Caccia alla merdaccia

 

Tom Bentley

 

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Era ora. I dipendenti pubblici saranno sottoposti ad uno screening approfondito il cui verdetto servirà per stilare graduatorie di merito e operosità. Via i mangiapane a tradimento, niente più vagabondi cronici pagati con i soldi di tutti, al bando gli incompetenti. Semaforo verde, al contrario, per coloro che risulteranno in regola con i requisiti richiesti. Da chi? Dal gioiellino Brunetta, alias ministro della funzione pubblica, il cui D.L n.150 è stato pubblicato in Gazzetta lo scorso ottobre. Tutto a posto, dunque. Presto i servizi pubblici di cui potranno godere i cittadini saranno finalmente di qualità, la loro efficacia ed efficienza senza precedenti. Ma sarà davvero così? Tenterò di rispondere a questa domanda soffermandomi sul comparto scuola e ponendo soprattutto questioni. 1) E’ possibile valutare oggettivamente le competenze dei docenti? Brunetta (in corsivo le citazioni testuali) scommette di sì tant’è che prevede una graduatoria di merito attraverso l’individuazione di tre fasce di docenti così ripartiti obbligatoriamente: 25% di Top, 50% di mediocri, 25% di merdacce. Come pensa di misurare e valutare quella che viene chiamata performance dei dipendenti? Gli obiettivi da raggiungere vengono stabiliti dagli organi di indirizzo politico-amministrativo e debbono essere specifici e misurabili in termini concreti e chiari. Arriveranno ulteriori disposizioni ma sicuramente come metro per giudicare il docente verranno utilizzati anche i test sui risultati degli alunni, il che crea non pochi problemi. Cosa rilevare: il rendimento in italiano, matematica e scienze? Davvero non conta altro per le finalità della scuola? E il clima di classe, il livello di motivazione degli studenti, lo sviluppo delle capacità relazionali, espressive, comunicative, sociali? La normativa relativa all’obbligo scolastico introdotta nel 2007, recependo quella della UE, individua 4 assi culturali (dei linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale) e indica ben otto competenze chiave per poter esercitare una piena cittadinanza: Imparare ad imparare, Progettare, Comunicare, Collaborare e partecipare, Agire in modo autonomo e responsabile, Risolvere problemi, Individuare collegamenti e relazioni, Acquisire ed interpretare l’informazione. Volutamente non vi ho risparmiato l’elenco perché possiate rendervi conto della complessità di misurare in maniera compiuta e attendibile tutte queste variabili. Non siamo nemmeno capaci di fare tesoro delle esperienze degli altri. Ascoltiamo cosa diceva in proposito nel 2002 Tom Bentley, consigliere dell’istruzione nel governo Blair, relativamente al sistema scolastico inglese che aveva fatto della valutazione oggettiva degli studenti il cavallo di battaglia per misurare la qualità della scuola e dei docenti: “L’importanza prioritaria posta sui risultati dei test ha spinto le scuole e gli insegnanti ad “insegnare per il test”. Questo rafforza un sistema all’interno del quale gli studenti non sono incentivati a trasferire le abilità da una disciplina ad altre discipline o a risolvere problemi reali all’interno delle discipline, a sviluppare cioè le conoscenze in modo da poterle applicare nella vita reale, oltre le prove d’esame”. E prestiamo attenzione anche alle parole di Kim Marshall, provveditore di Boston, che ha appena pubblicato: “Ripensare la valutazione dei docenti” in un America dove Obama, a fronte di un investimento nella scuola senza precedenti, ha rilanciato il dibattito (almeno lì si discute) sul tema dello stipendio associato al merito (merit pay): “Il merit pay si è dimostrata una strategia inefficace per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento. Ecco perché: 1) Mina il lavoro d’equipe. Gli insegnanti che sono ricompensati per i migliori risultati conseguiti dai loro studenti sono meno propensi a condividere idee e esperienze con i propri colleghi; 2) I migliori insegnanti lavorano già moltissime ore e non ci sono prove che un aumento di stipendio li porti a lavorare di più o in modo più brillante o che gli insegnanti mediocri siano motivati a migliorare. Capita esattamente il contrario e i mediocri faranno ancora peggio; 3) Le prove standardizzate spesso sono insensibili nei confronti dei problemi educativi e, il più delle volte, misurano le condizioni familiari più che il valore aggiunto dato dal lavoro dell’insegnante”. Quindi come misurare il reale contributo apportato nell’anno dal singolo docente? Si dice che dovremmo misurare accuratamente il livello di partenza e compararlo con i risultati in uscita per valutare la qualità del cammino percorso. Dunque, vai con le batterie di quiz iniziali e finali. Quanto tempo resta per l’apprendimento? E peccato che poi gli esperti dicano che occorrono almeno tre anni di dati per misurare l’efficacia di ciascun insegnante. Ma continuiamo con i problemi aperti: se un docente eredita una classe dove ha lavorato una merdaccia dovrà pagare per un demerito non suo, così come sarà premiato indebitamente chi acquisisce una classe eccellente? E per quanto riguarda i docenti di sostegno?
Allora Signori, qui stiamo parlando di “materiale umano”, altamente differenziato e specifico, così come ogni gruppo-classe costituisce un’alchimia difficilmente replicabile. Non si può ragionare in termini di premi-produzione come per aziende che sfornano materiali o servizi standardizzabili (Ad esempio anche operare un’ernia oggi ha un protocollo standard per cui è possibile verificare se un chirurgo lo ha seguito o meno). Questo significa che singole scuole e docenti non possano essere valutati per quanto vanno facendo? Ovvio che no. Così come non significa che tra i docenti non esistano differenti livelli di professionalità. Stiamo solo dicendo che, se ci interessa davvero il miglioramento della scuola in funzione dell’apprendimento autentico degli studenti, abbiamo in primo luogo a che fare con reali problemi di valutazione equa. Poi, quand’anche fosse che disponessimo di informazioni attendibili su pregi e difetti di ogni docente, volendo davvero introdurre circoli virtuosi di cambiamento occorrerebbe puntare sulla collaborazione reciproca e sull’osmosi delle migliori pratiche disponibili. Altro che abbassare lo stipendio alle merdacce, impedir loro di accedere a incarichi e aggiornamento professionale, eliminare progressione di carriera e sbatterle sul sito internet della scuola per essere esposte alla pubblica gogna. Che è quanto ordina il decreto Brunetta aprendo la stagione della caccia alla merdaccia.

Di Amedeo Olivieri

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in LIBERAmente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...