Fino a 70 anni fa l’istruzione era un lusso

 

Antoine Lavoisier

 

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Qualche maschio poteva completare le classi durante la leva e conseguire la licenza elementare, ma per le femmine era già un traguardo la quarta.
Genitori e nonni parlavano solo il dialetto con accento diverso a seconda dei rioni, e i “maccaroni” non si contavano:
– “Loro si menano!” “Voi fate finta di niente, ci penso io!” “No, maestra: si menano ma noi!”.

– Ladro! Cos’hai in quella legaccia?” “Dùu scènle d’roba…” “Hai uva?! La mia uva!” “E Lei: come fate a saperlo? Siete un strologo?”.

– “Signor Biondi, avete visto Coli?” “Il suo cane è qui: non sarà tanto dalongo, Signor Sindaco…”.

– “Al momento del crimine sappiamo che vi eravate appena portato sotto le greppe (tratto Conca-Ventena): che ore erano?” “Ah, booh! ‘E sol l’era elt pressache poch d’un omm!” “Siate più precisa voi, Signora: dichiarateci cosa sapete e l’ora esatta!” “An sò propria un bel gnìnt! ‘E sol a ne vegh mai perché a stagh da la pèrta de’ varnìi (dell’ombra, dell’umidità N.d.A.)”.

Furbi, ingenui, aperti, omertosi e qualche volta purtroppo anche omicidi… Eravamo, come oggi, custodi di tutti i pregi e tutti i difetti dell’umanità. Ma al pari dell’istruzione ci mancavano arroganza, egoismo, puzza sotto il naso e un po’ di pane.

Qualche “possidente” c’è sempre stato, però. E lo si capiva la domenica a messa: sapeva di Tabacco d’Harar, sua moglie di Il mio sogno Paglieri (o di Lavanda Coldinava, a seconda della stagione!), e la suocera di canfora o natfalina, la notte di Natale. Le loro profumazioni spostavano così bene la puzza di olio per mobili dei confessionali, o quella d’incenso dei turiboli, da indurre sempre qualcuno a lasciar libera la panca e qualcun altro, rimasto ancora in piedi, a pensare “Che c.. ch’a ho!“, precipitandosi ad occuparla.

Quello che ha detto “Non si crea niente, non si distrugge niente ma si trasforma tutto“, come faceva a saperlo? Sarà mica stato “un strolgo“??

di GiBì

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