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Il mondo delle cooperative

Legacoop

Tratto da Cubia n° 81 – Aprile 2008

Da questo numero inizia una collaborazione tra Cubia e  alcune cooperative aderenti a Legacoop.

Scopo di questa collaborazione è quello di far conoscere una realtà che nella nostra città ha una dimensione forse da molti non percepita.

Troppo spesso si parla impropriamente di cooperazione e difficilmente ci si sofferma sull’articolata  realtà che esprime quest’ultima. Certe campagne nazionali, ingigantitesi in questi ultimi anni, (partendo dal caso Unipol ) non rendono affatto giustizia ad una realtà che è ben diversa da come la si vorrebbe dipingere.

La cooperazione è in molte realtà geografiche la  risposta più efficace a ciò che oggi da tanti viene indicato come uno dei grandi problemi che il paese ha: la precarietà occupazionale.

L’impresa cooperativa, diversamente da quella privata, ha un diverso orizzonte, che è quello di creare ricchezza e sviluppo nell’ambito di un rapporto di lavoro eticamente e socialmente corretto per i soci contemporanei e per quelli che verranno, sostenendo un rapporto di scambio generazionale.

I gruppi dirigenti delle cooperative, democraticamente eletti dalle assemblee dei soci, operano appunto con questo spirito, essendo coscienti di dover dar spazio a gruppi dirigenti di nuova generazione. Lo stesso principio vale per i soci delle cooperative che avendo contribuito a creare disponibilità patrimoniali cederanno con il frutto del loro successo anche le responsabilità.

Questi concetti, ovvi per gli addetti ai lavori, vanno ribaditi perché sono il cardine e la diversità sostanziale che c’è tra una cooperativa e l’impresa privata, pur entrambe naturalmente obbligate a misurarsi poi sul mercato e dunque ai livelli di competitività che lo stesso richiede.

A Cattolica la presenza del movimento cooperativo ha una dimensione non irrilevante ma la sua entità non viene (forse) recepita come tale.

Esiste una presenza di grandi cooperative che operano su tutto il territorio nazionale in particolare nel settore servizi e costruzioni, che grazie alle proprie capacità progettuali, economiche ed altamente competitive  si sono aggiudicate  importanti commesse nel nostro comune.

Esiste la grande distribuzione che annovera tra l’altro centinaia di soci coop.

Esiste la cooperazione d’abitazione che grazie alle opportunità di alcune leggi, soprattutto a cavallo degli anni 70 e 80, ha permesso a tanti soci di cooperative d’abitazione di accedere all’edilizia agevolata  per  potersi costruire una propria abitazione.

Infine  esistono le cooperative di Cattolica  che operano prevalentemente sul nostro territorio, i cui numeri presi nella loro interezza non hanno nulla da invidiare a quelli che sviluppano categorie economiche diverse come gli artigiani, i commercianti o gli albergatori.

La tabella che segue dà un’idea precisa della realtà cooperativa di Cattolica.

TABELLA DATI NUMERICI.

Questa realtà non è esclusivamente economica, ma anche sociale perché fortemente radicata nel territorio, una realtà, in particolare nella cooperazione sociale, che offre opportunità di lavoro a tantissime persone che gravitano nell’area del disagio socio-economico più o meno certificato dalle leggi dello stato.

Dal prossimo numero, questa pagina di giornale, sarà abitata da alcune di queste cooperative nel loro descriversi e nel raccontare le proprie attività, gli impegni, le storie (anche decennali), le problematiche e le esigenze atte alla crescita.

Tale iniziativa non è promozionale o fine a se stessa, ma si è resa necessaria al fine di far comprendere alla comunità la ricchezza sociale, economica, e culturale che la cooperazione rappresenta essendo una realtà diversa nel panorama economico imprenditoriale e che anche a Cattolica ha un suo importante rilievo.

Cooperative di cattolica aderenti a legacoop      
           
cooperative dipendenti soci fatturato    
           
settore sociale tipo A

17

68

650.000

   
(servizi alla persona)          
           
setore sociale tipo B

145

354

4.500.000

   
(inserimento lavorativo)          
           
settore turismo

43

16

3.000.000

   
           
settore servizi

89

534

7.900.000

   
           
settore costruzioni

32

15

7.150.000

   
           
settore ricreativo culturale

0

150

150.000

   
           
settore abitazione sezione  

311

     
di cattolica          
           
 

326

1448

23.350.000

   

note:
Nei dati sopraindicati non sono compresi quelli relativi al settore turismo
che coinvolgono albergatori e bagnini.
Al numero di soci sopraindicato vanno poi aggiunti i soci di coop adriatica sezione di cattolica e i soci di cooperative di fuori territori per un complessivo di oltre 2500 cittadini di Cattolica che a vario titolo sono soci.

Giuseppe Ricci

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Cooperativa M.A.R.E.

MARE

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

La cooperativa M.A.R.E., che ha sede a Cattolica nel palazzo Casa del Pescatore vicinissimo al porto, è nata a metà degli anni Novanta, per iniziativa di un gruppo di biologi. Questi, partendo da un forte interesse per il mare e da uno stretto legame con il mondo della pesca che si è articolato e sostanziato negli anni, si sono creati con grandi sacrifici e autentica passione un mestiere nuovo, quello di ricercatori al servizio dei pescatori e delle amministrazioni che, a diverso titolo e finailità, si occupano del settore. Oggi la cooperativa, pur dovendo affrontare difficoltà contingenti comuni a tutte le strutture scientifiche italiane, pubbliche e private, ha cinque soci che portano avanti attività di ricerca legate alla rapida evoluzione che investe il settore ittico, sul versante normativo, ambientale, igienico-sanitario e tecnologico.

La cooperativa M.A.R.E. in questi anni ha lavorato in progetti volti al miglioramento produttivo e alla valorizzazione dei tre molluschi bivalvi adriatici d’eccellenza: mitilo, ostrica piatta e vongola. Ha infatti progettato e seguito la realizzazione di decine di impianti per l’allevamento dei mitili in Emilia-Romagna, Marche e Veneto, ha collaborato con la marineria di Cattolica a progetti per la valorizzazione dell’ostrica piatta proveniente sia da banchi naturali che da allevamento, e con i consorzi dei vongolari di Rimini, Ravenna e Pesaro, ha svolto ricerche sulla biologia della vongola e sugli attrezzi per la pesca, finalizzate a migliorarne l’efficienza e la salvaguardia dell’ambiente. La cooperativa, che fin dalla sua costituzione è associata a Lega Pesca e Legacoop, ha messo a disposizione le sue competenze tecniche e scientifiche anche per importanti studi applicativi riguardanti la pesca a strascico, quella volante per il pesce azzurro e la pesca con attrezzi da posta, svolta con reti fisse, nasse e bertovelli per seppie, cestini per lumachini.

Oltre alle collaborazioni in progetti su scala nazionale e europea con le università, il CNR, l’ISPRA e i consorzi Mediterraneo e UNIMAR, ha stretto proficue sinergie a livello locale con l’ARPA UO Daphne e il Centro Ricerche Marine di Cesenatico, il Parco le Navi di Cattolica e la Fondazione Cetacea di Riccione.

Oltre alle attività tecnico-scientifiche, la cooperativa M.A.R.E. fornisce agli operatori della pesca e dell’acquacoltura una vasta gamma di servizi di consulenza e di assistenza tecnica, che comprendono le istruttorie per pratiche di concessioni demaniali marittime, di finanziamento, di progettazione di impianti di molluschicoltura off-shore, la sicurezza alimentare e quella della navigazione.

La cooperativa M.A.R.E., inoltre, attraverso una convenzione con la MARE.A s.r.l. , usufruisce del laboratorio di analisi microbiologico, ambientale e chimico, nonché delle competenze nei settori dell’igiene e qualità degli alimenti e della sicurezza sul lavoro.

Una cooperativa, in sintesi, che si è guadagnata la stima dei pescatori e delle amministrazioni locali, regionali e nazionali, nonché del mondo scientifico, anche grazie ai progetti svolti, ai manuali tecnici per gli operatori, alle pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.

di Giuseppe Ricci

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Mamme insieme

 

Logo Mamme Insieme

Logo Mamme Insieme

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Un nuovo servizio attivo a Cattolica che consente da un lato di sostenere le mamme in situazioni di difficoltà e dall’altro di valorizzare lo stato di maternità. Nato sulla scorta dell’esperienza realizzata a Trento già da 15 anni, è coordinato dall’associazione “Il Maestrale”.
Uno degli aspetti con cui devono fare i conti le coppie che lavorano, quando c’è un nuovo arrivo in famiglia, è decidere a chi affidarlo laddove non possano accudirlo. A Cattolica, accanto a differenti tipologie di servizi, che vanno dal nido comunale al baby-sitting, si è ultimamente affiancata una proposta originale che integra le possibilità di rispondere ad esigenze diversificate. Ne parliamo con l’avvocato Astorre Mancini, Pepe per gli amici, responsabile del progetto “Mamme Insieme”.
Allora, Pepe, come ti è venuta l’idea?
Tutto è nato in collaborazione con Rosanna Tintoni e il Centro di aiuto alla vita di Cattolica, che ultimamente ha convinto sei ragazze a non abortire.
Tempo un anno e mezzo e le madri avevano il problema di non poter lavorare, non avendo a chi lasciare il figlio e non essendoci posto all’asilo. Alcune volontarie facevano a turno nel badare i figli ma non potevamo andare avanti per molto. Abbiamo chiesto anche alle Maestre Pie, che hanno una sezione primavera dai 2 ai 3 anni. Sono rimasto molto deluso poiché ho visto che le suore non fanno una selezione guardando a chi ha più bisogno, come ti potresti aspettare dalla loro matrice religiosa. Abbiamo ricevuto un rifiuto per i figli di queste madri in difficoltà, mentre sono stati accolti quelli di persone molto benestanti che potevano permettersi una baby-sitter o che potevano tenere il bambino a casa in quanto la madre non lavorava.
Così, insieme a Rosanna, decidiamo di fare qualcosa in proprio. Ci siamo rivolti alla Cooperativa “Il Maestrale”, che si occupa di servizi educativi, ed ha accettato di collaborare. Ecco perché mi ritrovo ad essere responsabile di questo progetto gestito dal Maestrale, pur senza farne parte direttamente.
In cosa consiste?
Molte ragazze sono estromesse dal mercato del lavoro perché hanno figli piccoli, non riescono a rientrare anche perché non hanno il part-time. Però avrebbero bisogno di uno stipendio. La nostra proposta valorizza la loro situazione di maternità: consente loro di restare a casa con il proprio figlio e gestire fino ad un massimo di altri 5 bambini, così da arrivare a guadagnare anche 850 euro al mese.
Siamo partiti attivando un corso di formazione gratuito di 250 ore e presentando pubblicamente l’iniziativa: al colloquio per diventare operatrici si sono presentate 90 ragazze. Allora abbiamo fatto una preverifica.
Abbiamo chi?
La cooperativa il Maestrale e Maria Grazia Gasperoni, coordinatrice delle Tagesmutter (Mamme di giorno), una realtà che opera a Trento da 15 anni con oltre 200 mamme che gestiscono 600 bambini. Lei, in collaborazione con il sindaco Elena Battistini, ha esporto questo modello a Savignano sul Rubicone, dove è diventato progetto pilota della Regione finanziato anche dalla UE.
Considerata la grande professionalità e l’esistenza di una macchina già oliata, ci siamo appoggiati a Maria Grazia per il corso di Cattolica e la preverifica. Delle 90 ragazze ne sono passate 23, sparse in tutta la valconca.
Che criteri avete usato?
I requisiti strutturali delle abitazioni dove svolgono il lavoro: abitabilità, conformità degli impianti, niente presenza di anziani allettati, animali, scale pericolose, ecc.
Requisiti specifici che avete mutuato da Savignano?
Si, sono quelli della provincia di Trento per le Tagesmutter. Devi avere poi un angolo o una stanza dedicata che diventa il tuo luogo di lavoro. Qualcuna ad esempio adibisce la stanza dei giochi del proprio figlio. Lì ci sarà il tappeto, il tavolino per fare i giochi di manualità, ecc.
Il bambino affidato non esce mai da lì?

Loro si impegnano, insieme alla cooperativa, ad individuare il luogo dove eserciteranno il servizio, che poi verrà attrezzato con i giochi forniti dalla cooperativa stessa. Quella diventa come una stanza d’asilo.
Certo, all’ora della merenda ci si può trasferire in cucina.
Questo viene concordato con la famiglia? Ad esempio, io posso stare tranquillo che mio figlio non verrà accudito dalla televisione?
Sì e sono previste delle verifiche di controllo a sorpresa. A Savignano hanno licenziato una ragazza perché fumava sul terrazzo, a Trento una che hanno trovato a passare l’aspirapolvere in un’altra stanza mentre il bambino guardava la televisione.
Per le Mamme operatrici è una scelta impegnativa…
Questo non è Baby-sitting. Non siamo al livello di una scuola dal punto di vista professionale, però vogliamo adottarne il più possibile il progetto pedagogico.
Come si decide a chi affidare un bambino quando c’è una richiesta?
La coordinatrice del Maestrale fa i colloqui con le famiglie che si rivolgono al servizio. Spesso viene anche il padre. Nell’assegnare l’operatrice più adatta, oltre al criterio territoriale, c’è l’omogeneità del gruppo. Grande attenzione si pone anche alla composizione dei gruppi. Ad esempio, non può essere presente più di un bambino sotto l’anno di età.
La mamma, oltre che con la coordinatrice, fa un colloquio anche con l’operatrice a cui verrà affidato il figlio?
Sì, c’è un protocollo. La coordinatrice analizza le esigenze specifiche. Poi viene fatto un contratto in cui anche il genitore si impegna a seguire il servizio, a dotare il bambino di pasti, merenda, vestiario. Dopodiché il genitore conosce l’operatrice, vede la casa, dove è possibile incontra anche il marito, perché può darsi il caso che non incontri il favore dei richiedenti. Se il marito è a casa mentre l’operatrice lavora, facciamo un colloquio anche con lui per verificarne l’atteggiamento nei confronti della scelta. Non sarebbe opportuno che si mettesse a osteggiare la moglie davanti ai bambini affidati.
Il ruolo del Maestrale si ferma qui?
No. Fanno due incontri al mese con tutte le ragazze per confrontarsi. Poi abbiamo cercato di creare una rete per i casi problematici. Se abbiamo a che fare con bambini con comportamenti problematici, cerchiamo di offrire un supporto per aiutare sia la famiglia che l’operatrice. La coordinatrice ha un ruolo fondamentale perché ascolta e valuta le esigenze di entrambe.
Deve essere per forza una famiglia o una mamma quella che accoglie?
Non facciamo discriminazioni su queste basi. Abbiamo anche operatrici separate.
Solo non accettiamo operatori maschi. Certo, noi conosciamo a fondo le operatrici ma in che misura possiamo o dobbiamo riportare tali informazioni agli utenti?
E’ una questione delicata…
Ovvio che una famiglia voglia sapere a chi affida il bambino, ma va tutelata anche la privacy delle operatrici. A Trento c’è stato anche il caso di una lesbica. L’orientamento sessuale non dovrebbe interessare. Però, mentre nella scuola introduco mio figlio in una struttura che si fa garante, qui lo introduco in un menage familiare. Qualcuno potrebbe non gradire una operatrice che viva stabilmente il rapporto con una compagna di casa.
Come vi muovete?
Abbiamo detto: non facciamo i talebani di Ratzinger e non selezioniamo solo famiglie da mulino bianco. Cerchiamo di guardare quindi più che altro ai requisiti professionali. Quello che deve passare è il valore della casa, cioè il valore affettivo. Tu sei in un gruppo con una tata che riesce a personalizzare molto il lavoro educativo, ma educativo in senso laico, riferito alla cura, all’accudimento.
Da quando siete operativi?
Siamo partiti a giugno 2008 con le esigenze dei lavoratori stagionali. La cosa più bella di questo servizio è la flessibilità, perché riusciamo a coprire fasce orarie a cui il servizio pubblico non arriva. Abbiamo anche bambini che vengono da noi dopo l’ora di chiusura dell’asilo. Chiediamo un minimo di 3 giorni alla settimana. Se hai bisogno di un intervento più circoscritto, ad esempio genitori che debbono uscire una sera, c’è disponibile il servizio di Baby sitting della Mary Poppins.
Ho visto che cercate una collaborazione con il Comune…
Molti di coloro che si rivolgono a noi sono persone in difficoltà, che non riescono a pagare la retta oraria. Per aiutarle, in un primo momento ho chiesto soldi in giro come beneficenza ad amici e conoscenti. Abbiamo così cominciato a offrire contributi integrativi. Oggi, però, quasi tutti chiedono il contributo. Allora, ci siamo rivolti all’amministrazione comunale. L’assessore competente, Ruggeri, ha detto di essere in difficoltà perché già spendono molto per il capitolo scuola, però mi ha proposto qualcosa per il 2009 come sostegno alla genitorialità. Me per il momento non se n’è fatto ancora niente.

Se qualcuno volesse contribuire o desiderasse maggiori informazioni sul servizio “Mamme Insieme”, può contattare la coordinatrice del servizio dott.ssa Marica Marchi al n. telefonico 345 4510811

di Amedeo Olivieri

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Cooperativa Cà Santino

Cà Santino

Cà Santino

Tratto da Cubia n° 86 – Novembre 2008

Ca’ Santino è un Centro riabilitativo – educativo ubicato nello scenario naturale della valle di Levola, tra cespugli di ginestra selvatica e querce secolari, a pochi passi dal borgo medioevale di Montefiore Conca. La struttura nasce nel 1977 dal recupero di un’antica casa colonica e si presenta a tutti gli effetti come una fattoria sociale: al suo interno infatti vengono ospitati giovani-adulti diversamente abili, che qui vivono e lavorano in un ambiente sereno e familiare, sulla scia dell’idea fondante per la quale vivere in armonia con gli animali e l’ambiente può rappresentare uno stile di vita terapeutico.
I servizi offerti agli adulti, mediante la doppia formula del Centro Residenziale e del Centro di Lavoro Protetto, consentono di predisporre una serie di attività che dà agli ospiti la possibilità di vivere un’esperienza che ne stimola attitudini ed abilità.
Nel corso degli anni si è pensato che un’apertura verso le istituzioni del circondario avrebbe consentito la trasmissione di un modello di recupero ambientale e di integrazione sociale, fruibile sia dagli ospiti del Centro che dal territorio stesso. Sono nati così il Progetto Ambiente Uomo e, in collaborazione con la provincia di Rimini, il Progetto Giocapony, percorsi di Educazione Ambientale e di avvicinamento agli animali della fattoria rivolti ai bambini delle scuole.
Le classi che arrivano a Ca’ Santino sono accolte, dai ragazzi che partecipano ai progetti, con trepidazione ed entusiasmo perché rappresentano la possibilità di mettere in campo le loro specifiche competenze e di compiere gesti utili per gli altri; si crea così una collaborazione ed un’affiatamento che stupisce chi non vi è abituato.
Se ci si spinge infatti lungo il sentiero battuto che dalla strada provinciale conduce al cuore della valle, è possibile imbattersi in gruppi di bambini e di ragazzi che, accompagnati da cani ed asini, percorrono a piedi i boschi ed i campi limitrofi alla fattoria, o sono intenti a spazzolare Chicco e Salima, i loro cavalli.
Gli animali rivestono un ruolo importantissimo nel percorso terapeutico degli utenti: la relazione con essi consente una modalità comunicativa che, senza passare per processi mentali e verbali, si muove sul piano istintivo e corporeo.
Le Attività Assistite con gli animali, che qui si praticano da diversi anni sotto la guida di operatori specializzati, consistono in pratiche che si avvalgono dell’animale come strumento terapeutico e si attuano in un “complesso di tecniche di educazione e rieducazione” volte ad ottenere la risoluzione di danni sensoriali, motori, cognitivi, affettivi o comportamentali.
Un approccio dalle illimitate potenzialità che si propone come co-trattamento, agendo da facilitatore delle acquisizioni, della validità e dei risultati di altre terapie.
Gli studi che negli ultimi anni hanno affrontato la peculiarità delle terapie assistite dagli animali dimostrano che nella relazione utente-animale si instaura un importante canale di contatto corporeo attraverso il quale si acquista controllo e fiducia di sé, si favorisce un arricchimento sensoriale ed emotivo, si stimola l’autostima e la capacità di “prendersi cura”, in un clima sereno e distensivo che permette di lasciarsi andare.
A Ca’ Santino si cerca di operare il più possibile nel rispetto dei tempi e dei modi dei ragazzi, con un’attenzione sempre viva agli animali che collaborano con gli operatori per la riuscita di un percorso riabilitativo che coinvolge tutti i servizi sopra elencati. La Provincia di Rimini appoggia e sostiene i diversi progetti destinati al territorio e ciò rappresenta un continuo stimolo a reinventare le attività, proponendone sempre di nuove ed invitanti.
L’apertura al territorio, essendo ormai tratto distintivo della fattoria, si rispecchia in un’ospitalità verso chiunque desideri visitare la struttura o ricevere informazioni sui servizi offerti, anche relativi all’utenza esterna.
E’ possibile telefonare al numero 0541/985905 per avere maggiori chiarimenti dagli operatori stessi.

di Giuseppe Ricci

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Cooperativa Mary Poppins

Cooperativa Mary Poppins

Cooperativa Mary Poppins

Tratto da Cubia n° 84 – Settembre 2008

La Cooperativa Mary Poppins nasce nel 1993, con lo scopo di dare un significativo contributo all’offerta di servizi educativi, integrativi, ricreativi, di formazione, psicologici e di sostegno, da rivolgere alle famiglie ed ai bambini/ragazzi in età 0-18.
La caratteristica che contraddistingue la Mary Poppins è che si tratta di una Cooperativa Sociale onlus, costituita da soci tutti in possesso di competenze e titoli di studio specifici, nata su iniziativa di alcuni soci fondatori, formati attraverso un Corso di Formazione Professionale per operatori e ricercatori dell’età evolutiva, finanziato dalla regione Emilia Romagna e dallo stesso Comune di Cattolica. L’obiettivo della Cooperativa è quello di creare ed ampliare i servizi socio-educativi come risposta professionale ai bisogni diversificati e complessi delle famiglie, integrandoli al già esistente patrimonio dei servizi pubblici, potenziando l’offerta e sostenendo la crescita in termini di qualità.
La Cooperativa Mary Poppins gestisce servizi quali: Nidi d’infanzia, Scuole Materne, Centri Estivi, Animazione, Laboratori e Gruppi Educativi, Mini Club, Sostegni scolastici (per le scuole materne, elementari, medie e superiori del territorio)e domiciliari, Corsi di Formazione ed Aggiornamento per educatori e insegnanti, Supervisioni Cliniche, Sportelli di consulenza Psicopedagogica e Familiare.
La Cooperativa è convenzionata con le Università di Urbino, Bologna e Padova, per accogliere sia i neo-laureati psicologi (o Laurea equipollente) tirocinanti, sia gli studenti del terzo anno universitario che necessitano di espletare un monte ore di tirocinio formativo pre-laurea; è inoltre riconosciuta come sede di tirocinio delle scuole di Specializzazione in Psicoterapia Istituto Freudiano per la Clinica, la Terapia e la Scienza di Roma e ISCRA, Istituto Modenese per la Specializzazione in Psicoterapia Sistematica e Relazionale e con l’Istituto Italiano di Psicoterapia Formazione e Ricerca Francesco Bonaccorsi di Milano; è anche sede di stage per enti di formazione.

di Giuseppe Ricci

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