che ne considerano una parte estremamente circoscritta e funzionale a supportarne l’idea. Non si tratta, allora, per l’uomo di fede di fronte a Darwin, di domandarsi se crede ancora in Dio, ma di quale Dio sta parlando quando dice di credere. E questo è un salto di consapevolezza non da poco nella umana ricerca della verità. Ecco perché vale comunque la pena di ringraziare Mr Charles.

di Amedeo Olivieri

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