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Le chiavi di scuola

Federazione Italiana per il superamento dell'handicap

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Al Circolo Didattico di Cattolica è accaduta una cosa bella, bella e importante; l’attuale classe 3ª C di Repubblica ha vinto il 4° posto e una menzione all’interno del concorso nazionale lanciato dalla FISH (Federazione Italiana per il superamento dell’handicap) e da ENEL Cuore onlus. Il premio, attribuito alle docenti Iacucci, Litro, Gennari, Della Malva, è anche il riconoscimento dell’impegno e del lavoro della scuola tutta.

Il Circolo Didattico pone infatti, da sempre, particolare attenzione all’inserimento educativo e didattico degli alunni disabili, attivando tutte le strategie e le attività necessarie  alla loro piena partecipazione alla quotidianità scolastica; non rinunciando, nonostante le difficoltà, a realizzare una scuola di qualità di tutti e per tutti.

Come scrive Carla Iacucci: nella Direzione Didattica “… è vivo il senso di comunità della classe e della scuola: – la scuola è comunità attenta ai bisogni di tutti; – tutti partecipano, forniscono e ricevono aiuto e sono reciprocamente responsabili“.

Una scuola capace di accompagnare la crescita della persona; capace di insegnare e di mettere ogni studente nella condizione di imparare; capace di riconoscere ogni bambino contemporaneamente uguale e diverso: è questo il modello che ci sforziamo di realizzare.

Inoltre, gli alunni diversamente abili ci hanno insegnato che la loro presenza contribuisce alla crescita dei compagni e sono loro che ci ricordano costantemente che l’educazione è un diritto inalienabile; a scuola, siamo tutti pari. Purtroppo “… il dispari comincia(va) fuori” (Erri De Luca).

Menzione al Circolo Didattico di Cattolica:

“L’azione formativa promossa dal Circolo Didattico di Cattolica pone in luce le potenzialità e la possibilità che ha la scuola per far fronte alle sfide, sempre più numerose, con le quali è chiamata a confrontarsi quotidianamente. Disabilità e intercultura hanno rappresentato un connubio inscindibile per la definizione e per l’attivazione di strategie sinergiche e creative al fine di realizzare una reale inclusione. Partendo dagli interessi e dalle attitudini dell’alunno, sono state avviate molteplici attività, distribuite nel corso dell’anno scolastico; lettura, giochi, scrittura, recitazione, danza, musica e spettacolo. La progettualità ha contaminato anche le famiglie i cui componenti hanno partecipato al “coro ed al teatro della scuola”, promuovendo iniziative sul territorio. L’azione intrapresa ha consentito di valorizzare la diversità attraverso diversi canali di comunicazione, attivando l’ascolto e l’attenzione nel riconoscimento dell’alterità, incrementando il processo di autostima e di riappropriazione consapevole dell’identità”.

Un ringraziamento particolare anche alle docenti Ridolfi e Vagnini, l’una operante per la valorizzazione delle diversità, l’altra per l’ampliamento dell’offerta formativa col progetto “Chi sei?” nell’ambito del quale il premio è stato assegnato.

Dirigente Scolastica Maria Rosa Pasini

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Caro Babbo Natale

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2006

Chiedere un dono personale di questi tempi pare una cosa brutta. Mi consola il fatto che ciò che mi piacerebbe, penso piacerebbe a tanti.

Vorrei la neve sulla mia scuola.

Una neve fresca e benefica, di quelle che fanno l’aria sottile e il respiro ampio. Una sfarinata di bianco che mandasse via le brutte crepe con cui brutti Ministri l’hanno sfregiata. Una neve che schiarisse le menti, insieme al grigio dei muri e che attutisse i passi della scuola perché, dentro la scuola, c’è davvero qualcosa di importante che va preservato, con delicatezza. Il bianco svelerebbe i giochi sporchi e le impronte troppo pesanti di quelli che tolgono senza ritegno.

Sulla neve le scuse si sciolgono e un piccolo soldo bucato non fa rumore e se qualcuno lo nota, lo raccoglie per buttarlo via.

E poi vorrei che questa magia cadesse su tutte le scuole d’Italia. Bè, proprio su tutte tutte no, chè alcune scuole, quelle private, hanno già tanti Santi in Paradiso. Su quelle pubbliche, quelle di tutti (sai che meraviglia regalare la neve a Mohamed che è arrivato da poco e non l’ha mai vista o a Boris che così gliela ricordiamo!).

Caro Babbo Natale, so che per te niente è impossibile. Certo, dovrai darti molto da fare, e per tempo, perché come tu sai bene la neve non sempre piace alle persone che pesano. Loro spesso preferiscono la nebbia che cela e nasconde i tagli e ruba limpidezza ai pensieri.

Sono sicura che ti darai da fare, che organizzerai qualcosa. E quando arriverai nelle piazze, se avrai bisogno di chi vuole la neve, chiama. Ci saremo.

Un saluto affettuoso.

Daniela Franchini
(Circolo Didattico di Cattolica)

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Mano al portafoglio

 

Joshua_Green

Joshua_Green

 

 

Tratto da Cubia n° 58 – Gennaio 2006

Immagina di passeggiare in riva a un laghetto”, dice il filosofo Joshua Green. “A un certo punto vedi un bambino che rischia di annegare. Se pensi: ‘Ho appena speso 200 dollari per queste scarpe e l’acqua potrebbe rovinarle, quindi non salverò quel bambino’, sei una persona spregevole. Ma nel mondo ci sono milioni di bambini nella stessa situazione: basterebbero pochi soldi, spesi in medicine o cibo, per salvargli la vita. Eppure se andiamo al ristorante invece di donare i soldi a un’organizzazione che combatte la fame nel mondo non ci sentiamo dei mostri. Perché?”. Questa bella domanda postaci da Green, la deponiamo qui, all’ingresso del discorso, a rammentarci la cautela con cui dobbiamo esprimerci quando parliamo di beneficenza. Desidero, infatti, dire qualcosa a riguardo della recente raccolta di fondi a favore del progetto di Smile Mission in Tanzania, lanciata nelle scuole di Cattolica in occasione delle festività natalizie. Se ne è parlato sui quotidiani locali ed anche in occasione della festa di capodanno davanti Palazzo Mancini. Quello che non tutti sanno è che nel Circolo di Cattolica hanno partecipato solo 2 classi di scuola elementare su 25. Come mai? Nel tentativo di rispondere parlo a titolo personale. Alcuni fatti. Poste Italiane, in occasione del Natale compie una legittima operazione di marketing attraverso la vendita, presso i propri uffici, di salvadanai in ceramica rossa con il logo dell’azienda, raffiguranti le storiche “buche delle lettere”. La sede di Cattolica, probabilmente anche grazie al fatto che vi lavora l’Assessore Epiceno, propone al Comune (perché non direttamente alla scuola?), in accordo con Smile Mission, di promuovere una raccolta fondi nella scuola per il progetto Tanzania. L’iniziativa, denominata “Risparmiare per” consiste nel collocare in ciascuna aula uno dei salvadanai di cui sopra, donato da Poste Italiane, in modo che i bambini, fino a Natale possano fare le loro offerte. Ma i salvadanai, consegnati nelle scuole senza verificare l’adesione dei docenti, rimangono, per lo più, inutilizzati negli scatoloni.I tempi: l’iniziativa viene presentata ai dirigenti scolastici a un mese dal natale, periodo denso di impegni. Dopo 4 giorni l’amministrazione comunale convoca la conferenza stampa presso l’ufficio postale. Il che ha comportato l’impossibilità di valutare e deliberare l’adesione da parte del collegio docenti, l’organo competente ad esprimersi. Tempi non sufficienti neppure a coinvolgere in modo dignitoso e partecipativo i genitori, a meno di accontentarsi che mettessero mano al portafoglio senza proferir parola e di considerarli meri esecutori di direttive altrui. Da dove viene tutta questa fretta? Forse, come già accaduto per la farsa dei consigli comunali dei bambini, l’importante è poter dire “già fatto” e appuntarsi una medaglia al petto. Nella scuola, guarda caso, per garantire il tempo necessario all’attuazione dei progetti, il POF (piano offerta formativa) dovrebbe, secondo normativa, approvarli con un anno di anticipo. I rapporti: Oggi si parla molto di reti, sinergie, rapporti scuola-extrascuola e, in linea di principio, la collaborazione tra soggetti diversi presenti sul territorio è cosa buona. Ma occorre che ciascuno sia consapevole del proprio ruolo, funzioni e obiettivi e operi nel rispetto di quelli altrui. La responsabilità educativa dei progetti e delle loro attività didattiche spetta alla scuola. Spettano alla scuola, una volta aderito al progetto, anche il coinvolgimento e la comunicazione alle famiglie perché, di fronte a loro, è lei che ne garantisce la validità educativa. Non necessariamente, infatti, i soggetti esterni perseguono tali finalità. Un esempio di ingerenza indebita è che il sindaco in persona passando attraverso la scuola, abbia voluto informare direttamente i genitori dell’iniziativa, finendo, tra l’altro, per presentarla in tono da libro cuore “Sono certo che i bambini si presteranno di buon grado a qualche piccolo sacrificio per aiutare i bambini più sfortunati di loro”. Non è questa l’ottica con cui la scuola vuole favorire la costruzione della solidarietà e dell’altruismo negli alunni. Aspetti educativi. Molti studi dimostrano come sia facile, a questa età, ottenere adesione e condiscendenza a compiere buone azioni in conformità a motivazioni legate a ricompense di tipo psicologico o materiale, minacce, prospettiva di ricevere qualcosa in cambio, approvazione sociale. Adulto è chi agisce in base alla consapevolezza delle proprie idee che favorisce l’autonomia di giudizio, e in base alla responsabilità delle proprie azioni che favorisce l’autonomia nelle scelte e nell’assunzione di compiti. Difficile che ciò possa accadere prima della preadolescenza. Compito della scuola è favorire la formazione del bambino rispettandone le tappe di maturazione, e non ottenere buone azioni tout court. L’etica che ci interessa edificare, si preoccupa di costruire le motivazioni adeguate nella persona, prima ancora che del giudizio sul valore dell’azione in sé. Paradossalmente, può essere più educativo accettare un gesto meno morale in senso assoluto, ma espresso autonomamente dal soggetto, piuttosto che richiederne uno visibilmente migliore ma indotto in modo forzato o manipolativo (è il motivo per cui, ad esempio, è preferibile aspettare che, dopo un litigio, i bambini decidano da soli di riappacificarsi anche se ci volessero giorni, piuttosto che imporlo loro frettolosamente). Un altro rischio che non vogliamo correre è quello di monetizzare il bene. In un’età in cui non è ancora chiaro il valore e l’uso del denaro (ma quando lo è?) è più opportuno far maturare il concetto del dono attraverso la condivisione di qualcosa di personale: dai propri giochi o strumenti di lavoro fino al proprio tempo, come quando si va a trovare un amico malato.
Gesti isolati e puntiformi, non preparati da adeguato percorso didattico, come l’offerta per il bambino africano lontano, anche se spiegati cognitivamente dall’adulto, rischiano di restare modelli negativi di sbrigativa pseudosoluzione dei problemi. E di ottenere l’effetto di rimuoverli dalla coscienza, favorendo la cultura dell’esonero legata al me ne libero. Una cultura per cui, noi adulti, anche se ogni tanto siamo capaci di mettere mano al portafoglio, fatichiamo non poco a cambiare il nostro stile di vita, concausa delle ingiustizie strutturali del pianeta. Vorremmo che i nostri bambini, crescendo, diventassero capaci di meglio.

di Amedeo Olivieri

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UN CORO DA… IN-CANTO!

 

Il coro IN-CANTO

Il coro IN-CANTO

 

Tratto da Cubia n° 83 – Giugno 2008

Grande successo per il coro IN-CANTO del Circolo Didattico di Cattolica

Sabato 31 Maggio, alle ore 21.00, il coro IN-CANTO del Circolo Didattico di Cattolica, formato da circa 90 voci tra i 4 e i 60 anni, si è esibito per la prima volta, con grande emozione di tutti i presenti, nella piazza del mercato coperto della nostra cittadina.

Il coro IN-CANTO nasce a Marzo 2008, all’interno del progetto “Scuola aperta”, in rete con l’I.C. di Cattolica e finanziato dal Ministero della Pubblica Istruzione. Tale iniziativa, attraverso la didattica laboratoriale, ha aperto le porte della scuola, intesa come agenzia educativa del territorio, ad attività corali (rivolte a tutta la cittadinanza) che si sono sviluppate in orario extra-scolastico, precisamente il venerdì sera dalle 20.15 alle 21.45, fra Marzo e Maggio con l’intervento del professor Giorgio Santi e delle insegnanti Eleonora Martina e Claudia Giunta.

Il coro è diventato quindi, concretamente, espressione di una comunità che  “cresce insieme”, che crede nella condivisione delle esperienze come  momento educativo, ma anche ricreativo.

La musica innesca emozioni, curiosità, creatività culturale. Significa disciplina, rigore  sì, ma anche divertimento e passione. E il concerto di sabato ha fatto emerge proprio la passione di adulti e bambini per questa dimensione così aggregante e coinvolgente.

Ha aperto la serata la Dirigente scolastica Maria Rosa Pasini con un caloroso saluto ai numerosi presenti, attraverso il quale ha voluto esprimere tutto il suo sostegno per l’iniziativa e grande soddisfazione nel vedere concretamente i bambini e i loro genitori impegnati in un progetto comune e condiviso.

Molti i brani in programma: musiche della tradizione popolare campana, ebraica, africana, francese, sarda, jamaicana… brani di diversi generi musicali che hanno spaziato dal ‘700 al blues, musiche di diverse estensioni e difficoltà vocali, canti a cappella, a canone nonché accompagnati da una base musicale.

Dopo i primi 4 canti eseguiti dai soli bambini, sono entrati in scena anche gli adulti che, a loro volta, hanno proposto 3 brani musicali. Ma il clou del concerto è stato quando i più piccoli e gli adulti hanno incominciato a cantare insieme: un vero IN-CANTO! Una vera magia!

Insegnante Claudia Giunta,

referente progetto IN-CANTO IN CORO,

Circolo Didattico di Cattolica

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La Scuola Italiana cambia in meglio!?

Invece di andare avanti andiamo indietro

Invece di andare avanti andiamo indietro

Tratto da Cubia n°87 – Dicembre 2008

Scuola oggi… finalmente qualcosa cambia in meglio… era ora!

Il numero di ottobre scorso di Cubia apriva con una pagina contenente due documenti: uno a firma delle insegnanti di Cattolica e un ordine del giorno del Comune di Cattolica, molto preoccupati per i primi provvedimenti che la Ministra Gelmini aveva preso sulla Scuola Italiana.
Oggi, con la polemica un po’ più sopita, con la condivisione sindacale di alcuni provvedimenti presi, mi sembra si possano fare anche altre considerazioni, basate sui fatti e non solo su ipotetiche rovinose conseguenze provocate dai provvedimenti presi.

A mio avviso, e fortunatamente non solo mio, era ora che dopo tanti Ministri “rivoluzionari”, dove ognuno voleva “passare alla storia” per la sua riforma, sia arrivato un Ministro (anzi una giovane Ministra: Mariastella Gelmini) che molto più umilmente, ma in modo deciso e sollecito, si pone il problema, non di rivoluzionare la scuola, ma semplicemente di renderla, da subito, più efficiente, più cosciente del proprio dovere di educare, più preoccupata degli alunni piuttosto che dei sindacati, dei baroni e dei loro interessi di bottega.

Non ha fatto grandi proclami, ha reso pubblici alcuni dati che già tutti conoscevamo, o pensavamo di conoscere, che dimostrano come la scuola sia, oggi, una macchina mangiasoldi con poca o nulla produttività.
Oltre il 95% dei fondi disponibili spesi solo per gli insegnanti: troppi, pagati male, demotivati, più una mole indefinita di precari. 5500 corsi di laurea, alcuni dei quali con un solo iscritto. 170.000 insegnamenti diversi, dove è praticamente impossibile raccapezzarsi.
E’ il risultato della politica dissennata dei ministri e dei sindacalisti degli ultimi 30 anni.
Finalmente si cambia!
Non si fa la rivoluzione, si fa della buona e urgente “manutenzione”, come dice spesso il Ministro,
il cui programma non è né riformista, come si usa dire oggi, né universale; è solo buon senso pratico applicato alla scuola.
“ La scuola deve ritrovare il senso della sua missione che è quello di formare i giovani per costruire il futuro della nazione. Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, scrivere, far di conto, e ragionare, dove non si dica più che ……lo studente dovrà padroneggiare gli strumenti espressivi e argomentativi indispensabili per gestire l’interazione comunicativa verbale in vari contesti (è una perla delle Indicazioni in vigore)” ha detto la Gelmini in una intervista.
Con queste premesse la Ministra ha iniziato la sua opera costruttrice: educazione civica, (c’era, chissà perché era stata tolta?); pagella con voti numerici, più chiara comprensibile e responsabilizzante per tutti: alunni, insegnanti e genitori; voto di condotta (era stato un grave errore toglierlo); maestro unico più insegnante di inglese e di educazione fisica; rilancio della formazione professionale.
In estrema sintesi: responsabilità, autorevolezza, studio, fatica, risultati, merito; sono parole che avevano perso significato, oggi lo stanno ritrovando.
I sindacati, i centri sociali, una parte (minoritaria ma chiassosa) degli studenti e degli insegnanti si sono accaniti contro i provvedimenti presi, spesso con bugie e disinformazione.
L’appello del Ministro Gelmini è chiaro: ”Oggi serve uno sforzo comune per migliorare la qualità della nostra scuola, scendere in piazza non giova al Paese, né agli studenti né agli insegnanti”.
A questo appello ha risposto positivamente il Presidente della Repubblica Napolitano che il 29 settembre al Quirinale ha dichiarato: ”Per avere un’Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore. Le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento; non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente”.
Se questo è vero ed è vero, la cosa migliore che politici, sindacalisti, insegnanti, genitori, studenti possono fare è smettere di fare demagogia e di difendere posizioni di comodo.
Cerchiamo insieme, dicendo tutti e sempre la “verità” e non le “bugie”, di non alimentare polemiche inutili e spesso pretestuose, ma di lavorare concordi, ognuno per la parte di sua competenza, perché la nostra scuola, tutta, dalla materna all’università, sia veramente al servizio dei giovani per aiutarli a maturare e ad affrontare “attrezzati” e “preparati” il futuro nel migliore dei modi.

di Gianfranco Vanzini

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Manifesto pubblico contro il Decreto Gelmini

Circolo Didattico

Circolo Didattico

Tratto da Cubia n°85 – Ottobre 2008

Cari genitori,

sentiamo l’esigenza di rendervi partecipi delle nostre riflessioni in merito a uno dei tanti cambiamenti che riguardano la scuola. Il Decreto Legge 137 dello 01-09-2008 del Ministro Gelmini, tra i vari interventi, prevede, nella scuola elementare, il ripristino della figura del maestro unico che dovrà insegnare tutte le discipline (tranne religione, come da Concordato).Il Ministro, nelle numerose interviste, ha assicurato che il Tempo Pieno non verrà eliminato, anzi verrà potenziato (come?!). Attualmente la scuola elementare funziona con due organizzazioni: una a 27 o 30 ore settimanali (Modulo); una a 40 ore settimanali (Tempo Pieno). In entrambe le organizzazioni opera un team di docenti che, con specifiche competenze derivate da una formazione pluriennale di aggiornamenti, corresponsabilmente condivide l’azione educativa. La pluralità dei docenti consente di meglio rispondere alle esigenze di una società complessa, alle sfide continue che si presentano quotidianamente, nonché alle sempre più pressanti richieste dei bambini degli anni 2000.
E allora, perchè cambiare? Ci dicono che la ragione sia economica (art.4 del Decreto).
Ma quale sarà il prezzo da pagare per contenere la spesa?
Riduzione del tempo scuola: le ore si ridurranno a 24 settimanali, a partire dalle future classi prime (anno scolastico 2009);
Maestro unico: l’insegnante diventerà un “tuttologo” privato della possibilità di confrontarsi, di collaborare, di approfondire, di rispettare i tempi di apprendimento e di crescita dei propri alunni;
l impoverimento dell’offerta formativa: senza compresenze verranno a mancare i momenti di recupero, sarà difficile organizzare attività di gruppo, diventerà impossibile effettuare uscite didattiche;
Aumento di alunni per classe: le classi aumenteranno di almeno 4/5 unità. Da operatori della scuola abbiamo cercato di trovare ragioni di natura pedagogica che giustificassero questa manovra; non avendone trovate, ci sentiamo di esprimere tutta la nostra preoccupazione per le prospettive future.
L’attuale scuola elementare pubblica italiana è valutata tra le migliori al mondo (Rapporto OCSE 2008; Rapporto TIMM PIRLS) grazie all’impegno degli insegnanti, delle famiglie e alla legislazione vigente, frutto di confronti parlamentari e di accoglimento delle istanze della società in evoluzione.
Riteniamo che qualsiasi serio cambiamento nell’ambito scolastico debba avvenire con azioni ponderate e condivise, scaturite da un dibattito aperto che coinvolga genitori, docenti, mondo della cultura. Non ci si può affidare a decreti legge, né si può pensare che l’informazione del Ministro ai propri docenti passi pressocchè esclusivamente attraverso il mezzo televisivo.

Il personale docente e non docente del Circolo Didattico di Cattolica

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