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Buon compleanno Dom Helder!

Dom_Helder_Camara

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Il 7 Febbraio 1909, 100 anni fa, nasceva a Fortaleza, in Brasile, dom Helder Camara. E’ stato uno dei maggiori precursori della teologia della liberazione latinoamericana.

Nel Luglio 2001 sono andata in Brasile e gli ultimi tre giorni di quella bellissima esperienza li ho trascorsi a Recife. Con don Silvano Tonti ci eravamo riproposti di andare a visitare la tomba di dom Helder Camara. Alla mattina presto arrivammo nella Cattedrale: non c’era ancora nessuno.
La chiesa è situata in alto, sul promontorio che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Il luogo è semplice, pulito, luminoso e… “meraviglioso”. Ci siamo detti: questo è il posto giusto per lui, per questo grande profeta dei poveri che sapeva guardare e cogliere la bellezza negli esseri umani e nella natura. La sua lapide in Cattedrale, ai piedi dell’altare, è una semplice lastra di marmo con il suo nome, una colomba, data di nascita e morte.

In una cornice c’è la sua foto con un fiore appoggiato lì da qualcuno, potrei essere io o chissà chi!?

Nella serenità del luogo siamo rimasti con lui un po’, ad ascoltare, in quel silenzio, ciò che ad ognuno di noi sapeva dire: i nostri cuori erano attenti.

Poi sono arrivate delle persone che hanno transennato la parte centrale della chiesa per pulire e ci siamo congedati da dom Helder con tanta “saudade” (come dicono in Brasile) e riconoscenza per la grande figura che egli ha rappresentato per la Chiesa non solo brasiliana, ma mondiale.

Questo piccolo-grande uomo già nel nome era un programma: il padre lo chiamò Helder, leggendo sulla carta geografica il nome di una città dell’Olanda che significa “cielo limpido, senza nubi”. Così fu dom Camara per tutta la sua vita: un sacerdote limpido e trasparente.

Raccontare Camara in poche righe non è possibile, perché difficile è raccontare una vita lunga ed “abbondante”! Vorrei tuttavia riportare stralci di un suo commento alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata dall’ONU il 10 Dicembre 1948:

…quando si meditano i suoi trenta articoli che sono una sintesi delle aspirazioni più alte e più pure della persona umana, e si verifica che tutti sono ben lontani dal trasformarsi in realtà, si conclude che o la Dichiarazione viene disprezzata e considerata solo un pezzo di carta di troppo, oppure essa si trasforma in carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, prezzo della nostra anima. Molte volte non fa parte delle nostre possibilità quella di scuotere, dall’esterno, strutture di oppressione, ma che almeno dentro di noi un cambiamento ci sia, una scelta si affermi, una conversione avvenga. Lo spettacolo che il mondo offre oggi è quello di un crescente sviluppo globale dell’umanità? O sta aumentando la distanza tra una minoranza di Paesi ricchi e un vasto mondo povero, la cui miseria si aggrava di giorno in giorno di più? […] Sarebbe necessario unire ciò che di più alto e di più pure esiste sulla Terra, all’interno di tutte le religioni e anche dei gruppi di umanisti atei, per ottenere dai governi che, quando si preoccupano della sicurezza nazionale, non arrivino a cose assurde, non finiscano per adottare i peggiori metodi dei più tristi giorni di Hitler e di Stalin. Tentiamo di mobilitare ciò che di più puro e di più degno esiste all’interno di tutte le razze e di tutti i popoli, per ottenere che i governi non rispondano al terrorismo o a ciò che sembra loro terrorismo, con le stesse armi, ma abbiano il buon senso di andare alla radice del problema. […] Quando capiremo che, se è necessario tenere alto il livello di guardia per evitare un’eventuale guerra nucleare o biochimica, dall’altro lato non è rimandabile rendersi conto delle realissime conseguenze della GUERRA DELLA MISERIA che uccide più delle guerre più sanguinose e lascia profonde tracce, non meno di quelle della guerra biochimica o nucleare?”.
Grazie dom Helder Camara!
E Buon Compleanno, da tutti “i piccoli” della Terra, comprese le formiche che amavano intrufolarsi nel tuo roseto!!!

di Magda Gaetani

“Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista”  (Dom Hélder Camara)

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Contro il Razzismo – L’indifferenza e la Paura dell’Altro

Manifesto NON aver PAURA

Manifesto NON aver PAURA

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

27 organizzazioni (Acli, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di S.Egidio, Csvnet, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Italiana Organismi persone senza fissa dimora (Fiopsd), Federazione Rom e Sinti Insieme, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 Seconde Generazioni, Save the Children, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, Sei – Ugl, Uil, Unhcr) hanno lanciato una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.

spauracchio

spauracchio

Dovrebbe far paura ma serve, al contrario, ad esorcizzarla, nel segno dell’ironia.

 E’ un fantasmino giallo (lo spauracchio), disegnato da Viorel Samuel Cirpaciu, un bambino Rom di 11 anni, il simbolo della prima campagna sociale contro il razzismo, la paura e i pregiudizi.

Obiettivo della campagna è  favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, abbattendo i pregiudizi e gli stereotipi che spesso determinano paure ingiustificate e sono alla base di deprecabili episodi di intolleranza e razzismo. La campagna, che vuole avere un carattere culturale, è mirata a contrastare la paura del diverso, chiedendo alle cittadine e ai cittadini di partecipare attivamente sottoscrivendo il Manifesto per una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro ed esponendo il fantasmino: sull’abito, sulla borsa, sulla scrivania al lavoro o su un mobile a casa.

Le firme raccolte verranno consegnate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite il 20 giugno.

IL MANIFESTO DA SOTTOSCRIVERE

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

NON AVER PAURA

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