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La Cattolica “amata” da Antonio Barbieri

Amando-Cattolica

Tratto da Cubia n° 63 – Giugno/Luglio 2006

Se ad Antonio Barbieri si domanda da cosa è nata la prima rassegna fotografica di “Amando Cattolica” e, conseguentemente, l’attuale volume fotografico, oltre all’allestimento di una mostra, per tutta l’estate nella piazzetta del porto anche arricchita di nuovi scatti, …risponderà: “da una grande passione per la marineria storica cattolichina e da un forte affiatamento professionale e di amicizia con Dorigo Vanzolini”, responsabile dell’archivio fotografico del Centro Polivalente, nonché fotoamatore anch’egli, proprio come Barbieri. Un incontro che il destino non poteva combinare meglio: Antonio è cresciuto immerso nel racconto familiare del naufragio del Wilson, dove la madre perse il giovane padre, Eugenio Grandicelli, senza neanche averlo potuto conoscere e Dorigo custodisce con sacro amore quel reliquario di ricordi cattolichini che sono conservati nell’archivio cittadino. Antonio si è rivolto a Dorigo per ricercare tracce di quel tragico passato familiare che ha sentito ripetutamente narrare, quasi come una fiaba, fin dall’infanzia. Quindi dall’amore per le foto più antiche di barche e di mare, all’amore per le marine attuali e per la città d’origine, il passo è stato breve. Ma sotto l’amore per questi temi, sedimentava, da molto prima, l’amore per la fotografia che si manifesta in una frenesia di catturare attimi emotivi improvvisi, non replicabili. Barbieri non può più uscire di casa senza macchina fotografica perché l’incontro con lo “scatto che volevi” può capitare quando meno te lo aspetti. Inutile dire i click sparati a raffica per poter poi cogliere quello giusto alla cui ricerca egli si apposta talvolta per ore, per avere “quella” luce particolare che a volte dura solo un secondo. Le luci straordinarie delle sue foto, sono sempre naturali, rubate alla realtà così com’è, grazie soprattutto a pellicole molto sensibili, alla mano leggera e al respiro trattenuto. Certe foto sembrano quadri dipinti dove le conversazioni cromatiche sembrano stese sapientemente dalle mani di un pittore. Ma quei trapassi di luci ora viola, ora grigie, ora arancio… sono quelle che la natura ci elargisce e sulla cui bellezza, Barbieri c’invita a riflettere. Anche le classiche immagini-cartolina della città non sono mai banali, ma e, ora destrutturate dalla veste abituale per essere rivisitate da incursioni di getti d’acqua che ne velano la vista; ora apparizioni magiche della madre Eugenia nello splendore giovanile, sirena, tra le sirene della fontana; ora Palazzo Mancini e via 24 Maggio trasformati in “vedute veneziane” su una laguna. Che dire poi della scalinata del Mercato “travestita” da romana “infiorata di Piazza di Spagna”? Anche le marine non sono mai quelle da brochure turistica: la spiaggia è quasi sempre deserta e con gli ombrelloni chiusi, spesso sotto un cielo plumbeo o infuocata da un tramonto o viola, appena un attimo prima che il nero della notte l’inghiotta. Non ci sono procaci ragazze che ammiccano all’obbiettivo. Le persone sono sempre riprese di spalle o nella semioscurità, in solitarie passeggiate. Non sono identificabili perché ognuno di noi può essere loro, secondo il dettame di Baudelaire “noi siamo gli altri”. 

Un dettaglio che senz’altro incuriosisce l’osservatore è quello della misteriosa figura di donna fuori del tempo che ogni tanto irrompe tra le pieghe del racconto fotografico: è la madre dell’autore, icona perfetta del modello femminile anni ’50 consacrato dall’immaginario cinematografico stile Loren-Mangano… E’ lì, a ricordarci che il passato ci conduce per mano a visitare il presente. Ora è nella fontana con il bikini a vita alta a sfidare in bellezza le sirene; ora vestita di bianco con scialle, in equilibrio su una tartaruga; ora in un complicato e intrigante bikini a righe, su un peschereccio a vela a ricordarci di barche che non ci sono più; ora inginocchiata, indossando un magnifico abito a spalle nude davanti ai giochi d’acqua del pontile che sfumano in tinte-tramonto e contorni stile Renoir; ora distesa, in bikini ascellare rigato, sotto i classici fuochi di Ferragosto, a chiusura del book.

I paesaggi ripresi da Barbieri, densi di rimandi poetici che evocano un certo Pascoli e la poesia “marina” di Montale (“la luce si fa avara – amara l’anima”), declinano atmosfere in paesaggi interiori dove passato e presente danzano insieme. In riva al mare. In un tramonto viola striato di rosa.

di Wilma Galluzzi

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Lezione di stile

Avangard Look

Avangard Look

Tratto da Cubia n° 82 – Maggio 2008

La Regina ha indossato il vestito della festa, piazza 1° maggio era adornata di fiori e piantine colorate.

Inebrianti fragranze e delicati effluvi mischiati al profumo del mare si espandevano nell’aria, in sottofondo le note sulle quali espressivi corpi danzanti hanno simboleggiato la magia dei 4 elementi primordiali, a margine i maghi del centro di bellezza Advangard Look creavano opere d’arte sul capo delle incantevoli modelle.

La piazza gremita in ogni ordine di posto era meravigliosa, madrina della serata Miss Emilia Romagna Jessica Notaro, esemplare il presentatore Francesco Cesarini.

La XXXVI edizione di Cattolica in Fiore ha preso vita in questo contesto da sogno, alle ore 21.18 del 1° maggio 2008, l’assessore Giovanni Ruggeri è salito sul palco con il savoir fair romagnolo che gli è consono, si è impossessato della scena ricordando che la nostra mostra dei fiori è diventata la più grande d’Italia e che il 21 giugno verrà inaugurata la nuova darsena.

In platea sono scoccati gli applausi, accompagnati da assaggi di prelibate tartine e brindisi con calici di champagne.

Lo spettacolo Artistico/Culturale è durato 2 ore circa, 4 quadri in movimento!

Il 1° quadro dedicato all’aria:

L’aria è il respiro della vita, a lei sono collegate tutte le facoltà della mente, dell’intelletto intuitivo e razionale, nonchè i talenti legati alla musica, poesia, scrittura e risata.

Essa è lo spazio intangibile che tutto unisce, leggera, volatile, fluida, impalpabile, comprensibile.

Un quadro suggestivo in cui una calda voce fuori campo è stato il legame alchemico tra musica e leggiadre farfalle, fate confetto, angeli candidi, la natura fiorita sul corpo delle artiste e nell’animo del pubblico presente, la mia mente assolutamente rapita dagli occhi azzurri ed il sorriso smagliante della modella dalla mutevole personalità.

Il 2° quadro dedicato al fuoco:

Il fuoco è l’elemento del Sole, dell’immortalità e della trasformazione.

Esso è calore, passione, fornisce forza, coraggio e determinazione.

Ermetico e filosofale brucia e penetra ogni cosa, permettendo l’unione dei contrari.

Donne che agitano fruste di cuoio, conturbanti streghe, amazzoni insoddisfatte, mistress in latex giocano con giovani superbi e distinti.

Un emozione ipnotica ritmata dalla sensuale danza di anime e corpi fusi da una visibile energia universale:

L’Amore.

Alle 22.10 è salito sul palco Luciano Volpi, Direttore Editoriale del volume “Cattolica in Fiore” nel quale in questa edizione, vi è abilmente raccontata da Paolo Saracino la storia del nostro mensile “Cubia”.

Le foto di Antonio Barbieri animano le 80 pagine di questo volume.

Nel quadro dedicato all’acqua vi è stata la divina esibizione di Jessica Notaro, piena di adrenalina per il grande pubblico presente in piazza, ha interpretato “New York, New York”, una esibizione da fare invidia alla suprema semplicità di Liza Mannelli.

L’acqua è l’elemento vitale da cui tutto nasce, immobile incanto dei laghi, instancabile viaggiatrice dei cieli, perforatrice della terra e regnante degli abissi.

Essa è l’elemento della purificazione, capace di guarire ferite e lenire i dolori del cuore.

Ninfe marine, sirene, perle nascoste dentro conchiglie, sabbia baciata dal mare, brillantini incastonati su pelle baciata dal sole.

Circa 20 minuti di brividi sulla pelle ed arte allo stato puro! Questo è ciò che mi hanno regalato le ballerine dell’associazione “Glamorous”.

Quarto quadro dedicato alla terra, elemento sacro che si estende nei regni minerale, vegetale e animale.

La terra crea e conserva la vita, materna, nutriente, pratica, concreta, solida e potente.

Edera rampicante, terra scaldata dal sole, sabbia del deserto, queste manifestazioni visive mi hanno condotto a riflettere su chi realmente siamo:

Formiche che in gruppo ci muoviamo in modo armonico, valicando i confini del visibile, trepidanti creature in cui la Regina è creatrice di erotiche pulsioni, generatrice di sogni, concedendoci di abbracciare liberamente lo spazio in cui è sovrana.

“La città della sposa” di Misano Adriatico ci ha ricordato come uomo e donna per essere realizzati debbano camminare insieme nella vita. Al di là dello spettacolo suggestivo, la poesia di Pablo Neruda, recitata da una voce fuori campo, vale da sola le 2 ore di intrattenimento:

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

Gran chiusura alle 23.10 sulle note di “Disco inferno”, con tutti gli artisti che si sono esibiti in questa festa dello stile.

Massimiliano Ferri, 20 maggio 2008

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