Uno sguardo su Cattolica

cubia n° 1

Tratto da Cubia n° 1 – Aprile 2000

La scelta della testata ci ha impegnato parecchio. Abbiamo pensato a nomi scontati e innovativi, significativi e insensati, ma nessuno ci convinceva appieno. Alla fine, l’idea giusta è venuta a Paolone Pritelli: “Chiamiamolo Cubia“.

Ed ecco allora “Cubia“, un termine marinaro, che indica, lo diciamo per i pochi che non lo sanno, il foro a forma di occhio situato presso la prua della nave, attraverso il quale passa la catena dell’ancora.

Dunque, un occhio di prua, con il quale vogliamo osservare ciò che ci circonda, durante questa navigazione che intraprendiamo all’interno di Cattolica.

Un occhio attento, con lo sguardo partecipe di alcune persone a cui è piaciuta l’idea di dare vita a questa pubblicazione, senza alcun intento economico, solo perché interessate alla realtà del paese in cui vivono.

Anacronistico limitarsi a parlare di Cattolica, quando la tendenza è ad allargare sempre più i confini del messaggio e della comunicazione? Quando, comodamente seduti dinanzi ad uno schermo, si può dialogare, o avere l’impressione di farlo, con chi sta dall’altra parte del mondo?

Noi pensiamo di no. Perché navigare criticamente nel mondo è importante, ma altrettanto importante è conoscere ciò che ci è più vicino, per parlarne, discutere, confrontarci con chi vive a due passi da noi.

Un giornale locale deve servire proprio a correggere problemi di presbiopia, per cui si vede lontano ma non si riesce a mettere a fuoco quel che avviene sotto il portone di casa.

Per questo, crediamo che Cubia possa avere un suo spazio, pur in un panorama di editoria locale già abbastanza ricco, senza alcuna presunzione, saremmo oltretutto autolesionisti, di concorrenza.

Con l’intento di comunicare qualcosa, ma soprattutto con la speranza di comunicare con qualcuno.

E’ una scommessa difficile, ne siamo consapevoli: se riusciremo a vincerla, non dipenderà solo da noi.

Prima di chiudere, o meglio di cominciare, ci sembra importante citare e ringraziare due persone: don Serafino, parroco di S. Benedetto, che, con disponibilità ed apertura mentale, ci ha dato una mano nell’avvio di questa esigenza, a cui la parrocchia è estranea; il dott. Giovanni Cioria, direttore de “la Piazza”, che ha accettato di “rischiare” con noi, concedendoci gratuitamente la sua firma di direttore responsabile e la sua collaborazione tecnica.

Il nostro viaggio inizia.

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