Affitti a Cattolica: è solo questione di soldi!

Tratto da Cubia n° 9 – Febbraio 2001

Quello degli affitti annuali può sembrare un argomento marginale, in un contesto turistico come il nostro, dove si vive soprattutto sulle locazioni stagionali, molto redditizie e meno “impegnative” per i proprietari. C’è, però, circa un 20% di popolazione, stando ai dati che ci ha fornito il SUNIA, sindacato degli inquilini, a cui il problema sta a cuore, molto a cuore.

E lo dicono le stesse agenzie immobiliari, continuamente interpellate con la solita domanda “Avete qualche appartamento da affittare per tutto l’anno?”, magari da giovani coppie, non ancora pronte per l’oneroso passo dell’acquisto, o da famiglie il cui reddito non consente di impegnarsi in mutui, più o meno usurari, e soprattutto dagli stranieri che sempre più numerosi vengono in queste “opulente” terre in cerca di un presente migliore.

In realtà, pur se è difficile fare una stima precisa, di case da affittare annualmente ce ne sarebbero tantissime, anche perché va sempre più intensificandosi il cosiddetto “fermo estivo”, per cui non è più così facile, come una volta, affittare ai villeggianti per un mese intero. La vacanza tipo “mordi e fuggi” fa sì che i turisti si fermino per non più di 10-15 giorni e quasi esclusivamente nei mesi di Luglio e Agosto, rendendo così difficoltoso affittare nei mesi di Giugno e ancor più di Settembre.

Dunque, la possibilità di trovare un appartamento per tutto l’anno ci sarebbe, ma…

Ma i proprietari, come ci ha detto Patrizia Antonelli, dell’omonima Agenzia, non si fidano, perché temono che, una volta “entrato” l’inquilino, sia poi difficile rientrare il possesso dell’immobile in tempi brevi. E perciò, nonostante le difficoltà accennate prima, puntano comunque sulla stagione estiva.

Sarà un timore reale? Per Jacqueline Cartagena, segretaria provinciale del Sunia, no: dopo 4 anni la legge consente di “mandare via” l’inquilino. La verità, a suo parere, è un’altra: si vuole affittare anche per tutto l’anno, ma a prezzi esorbitanti, non alla portata di molte tasche, e soprattutto evadendo il fisco.

Un dato deve far riflettere: gli sfratti per morosità sono saliti negli ultimi anni dal 5% al 50% del totale, segno che la gente che ha bisogno si impegna anche per cifre fuori dalle sue possibilità, ma con l’andar del tempo non riesce più a pagare.

I costi, dunque. Secondo i dati fornitici dall’Antonelli, si va dalle 650.000 al mese, per un bilocale arredato, al milione e mezzo per una villetta con doppi servizi, giardino e doppio garage.

Prezzi già di per sé esagerati, visto che una famiglia media non riesce a cavarsela con meno di un milione al mese, ma con in più l’aggravante di prevedere spesso una parte “in nero”, cioè non registrata in contratto, ed in alcuni casi, denuncia il Sunia, si arriva addirittura al 100% di extra.

Evasione fiscale come obiettivo e come regola?

Anche se generalizzare non è mai corretto, mi sembra che ci sia un vero e proprio problema di cultura, per cui si pretende – giustamente – molto dallo Stato, ma poi, quando si tratta di pagare le tasse…

Gli stratagemmi per evadere, infatti, non si limitano all’extra. Un sistema adottato da molti è quello del “comodato d’uso”, con cui si concede un appartamento ad altre persone in uso gratuito.

Niente da dire quando il comodato avviene tra famigliari o parenti, è nell’ordine delle cose; ma, quando lo si fa tra estranei, “puzza” troppo di evasione totale. 

E il fenomeno è diffuso: si pensi, avverte la Cartagena, a quanti, per esempio pensionati che ricevono l’integrazione al minimo, oppure altri soggetti che godono di forme di protezione sociale o di agevolazioni fiscali, perderebbero tali benefici se dichiarassero il reale reddito proveniente dall’affitto!

Per non parlare dell’aspetto forse più odioso di tutta la vicenda, rappresentato dal vero e proprio abusivismo, perpetrato in particolare ai danni degli extracomunitari, speculando sulla loro evidente debolezza.

Appartamenti, o meglio unità immobiliari per lo più senza alcuna abitabilità, per esempio garage attrezzati, con evidenti problemi di umidità e carenze igieniche, che vengono dati in affitto, ovviamente in nero assoluto, anche a gruppi numerosi di stranieri, non in regola con i permessi di soggiorno.

In queste situazioni, denuncia la responsabile del Sunia, si avverte la mancanza di un controllo incrociato da parte delle autorità competenti. Infatti, a volte l’AUSL viene chiamata a verificare il grado di igienicità di queste abitazioni: se ne accerta la carenza, trasmette una denuncia all’Ufficio Tecnico Comunale, che provvede ad emettere un’ordinanza di sgombero.

E fin qui tutto bene, ma manca un passaggio successivo, e cioè la diffusione della notizia anche ad altri uffici interessati, per esempio l’Anagrafe. Per cui può succedere, e succede, che il proprietario, alcuni mesi dopo l’ordinanza di sgombero, riaffitti la stessa unità immobiliare ad altre persone, e questo senza che nessuno sia in grado di accertare la nuova violazione.

Che dire in conclusione?

E’ giusto che quel 20% di popolazione con reddito medio-basso, che non può permettersi di comprare una casa, perché non ce la fa, che non può sostenere a lungo degli affitti così salati, sia lasciato da solo a combattere per la legittima esigenza di avere un’abitazione decente, decorosa, a costi accessibili e alla luce del sole?

Il Comune, che pure eroga dei contributi per gli affitti in base al reddito, e che ha predisposto delle graduatorie per case a prezzi equi, che non si sa quando e per quanti sarà attivata, che cosa ha da dire al riguardo?

Lo sentiremo prossimamente.

di Paolo Saracino

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