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Morire in pace

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Durante la seduta del Consiglio Comunale del 18 Marzo è stata approvata una mozione presentata dai consiglieri dell’Arcobaleno per l’istituzione a Cattolica del registro delle dichiarazioni anticipate di Trattamenti sanitari (Testamento biologico), questione che ha fortemente sollecitato la pubblica riflessione dopo i casi Welby ed Englaro. Il documento è nato dalla collaborazione tra l’Arcobaleno e diverse liste civiche del territorio e riprende quasi integralmente quello approvato dal Comune di Santarcangelo il 27 Novembre scorso.

PREMESSO CHE

per testamento biologico si intende un documento legale che permette di indicare anticipatamente i trattamenti medici che ciascuno intende ricevere o rifiutare in caso di incapacità mentale, di incoscienza o di altre cause che impediscano di comunicare direttamente ed in modo consapevole con il proprio medico;

sull’argomento la maggior parte dei paesi occidentali ha già legiferato in materia e dove non esiste ancora una legge specifica, vi è però una giurisprudenza costante che riconosce valore ai testamenti biologici;

in Italia, l’articolo 32, comma 2, della Costituzione Italiana stabilisce che la legge in nussun caso può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana, cossicchè neanche il Parlamento all’unanimità potrebbe imporre a qualcuno, qualcosa che violi il rispetto della sua persona. Questa norma costituzionale configura per tutti i cittadini quello che i giuristi definiscono un “diritto perfetto”, che cioè non ha bisogno di leggi applicative per essere esercitato;

la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, stabilisce che il consenso libero ed informato del paziente all’atto medico è considerato come diritto fondamentale del cittadino afferente i diritti all’integrità della persona (titolo 1, Dignità, art. 3 Diritto all’integrità personale);

l’articolo 1 della legge n° 180 del 1978 stabilisce che I trattamenti sanitari qualora obbligatori possono essere disposti solo nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione;

la Convenzione sui Diritti Umani e la biomedicina di Oviedo del 1977, ratificata dal Governo Italiano ai sensi della Legge n° 145 del 28 marzo 2001, sancisce all’articolo 9 che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione”;

nel caso di diritto alla salute o di di altri diritti essenziali di pari rango, la rilevanza centrale del principio di autodeterminazione vale a qualificarli come veri e propri diritti di libertà. Ne deriva che ogni soggetto leso nella sua integrità psico-fisica non ha solo il diritto di essere curato, ma vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi o quale rifiutare;

ogni individuo ha il diritto di rifiutare e non essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, essendo questo diritto fondato sulla disponibilità del bene salute da parte del diretto interessato e sfocia nel suo consenso informato ad una determinata prestazione sanitaria;

PRESO ATTO CHE

la Corte costituzionale, nella sentenza numero 438 del 2008, ha affermato che il diritto del paziente al consenso informato è sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello alla salute e quello all’autodeterminazione, al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, contestualmente, la sua stessa libertà personale, conformemente all’art. 32, comma 2, della Costituzione;

la Corte di Cassazione, nella sentenza numero 21748 del 2007, ha stabilito che alimentazione ed idratazione sono senza dubbio trattamenti medici e, quindi, come tali rinunciabili;

il TAR per il Lazio, nella sentenza numero 8650 del 2009, ha confermato che l’imposizione di un trattamento sanitario sempre e comunque anche nell’ipotesi di accertata volontà contraria del paziente viola la dignità umana che, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione italiana e dell’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è inviolabile e deve essere rispetta e tutelata;

CONSIDERATO CHE

non esiste nell’ordinamento italiano un vuoto normativo relativo al diritto della persona di indicare i trattamenti sanitari ai quali voglia essere sottoposto e quelli che invece rifiuti, in quanto inerendo il rifiuto di cura ai diritti fondamentali della persona, come quello all’autodeterminazione, non c’è bisogno di riaffermarlo con una legge;

il potere politico e quello legislativo non possono operare in modo tale da sostituire le proprie decisioni alle decisioni libere e consapevoli dell’interessato, mentre devono intervenire al fine di favorire e assicurare il rispetto di tali libere decisioni;

la legge stabilisce che la funzione di certezza circa la provenienza di dichiarazioni private può essere assicurata da pubblici ufficiali cui è affidato il potere di autenticare legalmente la sottoscrizione altrui previo accertamento dell’identità del dichiarante;

tale funzione può essere svolta anche presso gli uffici municipali;

TUTTO CIO’ PREMESSO

il Consiglio Comunale chiede al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre la raccolta e la conservazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, definite comunemente “direttive anticipate”, “testamento di vita” o “testamento biologico”, nel rispetto dei seguenti criteri:

1) i funzionari comunali compenti possono autenticare la sottoscrizione di dichiarazioni relative a un testamento di vita o biologico o a diposizione anticipate di trattamento sottoscritte dal disponente che sia residente nel comune;

2) qualora la dichiarazione contenga l’indicazione di un incaricato, in qualità di delegato, a manifestare ai medici curanti l’esistenza di tale testamento, l’incaricato appone la propria firma per conoscenza e accettazione, autenticata anch’essa dal funzionario comunale;

3) una copia di ciascuna dichiarazione ricevuta è conservata presso un ufficio comunale. Le copie dovranno essere ordinate per numero progressivo su base annuale e sulla base della data di autenticazione delle sottoscrizioni, oppure in base ad altri criteri che siano idonei ad assicurarne l’ordinata raccolta, conservazione e la facile reperibilità;

4) predisponga uno schema uniforme di atto nel quale il dichiarante possa esprimere le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento;

5) adotti ogni provvedimento necessario ad assicurare il rispetto del decreto legislativo numero 196 del 2003, Codice in materia di protezione dei dati personali;

6) disciplini ogni altro aspetto necessario per la migliore attuazione di quanto disposto nella presente mozione.

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Farmacie Comunali di Cattolica

Farmacie_Comunali

Tratto da Cubia n° 81 – Aprile 2008

Farmacie, dopo l’ultima asta andata deserta, la parola torna al Consiglio Comunale

Nell’arco di pochi mesi ci sono state ben tre gare d’asta finalizzate alla vendita delle farmacie comunali. O meglio per la vendita della loro gestione. Tutte sono andate deserte. Nessuna offerta cioè è arrivata a Palazzo Mancini da parte di privati interessati all’ “affare”.

Ora la questione ritornerà in Consiglio Comunale, quello del 25 maggio, su una nuova proposta che verrà resa nota dalla Giunta ai capigruppo consiliari il prossimo 7 maggio.

Voci di corridoio danno il dibattito apertissimo in casa PD con posizioni piuttosto diverse, che vanno da chi vorrebbe tornare indietro evitando la vendita a chi invece, oltre alla gestione, vorrebbe cedere al privato anche la proprietà, fino a ipotizzare differenze di percentuali o formule.

Cosa diversa avviene nell’Arcobaleno, dove, ci racconta Renzo Succi, che si è occupato della vicenda anche nella veste di uno dei referenti del comitato sorto contro la vendita delle farmacie comunali, “c’è ancora più convinzione nel sostenere l’importanza di mantenere le farmacie nella proprietà del comune. E, al contrario di quanto è stato fatto fino ad oggi dall’amministrazione, di valorizzarle investendo sia nelle strutture che nel personale: da mesi le farmacie comunali sono lasciate in una condizione di sopravvivenza, di incertezza e disagio per chi ci lavora, in questa attesa che ormai dura da oltre due anni”.

“Siamo convinti – continua Succi – che quanto dicevamo ai tempi della raccolta firme e del referendum sia ancora vero e attuale: il valore sociale delle farmacie non è in discussione, in quanto la salute è un bene primario (come l’acqua) e non può e non deve essere gestita da un privato. Se guardiamo dal lato venale, si conferma il valore di mercato (Il Sole-24 ore, 8 marzo 2008) in quanto le farmacie ancora detengono il 97% del mercato, nonostante un aumento del 90% delle parafarmacie e corner agli iper. Il comportamento irresponsabile dell’Amministrazione di Cattolica, che non ha saputo assumersi le proprie responsabilità prendendo una precisa decisione in merito (cercando magari un alibi nel risultato del referendum), sta portando ad un colpevole degrado delle strutture sulle quali non è stato effettuato il minimo investimento (nemmeno utilizzando parte degli utili da esse stesse prodotte), evitando peraltro di dare precise direttive dirigenziali per una organica politica di gestione (es.: applicazione degli sconti sui tutti i farmaci da banco; aumento dei servizi all’utenza più debole e bisognosa; attivazione servizi di prevenzione sanitaria).

Poiché la Giunta e la maggioranza sostengono che non sono disperate urgenze di far cassa la ragione della cessione della gestione, prendano atto del proprio fallimento e s’impegnino a rilanciarle sul piano economico e sul piano sociale. E lo facciano quanto prima dando certezze sul piano occupazionale, e valorizzando le professionalità del personale, migliorando le strutture, le apparecchiature e gli arredi. Le potenzialità per continuare una gestione diretta sono ancora tante.

In questa operazione sono state già spese alcune decine di migliaia di euro (solo l’incarico di studio e consulenza oltre 30.000 euro) senza arrivare ad un risultato; quei soldi investiti direttamente nella gestione delle farmacie avrebbero dato notevole impulso alle stesse e concreti benefici ai cittadini”.

A fianco di coloro che non si crucciano troppo del destino della nostre farmacie ci sono invece molti cittadini che aspettano con impazienza quale sarà la prossima mossa dell’amministrazione. A qualcuno sta anche venendo il dubbio, visto che manca poco più di un anno alla fine della legislatura, che forse sarebbe opportuno far scegliere alla prossima amministrazione quale passo compiere. Tanto più che le possibili prossime mosse in casa PD per la scelta del prossimo candidato sindaco (primarie?) potrebbero portare volti nuovi a Palazzo Mancini.

di Alessandro Fiocca

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