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Un gesto d’amore e di umiltà

vescovo Francesco Lambiasi

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Sabato 6 Febbraio, di mattina, il vescovo Francesco, insieme a Don Biagio, è venuto a farci visita in un modo talmente inaspettato. Per noi era una mattina come tante altre quando, impegnati ad accudire Attilio nelle quotidiane attività mattutine, non ci siamo neppure accorti di chi stava salendo i gradini di casa, vestito da semplice prete, fin su all’ultimo piano.

Con questo gesto, sorprendente nella sua umiltà, ha portato la benedizione e la parola del Signore nella nostra casa; ha voluto toccare con mano la condizione dei suoi fratelli più deboli, proprio come faceva Gesù.

E’ stato un grande esempio per la nostra famiglia e per tutta la comunità, e queste nostre parole sono il modo con cui noi lo vogliamo ringraziare.

Il 7 Febbraio si è festeggiata la giornata della vita. Basta un gesto d’amore per dare un senso al dolore e per dare gioia alla vita. Grazie.

Attilio Bigagli G. e famiglia

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IL CATTOLICA CALCIO RISPONDE ALLA VIOLENZA CON IL VOLONTARIATO

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Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007 

DOPO IL BRUTTO EPISODIO DELLA PARTITA CON IL LOW PONTE, GLI JUNIORES ALLESTIRANNO LA NUOVA MENSA DEI SENZA TETTO

VICINO ALLA STAZIONE FERROVIARIA

Oggi pomeriggio l’incontro tra Andrea Mancini e Don Biagio

La scelta del Consiglio Direttivo del Cattolica Calcio non poteva capitare in un momento più adeguato per far capire che il binomio calcio-violenza è assolutamente da condannare, ma anche che da un fatto negativo può nascere qualcosa di buono.

Dopo il brutto episodio, verificatosi in occasione della partita tra i giallorossi e il Low Ponte Ravenna sabato 3 novembre, che aveva visto a match concluso i giovani giocatori protagonisti di una rissa che, per essere risolta, aveva richiesto anche l’intervento dei dirigenti delle due squadre, la decisione del C.D. del Cattolica di dare ai ragazzi una punizione esemplare facendogli fare del volontariato, ha preso corpo e concretezza.

Andrea Mancini, uno dei dirigenti del Cattolica, ha infatti incontrato il parroco di San Pio Don Biagio, con il quale ha deciso che tutti i ragazzi della squadra Juniores, e non solo gli otto squalificati, contribuiranno all’allestimento della nuova mensa per i senzatetto situata nei presi della stazione ferroviaria. I ragazzi, aiutati dai dirigenti, puliranno, imbiancheranno e sistemeranno le stanze della mensa e dell’adiacente sala Tv, e per un periodo da concordare, a turno, presteranno servizio ai tavoli della mensa serale.

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L’importante è avere molti amici

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Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Dieci anni. Tanti ne sono trascorsi da quel 1 febbraio del 1999 in cui le parrocchie di Cattolica, su input di Don Biagio, decisero di dare un senso diverso alle giornate, in particolare ai pomeriggi, di tanti ragazzi che, per difficoltà psicologiche o altri deficit, trascorrevano gran parte del loro tempo isolati davanti alla Tv.
Nacque così “Il Pellicano”, con l’imprimatur del Vescovo De Nicolò, per “accogliere e seguire – uso le parole dello Statuto – ragazzi con problemi relazionali e di inserimento sociale”.
Cubia ha dedicato al Pellicano tre delle dodici pagine del suo primo numero, pubblicato ad aprile del 2000, parlando dei ragazzi e ragazze che lo frequentavano (alcuni di loro lo frequentano tuttora), della loro voglia di stare insieme, del loro sorriso; riportando le loro impressioni; chiedendo a Maria, la volontaria-mamma, vero punto di riferimento per tutti, il senso e le sensazioni della sua esperienza “impegnativa ma gratificante – come ci disse – da cui ricevo affetto e simpatia, che loro sanno dare con una spontaneità e una disponibilità che ti fanno riflettere da Giona, il responsabile di allora e di ora, le motivazioni, le attività, le prospettive di quella nuova (per l’epoca) realtà associativa del nostro territorio.
Una realtà che è via via cresciuta negli anni, attraverso la pratica quotidiana di quelle cose normali che a molti di quei ragazzi mancavano. Ed ecco, allora, l’andare insieme al bar, il prendere il treno per Pesaro, il recarsi alla Fiera di Morciano, il frequentare la biblioteca, l’andare in farmacia, il leggere assieme i giornali, il fare giochi di società, il cucinare e fare merenda in gruppo, il modellare la creta, il disegnare, l’usare il computer, il fare gite in montagna, il partecipare a campeggi estivi, l’andare a Lourdes, a Roma per il Giubileo, dove “ho visto il Papa in carne ed ossa”, il fare ginnastica, il giocare a biliardino, a calcetto, a bocce presso il Bocciodromo, il disputare il campionato di basket per disabili, il conversare assieme, l’innamorarsi tra di loro, per un mese anche il distribuire Cubia agli abbonati, ecc.
Insomma, tante esperienze, che hanno consentito di migliorare le condizioni di vita di ragazzi e ragazze che venivano da situazioni di sofferenza ed emarginazione e che hanno trovato in quelle stanze della Domus qualcuno che li amava, e li ama, per quelli che sono, e hanno potuto gustare il senso dell’amicizia reciproca, secondo lo spirito di fratellanza e solidarietà che è nel DNA del Pellicano.
Con il tempo, l’Associazione ha in parte cambiato quella sua caratteristica di spensierata spontaneità che la rendeva un po’ “naif”, strutturandosi meglio, dando maggiore assiduità alla presenza dei ragazzi, continuando a curare l’aspetto del gioco, dello stare insieme, dell’aprirsi alla società cattolichina, ma con in più una particolare attenzione all’aspetto terapeutico, di assistenza e cura, anche attraverso colloqui personalizzati e di gruppo.
A questo “salto di qualità” hanno concorso molto la figura di Sandro, fino a poco tempo fa il Presidente dell’Associazione, ma soprattutto la guida, qualificata e appassionata del dr. Giona Semprucci, vero motore del gruppo, cha ha messo le sue competenze di psicologo al servizio di queste persone.
Ed è con lui che facciamo il punto della situazione.
Cosa è cambiato in questi 10 anni?

In dieci anni sono passati dal Pellicano tanti ragazzi e ragazze e sono cambiate alcune cose. La struttura operativa dell’associazione si è consolidata e, con l’esperienza accumulata, è certamente cresciuta. Inoltre, dal 2003 è iscritta al registro provinciale delle associazioni no profit.
Una cosa importante che credo vada rimarcata è che, tenendo fede ai valori e alle finalità iniziali, il Pellicano è cresciuto in modo esponenziale, come cresce una famiglia che basa i suoi valori sull’amore di Dio. Infatti, se capitate al Pellicano in “Domus” o parlate con i ragazzi, capirete che il nostro gruppo è diventato un punto di riferimento imprescindibile della loro vita, anche per quei ragazzi che inizialmente facevano fatica a rimanerci, ad accettare una situazione di condivisione, di confronto di crescita, e che ora, invece, si sentono profondamente parte di questa realtà.

Una realtà in continuo movimento, quella del Pellicano, a cui le persone possono accedere su loro richiesta, o delle famiglie, o su indicazione delle parrocchie, dei servizi sociali, della stessa AUSL.
Ma i nuovi ingressi vi hanno mai creato problemi interni?

No, e questa è la prova di quella crescita di cui parlavo prima. Quando c’è stato un nuovo inserimento, non è mai successo che il problema del ragazzo inserito disgregasse l’equilibrio del gruppo, ma, al contrario, è sempre stato l’equilibrio del gruppo a favorire la nuova integrazione. Tenendo conto che attualmente ci sono circa 20 ragazzi di sesso diverso, di età diverse (dai 18 ai 53 anni) e con problematiche molto differenziate (problemi psichici in persone normalmente intelligenti, sindromi di Down, lievi ritardi mentali, ecc.), questa è una grande cosa.


Si potrebbe pensare al Pellicano come ad un posto idilliaco, quasi irreale, dove tutto procede perfettamente…


Ovviamente non è così. Come dicevo prima, ci sono persone diversissime per età, patologie e caratteri, quindi, come e più che in qualsiasi nucleo sociale, anche qui ci sono battibecchi, confronti accesi, ecc., che muovono forti emozioni, ma la grande forza del Pellicano è che i ragazzi, ovviamente aiutati dagli operatori, sono sempre messi in condizione di sentirsi amati ed accettati, e ciò consente un confronto aperto, anche se non sempre facile, che non fa altro che aumentare l’accettazione di sé, dell’altro e cementa sempre più la forza del gruppo.
Spente le prime 10 candeline, al secondo piano della Domus, di fronte alla chiesa di San Pio, la vita continua… per Giona, per Claudia (che ha preso il posto di Maria), per Gianfranco (che ha sostituito Sandro come presidente), per gli altri volontari che dedicano una parte del loro tempo a questo prossimo, e per i ragazzi e le ragazze, che sono la vera anima del Pellicano.
Se volete saperne di più, potete visitarne il sito internet 
Se poi volete andarli a trovare, per toccare con mano questa bella realtà, ricordatevi qual’è il loro motto: “L’importante è avere molti amici“.

di Paolo Saracino

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Superga 63 il calcio a Cattolica

Superga 63

Superga 63

Tratto da Cubia n° 87 – Dicembre 2008

L’U.S.D. Superga 63 ha rinnovato il proprio portale internet, all’indirizzo http://www.superga63.it si trovano news e informazioni sull’archivio storico del club. A tal proposito devo rettificare alcune notizie scritte sul numero 86 di Cubia:
– Il responsabile del settore giovanile è Semprucci Matteo, mentre Semprucci Federico ricopre la carica di Vice Presidente.
– Il “Memorial Attilio Staccoli” giungerà nel 2009 alla 3^ edizione, nel 2007 si impose la squadra di casa, mentre il campione in carica è l’A.C. Junior Torconca.
– Negli spogliatoi alle prime avvisaglie di cattivo tempo, i phon sono stati prontamente sostituiti, ed anche il famigerato campo n° 2 gode di maggior riguardo, anche se dover ospitare altre società calcistiche, le quali disputano inspiegabilmente, il loro campionato nel campo suddetto, dato che nelle precedenti stagioni hanno disputato le proprie partite sul campo n°3 gestito dal Cattolica Calcio, è oneroso specie nei mesi invernali in cui il brutto tempo allaga ogni zona del campo, per la disperazione del poveri custodi e giardinieri!
In occasioni di partite amichevoli tra il Superga e le tante “Società Amiche” il gioco si trasferisce nel così detto “campo bello” dove, ad ogni ingresso, l’erba emana un profumo di rugiada indimenticabile! Sono queste le occasioni che danno a noi istruttori, lo spirito per continuare a fornire il nostro contributo alla formazione umana e sportiva, di questi giovani che sembrano “gazzelle” pronte a correr dietro a ogni pallone dando tutto se stesse per vincere la partita!
Giovedì 11 Dicembre Semprucci Matteo (Responsabile Settore Giovanile) e Segantini Mattia (Allenatore Esordienti) hanno indetto alla DOMUS (sede della Società), una riunione con i genitori, tra una fetta di panettone ed un bicchiere di vino, si è parlato dei ragazzi, al loro comportamento in campo, ma anche nello spogliatoio, di come vivono la loro istruzione scolastica in rapporto agli allenamenti che devono sostenere al pomeriggio; quindi, ho avuto modo di osservare come l’U.S.D. Superga 63 tenga in particolare conto il rapporto che negli anni si instaura con le famiglie. Si è effettuata anche della beneficienza, concreta, visto che ogni genitore ha devoluto una simbolica offerta alla parrocchia.
Luca Frontini, padre di Diego e figlio di Luigino, quest’ultimo conosciuto da tutti come Roberto, mi ha fatto notare come in questa società siano cresciuti 3 generazioni di Frontini!
Rispetto agli anni in cui giocava lui, fine anni ’70, ha nostalgicamente evidenziato come i tempi siano cambiati, una volta imperava il gioco a uomo, rigorosamente a 11 in ogni categoria di età. Il numero 2 (terzino destro), marcava il numero 7 (ala destra), il numero 5 (stopper) marcava il centravanti (9) ed il più bravo era il 10, che era libero di fare quello che voleva. Oggi con l’avvento del gioco a zona e con la personalizzazione della maglietta, i giocatori sono liberi scegliere il proprio numero, che ha volte è pure legato ad una sponsorizzazione; le 3 riserve giocavano solo se uno stava male, mentre oggi per contratto, anche 3 minuti sono buoni per archiviare una presenza.
Curioso l’aneddoto legato al giocatore più rappresentativo del Superga63, quell’Eraldo Pecci, nato a San Giovanni in Marignano e cresciuto nella squadra di Attilio Staccoli, si racconta che i due erano quasi inseparabili:
– Il futuro faro della squadra Bolognese e della nazionale italiana, di ritorno da una vittoriosa trasferta al nord, sventolava il biglietto dell’autostrada in segno di giubilo, senonchè una folata di vento glielo fece volare dalle mani, per la disperazione dell’autista, ma soprattutto della società! Che fù costretta a pagare la tratta autostradale più lunga! Nello spogliatoio qualcuno mormorò che la società fu costretta a venderlo… ma la verità sulle storie del passato, ci giungono alle orecchie come ovattati ricordi, in cui tutto sembrava magico, chissà che Eraldo non venga a salutare la sua ex squadra in occasione delle festività natalizie, quando dopo la consueta Messa serale in memoria delle vittime del Superga, che quest’anno Don Biagio celebrerà il 20 dicembre alle ore 18, si festeggerà in Domus con le leccornie ed i regali offerti ad ogni giovane atleta dalla U.S.D. Superga 63.

di Massimiliano Ferri

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