Archivi del mese: febbraio 2010

Un po’ di felicità

Tratto da Cubia n° 28 – Gennaio 2003

Nel risveglio del mattino
vorrei che il mio cuore
si placasse di quella tristezza
che mi accompagna
quasi dalla prima infanzia.
Vorrei che la mia vita
si inebriasse di luce e di sole
durante la giornata.
Sentire dentro di me
la melodia di una gioia pura.
Tutto questo sarebbe di conforto
per la mia povera anima.
Far sì che il tormento esca
dal mio corpo,
per ridonarmi quella felicità
che credevo di avere
perduto per sempre.

di Mario Furiassi

Lascia un commento

Archiviato in Pensieri e Parole

E’ nata Cubia

 

Tratto da Cubia n° 28 – Gennaio 2003

Siamo cresciuti, durante questa piccola e ancor breve avventura che è Cubia, intrapresa circa tre anni fa, siamo diventati più grandi. Noi, quelli della redazione, siamo prima di tutto un gruppo di amici che hanno fatto, dei momenti di incontro per costruire ogni numero del giornale, occasioni per stare insieme, per confrontarsi sulle questioni che riguardano la città, per discutere e trascorrere un po’ di tempo con qualcuno che condivide uno stesso interesse, che crediamo nobile: il giornale. Il quale attualmente arriva nelle case di molti cattolichini come supplemento della Piazza della Provincia, a cui dobbiamo un grande ringraziamento, e lo rivolgiamo innanzitutto al suo direttore, Giovanni Cioria, e poi all’amico Enzo Cecchini. Senza la loro disponibilità, forse non avremmo neppure potuto iniziare questa nostra esperienza.
Il 2003 porta con sé una novità: la nascita dell’Associazione Culturale Cubia, fondata dai membri della redazione, che crediamo ormai conosciate bene, e da altri amici che ci sono stati vicini finora, collaborando con noi, e che hanno voluto condividere l’idea di questo ulteriore passo.
Il primo scopo dell’Associazione Cubia è quello di diventare l’editore del giornale, liberando così La Piazza dagli oneri amministrativi che questo comporta. Ma il ruolo di questa associazione vorrebbe andare anche oltre il giornale, per diventare una componente attiva nella vita socio-culturale della città, attraverso momenti di incontro, come, per esempio, la Festa di Cubia, l’organizzazione di conferenze e dibattiti o iniziative collaterali, vedi la creazione del sito internet http://www.cattolica-sangiovanni.it nato per promuovere il dibattito sula possibile unione tra i comuni di Cattolica e San Giovanni in Marignano, e tutto ciò che i soci fondatori e gli altri soci che speriamo vorranno entrare a far parte di questa Associazione proporranno di fare.
Sì, perché a Cubia, che è un’associazione apartitica senza scopo di lucro, possono partecipare tutti i cittadini che lo vogliano. Per diventare soci è sufficiente fare domanda, contattandoci direttamente, oppure attraverso il sito internet.
Abbiamo cercato di aprire una nuova finestra su Cattolica: fate in modo che non rimaniamo soltanto noi affacciati ad aspettare qualcuno che non arriva…

di Alessandro Fiocca

Lascia un commento

Archiviato in Attualità

I nostri fiumi sono sotto controllo

 

 

Tratto da Cubia n° 29 – Febbraio 2003

Abbiamo chiesto al dott. Mario Sala, dirigente comunale del settore ambiente, di informarci sui rischi idrologici che può correre la nostra città.

Qual’è la situazione a Cattolica per la Protezione Civile?

Formalmente io sono il referente, ma ancora non c’è l’atto di nomina ufficiale. Ho seguito il corso organizzato della provincia di Rimini per il coordinatore delle emergenze, dove erano presenti i referenti di tutti i comuni della provincia.

Esiste a Cattolica un piano comunale di protezione civile, che è stato adottato qualche anno fa e che dovremmo iniziare a rendere attivo. Abbiamo individuato le emergenze: da noi il maggiore rischio è quello idrogeologico, seguito dal terremoto, di cui l’ultimo, dell’8° grado della scala Mercalli, è accaduto nel 1916, con danni gravissimi; ci sono poi rischi di tono inferiore, come incendi boschivi, od altro.

I torrenti Tavollo e Ventena, in caso di pioggie prolungate, preoccupano i cittadini, memori della alluvione del 1976: cosa si è fatto per metterli in sicurezza?

Il territorio di Cattolica, in una estensione di circa 3 km in una pianura alluvionale, vede scorrere tre fiumi, oltre il Vivare sotterrato. I fiumi sono stati imbrigliati, messi all’interno di alvei, regimati; abbiamo interventi che sono stati fatti secondo criteri, con cementificazione dei tratti terminali del Tavollo e del Ventena, che oggi non si fanno più, salvo per particolari motivi; a monte sono stati fatti interventi di regimazione, come approfondimento dell’alveo, rafforzamento di sponde, mantenendo un alveo naturaliforme, fortemente incassato.

Abbiamo fatto recentemente un’assemblea sulle problematiche del Tavollo, a cui sono intervenuti i rappresentanti degli organi preposti, e cioè il Segretario generale dell’Autorità di bacino, e il tecnico del Servizio tecnico, i quali hanno dimostrato di avere una profonda conoscenza dello stato in cui versano i nostri fiumi.

Qui si sono illustrati i problemi e i rischi che queste aste fluviali hanno dal punto di vista della sicurezza. Esiste un problema di ingombro dell’alveo, di necessità di intervenire su alcuni depositi limosi, presenti soprattutto a valle del ponte di via Garibaldi.

L’autorità di bacino ha stanziato 150.000 Euro per potere fare un primo intervento a monte del ponte suddetto del Tavollo e nella parte non banchinata del Ventena: rimozione della vegetazione invadente, per la stragrande maggioranza costituita da canne, che non creano problemi al deflusso delle acque, ma solo estetici.

E’ importante che non vengano fatti indiscriminatamente cementificazioni lungo i fiumi, ma devono essere fatte in conformità a quelli che sono gli argini naturali. I fiumi non devono essere visti solo come pericolo imminente, probabile per la città; essi sono una grande risorsa naturale, un elemento unico che mette in connessione le parti nostre urbanizzate con quelle più naturali dell’entroterra; vengono denominati in alcuni casi corridoi biotici.

Da ricordare che c’è una delibera regionale che impone ai servizi tecnici di bacino di intervenire solo al di fuori del periodo di nidificazione dell’avifauna; quindi da fine Dicembre a Giugno.

In particolare, sul Tavollo, d’estate si possono osservare le gallinelle d’acqua, degli aironi, il martin pescatore, delle anatre: tutti animali da salvaguardare. Il progetto d’intervento viene messo da parte e lo metteranno in atto ad Ottobre.

Ma pensa che Cattolica possa correre pericoli dal punto di vista delle alluvioni?

Cattolica ultimamente non ha avuto problemi, come invece tanti altri centri del riminese. Sul Tavollo, specie a monte della ferrovia, le case si trovano ad una quota molto superiore rispetto al livello dell’alveo.

C’è stata molta apprensione quest’anno da parte delle persone che nel 1976 hanno subito danni dall’alluvione, ma le cose sono radicalmente cambiate: successivamente a quel tragico evento, gli argini sono stati rialzati, è stato fatto il banchinamento, è stato favorito il deflusso, è stato approfondito l’alveo, sono state consolidate le sponde, è stata eliminata tutta la vegetazione; dove sono presenti degli alberi, sui margini, se non sono piante secche o pericolanti, non vengono rimossi, perché contribuiscono a mantenere fermo il terreno.

Sarà importante a Giugno la pubblicazione della carta dei rischi per il fiume Tavollo, redatta dall’autorità di bacino, un rilievo fatto ad hoc, con tutte le sezioni necessarie, che ci dirà dove esistono, se esistono, dei problemi.

Lascia un commento

Archiviato in Ambiente

Anche i sindacati giocano con i dipendenti?

Tratto da Cubia n° 29 – Febbraio 2003

Sabato 8 Febbraio il Valconca Social Forum ha organizzato una manifestazione contro il Comune, per la malagestione dell’ospedale. Cento persone, che con il fiato corto hanno urlato contro l’amministrazione.

Erano soli, nessun appoggio politico alle spalle, solo la presenza di Rifondazione Comunista e del Repubblicano Leo Galli.

Una manifestazione arrivata tardi, spiegano alcuni dipendenti, perché i sindacati hanno impedito fino ad oggi ogni tipo di manifestazione o sciopero, perché “non avrebbe giovato alle trattative”. Così sono molti i dipendenti che non si fidano nemmeno dei Sindacati, e le accuse peggiori li incolpano di non dire sempre la verità, anzi di nascondere talvolta alcuni fatti importanti.

Ecco perché 33 dipendenti hanno deciso di fare ricorso contro questa ingiustizia chiamata esubero (licenziamenti). Con questo ricorso, la Fondazione Regina Maris potrebbe essere chiamata a rispondere direttamente.

di Mattia Traversa

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Hotel San Marco

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (G.G. Marquez)

I primi anni cinquanta abbiamo comprato l’Hotel San Marco. Era una bella villa che apparteneva al prof. Comelli. Era tutta in mattoni come se ne vede ancora qualcuna sul lungomare. Prima l’abbiamo affittato ai Monetti e poi l’abbiamo gestito noi.
L’alberg l’era mes ben, sa i su saluten; li camara piò grandie li aveva i su servizie e la docia. Al sarà stè al ’52 o al ’53. L’amniva genta impurtenta e da quatren. I’arveva anche in aereo da Roma (L’albergo era ben conservato, con i suoi salottini; le camere più grandi erano con i servizi e la doccia. Erano gli anni ’52 o ’53. Veniva gente importante e danarosa. Arrivavano anche in aereo da Roma).
Per al magnè iera al su menù: avimie al pes tot i dè. Si vleva cambiè an femie nisuna fadiga perché amnimie dal risturent e sa l’esperienza ch’avimie ui vleva poc a priparè piò menù (Per il mangiare c’era un menù; ogni giorno preparavamo il pesce. Per chi voleva cambiare non c’era nessun problema perché venendo dall’esperienza del ristorante ci voleva poco per preparare un menù).
Avimie un dutor cun gn’andeva mai ben gnint da magnè e um tucheva fè la spesa propria par lò. Ai giva ma la cameriera: “dì che questo l’ha fatto apposta la signora Lidia per lei” (Ospitavamo un dottore al quale non andava mai bene niente e dovevo fare la spesa proprio per lui. Dicevo alla cameriera: “dì…”).
Una volta l’è mnù una copia ad rumen sa do fiolie. Leia, una bela dona! A la sera la n’andeva mai a leta e la s’alzeva a mizdè e i se an pudimie mai fè la camera. A la sera i magneva sempre i macarena sal ragù. I steva un mes. Una sera l’ha vlù i spaghet sal baselghe. Me a tneva sora la fnestra un ves sal baselghe per quand al bsugneva. La ven olta la cameriera: “La signora ha detto che il basilico negli spaghetti non c’è”. “Dì ma la sgnora che il basilico l’ho messo e sun gni va ben, portie tot la pienta e anche la fnestra!”. E ma Giulio ai ho det: “Scriv tal libre nir che ma quist an i voi piò!” (Una volta è arrivata una coppia di romani con due figlie. Lei era una bella signora. Alla sera non andava mai a letto e si alzava a mezzogiorno e non poteva mai riordinare la camera. Alla sera mangiavano sempre maccheroni con il ragù. Stavano un mese. Una sera ha voluto gli spaghetti con il basilico. Io tenevo un vaso di basilico sopra una finestra per quando bisognava. Viene la cameriera: “La signora…”. Dì alla signora che il basilico l’ho messo e se non le va bene portale tutta la pianta e anche la finestra! E a Giulio ho detto: “Scrivilo sul libro nero che a questi non li voglio più”).
L’anno dopo sono andati al Fulgida ma… venivano a mangiare da me.
In quegli anni passava il Giro d’Italia e a volte faceva tappa a Cattolica. E abbiamo ospitato il grande Fausto Coppi. In quegli anni la sua notorietà era al massimo e aveva fatto scalpore la sua relazione extraconiugale con la cosiddetta “Dama Bianca”, che in una tappa l’aveva seguito ed era ospite anch’essa nel nostro Hotel.
Quand il ha savu’ in gir, un sac ad genta l’amniva per vedla. Me a sera tla sela quand a veg intrè tota stravolta la (…). La va so per li schelie urland: “Dì, putena, fat un po’ veda” (Quando la gente ne è venuta a conoscenza, in molti sono venuti per vederla. Io ero nella sala quando vedo entrare tutta stravolta la (…). Sale le scale urlando: “Dì, puttana, fatti un po’ vedere”).
“Mo dì’, tzè mata?” (Ma sei matta?).
“Ma cal sgrazied, guerda cum tlè ardot. An stà gnenca in pid. A la bot giò pli schelie ma la dama bianca” (A quel poveretto, guarda come l’ha ridotto. Non sta neanche in piedi. La butto giù per le scale alla “dama bianca”).
A fatica l’abbiamo calmata.
Ogni volta ch’iera al gir d’Italia l’arveva al camion dla television e tota sta genta l’intreva tl’alberg e anche tla cusena chi vleva magnè. Amarcord che un dè l’è entre tla cusena Gimondi e al dmanda cus c’hiera da magnè. “Signora, faccia un po’ di dolci”. E sé, al magneva di gran dolc (Ogni volta che c’era il Giro d’Italia arrivava il camion della televisione e tutta la gente entrava nell’albergo e anche in cucina per mangiare. Una volta è entrato in cucina Gimondi che chiese cosa ci fosse da mangiare. “Signora…” E sì, mangiava dei gran dolci).
Us lavureva sempre sacrificand anche la fameia (Si lavorava sempre sacrificando anche la famiglia).
Quand u s’ha i’ esercizie i fiol us fa fadiga a badei e iè un po’ a strasnun (Quando si ha un lavoro si fa fatica a badare i bambini, che sono un po’ trascurati).
Avimie la Margherita znena e un dè ho det ma la cameriera ad purtela un po’ a spas. L’ha la porta sal lungomare tal pasigin. Quand l’è artorna l’aveva la facia tota rosa e scripuleda pal sol. Pora fiola!!! (La Margherita era piccola e ho detto alla cameriera di portarla un po’ a spasso. L’ha portata sul lungomare con il passeggino. Quando è tornata aveva la faccia tutta rossa e screpolata per il sole. Povera figlia!).
Dopo un po’ di anni Giulio u s’era stof e a l’avin afitè e nun a stemie t’un apartament tl’Atlantic andò c astemie anche quand a gestimie al S.Marco (Giulio si era stancato e l’aveva affittato e noi abitavamo in un appartamento nell’Atlantic dove stavamo anche quando gestivamo il San Marco).
A la fin u iè mnù l’idea ad vendle. Me ai giva: “se tal vend a t’amaz!” (Poi gli è venuta l’idea di venderlo. Io gli dicevo: “se lo venti ti ammazzo!”)

Un giorno erano arrivati dei signori interessati all’acquisto. Io stavo dietro a una tenda e ma Giulio ai giva: “Tent a t’amaz, tent a t’amaz!” (dicevo a Giulio: “tanto ti ammazzo, tanto ti ammazzo!”).

Alla fine questi se ne vanno e vado da Giulio.

“Alora, tl’è vandù o na?” (Allora l’hai venduto o no?).

“Mo va là, ho avud una paura quand ho vest chi du oc drè la tenda!!!” (Ma no, ho avuto paura quando ho visto quei due occhi dietro la tenda!!!).

Poi, ripensandoci, alla Luisella ho detto: “Cus ch’avin fat?! Sul vandiva, st’eltr’an a pudimie andè dri marena a fè al bagn!!” (Cosa abbiamo fatto?! Se lo vendeva, quest’altr’anno potevamo andare a fare il bagno al mare!!).

Rievocazione in dialetto di Lidia Giunta Signorini (Lidia Dal Mor)
a cura di Giuseppe Tirincanti

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Carlo Angelini “L’Americano”

Corvette 1957 simbolo del mito americano

 

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Leggendo il sottotitolo, molti si chiederanno: è nà miseria quant- mi-s-cer c’al feva l’Americhen? (ma quanti mestieri faceva l’americano?). Le attività principali di questo simpatico personaggio, conosciuto da tanti cattolichini, erano elettricista ed operatore cinematografico, ma quella che lo ha reso “personaggio” è stata certamente la musica. Come ci dice lui stesso in una breve chiacchierata nella quale denota un gran desiderio di raccontarsi, anche se ogni tanto con qualche… inceppamento della memoria.

Appassionato da sempre di musica, aveva coltivato sin da giovane, oltre ad una spiccata musicalità, un istinto particolare per la ritmica: la sua passione era la musica americana (da cui il soprannome), com’era di voga a quei tempi. Una sera, eravamo nei primi anni ’50, si presenta all’Americano l’occasione di esibirsi in pubblico. Era una serata “moscia”, per cui si sentiva il bisogno di ravvivare l’ambiente e l’americano era la persona giusta… il successo fu tale che da quel momento finì sulla bocca di tutti, ricercato sempre dai musicisti locali per rallegrare le serate.

Pur non conoscendo una parola di inglese, Carlo Angelini riusciva, col suo spiccato talento, ad esprimersi nella lingua “non sens” (senza senso), ritmando le parole a tampo di swing: oggi si potrebbe dire quasi un genere “scatt”.

A metà degli anni 50 riesce a dare vita al suo primo locale, con idee veramente innovative per quegli anni. Prende in gestione, nella zona di Gabicce Tavollo, un locale già in parte avviato, dal nome “Pasqualen”, che si trovava affianco ad un’altra sala gestita da “Fnilen”: sicuramente questi nomi non sono sconosciuti ai giovani d’allora, erano due locali di successo, di tipo famigliare, in quanto le ragazze avevano al loro seguito le proprie madri, visto che uscire da sole era per loro veramente difficile. E i “cavalieri”, per poter invitare le “dame” a ballare, dovevano prima chiedere il permesso alle mamme… se queste acconsentivano, bene, altrimenti… niente ballo. Altri tempi! Allietava i pomeriggi e le serate l’orchestra dei fratelli Mario e Guerrino Aratari.

Carlo inizia a ristrutturare il locale di Pasqualen, cambiando gli arredi per dargli un aspetto moderno, addirittura costruisce con le sue mani le prime illuminazioni psichedeliche, con al centro della sala una palla specchiata girevole, effetti collaterali, lo strobo ecc., insomma un lavoro veramente d’artista. La nuova veste del locale, unita ai favolosi musicisti che si esibivano: Rolando Caforio alla batteria, Fabbri di Riccione al piano, PieroTresi alla tromba, Luciano Scadassa al sassofono, fa sì che arrivi subito il successo. Fu la nascita della prima discoteca in embrione: il Ball Room.

Visto il successo del Ball Room, Carlo l’Americano, affiancato dal suo fedele socio Lorenzo Zavallone (Renzo), fratello di Paolo, entrambi giovani motivati e con la voglia di affermarsi, decide di compiere il grande passo. Gli si presenta, infatti, l’occasione per acquistare un appezzamento di terreno in via Risorgimento a Gabicce: è un vero affare!! e Carlo non se lo lascia sfuggire. Cominciano subito i lavori per costruire una struttura adatta ad una discoteca. Seguendo i consigli degli addetti ai lavori, costruisce il locale in seminterrato, lasciando lo spazio a cielo aperto per poter nell’eventualità ricavarne degli appartamenti. Ma così facendo, il preventivo di spesa iniziale si gonfia di molto… la cifra occorrente diventa enorme… ma ormai è tardi per tornare indietro… e allora… Vaiii!… tutto a suon di cambiali (ma all’epoca le cambiali sono state la salvezza di tanti imprenditori), finché nel mese di Giugno del 1962 viene inaugurato il “Club La Teggia”.

Un locale nuovo nel suo genere, aperto tutto l’anno: oltre al dancing, c’era anche il ristorante con ottima cucina, il che consentiva di sopperire alla carenza dei clienti nel periodo estivo, considerato che il locale era situato nei pressi di via Romagna (strada Statale), dunque abbastanza lontano dal centro turistico. Il “Club La Teggia” si affidò a orchestre e artisti di grido. La grande orchestra di Paolo Zavallone, una delle migliori a livello internazionale, era di casa al Club, si esibiva nel periodo estivo e costruiva un forte richiamo per attirare più clienti. Era composta da musicisti di grande valore: Paolo Zavallone, una delle migliori a livello internazionale, era di casa al Club, si esibiva nel periodo estivo e costituiva un forte richiamo per attirare più clienti. Era composta da musicisti di grande valore: Paolo Zavallone organo Hammond, Cazzola batteria, Pasquale Tesoro chitarra, Baiocco sassofono, Al Corvin tromba, Fariselli trombone e contrabbasso, Maurizio Graf cantante. Molti artisti sono saliti sul palco del “Club la Teggia”, da quelli nazionali come Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Johnny Dorelli, in seguito come presentatore Mike Bongiorno, per diverse serate Gino Paoli col suo gruppo, a quelli locali: l’orchestra di Rocca, I Mimo’s, gli Aratari Mario e Gerry, Robert Mondo e Les Gillon Group, i 4 Angeli ecc.

I clienti del locale erano soprattutto imprenditori, mobilieri pesaresi, industriali, ricchi artigiani provenienti un po’ da ogni parte: clienti molto esigenti che cercavano sempre il meglio. Carlo ricorda con grande soddisfazione le notti di San Silvestro strapiene di clienti, col tutto esaurito già da molti giorni prima, grandi serate difficili da dimenticare. L’Americano si ferma qui nel suo racconto nostalgico.

Nel 1968 il “Club la Teggia” fu ceduto, il locale subì molte trasformazioni e travagli che ne segnarono piano piano la fine.

di Roberto Bozza

Lascia un commento

Archiviato in Ricordi

Teatro della Regina: La politica secondo Cagnet

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Con la sua nuova commedia “La Politica Mangia l’Italia”, andata in scena lo scorso 11 Dicembre al Teatro della Regina di Cattolica, ancora una volta “Cagnet” ha interpretato in chiave satirica i Vizi e le Virtù della politica, tema come sempre di grande attualità. Cagnet ha voluto evidenziare quelli che, a suo parere, sono alcuni tratti salienti del modo di intendere la politica: un mezzo di potere che permette di vivere nei privilegi, con guadagni certamente elevati e in una dimensione molto diversa dalla quotidianità degli Italiani normali: non più ideali, dunque, ma solo convenienza. La capacità artistica dell’autore cattolichino gli consente di dissacrare tutto con una comunicativa semplice e divertente, riuscendo a far divertire il pubblico pur toccando temi seri ed impegnativi.

“La Politica Mangia l’Italia” si può interpretare in diverse maniere, dipende dai punti di vista, resta però il fatto che Cagnet ha certamente voluto sottolineare, in chiave satirica, “il costo elevato della Politica” stigmatizzando un mondo fatto di promesse quasi mai mantenute.

Ottimo il cast degli attori, ognuno dei quali, in maniera brillante e scherzosa, ha saputo dare alla commedia una pennellata di ironica realtà, interpretando il proprio ruolo in maniera eccellente, cosa non facile per artisti dilettanti.

La commedia ha riscosso grandi consensi, confermando ancora una volta come Cagnet riesca ogni volta a stupire e divertire il pubblico, anche quando, come in questa commedia, non viene usato il dialetto. Il che rende il successo del suo ultimo lavoro artistico ancora più meritato.

Valore aggiunto della rappresentazione è stata la sua finalità: l’incasso della serata, infatti, è stato devoluto alla piccola Michelle di Gabicce, affetta da una grave patologia, per consentirle di recarsi in America per un intervento chirurgico.

Chi si fosse persa la Prima della commedia, può approfittare della replica, che si svolgerà sempre al “Teatro della Regina” il giorno 11 Febbraio, anche questa volta per beneficienza in favore della piccola Michelle.

di Roberto Bozza

Lascia un commento

Archiviato in Cinema e Teatro, Solidarietà