S.O.S. Casa Protetta!

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Non va, non va!
I parenti degli anziani ospiti della Casa Protetta di Cattolica denunciano gravi inefficienze nella struttura.
Incontro con l’assessore comunale Astorre Mancini

Non vanno bene le cose alla RSA-Casa Protetta “Vici Giovannini” di Cattolica. A dire il vero, non sono mai andate bene, sin dalla sua apertura, a Giugno 2007, se è vero che in due anni e mezzo sono cambiati già tre responsabili, segno che la gestione complessiva non è soddisfacente…
E’ quanto sostengono i parenti degli ospiti della Casa Protetta, costituitisi in Comitato da più di un anno, i quali hanno più volte, individualmente e collettivamente, investito sia la gestione della struttura (la cooperativa Coopselios di Reggio Emilia), sia l’AUSL, sia il Comune di Cattolica, delle loro lamentele, ricavandone finora solo buoni propositi verbali, non tradottisi in fatti concreti.
Tant’è vero che, dopo un primo round di proteste, culminato poco più di un anno fa in un incontro a tre – parenti, Ausl e Comune -, da cui scaturì l’assicurazione da parte dei due Enti di un maggiore controllo sull’andamento della struttura, ebbene a scadenza di un anno, non essendo cambiate in meglio le cose, anzi essendo forse peggiorate, il comitato parenti ha nuovamente preso carta e penna per segnalare al nuovo Sindaco di Cattolica i tanti disservizi che ancora rendono difficile la permanenza degli anziani nella struttura e di conseguenza i rapporti tra i parenti e la gestione.
Ma cos’è che non va? Di cosa si lamentano gli ospiti per bocca dei loro parenti? Lo abbiamo chiesto ad Armida Urbinati, portavoce del Comitato.

Siete voi incontentabili oppure le cose realmente non funzionano?
Il livello di assistenza fornito dalla Coopselios è assolutamente insufficiente per quanto concerne almeno la Casa Protetta. Le inadempienze sono tante, ma si possono riassumere in tre punti: carenza di personale rispetto al numero degli ospiti; scarsa competenza professionale in molti operatori; insufficienti organizzazione e coordinamento gestionali.

Lei parla di carenza e impreparazione del personale: ma non ci sono dei parametri di legge a cui attenersi e sui quali l’Ausl deve effettuare le sue verifiche?
In quanto al numero, è oggettiva l’insufficienza degli operatori per garantire una idonea assistenza. A causa di ciò, molto spesso gli ospiti della Casa Protetta vengono privati dei minimi livelli di cura: per esempio, rimangono a volte per ore in attesa di essere assistiti e soprattutto non vengono cambiati di notte, essendoci un solo operatore per ogni piano della struttura.
Ricordiamo, al riguardo, che nello stesso complesso sono ospitate la Residenza Sanitaria Assistita (R.S.A.) al pianoterra, dove è ubicato anche il Centro Diurno, e la Casa Protetta al primo piano.

Lei ha parlato anche di incompetenza professionale: non le sembra un’accusa un po’ grave, trattandosi di un delicato servizio di assistenza sanitaria?
Intanto, è bene precisare che il giudizio negativo non riguarda tutto il personale: ci sono operatori e operatrici estremamente validi, è giusto riconoscerlo. Va poi detto che i problemi di impreparazione dipendono, a nostro giudizio, soprattutto dal continuo ricambio di personale, cosa che non consente di acquisire quella professionalità e quella esperienza indispensabili in un lavoro difficile, impegnativo e delicato qual è quello di assistere persone anziane e per lo più non autosufficienti.
E’ però grave il fatto che ci siano stati diversi casi di colpevoli errori nella somministrazione della terapia farmacologica ordinata dal medico specialista, e questo, oltre che dalla impreparazione individuale, dipende anche da totale mancanza di controllo e direzione del personale infermieristico.

E’ grave che, durante l’accertamento effettuato dall’Ausl, a quanto ci risulta non sia stata richiesta dagli ispettori sanitari l’esibizione dei diplomi di qualifica del personale, che, invece, dovrebbero essere depositati presso la segreteria a disposizione dell’Ausl, che ha il compito di verificarne l’esistenza e la regolarità relativamente ad ogni operatore assunto.
E’ grave che alle conseguenti lamentele dei parenti si sia a volte risposto da parte dei dirigenti con velate “minacce” di espulsione dell’ospite dalla struttura.

Di materiale per una sacrosanta protesta ne ha già evidenziato tanto. Ma mi pare che ci sia ancora dell’altro, vero?
Certo. Per esempio, la totale mancanza di trattamenti di fisioterapia sugli ospiti della Casa Protetta, perché l’utilizzo della Palestra è riservato quasi esclusivamente ai pazienti ricoverati presso la RSA e agli esterni inviati dall’Ausl.
Come mai?
Ce lo chiediamo anche noi. L’assurdo è che, nel corso dell’ultima ispezione effettuata, la dottoressa dell’Ausl ha manifestato soddisfazione per il buon funzionamento della palestra, senza rendersi neppure conto che i pazienti della Casa Protetta non ne usufruiscono per niente, nonostante le prescrizioni degli ortopedici dell’ospedale!!!

Ci risulta che anche il livello del cibo lasci a desiderare…
Sicuramente è uno dei settori più penalizzati. Le stesse cuoche hanno di recente reso manifesta l’impossibilità di mantenere la cucina ad un buon livello, a causa delle alte spese di acquisto degli alimenti che non consentono di garantire gli standard previsti dal contratto di appalto. Conseguenza: livello del cibo assai scadente, in termini di quantità, qualità e varietà. Una per tutte: non viene mai servito pesce fresco.

Mi auguro che almeno l’animazione, un servizio fondamentale in un ambiente dove tutto concorre alla depressione, funzioni bene…
E invece no. Al momento è quasi inesistente. O meglio, per quel po’ di animazione che c’è si deve dire un grosso grazie ai volontari che vengono dall’esterno, non certo alla gestione della struttura. Basti pensare che l’attuale “animatrice” sembra che faccia solo in minima parte il servizio per cui è stata assunta, in quanto viene adibita prevalentemente a funzioni di operatore generico, come per esempio assistere a tavola i pazienti meno autosufficienti, ecc..

Il quadro che ci ha descritto è veramente sconfortante e allarmante. Ma quali passi avete intrapreso come comitato parenti?
Tutte queste lamentele le abbiamo racchiuse in una lettera ufficiale che abbiamo inviato al Sindaco Tamanti, per metterlo al corrente di come funziona una struttura che dovrebbe essere un fiore all’occhiello della città e invece rischia di diventare una mina vagante anche per l’Amministrazione Comunale. Gli abbiamo chiesto di occuparsi con urgenza della questione. Aggiungendo, tra gli interventi di competenza del Comune, la richiesta di provvedere all’allestimento degli spazi esterni alla struttura, con la creazione di zone verdi e attrezzate.

Esito di questa lettera-denuncia?
Siamo stati invitati ad un incontro dall’assessore ai servizi sociali Mancini, il quale ci ha ascoltato, ha preso appunti, ha chiesto chiarimenti, insomma ha dimostrato notevole interesse.

Cosa che finora non aveva fatto, nonostante sia in carica già da oltre sei mesi…
Lo stesso assessore ha riconosciuto di non aver prestato finora la dovuta attenzione alla struttura per gli anziani, in quanto in estate ha dovuto impegnarsi a tempo pieno sul problema legato agli abusi nell’occupazione del suo pubblico. Ma ci ha anche assicurato che ora prenderà di petto la situazione.

In che modo?
Intanto, verificando quali forme di controllo e di interventi rientrano nelle competenze del Comune. Poi, incontrando sia l’Ausl sia la coopselios per evidenziare il profondo malessere denunciato dai parenti degli ospiti e chiedere provvedimenti conseguenti.

C’è fiducia o scetticismo da parte vostra, dopo questo incontro?
All’assessore Mancini abbiamo chiesto l’impegno a seguire la questione senza soluzione di continuità. Non ci basta, infatti, uno sprint iniziale dopo la protesta, e poi più nulla. Noi pretendiamo che, da parte degli Enti interessati, appunto il Comune e soprattutto l’Ausl, ci sia presenza costante, vigilanza continua e intransigente nei confronti di un soggetto privato, appunto la Coopselios, a cui abbiamo affidato, pagandola profumatamente, la cura dei nostri cari anziani. Vorrei essere chiara: non non ce l’abbiamo con il personale in quanto tale, la nostra battaglia è perché chi gestisce la struttura assicuri un servizio all’altezza delle aspettative e dei suoi obblighi contrattuali.
Perciò, attendiamo e pretendiamo da subito un deciso cambio di passo con dei provvedimenti che incidano profondamente sulla qualità complessiva delle prestazioni.

E se ciò non dovesse avvenire?
Sicuramente non ci fermeremo finché questo risultato non sarà pienamente raggiunto.

di Paolo Saracino

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