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La ricetta di Corrado Piva contro la crisi del commercio

Centro_di_Cattolica

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Arriva anche a livello politico, la preoccupazione sul commercio a Cattolica. Tant’è vero che l’Associazione per il Partito Democratico sta pensando ad un’assemblea pubblica, sul tema, che dovrebbe svolgersi in gennaio. E nel corso della quale verranno affrontati vari temi che Cubia, già in diverse inchieste, ha posto in evidenza.

“E’ molto forte la nostra preoccupazione – anticipa Corrado Piva, dell’Associazione per il Partito Democratico – per la recessione nel commercio”.

Un problema già esistente, almeno a sentire i commercianti stessi, ma che potrebbe ulteriormente accrescersi.

“I motivi sono diversi – commenta Piva –: credo che il principale sia una presenza più forte, negli ultimi anni, degli iper e dei centri commerciali che tolgono ossigeno ai negozi di vicinato”.

Che fare? L’idea è di potenziare quello che a Cattolica già si delinea come un “centro commerciale naturale”. Significa che passeggiando per le vie di Cattolica (il centro storico, e ora anche la zona della nuova darsena) si trovano tutti quei negozi che contraddistinguono gli iper. E li si può dunque visitare o guardarne le vetrine, ma passeggiando in una città vera, non in uno di quei “simulacri” di centri storici artificiali, con luci al neon, ricostruiti negli iper.

Il successo dei “centri commerciali naturali” non è certo scontato. “Un’idea come questa – va avanti Piva – va supportata con una serie di manifestazioni, con promozione, realizzando un ‘paesaggio’ il più possibile piacevole in cui passeggiare per i potenziali clienti. Certo il Comune dev’essere il volano di questo processo, ma anche i privati devono fare la loro”.

Già, i privati. Nello scorso numero di Cubia le stesse categorie commerciali sostenevano che molti loro associati sono un po’ troppo rinunciatari. E Franco Gabellini lanciava addirittura l’idea di una tassa di scopo per le manifestazioni.

“Sarebbe la panacea di molti mali – condivide Piva – ma la legge la rende praticamente irrealizzabile. Ci si può lavorare. Magari si può pensare ad un accordo con le partite iva. Di certo questo tipo di imposizione fiscale consente a chi la sostiene di vederne direttamente il ritorno”.

Anche Piva non ritiene, infine, che forse la città, tra motori immobiliari e tutto il resto, possa avere una rete commerciale un po’ sovradimensionata per la realtà cattolichina, e che la crisi dipenda anche da questo: “Direi di no. I problemi sono gli iper. Anzi, se non avessimo nuove licenze, che però dovrebbero essere assai qualificate, il commercio si affosserebbe ancora di più”.

Dibattito aperto insomma: “Al momento – conclude Piva – non abbiamo ancora fissato date, ma ci stiamo riunendo proprio in questi giorni, come Associazione per il Pd, per parlare di commercio e turismo, e in gennaio, vedremo quando, faremo un’assemblea pubblica”.

di Francesco Pagnini

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