Il 24 Aprile 2010 il dott. Alessandro Caprini diventerà prete

spirito santo

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Resterò il Sandro di sempre con un dono in più

Qualche sera fa ho trascorso con Sandro Caprini un paio d’ore, durante le quali abbiamo piacevolmente chiacchierato su un argomento “speciale”, e cioè il suo prossimo futuro: diventare sacerdote. Gli ho fatto delle domande e lui mi ha raccontato alcuni momenti della sua vita. Più che una intervista vera e propria, ne è venuta fuori una testimonianza di vita (le sue parole sono virgolettate).

Ho il piacere di essere amico di Sandro da parecchi anni. La prima volta che l’ho conosciuto è stata una sera di circa dieci anni fa. Avevo accompagnato mia moglie all’Istituto di Scienze religiose di Rimini dove seguiva le lezioni sulle Sacre Scritture. Io partecipavo da semplice “uditore”. Angela mi aveva raccontato che, tra i cattolichini che seguivano il corso, c’era anche Sandro, un medico in pensione, e quella sera me lo aveva indicato. Era seduto tra le ultime file, con il capo inclinato verso la Bibbia, concentrato nel seguire i passi che il docente stava spiegando. L’impressione che ho avuto di lui è la stessa di oggi: un uomo semplice, buono, sorridente, cristallino.
Non so se allora Sandro pensasse che un giorno sarebbe diventato prete. Probabilmente no, anche se la proposta gli era già stata fatta al Vescovo De Nicolò: ma aveva risposto di no, “perché non mi sentivo all’altezza del servizio che avrei dovuto svolgere“. Probabilmente non ci pensava, anche se una suora premonitrice, circa 50 anni prima, gli aveva detto che “mi vedeva prete“. Era una suora del suo paese, Monte Porzio in provincia di Pesaro, che gli insegnava un catechismo “moderno“, fatto più che di formulette da mandare a memoria, di “esempi belli di vita cristiana”.
E di esempi da seguire Sandro ne ha avuti tanti, a cominciare dai suoi genitori, che gli hanno fatto capire nella quotidianità dell’esistenza cosa significhi “essere aperti agli altri, considerare le persone come fratelli“, in una parola “l’attenzione” nei confronti del prossimo. “Ho avuto la fortuna di incontrare anche dei bravi sacerdoti nel mio paese, che mi hanno aiutato a crescere nella fede e nella piena coscienza di momenti liturgici a cui prendevo parte“.

Ma l’esempio forse decisivo per la sua piena maturità di cristiano, Sandro lo ha incontrato a Bologna, dove a diciannove anni si era trasferito per frequentare l’Università, nella figura del Cardinale Lercaro. Mentre all’Università seguiva gli studi di Medicina, in collegio “ho fatto parte della famiglia del Cardinale, con cui ho cominciato a vivere la passione per la Sacra Scrittura e l’Eucarestia, che era al centro della sua vita e che ha trasmesso ad ognuno di noi. Eucarestia da vivere come offerta della propria vita al Padre, impegnandosi a fare dell’attenzione agli altri il centro della propria esistenza quotidiana“.

Un esempio che Sandro ha voluto e saputo seguire sempre, in tutte le successive espressioni della sua vita: da medico, da marito, da padre, da diacono. 

Ho vissuto un rapporto coniugale molto bello, che mi ha dato tanto“. Anche quando questo rapporto si è modificato con la morte della sua Rosa Maria: “la fede mi ha aiutato molto in quel momento, sento di essere cresciuto tanto in questa esperienza“. Per starle accanto durante la malattia, “soprattutto per andare con lei a fare le passeggiate, visto che aveva bisogno di appoggiarsi a qualcuno nel camminare“, Sandro va in pensione e riduce anche la sua attività in parrocchia. Ma queste rinunce fatte per lei, a Rosa Maria in qualche modo pesavano, per cui “tre mesi prima di morire, a Don Biagio che era venuto a trovarla, disse: ora te lo rimando in parrocchia“. Ma il rapporto di Sandro con Rosa Maria non si è mai interrotto, perché “io continuo a parlare con lei, mi consulto sempre, la interpello anche per le piccole cose, le chiedo di darmi il consiglio giusto, e, se ora ho deciso di dire sì al Vescovo, è anche perché so che lei è d’accordo su questa scelta“.

Come ha accettato questa decisione anche la carissima figlia Anna Paola: “mi ha detto: la scelta della tua vita dipende solo da te, quindi fallo pure… purché ti ricordi che hai una figlia…!“.

Il consenso delle sue donne è stato molto importante nell’aiutare Sandro a decidere, a poco meno di 66 anni di età, il grande passo. Una decisione non facile, dopo aver “trascorso un’estate di tensione. E’ stata davvero una battaglia con i miei dubbi, con le mie perplessità. Ma perché – mi dicevo – devo rispondere sempre no alla chiamata del Signore?“. E alla fine Sandro ha vinto le sue resistenze e ha detto di sì. “Ho avuto bisogno di tempo, dopo che il Vescovo Francesco mi ha proposto di intraprendere il cammino verso il presbiterato, per riflettere sulla importanza del dono che ricevevo. Non mi sentivo all’altezza di tale servizio. Ma poi, quando ho dato la mia disponibilità, mi sono rasserenato. Ora davvero sono sereno, e convinto per aver affidato la mia vita a Dio“.

Un passo che, però, alcune persone vicine a Sandro non hanno condiviso. “Qualcuno mi ha detto che sto sbagliando, secondo loro ero più utile come diacono; probabilmente per alcuni è più facile aprirsi con un laico che con un prete; forse alcuni hanno timore che mi allontani dalla zona“.

Sì, perché, in tutti questi anni, da medico, da semplice laico, da diacono (è stato ordinato cinque anni fa), Sandro ha costituito un punto di riferimento importante per tante persone di Cattolica, soprattutto per tanti anziani che hanno fiducia in lui, anziani che lui va a trovare per curarli o anche solo 

Fra meno di due mesi, il 24 Aprile – se non cambierà la data -, il dottor Alessandro Caprini riceverà nel Duomo di Rimini il sacramento del presbiterato dal Vescovo Lambiasi, e diventerà così “don Sandro”.

Che cosa cambierà nella sua vita? “L’impegno diventa senz’altro superiore. Essere pastore è una valenza non piccola, per cercare di imitare sempre più il Pastore Santo. Ma non cambierà niente nel mio modo di essere nei confronti degli altri. Rimarrò quello di prima, con la possibilità di portare alle persone un dono in più, quello che Dio mi sta dando”.

Auguri, caro Sandro.

Te li facciamo con il cuore, assieme a tutti quelli -e sono tanti- che ti stimano e ti vogliono bene, nella speranza – perdonatemi questa umana interferenza – che lo Spirito Santo, per bocca del Vescovo, non ti mandi lontano da qui.

di Paolo Saracino

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