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A Pasqua senza l’agnello

mucca pazza

Tratto da Cubia n° 11 – Aprile 2001

Ci sono malattie che tutt’oggi rappresentano pericolo, non solo sanitario, ma economico, e, fra queste, l’Afta Epizootica è il più temuto flagello, capace di coinvolgere interi continenti.

No, non c’è pericolo per l’uomo: al contraio dell’Encefalopatia Spongiforme, l’Afta, pur essendo una zoonosi (malattia trasmissibile all’uomo), non provoca allo stesso danni di rilievo, ha quasi sempre decorso benigno e, cosa importante, colpisce quasi esclusivamente gli addetti ai lavori (vaccai, pecorai, mungitori, veterinari, ecc.).

I consumatori non corrono rischio alcuno, in quanto il virus responsabile della malattia è termolabile, cioè non è in grado di sopportare variazioni termiche, quali la cottura o le basse temperature di conservazione.

Vi chiederete perché mai, per una malattia che non vede grossi rischi per l’uomo, vengano prese così tante precauzioni, perché si debbano chiudere le frontiere ad animali, carni e prodotti di origine animale. La risposta è più di carattere economico che sanitario: di fatto, l’Afta è in grado di diffondersi con rapidità estrema, la recettività della malattia è praticamente totale, colpisce in prevalenza ovini e bovini, ma può interessare anche altre specie domestiche e può provocare anche danni alla fauna selvatica.

Spontaneamente, la mortalità è del 50-60% dei capi colpiti, i cali di produzione sono invece costanti e coinvolgono la totalità degli animali colpiti. Da ciò si evince quanto sia importante arginare, con ogni mezzo, il diffondersi di una malattia in grado di mettere in ginocchio la zootecnia di interi continenti.

L’epidemia di Encefalopatia Spongiforme ha avuto origine in Inghilterra, così come l’Afta Epizootica; sempre in terra d’oltre Manica, nel 1967 ebbe origine una gravissima epidemia di Afta, eppure il resto d’Europa non è riuscito, per ragioni politiche, ad impedire la libera circolazione di prodotti provenienti dal Regno Unito.

Cosa ancor più scandalosa è che il Presidente dell’Unione Europea abbia criticato l’operato del Ministro Pecoraro Scanio, che, su consiglio di un’apposita Commissione Veterinaria Italiana, ha chiuso le frontiere a determinati prodotti di origine animale.

In Inghilterra, per impedire il diffondersi della malattia, sono state chiuse le scuole, sospese le manifestazioni e gli incontri sportivi, per cui è assurdo che ci si opponga a provvedimenti che vanno a cautelare il resto d’Europa. Fino a 10 anni or sono, tutti gli animali venivano vaccinati, poi si è scelta la via dello “Stamping out”, che consiste nell’eliminare l’agente biologico, evitando di immunizzare gli animali, riducendo così i costi di allevamento. Ma, quando questo delicato equilibrio si rompe, trova animali non immunizzati e pertanto recettivi alla malattia.

Ne ho parlato in passato, ritengo doveroso ribadirlo: è ora di finirla con scelte mirate al solo profitto, quando si parla di sfruttamento animale e di umana alimentazione.

di Alessandro Agnello

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Un medico a quattro zampe

Tratto da Cubia n° 9 Febbraio 2001

Il cane è il miglior amico dell’uomo, questo è risaputo, ma che, insieme a gatti, cavalli e a tanti altri piccoli amici, abbia proprietà e capacità medico-diagnostiche, ci lascia veramente stupefatti.

Anche se ci siamo ormai abituati a vedere cani “guida” per non vedenti, ogni qualvolta ci capita di imbatterci in uno di questi, non riusciamo a celare ammirazione mista a stupore per ciò che questi animali sono capaci di fare.

Oggi ci sono animali cosiddetti di “servizio”, in grado di accudire portatori di vari handicap; anzi, da quando questi ultimi hanno cercato di ottenere una sempre maggiore indipendenza, sono aumentate le mansioni svolte da questi solerti quanto fedeli servitori.

Sono capaci di accendere e spegnere la luce, di chiedere aiuto se il padrone è in difficoltà, sono in grado di comporre numeri telefonici prestabiliti, tant’è che sono stati realizzati telefoni con tasti larghi adatti alla zampa di un cane. 

Spesso può succedere di imbatterci in cavalieri o amazzoni non vedenti; pare che, proprio attraverso l’equitazione, queste persone ritrovino determinazione e fiducia in se stessi. Anziani, bambini soli, malati trovano conforto e giovamento dal contatto con un animale domestico; basti pensare che in molti ospedali esteri, nelle ore di visita, è consentito a cani, gatti & Co. di far visita ai rispettivi proprietari e pare che questa pratica non dia benefici solo di carattere psicologico. Infatti i pazienti che possono vedere i propri animali avvertono una diminuzione del dolore, e i tempi di recupero in alcuni casi risultano più brevi.

Questo non è tutto, anzi è ben poco, rispetto a quanto non sia stato scoperto recentemente. Sul British Medical Journal, la più quotata rivista medica inglese, è stato pubblicato il lavoro di un équipe di ricerca, che ha evidenziato la capacità dei cani di percepire con largo anticipo l’arrivo di una crisi ipoglicemica, addirittura di “fiutare” l’evento anche quando il proprietario dorme: sfruttare questa attitudine può salvare tante vite.

Già nel 1989, la rivista inglese Lancet aveva evidenziato la capacità di alcuni cani di individuare, attraverso l’olfatto, la presenza di melanomi (tumori cutanei), prima ancora che si evidenzino segni clinici della malattia. Oggi, dermatologici americani si servono di cani schnauzer: sembra siano i più adatti a questo compito per la diagnosi precoce di melanomi.

Sempre negli Stati Uniti, e più precisamente nel Michigan, un’associazione, la “Paws with cause”, si occupa di addestrare cani ad accorgersi del sopraggiungere di una crisi convulsiva in proprietari malati di epilessia; inoltre, queste bestie vengono anche istruite a compiere una serie di cose prima, durante e dopo la crisi; si pensi che sono capaci di portare al proprietario i farmaci necessari, di chiamare soccorsi, di allontanare il malcapitato da fornelli, da prese di corrente e da altri pericoli, e alla fine dell’evento convulsivo, sono lì pronti a dare affetto e conforto.

Eppure, c’è chi non tollera gli animali, chi si indigna perché sporcano in strada, chi si infastidisce solo a sentirli abbaiare, chi, peggio, li maltratta o cerca addirittura di ucciderli: sono le stesse persone che non hanno rispetto per gli anziani, che non tollerano l’infantile vivacità dei bambini e che sono pronti a prevaricare i più deboli.

Isoliamo certe persone.

di Alessandro Anello

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Ogni animale che vive libero ha diritto di riprodursi

sterilizzazione gatti

Tratto da Cubia n°11 – Aprile 2001
Ci sono delle persone convinte che catturare i gatti che normalmente vivono liberi, e farli “sterilizzare”, contribuisca al loro benessere.
A queste persone dico: Non è così! Non fatelo!
Ciò, che a volte, è costretto a fare, per varie ragioni, e che comunque non compromette l’equilibrio psicofisico dell’animale, che, vivendo in una famiglia, ha come branco i componenti della stessa, non è assolutamente proponibile per animali che vivono liberi, attorniati dai loro simili.
In una società animale, al centro del rapporto sociale, oltre al cibo e al mutuo soccorso, vi è la differenza di sesso e la capacità di riproduzione. Un individuo senza più odori sessuali, con il carattere snaturato dalle conseguenti carenze ormonali, è un soggetto che verrà isolato dal contesto sociale, perderà almeno in parte le attitudini venatorie, diverrà meno resistente ai combattimenti con i suoi consimili: insomma, avremo reso infelice ed inadatto alla vita sociale un animale una volta fiero della sua libertà e della sua sessualità.
E’ proprio l’articolo 4 della carta dei diritti degli animali a sancire che ogni individuo ha il diritto di vivere liberamente, senza costrizioni né menomazioni, che ne inibiscono sessualità e capacità riproduttive.
Cerchiamo di far capire a queste persone i danni irreversibili che arrecano alle creature che pensano di aiutare.
Molti di questi “crociati” vestiti da protezionisti, estendono poi il loro “lavoro” ai gatti domestici, convincendo i proprietari ad affidarglieli per portarli ad “operare”: diffidate, e, prima di consegnarli a queste persone, consultatevi con il vostro veterinario.

di Alessandro Anello

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Il peggiore degli omicidi: creare!

 

Advanced Cell Technology annuncia la creazione di cellule staminali embrionali umane senza la distruzione di embrioni

 

 

Tratto da Cubia n° 17 – Dicembre 2001

Il 24 Novembre la “Advanced Cell Technology“, una compagnia statunitense che si occupa di biotecnologie e di riproduzione, ha annunciato di aver realizzato il primo clone umano.

La notizia, pur se sconvolgente, non ha sorpreso più di tanto: la clonazione animale già da alcuni anni ha fatto parlare di sé, e già per essa erano sorte più che giustificate preoccupazioni di carattere etico.

Creare un uomo, sostituirsi al Creatore è, purtroppo, la massima espressione di potere e magalomania che possa travolgere uno scienziato.

Se accettiamo che ogni individuo è da considerarsi tale sin dalla prima fase del concepimento, non possiamo tollerare che si conducano esperimenti o violenze di sorta su esseri viventi, anche se non ancora formati.

La Chiesa ha espresso la sua ferma condanna per questo tipo di sperimentazione, ma non occorre essere cattolici per rispettare la vita: chi scrive non è credente, ma è consapevole che un embrione, anche nella fase più primitiva, è già un individuo con tutto il diritto di vivere.

E’ vero: in questo caso, gli scienziati non si sono serviti di un embrione, ma lo hanno creato; questo, però, non cambia le cose, e motivo il perché.

Per ottenere un clone, si prendono delle cellule da un individuo, utilizzando, ad esempio, pezzetti di pelle o di mucosa; ottenuta la singola cellula, se ne estrae il nucleo, che contiene in sé tutte le informazioni genetiche e quindi il patrimonio cromosomico del donatore. Fatto ciò, il nucleo così ricavato viene introdotto in un ovulo, che, con appropriate stimolazioni, si comporterà come se, al posto di quel nucleo cellulare, si fosse utilizzato uno spermatozoo, iniziando la sua divisione e dando luogo alla formazione di un individuo.

Poco importa se ciò che è stato ottenuto è frutto di artificiose tecniche: in sostanza, sempre di un essere vivente si tratta, e nulla ci autorizza ad utilizzarlo per esperimenti o per “pezzi di ricambio”.

di Alessandro Anello

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Ciao, Lele

Lele, alza la coppa in mezzo agli amici

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

Emanuele Leardini ci ha lasciato a soli 26 anni. Un aneurisma lo ha strappato alla vita e a quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo come uomo e come grande sportivo.

Mi sembra ieri, in fondo a via Cabral, la pista di minimoto, il rumore assordante dei piccoli bolidi, tanti ragazzini scatenati, alcuni diverranno famosi. Tre con le tute tutte uguali, affiatatissimi, sempre sorridenti e cordiali con tutti: li ho ancora negli occhi, Lele, Luca e Filippo, amici per la pelle, un unico sponsor, gli zii.

I tre piccoli moschettieri sembravano indivisibili, eppure un tragico destino è andato a rompere le maglie di quella catena che li teneva uniti: Filippo è stato vittima alcuni anni fa di un tragico incidente stradale; oggi è toccata a Lele, morto nel sonno dopo una serena serata con gli amici.

Mi piace ricordarlo come era allora, piccolo fulmine in mini-moto, e poi in tutte le stupende pagine di bel motociclismo che ha saputo regalare agli appassionati delle due ruote, nè potro mai dimenticare quel sorriso da bravo ragazzo che ne faceva un amico per tutti.

Ciao, Lele; in griglia di partenza continuerai ad esserci, e sono certo che non sarò l’unico a sentire il rombo della tua moto.

di Alessandro Anello

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Una scelta difficile

cucciolo-domestico

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

L’ANGOLO DI LEONARDO

“CHI UCCIDE UN ALBERO DECRETA LA PROPRIA ROVINA” (Leonardo da Vinci)

Si avvicina il periodo natalizio e spesso il cane rappresenta il più bel dono che possiamo fare, a noi stessi e allo stesso animale. Però bisogna evitare che la nostra scelta sia influenzata da mode e da fattori psicologici

Cosa c’è di più bello per un anziano, per un bambino, per una famiglia, che ricevere in dono, non le solite cose delle quali prima o poi ci stancheremo, ma qualcosa di vivo, capace di riempire i nostri spazi di solitudine e di esserci vicino in ogni istante dell’esistenza che insieme avremo la fortuna di condurre?!

Un cane, un gatto, non sono giocattoli da usare fin tanto che non ci si stanca: chi prende un animale lo deve fare con piena convinzione, ricordando sempre che “non è un obbligo avere un animale, mentre è un obbligo tenerlo nel migliore dei modi, non sottoporlo a sofferenze fisiche o psicologiche, non abbandonarlo”.

Nello scegliere un animale, troppo spesso ci lasciamo condizionare dalle mode o da altri fattori. Le donne spesso prediligono l’aspetto esteriore, mentre gli uomini troppo spesso rivolgono la loro attenzione a cani che siano simbolo di potere e di forza, tant’è che assurdamente la loro attenzione a cani che siano simbolo di potere e di forza, tant’è che assurdamente la loro scelta cade proprio su quelle razze che spesso si rendono protagoniste di brutte pagine di cronaca (mai, però, per colpa dei cani, bensì per la stupidità dei loro proprietari).

Prima di scegliere un animale, tenete conto non del cucciolo che avete davanti a voi, ma di ciò che diventerà da adulto: i cani di grossa mole sono poco adatti ad anziani e bambini, non per la loro aggressività (spesso sono più docili dei piccoli), ma perché, con la loro forza ed irruenza, sono difficilmente controllabili da chi non abbia la necessaria forza fisica.

Razze da guardia particolari, tipo i molossoidi, doghi, pit bull, ecc, non sono da consigliare a persone con scarsa esperienza cinofila o con poco polso: chi ha sempre guidato il motorino non può pretendere di salire sulla moto di Valentino Rossi. Se non si controlla la moto, è inevitabile rovinare per terra; se si perde il controllo di un mastino, le conseguenze possono essere drammatiche per noi stessi, per chi ci sta vicino, per gli altri animali, e non è giusto che l’amico dell’uomo per antonomasia divenga una spietata macchina da guerra.

Il miglior sistema per scegliere un cucciolo è quello di guardarlo negli occhi: solo così saprete se corre del feeling tra lui e voi e se anche lui ha fatto la sua scelta; solo così vi sarete regalati, non un giorno felice, ma tanti anni gioiosi accanto ad un essere che saprà esservi fedele e vicino e che vi chiederà in cambio solo qualche coccola.

di Alessandro Anello

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Il furetto: un vecchio amico dell’uomo

 

Furetto il vecchio amico dell'uomo

 

Tratto da Cubia n° 20 – Marzo 2002

E’ ormai un fenomeno sempre più diffuso in molte famiglie: al cane e al gatto sono preferiti altri piccoli amici, altrettanto capaci di farsi amare e di riempire gli spazi vuoti della solitudine .

E’ un animale particolarmente socievole, estremamente vivace, ama il gioco e, se allevato in ambito domestico, perde anche quelle caratteristiche di aggressività che in natura ne fanno un temibile cacciatore.

Queste caratteristiche fanno del furetto uno degli animali alternativi più diffusi in seno alle nostre case. Anzi, il suo rapporto con l’uomo viene addirittura fatto risalire al IV secolo a.C., impiegato per la caccia al coniglio e , quale animale d’affezione, viene citato più volte nelle sue opere dallo stesso Aristotele.

Questo animale raramente si dimostra mordace, anche se può scatenarsi furiosamente quando viene spaventato e molestato, ed è buona norma tenere questi mustelidi lontano da bimbi addormentati, specie se neonati; infatti, per motivi sconosciuti, possono divenire estremamente aggressivi nei loro confronti.

Si adattano bene al nostro clima sopportando senza conseguenze temperature comprese tra 0 e 32 gradi, pertanto è possibile allevarli all’aperto senza particolari accorgimenti. Se tenuti in casa, diventano particolarmente socievoli ed affettosi: unico difetto, un odore non particolarmente gradevole. Mangiano carne, mangimi per visoni; va bene anche un buon mangime bilanciato per cani e gatti; sono ghiotti di uova: potete accontentarlo senza eccedere.

Vivono mediamente 8-9 anni se curati e vaccinati, ma per questo rivolgetevi al vostro veterinario di fiducia, diffidando dei consigli di improvvisati allevatori o di commercianti di animali.

di Alessandro Anello


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