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La Scuola Italiana cambia in meglio!?

Invece di andare avanti andiamo indietro

Invece di andare avanti andiamo indietro

Tratto da Cubia n°87 – Dicembre 2008

Scuola oggi… finalmente qualcosa cambia in meglio… era ora!

Il numero di ottobre scorso di Cubia apriva con una pagina contenente due documenti: uno a firma delle insegnanti di Cattolica e un ordine del giorno del Comune di Cattolica, molto preoccupati per i primi provvedimenti che la Ministra Gelmini aveva preso sulla Scuola Italiana.
Oggi, con la polemica un po’ più sopita, con la condivisione sindacale di alcuni provvedimenti presi, mi sembra si possano fare anche altre considerazioni, basate sui fatti e non solo su ipotetiche rovinose conseguenze provocate dai provvedimenti presi.

A mio avviso, e fortunatamente non solo mio, era ora che dopo tanti Ministri “rivoluzionari”, dove ognuno voleva “passare alla storia” per la sua riforma, sia arrivato un Ministro (anzi una giovane Ministra: Mariastella Gelmini) che molto più umilmente, ma in modo deciso e sollecito, si pone il problema, non di rivoluzionare la scuola, ma semplicemente di renderla, da subito, più efficiente, più cosciente del proprio dovere di educare, più preoccupata degli alunni piuttosto che dei sindacati, dei baroni e dei loro interessi di bottega.

Non ha fatto grandi proclami, ha reso pubblici alcuni dati che già tutti conoscevamo, o pensavamo di conoscere, che dimostrano come la scuola sia, oggi, una macchina mangiasoldi con poca o nulla produttività.
Oltre il 95% dei fondi disponibili spesi solo per gli insegnanti: troppi, pagati male, demotivati, più una mole indefinita di precari. 5500 corsi di laurea, alcuni dei quali con un solo iscritto. 170.000 insegnamenti diversi, dove è praticamente impossibile raccapezzarsi.
E’ il risultato della politica dissennata dei ministri e dei sindacalisti degli ultimi 30 anni.
Finalmente si cambia!
Non si fa la rivoluzione, si fa della buona e urgente “manutenzione”, come dice spesso il Ministro,
il cui programma non è né riformista, come si usa dire oggi, né universale; è solo buon senso pratico applicato alla scuola.
“ La scuola deve ritrovare il senso della sua missione che è quello di formare i giovani per costruire il futuro della nazione. Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, scrivere, far di conto, e ragionare, dove non si dica più che ……lo studente dovrà padroneggiare gli strumenti espressivi e argomentativi indispensabili per gestire l’interazione comunicativa verbale in vari contesti (è una perla delle Indicazioni in vigore)” ha detto la Gelmini in una intervista.
Con queste premesse la Ministra ha iniziato la sua opera costruttrice: educazione civica, (c’era, chissà perché era stata tolta?); pagella con voti numerici, più chiara comprensibile e responsabilizzante per tutti: alunni, insegnanti e genitori; voto di condotta (era stato un grave errore toglierlo); maestro unico più insegnante di inglese e di educazione fisica; rilancio della formazione professionale.
In estrema sintesi: responsabilità, autorevolezza, studio, fatica, risultati, merito; sono parole che avevano perso significato, oggi lo stanno ritrovando.
I sindacati, i centri sociali, una parte (minoritaria ma chiassosa) degli studenti e degli insegnanti si sono accaniti contro i provvedimenti presi, spesso con bugie e disinformazione.
L’appello del Ministro Gelmini è chiaro: ”Oggi serve uno sforzo comune per migliorare la qualità della nostra scuola, scendere in piazza non giova al Paese, né agli studenti né agli insegnanti”.
A questo appello ha risposto positivamente il Presidente della Repubblica Napolitano che il 29 settembre al Quirinale ha dichiarato: ”Per avere un’Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore. Le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento; non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente”.
Se questo è vero ed è vero, la cosa migliore che politici, sindacalisti, insegnanti, genitori, studenti possono fare è smettere di fare demagogia e di difendere posizioni di comodo.
Cerchiamo insieme, dicendo tutti e sempre la “verità” e non le “bugie”, di non alimentare polemiche inutili e spesso pretestuose, ma di lavorare concordi, ognuno per la parte di sua competenza, perché la nostra scuola, tutta, dalla materna all’università, sia veramente al servizio dei giovani per aiutarli a maturare e ad affrontare “attrezzati” e “preparati” il futuro nel migliore dei modi.

di Gianfranco Vanzini

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