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Da quanto tempo non entra in una classe?

orario_di_compresenza

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Egregio signor Vanzini,

dopo aver letto il suo intervento sulla scuola “in ricostruzione” nello scorso numero di Cubia, sinceramente mi sono chiesta se quello in “malafede” non fosse Lei anziché il Comitato scuola come più volte ribadisce.

Lei ha sminuito il valore delle due ore di compresenza settimanali in classe delle insegnanti, ma vorrei farle notare che se per lei due ore settimanali possono sembrare inutili, per noi insegnanti e per i nostri bambini quelle due ore valgono molto di più. Le dico questo perché io, come le mie colleghe, non vivo la scuola né a giorni né a settimane. I percorsi educativi che portiamo avanti con i nostri ragazzi durano non solo mesi, ma anche anni. Il percorso che viene intrapreso in prima elementare non si sospende o cambia di settimana in settimana, ma si sussegue anno dopo anno fino alla quinta.

Quindi quelle che per lei sono “solo due ore settimanali” per noi hanno un valore che va ben oltre quello temporale. Non so se di recente lei sia mai entrato in una classe di scuola elementare per insegnare, ma le assicuro che con classi di 27 o 28 bambini (che nei prossimi anni, grazie alla sua beneamata “riforma Gelmini”, potranno essere anche di più!) praticare alcune fondamentali attività con tutto il gruppo classe risulta veramente molto complesso. La compresenza, infatti, dà la possibilità di organizzare piccoli gruppi di lavoro, di realizzare interventi individualizzati, di porre maggiore attenzione al singolo e di gestire in modo più agevole la vita della classe stessa. Ed è sempre attraverso le ore di compresenza che si possono realizzare interventi individualizzati, di porre maggiore attenzione al singolo e di gestire in modo più agevola la vita della classe stessa. Ed è sempre attraverso le ore di compresenza che si possono realizzare molti dei laboratori, cioè quei luoghi “vivi” del fare scuola, intesi non tanto come luoghi fisici nei quali realizzare esperimenti, quanto come ambienti di apprendimento, in un atteggiamento di sperimentazione e di scoperta, che vede coinvolto il bambino che apprende in tutte le sue dimensioni, da quella cognitiva a quella affettiva a quella sociale.

Le ricordo inoltre che le problematiche che la scuola di oggi si trova ad affrontare sono veramente molteplici e che l’unica risposta adeguata è l’organizzazione di un lavoro didattico coordinato e didatticamente qualificato che preveda proprio l’insegnamento individualizzato, il lavoro di gruppo, attività creative ludico-espressive e attività di recupero.

Quindi sì! Per quanto questo possa “offendere la sua intelligenza” ribadisco che quelle due ore settimanali possono incidere profondamente sull’attività scolastica ed è di questo che fortunatamente i genitori si stanno accorgendo!

Per quanto riguarda invece la possibilità di scegliere “gli orari più consoni alle esigenze dei bambini, delle famiglie, degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica”, forse è il caso che lei chieda ai genitori perché non hanno scelto per il prossimo anno le 24 ore settimanali che secondo lei e secondo il ministro Gelmini sarebbero state tanto agognate: credo che dalle loro risposte si accorgerebbe che le necessità dei bambini, dei genitori e dell’intera comunità non collimano esattamente con le sue.

di Sara Iezzi (insegnante di scuola primaria)

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Si conferma: Scuola in smantellamento

Decreto-Gelmini

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Nel n° 90 di Cubia, l’autore di “Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?“, G. Vanzini, sostiene che quanto da noi esposto nell’articolo del n° 89 sia stato scritto in malafede, in virtù della poca considerazione che avremmo per chi legge: ci sia permesso replicare che, se siffatto giudizio fosse davvero il nostro, ci saremmo astenuti dal cercare consenso proprio tramite il giornale.

Nel nostro articolo portavamo ad esempio uno dei tanti aspetti – non il solo – che contribuiranno a cambiare completamente l’assetto di un grado di scuola, quella primaria (elementare), che a livello mondiale viene riconosciuta per la sua eccellenza (dati IEA, l’Agenzia Internazionale di Valutazione) proprio grazie a tutte quelle caratteristiche che il Decreto Gelmini andrà a intaccare. Non avevamo voluto entrare nel merito, ritenendo di aver informato in tal senso con le iniziative già attuate; il nostro intento era piuttosto richiamare l’attenzione dei lettori sul fatto che si fanno leggi che non necessariamente interpretano la volontà di tutti i cittadini, saltando la fase contraddittoria in Parlamento, cioè evitando di discutere e obiezioni di chi non approva, e costringendo al voto a favore anche eventuali dissenzienti in seno al proprio schieramento politico con l’imposizione della fiducia.

Si voleva sottolineare che il decreto legge dovrebbe essere ritenuto valido solo dopo la pubblicazione dei decreti attuativi, decreti che non sono ancora noti. Ma se è necessario ripetere ancora una volta – l’abbiamo fatto anche in consiglio comunale il 27 Marzo – le ragioni per cui ci opponiamo al decreto Gelmini, per provare di non aver assolutamente sottovalutato l’intelligenza dei lettori, non ce ne lasciamo sfuggire l’occasione. Per sommi capi:

– Siamo contrari ai tagli del tempo-scuola: per contenere i costi, la riforma mirava a raccogliere un ampio consenso sulle 24 ore settimanali, e così non è stato, anche grazie alla fiera opposizione degli studenti, genitori, docenti e semplici cittadini che si sono spontaneamente mobilitati. Solo a Cattolica, l’85% dei genitori dei bambini che frequentano le classi I, II, III, e IV (il restante 15% non ha risposto) ha richiesto la conferma del modello scolastico per-Gelmini, e cioè 30 o 40 ore settimanali.

– Siamo contrari ai tagli di finanziamenti alla scuola pubblica (e contrari a qualsiasi tipo di finanziamento alla scuola privata, specialmente in tempo di crisi). Senza l’Onda Anomala del dissenso popolare, apartitico e trasversale, i tagli di 63 milioni previsti per l’anno scolastico 2009-10 non sarebbero stati rimandati di un anno, nella speranza che le acque si calmino.

– Siamo contrari all’aumento degli alunni per classe: ci sembra improponibile che si possano concentrare fino a 33/35 bambini per classe. E siamo contrari soprattutto se questo succede in assenza di un numero sufficiente di docenti e non docenti.

– Siamo assolutamente contrari alla riduzione del personale docente e non docente! Non c’è scuola pedagogica che sostenga la validità dell’insegnamento attuato dall’insegnamento tuttologo. In un mondo in cui la conoscenza ha ramificazioni infinite, noi ci proponiamo di far mediare tutto il sapere da un unico interprete, senza considerare le sue preferenze, i suoi limiti e le sue idiosincrasie! Sappiamo che il pensiero cognitivo si attua in tutta la sua potenza quando il bambino scopre senza mediatori e, invece di agevolare un apprendimento in cui il bambino venga sollecitato il più possibile attraverso l’esperienza, l’attività laboratoriale, la deduzione, ci viene proposta la lezione frontale!

A noi genitori del comitato, che sempre ci siamo spesi con le nostre facce e i nostri nomi in tutte le sedi in cui abbiamo inteso informare, non piace che quella che è palesemente una teoria di tagli mirati a indebolire la scuola pubblica venga spacciata per riforma. La scuola è un costo indispensabile per la formazione delle nuove generazioni, ed è uno dei pochi settori in cui non è mai lecito risparmiare. Come per ogni investimento a lungo termine, i risultati non si vedono nell’immediato e bisogna pazientare per raccoglierne i frutti.

Ah!, e sia detto per inciso, la scuola non è solo leggere, scrivere e far di conto: se si limitasse solo a questo, noi genitori potremmo tenerci i bambini a casa e insegnar loro l’alfabeto, le tabelline e l’ortografia quando piove, invece di portarli al parco!

di Maria Silvia Riccio

Genitore del comitato “Cattolica per la scuola” – cattolicaperlascuola@libero.it

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I Mordipietra e la scuola

 

I Mordipietra creano il nulla!

I Mordipietra creano il nulla!

 

 

Tratto da Cubia n° 88 – Gennaio 2009

“La storia infinita” è un fantasy di Michael Ende, molto apprezzato dai ragazzini degli anni ’80, nel quale un personaggio si erge tra gli altri per la sua mole imponente, decisamente fuori-misura, e per la caratteristica davvero inusuale di mangiare sassi; il suo nome è Il Mordipietra. Cosa centri l’eccentrico gigante con la scuola, concedetemi di dirlo più tardi.

Si sa (si sa?) che la scuola sta vivendo un altro periodo piuttosto travagliato a causa dell’ennesimo cambiamento voluto dal Ministro di turno che, visti i tempi, è un’anonima signorina, sconosciuta ai più, che risponde al nome di Maria Stella Gelmini.

La quale Gelmini ha prestato la faccia ad un’operazione principalmente finanziaria, voluta dal potente Tremonti, che il Governo si è premurato di chiamare pomposamente Riforma della Scuola.

Il Ministro di cui sopra ha avallato, su ordinazione, quanto segue:

  1. cancellazione della organizzazione a Modulo (3 insegnanti su 2 classi);
  2. cancellazione dell’organizzazione a Tempo Pieno (come la si conosce oggi);
  3. cancellazione della compresenza tra insegnanti.
  4. aumento di alunni per classe;
  5. ritorno alla maestra unica;
  6. cancellazione di 87mila posti di insegnante e 44mila posti ATA in tre anni;
  7. taglio di 8 miliardi di euro in 3 anni.

Una scuolina piccola piccola dove ogni bambino riceverà la sua dose piccola piccola di addestramento (un pizzico di italiano, una spolverata di matematica, davvero una spruzzatina di scienze; storia “fino all’antica Roma” che il resto lo insegneranno nella “scuola dei grandi”; giusto un assaggio di geografia…), questa scuolina, dove non ci saranno più uscite didattiche e dove i bambini dal passo più difficoltoso arrancheranno ancor di più (sempre che non finiscano nelle classe speciali di cui parla l’indecente “mozione Cota”), questa scuolina, dicevo, piace tanto, ma tanto, a molti.

E piace particolarmente a coloro a cui piaceva la “scuola-azienda” del Ministro Moratti, fatta di efficientismo, di adultizzazione, di informatica, di inglese, di intrapresa (ci ricordiamo “le mitiche tre I” di berlusconiana memoria, per altro, e per fortuna, in molte parti inattuate?); nella quale il Consiglio di Circolo doveva divenire addirittura Consiglio di Amministrazione e dove gli sponsor (magari voraci multinazionali) la facevano da padrone nel sostituire i finanziamenti che uno Stato accorto e civile eroga di sua sponte, alla SUA scuola!

Una scuola pedagogicamente aberrante anch’essa, ma sicuramente diversa dal modello oggi previsto (ferma restando al’intenzione, e di quella e di questa, di smantellare la scuola pubblica).

Eccoli allora all’opera I Mordipietra di cui sopra.

Ai Mordipietra va tutto bene. Va bene l’un modello, andava bene l’altro. Masticano tutto. Hanno denti possenti e stomaco dalle pareti spesse. Pare che per alcuni di loro l’importante sia mettere KO i sindacati, gli insegnanti vagabondi e chiassosi, gli studenti facinorosi, i centri sociali (!).

Finalmente sazi, esclamano: “Era ora!”.

Bando perciò alle sciocchezze di una Pedagogia dell’accoglienza (che necessita di osservazione, di comprensione, di tempi lunghi); basta ai confronti, agli approfondimenti, al pensiero divergente (che incentiva i ragazzini a pensare autonomamente); si cancelli il linguaggio che richiede un minimo di complessità! SEM-PLI-FI-CHIA-MO. Torniamo ad un sano, maschio modello dello scrivere, leggere e far di conto!

E torniamo ai grembiulini, torniamo ai voti numerici, continuano con piglio stentoreo I Moridpietra: i primi per democrazia, i secondi per chiarezza (peccato che la Democrazia dovrebbe risolverle le differenze di ceto, non nasconderle facendo finta che non esistano; e che i numeri siano tutt’altro che chiari: cosa c’è dietro il 4 in matematica di un ragazzino? Difficoltà di logica? di conteggio? o ci sono problemi nella comprensione del linguaggio tecnico?).

I Mordipietra non sanno neppure che l’Educazione Civica non “era stata tolta”, aveva solo cambiato il nome in Studi Sociali. Nella loro fretta di ingurgitare tutto a sostegno dei propri amici, si sbagliano, fanno confusione; mischiano i diversi gradi dell’Istruzione, mettono insieme baronìe, bambini, sindacati… Parlano di scuola come macchina mangiasoldi senza alcun rispetto per chi in quella “macchina” ci lavora, né per chi in quella “macchina” cresce; si esprimono con vocaboli quali “produttività”, come se ci si trovasse in presenza di un prodotto o di un’industria qualsiasi.

Qualunque Mordipietra si sente preparato-patentato-in diritto-in grado di parlare della Scuola, sia egli bancario o contabile o dirigente d’azienda o architetto (purtroppo I Mordipietra, oggi, sono un po’ dovunque!). A un insegnante, persino il più bravo del mondo, che volesse imporre, ma anche solo suggerire o descrivere ad un medico il modo migliore di operare chirurugicamente un paziente, gli si darebbe del pazzo.

Della Scuola chiunque può parlare.

Amen.

“Abbiamo un’ottima scuola elementare, ma è un lusso che non possiamo permetterci”, parola di Giulio Tremonti.

Più chiaro di così.

 

di Daniela Franchini

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Manifesto pubblico contro il Decreto Gelmini

Circolo Didattico

Circolo Didattico

Tratto da Cubia n°85 – Ottobre 2008

Cari genitori,

sentiamo l’esigenza di rendervi partecipi delle nostre riflessioni in merito a uno dei tanti cambiamenti che riguardano la scuola. Il Decreto Legge 137 dello 01-09-2008 del Ministro Gelmini, tra i vari interventi, prevede, nella scuola elementare, il ripristino della figura del maestro unico che dovrà insegnare tutte le discipline (tranne religione, come da Concordato).Il Ministro, nelle numerose interviste, ha assicurato che il Tempo Pieno non verrà eliminato, anzi verrà potenziato (come?!). Attualmente la scuola elementare funziona con due organizzazioni: una a 27 o 30 ore settimanali (Modulo); una a 40 ore settimanali (Tempo Pieno). In entrambe le organizzazioni opera un team di docenti che, con specifiche competenze derivate da una formazione pluriennale di aggiornamenti, corresponsabilmente condivide l’azione educativa. La pluralità dei docenti consente di meglio rispondere alle esigenze di una società complessa, alle sfide continue che si presentano quotidianamente, nonché alle sempre più pressanti richieste dei bambini degli anni 2000.
E allora, perchè cambiare? Ci dicono che la ragione sia economica (art.4 del Decreto).
Ma quale sarà il prezzo da pagare per contenere la spesa?
Riduzione del tempo scuola: le ore si ridurranno a 24 settimanali, a partire dalle future classi prime (anno scolastico 2009);
Maestro unico: l’insegnante diventerà un “tuttologo” privato della possibilità di confrontarsi, di collaborare, di approfondire, di rispettare i tempi di apprendimento e di crescita dei propri alunni;
l impoverimento dell’offerta formativa: senza compresenze verranno a mancare i momenti di recupero, sarà difficile organizzare attività di gruppo, diventerà impossibile effettuare uscite didattiche;
Aumento di alunni per classe: le classi aumenteranno di almeno 4/5 unità. Da operatori della scuola abbiamo cercato di trovare ragioni di natura pedagogica che giustificassero questa manovra; non avendone trovate, ci sentiamo di esprimere tutta la nostra preoccupazione per le prospettive future.
L’attuale scuola elementare pubblica italiana è valutata tra le migliori al mondo (Rapporto OCSE 2008; Rapporto TIMM PIRLS) grazie all’impegno degli insegnanti, delle famiglie e alla legislazione vigente, frutto di confronti parlamentari e di accoglimento delle istanze della società in evoluzione.
Riteniamo che qualsiasi serio cambiamento nell’ambito scolastico debba avvenire con azioni ponderate e condivise, scaturite da un dibattito aperto che coinvolga genitori, docenti, mondo della cultura. Non ci si può affidare a decreti legge, né si può pensare che l’informazione del Ministro ai propri docenti passi pressocchè esclusivamente attraverso il mezzo televisivo.

Il personale docente e non docente del Circolo Didattico di Cattolica

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