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Circolo Nautico, stagione estiva alle porte

circolo nautico

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Il Circolo Nautico di Cattolica è ripartito con nomi di altissimo livello per la stagione estiva 2010. Venerdì 19 Marzo, il CNC ha ospitato Max Sirena, velista di fama mondiale, e Cino Ricci, altra colonna storica della vela italiana, in un incontro davvero significativo dal titolo “La vela. Da la nuova rivista ufficiale del CNC ad opera della dott.ssa Maria Lucia De Nicolò.

Ma il programma degli eventi 2010 è davvero ricchissimo. Da segnalare in particolare il prossimo 26 Settembre la regata dei cabinati a vela per il Trofeo Lions “Guglielmo Marconi” Città di Cattolica, che, dopo il successo del 2009 con la regata Ufo 22 dedicata proprio al premio Nobel bolognese, quest’anno sarà aperto ai cabinati a vela di ogni categoria, dai più piccoli che misurano 6 metri di lunghezza fino a quelli di oltre 13 metri.

Inoltre, dopo il successo dell’anno scorso, tornerà la manifestazione Tuna Cup (pesca d’altura), che nel 2009 presentò diverse catture (l’equipaggio primo classificato ha catturato un tonno di 111 kg.). Sempre più numerosa poi la scuola di vela per grandi e bambini (oltre 200 iscritti di media), e anche in inverno gli stessi ragazzi della squadra <Optimist> e <470> continuano ad allenarsi con impegno e costanza. Per Pasqua, ad esempio, saranno presenti come ogni anno al Lago di Garda per il Lake Garda Meeting (dal 1 al 4 Aprile). Sono poi in programma incontri per la sicurezza in mare con esperti del settore e massime autorità, mentre continua la massima collaborazione dell’equipe sicurezza del CNC con la protezione civile per il pronto intervento in mare in caso di emergenza tra Misano e Gabicce.

Ecco il programma in dettaglio. 10-11 Aprile: tappa del campionato medio Adriatico windsurf; 16 Maggio: regata cabinati a vela “Città di Cattolica”: 23 Maggio: gara di pesca allo sgombro Trofeo Fabio Binda”; 27 Giugno: campionato zonale <470> e <420>; 1 Agosto: “Adriatic Tuna Cup” e regata sociale di derive e catamarani; 8 Agosto: regata sociale “Trofeo Bauer” per derive e catamarani; 26 Settembre: Trofeo “Guglielmo Marconi”; 22 Agosto: tradizionale “Windsurfday” con il campionato nazionale surf marathon; 3 Ottobre: raduno zonale optimist juniores e cadetti. Per la pesca subacquea, in Ottobre (con data da definire), si terrà la gara nazionale di pesca subacquea “Trofeo Dott. Gatti Silvio Maria”. Naturalmente per tutta l’estate si terranno i corsi di vela della scuola vela CNC.

Organigramma 2010: presidente Tullio Badioli, vice Presidente Mario Fontemaggi, tesoriere Virgilio Maioli, consiglieri Giovanni Avanzolini, Federico Franchi, Emiliano Gaudenzi, Giorgio Grassi, Alberto Magnani, Alberto Patrianelli, Fabio Pini, Alessandro Ricci, Alessandro Rossetti, Alessandro Ticchi.

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Bella con due anime…

parco della pace

Tratto da Cubia n° 100  – Marzo 2010

Cattolica, secondo me ha due anime. Durante l’estate può essere veramente considerata “la regina dell’Adriatico”: con i suoi viali pieni di turisti, le luci, la spiaggia, i negozi. D’inverno purtroppo cambia radicalmente: un mortorio generale, nessun tipo di divertimento. L’unico lampo di vitalità che ha avuto durante l’inverno è stata la pista di pattinaggio che, anche se per breve tempo, ha avuto molto successo tra noi ragazzi. Inoltre l’unico parco che Cattolica ha è in pessime condizione per i bambini che passeggiano potrebbe reappresentare un pericolo.

Innanzitutto il laghetto ha acqua putrida e puzzolente, i giochi sono sfasciati e ridotti malissimo. C’è da dire anche che i ragazzi non hanno il minimo buonsenso, infatti il parco è pieno di scritte. Però bisogna dire che Cattolica è veramente carina come città, anche se ci sono poche isole pedonali e piste ciclabili. Non essendo molto grande tutti conoscono tutti e anche i genitori si sentono sicuri. Sono fiera di abitare a Cattolica.

M.S. (IIB)

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Anche i sindacati giocano con i dipendenti?

Tratto da Cubia n° 29 – Febbraio 2003

Sabato 8 Febbraio il Valconca Social Forum ha organizzato una manifestazione contro il Comune, per la malagestione dell’ospedale. Cento persone, che con il fiato corto hanno urlato contro l’amministrazione.

Erano soli, nessun appoggio politico alle spalle, solo la presenza di Rifondazione Comunista e del Repubblicano Leo Galli.

Una manifestazione arrivata tardi, spiegano alcuni dipendenti, perché i sindacati hanno impedito fino ad oggi ogni tipo di manifestazione o sciopero, perché “non avrebbe giovato alle trattative”. Così sono molti i dipendenti che non si fidano nemmeno dei Sindacati, e le accuse peggiori li incolpano di non dire sempre la verità, anzi di nascondere talvolta alcuni fatti importanti.

Ecco perché 33 dipendenti hanno deciso di fare ricorso contro questa ingiustizia chiamata esubero (licenziamenti). Con questo ricorso, la Fondazione Regina Maris potrebbe essere chiamata a rispondere direttamente.

di Mattia Traversa

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Hotel San Marco

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (G.G. Marquez)

I primi anni cinquanta abbiamo comprato l’Hotel San Marco. Era una bella villa che apparteneva al prof. Comelli. Era tutta in mattoni come se ne vede ancora qualcuna sul lungomare. Prima l’abbiamo affittato ai Monetti e poi l’abbiamo gestito noi.
L’alberg l’era mes ben, sa i su saluten; li camara piò grandie li aveva i su servizie e la docia. Al sarà stè al ’52 o al ’53. L’amniva genta impurtenta e da quatren. I’arveva anche in aereo da Roma (L’albergo era ben conservato, con i suoi salottini; le camere più grandi erano con i servizi e la doccia. Erano gli anni ’52 o ’53. Veniva gente importante e danarosa. Arrivavano anche in aereo da Roma).
Per al magnè iera al su menù: avimie al pes tot i dè. Si vleva cambiè an femie nisuna fadiga perché amnimie dal risturent e sa l’esperienza ch’avimie ui vleva poc a priparè piò menù (Per il mangiare c’era un menù; ogni giorno preparavamo il pesce. Per chi voleva cambiare non c’era nessun problema perché venendo dall’esperienza del ristorante ci voleva poco per preparare un menù).
Avimie un dutor cun gn’andeva mai ben gnint da magnè e um tucheva fè la spesa propria par lò. Ai giva ma la cameriera: “dì che questo l’ha fatto apposta la signora Lidia per lei” (Ospitavamo un dottore al quale non andava mai bene niente e dovevo fare la spesa proprio per lui. Dicevo alla cameriera: “dì…”).
Una volta l’è mnù una copia ad rumen sa do fiolie. Leia, una bela dona! A la sera la n’andeva mai a leta e la s’alzeva a mizdè e i se an pudimie mai fè la camera. A la sera i magneva sempre i macarena sal ragù. I steva un mes. Una sera l’ha vlù i spaghet sal baselghe. Me a tneva sora la fnestra un ves sal baselghe per quand al bsugneva. La ven olta la cameriera: “La signora ha detto che il basilico negli spaghetti non c’è”. “Dì ma la sgnora che il basilico l’ho messo e sun gni va ben, portie tot la pienta e anche la fnestra!”. E ma Giulio ai ho det: “Scriv tal libre nir che ma quist an i voi piò!” (Una volta è arrivata una coppia di romani con due figlie. Lei era una bella signora. Alla sera non andava mai a letto e si alzava a mezzogiorno e non poteva mai riordinare la camera. Alla sera mangiavano sempre maccheroni con il ragù. Stavano un mese. Una sera ha voluto gli spaghetti con il basilico. Io tenevo un vaso di basilico sopra una finestra per quando bisognava. Viene la cameriera: “La signora…”. Dì alla signora che il basilico l’ho messo e se non le va bene portale tutta la pianta e anche la finestra! E a Giulio ho detto: “Scrivilo sul libro nero che a questi non li voglio più”).
L’anno dopo sono andati al Fulgida ma… venivano a mangiare da me.
In quegli anni passava il Giro d’Italia e a volte faceva tappa a Cattolica. E abbiamo ospitato il grande Fausto Coppi. In quegli anni la sua notorietà era al massimo e aveva fatto scalpore la sua relazione extraconiugale con la cosiddetta “Dama Bianca”, che in una tappa l’aveva seguito ed era ospite anch’essa nel nostro Hotel.
Quand il ha savu’ in gir, un sac ad genta l’amniva per vedla. Me a sera tla sela quand a veg intrè tota stravolta la (…). La va so per li schelie urland: “Dì, putena, fat un po’ veda” (Quando la gente ne è venuta a conoscenza, in molti sono venuti per vederla. Io ero nella sala quando vedo entrare tutta stravolta la (…). Sale le scale urlando: “Dì, puttana, fatti un po’ vedere”).
“Mo dì’, tzè mata?” (Ma sei matta?).
“Ma cal sgrazied, guerda cum tlè ardot. An stà gnenca in pid. A la bot giò pli schelie ma la dama bianca” (A quel poveretto, guarda come l’ha ridotto. Non sta neanche in piedi. La butto giù per le scale alla “dama bianca”).
A fatica l’abbiamo calmata.
Ogni volta ch’iera al gir d’Italia l’arveva al camion dla television e tota sta genta l’intreva tl’alberg e anche tla cusena chi vleva magnè. Amarcord che un dè l’è entre tla cusena Gimondi e al dmanda cus c’hiera da magnè. “Signora, faccia un po’ di dolci”. E sé, al magneva di gran dolc (Ogni volta che c’era il Giro d’Italia arrivava il camion della televisione e tutta la gente entrava nell’albergo e anche in cucina per mangiare. Una volta è entrato in cucina Gimondi che chiese cosa ci fosse da mangiare. “Signora…” E sì, mangiava dei gran dolci).
Us lavureva sempre sacrificand anche la fameia (Si lavorava sempre sacrificando anche la famiglia).
Quand u s’ha i’ esercizie i fiol us fa fadiga a badei e iè un po’ a strasnun (Quando si ha un lavoro si fa fatica a badare i bambini, che sono un po’ trascurati).
Avimie la Margherita znena e un dè ho det ma la cameriera ad purtela un po’ a spas. L’ha la porta sal lungomare tal pasigin. Quand l’è artorna l’aveva la facia tota rosa e scripuleda pal sol. Pora fiola!!! (La Margherita era piccola e ho detto alla cameriera di portarla un po’ a spasso. L’ha portata sul lungomare con il passeggino. Quando è tornata aveva la faccia tutta rossa e screpolata per il sole. Povera figlia!).
Dopo un po’ di anni Giulio u s’era stof e a l’avin afitè e nun a stemie t’un apartament tl’Atlantic andò c astemie anche quand a gestimie al S.Marco (Giulio si era stancato e l’aveva affittato e noi abitavamo in un appartamento nell’Atlantic dove stavamo anche quando gestivamo il San Marco).
A la fin u iè mnù l’idea ad vendle. Me ai giva: “se tal vend a t’amaz!” (Poi gli è venuta l’idea di venderlo. Io gli dicevo: “se lo venti ti ammazzo!”)

Un giorno erano arrivati dei signori interessati all’acquisto. Io stavo dietro a una tenda e ma Giulio ai giva: “Tent a t’amaz, tent a t’amaz!” (dicevo a Giulio: “tanto ti ammazzo, tanto ti ammazzo!”).

Alla fine questi se ne vanno e vado da Giulio.

“Alora, tl’è vandù o na?” (Allora l’hai venduto o no?).

“Mo va là, ho avud una paura quand ho vest chi du oc drè la tenda!!!” (Ma no, ho avuto paura quando ho visto quei due occhi dietro la tenda!!!).

Poi, ripensandoci, alla Luisella ho detto: “Cus ch’avin fat?! Sul vandiva, st’eltr’an a pudimie andè dri marena a fè al bagn!!” (Cosa abbiamo fatto?! Se lo vendeva, quest’altr’anno potevamo andare a fare il bagno al mare!!).

Rievocazione in dialetto di Lidia Giunta Signorini (Lidia Dal Mor)
a cura di Giuseppe Tirincanti

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Una stella in cucina

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

La cucina è una forma d’arte. Il mangiare, che è parte di questa espressione artistica, coinvolge, anche se in maniera differente, tutti i nostri sensi. Quando guardiamo un piatto invitante, cerchiamo di afferrarne gli odori che ci annunciano il piacere che proveremo nell’assaporarlo.
Cattolica vanta un giovane chef, parola che definisce con altro nome un artista, che sta navigando a vele spiegate nel mare del gusto.
Parliamo di Stefano Ciotti, chef del ristorante “Vicolo Santa Lucia”, (all’interno dell’hotel “Carducci 76”), che è stato inserito tra i ristoranti stellati dalla guida Michelin 2010, proprio grazie alla presenza e alla lungimiranza del trentaseienne montefiorese.
E si tratta soltanto di uno dei numerosi riconoscimenti che ha ricevuto Stefano nel corso del 2009. Lo scorso Settembre, una giuria presieduta da un esponente di spicco della critica culinaria, Luigi Cremona, lo ha incoronato “Migliore chef emergente del Nord Italia”. A Novembre è arrivato il riconoscimento della stella, unico ristorante della nostra città ad averla. Ha partecipato ad una serie di sfide nella trasmissione televisiva “La prova del cuoco”, giungendo fino alla vittoria e premiato da un personaggio noto della cucina come Gianfranco Vissani.
Inoltre, nell’ambito della prossima edizione di “identià Golose – Congresso di Cucina d’Autore”, una “tre giorni” frequentata da esperti del settore e dai più grandi chef e che vede l’Emilia Romagna quale regione ospite, Stefano Ciotti sarà tra i relatori e parlerà della sua cucina creativa. “Presenterò – racconta – dei piatti dietro ai quali c’è la mia visione e il modo in cui amo cucinare. Molto probabilmente, saranno ispirati al mare”.
La prima esperienza di Stefano, dopo il diploma all’istituto alberghiero di Riccione, fu, nell’88, al “Casale di Riccione”. Poi all’hotel “Des Bains”, al “Lido Lido” di Camerucci a Cesenatico e successivamente alla “Taverna Righi” di Sartini Luigi a San Marino.
Arrivò poi l’importante esperienza al ristorante “Don Alfonso 1890” di Alfonso Iaccarino, a Sant’Agata sui due Golfi, presso Sorrento, che aveva tre stelle Michelin ed era, allora come ora, di altissimo livello.
Stefano ha vissuto anche un’esperienza oltralpe, presso il ristorante all’interno dell’Emporio Armani di Parigi guidato dallo chef Thierry Borlot. Verso la fine degli anni ’90 torna in Romagna fino ad approdare, nel 2004 al ristorante “Vicolo Santa Lucia” cambiandone l’impostazione della cucina che è passata da una filorientale a una del territorio e delle eccellenze italiane.
Il 2009 ha visto Stefano partecipare ad un progetto editoriale sul Cioccolato di Modica. Venti grandi chef hanno creato tre diverse ricette ciascuno, utilizzando questo rinomato ingrediente e otto di loro, tra cui Stefano, hanno dato vita a nuove tavolette di cioccolato che verranno messe in produzione.
Nell’anno appena passato, insomma, la navigazione nel mare del gusto è stata spedita e gli approdi ricchi di sorprese. E non c’è motivo che nel 2010 il vento cambi. Buon lavoro quindi e avanti il prossimo piatto!

Di Alessandro Fiocca

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Casa Cerri: il Comitato non ci sta

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Subito prima di Natale, il Comitato Macanno ha emesso un Comunicato Stampa, con cui ha censurato fermamente la mancata previsione nel Bilancio 2010 del restauro di Casa Cerri. “Alla fine – si legge nel Comunicato – l’ha spuntata la Giunta Tamanti e un Bilancio 2010 che non fa accenno al restauro di Casa Cerri e promette, come surrogato, la realizzazione di un centro civico al Parco della Pace (il capannone dei polli, per l’appunto)”.

In merito alle ragioni addotte in Consiglio Comunale dalla maggioranza per motivare la sua decisione, il Comitato Macanno è molto duro: “Ieri sera è stato annunciato in pompa magna che, per la prima volta nella storia della nostra città, per decidere le sorti di Casa Cerri, si ricorrerà all’attuazione del principio della democrazia partecipata. Ovvero, tutta la cittadinanza sarà chiamata a incontrare gli amministratori per esprimere le proprie opinioni a riguardo“.

Tale dichiarazione – secondo i membri del Comitato – dimostra che i nuovi “amministratori non conoscono l’iter che ha portato alla decisione. Dal 2007 era stato avviato un confronto, anche acceso, con gli abitanti del quartiere. La precedente amministrazione aveva organizzato più incontri con l’ex sindaco e con gli ex assessori (alcuni dei quali mantengono un ruolo di primo piano nell’attuale maggioranza). L’esito della democrazia partecipata di allora è stata la decisione, presa dal Consiglio comunale, di procedere con il recupero di Casa Cerri e di realizzare il centro civico nei suoi locali”.

Ma questa decisione – e quindi i “permessi ottenuti, finanziamenti accantonati, lavori eseguiti e decine di migliaia di euro speseè stata rinnegata dall’attuale giunta e maggioranza

“Non è per carenza di fondi – accusano i rappresentanti del Macanno – ma per palese ottusità” che si è giunti a tale conclusione. “A meno che – è l’affondo finale degli estensori del Comunicato – non si nasconda qualcosa alla cittadinanza: ovvero accordi già presi per la cessione e la vendita dell’edificio. Alla faccia del principio di democrazia partecipata“.

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Taekwondo Olimpic al Memorial Cavalli

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

A Napoli lo scorso 19 Dicembre Roberto Boghi, ex allievo del maestro Davide Berti, responsabile della società cattolichina iscritta alla federazione italiana, si è laureato campione italiano nella specialità “poomse” (forme). Attualmente Borghi è direttore tecnico della società Yonghon Villa Verucchio.
Sempre nel capoluogo campano, il 20 Dicembre, lo stesso Berti ha capeggiato la squadra regionale dell’Emilia Romagna nel trofeo per regioni “Memorial Cavalli”. Dignitoso il quarto posto raggiunto dalla nostra rappresentativa regionale in un torneo in cui le varie squadre ottenevano punteggio delle performance degli atleti che si esibivano nelle forme singole e in gruppo sincronizzato e nella demo con tecniche di rottura, difesa personale e tecniche spettacolari.
A conferma dell’ottimo lavoro svolto a livello giovanile, dove è lasciato ampio spazio all’integrazione e ai valori sociali, sviluppando l’autostima grazie ad un’importante disciplina per il corpo e per la mente, il 13 Dicembre, la commissione provinciale, formata dai tecnici federali Martelli, Livi, Semproli e Berti, ha esaminato più di 40 bambini per le prove di gradazione di cintura.

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Affitti a Cattolica: è solo questione di soldi!

Tratto da Cubia n° 9 – Febbraio 2001

Quello degli affitti annuali può sembrare un argomento marginale, in un contesto turistico come il nostro, dove si vive soprattutto sulle locazioni stagionali, molto redditizie e meno “impegnative” per i proprietari. C’è, però, circa un 20% di popolazione, stando ai dati che ci ha fornito il SUNIA, sindacato degli inquilini, a cui il problema sta a cuore, molto a cuore.

E lo dicono le stesse agenzie immobiliari, continuamente interpellate con la solita domanda “Avete qualche appartamento da affittare per tutto l’anno?”, magari da giovani coppie, non ancora pronte per l’oneroso passo dell’acquisto, o da famiglie il cui reddito non consente di impegnarsi in mutui, più o meno usurari, e soprattutto dagli stranieri che sempre più numerosi vengono in queste “opulente” terre in cerca di un presente migliore.

In realtà, pur se è difficile fare una stima precisa, di case da affittare annualmente ce ne sarebbero tantissime, anche perché va sempre più intensificandosi il cosiddetto “fermo estivo”, per cui non è più così facile, come una volta, affittare ai villeggianti per un mese intero. La vacanza tipo “mordi e fuggi” fa sì che i turisti si fermino per non più di 10-15 giorni e quasi esclusivamente nei mesi di Luglio e Agosto, rendendo così difficoltoso affittare nei mesi di Giugno e ancor più di Settembre.

Dunque, la possibilità di trovare un appartamento per tutto l’anno ci sarebbe, ma…

Ma i proprietari, come ci ha detto Patrizia Antonelli, dell’omonima Agenzia, non si fidano, perché temono che, una volta “entrato” l’inquilino, sia poi difficile rientrare il possesso dell’immobile in tempi brevi. E perciò, nonostante le difficoltà accennate prima, puntano comunque sulla stagione estiva.

Sarà un timore reale? Per Jacqueline Cartagena, segretaria provinciale del Sunia, no: dopo 4 anni la legge consente di “mandare via” l’inquilino. La verità, a suo parere, è un’altra: si vuole affittare anche per tutto l’anno, ma a prezzi esorbitanti, non alla portata di molte tasche, e soprattutto evadendo il fisco.

Un dato deve far riflettere: gli sfratti per morosità sono saliti negli ultimi anni dal 5% al 50% del totale, segno che la gente che ha bisogno si impegna anche per cifre fuori dalle sue possibilità, ma con l’andar del tempo non riesce più a pagare.

I costi, dunque. Secondo i dati fornitici dall’Antonelli, si va dalle 650.000 al mese, per un bilocale arredato, al milione e mezzo per una villetta con doppi servizi, giardino e doppio garage.

Prezzi già di per sé esagerati, visto che una famiglia media non riesce a cavarsela con meno di un milione al mese, ma con in più l’aggravante di prevedere spesso una parte “in nero”, cioè non registrata in contratto, ed in alcuni casi, denuncia il Sunia, si arriva addirittura al 100% di extra.

Evasione fiscale come obiettivo e come regola?

Anche se generalizzare non è mai corretto, mi sembra che ci sia un vero e proprio problema di cultura, per cui si pretende – giustamente – molto dallo Stato, ma poi, quando si tratta di pagare le tasse…

Gli stratagemmi per evadere, infatti, non si limitano all’extra. Un sistema adottato da molti è quello del “comodato d’uso”, con cui si concede un appartamento ad altre persone in uso gratuito.

Niente da dire quando il comodato avviene tra famigliari o parenti, è nell’ordine delle cose; ma, quando lo si fa tra estranei, “puzza” troppo di evasione totale. 

E il fenomeno è diffuso: si pensi, avverte la Cartagena, a quanti, per esempio pensionati che ricevono l’integrazione al minimo, oppure altri soggetti che godono di forme di protezione sociale o di agevolazioni fiscali, perderebbero tali benefici se dichiarassero il reale reddito proveniente dall’affitto!

Per non parlare dell’aspetto forse più odioso di tutta la vicenda, rappresentato dal vero e proprio abusivismo, perpetrato in particolare ai danni degli extracomunitari, speculando sulla loro evidente debolezza.

Appartamenti, o meglio unità immobiliari per lo più senza alcuna abitabilità, per esempio garage attrezzati, con evidenti problemi di umidità e carenze igieniche, che vengono dati in affitto, ovviamente in nero assoluto, anche a gruppi numerosi di stranieri, non in regola con i permessi di soggiorno.

In queste situazioni, denuncia la responsabile del Sunia, si avverte la mancanza di un controllo incrociato da parte delle autorità competenti. Infatti, a volte l’AUSL viene chiamata a verificare il grado di igienicità di queste abitazioni: se ne accerta la carenza, trasmette una denuncia all’Ufficio Tecnico Comunale, che provvede ad emettere un’ordinanza di sgombero.

E fin qui tutto bene, ma manca un passaggio successivo, e cioè la diffusione della notizia anche ad altri uffici interessati, per esempio l’Anagrafe. Per cui può succedere, e succede, che il proprietario, alcuni mesi dopo l’ordinanza di sgombero, riaffitti la stessa unità immobiliare ad altre persone, e questo senza che nessuno sia in grado di accertare la nuova violazione.

Che dire in conclusione?

E’ giusto che quel 20% di popolazione con reddito medio-basso, che non può permettersi di comprare una casa, perché non ce la fa, che non può sostenere a lungo degli affitti così salati, sia lasciato da solo a combattere per la legittima esigenza di avere un’abitazione decente, decorosa, a costi accessibili e alla luce del sole?

Il Comune, che pure eroga dei contributi per gli affitti in base al reddito, e che ha predisposto delle graduatorie per case a prezzi equi, che non si sa quando e per quanti sarà attivata, che cosa ha da dire al riguardo?

Lo sentiremo prossimamente.

di Paolo Saracino

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Quelle pagine colorate

Tratto da Cubia n° 9 – Febbraio 2001

Vi sarete certamente accorti che all’interno del giornale ci sono delle pagine colorate: non dipende dal fatto che la tipografia abbia esaurito la carta bianca. E’ una novità che parte da questo numero, uno spazio, per ora un foglio di quattro facciate, curato da un gruppo di giovani, di età dai 15 ai 25 anni, che hanno accolto il nostro invito ad impegnare una piccola parte del proprio tempo libero in questa iniziativa “editoriale”.

Abbiamo riservato il posto centrale a questo foglio, per dimostrare quanta importanza rivesta nell’economia del giornale, ed anche per evidenziare, e qui concorre il colore diverso, l’autonomia che i ragazzi hanno, ed avranno, nel gestire le loro pagine.

Perché questo foglio?

Abbiamo ritenuto utile offrire una opportunità, a chi ha voluto e a chi vorrà coglierla, di esprimere in questo spazio pubblico, collettivo, le proprie idee, i propri sentimenti, le proprie critiche, le proprie proposte, per confrontarsi, ascoltare, dialogare.

Dei giovani si parla, si discute, sulle loro problematiche ci si incontra, ci si scontra anche, ma lo facciamo soprattutto noi adulti. Loro, i diretti interessati, per lo più restano fuori da questo dibattito, o al massimo, quando decidono di farvi capolino, lo fanno timidamente e passivamente.

Dare loro la possibilità di essere protagonisti di un qualcosa, sia pure piccolo e senza grandi pretese, ci è sembrato più interessante e produttivo di tante conferenze o tavole rotonde sui disagi giovanili, ecc.

Riusciremo, riusciranno nell’intento?

Ovviamente, ce lo auguriamo fortemente.

Io, personalmente, non sono tra quelli –  e sono tanti –  che considerano i giovani di oggi incapaci di qualsiasi forma di impegno o di iniziativa; d’altro canto, non mi sento neanche di unirmi a quanti, a mio parere con buona dose di ipocrisia, affermando di “credere” comunque nei giovani in generale.

Io ritengo che, come per gli adulti, anche per i giovani, il cui compito è oggettivamente più arduo, si debba distinguere tra chi ha voglia di spendersi in qualcosa che non rientri strettamente ne proprio ambito privato, di crescere criticamente allargando il proprio orizzonte visivo e operativo, e chi, invece, ritiene esaurito il suo cammino di vita nel triangolo studio-sport-divertimento, o lavoro-palestra-divertimento.

E’ nei primi che riponiamo più fiducia, ed è a loro che ovviamente ci rivolgiamo.

Sapendo, peraltro, che con i giovani, anche i più volenterosi, non si può mai essere certi di nulla, perché magari cominciano con entusiasmo, ma poi, per motivi diversi, si perdono per strada.

A noi piace scommettere, tutta l’idea di Cubia in fondo è una scommessa, per cui cominciamo con fiducia, nella convinzione che qualcosa di buono verrà fuori.

Perché, infine, “scacco alla Regina”. 

Un po’ per gioco, un po’ per provocazione, alla fine di una estenuante ricerca, gli stessi ragazzi hanno deciso di dare questo sottotitolo alle loro pagine: per pressare la Regina, cioè Cattolica, con i suoi amministratori, gli adulti che vi abitano, per tenerla sotto scacco, per stimolarne una mossa di reazione, delle risposte.

Sperando che la Regina accetti la sfida e non preferisca – ci perdonino i giocatori di scacchi – farsi dare “scacco matto” e restare così immobilizzata.

di Paolo Saracino

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Taekwondo Olimpic Cattolica alla Fiera dello Sport di Rimini

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Come ogni anno, la società cattolichina è stata in prima linea nell’allestire lo stand del Taekwondo alla Fiera dello Sport del Coni a Rimini.

Artefice dell’organizzazione, in veste di delegato della federazione italiana taekwondo per la provincia di Rimini, il cattolichini Luigi Livi.

Il 28 Novembre è stata la volta delle scuole e dell’attività intercentri: circa 500 bambini hanno potuto cimentarsi sul tatami del taekwondo grazie agli istruttori federali ufficializzati dal Coni: Livi Luigi, Berti Davide, Bertuccioli Michele, Semproli Matteo e Martelli Luciano.

La domenica, circa 50 atleti, dai 5 ai 35 anni, si sono confrontati nel combattimento sportivo.

Sono intervenute le seguenti società: Taekwondo olimpic Cattolica, Taekwondo Riccione, Yonghon Villa Verucchio, Scuola Monte Colombo Taekwondo, Lupi Bologna e Vento in Poppa Ravenna.

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