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Commercianti troppo rinunciatari?

 

Piazza Nettuno Natale 2008

Piazza Nettuno Natale 2008

 

 

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

E’ il classico gatto che si morde la coda. Negli ultimi anni anche il periodo di Natale, che di solito è uno di quelli in cui i commercianti fanno cassa, non è andato un granchè. Risultato, quest’anno i commercianti cattolichini non sembrano intenzionati ad impegnarsi, e a spendere, per l’animazione natalizia. Cioè per le luminarie e per il “Villaggio incantato”, cioè le capannette che l’anno scorso riempirono il centro storico cittadino con l’obiettivo di attirare visitatori e potenziali acquirenti.

Ma così facendo si rischia di perdere ulteriori quote di mercato rispetto ai famigerati iper, ma anche ad altre località, tipo San Giovanni e Morciano, che pare si stiano organizzando per il Natale.

Che sia difficile uscirne ne convengono tutti. Così come che i negozianti debbano forse cogliere la sfida: gettare la spugna a priori, forse, non è una buona idea.

Gilberta Galli, Confesercenti, osserva che “siamo un po’ indietro. Negli anni scorsi il Comune ha dato alcune agevolazioni e ha organizzato il Villaggio incantato. Ci abbiamo riprovato anche quest’anno, ma per ora dai commercianti non abbiamo avuto riscontro”. Non solo per le luminarie e per il Villaggio incantato che, pare, non si farà. Ma anche per altre iniziative. Come ad esempio quello dei ‘Giochi dimenticati’: antichi giochi da “ritrovare” nelle vetrine dei negozi. “Un’iniziativa molto bella – aggiunge Galli – ma alla prima riunione sul tema, che abbiamo avuto l’altra sera, non c’è stata neppure una gran partecipazione…”.

Sul fatto che i commercianti siano un po’ scoraggiati conviene anche Maurizio Gabellini (Confcommercio): “Non mi sembra che ci sia la stessa voglia di fare degli anni scorsi – afferma-. Noi come categorie ci stiamo provando, ma senza molti riscontri”.

Motivo di tale atteggiamento rinunciatario? “Beh probabilmente dipende dal fatto che l’anno scorso, nonostante le iniziative, il bilancio sulle vendite natalizie non è stato molto positivo. Sull’abbigliamento, infatti, c’è stato un calo del 7-8 per cento – spiega Galli -. E investire soldi sulle luminarie e sul resto con queste prospettive non è il massimo”.

Secondo Massimo Paolucci, consigliere comunale e l’anno scorso “anima” dei commercianti del centro, allarga anche lui le braccia: “Si vede un po’ di scollamento. Forse sarà anche colpa nostra che non sappiamo trainare come altri fanno da altre parti. Ma c’è anche una componente economica: dopo vari anni che a Natale le cose non vanno bene, passa anche la voglia di impegnarsi. Per di più, anche per quest’anno le aspettative non sono il massimo. La crisi dei consumi permane, la gente non pare molto intenzionata a spendere neppure quest’anno”.

Fa eco Gabellini: “Ci si impegna per anticipare l’atmosfera natalizia, affinché la gente faccia qualche acquisto in più. Ma poi se la gente compra adesso, non compra sotto Natale… Non è che cambi molto”.

Allo stesso modo tutti sono un po’ preoccupati per il fatto che in altre zone, invece, si si sta preparando ad “affrontare” il Natale.

“A Morciano e San Giovanni stanno lavorando molto – racconta Gilberta Galli -. Qui invece non abbiamo forse ancora capito che prima di pensare di portare i clienti nei propri negozi, bisogna pensare di portarli a Cattolica. Noi abbiamo un buon bacino tra Pesaro e Fano, ma se anche altre località si orientano su questo bacino le cose rischiano di andare ancora peggio”.

“Anche Riccione è molto agguerrita, nella zona Paese ad esempio”, avverte Gabellini. Paolucci osserva che “a Morciano i commercianti hanno ancora voglia di fare. Qui da noi manca un traino”.

E il Comune? “Il Comune sta mantenendo lo stesso atteggiamento degli anni scorsi. Offre sostegno ma servono comunque degli investimenti di base – ribadisce Paolucci -. L’anno scorso il Villaggio incantato, anche su ammissione dell’assessore Giovanni Ruggeri non fu il successo che ci si aspettava. Però non fare proprio nulla…”.

La palla insomma, è in mano ai commercianti stessi. Pronti ad accettare la sfida?

di Francesco Pagnini

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Avventura in mare

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Tratto da Cubia n° 66 – Novembre 2006

Nel Novembre del 1958 ero imbarcato sul motopeschereccio “Fedelfranco”, assieme a Lorenzo Tonti “Sèn” ed altri, paron Giuseppe Bontempi “Nugi”. Eravamo diretti a sud del porto di Ravenna, nella sacca di Cervia, perché fummo informati della presenza di una notevole quantità di sogliole.

E’ un pomeriggio di bonaccia piatta, e in questo caso bisogna restare molto vigili: quando vedi che non tira il normale scirocco, significa che il tempo non ha nulla di buono. Ciò nonostante, andiamo su verso Nord e caliamo la rete prima di notte, al largo del porto di Cervia. Arriva un po’ di vento umido caliginoso, facciamo la calata a sei passi d’acqua a Tramontana e a Ostro.

Alla seconda bordata in giù vediamo i motopescherecci dirigersi verso il porto di Cervia; noi a bordo non abbiamo la radio ma solo il barometro, uno di noi va a battere il barometro con un dito e questo va subito giù abbassandosi molto.

In seguito a ciò capimmo perché i pescherecci stavano rientrando, avevano la radio e quindi la possibilità di comunicare fra loro e con gli stessi fanesi, usi a pescare nella “sprè”. Azzardammo nella speranza di fare una buona battuta di pesca e non seguimmo il rientro con le altre barche. La decisione fu sbagliata perché in poco tempo arrivò la bora mentre eravamo intenti alla pesca.

La bora si presentò subito molto offensiva, a bordo si discuteva circa la possibilità di andare in porto a Cesenatico, io a questo proposito ricordai ai miei compagni un episodio analogo: mi trovavo imbarcato sul motopeschereccio “Aurora”, con un modesto vento di bora ci arenammo al largo in un banco di sabbia, e in quei casi se non segui la rotta giusta e ti prende il mare sono guai.

Scartammo subito la possibilità di andare a Cervia perché il porto in quella circostanza non dava nessuna garanzia, in quanto è un porticciolo come quello di Riccione.

Anziché andare a Cervia, facemmo rotta per Rimini. “Sèn” e “Nugi” erano al timone perché un marinaio solo non sarebbe stato sufficiente, avevamo anche una piccola vela che ci aiutò per il rollio. Il motopeschereccio “Fedelfranco” era un buon lancione, aveva un 90 cv. ma non si poteva sviluppare tutta la potenza a causa del mare agitato, quindi navigammo a mezza forza, poiché a tutta forza, data l’entità dei marosi, sarebbe stato molto pericoloso.

Proseguimmo in giù verso il porto di Rimini piano piano, avevamo le sfogliare in coperta, io stavo in ginocchio, perché era impossibile stare in piedi da l’entità delle onde. Lorenzo Tonti “Sèn” e Giuseppe Bontempi “Nugi” erano, come già detto, al timone tenendo saldamente i frenelli.

Io presi una corda di fortuna “al zuz” che si legava al sacco della sfogliara come sicurezza. La feci passare attorno all’albero e attorno alla mia persona, dato che il vento era molto forte. Abbiamo demolito sottovento un paio di metri dell’opera morta della barca, rimaneva comunque il problema di queste tre sfogliare in coperta, ma io piano piano, restando sempre in ginocchio, sono riuscito a legarle all’albero di prua in modo che non scivolassero in mare o che comunque non creassero problemi, perché avrebbero potuto otturare le “monichelle”, e quindi non permettere che l’acqua uscisse fuorivia, poiché in situazioni analoghe persero la vita molti marinai.

Arriviamo al porto di Rimini facendo rotta un po’ a Sud, in modo da prendere l’onda di poppa, operazione che avremmo dovuto fare prima, ma il problema era che il mare lo prendevamo sempre di traverso. Il porto di Rimini è sempre stato un porto sicuro: se il vento proviene da Est-Nord-Est si può entrare con più facilità, data la lunghezza del molo di Levante.

Era sufficiente mettersi sottovento del molo, dopodiché riuscivi ad entrare con bonaccia.

Arriviamo in porto all’una e mezzo dopo mezzanotte, lungo la banchina erano ormeggiati molti pescherecci tra i quali molti di Cattolica, come il “Cattolica” ed il “Byron”, noi ormeggiammo vicino a quest’ultimo, il cui paron Mario Prioli “Patalnon”, vedendoci, ci disse: “Dove eravate?”. Quando fu messo al corrente della nostra posizione ci contestò il fatto che non fossimo andati in porto a Cesenatico.

In certe situazioni devi saper prendere decisioni sagge e rapide, dettate dalla propria esperienza di naviganti e soprattutto dai consigli dei nostri marinai più anziani, non senza una buona dose di fortuna.

di Gino Magi

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La ricetta di Corrado Piva contro la crisi del commercio

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Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Arriva anche a livello politico, la preoccupazione sul commercio a Cattolica. Tant’è vero che l’Associazione per il Partito Democratico sta pensando ad un’assemblea pubblica, sul tema, che dovrebbe svolgersi in gennaio. E nel corso della quale verranno affrontati vari temi che Cubia, già in diverse inchieste, ha posto in evidenza.

“E’ molto forte la nostra preoccupazione – anticipa Corrado Piva, dell’Associazione per il Partito Democratico – per la recessione nel commercio”.

Un problema già esistente, almeno a sentire i commercianti stessi, ma che potrebbe ulteriormente accrescersi.

“I motivi sono diversi – commenta Piva –: credo che il principale sia una presenza più forte, negli ultimi anni, degli iper e dei centri commerciali che tolgono ossigeno ai negozi di vicinato”.

Che fare? L’idea è di potenziare quello che a Cattolica già si delinea come un “centro commerciale naturale”. Significa che passeggiando per le vie di Cattolica (il centro storico, e ora anche la zona della nuova darsena) si trovano tutti quei negozi che contraddistinguono gli iper. E li si può dunque visitare o guardarne le vetrine, ma passeggiando in una città vera, non in uno di quei “simulacri” di centri storici artificiali, con luci al neon, ricostruiti negli iper.

Il successo dei “centri commerciali naturali” non è certo scontato. “Un’idea come questa – va avanti Piva – va supportata con una serie di manifestazioni, con promozione, realizzando un ‘paesaggio’ il più possibile piacevole in cui passeggiare per i potenziali clienti. Certo il Comune dev’essere il volano di questo processo, ma anche i privati devono fare la loro”.

Già, i privati. Nello scorso numero di Cubia le stesse categorie commerciali sostenevano che molti loro associati sono un po’ troppo rinunciatari. E Franco Gabellini lanciava addirittura l’idea di una tassa di scopo per le manifestazioni.

“Sarebbe la panacea di molti mali – condivide Piva – ma la legge la rende praticamente irrealizzabile. Ci si può lavorare. Magari si può pensare ad un accordo con le partite iva. Di certo questo tipo di imposizione fiscale consente a chi la sostiene di vederne direttamente il ritorno”.

Anche Piva non ritiene, infine, che forse la città, tra motori immobiliari e tutto il resto, possa avere una rete commerciale un po’ sovradimensionata per la realtà cattolichina, e che la crisi dipenda anche da questo: “Direi di no. I problemi sono gli iper. Anzi, se non avessimo nuove licenze, che però dovrebbero essere assai qualificate, il commercio si affosserebbe ancora di più”.

Dibattito aperto insomma: “Al momento – conclude Piva – non abbiamo ancora fissato date, ma ci stiamo riunendo proprio in questi giorni, come Associazione per il Pd, per parlare di commercio e turismo, e in gennaio, vedremo quando, faremo un’assemblea pubblica”.

di Francesco Pagnini

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QUEEN VILLAGE ( Ex VGS) Rischiamo inquinamento? La città non si può fermare

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Cubia ha già ospitato diversi interventi riguardanti il VideoGiocoSport (VGS), il nuovo centro sportivo-commerciale che dovrebbe sorgere nell’area limitrofa al Parco della pace e che ha suscitato pareri contrastanti, con la costituzione di un comitato cittadino di opposizione alla sua costruzione. Intervistiamo ora il proprietario, il dott. Giorgio Verni, che incontriamo insieme al suo tecnico, il geometra Roberto Ghinelli.

Allora Dott. Verni, da dove cominciamo?
La prima cosa che voglio dire è che sono venuto a conoscenza solo indirettamente dell’esistenza di un comitato cittadino contro il VGS. Come ideatore e progettista del VGS, non sono mai stato interpellato, dunque non mi sono mai fatto vivo. Ho ritenuto che, più che una posizione contro il Centro, fosse un fatto ideologico. E di ideologia non mi interesso. Ci tengo solamente ad entrare nel merito.
E’ quello che cercheremo di fare. Partiamo da un po’ di storia. Come nasce l’idea del VGS?
In precedenza c’era questa grande area, questo polmone verde di Cattolica dove in parte si era realizzato il Parco della pace e dove ho ceduto almeno 40-50mila metri quadri di terreno all’amministrazione. La parte bassa, che doveva rimanere a parco, è stata poi utilizzata per la realizzazione della piscina. Il sindaco Micucci ha sempre avuto il problema di organizzare bene questa area verde. Non si potevano lasciare senza razionalizzazione circa 200mila mq di terreno in un paese come Cattolica, che non ha territorio, e che, con le dovute proporzioni, è assimilabile a Montecarlo, dove ogni centimetro quadrato viene valorizzato al massimo. Rimaneva dunque tutta la parte alta, a monte di via Francesca da Rimini. C’erano lo stadio, le scuole, la zona del supermercato Diamante, c’era la richiesta di alcuni imprenditori di realizzare quei centri residenziali che stanno costruendo adesso. Infine quei 50mila mq di terreno che erano “campagna”, per i quali io avrei potuto proporre anche del residenziale, considerato che in quelle zone stanno ancora edificando. Per me sarebbe stato più comodo, ma, poiché l’amministrazione non me lo ha permesso, ho pensato che Cattolica avesse bisogno di servizi, ma nel verde e progettati bene. Questa idea mi è stata confortata da una società di Milano a cui ho commissionato uno studio molto importante, una ricerca di mercato dove si giustificava pienamente la realizzazione di un centro servizi.
Cosa sarà precisamente il VGS?
Ci saranno 5 corpi di fabbrica: 1) Il bloccomultisala-fitness di 5.500mq, formato da 6 sale da cinema, per un totale di circa 1.300 posti, e da un grande centro fitness con palestra completa di piscina per acquagym, solarium, massaggi, sala macchine ecc..; 2) il mediastore, che occupa 1.500 mq; 3) il blocco da 2.500 mq che contiene venti piste da bowling di livello internazionale, ma anche una zona di ritrovo per gestire il tempo libero delle persone di età diverse che “non vogliono sudare”; 4) 2 blocchi, per un totale di 3.000 mq, destinati al commerciale-direzionale, con vetrine ed uffici.
Teniamo presente che in questo progetto c’è molta attenzione alla concezione architettonica. Non sono 4 capannoni buttati lì come capita. Ad esempio, la multisala e il bowling sono interrati di circa 2 mt per ridurre l’impatto delle altezze. La piazza inoltre non sarà in asfalto, che fa schifo, ma in pietra naturale, che da sola costa 1 milione di euro. Il progetto, curato dall’arch. Gaudenti, è stato presentato al festival di Cannes dell’architettura ed ha riscosso molto successo. La sua forza sta nel parcheggio: oltre 650 posti che non si notano, sono nascosti in mezzo al verde. Ci tengo ad una bella struttura, è un esempio di intervento urbanistico inedito. E’ come un nuovo quartiere.
Ma non c’è il rischio di ipertrofia dei servizi, di andarsi a sovrapporre ad altro già esistente? Al multisala delle “Befane” o a quello che sorgerà a Riccione? E il bowling in via del Prete non è mai decollato. Non è che anche per il VGS si rischia di andare poi ad una riconversione sul residenziale?
I rischi nell’impresa ci sono sempre. Ma la ricerca di mercato di cui si parlava prima ha portato ad individuare un bacino d’utenza potenziale notevole. Guardi alla grande espansione del residenziale a San Clemente. Tutta la Valconca guarda Cattolica. Misano nord e Riccione (sulla realizzazione della cui multisala molti sono scettici), Cattolica, Gabicce, Pesaro e la Valconca sono il nostro bacino d’utenza: 170mila persone.
Si è mai pensato all’opportunità di costruire il Centro altrove, considerata la particolarità del sito, incastrato tra le scuole?
Perché mettere una palestra lontano dai cittadini? Ognuno vorrebbe i servizi vicino a casa propria. A Vienna il depuratore è al centro della città. Da noi c’è una cultura catto-comunista tendente al bigotto che ci fa indicare che “quello è male”. Creare le zone dormitorio senza servizi, a parte quelli essenziali, non è un bel ragionare. Un vecchio modello di città vedeva la realizzazione di zone omogenee, ma secondo me è un errore, perché ci sono zone morte che funzionano solo ad orari prestabiliti, con grandi masse di utenti che si spostano continuamente.
Ci sono delle incompatibilità: una fabbrica la devo fare fuori città. Ma un centro come il VGS, se non lo faccio vicino ai cittadini, cosa lo faccio a fare?
S’era parlato con Micucci anche di altri siti decentrati di Cattolica, ma erano avulsi dal territorio: una scelta illogica, una forma di ghettizzazione con il rischio di isolamento e malavita. Questo, inoltre, completa il servizio del verde a Cattolica, in quanto, con questa operazione, ho dato 24mila mq di terreno al Comune, che vanno ad ultimare il Parco della pace. Qui costruiremo anche il centro di incontro giovani-anziani.
Fra gli elementi di razionalità, che voi citate, c’è anche la valutazione di impatto ambientale (V.i.a.) che, per un’opera come il VGS, non è richiesta da una visione catto-comunista ma da una specifica legge regionale. Come valutate il fatto che l’amministrazione non abbia ritenuto importante richiedervi di effettuarla, considerato che il sindaco è il garante ultimo della salute pubblica?
La questiona è puramente tecnica. Noi abbiamo procurato tutti i documenti che, a norma, ci sono stati richiesti, nessuno escluso. Se ce lo avessero chiesto, noi eravamo disponibili a farla, ma così non è stato. Non hanno ritenuto che fosse necessario, non è un’opera ad alto impatto ambientale. E poi, perché per il VGS sì e su altre cose no?
Perché è un sito particolarmente sensibile: un migliaio di bambini, dal nido alle scuole medie, che dovranno subire l’inquinamento delle polveri sottili prodotte sia nella fase transitoria di cantiere che dal traffico veicolare a regime definitivo…
Ma quando il VGS è attivo i bambini dormono. Le scuole non hanno interferenza con il VGS.
Inoltre la legge prevede la V.i.a. come obbligatoria per gli interventi urbani che si configurano come “centri commerciali con parcheggi” superiori ai 10mila mq…
Ma non è un centro commerciale. E poi, ogni intervento che fai nella città causa traffico veicolare e, se portiamo il VGS più lontano, inquiniamo di più per arrivarci in auto. Nel progetto ci sono 3 rotonde, e i tempi di sosta con motore acceso sono minimi. Se trovo subito il parcheggio non inquino. I posti auto sono disseminati tutti intorno con una razionalità precisa. Potenzieremo anche la mobilità di servizio rifacendo un tratto di via Carpignola. Il problema dell’inquinamento non c’è.
Le polveri sottili non sono una invenzione…
Se ragioniamo così, allora diciamo che la città deve chiudere. Non facciamo più nulla. Ma se io devo continuare l’economia, devo progredire, creare posti di lavoro, non posso fermarmi. Questa è una struttura che serve ad una città che cresce, è un uso corretto del territorio e non speculativo. E poi, perchè prendersela con il VGS e non con le lottizzazioni dove si creano gli appartamenti? Quelle sono da fermare! Il grande apporto di polveri sottili nella città è dato dagli impianti di riscaldamento, specie da quelli a olio combustibile. Per me, a Cattolica inquinano molto di più “Le Navi”, dove non c’e razionalizzazione della viabilità e dove gli autobus arrivano e non spengono mai il motore diesel per avere l’aria condizionata . Manca la sensibilità a livello culturale.
Lei citava Montecarlo. Anche a Cattolica sappiamo che la densità di popolazione è molto elevata. Una ricerca del 2002 sulla ”impronta ecologica” nella provincia di Rimini ha evidenziato un’impronta pari a 7,78 ettari pro capite, a fronte di una biocapacità disponibile di 0,83 ettari pro capite. Non dovremo fermare tutto, ma prevedere una gestione diversa dell’esistente forse sì: Cattolica non ha più i parametri per poter continuare a cementificare in modo sostenibile. Non le pare?
E’ ora di pensare ad un uso compatibile del territorio. E’ chiaro che non posso sfruttare il 100% del territorio cattolichino e poi chiedere al Brasile di conservare la foresta per permettermi di respirare. Però adesso abbiamo una città. Questa città offre delle opportunità, ha bisogno di determinate infrastrutture e il VGS è una di quelle. Poi non è che possiamo fermare l’economia: è una riflessione che va fatta a livello globale, non in maniera puntuale, penalizzando qualcuno in particolare.
Ma prima o poi si arriva anche al particolare…
Sì, allora non è un ragionamento sul VGS ma su ogni mattone che viene montato. Questo è un investimento industriale da parte di un imprenditore che, se faceva anche la metà degli appartamenti, avrebbe guadagnato il doppio e finito molto prima. Sono 15 anni che andiamo dietro a questa cosa.
Come mai tanto tempo?
Nel primo progetto, Micucci voleva il palazzetto dello sport, ma l’amministrazione se lo doveva acquistare e gestire: hanno fatto i conti e hanno pensato di lasciar perdere. Così abbiamo girato l’attenzione sul bowling. Vorrei che si pensasse ai posti di lavoro, all’indotto creato. Il VGS non è per il guadagno di una persona che specula, ma crea ricchezza per Cattolica.
Spererete comunque di guadagnarci qualcosa anche voi… Quando partiranno i lavori e quanto dureranno?
L’inizio formale è già avvenuto. Abbiamo già stretto impegni per le opere di urbanizzazione, abbiamo già la progettazione esecutiva, già individuato l’esecutore. Ora serve il coordinamento con tutta una serie di questioni finanziarie, economiche e commerciali. Ci vuole tempo, il VGS non è un oggetto semplice. I lavori dovrebbero comunque completarsi entro il 2008 circa. Presto faremo comunicazione per cominciare a creare l’evento. E potremmo usare anche Cubia…

di Amedeo Oliveri

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Solidarietà

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Tratto da Cubia n° 81 – Aprile 2008

Il 29 Marzo scorso noi volontarie dell’AVULSS di Cattolica abbiamo organizzato la 3^ Cena di Primavera presso la sala del Circolo “M. Kolbe” in Via Del Prete a Cattolica.

Anche questo terzo appuntamento ha avuto successo, lasciatecelo dire con una piccola punta di orgoglio! Siamo riuscite ad ospitare circa 150 persone, ci auguriamo in modo gradevole e familiare, grazie anche alla musica dal vivo che ha allietato la serata e ad una ricca lotteria.

Ancora una volta, soprattutto nella fase organizzativa, abbiamo potuto toccare con mano la generosità di tutte le persone a cui ci siamo rivolte; questo spirito di solidarietà e collaborazione, che è anche uno dei nostri principi base, è sicuramente la molla che ci spinge ad agire per il bene di quanti sono meno fortunati di noi. Il ricavato della serata verrà infatti impiegato per le diverse attività che svolgiamo sul territorio, sia presso singole persone che presso strutture pubbliche e private.

Per questo motivo, anche a nome di quanti ne beneficeranno, volevamo ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto con la presenza e con ogni altra forma di aiuto.

Un grazie di cuore e magari un arrivederci alla prossima.

Le volontarie AVULSS di Cattolica

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Festa della Teggia e Sagra dell’Uva

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Tratto da Cubia n° 74 – Agosto/Settembre 2007

Tradizionale Manifestazione di Metà Settembre

Nei tempi antichi, antichissimi, nei paesi dove, come nella Romagna, la produzione vinicola costituiva uno dei maggiori prodotti, se non il principale, di alimentazione e mezzo di scambio, le popolazioni dedite all’agricoltura usavano onorare “dio Bacco” con canti, festeggiamenti e libagioni dopo il raccolto dell’uva.L’Italia, ove la produzione dell’uva e del vino ha avuto sempre grande importanza, e per la qualità e per la quantità dei vini pregiati noti in tutto il mondo, nell’intento di far conoscere ed apprezzare sempre più questo alimento perfetto e di alto valore salutare (la cura dell’uva, infatti, è la più antica, fra tutte le cure di frutta), riprendendo un’antica tradizione, ha istituito in tutti i comuni la giornata dedicata alla “Sagra dell’Uva”.Da frammenti di una pergamena, scritta in castigliano antico, rinvenuta fra le rovine delle mura del Comune di San Giovanni in Marignano, al quale deve le sue origini il Comune di Cattolica, risulta che un uomo di Stato del Reame di Castiglia, ospite del succitato Comune in occasione della Festa dell’Uva, nel fare rapporto al suo grazioso Sire su usi e costumi di queste contrade, rimase colpito dalla bontà di un “pane schiacciato” (tortilla), che veniva confezionato dalle donna su caratteristiche teggie, ai lati delle vie, e servito con dello squisito salame e vino di produzione locale.Il Comune di Cattolica e l’Azienda di Soggiorno decidevano, quindi, di ripristinare questa usanza, per cui, nel giorno dedicato alla “Sagra dell’Uva”, le massaie di Cattolica provvedevano a confezionare sulla teggia la caratteristica “piada” (focaccia a base di farina, sale, pepe, e olio finissimo), che viene servita con salame pepato, grappoli di uva e vino.La festa delle “Teggie e Sagra dell’Uva” inizia nelle prime ore del pomeriggio, a metà Settembre, con sfilata di carri allegorici e di gruppi folkloristici della zona.Nel piazzale Primo Maggio, vicino al mare, si effettua, fra canti e musiche folkloristiche, la distribuzione di sacchetti di uva, dopo di che vengono accesi i fuochi sotto le “Teglie” e ha luogo la cottura delle “piade”, che vengono distribuite al pubblico assieme a fettine di salame e vino locale, fino a tarda notte.Canti, esibizioni folkloristiche e luminarie si susseguono ininterrottamente finchè, ebbro e sazio, il dio Bacco, nella fresca notte settembrina, chiude gli occhi al sonno, che durerà fino alla prossima stagione.

da “Il popolo di Romagna” – 1957

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Il Senso del Mare

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Tratto da Cubia n° 55 – Ottobre 2005

L’Amministrazione comunale di Cattolica, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini e dell’Università di Bologna, promuove un nuovo progetto culturale dedicato al Mediterraneo e, più in generale, al mare inteso come realtà geografica, economica, culturale e sociale. “Il senso del mare” è il titolo del progetto, ideato da Maria Lucia De Nicolò, che mira a promuovere la città quale punto di riferimento della cultura del mare, scoprendo e sviluppando le molteplici connessioni fra scienza e suggestione, storia e mito, politica ed economica, società e spirito ludico attraverso una serie di incontro culturali di respiro internazionale, interregionale e locale tra loro correlati. L’intera città diverrà un palcoscenico in cui saranno impegnate non solo le figure istituzionali e i centri della cultura (biblioteca, teatri, museo), ma anche le altre componenti sociali e produttive legate al mare.

Si tratta di un progetto impegnativo, che prende l’avvio con un ciclo di sette conferenze che si terranno presso il Centro Culturale Polivalente dal 5 Novembre al 17 Dicembre, con il coinvolgimento di alcuni prestigiosi studiosi che svilupperanno alcuni temi salienti delle rispettive discipline e competenze assumendo quale denominatore comune il mare. Ciò che si vuol promuovere è un versatile e per certi intrigante contenitore legato alla città di Cattolica, capace di trasmettere suggestioni, conoscenze, proposte, aspettative e dinamiche di un Mediterraneo, e più genericamente del mare, esaminato nell’incontro tra passato e futuro.

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