Saper chiedere scusa

casa cerri

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Quella di ammettere le proprie responsabilità e quindi di chiedere scusa per colpe od errori commessi, non è una pratica molto diffusa, neanche nei rapporti interpersonali. Ci costa troppo riconoscere di aver sbagliato, anche quando l’evidenza delle ragioni degli altri è tale da non consentirci margini di manovra: ne va del nostro amor proprio, del nostro “prestigio”! Siamo sempre così pronti a trovare giustificazioni al nostro operato, che quasi mai ci sfiora l’idea di considerare i nostri limiti –e quindi la possibilità di sbagliare- come una normale componente della nostra umanità.
Questa “banale” premessa per dire che, se è difficile chiedere scusa nel privato, è molto improbabile (anche se, per fortuna, qualche volta accade) assistere ad una assunzione di responsabilità nella vita pubblica, in particolare nella politica. Eppure, di ragioni per chiederci scusa, i nostri politici ne avrebbero tante, ma tante…
Un caso da manuale potrebbe essere, nel nostro piccolo, la vicenda di Casa Cerri (o casa del Cavallo) a Cattolica. I fatti sono arcinoti, hanno costituito e continuano a costituire oggetto di comunicati stampa, articoli sui giornali (anche su Cubia), dibattiti e scontri tra le forze politiche, ecc.
Cerco di riassumerli in brevissima, e sicuramente incompleta, sintesi. Durante l’amministrazione Pazzaglini, i cittadini del quartiere Macanno, costituitisi in Comitato, dopo aver lungamente e strenuamente battagliato, con richieste al Sindaco, proteste sui quotidiani e mobilitazioni varie, erano riusciti ad ottenere che l’ex Casa Cerri, probabilmente destinata all’abbandono, se non alla demolizione per far posto ad altro cemento, venisse invece restaurata e adeguata ad ospitare un Centro sociale per anziani. E per questo la precedente giunta aveva predisposto un progetto, individuando i finanziamenti (prevalentemente privati), avviato i lavori.
In campagna elettorale, il PD e quindi Tamanti inseriscono nel proprio programma la realizzazione del Centro, evidenziandone l’importanza come “punto di riferimento sociale e ricreativo per il quartiere e la città”.
Le cose, però, poi cambiano.
Quando si è passati dalla fase preelettorale delle promesse a quella postelettorale delle realizzazioni, la nuova giunta si sarebbe resa conto che, per ragioni tecniche (inadeguatezza degli spazi per la finalità prevista) ed economiche (relativamente all’impegno residuale a carico delle casse del Comune), non era opportuno portare avanti il progetto deliberato dalla precedente Amministrazione, decidendo, quindi, di bloccare il restauro e di realizzare il Centro sociale in altro luogo, nel contesto del Parco della Pace, riservandosi di individuare, assieme ai cittadini, un’altra soluzione per la vecchia Casa Cerri.
Da qui parte la nuova mobilitazione dei cittadini del Comitato. I residenti del Macanno si risentono per il dietrofront, protestano, fanno manifesti, tornano sui giornali… ci sono incontri con l’amministrazione. Tutto inutile. Non c’è niente da fare: la decisione è presa.
Una decisione che, com’è ovvio, diventa motivo di scontro anche con le forze politiche di opposizione. Una decisione sulla quale non mi sento personalmente di esprimere un netto giudizio di condanna. Un’Amministrazione Comunale ha il dovere di impegnare nel migliore dei modi le sue risorse, che a Cattolica sono davvero pochine, visti i debiti accumulati nel passato e considerate le restrizioni nell’invio dei fondi da parte dello Stato, per cui è legittimo che Tamanti e la sua giunta possano decidere di scegliere una diversa soluzione per il Centro Anziani.
Questo, però, non può oscurare il grosso torto subito dai cittadini del Macanno, che a ragione si sentono presi in giro. Anche il loro risentimento è più che legittimo, non c’è dubbio!
Ciò che, a mio modesto parere, manca in questo scenario è un’Amministrazione Comunale, un Sindaco che abbia l’umiltà ed il coraggio politico di ammettere pubblicamente di aver sbagliato, ingannando i cittadini con una promessa elettorale che sapeva di non potere o non era certo di poter mantenere, o comunque per non aver accertato prima delle elezioni (non dimentichiamoci che il PD era anche durante la legislatura Pazzaglini il gruppo di maggioranza e che Tamanti ne faceva parte) la compatibilità del progetto con le disponibilità di bilancio, e che per questo “sbaglio” chieda scusa ai cittadini, in particolare al Macanno, che avevano preso per buono (e probabilmente anche votato di conseguenza) l’impegno programmatico di portare a termine i lavori avviati.
Lo spessore di un amministratore pubblico si misura anche dall’umiltà politica di saper dire ad alta voce cinque paroline semplici semplici: “Vi chiediamo scusa, abbiamo sbagliato…”. Non so se questo basterebbe a mitigare la giusta rabbia dei cittadini del Macanno. Sicuramente, però, avrebbe un’importante valenza politica. Costituirebbe un piccolo, ma significativo segnale di quel “nuovo” nella pratica politica così tanto pubblicizzato a parole, ma che si fa molta fatica a vedere tradotto nei fatti.

di Paolo Saracino

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