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Il Grido

 

Anna Frank, emblema della Shoah

Anna Frank, emblema della Shoah

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Il grido di una madre che fugge per mettere in salvo i suoi figli a Gaza.
Il grido di una madre che impotente vedeva strapparsi i suoi figli destinati al “camino” di Auschwitz.
Differenze?
NO. Il grido è lo stesso.
NO. La disperazione è la stessa.
NO. La negazione della vita è la stessa.
Non è possibile vivere tra i morti!!!
Oggi più che mai è forte la fievole vocina di quel bimbo che affermava, nell’Istruttoria di Peter Weiss “TRA I VIVI NON POSSO PIU’ STARE” !!!!

Dicono che di dolore non si muore, oggi mi viene da dire: purtroppo!!!
Mi metto nei panni di tutti coloro che sopravvivono e soffrono a Gaza, come mi metto nei panni di coloro che sono state vittime della Shoà.
Dove è la differenza? Non lo so. Non riesco a vederla, non riesco a capacitarmi di ciò che ho sentito, alla TV o letto sui giornali: di mille morti a Gaza, trecento sono bambini!!!! Non me ne frega niente di chi ha torto o ragione, di chi trova scuse e giustificazioni, di chi si arrocca su principi patrii o religiosi. Qua si parla di MORTE e di MORTI innocenti ed indifesi.
Perché non si ferma il mondo?
Noi assorbiamo passivamente queste notizie?
Fanno parte del nostro quotidiano?
No. NOOOO…OOOO! Non è possibile. Dobbiamo disperarci, piangere e poi lottare in tutti i modi per porre fine a questo enorme dramma che si ripete nella Storia dell’Uomo.
La strage degli innocenti continua. La morte di Gesù Cristo in croce per “protestare” anche per questo male è lontana? Ci piace e fa tenerezza solo il piccolo Gesù nella mangiatoia e ci è indifferente quello stesso grande Gesù che dà la sua vita per protestare, con il suo sacrificio, contro queste imposizioni-delitti del potere? Che contraddizioni! Che stupida pretesa di civiltà, di coscienza in-umana, di impegno politico!
Mi sento impotente, mi sento come una formichina che si batte contro una balena, mi sento…male! Piango.
Piango sull’Uomo, su me stessa, sul mio sogno di pace e bene per tutti. Faccio molta fatica umanamente ad accettare questo mondo violento, che non guarda i volti e le vite delle sue vittime, che lancia bombe al fosforo scusandosi dicendo che si era sbagliato, che per eliminare il “nemico” uccide innocenti. E’ come dire: abbiamo distrutto e ucciso TUTTA la tua casa e la tua famiglia perché non sapevamo se i tuoi famigliari o i tuoi animali erano responsabili dei danni nel mio giardino.
Poi improvvisamente mi vengono in mente i versi della poesia di un bambino nel lager nazista di Terezin:
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!

(Eva Pickova nata a Nymburk il 15 maggio 1929, deportata a Terezin il 16 aprile 1942, morta ad Auschwitz il 18 dicembre 1943)

Buon Dio perdonaci.

di Magda Gaetani

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