Quelle pagine colorate

Tratto da Cubia n° 9 – Febbraio 2001

Vi sarete certamente accorti che all’interno del giornale ci sono delle pagine colorate: non dipende dal fatto che la tipografia abbia esaurito la carta bianca. E’ una novità che parte da questo numero, uno spazio, per ora un foglio di quattro facciate, curato da un gruppo di giovani, di età dai 15 ai 25 anni, che hanno accolto il nostro invito ad impegnare una piccola parte del proprio tempo libero in questa iniziativa “editoriale”.

Abbiamo riservato il posto centrale a questo foglio, per dimostrare quanta importanza rivesta nell’economia del giornale, ed anche per evidenziare, e qui concorre il colore diverso, l’autonomia che i ragazzi hanno, ed avranno, nel gestire le loro pagine.

Perché questo foglio?

Abbiamo ritenuto utile offrire una opportunità, a chi ha voluto e a chi vorrà coglierla, di esprimere in questo spazio pubblico, collettivo, le proprie idee, i propri sentimenti, le proprie critiche, le proprie proposte, per confrontarsi, ascoltare, dialogare.

Dei giovani si parla, si discute, sulle loro problematiche ci si incontra, ci si scontra anche, ma lo facciamo soprattutto noi adulti. Loro, i diretti interessati, per lo più restano fuori da questo dibattito, o al massimo, quando decidono di farvi capolino, lo fanno timidamente e passivamente.

Dare loro la possibilità di essere protagonisti di un qualcosa, sia pure piccolo e senza grandi pretese, ci è sembrato più interessante e produttivo di tante conferenze o tavole rotonde sui disagi giovanili, ecc.

Riusciremo, riusciranno nell’intento?

Ovviamente, ce lo auguriamo fortemente.

Io, personalmente, non sono tra quelli –  e sono tanti –  che considerano i giovani di oggi incapaci di qualsiasi forma di impegno o di iniziativa; d’altro canto, non mi sento neanche di unirmi a quanti, a mio parere con buona dose di ipocrisia, affermando di “credere” comunque nei giovani in generale.

Io ritengo che, come per gli adulti, anche per i giovani, il cui compito è oggettivamente più arduo, si debba distinguere tra chi ha voglia di spendersi in qualcosa che non rientri strettamente ne proprio ambito privato, di crescere criticamente allargando il proprio orizzonte visivo e operativo, e chi, invece, ritiene esaurito il suo cammino di vita nel triangolo studio-sport-divertimento, o lavoro-palestra-divertimento.

E’ nei primi che riponiamo più fiducia, ed è a loro che ovviamente ci rivolgiamo.

Sapendo, peraltro, che con i giovani, anche i più volenterosi, non si può mai essere certi di nulla, perché magari cominciano con entusiasmo, ma poi, per motivi diversi, si perdono per strada.

A noi piace scommettere, tutta l’idea di Cubia in fondo è una scommessa, per cui cominciamo con fiducia, nella convinzione che qualcosa di buono verrà fuori.

Perché, infine, “scacco alla Regina”. 

Un po’ per gioco, un po’ per provocazione, alla fine di una estenuante ricerca, gli stessi ragazzi hanno deciso di dare questo sottotitolo alle loro pagine: per pressare la Regina, cioè Cattolica, con i suoi amministratori, gli adulti che vi abitano, per tenerla sotto scacco, per stimolarne una mossa di reazione, delle risposte.

Sperando che la Regina accetti la sfida e non preferisca – ci perdonino i giocatori di scacchi – farsi dare “scacco matto” e restare così immobilizzata.

di Paolo Saracino

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