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Il Senso del Mare

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Tratto da Cubia n° 55 – Ottobre 2005

L’Amministrazione comunale di Cattolica, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini e dell’Università di Bologna, promuove un nuovo progetto culturale dedicato al Mediterraneo e, più in generale, al mare inteso come realtà geografica, economica, culturale e sociale. “Il senso del mare” è il titolo del progetto, ideato da Maria Lucia De Nicolò, che mira a promuovere la città quale punto di riferimento della cultura del mare, scoprendo e sviluppando le molteplici connessioni fra scienza e suggestione, storia e mito, politica ed economica, società e spirito ludico attraverso una serie di incontro culturali di respiro internazionale, interregionale e locale tra loro correlati. L’intera città diverrà un palcoscenico in cui saranno impegnate non solo le figure istituzionali e i centri della cultura (biblioteca, teatri, museo), ma anche le altre componenti sociali e produttive legate al mare.

Si tratta di un progetto impegnativo, che prende l’avvio con un ciclo di sette conferenze che si terranno presso il Centro Culturale Polivalente dal 5 Novembre al 17 Dicembre, con il coinvolgimento di alcuni prestigiosi studiosi che svilupperanno alcuni temi salienti delle rispettive discipline e competenze assumendo quale denominatore comune il mare. Ciò che si vuol promuovere è un versatile e per certi intrigante contenitore legato alla città di Cattolica, capace di trasmettere suggestioni, conoscenze, proposte, aspettative e dinamiche di un Mediterraneo, e più genericamente del mare, esaminato nell’incontro tra passato e futuro.

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La stele della discordia

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Tratto da Cubia n° 85 – Ottobre 2008

Conferenza stampa al Centro Culturale Polivalente

“Quando siamo certi che la storia ci ha raccontato tutto, vi è sempre un’altra storia che modifica il conosciuto”. Con queste parole il Sindaco di Cattolica Pietro Pazzaglini ha aperto la conferenza stampa sul ritrovamento della stele daunia e lo scavo archeologico nell’area VGS a Cattolica, che si è tenuta alle ore 17 del 15 ottobre presso il nostro Centro Culturale Polivalente. Circa un centinaio di persone hanno assistito alle prove inconfutabili fornite dal geologo Stefano Lugli a sostegno dell’autenticità della stele, gli esami petrografici eseguiti dimostrano che questo biocalcarenite a grana fine proviene da una città nei pressi di Manfredonia e non è di fabbricazione picena, come in precedenza ipotizzato dal professore Lorenzo Braccesi.Wilma Galluzzi, la giornalista che scrive solitamente sul quotidiano La Voce, ha riassunto in modo encomiabile la storia della stele daunia che al momento è a Bologna in attesa di restauro nei depositi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, quindi per avere notizie dettagliate sugli scavi ed il ritrovamento degli altri reperti archeologici trovati nell’area dove sorgerà il VGS consiglio di consultare “La Voce” del 16 Ottobre, la si può trovare negli archivi pubblici del nostro Centro Culturale Polivalente od in alternativa consultare il nostro sito internet http://www.cubia.it nella sezione forum vi troverete tutte le notizie ufficiali e qualche indiscrezione!Il ritrovamento delle stele daunia, in una zona di diporto, ha creato profondi dissidi di origine culturale, politica ed economica, per il bene di Cattolica occorre accantonare tutte le lotte intestine a favore di una valorizzazione dei reperti ritrovati e che ancora si troveranno, visto che la dottoressa Monica Miari sta ancora dirigendo gli scavi archeologici, vicino al cantiere del VGS e poco importa se l’opera globale costerà circa 20 milioni di euro, il prezzo della storia, per giunta nostra, è inestimabile. Pensate che è stato ritrovato quello che al momento risulta essere il nostro più antico concittadino, un bambino a cui è stato dato il nome di Al, sepolto insieme al suo cagnolino, circa 4000 anni fà!Il Sindaco Pietro Pazzaglini e l’Assessore alla Cultura Dott. Alba Di Giovanni hanno chiesto ufficialmente al Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna il Prof. Luigi Malnati di poter custodire la stele lunga circa 150 cm, dallo spessore di 7-8 cm e che al momento è divisa in due segmenti, all’interno del nostro Museo della Regina! Il parere è stato favorevole, quindi spetta all’amministrazione trovare i fondi per restaurare la stele di cui verosimilmente si prenderà cura la restauratrice Antonella Pomicetti, che ricopre il ruolo di Direttore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna; durante la conferenza ha spiegato quali interventi di restauro saranno effettuati, ma ha altresì sottolineato che le forze lavoro competenti e disponibili sono assai limitate, rispetto alla quantità di reperti che necessitano di intervento in tutto il territorio dell’Emilia Romagna, considerando la non idilliaca situazione economica in cui verte il nostro Comune, occorre trovare urgentemente fonti di guadagno alternative per il nostro bene comune! Organizzare una mostra dei reperti archeologici trovati durante gli scavi presso il nostro Museo della Regina mi sembra un ottima idea per cominciare!

di Massimiliano Ferri

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CATTOLICA in fiore! – Poesia di Karin Lippoldt

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CATTOLICA in fiore!

regala le emozioni grandi ed il sorriso.
Quanto piace questa festa dei fiori,
ci sentiamo qualche giorno come in paradiso.

Ecco i fiori hanno acceso un fuoco di mille colori,
che ci fa impazzire sprigionando il loro profumo;
è quasi inesprimibile questa gioia immensa.
Magari mette le ali allo spirito dei sognatori e poeti
per volare su fino nell’universo e sempre di più.

Le splendide strade e piazze
variopinte, che meraviglia!
Ci siamo immersi nel favoloso
spettacolo sotto questo
cielo dipinto di blu ed il sole
splende lassù e
riscalderà mille cuori tra i fiori.

Karin Lippold

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L’Angolo della Poesia

 

Il Cardinale di Francis Bacon

Il Cardinale di Francis Bacon

 

 

Tratto da Cubia n° 55 – Ottobre 2005

 

La Parola


Non gettare incenso sui braceri

dove si forgia la parola

né spezie dai subdoli aromi

né polveri incendiarie o linimenti

 

Lascia che si faccia da sé

nel richio d’essere questa o quella

pronta a darsi

con la sua luce breve 

che scolora.

 

Oltre la cifra

 

Abitiamo ove abita l’anima

Dante Leopardi dormono

il lungo sonno nelle biblioteche

fuori dai giorni

 

Tu non conosci lo stupore di Giotto

l’incanto del fiore di campo

non ascolti Vivaldi

 

Ti chini avido sul cibo

anneghi nel sesso nevrotico

conosci sabbie caraibiche

non sai di Venezia e Firenze

 

Respiri e sei morto

sei l’urlo di E. Munch

il cardinale di F. Bacon

non ti redimono beni che accumuli

 

Sei lo strazio della bellezza

che si spegne

senza pensiero che vada

oltre la cifra.

 

Poesie di Gianfranco Gabellini

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La Regina Misteriosa

 

Piquillo

Piquillo

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009
Piquillo l’enimmista Evelino Ghironzi all’anagrafe, crittograficamente colui che nei giorni 8-9 Maggio 2009 ha organizzato il X Convivio Enigmistico Adriatico, denominato “Incontro Amici dell’A.R.I.”, al Park Hotel di Cattolica.
75 geniali menti più aggregati, che in tempo di crisi e in bassa stagione, rappresentano oro per la Regina.
Alle ore 18.30.00 Piquillo ha scandito il discorso di benvenuto nel quale ha premiato i 4 fedelissimi che furono presenti in occasione del 1° incontro enigmistico a Cattolica nel Maggio del 1967:
– Asvero, Il Marziano, Magina, Sergio Tomassoli del Resto del Carlino.
I vincitori delle gare bandite nel 2007 da Piquillo sono stati omaggiati con targhe e coppe ricordo, più ambiti i premi di consolazione offerti dalla Tenuta del Monsignore, a riprova che ciò che conta è partecipare!
Il sabato mattina alle ore 9.00 i più mattinieri si sono sfidati nalla gara di Enigmistica Classica, il triestino Dendy ha risolto i 18 giochi in 18 minuti!
Alle ore 10.00 nuova gara su modulo misto, giusto il tempo di sedersi per il modenese Barak che in appena 5 minuti ha riconsegnato il modulo perfettamente compilato. Circa un ora dopo, Dendy si è preso la rivincita risolvendo il modulo dell’Associazione Rebussisti Italiani in 7 minuti.

Applausi a scena aperta sono stati rivolti ad Ilion (Nicola Aurino di Caserta) alla lettura di un poetico a schema con soggetto apparente “LA CITTA’ DI CATTOLICA”

Cambio di consonante (5)

ANCORA CATTOLICA, PER ME…

Con una maschera cucita addosso da troppi lustri
ritorno a baciare questa terra
sfiorandola col volto consunto
io che ormai (ormai = da ormare)
sono solo una vecchia battona
che offre la sua scollatura in rovina.
Terra che dona una rosa (rosa = da rodere)
anche a una passeggiatrice con la pelle rugosa.
Terra dove l’affettato “vitellone” va a pezzi.
In troppi bassifondi trascorsi il passato
ma ora voglio riposare il mio cuore bucato
per morire in piedi

avvolta in veli di tenebre
quando la campana suonerà l’ultima ora.
Qui dove l’incanto del cielo trionfa
ho vissuto in tempi più belli sognando
di diventare madre
poi mi sono piegata nella “professione”.
Ora alla chiamata di Cattolica porto
una vita chiusa alla speranza per dare pace
all’ordine di giorni
trascorsi a un incrocio
nell’offerta di amore a pagamento. (pagamento = che appaga)
Sì, ora solo Cattolica è la mia vita.

suola/suora

Questi enimmisti sono geni, civili, rapidi e puntuali, provenienti da ogni parte d’Italia, potrebbero avvalersi della sponsorizzazione di TRENITALIA, ma sono liberi da loghi ed etichette. Tutta gente cordiale, come una grande Famiglia in cui darsi del “tu” è quasi un obbligo, ove per convenienza ci si chiama con velati nickname. Tiberino (Franco Diotallevi di Roma) mi ha fatto da Anfitrione, donandomi chiavi atte ad aprire i lucchetti delle loro stanze meno segrete, che ho il piacere di condividere con i lettori di Cubia.
Gli enimmisti si riuniscono LIVE circa una volta al mese, rimanendo in contatto ONLINE attraverso lo scambio di e-mail e per mezzo dei siti internet:
La biblioteca enigmistica italiana.
Il portale italiano dell’enigmistica.
Le riviste ufficiali sono:
– Il Leonardo, la rivista trimestrale di rebus e notiziario dell’ARI. (X info tel.-fax 06.7827789)
– Penombra, il più antico mensile di enimmistica d’Italia fondato nel 1920 da Cameo. (X info telefax 06.233.201.830)
– Il Labirinto, il periodico elettronico scaricabile gratuitamente da internet.

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Contro i pregiudizi nel nome di Castelvetro

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Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

Giovedì 23 Aprile si è tenuta la premiazione della seconda edizione del Concorso “Premio Arti Espressive Mario Castelvetro”, promossa dall’ANPI (Assoc. Naz. Partigiani It.) di Cattolica e Valle del Conca. La manifestazione vuole rendere onore alla memoria del maestro e sindaco Mario Castelvetro che sempre ha profuso grande impegno presso le scuole del territorio per insegnare gli alti ideali, scaturiti dalla lotta di liberazione nazionale tra ’43 e ’45, e che sono alla base della nostra Costituzione. La presidente Anpi Cattolica-Val Conca, Elisabetta Raschi, si è complimentata con tutti i partecipanti e ha detto “Possiate crescere con questi valori costitutivi della Costituzione e della Carta Europea e sappiate approfondirli nel rispetto reciproco della persona”.

Il 1° premio è stato vinto dalle classi V A e V B della scuola Carpignola con “Il pianeta dei pregiudizi” (insegnanti Belemmi, Olivieri, Pagnoni e Prioli). Si tratta di un’opera collettiva multimediale di analisi sociale che prende in esame i più logori pregiudizi tendenti a creare concetti negativi su tutto ciò che è diverso. Alla fine uno dei bambini delle classi vincitrici ha detto: “Siamo contenti di aver partecipato al Premio Castelvetro perché ci ha permesso di capire l’uguaglianza tra le persone”.

Il 2° premio ex aequo per una V di S. Giovani e la V B con “Tanto diversi ma tutti uguali” e la V B di P.zza Repubblica con la poesia “Se rispetti ogni persona”. Il 3° premio, della III D di San Giovanni, un allegro manifesto colorato dal titolo: “Un cuore di amicizia”. Un premio speciale alla III D con un manifesto-collage di giornali in cui campeggia un NO seguito da tutte le forme di violenza e ingiustizia sociale.

di Wilma Galluzzi

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Gelmini risponde a Vanzini

 

On Valentina Aprea con il microfono

On Valentina Aprea con il microfono

 

 

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Gianfranco Vanzini sembra avere a cuore le sorti della scuola statale italiana (della sua dedizione a parificate e private già sapevamo). Nel precedente numero di Cubia si pone al riguardo una domanda “Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?“. Fingiamo di ingnorare che disponga già di una risposta certificata a priori dalle sue appartenenze ideologiche e offriamogli un contributo che speriamo lo aiuti a superare i dubbi e recuperare sonni tranquilli. Non sarò io a parlare ma un soggetto ben più accreditato, che dovrebbe incontrare il suo favore: il Ministro Gelmini. O meglio, il suo alter ego che si occupa davvero di scuola: l’On Valentina Aprea (da sempre responsabile delle politiche scolastiche di Forza Italia, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione sotto il Ministro Moratti, ora presidente della Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera nonché proponente un disegno di legge in discussione su autonomia e docenti).

L’On Aprea, intervenendo a Febbraio in un importante convegno nazionale sulla scuola al posto del Ministro, ha gentilmente risposto di fronte ai 600 convenuti ad una mia domanda: “Come mai, se i risultati delle valutazioni internazionali riconoscono un livello molto elevato alla scuola primaria italiana, mentre salendo di grado i valori sono in caduta libera, avete di nuovo infierito con la vostra riforma, la terza in quattro anni, su questo ordine di scuola?“.

Questa la sua risposta, dalla onorevole non rivista, ma presente nel mio registratore:

“L’istruzione è commissariata dal ministro dell’economia da parecchi anni: ma se la classe dirigente dell’economia e gli studi economici finora si limitavano a comunicare alla pubblica istruzione cosa necessitava, adesso siamo all’imposizione del risparmio. E’ VERO, la scuola primaria è una scuola che funziona e che è efficace: l’ultimo rapporto IEA lo testimonia. Di fatto la questione determinante è stata questa: si fa prima a ridurre gli insegnanti nella scuola primaria perché la specializzazione è unica, anche se so che nella prassi non è così, ma sulla carta sì, e qui torna il fatto che per la scuola italiana siete numeri, sulla carta avete gli stessi titoli e la stessa preparazione, per cui qualsiasi governo può chiedervi di insegnare l’una o l’altra materia, fino ad avere un’unica classe tutta per voi. Cosa che non succede nella scuola secondaria superiore dove le corporazioni si stanno facendo sentire e questo non è corretto nei confronti della funzione docente di tutti gli ordini di scuola: cioè vincono sempre quelli delle superiori perché fanno lobby. Ci sono le corporazioni degli insegnanti di chimica, di fisica, di scienze, tutti quelli che sanno di dover perdere delle ore con la riforma o con la eliminazione di indirizzi. Così il Governo ha trovato più facile diminuire le ore di insegnamento-apprendimento dei bambini fino ad arrivare alla scelta del maestro unico piuttosto che tagliare tre, quattro ore del curricolo della scuola superiore: vorrà dire qualcosa! (detto da lei!, ndr). Ad esempio, vi pare possibile che noi dobbiamo mantenere due diversi docenti per insegnare alla scuola media scienza e tecnologia, poi c’è anche il prof di matematica? Non  è meglio formare un docente dell’area scientifica e affidargli una cattedra unica? Avevamo pensato di abolire l’educazione tecnologica, invece siamo stati obbligati a fare il compromesso di un insegnamento di un’ora. Che senso ha?”.

Scommetto che Vanzini lo sa.

P.S. Due giorni dopo il terremoto d’Abruzzo, mentre infuriavano le polemiche su come reperire fondi per le popolazioni, le Commissioni parlamentari Difesa hanno approvato il piano governativo da 13 miliardi di euro per l’acquisto di 131 caccia-bombardieri F-35 e per l’ampliamento della base aerea di Cameri (No) dove i velivoli verranno assemblati. Evidente che i soldi appaiono e svaniscono a seconda delle priorità. E la guerra non dovrebbe mai esserlo in uno stato civile!

di Amedeo Olivieri

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LA FOLLIA

la-follia

La follia

La follia è essere quello
Che si è, è accettare il
Mondo come è.
La follia è distruggersi
Il presente, la follia è
Vivere pieni di rabbia
La follia è avere capito
I propri errori e cambiare,
la follia è una poesia bella o
brutta che sia, la follia è autodistruzione
la follia è volere bene a chi ha problemi,
la follia è sconfinare con la mente,
la follia è una malattia,
la follia è l’artista che sei, la follia è
aiutare qualcuno che ha bisogno.
La follia è un sogno della mente, una
Lusinga per l’anima irrequieta,
La follia è se riesci a fare in modo che
Sia un passaggio tra ciò che è vero e
Ciò è immaginario e in questo sapere
Trovare il modo di viverci.

di Barbara Serfilippi

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La Resurrezione di Gesù

 

La Resurrezione di Gesù

La Resurrezione di Gesù

 

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Secondo Paolo, “se Cristo non è resuscitato (…) è vana anche la vostra fede” (1Cor 15,14): quindi è importante credere che Gesù sia resuscitato, ma cosa significa che Gesù è resuscitato? Purtroppo abbiamo le idee un po’ confuse o addirittura deviate. Il fatto della resurrezione non è descritto in nessun Vangelo.

L’unica descrizione della resurrezione di Gesù la Chiesa non l’ha considerata autentica, ed è purtroppo invece quella che ha eccitato la fantasia degli scrittori e degli artisti. La conosciamo tutti l’immagine del Gesù trionfante che esce dalla tomba con il vessillo della vittoria: non appartiene ai Vangeli, ma è in un testo apocrifo del 150 chiamato il Vangelo di Pietro.

Quindi nessun Vangelo ci descrive la resurrezione di Gesù. Tutti la descrivono in forme diverse, ma il significato che intendono proporre è identico: ci offrono la possibilità di sperimentarlo resuscitato. Non è possibile credere che Gesù è resuscitato perché ci viene insegnato dalla chiesa, e neanche perché è scritto nei Vangeli: fintanto che non si sperimenta nella propria esistenza la realtà di Gesù vivo e vivificante, non è possibile credere a Gesù resuscitato.

Ecco perché, mentre nessuno dei Vangeli ci dice come Gesù è resuscitato, tutti, in modo differente l’uno dall’altro, danno l’indicazione di come sperimentarlo resuscitato. La resurrezione di Gesù non appartiene alla storia ma alla fede, non è un episodio della cronaca, ma un episodio che si chiama teologico.

Cosa significa? Se al momento della resurrezione di Gesù fosse stata presente la televisione con fotografi, non avrebbero fotografato e ripreso assolutamente niente, perché non è possibile vedere con gli occhi, con la vista fisica Gesù resuscitato, bisogna vederlo con la vista interiore.

Vediamo il cap. 28 del Vangelo di Matteo. “Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro”: manca un’altra donna, perché? Al momento della crocefissione di Gesù erano indicate Maria di Màgdala, un’altra Maria e la madre dei figli di Zebedeo: come mai adesso la madre dei figli di Zebedeo sparisce?

Le donne nei Vangeli sono tutte positive eccetto due figure che sono legate con il potere: colei che lo detiene, Erodiade, e colei che lo ambisce, la madre dei figli di Zebedeo, nel famoso episodio “(Gesù), dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno” (Mt 20,21). E’ la donna ambiziosa che aspira il potere per i figli e indirettamente anche per sé: con la morte di Gesù è la fine dei suoi sogni, quindi chi rincorre il potere non farà l’esperienza della resurrezione di Gesù. Quindi questa donna è assente.

E scrive l’evangelista che “vi fu un gran terremoto”: non è un sisma il terremoto, è una forma letteraria per indicare una manifestazione divina. Ed ecco “un angelo del Signore”: quando troviamo l’espressione “angelo del Signore”, non significa mai un angelo inviato dal Signore, ma è Dio stesso. Gli ebrei ci tenevano a tenere distante la relazione tra Dio e gli uomini; quando Dio entrava in contatto con gli uomini non parlavano mai del Signore e Dio e gli uomini; quando Dio entrava in contatto con gli uomini non parlavano mai del Signore o Dio, ma mettevano sempre l’espressione “angelo del Signore”. Quindi “angelo del Signore”, quando lo troviamo nell’Antico Testamento e nel Nuovo, indica sempre Dio stesso che entra in contatto con gli uomini.

Ed è interessante che nel Vangelo di Matteo troviamo questo “angelo del Signore” tre volte: la prima per annunciare la nascita di Gesù a Giuseppe (Mt 1,20;24), la seconda per difenderlo dalle trame omicide di Erode (Mt 2,13;19) e la terza per confermare che la vita, quando proviene da Dio, è più forte della morte (Mt 28,2).

Questo “angelo del Signore”, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa”. C’è un espressione che usiamo comunemente: “mettiamoci una pietra sopra”. Cosa significa mettere una pietra sopra? Si rifà all’uso funerario antico: il morto veniva messo nel sepolcro e ci si metteva una pietra sopra.

Mettere una pietra sopra significa: è tutto finito. Ebbene, Dio, che fa irruzione in questo avvenimento, rotola la pietra e si siede sopra la pietra: la comunicazione tra il regno dei morti che indicava il sepolcro e quello dei vivi, con Gesù viene ripristinata, prima c’era la separazione. L’evangelista ci descrive la paura delle guardie e il rimprovero che l’angelo del Signore, Dio stesso, fa alle donne: “So che cercate Gesù il crocifisso” – dire crocifisso significava dire maledetto, perché morire crocifissi era la morte riservata ai maledetti da Dio – “Non è qui. E’ stato resuscitato, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto”. L’Evangelista dice che Gesù è stato resuscitato: la resurrezione è una nuova creazione che compie Dio nella persona. La resurrezione non è la rianimazione del cadavere, ma è una nuova creazione: come dice Paolo, “si semina un corpo animale” – il corpo della ciccia -, “risorge un corpo spirituale” (1Cor 15,44). Quindi la resurrezione non è la rianimazione dell’individuo, ma una nuova creazione compiuta da Dio.

Ecco perché è importante: una volta che Gesù è resuscitato, compare in una forma diversa, in un aspetto diverso che non è possibile percepire se non mettendosi in sintonia con la lunghezza d’onda dell’amore di Dio. La domanda: ma dove sono i nostri cari? Non sono in un luogo. Non stanno da qualche parte: per sperimentarli, per vederli, bisogna che la nostra vita sia messa in sintonia con la lunghezza d’onda dell’amore di Dio, e quindi si sperimenta che queste persone, che non sono state rianimate, si presentano in una forma nuova.

Il Signore dice: “Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è stato resuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete”. E’ importantissimo quest’annuncio del Vangelo: Gesù è stato resuscitato dai morti, cioè Dio gli ha ricreato la vita e quindi non è più nel regno dei morti, li precede in Galilea – ora vedremo perché –  e li invita: “là lo vedrete”. 

Nella lingua greca il verbo “vedere” si scrive in due maniere diverse. Noi nella lingua italiana adoperiamo lo stesso verbo nelle due realtà. Quando parliamo con una persona adoperiamo il verbo “vedere” anche per “capire”; nella lingua greca ci sono due verbi: uno che indica la vista fisica, l’altro verbo che indica la vista interiore, cioè la comprensione, la percezione, ed è questo verbo che adopera l’evangelista.

L’evangelista non assicura agli undici discepoli che avranno le visioni. Non è un privilegio per poche persone, per i visionari, ma una possibilità per tutti i credenti. Questo verbo “vedere” è quello contenuto nella beatitudine “beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8).

Cosa dice l’evangelista? “Puro di cuore”: il cuore, nel mondo ebraico, non è la sede degli affetti, è la coscienza. Gesù dice: “le persone limpide, le persone trasparenti, le persone cristalline” – e uno è limpido, cristallino, trasparente quando ha rinunciato all’ambizione di apparire e si preoccupa soltanto di seguire gli altri – “queste persone sono talmente trasparenti e libere che vedranno Dio”. Non nell’aldilà – nell’aldilà lo vedranno tutti – ma qui! Nella loro esistenza terrena, faranno un’esperienza costante e profonda della presenza di Dio.

Mentre gli altri non vedono perché sono occupati da troppe cose, le persone limpide e trasparenti si accorgono di una presenza di Dio continua, costante e vivificante: un Dio che si mette al servizio dei suoi, un Dio che tutto trasforma in bene. Per fare questa esperienza però bisogna essere persone trasparenti, persone cristalline: chi è trasparente con gli altri è trasparente anche con Dio, quindi percepisce Dio nella sua esistenza. Ecco perché non c’è nostalgia di chissà quale paradiso lontano.

Allora dice di andare in Galilea per sentire la presenza del Signore; “abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli“. Mi piace sempre sottolineare che nei Vangeli uomini e donne non sono posti allo stesso fianco; le donne sono sempre prima degli uomini. Non c’è uguaglianza tra uomini e donne nei Vangeli; noi uomini purtroppo nei Vangeli ci facciamo sempre la figura dei fessi perché siamo sempre i più tonti, i più tardi, e sempre negativi.

E questo era tremendo nella cultura dell’epoca, perché nella cultura dell’epoca c’era una scala gerarchica dove c’era Dio, attorno a Dio c’erano gli angeli del servizio e poi, via via scendendo, gli uomini all’ultimo posto, lontanissime da Dio, c’erano le donne. Le donne, per il fatto delle mestruazioni, erano considerate in una condizione di perenne impurità, per cui le più lontane da Dio.

Nei Vangeli si capovolge. Nei Vangeli il ruolo degli angeli lo svolgono le donne; il verbo “annunziare” è lo stesso da cui deriva il termine “nunzio”, cioè angelo. Alle donne nei Vangeli è concesso non il compito degli uomini, ma quello superiore agli uomini che è quello degli angeli, quello di comunicare vita. “Ed ecco Gesù venne loro incontro”: quando si va a trasmettere un messaggio di vita è impossibile non incrociare nella propria strada Gesù.

Quindi le donne accolgono questo messaggio di vita, vanno ad annunciare una vita che è più forte, della morte e incontrano Gesù: questa è un’esperienza costante nella vita di tutti coloro che vanno a trasmettere un annuncio di vita. Chi va a trasmettere vita, trasmette la propria vita rafforzata da quella di Dio: quando si fa del bene agli altri, quando si comunica bene agli altri, è il nostro bene centuplicato da una forza che il Signore ci dona.

E Gesù dice alle donne: “non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”Notate l’insistenza: non era più semplice Gerusalemme? Era lì! Gesù è categorico: che vadano in Galilea e là mi vedranno.

Gli undici andarono in Galilea – ed ecco la novità, ed ecco la possibilità per tutti noi – sul monte che Gesù aveva loro fissato: ma Gesù non ha fissato nessun monte! L’angelo del Signore ha detto: “andate in Galilea e lo vedrete“; Gesù ha ripetuto: “andate in Galilea, là mi vedranno“.

Ma la Galilea è una regione abbastanza vasta, ci sono tanti monti; perché l’evangelista dice: “gli undici discepoli intanto andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro fissato”? Qual è questo monte, e perché ci vanno direttamente? L’espressione “il monte”, nel Vangelo di Matteo, la troviamo per indicare il monte dove Gesù proclama il suo messaggio, quello che è conosciuto come “il monte delle beatitudini” (Mt 5,1).

Ecco allora la chiave di lettura dell’episodio della resurrezione di Gesù, che non è un privilegio concesso duemila anni fa a qualche decina o qualche centinaio di persone, ma una possibilità per i credenti di tutti i tempi: per sperimentare un Gesù resuscitato bisogna andare in Galilea sul monte dove Gesù ha annunziato il suo messaggio, messaggio che è stato formulato e riassunto nelle beatitudini. Allora questa è un’esperienza per tutti.

Vogliamo sperimentare che Gesù è vivo? Vogliamo incontralo? L’evangelista ci dice come si fa: mettete in pratica il suo messaggio, quel messaggio che Gesù ha annunciato nel discorso sul monte, che è formulato nelle beatitudini e che possiamo riassumere così: “beati quelli che si occupano degli altri perché questi permetteranno a Dio di occuparsi di loro; chi nella propria vita si sente responsabile della felicità degli altri permette a Dio di prendersi cura della sua felicità”.

Quindi “gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato”, ma qui c’è un piccolo intoppo. Scrive l’evangelista: “quando lo videro” – quindi vedono Gesù resuscitato, ed è sempre il vedere che riguarda la vista interiore non la vista fisica -, “gli si prostrarono innanzi” – prostrare significa riconoscere la condizione divina -; “alcuni però dubitavano“. Di che dubitavano? Questo verbo “dubitare” c’è soltanto un’altra volta nel Vangelo di Matteo: è quando Pietro vuole camminare sulle acque – significa avere la condizione divina. Gesù invita a farlo e Pietro comincia ad affondare, e Gesù dice: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14,31).

Dubitare significa non avere la condizione divina, ma, come Pietro, pensare che questa si ottiene con l’intervento da parte di Dio. No! la condizione divina si riceve soltanto mettendo la propria esistenza al servizio degli altri, passando inevitabilmente per la croce e per la persecuzione: allora i discepoli, che hanno visto la fine di Gesù che è passato attraverso il supplizio della croce, dubitano di essere capaci anche loro di passare attraverso questa croce per ottenere la condizione divina.

Le ultime parole di Gesù sono importantissime. Dice: “andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”,  cioè immergendo le persone nella realtà di Dio, e soprattutto questa espressione che sembra essere stata cancellata dai Vangeli: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi”. “Fino alla fine dei tempi” è un’espressione ebraica per indicare “per sempre”: Gesù resuscitato non si congeda dai suoi, ma li invita ad andare per il mondo, non a trasmettere una dottrina, ma a praticare un messaggio d’amore.

Questo invito non è rivolto ai preti, ma è per tutta la comunità dei discepoli. Gesù non sta parlando di amministrare il Sacramento del Battesimo – il verbo battezzare significa “immergere”. Gesù invita la comunità dei credenti e dice: “andate a ogni persona che incontrate immergetela nella realtà del Padre” – il Padre è colui che comunica vita – “nella realtà del Figlio” – il Figlio è colui nel quale questa vita si è realizzata – “e nella realtà dello Spirito” – la forza e l’amore che consente a questa vita di realizzarsi. E’ l’unico compito che ha la comunità cristiana.

La tragedia di noi cristiani è che ci hanno trasmesso dottrine, ci hanno trasmesso catechismi ma non ci hanno fatto fare l’esperienza di essere immersi in questo mondo d’amore: siamo stati educati più al timore di Dio e non ci hanno fatto fare l’esperienza di essere completamente immersi, indipendentemente dalla nostra condizione e dalla nostra condotta.

Gesù qui non dice “andate e i meritevoli immergeteli nell’amore di Dio”: qui Gesù dice “andate tra le nazioni pagane” – cioè tra i miscredenti, tra coloro che secondo la cultura ebraica non sarebbero resuscitati – andate di fronte ad ogni persona indipendentemente dal loro credo religioso, dalla loro condotta morale, dalla loro appartenenza a chissà chi.

Il compito della comunità cristiana è di immergere ogni persona nell’amore di Dio, un amore che perdona e che cancella, un amore che non ama per essere riamato, ma ama soltanto per amore: questo è l’amore che comunica vita. Forse questa è stata la nostra tragedia: che ci hanno trasmesso dottrine, insegnamenti, ma non ci hanno fatto fare l’esperienza piena dell’amore di Dio, se c’è questo “perché io sono con voi tutti i giorni per sempre”.

Gesù non è pensionato, Gesù non è un cassaintegrato: è al centro della comunità cristiana per sempre, una comunità che, se mette in pratica il suo insegnamento, lo sente vivo, visibile e vivificante in ogni momento della propria esistenza.

di Alberto Maggi



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Tutta colpa di Baudelaire

 

Edoardo Polidori

Edoardo Polidori

 

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

…cose come l’incenso, l’ambra, il muschio, il benzoino…“. Sono parole di “Corrispondenze” di Charles Baudelaire che mostrano come il grande poeta francese fosse davvero interessato alle…sostanze.

Da questo (e molto altro) parte l’assunto della conferenza-spettacolo “Le droghe. Uno spettacolo – Tutta colpa di Baudelaire) organizzata dalla Scuola Media “E. Filippini” di Cattolica in collaborazione con l’Associazione Progetto Adolescenza-Cattolica e Volontarimini, svoltasi il 19 marzo nella scuola Media. Per circa due ore Edoardo Polidori, medico responsabile del Serf di Faenza, ci ha intrattenuto su un argomento ostico: come sia difficile recuperare un dialogo tra adulti ed adolescenti sul tema delle droghe.

Un incontro difficile: da un lato gli adulti che tendono a considerare le droghe nel loro aspetto più distruttivo e pericoloso, dall’altro gli adolescenti che ne valorizzano gli aspetti più piacevoli. Piacere e rischio: due facce della stessa medaglia. Possiamo essere più interessati a vedere una sola faccia, ma esiste sempre anche l’altra, ed è importante ricordarlo.

Nel corso della serata, in un gioco di continui rimandi da Alice a Charlie Brown, da Stevenson ad Ulisse, attraverso le esperienze di Asterix e Corto Maltese, Polidori ha sviluppato un ragionamento che fa emergere, tra spinta al consumo sfrenato e valorizzazione dell’esperienza individuale, lo spazio per “assumersi delle responsabilità” come istituzioni, come adulti, come adolescenti.

Si è iniziato parlando di droghe e si è finito col parlare di dialogo, di rapporti interpersonali, di comunicazione non solo verbale, di ascolto, di valori condivisi, di radici e di come ogni tipo di problema e/o devianza sia riconducibile a carenze in questi campi.

Molto positivi i commenti a fine serata.

di Ferdinando Montanari

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