Bianco – Nero

coppia pesci

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Torno a casa. Sono distrutta.
Dentro queste mura ho passato solo il tempo necessario per sistemarmi. Ora non mi rimane che andare a letto e riposare, ma, nonostante tutto, non ho sonno.
Mi siedo nel divano per guardare qualche programma televisivo. Chissà che non mi venga voglia di dormire!
Volgo lo sguardo al mio acquario… un colpo al cuore! Mi alzo preoccupata ed incredula. Che è successo? Cosa ho dimenticato nella cura? Alcuni pesci galleggiano morti.
La pesciolina nera boccheggia, sta davvero male, addirittura è ribaltata ed è sul fondo. Accanto a lei c’è il suo maschio bianco, ancora sano, o almeno apparentemente tale. Fisso gli occhi su di essi. Sono incredibili!!!
Il pesce bianco non fa che andare sul fondo, scavare con la bocca sotto la pesciolina nera, spingerla verso l’alto, strisciarla, baciarla (così sembra) e tornare a spingerla verso l’alto ogni volta che ricade.
Mi viene da piangere! Gli animali hanno sentimento? Cosa dicono i libri di scienze? Perché questo comportamento? Perché questa testardaggine del pesce bianco nell’aiutare la compagna del suo tempo e del suo spazio?
Cerco di capire come sanare la situazione di grande emergenza, controllo il motorino che consente il ricircolo dell’acqua, aggiungo dell’acqua demineralizzata, metto un po’ di mangime, ma non noto cambiamenti in quei due: la pesciolina nera continua ad affondare ed il pesce bianco non la lascia un secondo.
Non so cosa fare. Penso che non la rivedrò viva la mattina seguente, quindi decido di scattare una foto: ho bisogno di qualcosa che fissi per sempre nel tempo ciò che i miei occhi vedono.
Domani, quando mi ritroverò a recuperare con il retino il corpo della pesciolina nera, non penserò di aver semplicemente sognato!
Vado a dormire, o meglio a pensare al mio letto.
Prodigarsi per chi è in difficoltà, con determinazione, con voglia di riuscire e con passione, è ciò che dà all’esistenza una dignità infinita. Sacrificarsi per il prossimo, a tal punto da consumare le ultime forze di cui si dispone, è ciò che dà valore alla vita, perché la vita è bella nella misura in cui la si vive per gli altri. Amare completamente, immensamente, sinceramente vuol dire sentirsi parte dell’entità amata, una sorta di sua estensione, per cui non c’è più vita se questa dovesse venire meno e si è disposti a tutto pur di tenerla con sé, pur di non perderla.
Questo mi dicono quei due pesci…quei due semplici pesci!
Ma fuori di casa, spesso, troppo spesso, le persone che vedo, che incontro nel mio quotidiano o che hanno caratterizzato il mio passato non parlano allo stesso modo!
Chissà! Forse sono io che ascolto distrattamente e superficialmente le loro mille parole, fraintendendole. Forse non riesco a cogliere ciò che in realtà c’è nei discorsi di quelle persone. Forse anche nelle loro azioni c’è una forma di accoglienza, di amore e di desiderio di darsi e di dare. Forse!
Anche io, sicuramente, ho le mie responsabilità se non riesco a vedere tutto il bello che c’è attorno a me.
E’ mattina. Il suono della sveglia mi dice che devo alzarmi.
Come sta la pesciolina? Mi avvicino all’acquario con il retino in mano, pronta a raccogliere il suo corpicino.
No! Impossibile! E’ viva!!! E’ viva e nuota velocemente, come ha sempre fatto, con il suo pesce bianco che continua a non lasciarla un istante.
E’ un miracolo?
Di sicuro non è un sogno!
di Matilde Imperatori

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