Prendete il largo e gettate le reti

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Nella prima settimana di Febbraio, la parrocchia dei Santi Apollinare e Pio V ha ricevuto visita pastorale del vescovo, Francesco Lambiasi, che successivamente, nel corso del mese, si è recato anche nelle altre parrocchie della città.
Per una comunità cristiana, incontrare il proprio pastore è sempre un avvenimento molto importante e credo lo sia stato anche per lui. Il successore degli apostoli, che è visto spesso solo come figura istituzionale della gerarchia ecclesiastica, è guida e padre del suo “gregge” diocesano, del popolo dei credenti di ogni Parrocchia che, come figli, desiderano incontrarlo, conoscerlo e farsi conoscere da lui, insieme alla realtà umana, cittadina e parrocchiale che ciascuno vive e porta con sé.
Lo attendeva dunque un lavoro grande ed impegnativo: quello di cercare di incontrare tutti, di farsi compagno della vita della sua comunità cattolichina, di calarsi nelle problematiche, nella ricchezza e nella povertà delle situazioni, per confermarci nella fede, per incoraggiarci nel cammino di evangelizzazione, per consolidare la comunione fraterna e per farsi annunciatore ancora una volta della Buona Notizia del Vangelo.
E’ stato dunque un momento alto e significativo del suo ministero pastorale ed un periodo pieno di incontri, di preghiera, di ascolto, di discernimento e di opportunità di crescita per noi parrocchiani.
Nel vescovo Francesco si possono cogliere doti di grande comunicativa, uno spirito forte e saldo, disponibilità ed apertura; non lo si avverte “lontano e cattedratico”, perché sa parlare delle “cose infinite” con un linguaggio semplice e concreto, alla portata di tutti.
Quando Gesù insegnava dalla barca (Luca 5,1-15), la barca era la sua cattedra; la cattedra del vescovo è la vita della gente, per annunciare, senza stancarsi mai, il vangelo della vita. Il vescovo si è seduto a questa cattedra facendo suo il desiderio di San Paolo: “Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annuziato la parola del Signore, per vedere come stanno” (Atti 15,36).
Ci sono stati momenti di incontro con gli operatori pastorali, con i bambini, con i giovani, con le famiglie, con i malati, con gli anziani, con le realtà del volontariato e della solidarietà, con i pescatori, con gli educatori delle scuole e gli animatori dei gruppi parrocchiali, con i catechisti, con gli amministratori della città e con le realtà lavorative.
Soprattutto nell’assemblea pubblica sull’impegno educativo verso le nuove generazioni è emerso che le difficoltà maggiori per la comunità cristiana locale e per la Chiesa tutta, i nodi da sciogliere sono relativi alla trasmissione della fede e all’impegno missionario di testimonianza e di evangelizzazione che ciascun credente deve avere come priorità. Molti sono gli interrogativi, accurate le analisi sociologiche e culturali sulle quali spesso ci confrontiamo e dibattiamo: si parla di secolarizzazione, di materialismo, di consumismo, di relativismo, dell’idolatria dell’Io e del dio-quattrino e del mercato globale, nuova divinità imperante, sul cui altare vengono sacrificati i poveri della terra, per tentare di capire il perché della drastica diminuzione dei matrimoni in chiesa, delle messe disertate dai ragazzi appena fatta la Cresima, e non solo da loro, della sempre più faticosa e rara ricerca della verità dentro se stessi e del senso ultimo delle cose, unica via per diventare adulti anche nella fede.
Dalla sua cattedra, il vescovo Francesco ci ha chiesto di “prendere il largo e di gettare le reti”, anche se noi, come Pietro, gli abbiamo detto tutta la nostra fatica e i nostri fallimenti, i nostri limiti, personali e comunitari.
Ci ha chiesto di correre il rischio della fede, di dar credito al Gesù del Vangelo, che ci farà “pescatori di uomini” senza badare minimamente al fatto che siamo peccatori. Dio non guarda se siamo degni o no, ci stima troppo; non aumenta in noi il senso del peccato, ma è Lui che colma la distanza tra la sua santità e noi, “rimpicciolendo” perché possiamo partecipare alla sua opera.
Dobbiamo innamorarci del Gesù del Vangelo per testimoniarlo con gioia. E’ vero che la domanda di significato sembra dimenticata, ma un altro desiderio è oggi più che mai vivo nel cuore degli uomini: quello di essere guardati con amore, di essere accolti, di vivere la condivisione e la fraternità, di tornare a commuoverci (muoverci con) per gli altri.
E’ per questo che c’è bisogno di una Chiesa che stia a braccia aperte come Gesù sulla croce, che sappia essere vicina a tutti, alla quale guardare con fiducia e con speranza. Su questo terreno siamo chiamati ad operare e a testimoniare con la vita la nostra fede in Cristo.
Aver ascoltato le parole incoraggianti del vescovo e i suoi richiami alla comunione ecclesiale, aver dialogato e condiviso del tempo, averlo sentito vicino come fratello e come padre insieme, ha dato a tutti l’indicazione del cammino.
Questa è la nostra strada per affrontare tutte le sfide del nostro tempo.

Di Sonia Tramontana

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