Archivi del mese: marzo 2010

Il sacro fuoco della corsa divampa nell’Atletica 75

 

capodanno 2010

 

Tratto da Cubia n° 100 – Aprile 2010

Lo scorso 23 Gennaio la Sezione Podismo dell’Atletica 75 Cattolica ha festeggiato con una cena la chiusura dell’anno podistico 2009. E’ stata l’occasione per questo affiatatissimo gruppo di amici, per tirare le somme dell’esaltante stagione appena terminata (secondi su oltre 50 squadre nel Calendario Mare-Verde-Monte), ma soprattutto per darsi la carica ed iniziare con grande slancio l’imminente avvio della nuova stagione agonistica.

Tanti di questi podisti si sono avvicinati alla corsa solo di recente, altri invece macinano chilometri da lungo tempo. Diverse generazioni accomunate da un’unica comune passione: la corsa. A guidare questo gruppo è il suo storico Presidente, Luigi Zavagnini, per tutti indiscutibilmente “Il Capo”. Uomo di poche parole ma di enorme sostanza, come si conviene a chi deve tenere a bada una simile masnada di squinternati. Punta di diamante del gruppo è invece l’inossidabile Adolfo Accalai, che nonostante la sua non più giovanissima età, in gara riesce ancora a lasciarsi alle spalle i propri compagni. Si dice che corra così veloce per non farsi raggiungere dagli anni e dagli acciacchi.

Altra figura storica è quella di Gabriele Sarti, alias “Duracell” per la sua grande resistenza. Gli si illuminano ancora gli occhi quando, alle nuove leve, racconta degli allenamenti che faceva “sù per il Dolce Colle di Gabicce”. Passiamo poi a Danilo Biagiotti, nome di battaglia “Miticojane”. Un podista al quale il Mondo pare andare stretto. Sempre alla ricerca di nuove gare, nuovi percorsi, nuove distanze. Da qualche tempo si è avvicinato con grande passione alle corse in natura (trail). Potete leggere i resoconti delle sue avventure nel blog. Altre due colonne portanti del Team: Sergio Bostrenghi “Il Boss”, braccio destro del Presidente nel disbrigo delle incombenze amministrative e Savino Calcagnini “Don Savio”, fondamentale la sua figura per tenere sempre alto il morale della truppa. E per concludere il tenace Giorgio Sorchiotti, detto “Mercurio”. Il suo blog, è di riferimento per tutto il gruppo. In esso si possono trovare i resoconti delle gare domenicali, le comunicazioni sociali e non solo. Di tanti altri si potrebbe scrivere, ognuno porta il suo contributo, ed è così che questo gruppo, dopo 35 anni, continua ancora a mietere successi.

Se anche tu ti senti rapito dal sacro fuoco della corsa, non devi fare altro che contattare Luigi (0541.950759), sarai il benvenuto. E come dice sempre il Miticojane, “Che la corsa sia con te!

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A Pasqua senza l’agnello

mucca pazza

Tratto da Cubia n° 11 – Aprile 2001

Ci sono malattie che tutt’oggi rappresentano pericolo, non solo sanitario, ma economico, e, fra queste, l’Afta Epizootica è il più temuto flagello, capace di coinvolgere interi continenti.

No, non c’è pericolo per l’uomo: al contraio dell’Encefalopatia Spongiforme, l’Afta, pur essendo una zoonosi (malattia trasmissibile all’uomo), non provoca allo stesso danni di rilievo, ha quasi sempre decorso benigno e, cosa importante, colpisce quasi esclusivamente gli addetti ai lavori (vaccai, pecorai, mungitori, veterinari, ecc.).

I consumatori non corrono rischio alcuno, in quanto il virus responsabile della malattia è termolabile, cioè non è in grado di sopportare variazioni termiche, quali la cottura o le basse temperature di conservazione.

Vi chiederete perché mai, per una malattia che non vede grossi rischi per l’uomo, vengano prese così tante precauzioni, perché si debbano chiudere le frontiere ad animali, carni e prodotti di origine animale. La risposta è più di carattere economico che sanitario: di fatto, l’Afta è in grado di diffondersi con rapidità estrema, la recettività della malattia è praticamente totale, colpisce in prevalenza ovini e bovini, ma può interessare anche altre specie domestiche e può provocare anche danni alla fauna selvatica.

Spontaneamente, la mortalità è del 50-60% dei capi colpiti, i cali di produzione sono invece costanti e coinvolgono la totalità degli animali colpiti. Da ciò si evince quanto sia importante arginare, con ogni mezzo, il diffondersi di una malattia in grado di mettere in ginocchio la zootecnia di interi continenti.

L’epidemia di Encefalopatia Spongiforme ha avuto origine in Inghilterra, così come l’Afta Epizootica; sempre in terra d’oltre Manica, nel 1967 ebbe origine una gravissima epidemia di Afta, eppure il resto d’Europa non è riuscito, per ragioni politiche, ad impedire la libera circolazione di prodotti provenienti dal Regno Unito.

Cosa ancor più scandalosa è che il Presidente dell’Unione Europea abbia criticato l’operato del Ministro Pecoraro Scanio, che, su consiglio di un’apposita Commissione Veterinaria Italiana, ha chiuso le frontiere a determinati prodotti di origine animale.

In Inghilterra, per impedire il diffondersi della malattia, sono state chiuse le scuole, sospese le manifestazioni e gli incontri sportivi, per cui è assurdo che ci si opponga a provvedimenti che vanno a cautelare il resto d’Europa. Fino a 10 anni or sono, tutti gli animali venivano vaccinati, poi si è scelta la via dello “Stamping out”, che consiste nell’eliminare l’agente biologico, evitando di immunizzare gli animali, riducendo così i costi di allevamento. Ma, quando questo delicato equilibrio si rompe, trova animali non immunizzati e pertanto recettivi alla malattia.

Ne ho parlato in passato, ritengo doveroso ribadirlo: è ora di finirla con scelte mirate al solo profitto, quando si parla di sfruttamento animale e di umana alimentazione.

di Alessandro Agnello

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Relazione bilancio 2001 Città di Cattolica

pressione fiscale

Tratto da Cubia n° 10 – Marzo 2001

La relazione del bilancio 2001 comincia con una premessa “politica”, in cui l’assessore Piva spiega come mai lo Stato stia allentando la pressione fiscale, mentre gli Enti Locali la vadano accentuando.

Nell’ultimo decennio – si legge nella relazione – la Finanza Locale si è profondamente trasformata, con la progressiva compressione della finanza derivata, cioè dei trasferimenti di fondi dallo Stato, ed il conseguente contemporaneo aumento della finanza propria, costituita principalmente da I.C.I., I.R.A.P. e T.A.R.S.U.

Il motivo di questo cambiamento?

L’esigenza di risanare il debito pubblico, spiega l’assessore al Bilancio, secondo il quale “questo processo iniziato e non ancora concluso vedrà nel volgere di qualche anno un continuo aggravio di costi per il cittadino e terminerà allorquando gli Enti Locali saranno completamente autonomi per i propri fabbisogni“.

Detto questo, l’assessore elenca i criteri su cui si basa il bilancio di previsione 2001 del nostro Comune:

1. Contenimento dei costi del personale.

2. Proseguimento delle modalità di grande rigore e concorrenza nell’acquisto di beni e servizi.

3. Aggiornamento delle tariffe per i servizi a domanda individuale aggiornate all’inflazione.

4. Programmazione di una politica del patrimonio immobiliare comunale.

5. Un’attenta politica degli investimenti.

6. L’attribuzione di budget ai Dirigenti.

7 Riproposizione dell’accordo con le OO.SS per l’abbattimento della pressione fiscale.

8. Un’attenta politica ambientale, che deve vedere incrementato il livello della raccolta differenziata.

Il limite che ci siamo posti nella stesura di questo bilancio – dice Piva – è quello di non arretrare rispetto alla qualità di vita raggiunta“.

La relazione tratta poi della politica degli investimenti, imperniata su due filoni: il Lavoro ed il Sociale.

Per il Turismo, principale fonte di lavoro per Cattolica, si prevede la “partecipazione a tutte le più importanti fiere d’Europa, per promuovere la nostra città, e di continuare nella politica della riqualificazione urbana attraverso il rinnovo degli arredi.

Si conferma poi il secondo stralcio del piano spiaggia, la previsione per il Piano del Porto, la realizzazione del nuovo Asilo Nido e, nell’ambito sportivo, la ristrutturazione del palazzetto dello sport e la creazione di nuovi spogliatoi.

Una novità importante nel settore sociale, annunciata da Piva, riguarda la realizzazione del Centro Giovani ed Anziani che sorgerà al Parco della Pace.

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Lo sport, forza della natura

etica sportiva

Tratto da Cubia n° 10 – Marzo 2001

Acqua – Fuoco – Aria – Terra.

I quattro elementi naturali sono stati presi come simboli per introdurre gli incontri informativi, a tema sportivo, organizzati dall’assessorato allo sport del comune di Cattolica.

Acqua – lo sport: educazione, salute e prevenzione è stato il primo appuntamento svoltosi lunedì 26 Febbraio.

Ospiti il giornalista del “Guerin sportivo” Matteo Marani, lo skipper Mauro Pallaschier, il calciatore del Bologna Jonatan Binotto, il medico sportivo dott. Vittorio Roncagli, conduttore della serata il giornalista Alberto Bortolotti.

Il tema guida, che era lo sport come veicolo di educazione (educazione intesa come comportamento etico, come prevenzione e mantenimento della salute), in realtà raramente è stato affrontato ed approfondito. Forse, ai presenti, sarebbe stato utile affiancare relatori che svolgono professionalmente l’attività di ricerca su tali problematiche, o che giornalmente si confrontano con le dinamiche giovanili, i quali, prendono spunto dalle esperienze portate dagli invitati, avrebbero potuto poi analizzarle e fornire occasioni di discussione.

Ad ogni modo, alcuni aspetti ed alcuni concetti sono risultati evidenti:

  • Notevole l’organizzazione della serata: – Teatro della Regina; – personaggi di nome; – collegamento televisivo con Tele San Marino, che aveva come ospite Eraldo Pecci (simpatico lo scambio di battute tra Pecci e Piva); – argomento del dibattito, che avrebbe dovuto interessare alcunto, visto le innumerevoli richieste, da parte dei cittadini, di attività motorie e di spazi e strutture destinati alle stesse. Tutto ciò meritava sicuramente ben più della settantina di spettatori troppo larghi in platea.
  • Notevole anche l’assenza della maggioranza degli operatori sportivi che agiscono sul territorio di Cattolica.
  • Il dibattito ha evidenziato chiaramente la necessità di scindere, in modo netto, tutto ciò che riguarda il pianeta professionistico (con le sue regole etiche non sempre lecite), dallo sport educativo (educazione attraverso la pratica dello sport).
  • Il mondo dei professionisti non può essere preso a modello neppure per quanto riguarda l’educazione alla salute; infatti, oltre alle note vicende di doping che coinvolgono diverse discipline sportive, non è certo salutare svolgere un’attività che porta ad impegni spesso troppo onerosi sotto il profilo psico-fisico.
  • Rilevante è apparso il ruolo negativo di noi genitori come supporters esagerati (sacrosanto), che, è stato detto, dovremmo essere mantenuti a debita distanza quando i nostri figli sono impegnati in attività sportive. Al contrario, ritengo sarebbe più utile se, proprio noi genitori, fossimo a conoscenza di quel corretto processo educativo che dovremmo poi trasferire ai figli, visto che “l’educazione non si insegna, si trasmette”.

Vorrei puntualizzare che, come detto prima, se i temi della serata sono stati appena sfiorati, di sicuro non è per demerito di nessuno dei presenti sul palco.

Ovviamente, l’esperto uomo di mare Pallaschier ed il misurato e positivo Binotto, per buona parte del tempo a disposizione, sono stati invitati a parlare della loro attività professionistica, che credo, come è stato più volte sottolineato, non abbia obiettivi in comune con l’attività sportiva giovanile.

Gli altri invitati hanno ribadito che i professionisti svolgono un “lavoro”, che ha come scopo finale la vittoria (troppo spesso ad ogni costo), etica che non si può certo abbinare al gioco-sport educativo dei più giovani o alla sport ricreativo di chi ama praticare qualsiasi attività motoria.

Giustamente, Marani ha sottolineato che il professionista sa di avere a disposizione pochi anni per svolgere, ad alto livello, un’attività che sicuramente ama, ma che gli dovrà anche procurare i “massimi frutti” (economici).

Correttamente, Roncagli ha fatto notare che, sotto l’aspetto della salute, il professionista è sempre monitorato da personale medico specializzato, mentre il giovane e l’amatore non hanno di sicuro questa opportunità: bisognerebbe perciò prestare particolare attenzione a tutto ciò che, a questi ultimi, viene proposto (anche come carichi di “lavoro”) e, proprio per salvaguardare la salute, sarebbe opportuno far loro svolgere tutti i vari controlli medici ed i test fisiologici, senza fermarsi al semplice certificato di “sana e robusta costituzione”.

L’ottimo conduttore Bortolotti ha tentato di sollecitare un dialogo con la platea, ma le sollecitazione hanno ottenuto uno scarso effetto, anche perché di “materiale” per la discussione non ne è stato fornito tanto. L’unica richiesta pertinente (che sintetizza il tema dell’incontro), l’ultima, viene qui riportata integralmente: “Lo sport è educativo se…?“.

Allora se le risposte sono sicuramente risultate significative: “Lo sport è educativo se: – … gli istruttori, oltre alla capacità tecnica, posseggono una forte capacità pedagogica; – … è fatto per divertire, rispettando sempre la consapevolezza che esiste la possibilità di trovarsi di fronte a situazioni che possono nuocere alla salute; – … vi sono le strutture adeguate; – … i fruitori dello sport sono educati a praticarlo con volontà ed un minimo di spirito di sacrificio; – … vengono rispettate le capacità psico-fisiche di tutti; – … si fa conoscere anche la realtà giornaliera di chi svolge l’attività di “base” e non solo quella dello sport di vertice“.

Ecco, era proprio di questo che si doveva parlare, ma era già tardi.

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Amore intero

Tratto da Cubia n° 10 – Marzo 2001

Giovedì 12 Febbraio, ore 21.15 Centro Culturale Polivalente di Cattolica.

Mi trovo, quasi per caso, di fronte ad una donna di “veneranda” età, graziosa nel suo aspetto teneramente antico. Una donna che ha superato nientemeno che la guerra e una poco simpatica esperienza in un campo di sterminio nazista.

E’ polacca, si chiama Wanda Poltawska ed ha una lunga e “onorevole” carriera alle spalle: laureata in medicina, quindi psichiatra dell’età giovanile, all’opera sia nel suo paese che da noi, a Roma.

Ma la cosa che più stupisce è il suo attaccamento all’opera e al pensiero (lei la chiamerà filosofia-pedagogia) di “un sacerdote di Cracovia” -come lei stessa lo definisce- oggi Papa Giovanni Paolo II. E tutto l’incontro si sviluppa proprio su questa filosofia-pedagogia, anche antropologia, di cui la Poltawska si dimostra fedele discepola ed irreprensibile maestra.

Legge, perché il suo è un italiano “imparato per la strada” (ma capace di far concorrenza a quello di numerosi italiani purosangue!) e rivela da subito la sua vera identità: psichiatra, sì, laureata in medicina, sì, ma cristiana, e cristiana cattolica, (e, direi, cristiana convinta!). Di qui, l’impostazione di tutto il suo discorso, che verte nientemeno che sull’amore e sulla sessualità che ad esso concerne.

Ma la cattolicità credo che, mai come adesso, dia fastidio, incredibilmente “scandalizza”, irrita, nella migliore delle ipotesi suscita risa, in un paese poi, l’Italia, che da secoli (aggiungerei: impropriamente) si dice “cattolico”.

Perché, sentire parlare di sessualità in termini di “castità” quale unica vera affermazione della dignità dell’uomo e della donna, che, grazie a questa virtù, non subiscono le loro pulsioni, ma le governano; sentir parlare di santità dell’amore coniugale, vissuto cioè per Dio, con Dio, nella volontà di Dio; sentir parlare di monogamia quale reale, vera, unica possibile realizzazione del legame amoroso tra un uomo e una donna, e non beffarda utopia, sentir parlare di tutto ciò scandalizza come non mai. Tutte favole…

“Amore intero”, allora, quello descritto da questa gentile signora (e titolo dell’incontro): quell’amore che sgorga dal dono totale ed integrale che l’uomo fa a Dio, liberamente e volontariamente, di tutto se stesso, cioè di corpo e di anima insieme (= intero), riuniti nel perseguire un medesimo scopo, cioè l’amore verso Dio, la lode, il ringraziamento, il rispetto delle sue leggi d’amore. Di qui, come in un circolo benefico, la “grazia” di Dio (ossia, il suo “aiuto”) ricade come una pioggia salvifica sull’uomo che ha fatto dono di sé, rendendolo capace di amare veramente.

Senza questo scambio, l’uomo è capace di amare, pur non rendendosene conto, solo parzialmente, di amare egoisticamente: il suo non sarà dono gratuito all’altro, ma richiederà sempre un contraccambio, o, peggio, sarà solo richiesta senza dare iniziale (un vero e proprio sfruttamento!).

Amore, dunque, come dono gratuito, che si alimenta nella fede-fiducia in Dio, gratuitamente amorevole verso tutte le sue creature: questo il messaggio che la relatrice polacca ritiene di poter propagandare, anche perché da lei vissuto in prima persona, sulla propria pelle, in un’esperienza decennale con famiglie e ragazzi problematici e con quella che è la sua famiglia: marito filosofo, 4 figli, 8 nipoti.

Utopia, mistificazione, favola o verità?

A ognuno la sua riflessione. 

Lei conclude così: “A me mi piace”.

di Francesca Leardini

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Là, dove il sole ti parla

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Non sapeva perché gli succedeva sempre così.

Tutte le volte che tornava nel suo paese, correva su e giù per le scale della nave, per poter assistere alla nascita del sole. 

Nell’altro paese, quello dove lui lavorava da molto tempo, ancora non aveva imparato a riconoscere da dove sorge e dove tramonta il sole.

Chi ha provato e prova l’emigrazione non può non dire: alzati, Waim (uno dei più grandi scrittori albanesi del Rinascimento), dalla tua tomba e al tuo posto verrò io.

Come se lo stesse aspettando, appena lo vide arrivare, il sole si alzò sulla cima della collina e con i suoi raggi cominciò a riscaldare la città addormentata: la notte lasciava il suo posto al giorno.

“Babbo, babbo, vedi quella cosa lì tra la collina e la città? I raggi scendono e abbracciano tutto, le case, le strade, la gente”.

“Sì, figlia mia, una simile meraviglia succede solo qui, nel nostro paese”.

Era tutto immerso nei suoi pensieri, quando sentì una voce dolce che gli diceva:

“Benvenuto, ti aspettavo. La tua mamma ti ha dato la vita, ma non devi dimenticare che, prima che lei ti vedesse, ti ho visto io. Sei nato e cresciuto tra le braccia della mamma e tra i miei raggi.

Qui, quando io mi trovo nell’altra parte della terra, non c’è tanta luce come nel paese dove tu adesso lavori; nelle strade, qui, c’è polvere e fango, ma dimmi se c’è un altro posto nel mondo dove il sole ti parla così”.

Non era solo lui che soffriva così tanto per questa malattia secolare.

Aveva lavorato con tante persone e conosciuto tanta gente, ma nella sua mente e nel suo cuore rimaneva sempre viva l’amicizia con Fjodorov, uno dei più grandi oculisti del mondo: aveva restituito la luce a tante persone, che perciò lo adoravano come Dio.

Ogni volta che si incontravano, Fjodorov gli diceva: “Io e te siamo tutti e due stranieri, io russo e tu albanese”.

E un giorno gli chiese di dirgli una parola nella sua lingua, era curioso di sentirne il suono.

Lui, allora, gli pronunciò la parola “diell” (che in albanese vuol dire “sole”) e lo invitò a ripeterla.

Fjodorov lo fece: “non c’è male” – disse, e prese a cantare in russo “mio paese, mio sole”.

Poi cantarono tutti e due insieme, ognuno nella sua lingua.

Erano molto lontani l’uno dall’altro, ma li univa il calore del sole, che bruciava nei loro cuori.

di Arshi Rucaj

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L’inverno

Tratto da Cubia n° 10 – Marzo 2001

To o inverno crudele sei arrivato e

a me albero scheletrito il vestito hai levato.

Ora sono rimasto nudo,

il freddo dovrò soffrire,

dovrò aspettare la primavera perché torni a rifiorire.

di Mario Furiassi

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