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Una stella in cucina

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

La cucina è una forma d’arte. Il mangiare, che è parte di questa espressione artistica, coinvolge, anche se in maniera differente, tutti i nostri sensi. Quando guardiamo un piatto invitante, cerchiamo di afferrarne gli odori che ci annunciano il piacere che proveremo nell’assaporarlo.
Cattolica vanta un giovane chef, parola che definisce con altro nome un artista, che sta navigando a vele spiegate nel mare del gusto.
Parliamo di Stefano Ciotti, chef del ristorante “Vicolo Santa Lucia”, (all’interno dell’hotel “Carducci 76”), che è stato inserito tra i ristoranti stellati dalla guida Michelin 2010, proprio grazie alla presenza e alla lungimiranza del trentaseienne montefiorese.
E si tratta soltanto di uno dei numerosi riconoscimenti che ha ricevuto Stefano nel corso del 2009. Lo scorso Settembre, una giuria presieduta da un esponente di spicco della critica culinaria, Luigi Cremona, lo ha incoronato “Migliore chef emergente del Nord Italia”. A Novembre è arrivato il riconoscimento della stella, unico ristorante della nostra città ad averla. Ha partecipato ad una serie di sfide nella trasmissione televisiva “La prova del cuoco”, giungendo fino alla vittoria e premiato da un personaggio noto della cucina come Gianfranco Vissani.
Inoltre, nell’ambito della prossima edizione di “identià Golose – Congresso di Cucina d’Autore”, una “tre giorni” frequentata da esperti del settore e dai più grandi chef e che vede l’Emilia Romagna quale regione ospite, Stefano Ciotti sarà tra i relatori e parlerà della sua cucina creativa. “Presenterò – racconta – dei piatti dietro ai quali c’è la mia visione e il modo in cui amo cucinare. Molto probabilmente, saranno ispirati al mare”.
La prima esperienza di Stefano, dopo il diploma all’istituto alberghiero di Riccione, fu, nell’88, al “Casale di Riccione”. Poi all’hotel “Des Bains”, al “Lido Lido” di Camerucci a Cesenatico e successivamente alla “Taverna Righi” di Sartini Luigi a San Marino.
Arrivò poi l’importante esperienza al ristorante “Don Alfonso 1890” di Alfonso Iaccarino, a Sant’Agata sui due Golfi, presso Sorrento, che aveva tre stelle Michelin ed era, allora come ora, di altissimo livello.
Stefano ha vissuto anche un’esperienza oltralpe, presso il ristorante all’interno dell’Emporio Armani di Parigi guidato dallo chef Thierry Borlot. Verso la fine degli anni ’90 torna in Romagna fino ad approdare, nel 2004 al ristorante “Vicolo Santa Lucia” cambiandone l’impostazione della cucina che è passata da una filorientale a una del territorio e delle eccellenze italiane.
Il 2009 ha visto Stefano partecipare ad un progetto editoriale sul Cioccolato di Modica. Venti grandi chef hanno creato tre diverse ricette ciascuno, utilizzando questo rinomato ingrediente e otto di loro, tra cui Stefano, hanno dato vita a nuove tavolette di cioccolato che verranno messe in produzione.
Nell’anno appena passato, insomma, la navigazione nel mare del gusto è stata spedita e gli approdi ricchi di sorprese. E non c’è motivo che nel 2010 il vento cambi. Buon lavoro quindi e avanti il prossimo piatto!

Di Alessandro Fiocca

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Bardeggia vive con le sue opere

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Cinque Anni Fa Moriva L’Artista Gabiccese

Il 5 Gennaio di cinque anni fa, a Gabicce Mare, dove era nato il 10 Ottobre del 1937, si spegneva Guerrino Bardeggia. Pittore, disegnatore, ceramista e scultore di grande levatura, ha creato uno stile così caratterizzante che è impossibile non associarlo immediatamente a quei dipinti intensi e profondi che rappresentano soggetti semplici come la natura e l’uomo, ma anche temi universali come quello delle Sacre Scritture.

Le opere di Bardeggia colpiscono chi le osserva, trasmettendo un turbamento che viene dalla consapevolezza della profonda riflessione interiore dalla quale sono state generate. Sollecitano quelle stesse riflessioni e portano ad interrogarsi sulle sensazioni che provocano, alla ricerca di una spiegazione per quelle inquietudini recondite che porta in superficie.

La prolifica attività dell’artista ha consentito che molte sue opere pittoriche e scultoree siano oggi presenti in pregevoli collezioni private e in considerevoli spazi pubblici, musei e pinacoteche, a destinazione civile o religiosa. Di grande impatto sono, ad esempio, le realizzazioni che rendono unica la chiesa di San Benedetto a Cattolica, vero e proprio museo a disposizione della città.

Lo scorso Settembre, presso il Convento di Montefiorentino, in provicina di Pesaro-Urbino, è stata organizzato la mostra personale “La luce dell’enigma”, che, attraverso l’esposizione di 20 opere pittoriche di Bardeggia, ha delineato la sua personale rappresentazione del senso della vita.

Nel corso del Primo Salone della Giustizia, tenutosi a Rimini dal 3 al 6 Dicembre, il comune di Montefiore Conca ha presentato 8 delle 22 opere che Bardeggia ha dipinto ispirandosi all’Inferno di Dante. In particolare, le tele esposte rappresentano le pene, anche corporali, che per il Sommo Poeta sarebbero toccate ai peccatori.

Attraverso le sue opere, Bardeggia continua a trasmettere le rappresentazioni dei temi e delle riflessioni che gli sono stati cari in vita e spinge chi le osserva, ad immergersi nella ricerca dei significati facendoli propri.

Ecco perché l’opera di Bardeggia deve essere valorizzata e perché, forse, una città come Cattolica, a cui l’artista e poeta marchigiano ha dato molto, potrebbe ricambiarlo con maggiore attenzione.

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Successo per Badioli a Gradara: Mostra fotografica durante l’estate nel borgo

 

Foto di Giuseppe Badioli

Foto di Giuseppe Badioli

 

 

Tratto da Cubia n° 74 – Settembre 2007

Bella e riuscitissima mostra fotografica allestita nel centro storico di Gradara da Giuseppe Badioli. Dal 31 luglio al 12 agosto il fotografo cattolichino ha esposto nella splendida cornice del palazzo Zanvettori 33 sue opere nella mostra denominata “La Poesia della Mia Terra”. E di vera e propria poesia si deve parlare, visto che dall’obiettivo di Badioli esce fuori l’essenza delle nostre terre, della natura, dei colori, dei particolari che spesso sfuggono al nostro distratto occhio quotidiano. Che i visitatori abbiano estremamente gradito le opere esposte, lo dimostrano le oltre novecento firme, spesso accompagnate da espressioni di complimenti, apposte nel registro della mostra.

“Sono molto soddisfatto – ha commentato Badioli – anche perché in tanti mi hanno confidato di aver rivissuto momenti emozionanti ammirando le mie opere. Ringrazio l’Amministrazione comunale di Gradara e la Banca di Credito Cooperativo di Gradara per avermi concesso questa opportunità e per aver sostenuto i miei sforzi”.

di Paolo Saracino

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La Cattolica “amata” da Antonio Barbieri

Amando-Cattolica

Tratto da Cubia n° 63 – Giugno/Luglio 2006

Se ad Antonio Barbieri si domanda da cosa è nata la prima rassegna fotografica di “Amando Cattolica” e, conseguentemente, l’attuale volume fotografico, oltre all’allestimento di una mostra, per tutta l’estate nella piazzetta del porto anche arricchita di nuovi scatti, …risponderà: “da una grande passione per la marineria storica cattolichina e da un forte affiatamento professionale e di amicizia con Dorigo Vanzolini”, responsabile dell’archivio fotografico del Centro Polivalente, nonché fotoamatore anch’egli, proprio come Barbieri. Un incontro che il destino non poteva combinare meglio: Antonio è cresciuto immerso nel racconto familiare del naufragio del Wilson, dove la madre perse il giovane padre, Eugenio Grandicelli, senza neanche averlo potuto conoscere e Dorigo custodisce con sacro amore quel reliquario di ricordi cattolichini che sono conservati nell’archivio cittadino. Antonio si è rivolto a Dorigo per ricercare tracce di quel tragico passato familiare che ha sentito ripetutamente narrare, quasi come una fiaba, fin dall’infanzia. Quindi dall’amore per le foto più antiche di barche e di mare, all’amore per le marine attuali e per la città d’origine, il passo è stato breve. Ma sotto l’amore per questi temi, sedimentava, da molto prima, l’amore per la fotografia che si manifesta in una frenesia di catturare attimi emotivi improvvisi, non replicabili. Barbieri non può più uscire di casa senza macchina fotografica perché l’incontro con lo “scatto che volevi” può capitare quando meno te lo aspetti. Inutile dire i click sparati a raffica per poter poi cogliere quello giusto alla cui ricerca egli si apposta talvolta per ore, per avere “quella” luce particolare che a volte dura solo un secondo. Le luci straordinarie delle sue foto, sono sempre naturali, rubate alla realtà così com’è, grazie soprattutto a pellicole molto sensibili, alla mano leggera e al respiro trattenuto. Certe foto sembrano quadri dipinti dove le conversazioni cromatiche sembrano stese sapientemente dalle mani di un pittore. Ma quei trapassi di luci ora viola, ora grigie, ora arancio… sono quelle che la natura ci elargisce e sulla cui bellezza, Barbieri c’invita a riflettere. Anche le classiche immagini-cartolina della città non sono mai banali, ma e, ora destrutturate dalla veste abituale per essere rivisitate da incursioni di getti d’acqua che ne velano la vista; ora apparizioni magiche della madre Eugenia nello splendore giovanile, sirena, tra le sirene della fontana; ora Palazzo Mancini e via 24 Maggio trasformati in “vedute veneziane” su una laguna. Che dire poi della scalinata del Mercato “travestita” da romana “infiorata di Piazza di Spagna”? Anche le marine non sono mai quelle da brochure turistica: la spiaggia è quasi sempre deserta e con gli ombrelloni chiusi, spesso sotto un cielo plumbeo o infuocata da un tramonto o viola, appena un attimo prima che il nero della notte l’inghiotta. Non ci sono procaci ragazze che ammiccano all’obbiettivo. Le persone sono sempre riprese di spalle o nella semioscurità, in solitarie passeggiate. Non sono identificabili perché ognuno di noi può essere loro, secondo il dettame di Baudelaire “noi siamo gli altri”. 

Un dettaglio che senz’altro incuriosisce l’osservatore è quello della misteriosa figura di donna fuori del tempo che ogni tanto irrompe tra le pieghe del racconto fotografico: è la madre dell’autore, icona perfetta del modello femminile anni ’50 consacrato dall’immaginario cinematografico stile Loren-Mangano… E’ lì, a ricordarci che il passato ci conduce per mano a visitare il presente. Ora è nella fontana con il bikini a vita alta a sfidare in bellezza le sirene; ora vestita di bianco con scialle, in equilibrio su una tartaruga; ora in un complicato e intrigante bikini a righe, su un peschereccio a vela a ricordarci di barche che non ci sono più; ora inginocchiata, indossando un magnifico abito a spalle nude davanti ai giochi d’acqua del pontile che sfumano in tinte-tramonto e contorni stile Renoir; ora distesa, in bikini ascellare rigato, sotto i classici fuochi di Ferragosto, a chiusura del book.

I paesaggi ripresi da Barbieri, densi di rimandi poetici che evocano un certo Pascoli e la poesia “marina” di Montale (“la luce si fa avara – amara l’anima”), declinano atmosfere in paesaggi interiori dove passato e presente danzano insieme. In riva al mare. In un tramonto viola striato di rosa.

di Wilma Galluzzi

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Di Carlo: 50 anni di vita artistica

 

Pazzaglini e Di Carlo

Pazzaglini e Di Carlo

 

 

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Dal 28 Marzo al 19 Aprile del corrente anno si è tenuta presso quello che sarà il nuovo Palazzo del Turismo di Cattolica, la festa per i 50 anni di attività del pittore cattolichino Guido di Carlo.
L’allestimento della mostra è stata possibile grazie alle sinergie coordinate da Luciano Volpi.
All’inaugurazione del 28 Marzo ho incontrato tanti volti conosciuti, giornalisti, politici, artisti, professionisti comunemente noti alla cittadinanza Cattolichina.
Alle 17.30 circa il Sindaco Pietro Pazzaglini ha preso la parola gratificando il nostro concittadino con un pubblico elogio, per la passione e la perizia con le quali pregnando le tele di colori ha immortalato eventi occorsi a Cattolica nel 1900.
L’amico Franco Ruinetti per festeggiare queste nozze d’oro con la pittura ha citato “il club degli architetti olandesi” i quali asserivano:
– Togliete la forma dalle immagini resteranno i colori, resterà lo spirito!
Ed è esattamente quello che ho notato osservando le opere dell’artista, (oltre che quadri ha eseguito anche sculture) poiché nel corso degli anni le sue tele si sono arricchite di colori sempre più carichi ed intensi, la visione della realtà si è un poco alla volta espansa fino a diventare sogno. Personalmente lo definirei “Pittore dell’anima”, ma ogni definizione è quasi una informe macchia nera su tela, se paragonata al ricordo che la figlia Sara gli ha dedicato:

Ancora oggi non riesco ad immaginare una parete bianca, vuota…
quando mi sono trasferita in un nuovo appartamento mi sono trovata di fronte, muri intonsi, colori assenti, spazio dovunque:
un’immagine di pulizia, ordine, direte voi..no! Di solitudine per me!
Provate voi a crescere con i quadri dappertutto: diventano parte della tua infanzia, li porti con te sempre, quasi facessero parte della famiglia… e quando ti ritrovi a un paesaggio, ad una barca smarrita in una marina desolata, pensi: “Guarda! Sembra un quadro del babbo!” perché non è più lui che ritrae la realtà ma paradossalmente sembra che le cosa si ispirino a lui, alle sue linee, alle sue sfumature.
Nella mia camera conservo un tesoro: il primo quadro che ho chiesto a mio padre; dietro mi ha scritto “dedicato a mia figlia Sara” … e pensare che per anni ho raccontato che sull’unico ritratto che mi ha fatto – avevo circa 4 anni – ci hanno dipinto sopra un altro quadro dopo pochi giorni. Ma mio padre è così: spirito libero e non riuscirei ad immaginarlo altrimenti!
E per tutto quello che farà ancora lo ringrazio perché, ancora oggi, non riesco ad immaginare una parete bianca e vuota.
Grazie babbo!

Quello che ad una prima visione della Mostra mi aveva lasciato perplesso, era la mancanza di soggetti femminili; nature morte, biciclette, clown, marinai, persino la rappresentazione della fucilazione di Rasi e Spinelli erano i temi esposti per l’occasione, ma di donne nemmeno l’ombra.
Nella breve intervista che Di Carlo mi ha gentilmente concesso, ha spiegato che i clown rinfrancano l’anima e che fin da ragazzo ha avuto la passione per le biciclette, per gli operai che competono per un posto di lavoro; non a caso all’ingresso della mostra era esposto il suo autoritratto in cui dalla testa spuntavano tante bici, come se fossero un chiodo fisso.
Il pittore che maggiormente lo ha ispirato è stato Van Gogh, famosi sono i suoi Falsi d’Autore, negli anni ’80; presentati poi da Mike Bongiorno, nella trasmissione Superflash di Canale 5.
Ma quale influenza hanno avuto le donne nel percorso artistico di Di Carlo?:
– La donna è madre-sorella-amante, la donna rappresenta il mondo e la vita.
Ad una prima occhiata mi era sfuggita la stanza dell’erotismo al cui ingresso sostava la moglie Tina, musa ispiratrice del pittore durante le mostre allestite in Germania e negli Stati Uniti. In questa sala appartata ho potuto ammirare la femminilità carnale bramata dagli uomini, il ritratto dedicato a Tina, altre opere in cui il corpo della donna è il soggetto principale, ma ciò che mi ha  lasciato estasiato per un paio di minuti è stato osservare questa donna dai capelli rossi che le coprono il viso, ed il corpo vestito con una tovaglia a scacchi.

di Massimiliano Ferri

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Toglietemi la bellezza d’addosso

 

Rinascita (2006)

Rinascita (2006)

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

L’originalità artistica della pittrice cattolichina Annalisa D’Annibale, che si firma con lo pseudonimo Nicola Pepe

Il 13 febbraio si è conclusa con successo presso l’Ora di luce di Cattolica l’ultima personale di Nicola Pepe: “Toglietemi la bellezza d’addosso”.

Dietro questo pseudonimo si nasconde una cattolichina D.O.C. trapiantata a Milano: Annalisa D’Annibale.

Vissuta a Cattolica fin dalla nascita (il 2.4.1983) si è trasferita a Milano dopo le scuole superiori per frequentare lo IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) e, da laureata, lavorare presso Microsoft. 

Nel 2008, decidendo di dedicarsi a tempo pieno alla pittura, si è iscritta all’Accademia di Brera, per ampliare la sua esperienza artistica e le sue conoscenze tecniche.

La sua prima produzione è concentrata sulla figura umana, in particolare quella femminile, lo stile è astratto e lineare dominato dal bianco e dal nero.

Nonostante la sua carriera artistica sia piuttosto breve, può vantare un “curriculum” di tutto rispetto.

Tra il materiale dell’ultima mostra è possibile leggere una dichiarazione (l’unica) dell’artista riguardo i nuovi lavori (ancora inediti), che lascia intuire una ulteriore evoluzione nello stile e contenuti:

“Il lavoro qui [all’accademia n.d.] procede a gonfie vele… mi manca solo lo spazio, ma è tutto dentro la mia testa e dentro dei fogli 70×100. Troppo piccoli. 

Sta cambiando lentamente il mio modo di vedere le cose, gli oggetti, le ombre, i volti e soprattutto i miei lavori! Se li vuoi, sono tuoi, tutti quanti! Per me non esistono più, non mi rappresentano. Me ne sono resa conto da sola e questo è magnifico! Impagabile! Storico!! Pensavo di non aver più niente da scoprire, che tutto fosse rivelato e poi ho scoperto. Potrei paragonarlo all’amore per l’emozione che mi provoca! L’obiettivo ora è tradurre quello che la mia mente riesce a vedere. Tradurlo in pasta di colore e tela. Questa è la parte più difficile, la cosa più frustrante, temere che la mia mente ha così chiaro!

Molti non noteranno forse la differenza come molti non hanno saputo vedere l’errore che ci vedo io ora! Che barbarie! […]

E ora che io lo so è come se stessi dietro alle quinte di uno spettacolo di magia, sorridendo beffarda perché io quei trucchi li riesco a vedere!!

Toglietemi la bellezza d’addosso. E’ tutto scritto lì!!”.

 

di Lucia Montanari

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Le mostre di Annalisa D’annibale alias Nicola Pepe

 

Miradouro (2006)

Miradouro (2006)

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

 

MOSTRE PERSONALI


24 Gennaio/13 Febbraio 2009: “Toglietemi la bellezza d’addosso”, presso l’Ora di Luce – Cattolica

Aprile 2008: presso MonteMaggioLab, a cura di Filippo Santolini – Forlì/Cesena

20 Aprile 2007: Live Painting di Nicola Pepe, a cura di Esterni per il Design Pubblico, Salone del Mobile – Milano

Febbraio 2007: presso spazio Goganga, Milano, personale curata da Pamela Maione

Febbraio 2006/Marzo 2006: presso la S.R.A.F. di Faro (Portogallo), personale curata da Pedro Bartilotti

 

MOSTRE COLLETTIVE

 

1-23 Settembre 2007: Collettiva “Arte Erotica” presso De Forma By Art, via Pelagio Pelagi 3 – Bologna

Giugno 2007: Collettiva “Arte erotica” presso le Officine Artistiche di Treviso

Giugno-Luglio 2007: proiezione video “Feet your head” presso il B4 di Milano

14 Marzo 2007: Collettiva presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università Statale di Milano, a cura di Statart

3 Marzo 2007: “Obiettivo POP” presso Euro Hotel di Cascina (Pisa)

Dicembre 2006/Febbraio 2007: Collettiva S.p.A. presso lo Spazio Ethic, Borgo degli Albizi, 37/R – Firenze

Maggio 2006/Giugno 2006: Collettiva presso la Julia Karp Gallery, c/Torrijos 70 – Barcellona

Marzo 2006/Aprile 2006: Esposizione “Territori d’Art” presso la Julia Karp Gallery, c/Torrijos 70 – Barcellona

 

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