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Morire in pace

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Durante la seduta del Consiglio Comunale del 18 Marzo è stata approvata una mozione presentata dai consiglieri dell’Arcobaleno per l’istituzione a Cattolica del registro delle dichiarazioni anticipate di Trattamenti sanitari (Testamento biologico), questione che ha fortemente sollecitato la pubblica riflessione dopo i casi Welby ed Englaro. Il documento è nato dalla collaborazione tra l’Arcobaleno e diverse liste civiche del territorio e riprende quasi integralmente quello approvato dal Comune di Santarcangelo il 27 Novembre scorso.

PREMESSO CHE

per testamento biologico si intende un documento legale che permette di indicare anticipatamente i trattamenti medici che ciascuno intende ricevere o rifiutare in caso di incapacità mentale, di incoscienza o di altre cause che impediscano di comunicare direttamente ed in modo consapevole con il proprio medico;

sull’argomento la maggior parte dei paesi occidentali ha già legiferato in materia e dove non esiste ancora una legge specifica, vi è però una giurisprudenza costante che riconosce valore ai testamenti biologici;

in Italia, l’articolo 32, comma 2, della Costituzione Italiana stabilisce che la legge in nussun caso può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana, cossicchè neanche il Parlamento all’unanimità potrebbe imporre a qualcuno, qualcosa che violi il rispetto della sua persona. Questa norma costituzionale configura per tutti i cittadini quello che i giuristi definiscono un “diritto perfetto”, che cioè non ha bisogno di leggi applicative per essere esercitato;

la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, stabilisce che il consenso libero ed informato del paziente all’atto medico è considerato come diritto fondamentale del cittadino afferente i diritti all’integrità della persona (titolo 1, Dignità, art. 3 Diritto all’integrità personale);

l’articolo 1 della legge n° 180 del 1978 stabilisce che I trattamenti sanitari qualora obbligatori possono essere disposti solo nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione;

la Convenzione sui Diritti Umani e la biomedicina di Oviedo del 1977, ratificata dal Governo Italiano ai sensi della Legge n° 145 del 28 marzo 2001, sancisce all’articolo 9 che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione”;

nel caso di diritto alla salute o di di altri diritti essenziali di pari rango, la rilevanza centrale del principio di autodeterminazione vale a qualificarli come veri e propri diritti di libertà. Ne deriva che ogni soggetto leso nella sua integrità psico-fisica non ha solo il diritto di essere curato, ma vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi o quale rifiutare;

ogni individuo ha il diritto di rifiutare e non essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, essendo questo diritto fondato sulla disponibilità del bene salute da parte del diretto interessato e sfocia nel suo consenso informato ad una determinata prestazione sanitaria;

PRESO ATTO CHE

la Corte costituzionale, nella sentenza numero 438 del 2008, ha affermato che il diritto del paziente al consenso informato è sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello alla salute e quello all’autodeterminazione, al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, contestualmente, la sua stessa libertà personale, conformemente all’art. 32, comma 2, della Costituzione;

la Corte di Cassazione, nella sentenza numero 21748 del 2007, ha stabilito che alimentazione ed idratazione sono senza dubbio trattamenti medici e, quindi, come tali rinunciabili;

il TAR per il Lazio, nella sentenza numero 8650 del 2009, ha confermato che l’imposizione di un trattamento sanitario sempre e comunque anche nell’ipotesi di accertata volontà contraria del paziente viola la dignità umana che, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione italiana e dell’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è inviolabile e deve essere rispetta e tutelata;

CONSIDERATO CHE

non esiste nell’ordinamento italiano un vuoto normativo relativo al diritto della persona di indicare i trattamenti sanitari ai quali voglia essere sottoposto e quelli che invece rifiuti, in quanto inerendo il rifiuto di cura ai diritti fondamentali della persona, come quello all’autodeterminazione, non c’è bisogno di riaffermarlo con una legge;

il potere politico e quello legislativo non possono operare in modo tale da sostituire le proprie decisioni alle decisioni libere e consapevoli dell’interessato, mentre devono intervenire al fine di favorire e assicurare il rispetto di tali libere decisioni;

la legge stabilisce che la funzione di certezza circa la provenienza di dichiarazioni private può essere assicurata da pubblici ufficiali cui è affidato il potere di autenticare legalmente la sottoscrizione altrui previo accertamento dell’identità del dichiarante;

tale funzione può essere svolta anche presso gli uffici municipali;

TUTTO CIO’ PREMESSO

il Consiglio Comunale chiede al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre la raccolta e la conservazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, definite comunemente “direttive anticipate”, “testamento di vita” o “testamento biologico”, nel rispetto dei seguenti criteri:

1) i funzionari comunali compenti possono autenticare la sottoscrizione di dichiarazioni relative a un testamento di vita o biologico o a diposizione anticipate di trattamento sottoscritte dal disponente che sia residente nel comune;

2) qualora la dichiarazione contenga l’indicazione di un incaricato, in qualità di delegato, a manifestare ai medici curanti l’esistenza di tale testamento, l’incaricato appone la propria firma per conoscenza e accettazione, autenticata anch’essa dal funzionario comunale;

3) una copia di ciascuna dichiarazione ricevuta è conservata presso un ufficio comunale. Le copie dovranno essere ordinate per numero progressivo su base annuale e sulla base della data di autenticazione delle sottoscrizioni, oppure in base ad altri criteri che siano idonei ad assicurarne l’ordinata raccolta, conservazione e la facile reperibilità;

4) predisponga uno schema uniforme di atto nel quale il dichiarante possa esprimere le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento;

5) adotti ogni provvedimento necessario ad assicurare il rispetto del decreto legislativo numero 196 del 2003, Codice in materia di protezione dei dati personali;

6) disciplini ogni altro aspetto necessario per la migliore attuazione di quanto disposto nella presente mozione.

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Parco Navi le banche vogliono i parcheggi

 

le anatre del parco le navi

 

Tratto da Cubia n° 18 – Gennaio 2002

Si è ripetutamente scritto e parlato in questi giorni della vendita, da parte del Comune di Cattolica, dei parcheggi adiacenti Il Parco Le Navi: per sapere come stanno realmente le cose, abbiamo incontrato Pietro Pazzaglini (presidente della Parconavi S.p.A. e assessore all’Urbanistica.

E’ vero che state per vendere i terreni circostanti il Parco Navi attualmente adibiti a parcheggio?

Senza entrare troppo nel merito tecnico, diciamo che quei terreni sono stati ipotecati dalla banca che aveva erogato alla società il prestito di 28 miliardi per gli investimenti iniziali. Tuttibanca, capeggiata dalla Rolo Banca, non avendo garanzie reali da prendere, visto che il complesso delle Navi è patrimonio della collettività, nella fattispecie della Regione Emilia-Romagna, ha ipotecato l’unica cosa che poteva ipotecare, e cioè quei terreni.

Vista la situazione economica della Società Parconavi, la Banca ci ha fatto questa domanda: “Si può verificare l’ipotesi di acquistare noi, o qualcuno al posto nostro, o comunque trovato da noi, quei terreni, in modo tale che voi risolvete la vostra situazione debitoria e noi cerchiamo di sistemare la nostra posizione di esposizione?

Le banche, all’inizio, hanno concesso 28 miliardi di mutuo, quindi un finanziamento alto, importante, che corrisponde ad un po’ meno del valore del capitale sociale messo dai soci, fra cui c’è il Comune di Cattolica.

Quindi, un atteggiamento di attenzione verso questo problema è dovuto; quale, poi, sarà l’esito dipenderà dagli organismi competenti, che sono il Consiglio comunale, provinciale e regionale. 

Da parte nostra, vista la situazione, abbiamo preso in considerazione l’ipotesi, anche perché, come dotazione di parcheggi, siamo sovradimensionati. Quindi c’è disponibilità a discutere sulla proposta.

Ma, se il terreno venisse acquisito dalle banche o da altri per mezzo loro, vi si potrebbe costruire?

In linea teorica sì, ma questa decisione non compete né alla Società, né alla Giunta comunale, ma dipende dai Consigli comunale, provinciale e regionale. La Banca, o il privato a cui la banca avrà concesso questo titolo, farà una richiesta, e a quel punto comincerà un iter, che potrà avere esito positivo o negativo.

Personalmente, comunque, sono grato alla Banca, che ha dimostrato la volontà di mantenere in piedi la Società e di trovare una soluzione. Soluzione che, oggi come oggi, al di là delle chiacchiere, non conosce ancora nessuno, nemmeno io. Finora, infatti, si è ragionato solo di impostazione generale, non del fatto in sé.

Prima di terminare questa breve chiacchierata, voglio porle una domanda su una questione “spinosa”, su cui da tempo si è creata forte polemica, e cioè sulla presunta incompatibilità di Pazzaglini quale Presidente delle Navi e Assessore all’urbanistica: qual è la sua posizione al riguardo?

Sono state fatte tante illazioni che non tengono conto della realtà. Sono strumentalizzazioni, che, lo capisco, fanno parte del gioco politico, ma la verità è che la questione di incompatibilità non esiste nella sostanza.

Infatti, è la procedura stessa che dimostra l’inesattezza delle informazioni date ai cittadini: le concessioni edilizie le rilascia il Dirigente; l’Assessore non le vede, non le giudica, non le valuta, non le firma; il percorso è interno, è una procedura prescritta dalla legge. A monte della richiesta ci può essere un piano particolareggiato, che viene pubblicato con manifesti, e poi approvato, modificato, controdedotto, non approvato dal Consiglio comunale, dove l’assessore non vota, perché non è Consigliere comunale.  Ai livelli superiori, Consigli provinciale e regionale, neanche a parlarne.

Quindi, la storia della incompatibilità non c’è, non esiste. Sappiamo tutti che è una cosa non vera.

di Ignazio Rotondi

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Intervista a Cono Cimino: “La nuova giunta non ha capacità progettuale”

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

Sono passati cinque mesi dalle votazioni di Giugno, dalle quali è uscito sconfitto al ballottaggio per un pugno di voti, ma Cono Cimino, oltre alla ovvia delusione per la mancata elezione a sindaco, e forse anche più che da questa, è amareggiato dalla mancata presenza di distanza, da parte di Tamanti & Co., rispetto alle calunnie apparse sui giornali in campagna elettorale sul conto suo e dalla sua famiglia.

Ed allora iniziamo la conversazione con l’esponente del centrodestra cattolichino proprio partendo da Giugno 2009.

Smaltita la delusione per il ballottaggi perso per soli 303 voti?

Nel momento in cui ho accettato la candidatura sapevo della difficoltà dell’impresa ed ero consapevole che, in caso di ballottaggio, partivo svantaggiato per il gioco delle appartenenze partitiche e delle alleanze politiche. Non parlerei quindi di delusione per il risultato, che è da considerare comunque eccellente, quanto di amarezza per la constatazione che l’interpretazione del confronto democratico non è stata omogenea, con forse da parte mia l’illusione che la partecipazione democratica debba essere spontanea e basata sui programmi.

Il fatto che Tamanti abbia intenzionalmente evitato il più possibile confronti pubblici, che il PD abbia posto l’accento sull’appartenenza partitica rispetto alle proposte in campo ed infine –  è questo l’aspetto che mi ha più amareggiato e che riconosco essere una ferita ancora aperta -che nessun esponente di spicco del gruppo Tamanti abbia preso ufficialmente e pubblicamente le distanze, né prima né dopo le elezioni, da tutta una serie di ingiuriose calunnie messe in campo artatamente prima su Bondi e poi su di me e sulla mia famiglia, hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo.

Se a tutto questo aggiungiamo che, da un lato, parte del mondo cattolico si è apertamente schierata, come mai in precedenza, appoggiando il PD e, dall’altro, l’aggressiva “macchina da guerra elettorale” messa in campo dal PD è riuscita capillarmente a portare al voto tutti i propri simpatizzanti, anche quelli indecisi, addirittura andandoli a prendere a casa, l’arrivo al foto finish si può senz’altro considerare un po’ viziato.

Con questo non contesto assolutamente il risultato elettorale, né voglio avanzare scuse, noto solo che da parte mia c’è stata una interpretazione delle regole diversa, in cui non ho mai machiavellicamente considerato che ogni mezzo sia lecito per vincere, ma piuttosto che una Comunità come la nostra, che dovrebbe essere democraticamente matura, debba scegliere il proprio candidato sulla base di elementi oggettivi e programmatici, valutando serenamente le proposte in campo e la loro fattibilità, partendo dalla credibilità personale di chi le porta avanti e dalla sua personale progettualità politico-amministrativa.

Pensa di essere stato sconfitto anche per non aver voluto stringere intese con altre forze politiche escluse dal ballottaggio?

Il fatto di non essermi apparentato con nessuna altra lista al ballottaggio non è stato un atto di protervia o di supponenza, ma la logica conseguenza di quanto ho prima sottolineato. Il mio programma elettorale non poteva essere integralmente condiviso da forze chiaramente di centro-sinistra, cioè Bondi, non poteva essere sottoscritto da chi per cinque anni abbiamo contestato, cioè Pazzaglini, e non era stato tenuto in considerazione da chi, anche a livello provinciale, ha operato la scelta di apparentarsi, col PD, cioè l’UDC.

La mia è stata una scelta non facile, condivisa con tutto il mio direttivo elettorale, che ha voluto privilegiare la coerenza programmatica rispetto all’avvilente spettacolo del “poltronificio” elettorale, quella sorta di mercato in cui si vogliono contrabbandare voti in cambio di poltrone. Ci aspettavamo che anche il PD, avendo condiviso questa scelta di non apparentamento, avrebbe interpretato l’ultima settimana di campagna elettorale cercando di offrire ai cattolichini un confronto fra proposte programmatiche. Così non è stato, ma non mi rammarico per la decisione assunta. La sconfitta non è stata infatti quella ad opera di un candidato più o meno credibile o di un programma più o meno condivisibile, ma quella di un candidato, Cimino, contro un partito egemone, il PD, capace solo di sbandierare i fantasmi del berlusconismo o di inesistenti spinte xenofobe o razziste, spingendo l’accelleratore solo sulla contrapposizione ideologica e non sul confronto, sia personale che programmatico. Penso che i cittadini, on solo i nostri elettori, abbiano apprezzato comunque questo nuovo modo di interpretare la politica locale che abbiamo voluto portare avanti, un modo concreto per cercare di rendere più consapevole un diritto, quello del voto, che troppo spesso è stato considerato un semplice dovere.

Negli ultimi tempi si è un po’ risparmiato, apparendo di rado sulla stampa locale: ha poco da dire o ha lasciato ai consiglieri dell’Arcobaleno il ruolo di portavoce sui giornali delle comuni istanze dell’opposizione?

Partiamo dal fatto che, essendo un commerciante e non un professionista della politica, la stagione estiva ha assorbito quasi tutte le mie energie, e quindi, come per la gran parte dei cattolichini, fino a settembre il lavoro a ritmi serrati non mi ha lasciato molto tempo libero. Se a questo si aggiunge che il Consiglio Comunale si è riunito pochissimo e che sia la Giunta Tamanti che il neo gruppo consigliare di maggioranza reclamassero un periodo di praticantato prima di essere giudicati, mi sono intenzionalmente astenuto dal formulare giudizi. La mia critica però, su specifici atti assunti, non è mai mancata e la collaborazione con i Consiglieri dell’Arcobaleno è sempre stata volta al coordinamento degli interventi nel caso di battaglie condivise, quali quella delle riprese televisive, della Presidenza del Consiglio Comunale, dell’indennità a favore del Presidente del Consiglio e del gettone per i Consiglieri, della improcrastinabilità della costruzione del Molo di Levante o della difesa del diritto alla privacy dei dipendenti comunali. Quindi, più che risparmiato, direi che ho semplicemente cercato di ottimizzare le energie, non perdendo mai l’occasione di intervenire quando necessario.

Sono passati cinque mesi dall’elezione di Tamanti: come giudica questo inizio di legislatura?

Prima di poter esprimere compiutamente un giudizio sarà necessario aspettare che venga predisposto il bilancio di previsione 2010, dal quale si potrà finalmente capire la linea di sviluppo che la Giunta Tamanti vorrà privilegiare per la Città. Fino ad oggi mi pare doveroso sottolineare il fatto di un Assessore che si dimette dopo poco più di un mese, segno di una mancata capacità di attuazione di promesse elettorali programmatiche, il mancato coinvolgimento delle opposizioni, non solo non concedendo loro la carica di Presidente del Consiglio Comunale, così come più volte ribadito in campagna elettorale, ma anche nelle decisioni strategiche.

Il clima instaurato non mi pare quello del confronto ma della diffidenza, e sinceramente ho la percezione di essere visto, al pari dei miei colleghi di opposizione, più come un nemico che come un degno avversario. Ho visto quindi facce nuove, ma i metodi sono sempre, almeno finora, quelli vecchi: una auto-refenzialità di fondo che nuoce al sereno dibattito ed al fruttuoso confronto. La Città si sta accorgendo di questo, ma voglio concedere ancora il beneficio del noviziato come giustificazione. Certo che se anche in futuro l’atteggiamento dovesse continuare ad essere lo stesso, penso che andremo incontro ad una legislatura difficile da gestire.

In ogni caso, almeno fino ad oggi, non mi pare di avere visto nessuna novità nelle decisioni politiche assunte, ma solo un immobilismo dettato da criteri ragionieristici, che paiono essere alibi per mascherare una incapacità progettuale, con l’aggravante della non assunzione di responsabilità politica per controverse decisioni assunte in passato dallo stesso Partito di maggioranza e per le quali si afferma solo che gli attuali Amministratori “sono nuovi” e che all’epoca “non c’erano”!

Quali sono, a suo parere, le questioni prioritarie per Cattolica e quali provvedimenti avrebbe preso, se fosse stato eletto lei alla carica di sindaco?

In campagna elettorale l’ho ripetuto più volte. Prima di poter promettere qualunque investimento sarebbe stato necessario attivare una verifica contabile indipendente, una “due diligence” da parte di un organismo terzo, necessaria per capire quale sia l’esatta eredità lasciata da sessant’anni di governo di sinistra. In questo processo avrei coinvolto senza’altro anche le diverse forze politiche, proprio per affrontare insieme una stagione solidaristica che le nostre casse comunali richiedono.

Quella poi dell’emergenza parcheggi è una priorità per la quale avevo già attivato in campagna elettorale il canale del Ministero delle Infrastrutture per accedere a quei finanziamenti pubblici necessari per dare risposte concrete ai nostri operatori e ai residenti. La valorizzazione della Polizia Municipale con apposito nucleo di Vigili in spiaggia e un più attento controllo del territorio ai fini della sicurezza si sarebbero potuti attivare già da subito, così come le manutenzioni stradali più urgenti. Inutile negare che quella dell’abitazione, specie per le giovani coppie, è una emergenza: la si può affrontare chiamando a raccolta anche i soggetti privati per approntare insieme un progetto di rilancio, coinvolgendo naturalmente gli appositi Ministeri centrali, Provincia e Regione. Si sarebbe dovuto percorrere quel metodo partecipativo di cui, finora, l’attuale Giunta non ha assolutamente imboccato la strada, ma di cui, almeno in campagna elettorale, abbiamo sempre sentito parlare.

Uscendo dal locale, come giudica le tormentate vicende degli ultimi tempi all’interno del centrodestra italiano?

Un grande partito popolare come il PdL, nuovo e con anime che hanno estrazioni diverse, non può non avere una propria dialettica interna, come l’alleanza strategica con la Lega Nord non può non avere momenti di confronto. In ogni caso mi pare non si sia persa di vista l’urgenza di fornire risposte ai cittadini, in momenti di crisi economica globale e con in più l’aggravante di eventi catastrofici, terremoti ed alluvioni, non prevedibili. La risposta dello Stato c’è sempre stata, non facendo quindi mai prevalere le legittime pretese avanzate da singoli parlamentari o da Partiti della coalizione rispetto alla necessaria azione di un Governo chiamato a promuovere provvedimenti innovatori e semplificativi, sempre nel rispetto del programma elettorale sottoscritto e votato dalla maggioranza degli italiani. E’ importante sottolineare che comunque il confronto interno non ha mai messo in discussione i valori fondanti della coalizione, quali il liberismo, il federalismo, la sacralità della vita, il primato della famiglia.

Ritiene che la gente normale possa capire le ragioni di un provvedimento sulla giustizia che, per salvare Berlusconi dai suoi processi, diventi di fatto un’amnistia camuffata, che estingua tanti procedimenti (Parmalat, Cirio, ecc.) in cui sono parte lesa tanti semplici cittadini?

Se posta in questo modo, no di certo! Dobbiamo considerare che il Disegno di Legge è stato depositato solo pochi giorni fa e che quindi subirà senz’altro modifiche volte a tutelare il più possibile i cittadini. L’aspirazione ad una durata certa e ragionevole dei procedimenti giudiziari, sia civili che penali, deve essere vista non come un tentativo di ostacolare la giustizia, ma come quello di dare risposte alle legittime richieste di equità che gli italiani spesso si sentono negate.

L’azione di governo sta cercando di mettere al centro del proprio progetto la centralità dell’individuo, dei suoi bisogni e delle sue necessità, (non solo quelle di Berlusconi!) con uno Stato ed una Giustizia pronti a rendergli un servizio adeguato e a fornire risposte tempestive.  Per fare questo, servirà investire risorse da mettere a disposizione della Magistrature affinché possa operare al meglio e mettere così in pratica un progetto che oggi potrebbe essere interpretato come involutivo e scarsamente garantista, mentre invece, una volta a regime e con tutti i mezzi e gli uomini necessari, servirà a tutelare ancora di più i cittadini dando loro risposte efficaci in tempi certi.

Tornando alle cose di casa nostra, le crea difficoltà condividere una strategia di opposizione con Pazzaglini che ha così duramente combattuto nella scorsa legislatura?

Il problema, se così vogliamo definirlo, è che ancora Pazzaglini si ritiene un esponente del PD, e quindi molto vicino al partito di maggioranza. Ritengo che la sua esperienza come amministratore esperto non andrebbe dispersa, e sarei ben lieto di poter godere del suo appoggio e di poter individuare anche insieme a lui quelle criticità che si dovessero presentare durante la legislatura. Certo che la lettura di operazioni amministrative passate, fate da lui e da noi aspramente criticate, non potrà essere concorde! Ancora una volta sarebbe opportuno quindi affrontare i problemi spogliandosi dell’appartenenza e valutandoli con obiettività, nel solo interesse della Città, così come abbiamo dimostrato proficuamente di saper fare con altri esponenti dell’opposizione. Non parlerei pertanto di “strategie” comuni, quanto di collaborazioni sui singoli procedimenti che di volta in volta si dovessero presentare.

In conclusione: come vede il futuro di Cattolica e quale contributo ritiene di poter continuare a dare per il bene della città?

Parliamo di cattolichini: mi piace di più e ritengo sia necessario partire da loro! Innanzitutto vorrei contribuire, nel mio piccolo, ad aumentare in loro, in noi, quell’orgoglio dell’appartenenza, del sentirsi così fortunati a vivere in una terra così bella con persone così operose ed attive che questa terra hanno reso famosa. Il futuro che abbiamo davanti non può prescindere dalla necessità di un recupero del nostro senso di Comunità, in cui la sussidiarietà e la solidarietà dovranno essere le strade maestre per poter affrontare anche periodi che potrebbero rivelarsi economicamente difficili, per affrontare insieme quei cambiamenti sociali cui spesso le Amministrazioni, locali e non solo, non sono in grado di fornire risposte tempestive.

Preservare la memoria per affrontare al meglio le sfide future, i cambiamenti, le diversità. Questa “nostalgia del futuro”, questa propensione al rinnovamento nel rispetto delle tradizioni, che vuol dire la salvaguardia del territorio e delle sue superficialità, delle peculiarità artigiane e commerciali, delle tradizioni eno-gastronomiche e sociali, è secondo me la strada da percorrere. Questo è il mio contributo, di controllo e di indirizzo dell’azione amministrativa senza pregiudizi, per sentirsi tutti innanzitutto cattolichini, cercando di superare quelle divisioni e quello steccato ideologico che durante la campagna elettorale è stato artificiosamente innalzato ed ha assunto toni da tifoseria e che ritengo abbia nuociuto a Cattolica ed alla democrazia. Un compito arduo, forse uno sogno, che però la quasi metà dei cattolichini di certo ha voluto condividere con me!

di Paolo Saracino


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… Il colore grigio

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

La fontana all’incrocio tra via Allende e via E. Romagna può essere in qualche modo allo specchio delle vicende della città. Ovviamente, lo specchio riflette soltanto la facciata, e la realtà nascosta dietro è a volte diversa da quella che appare. E’ il caso degli anni di Micucci, quando la fontana di benvenuto brillava di luci e colori, dando l’immagine di una città ricca e florida: ora sappiamo che così non era, visto che ne subiamo le conseguenze, ma allora l’impressione era quella. Nel quinquennio di Pazzaglini la fontana si è andata a mano a mano scolorendo, perdendo i pezzi di ceramica e non solo. Il colore dominante della nuova fontana, che ha preso il posto dell’altra ormai completamente disfatta, è ora il grigio: specchio di un Comune in stallo, che tenta di ricucire le profonde ferite prodotte nel passato e di mettere le toppe ad una situazione finanziaria drammatica. Purtroppo, negli ultimi due casi la fontana non ha distorto e non distorce la realtà!
Ci siamo lasciati ad inizio di Luglio con l’amministrazione Tamanti appena insediata, dopo il ballottaggio – vinto al fotofinish – con la destra di Cimino. Auspicavamo che già dai primi atti la nuova compagine di governo desse segnali di cambiamento, soprattutto nella direzione di una migliore forma di comunicazione e trasparenza amministrativa, operando una secca svolta rispetto ad un passato nel quale, invece, troppe informazioni erano state negate e/o distorte, a cominciare dalla reale situazione economica delle casse comunali, sempre avvolta in una fitta coltre di mistero.
I primi 100 giorni dell’era Tamanti, che avrebbero dovuto indicare il segno di marcia sul quale la nuova amministrazione intende muoversi, hanno in buona parte deluso le nostre aspettative.
A cominciare dalla formazione della Giunta Municipale. Sì, c’è stato un profondo rinnovamento, e questa è cosa buona, ma mi chiedo – e atri cittadini se lo chiedono – in base a quali criteri, in base a quali meriti acquisiti sul campo, in base alle risultanze di quali percorsi pubblici, siano stati scelti i nuovi assessori comunali. Insomma: chi sono queste persone a cui è stato affidato il compito di gestire le sorti amministrative di Cattolica per i prossimi 5 anni? Personalmente, ho l’”aggravante” di non conoscere molte persone qui in città, ma – a parte il fatto che non cattolichini doc ce ne sono ormai tanti tra i cittadini – in ormai dieci anni di frequentazione di Cattolica attraverso Cubia non mi è mai capitato di sentire neanche i nomi di alcuni nuovi assessori. E, allora, una prima manifestazione di trasparenza avrebbe dovuto essere, da parte del sindaco, fare le presentazioni, come normalmente si fa anche nel privato con persone che si incontrano per la prima volta: ecco, sarebbe bastato che Tamanti, quando ha “presentato” in Consiglio Comunale la sua compagine, avesse detto “Ho nominato assessore al … tizio perché l’ho ritenuto idoneo a tale compito in quanto finora ha fatto …”. Può apparire una banalità, ma a me sembra che si debba cominciare dall’Abc per instaurare un buon rapporto comunicativo.
Tanto più che, poi, uno dei nuovi assessori, la signora Bacchini, con delega alla cultura e scuola, si è ben presto dimessa dall’incarico, ufficialmente per motivi famigliari, ma si dice (lo dice l’opposizione) per divergenze interne alla Giunta o per l’impossibilità di portare avanti il suo programma, viste le difficoltà di bilancio. Insomma, anche in questa circostanza la trasparenza avrebbe imposto una maggiore chiarezza sulle ragioni di una rinuncia a così breve tempo dalla nomina.
La seconda vicenda nella quale il nuovo gruppo di Palazzo Mancini ha deluso le aspettative, rimangiandosi nei fatti un impegno preso in campagna elettorale, è quella della nomina del presidente del Consiglio Comunale, carica “promessa” all’opposizione ma assegnata ad un esponente del partito di maggioranza, Antonio Ruggeri, che non poteva essere lasciato fuori dalle poltrone in quanto espressione di un serbatoio elettorale, quello di Torconca, dimostratosi decisivo per l’esito del ballottaggio. Segno di debolezza, non c’è che dire, probabilmente prevedibile, visto che alle spalle di Tamanti e c., nonostante le apparenze elettorali, c’è un partito diviso e rissoso, ma pur sempre scoraggiante.
E si potrebbe continuare con le incertezze sulla trasmissione televisiva delle sedute di Consiglio: prima è stata negata, in quanto “poteva bastare la messa in onda su internet”, poi si sarebbe deciso di farla, ma ancora non se ne vede traccia… E soprattutto con i silenzi ufficiali – mentre strane “fughe di notizie” sono state immesse sulla rete – in merito al reale stato debitorio delle finanze comunali, con cifre ballerine: 1-2-3 milioni di euro che si rincorrono sui giornali ed anche attraverso mezze frasi pronunciate da qualche amministratore, senza che una verità vera sia stata ancora fornita nelle sedi istituzionali… almeno fino ad oggi 28 Settembre, quando questo pezzo va in macchina… speriamo che nel Consiglio del giorno 30 questa verità venga fuori in maniera esauriente dalla relazione sul bilancio dell’assessore Tonti.
Ma non sarebbe corretto, dopo aver evidenziato gli aspetti negativi di questo inizio legislatura, non ci tare qualche segnale di discontinuità con il passato, che fa ben sperare. Intanto, la riduzione del numero di assessori e il contenimento dei loro compensi sono fatti sostanzialmente positivi. Come positivo è stato, durante l’estate, il controllo del territorio da parte dell’assessore Mancini, in particolar modo contro gli evidenti abusi nell’occupazione del suolo pubblico da parte di diversi esercizi commerciali. Come molto positivo è un certo clima di dialogo che – se pure a fatica – si comincia ad intravvedere nei rapporti con le minoranze consiliari: la vita democratica non può che trarre giovamento da un confronto duro, ma dialettico, sui problemi della città, tra chi governa e chi fa opposizione. Spero che questi timidi segnali trovino conferma e diventino un normale modo di procedere da parte di tutti.
E’ ancora presto per stilare pagelle e dare giudizi netti sulla nuova compagine amministrativa. Va concessa l’attenuante della inesperienza – peraltro da colmare in tempi brevissimi – ma va tenuto alto il livello di attenzione.
Se, pur nelle evidenti ristrettezze economiche che caratterizzeranno buona parte della legislatura e che – almeno per tutto il 2009 – impediranno qualsiasi provvedimento che comporti una qualsiasi spesa ed anzi costringeranno a vendere (o svendere?) quel po’ di patrimonio di immobiliare del Comune che ancora resta, se, dunque, in tale contesto economico il gruppo Tamanti sarà in grado di dare concreto seguito alle sue promesse elettorali, e se le forze politiche di Cattolica, nei ruoli che l’elettorato ha loro assegnato, cominceranno a parlarsi costruttivamente, forse quel coloro grigio della fontana di via Allende potrebbe diventare solo una rappresentazione della città mal riuscita. Come cittadini, ce lo auguriamo.

di Paolo Saracino

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Bondi: Noi avremmo aperto i cassetti, temo che Tamanti non lo farà

 

Alessandro Bondi invervista Tamanti e Cimino

Alessandro Bondi invervista Tamanti e Cimino

 

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

“Rinunciare a una poltrona non è un dramma. Nel mio caso è stato un atto dovuto, per far posto a Marino Ercoles, cacciato dal suo partito”.
Alessandro Bondi, candidato sindaco per la coalizione Arcobaleno alle scorse elezioni comunali, spiega così la sua scelta di non tornare a sedersi sullo scranno di consigliere d’opposizione a Palazzo Mancini.
In questa intervista, concessaci il 20 Settembre, ripercorriamo con lui le tappe che hanno portato all’esito elettorale che tutti conosciamo, e cerchiamo di capire come, dal suo osservatorio fuori dalla mischia, veda il futuro politico di Cattolica.
Alle scorse elezioni comunali lei e l’Arcobaleno avete ottenuto un risultato inferiore alle aspettative. Come spiega questa risposta dei cittadini, tenuto conto dei cinque anni di vostra forte presenza sul territorio, culminata nell’importante e apprezzatissimo questionario sulla città, che ha riscontrato un notevole successo di adesioni?
E’ vero, l’Arcobaleno non è riuscito ad arrivare al ballottaggio, ma è stato una delle poche realtà politiche locali capace di ottenere un risultato importante, nonostante la polarizzazione della campagna elettorale sui due grandi partiti nazionali. Mi spiego. La concomitanza delle europee ha riproposto in tutta la sua virulenza il gioco destra-sinistra. Un tema ormai sfruttato dalla politica solo per mettere i paraocchi ai cittadini, eliminando quel poco di libertà di scelta rimasta a un sistema elettorale che si avvia a grandi passi verso elezioni di designati da parte di 5 o 6 segretari di partito.
Su questo punto i due grandi partiti sono d’accordo. E i piccoli partiti scompaiono, illudendosi di mangiare qualche briciola. Purtroppo, le elezioni locali non sono riuscite ad invertire la tendenza, complice un’informazione sotto controllo e la stanchezza dei cittadini.
Cattolica ha rappresentato un’eccezione. Essere riusciti ad arrivare al 19, quando tutto ciò che non è PD e PDL è invece scomparso risulta, per paradosso, un successo.
Ritiene che possa esserci stato qualche errore o difetto di comunicazione del vostro progetto politico durante la campagna elettorale?
Un sicuro errore di comunicazione da parte nostra è stata l’eccessiva fiducia nella correttezza della comunicazione da parte dei mass media.
Mi riferisco a un caso in particolare.
Si trattava della prima conferenza stampa elettorale dell’Arcobaleno: presenti una cinquantina di persone e sei giornalisti, in un bar in pieno centro. Riportando la nostra conferenza, un giornale molto vicino al PD intitolava a lettere cubitali la notizia completamente infondata di una nostra alleanza con PDL in caso di ballottaggio. Da allora, non fu più possibile parlare di fatti e contenuti. Fotocopie di quell’articolo vennero distribuite per tutta la campagna elettorale. Il giornale non chiese mai scusa né rettificò alcunché. Anzi, il direttore di quel giornale, pubblicando obtorto collo un nostro articolo di rimostranze, pretese che venissero presentate le registrazioni della conferenza stampa. Lo stesso giornale, pure il giorno del voto, prese a pretesto il disagio del gestore di un locale per criticare a tutta pagina l’intervento di Grillo a favore dell’Arcobaleno.
Purtroppo, ancora si pensa che se una notizia è scritta dai giornali questa debba essere vera. Beninteso, viva la critica, ma fondata su notizie vere. L’uso del passato remoto non rende meno cocente la delusione per questo episodio di bassa macelleria giornalistica.
In occasione del ballottaggio tra Tamanti e Cimino, la sua coalizione non ha preso posizione a favore dell’uno o dell’altro: una scelta difficile?
Per l’Arcobaleno è stata una scelta coerente. Nondimeno è stato difficile. Da una parte, il PD sulla carta esprimeva sensibilità vicine alle nostre, ma in realtà mai applicate. Riuscendo nella difficile impresa di mostrarsi peggiore del suo omologo nazionale, il PD cittadino si era disinteressato dei problemi della città. Impegnato in eterne lotte interne per il controllo del partito è stato infine commissariato dalla provincia e dal campanile. Infine ha espresso un candidato che, da consigliere, aveva il solo merito di aver votato con “memorabili” motivazioni a favore della politica dei poteri forti del sindaco: una “politica” priva di valori, strozzata da favoritismi, incompetenza, incapacità di confronto.
Dall’altra, il PDL presentava un candidato serio e credibile, ma rappresentava un partito il cui leader nazionale aveva l’unico “pregio” di dare al c.d. centro-sinistra una ragione per esistere.
Insomma, se si guardava al nazionale era un disastro.
Il bipolarismo esalta opportunamente il principio di responsabilità, ma in Italia è strozzato da un’alternativa di facciata tra destra e sinistra che dimentica le esigenze dei rappresentati di entrambi gli schieramenti, alimentando paure e demagogia. Ma la domanda vera è: in un’elezione locale si deve guardare il nazionale dimenticando le persone in carne e ossa che amministreranno la città? Insomma, andati via i vari giganti della politica, da Franceschini a Bersani, senza dimenticare Errani, ci rimane Tamanti. Appunto, una scelta difficile.
Avendo rinunciato al seggio di consigliere comunale, si è tirato un po’ fuori dalla mischia, quindi può valutare le cose da una posizione più “distaccata”: come giudica l’avvio di questa legislatura?
Innanzi tutto, rinunciare a una poltrona non è un dramma. Nel mio caso è stato un atto dovuto. Al mio posto siede Marino Ercoles, cacciato dal partito, perché ha rifiutato di barattare l’appoggio dell’IdV di Cattolica a Tamanti in cambio della poltrona di vicepresidente provinciale garantita sotto condizione a Bulletti.
Fuori dalla mischia, ho presuntuosamente sperato che il PD trovasse un motivo per confrontarsi sui fatti, senza il veleno elettorale con cui si è nutrito. Ma così non è stato. Il PD non ha mantenuto nemmeno la promessa elettorale più facile, mi riferisco alla sbandierata intenzione di responsabilizzare le opposizioni lasciando loro la presidenza del consiglio comunale. Intenzione subito abbandonata di fronte alla giovanile insofferenza di un compagno di partito come Antonio Ruggeri.
La situazione delle casse comunali è assolutamente precaria: aspettiamo a breve un chiarimento ufficiale sui debiti del Comune, ma certamente i margini di movimento per la nuova amministrazione comunale sono davvero risicati, a conferma di quanto dall’opposizione avete sempre evidenziato nel corso di questi anni. Con una tale situazione finanziaria, quali provvedimenti avrebbe preso nei primi cento giorni, se fosse stato lei al posto di Tamanti?
Ormai sono anni che le autorità di controllo ci danno ragione. E non serve a nulla ricordarlo. Ogni nostra proposta si è basata sulla trasparenza degli atti e la competenza delle persone. Al ballottaggio chiedemmo a Cimino e Tamanti quel che avremmo noi, ossia se sarebbero stati disposti ad aprire i cassetti dei conti e dell’urbanistica che rendono ricattabile l’amministrazione e inattendibile la sua politica. Cimino si disse favorevole, ma per trecento voti non potrà onorare la sua promessa. Tamanti invece rispose che non voleva essere giustizialista. Temo che per trecento voti potrà per una volta tanto essere coerente.
Eppure, quel che sindaco e assessori presenteranno in discussione di bilancio sarà il loro reale biglietto da visita per gli anni a venire. Se mentiranno, dovranno continuare a mentire. Parlare di spese e di investimenti avrà allora la stessa attendibilità dell’oroscopo.
Cosa si aspetta per il futuro sulla scena politica cattolichina, anche in vista del prossimo congresso del PD?
Da cinque anni il partito si contorce su se stesso e ha perso quasi il 40% dei consensi. In città si è convinti che chi ha il controllo del partito ha il controllo della città. Ma chi ha oggi il controllo del partito? 1.300 persone hanno votato alle primarie, pochi voti di scarto hanno dato un segretario (Belluzzi). Lo sconfitto come segretario (Tamanti) sempre per pochi voti è diventato candidato sindaco all’ombra del campanile e ha sfiduciato il segretario. Il segretario che con Pazzaglini ha fatto scendere la maggioranza dal 70% al 39% dei consensi (Prioli) oggi si propone ad ogni carica, compresa la stessa carica di segretario. Insomma, sempre cariche e poltrone, mai contenuti, fatti, meriti. Non è una rosea prospettiva.
E il ruolo dell’Arcobaleno, secondo lei, quale dovrebbe essere?
Probabilmente quello di scomparire, se la politica rifiuterà di confrontarsi sui fatti e con persone in grado di essere coerenti con i valori che sostengono. Ma se così non è, se si pensa che la politica sia servizio a favore della collettività, allora l’Arcobaleno sarà protagonista di quella politica. E il 19% dei consensi ottenuti anche in questa tornata elettorale dall’Arcobaleno mi fa pensare che questa sia la soluzione più probabile.
E il ruolo di Alessandro Bondi?
Quello di un amico delle magnifiche persone che ho conosciuto con l’Arcobaleno. Persone capaci di sopportare per 5 lunghissimi anni i miei troppi difetti.

di Paolo Saracino

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Lettera aperta di una cittadina al Sindaco e alla Giunta

Arcobaleno

Tratto da Cubia n° 58 – Gennaio 2006

Non avrei mai detto di dover ringraziare Berlusconi! Lo devo ringraziare perché, grazie alla sua “manageriale” gestione dell’Italia, mi sono talmente incavolata da cominciare ad interessarmi con più attenzione alla politica: non tutto il male viene per nuocere! Il mio interesse è passato poi, per forza di cose, anche ad una conoscenza e presa di coscienza più responsabile e attenta anche della politica del mio Comune e della mia città: meglio tardi che mai!

Bene, dopo 3 anni di partecipazione seria e attiva, vorrei esprimere alcune considerazioni personali sulla gestione della città e sulle riunioni del Consiglio Comunale. Lo spunto mi viene dalle dichiarazioni dei vari consiglieri sul giornalino “Città di Cattolica” (pervenutomi il 3/1/06!!!) in occasione del Natale.

La politica non è un optional (v. Campolucci), certamente, ma mi chiedo a chi è rivolto questo monito. I politici hanno grandi responsabilità e certi ne hanno sicuramente tanta, ripensando a come è stata gestita la città negli ultimi 10 anni, fino ad arrivare a debiti a dir poco preoccupanti; non mi si venga a dire ce la città è più bella… il bello piace a tutti, ma i passi vanno fatti in base anche al portafoglio e alla possibilità di mantenere il bello! (vedi la pavimentazione rovinata in via Bovio, vedi le fontane “malate”…).

Questi politici si sono chiesti come mai nelle ultime votazioni comunali si sono presentate ben 4 liste civiche? E la lista civica “Cattolica Città per la Pace” si è formata proprio per l’impegno di forze cittadine che da sempre avevano votato per l’attuale maggioranza DS e Margherita!? Anche perché, dopo essere stata invitata, io e altri amici, ad alcuni incontri con i “politici” DS, a suo tempo, avevo ben capito che i giochi di partito erano già stati fatti, alla faccia della partecipazione!

Non si sono chiesti come mai un elettorato considerevole ha votato per l’Arcobaleno, e per il sindaco si è andati al ballottaggio!? Tutto questo non ha significato né significa niente?! Non ci sono state smanie di potere per “sostituirsi” (v. Campolucci) a loro…sbandierando di non essere politici…, semmai si è sbandierato di non essere succubi e servi dei giochi partitici di potere; non c’è smania di sostituirsi a nessuno, c’è voglia di una politica lungimirante e responsabile, volta al bene della cittadinanza tutta e dell’ambiente, volta ad un domani senza paura, anche se più modesto, un futuro portato avanti con partecipazione e trasparenza. 

Soggetto politico io mi sento fino in fondo, anzi non improvviso, come forse qualche tuttologo in tutti i settori si sa improvvisare ed adattare, visto che le persone con grandi responsabilità che girano nella gestione comunale sono sempre le stesse! Qua le poltrone si sono sformate e si sono adattate a chi ci sta sopra, il quale non se ne rende o non vuol rendersene conto: è comodo rimanere in casa al calduccio in fondo. Quanto alla praticità e concretezza (v. Verde al verde…) cosa importa se si trascura qualche particolare, dicono anche i dinamici Margherita, perché perdere tempo? In fondo, quando si esegue un’operazione chirurgica è importante asportare la parte malata, se poi rimane nella pancia qualche garza o un piccolo bisturi è solo un particolare insignificante: l’operazione è riuscita e l’ammalato è morto! Non fa niente! Quanto alla sicurezza del porto (v. Verde al verde…) penso che il merito della scelta del famoso pennello/baffo dipenda dalla testardaggine attenta al “particolare” voluta dalla minoranza, inclusi gli anatemi del capogruppo “Per chi ama Cattolica”, il quale auspica dei denominatori comuni su cui costruire.

E’ importante e utile, ma il problema sul quale ritengo si fatichi a ritrovare con l’attuale maggioranza è il punto di partenza con il quale ci si pone, ossia: la PARTECIPAZIONE. La democrazia è difficile, ma Cattolica non è una metropoli, e provare a discutere con i cittadini, cercandone il coinvolgimento (cosa non facile forse, lo ammetto), potrebbe essere utile per le scelte che riguardano tutti e non solo le categorie. Se avessi condiviso lo stile di portare avanti la vita cittadina dell’Amministrazione comunale, non sarei probabilmente confluita in Cattolica Città per la Pace. Il sindaco Pazzaglini, con il quale a suo tempo ho condiviso esperienze parrocchiali, forse in parte ha dimenticato cosa e chi ci muoveva ad impegnarci e perché, ma questo è un altro problema e non sta a me dare giudizi, voglio solo dire che lui ha imboccato l’autostrada, la TAV, e tira avanti diritto, io e altri amici abbiamo scelto un piccolo sentiero pieno di soste.

Durante il cammino incontro persone, vedo paesaggi faccio sogni, affronto problemi insieme agli altri amici di camminata: con la fretta, la velocità e l’efficienza non sapete cosa si perde! Questo forse è il punto più difficile da superare per poter confluire nelle scelte per la città.

Ad esempio, personalmente non avrei cambiato la darsena (per vari motivi), avrei dato priorità alla vita e attività del nostro vecchio porto peschereccio, valorizzandone l’aspetto delle tradizioni e dell’esperienze di mare, un turismo responsabile, alla portata di tutti e non solo, o quasi, di chi può permettersi la barca da diporto… Non sono favorevole allo sviluppo forsennato e al rialzo del nostro sistema, uno sviluppo che ricade e sfrutta quei popoli in difficoltà per i quali poi si fanno di tanto in tanto raccolte buoniste per mettere a posto le coscienze!!! Il nostro stile di vita, compresi i nostri sprechi e divertiamoci (vedi tanto per dire l’assurda, squallida, finta spiaggia di via Bovio), grava anche su quei bambini africani per i quali si vorrebbe un sorriso sereno e felice; ma qua è un discorso culturale, religioso e sociale difficile da affrontare in una breve lettera aperta: scritta con schiettezza, senza astio, ma con convinzione.

di Magda Gaetani

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Il 2 Ottobre ha riaperto la piscina comunale

Renato-Rascel_Nevicava-a-Roma

Tratto da Cubia n° 65 – Ottobre 2006

Ma perché aveva chiuso?

Parafrasando una vecchia canzone di Renato Rascel “Nevicava a Roma“, sicuramente anche i cattolichini, quando nei primi giorni di Giugno ha chiuso i battenti la piscina comunale, si saranno chiesti: Come mai? Per tentare di capire, facendo appello alla memoria e ad una ricca documentazione, è giusto fare un po’ di cronistoria.

L’impianto natatorio cattolichino, fortemente voluto dagli allora amministratori e da buona parte della città, inizia il suo percorso durante i lavori di sistemazione della zona di fronte al parco della pace. La richiesta di costruzione viene affidata, con delibera di Consiglio Comunale n.93 del 12/12/2000, alla Coop. Educatori fisici e sportivi, riconducibile alla Seven di Savignano, a causa delle difficoltà incontrate dal precedente assegnatario dei lavori (soc. Consorzio del Parco). Le difficoltà della Coop. Educatori nell’avere accesso al credito per realizzare la piscina ha indotto gli allora amministratori alla creazione di “Cattolica Piscine srl”, società composta al 50.5% dal Comune e al 49,5% dalla Educatori, la quale si assume gli oneri di costruzione e i diritti di superficie con compendio immobiliare ad uso sportivo. Costo dell’operazione: € 2.535.685. Già qui sorgono le prime domande: ma l’impianto non doveva far parte dei lavori di riqualificazione della zona ceduta al privato, quindi a costo zero per la città?

Non solo: per reperire i fondi necessari, si fa ricorso ad un mutuo acceso presso l’Istituto per il credito sportivo di Roma, di cui l’unico garante è il Comune di Cattolica, in quanto l’Istituto non riconosce altri interlocutori di garanzia per il prestito.

La gestione viene quindi affidata agli Educatori (Seven), in base ad una convenzione ventennale rinnovabile con il Comune, che prevede da parte dell’ente un contributo annuo di € 152.355 + iva, con rivalutazione degli indici Istat. La società gestrice autorizza a girare direttamente alla Cattolica Piscine l’intero compenso annuo e sottoscrivere un contratto di affitto d’azienda. In cambio del contributo, la Educatori (seven) si impegna come da convenzione a garantire corsi gratuiti per gli utenti di asili, scuole elementari e medie inferiori di Cattolica, per un massimo di 30 ore settimanali, nonché la possibilità di utilizzo dell’impianto per i corsi dei centri estivi, corsi gratuiti per ultra 65enni con limiti di reddito e portatori di handicap.

Ora, dopo aver visto l’intreccio a mo’ di scatole cinesi, da cui si evince comunque che il mutuo è pagato dal Comune (altrimenti non si spiegherebbe come mai, gli stessi corsi per i quali prima pagavamo in convenzione oltre 300 milioni di lire, oggi siano effettuati dal nuovo gestore senza oneri per il concedente), sorgono spontanee altre domande: ma non era più conveniente coinvolgere nell’operazione di costruzione i Comuni vicini, specialmente quelli della Valconca, ammortizzando in percentuale le spese acquisendo assieme direttamente la struttura? Magari, garantendo loro gli stessi servizi gratuiti e dando poi in gestione l’impianto con un bando pubblico?

Perché mettersi in casa un socio (la Educatori, proprietaria del 49,5%) che, come si è poi visto, si è rivelato poco affidabile e che, a causa del suo fallimento in altre realtà, ha messo in difficoltà la nostra struttura decretandone la chiusura ai primi di Giugno di quest’anno?

Già, perché, a seguito della messa in liquidazione amministrativa coatta della coop. Seven, che fa da capo alla Educatori, la nostra amministrazione si è ritrovata in casa una richiesta della curatrice degli interessi della Seven di quantificare in soldoni a quanto ammonti il capitale di proprietà del 49,5% della piscina. C’è sicuramente da dire che, nella scelta dei soci, i nostri amministratori non sono mai stati particolarmente fortunati, o forse non sono stati sufficientemente attenti nel valutarli (vedi anche socio Cattolica Park). 

Comunque, dopo varie vicissitudini che ci costeranno, anche dal punto di vista economico, più di quello che avremmo speso con altre scelte, e cioè un contributo da quantificare per liquidare la quota della Educatori, oltre a un altro balzello per il mancato pagamento della rata di mutuo (interessi di mora) sospesa giustamente nel periodo di impasse per la risoluzione con la Seven, il 2 Ottobre, con una nuova concessione di gestione tra Comune e Cooperativa “Nel Blu”, la piscina ha riaperto. L’amministrazione del mutuo, superando così “Cattolica piscine” e diventando unico proprietario, ed una gestione a tempo da parte di Nel Blu per un anno, con la proroga di 6 mesi per garantire il servizio durante lo svolgimento della gara ad evidenza pubblica per il nuovo affidamento.

Senza voler fare nessun processo alle intenzioni, e considerando comunque positivo il fatto che la convenzione con la coop. Nel Blu abbia permesso la riapertura della piscina, rimangono comunque dei momenti di perplessità.

Durante i mesi decorsi dalla chiusura, non era possibile agire subito con una gara pubblica di affidamento, che garantisce sicuramente tutta la trasparenza necessaria? I contatti per una pur temporanea gestione si sono aperti, magari con trattativa privata, anche con altre cooperativa del settore, a garanzia della possibilità per tutti di interagire sul territorio e magari con possibilità di spuntare migliori condizioni a partire dalle tariffe per gli utenti?

La nuova convenzione prevede comunque la chiusura della piscina nei mesi estivi (si danno motivazioni di scarso utilizzo e di costi di gestione conseguenti che non garantirebbero la convenienza), il che determina la mancata effettuazione dei centri estivi, che hanno un valore sociale importante, dei corsi per portatori di handicap e per anziani, che forse lì si sentirebbero più tutelati e tranquilli che al mare. 

Il tempo, e il controllo di tutti noi cittadini, porteranno forse a delle soluzioni condivise e migliorative: per ora tentiamo, tutti assieme, di portare ognuno il proprio contributo e le proprie competenze, poiché, di fronte a scelte che si ripercuotono sul tessuto cittadino, la partecipazione popolare è un elemento da cui non si può prescindere.

di Enrico Del Prete

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