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Cattolica – compimento della darsena nel 1934

Nuova darsena

Nuova darsena

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Silenziosamente, così come era stata iniziata, si è pressochè ultimata una grande opera che darà sicurezza ai navigli dei nostri pescatori, e completerà l’attrezzatura tecnica del nostro porto: vale a dire la darsena.

Dopo circa due anni di lavoro un grande specchio d’acqua che circonda due ettari di superficie è stato imprigionato dalle salde mura dei moli e protetto da una profonda scogliera: e le acque un tempo perennemente agitate e frenetiche, stagnano ora in una placida sonnolenza cullando i fragili scafi delle barche da diporto e quelli tozzi dei fuoribordo immobili nei bei protetti stalli.

Perchè le grosse barche da pesca e da traffico e i petulanti pescherecci ancora non hanno preso possesso del tranquillo ancoraggio, essendo infidi i fondali, finchè le potenti draghe non avranno scavato e approfondito il fondo melmoso, e preparato la via alla processione solenne delle pittoresche paranze.

E questo è un desiderio vivissimo della numerosa classe dei pescatori di Cattolica, impazienti di prendere possesso della darsena lungamente sognata per l’addietro e ora divenuta realtà per merito della volontà dinamica del fascismo costruttore. Veramente qualche tempo fa fu mandata una modesta pirodraga che iniziò i lavori di escavazione, ma poi fu bruscamente inviata altrove senza che fino ad oggi si sia provveduto alla sostituzione.

Ora che le opere di costruzione, salvo qualche completamento e rifinitura, sono pressoché ultimate, si attende con impazienza la draga che deve mettere la darsena in condizioni di dare riassetto al naviglio: e certo la migliore stagione di quella estiva non può esservi per la condotta di tal genere di lavori.

Ma trattandosi di escavare una superficie di oltre ventimila metri quadrati il compito sarà lungo e occorre perciò di provvedere al più presto se si vuole che la darsena sia a “punto” prima della stagione invernale.

I pescatori di Cattolica, grati e fedeli al Regime per le continue prove di benevolenza e per l’efficace tutela da esso ricevuti, sono sicuri che questo loro desiderio sarà tenuto in debito conto, e prima che il duro e insidioso inverno batta alle porte, la darsena sarà pronta a ricevere in sicurezza e in pace le loro barche.

POPOLO DI ROMAGNA

(BIBLIOTECA GAMBALUNGA DI RIMINI)

a cura di Dorigo Vanzolini

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Serena vita di bimbi: alla Colonia 28 ottobre di Cattolica

Piero Parini ringrazia il cattolichino Giuseppe Piccioni

Piero Parini ringrazia il cattolichino Giuseppe Piccioni

Tratto da Cubia n° 78 – Gennaio 2008

La grandiosa Colonia Marina “28 Ottobre”, che accoglie i figli degli italiani all’estero, sta attraversando il periodo “cruciale” della notorietà, che s’ identifica nel pellegrinaggio quotidiano di centinaia di curiosi, i quali invadono, nelle ore permesse dal regolamento, la bella casa luccicante di acciai cromati, e ne ripartono entusiasti ed ammirati.

Com’è noto, il 28 giugno scorso il Duce volle inaugurare la Colonia, e rimase talmente soddisfatto che, congedandosi da Piero Parini, si degnò di esprimergli il suo vivo compiacimento per la modernità della costruzione, assolutamente razionale, e per la nuova opera del Regime a vantaggio della gioventù italiana lontana dalla Patria.

In quel giorno però la Colonia era deserta, mentre ora è in piena efficienza, perché sono 1.200 gli ospiti che la occupano e la rendono gaia e festosa, provenienti da tutti i paesi dell’Europa e persino dall’Africa e dall’America.

A distanza di poche settimane dall’inaugurazione, tutto funziona a meraviglia: onde è possibile, anzi facile, fare constatazioni e rilievi sulla organizzazione dell’assieme, sulla funzionalità degli edifici e sulla distribuzione dei servizi, poiché soltanto l’occupazione totale dello spazio può collaudare la costruzione.

Vediamo brevemente come si svolge la vita interna della Colonia.

Ogni fanciullo, appena arrivato in Colonia, si è spogliato dei suoi panni, che vengono portati al reparto disinfezione, ed entra nella sala delle docce, dove in un baleno si lava e si sgranchisce le membra affaticate dal lungo viaggio.

Dopo questo preliminare ed indispensabile atto, ecco la visita medica fatta da due sanitari che risiedono permanentemente in Colonia: visita rapida e completa che permette al piccolo coloniale di raggiungere la camerata che gli è stata affidata.

Quivi il fanciullo trova il suo lettino, elegante e razionale nella sua forma di “cuccetta”, disposto in fila cogli altri nella lunga corsia terrena o superiore di uno degli edifici.

Sopra il lettino, s’apre nel muro, con un solo sportello, l’armadio che custodisce il corredo personale: camicie, mutande, magliette, scarpe, costume da bagno, e divisa della Colonia, che è quella del marinaretto.

In camerata, il fanciullo è atteso dall’ufficiale che per tutto il periodo della sua permanenza in Colonia lo guiderà e lo assisterà, più che da superiore, da padre; e questo immediato contatto stabilisce subito quell’atmosfera di mutua comprensione ed amore che è il lievito disciplinare della Colonia.

Inquadrato nel suo reparto, composto generalmente da fanciulli provenienti dalla stessa città o nazione, il piccolo inizia veramente la sua vita di colonia, regolata in tutto e per tutto da perfezione militare. Dall’alba al tramonto i fanciulli godono l’aria, l’acqua e il sole di questa madre Italia non più straniera al loro cuore.

Poche le parate, poche le seccature di carattere didattico o pedagogico.

Vita sana in tutta l’espressione del termine, senza “marcature di visita”, ché ogni fanciullo ci tiene con orgogliosa dignità a non sottrarsi alla vita comune e alle sue esigenze.

A mezzogiorno e alle sette, il grande refettorio circolare, ricavato sotto la torre dell’edificio centrale, accoglie la gaia schiera affamata nei lunghi tavolati apparecchiati di tutto punto con servizi d’alluminio appositamente fabbricati. E come e quanto si mangia nella Colonia: tonnellate di viveri dei più scelti entrano coi furgoni e coi camion nelle linde cucine dove un esercito di donne s’affaccenda attorno alle mastodontiche caldaie.

La vita sana e disciplinata all’aperto è il migliore antidoto contro le malattie, tanto che medico ed infermiere poco o nulla hanno da fare, e l’ospedale e il locale d’isolamento sono sempre in attesa di ospiti. Il comandante della Colonia signor Canepa e il numeroso gruppo degli ufficiali della Milizia, in gran parte insegnanti delle scuole italiane all’estero, vivono intensamente la vita dei piccoli ospiti, e li guidano con appassionato fervore. Dopo solo poco giorni, questi fanciulli sono così perfettamente disciplinati, che ci tengono a dimostrare come sappiano fare il loro dovere con una punta d’amor proprio e d’iniziativa tutta nostra, italiana.

Il momento più suggestivo della giornata è quello della sera quando il tricolore scende dal pennone, ed i fanciulli, immobili sull’attenti, dicono la preghiera del marinaio.

Allora, veramente si comprende quanto grande, nobile e provvidenziale sia questa organizzazione voluta dal genio previdente del Duce, e tanto fedelmente attuata da Piero Parini. Perché davanti al mare che incupisce, non ci sono fanciulli, ma italiani già fatti, pronti nell’anima e nel corpo a difendere questa terra dalla quale ebbero i natali i loro genitori, e che hanno finalmente ritrovato per non perderla mai più.

POPOLO DI ROMAGNA AGOSTO I934

(BIBLIOTECA GAMBALUNGA DI RIMINI)

a cura di Dorigo Vanzolini

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Leonarda Cianciulli

 

Leonarda Cianciulli

Leonarda Cianciulli

 

Tratto da Cubia n° 74 – Settembre 2007

 

GIALLO ROSSO D’ESTATE

PREMESSA

 

Paura: stato d’animo costituito da inquietudine e grave turbamento, che si prova al pensiero o alla presenza di un pericolo.

 

La paura di perdere la mamma sono le prime gocce inquietanti di adrenalina. Per contrastare tale stato d’animo si fa ricorso alla favola, potente ricettore del sonno e della fantasia.

Accade spesso che tra questi paesaggi candidi e innocenti si annidi nell’angolo in penombra un curioso personaggio che attrae la nostra curiosità, mentre la favola scorre verso il lieto fine.

Durante la notte, la figura impressa nella mente si anima al minimo rumore rendendoci vigili e paurosi, costretti a tal fine a rimanere nascosti sotto le lenzuola del letto in attesa del mattino: nulla ci rassicura quanto la luce del giorno.

Le paure degli adulti, manifestandosi in mille modi diversi, ancora oggi si chiamano Barbablù, la zia dalla gamba d’oro, la filastrocca dell’Uomo nero, ecc. Ricordo una favola ascoltata da Giuseppe “Pupi” Avati: da bambino, ogni sera, all’imbrunire, gli veniva raccontata una favola nel tentativo di conciliargli il sonno, ma questa al contrario creò in lui un effetto di ansia e paura, che si radicarono nel profondo, tanto da ispirargli un famoso  film gotico padano.

Qui di seguito viene presentato il resoconto di un inquietante fatto di cronaca, accaduto durante  il periodo bellico, da cui nacque un curioso detto, che si trasmise per alcune generazioni, toccando il vertice nel periodo del boom economico, portando ricchezza e benessere: Nu magna tènt, parché se l’at ciapa la Cianciulli la fa tut savòn.

  

LEONARDA CIANCIULLI

 

Leonarda nasce a Montella di Avellino nel 1893, concepita in seguito a una violenza carnale subita da Emilia di Nolfi. Emilia sarà costretta a sposare il suo violentatore e odierà per sempre quella creatura, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli.

Leonarda é una bambina debole, malaticcia ed epilettica ed é maltrattata dalla madre, mentre i fratelli la isolano e la trattano alla stregua di una paria.

La sfortunata bambina cerca di sfuggire alla propria situazione familiare tentando più volte il suicidio ma é sfortunata anche da quel punto di vista.

Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva.

Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire e mangiai cocci di vetro: non accadde nulla. –

Un bel giorno uno dei tanti uomini da lei frequentati, l’impiegato statale Raffaele Pansardi, la sposa e la porta via dalla madre. I coniugi Pansardi si trasferiscono infatti a Lariano, un paesino dell’Alta Irpinia… sul quale, poco tempo dopo, si abbatte un terribile terremoto.

Leonarda e suo marito cadono in rovina e si trasferiscono nuovamente, questa volta in Emilia Romagna, a Correggio (Reggio Emilia). Il paesello verrà reso famoso dalla saponificatrice, ancora prima che da Ligabue.

I cittadini accolgono bene la coppia, che vive in via Cavour 11 A. Leonarda si ingegna in un commercio di abiti usati. Grazie a questo commercio e grazie al rimborso avuto per il terremoto, la coppia risolleva bel presto la propria economia, tanto da permettersi una collaboratrice domestica.

Nonostante la nuova situazione economica, la donna non riesce a godersi la vita perché é ossessionata dalla maledizione che sua madre ha pronunciato in punto di morte, una maledizione che le augura una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la prima parte recitava: Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i tuoi figli.

Mai predizione fu più veritiera: le sue prime tredici gravidanze finiscono con tre aborti spontanei e dieci neonati morti nella culla.

Dopo l’intervento di una strega locale, Leonarda riesce finalmente a portare a termine non una, ma ben quattro gravidanze. Un caso? Auto-condizionamento? Magia?

Non lo potremo mai dire con certezza, ma sta di fatto che adesso Leonarda Cianciulli non é più la bambina che cerca il suicidio per sfuggire a una vita priva di amore materno, il destino l’ha trasformata in una madre disposta ad uccidere chiunque provi a strapparle via quei quattro preziosi doni del destino.

E’ il 1939: Giuseppe, il primogenito, é iscritto a lettere all’università di Milano; Bernardo e Biagio frequentano il ginnasio; Norma l’asilo delle suore.

C’é una guerra alle porte, l’angoscia di Leonarda é sempre maggiore, soprattutto teme che l’esercito si porti via il suo Giuseppe, a combattere contro gli alleati.

Memore dell’intervento magico compiuto anni prima dalla strega, e andato a buon fine, Leonarda trova ben presto la soluzione al suo problema: la magia.

Non potevo sopportare la perdita di un altro. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli. –

Leonarda si rivela un’ottima “apprendista”, in poco tempo diventa una maga rinomata nella zona. Fa gli oroscopi e legge le carte alle amiche e alle persone (soprattutto sole) che si recano nel suo studio magico, ma la Saponificatrice fa le carte anche su se stessa, nella speranza di conoscere il destino di Giuseppe.

Una notte, i sogni spaventosi di Leonarda scompaiono e al loro posto appare una Madonna. In braccio porta un Gesù bambino nero e spiega alla donna cosa deve fare: ci vogliono dei sacrifici umani per salvare i suoi figli.

La novella maga decide così di passare al setaccio tutte le proprie clienti, fino a quando non trova tre potenziali vittime che fanno al caso suo: tre donne sole, mature e disposte a tutto pur di cambiare la loro triste e noiosa vita a Correggio.

E’ il momento di agire.

La prima vittima si chiama Faustina Setti, una settantenne che non ha ancora perso la speranza di trovare marito e che si consulta spesso con la maga per conoscere il proprio destino amoroso.

Leonarda le legge le carte, le promette che sono in arrivo novità, e un giornale comunica finalmente la “lieta” novella: un ricco amico della Cianciulli stessa, residente a Pola, ha deciso di sposarsi, e ha visto in Faustina Setti la sua donna ideale. Leonarda consiglia all’amica di vendere tutti i propri averi e di non fare parola con nessuno su questa storia, per non scatenare inutili invidie.

Il giorno della partenza Faustina si presenta, tinta, truccata ed eccitata come una bambina, dalla maga sua amica, per gli ultimi saluti di rito.

La Cianciulli le offre un caffé, anche se ci sarà da aspettare un pò: il fornello é occupato da un enorme pentolone pieno d’acqua bollente sul fuocoé ora di fare una scorta di sapone per l’inverno!

Nell’attesa del caffé, consiglia perciò alla Setti di guadagnare tempo, magari scrivendo delle lettere ai paranti, nelle quali annuncia che l’incontro con l’uomo é andato a buon fine.

Mentre la settantenne, mezza analfabeta, si affatica sulle lettere, Leonarda prende la scure e le spacca la testa. Il corpo viene sezionato in nove parti, il sangue raccolto in un catino per scopi ben poco ortodossi…

-… Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi, che svuotai in un vicino pozzo nero.

Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io. –

Il giorno dopo la Saponificatrice manda l’ignaro Giuseppe a Pola, a imbucare le lettere scritte dalla povera Faustina innamorata.

La seconda vittima si chiama Francesca Soavi. E’ una donna molto attiva, che si sente in gabbia nel paesino emiliano, così si reca spesso da Leonarda perché vuole sapere dalle carte se troverà mai un posto di lavoro in qualche altra città.

La Cianciulli le promette che a Piacenza c’é ad aspettarla un posto da maestra elementare in un collegio femminile.

La donna ringrazia entusiasta e, come Faustina, una fredda mattina di settembre 1940 si reca a salutare la maga, per ringraziarla dell’aiuto.

Anche se con qualche difficoltà in più, Leonarda convince Francesca a non fare parola con nessuno e a scrivere le solite lettere d’addio. Poi compie il suo secondo sacrificio umano. Questa volta ruba i soldi dalle tasche della vittima e, giorni dopo, si presenta alla famiglia dicendo che é stata incaricata da Francesca di vendere tutte le sue cose.

Giuseppe intanto viene mandato a imbucare delle lettere a Piacenza.

Terza e ultima vittima.

Virginia Cacioppo é una cinquantatreenne ex cantante lirica, che non riesce ad accettare l’età e che passa le giornate ricordando malinconicamente i passati successi artistici.

Leonarda la convoca nel suo studio e le promette che il suo amante, dirigente di un fantomatico teatro di Firenze, sarebbe disposto ad assumere Virginia come segretaria e, eventualmente, potrebbe anche inserirla in qualche spettacolo. La cantante lirica accetta entusiasta e, per rispetto nei confronti dell’amica, non racconta a nessuno del misterioso amante-dirigente di Firenze che la vuole assumere.

Il 30 settembre 1940 si ripete alla perfezione l’ormai solito copione di morte della Saponificatrice.

Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle belle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicini e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce. –

A incastrare Leonarda Cianciulli non saranno né un errore madornale né un investigatore geniale, come succede in tutte le storie di assassini seriali, ma saranno bensì una parente impicciona e un prete avido.

Il 30 settembre 1940, prima di sparire, la Cacioppo era stata seguita da una cognata, curiosa di sapere perché Virginia le aveva venduto tutti i vestiti. La donna, non vedendo più uscire Virginia dalla casa in via Cavour, si insospettisce e mette in guardia la questura.

La questura stessa, poco tempo dopo, durante dei controlli, incappa in un Buono del   Tesoro della Cacioppo, depositato alla Banca di San Prospero da un prete di campagna. Interrogato dagli inquirenti, il parroco confessa di aver comprato il Buono da A. Prosperi, amico-amante della Cianciulli.

Leonarda é alle strette. Il questore vuole spiegazioni, ma é nuovamente la Madonna con il Gesù nero ad apparirle in sogno e a dirle di confessare tutto.

Epilogo.

Durante il processo (1946), la mamma assassina sarà costretta nuovamente a difendere l’adorato Giuseppe dall’accusa di averla aiutata negli omicidi.

Gli inquirenti giustamente hanno diversi dubbi sulle possibilità che una donna di cinquant’anni, alta un metro e cinquanta e tarchiata, sia riuscita da sola a uccidere e sezionare tre esseri umani.

Così Leonarda, pur di salvare dalle accuse Giuseppe, propone alla Corte di eseguire per loro ciò che ha fatto alle altre donne. A sorpresa il giudice accetta la proposta e vengono fatti portare nell’aula il cadavere di un vagabondo, un pentolone e una scure.

In dodici minuti netti, sotto gli sguardi allibiti dei magistrati e degli avvocati, il vagabondo viene sezionato, smembrato e bollito per fare saponette.

Condannata a trent’anni di carcere e tre anni di manicomio, Leonarda sconta la sua condanna nelle strutture di Pozzuoli e Aversa, lavorando all’uncinetto, facendo il discorso di benvenuto ai funzionari ministeriali in visita e cucinando biscotti per tutte le sue compagne. A questo proposito, una suora che l’ha conosciuta ricorda:

-Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi che nessuna delle detenute, però, si azzardava a mangiare.Credevano che contenessero qualche sostanza magica. –

Il 15 settembre 1970, in seguito ad apoplessia cerebrale, la Cianciulli si é spenta nel manicomio criminale di Pozzuoli ed é stata seppellita nella fossa comune della città campana.

-Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio. –

Daniele Del Frate 2004

 

a cura di Dorigo Vanzolini

 

 

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Insediamento dell’amministrazione fascista

Motto fascista

Motto fascista

Tratto da Cubia n° 84 – Settembre 2008

CATTOLICA MAGGIO 1923

Insediamento dell’Amministrazione Fascista

Popolazione 5.097


L’Amministrazione Fascista di Cattolica, insediatasi nel maggio 1923, si trovò subito a dover risolvere problemi poderosi e indilazionabili. Propostasi un quesito pregiudiziale, quale il risanamento del bilancio e l’economia più rigida in fatto di spese non rispondenti a precisi caratteri di utilità generale, si delineò fin dall’inizio l’ assillante dualismo fra il premere delle necessità e dei bisogni di una città in crisi di crescenza e anelante a tutti gli sviluppi e le possibilità che la sua funzione di centro balneare e di soggiorno richiedevano, e le strettoie dei bilanci che tendevano a smorzarle o per lo meno a limitarle e procrastinarle. Vincendo ostacoli, adeguando e superando con ingegnosità le possibilità dei bilanci, ormeggiando fra le secche delle entrate con abilità veramente marinara, gli amministratori si accinsero al compito con visione larga, geniale e sintetica dei vari problemi che interessavano Cattolica, nella sua duplice veste di centro di produzione della pesca e di località di cura marina.

Per amministrare ed agire in senso utile e buono si rese necessario inquadrare le opere di utilità pubblica nel campo delle necessità generali sia immanenti che mediate, e procedere alla loro graduale realizzazione non considerandole come fini a se stesse, ma come parte di un tutto: piccole e armoniche pietre che dovranno formare l’edificio completo e duraturo della futura città.

Problema del posto, della sua sicurezza, capienza, efficienza, e problema dell’attrezzatura moderna del paese, del suo sviluppo, della sua estetica, furono studiati di conserva, perchè è superfluo specificare quali e quante siano l’ interferenza fra i due, e come l’uno esista in funzione dell’altro.

Inizieremo ora la rassegna rapida, ma analitica, delle opere portate a compimento nel quadriennio 1923 – 1926, a dimostrazione dell’attività svolta con intento fascista per l’avvenire e la valorizzazione della ridente spiaggia.
Sviluppi Territoriali e Piani Regolatori

Uno dei problemi più gravi, perchè legato indissolubilmente all’avvenire di Cattolica, era certamente quello di mettere in valore, con aperture di strade e lottizzazioni, tutto il terreno appartenente alla Congregazione di Carità di Pesaro, che cingeva, come una cintura di soffocamento, la città che si andava formando intorno al nuovo e magnifico edificio comunale.

Dopo una serie di laboriose e difficili trattative si venne ad un accordo con quell’amministrazione, e una vasta area di parecchi ettari di superficie fu così assicurata all’attività edificatrice dei privati.

Essa è situata in una delle posizioni più belle e salubri della città, trovandosi a circa 8 metri sul livello del mare, fra la via Marconi e via del Porto.

Due ampi stradoni longitudinali (mt 12), partendo dai fianchi dell’edificio comunale, giungono direttamente alla spiaggia: un terzo, iniziandosi da via Piave, di fronte al nuovo mercato coperto, termina su di una traversale. Completano il piano sei trasversali, due delle quali mettono in comunicazione la via del Porto col viale Marconi. I due stradoni longitudinali terminano sulla spiaggia con gradinata in pietra, costituendo un imponente elemento decorativo.

Un’altra zona che attende di essere messa in valore e che apre ora alle possibilità costruttive edilizie una ridentissima e ampia distesa di terreno fino a ieri coltivata ad orto e a prato, è quella denominata “Largomarina”, compresa fra il rilevato della linea ferroviaria e il viale Dante.

Un largo vialone intitolato alla memoria della defunta signora “Violante del Prete”, consorte di un benemerito cittadino di Cattolica, si stacca dal viale Fiume e costituisce l’ossatura del futuro sistema stradale.

Varie vie perpendicolari a questa sono già state tracciate e costruite, e altre lo saranno quando il vialone centrale sarà ultimato e farà capo ad oriente al viale Balneare, e ad occidente al torrente Ventena. Sarà questa una delle più lunghe e larghe strade di Cattolica, quasi tutta un rettifilo e, ultimata, avrà uno sviluppo di circa un chilometro.

Nei riguardi dello sviluppo territoriale della città è decoroso parlare anche della messa in valore di una estesissima zona di arenili dovuta all’opera di un coraggioso e benemerito privato, il sig. Facchini di Bologna, il quale nella sua poderosa opera è stato fiancheggiato dall’Amministrazione comunale, che nulla ha lasciato d’intentato pur di facilitargli e alleggerirgli il compito.

La zona in parola, per la sua peculiarità ed avvallamenti, era denominata appunto montaletti, e la più rigogliosa e selvaggia flora marina vi cresceva e vi allignava, conferendo all’assieme un aspetto di rude e primitiva bellezza.

Talvolta le acque del prossimo fiume Ventena la sommergevano e le acque stagnate costituivano veri e propri acquitrini con evidente danno della pubblica salute.

Ora non più il pittoresco susseguirsi di montagnole, ma una vastissima spianata che degrada dolcemente al mare percorsa da un vialone centrale, continuazione di quello denominato Carducci e tagliata da altri viali laterali che questi immettono.

Una vasta piazza esagonale interrompe al centro la monotonia del rettifilo. Pini marini e piante tropicali adergono le loro cupe chiome al vento marino. Il terreno, diviso in settori e lottizzato, attende ora l’opera dell’uomo che vi costruisca le ridenti ville per i sani riposi ristoratori. Questa zona è destinata a diventare la sede di uno dei più eleganti e signorili quartieri di Cattolica.

Coll’apertura di queste nuove strade, la rete stradale di Cattolica si è arricchita di dieci chilometri di nuove arterie ampie, alberate, che permetteranno nel prossimo avvenire lo svolgersi ordinato e preordinato di una attività edilizia conforme ai nuovi bisogni e sviluppi della più grande Cattolica.

A cura di Dorigo Vanzolini

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Lavori di bellezza a Cattolica nel 2009

Cattolica anni 20

Cattolica anni 20

Tratto da Cubia n° 85 – Ottobre 2008

LAVORI VARI NELLA CITTA’ DI CATTOLICA
da “Il popolo di Romagna” del maggio 1923

L’Amministrazione fascista rivolse le sue cure all’ampliamento ed abbellimento dei giardini, che in un centro balneare e di soggiorno, come il nostro, hanno una loro speciale funzione di estetica e di decoro cittadino. Furono alberate le nuove vie con oltre 2000 piante scegliendole fra quelle varietà che maggiormente comportano il clima marittimo. Cattolica fu una delle prime città della nostra Romagna eresse il monumento ai suoi Caduti in guerraLa degna opera d’arte sorge nella piazza Ferrari, alla quale alla quale fa capo anche il viale della Rimembranza.La località<è una delle più centrali e frequentate della città, e di proposito si volle che ivi sorgesse il parco, perchè il cittadino abbia sempre presente, colla visione del tangibile ricordo, il sacrificio di Quelli che tutto donarono e nulla chiesero alla Patria.Il Comune in unione alla cittadinanza concorse largamente nella spesa per l’erezione del monumento e per la sistemazione della via XXIV Maggio, adibita a parco della Rimembranza.In attesa della costruzione del grande acquedotto, che risolverà per un lungo periodo di anni definitivamente e razionalmente il problema dell’approvvigionamento idrico della città, l’Amministrazione fascista provvide all’ampliamento dell’acquedotto esistente colla costruzione di fontanelle nei luoghi che ne erano privi. Due località periferiche ma dense di popolazione, quali la frazione Ventena alle porte della città e il rione del Porto furono beneficati dell’impianto di due pompe e fontanelle furono impiantate nei nuovi viali a marina.L’impianto della luce elettrica fu notevolmente migliorato, coll’aggiunta di nuove lampade alle località sprovviste, e coll’aumentata potenzialità di quelle esistenti.Il 6 Giugno dello scorso anno, alla presenza di S.E. Italo Balbo, Cattolica prima fra tutte le consorelle dell’Adriatico e unica fra le città della provincia, inaugurò il Mercato Coperto. Era questo un bisogno vivamente sentito dalla cittadinanza, perchè il Mercato si svolgeva lungo le vie e le piazze della città vecchia, anguste e insufficienti a smaltire l’enorme traffico dei mesi estivi, e la merce veniva esibita al pubblico su banchette o carretti esposti al sole, alla polvere, ai capricci del tempo, il che costituiva un’insidia continua alla salute del consumatore.A questo sconcio l’Amministrazione fascista volle porre rimedio decidendo la costruzione di un moderno e capace mercato coperto. Il fabbricato, superba costruzione rettangolare di 45 mt. per 16, tutto in cemento armato, sorge su di un’ampia piazza ora adibita al mercato degli ambulanti.La fronte più alta e sulla via Piave e l’ingresso costituito di una monumentale gradinata che immette direttamente nella grande luminosa corsia, ai lati della quale in appositi box e negozi sono esposti i prodotti in vendita. Da questa corsia il pubblico si porta nell’annesso locale della pescheria, dove su banchi, si vende il pesce al minuto, L’edificio è a due piani; in quello seminterrato si sono ricavati 9 grandi magazzini, e sul piano sopraelevato 42 box, 2 negozi, 15 banchi di vendita del pesce. Ogni box è munito dell’impianto per la presa dell’acqua e di illuminazione elettrica. Opera che urgeva a Cattolica era anche un campo per la fiera fosse adeguato all’importante commercio del bestiame della località, e possedesse tutti quei requisiti di ubicazione e di accesso e quella dotazione di comodità inerenti alla sua funzione. L’Amministrazione Comunale dopo lunghe trattative colle Ferrovie dello Stato acquistò una vastissima superficie nelle immediate vicinanze del fabbricato merci della stazione di Cattolica allo scopo di fare accedere direttamente il bestiame contrattato al piano carico della stazione stessa. Il terreno è stato alberato e diviso in reparti per le singole specialità del bestiame, cintato da muretto con rete metallica e dotato di comoda strada d’ingresso alberataEsisteva nell’attrezzatura della stazione balneare Cattolica, una lacuna che permanendo avrebbe potuto essere di pregiudizio e necessari sviluppi, vale a dire la mancanza di un grande impianto alberghiero per la clientela di lusso e raffinata. Esistevano, è ben vero, buoni alberghi dotati di ogni .

modernità e di ogni confort, ma mancava il grande albergo tipico, centro della vita mondana, ritrovo della colonia bagnanti più dispendiosa ed esigente.

L’Amministrazione, sciogliendo una vertenza che da tempo si trascinava coi sigg. Fratelli Verni, determinò le condizioni per cui fu possibile a questi ultimi procedere alla costruzione dell’importante Grand Hotel che unito al Casino Municipale, forma sulla spiaggia una superba mole architettonica. Così Cattolica nulla ha ormai, dal lato alberghiero, da invidiare alle più rinomate stazioni di cura e di soggiorno.

A cura di Dorigo Vanzolini

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Le gare di nuoto

Porto di Cattolica nel 1929

Porto di Cattolica nel 1929

Tratto da Cubia n° 64 – Settembre 2006

Cronaca di Cattolica, agosto 1929

Nel bellissimo specchio del nostro porto si è svolta il 19 agosto una riunione nuotatoria che ha assunto grande importanza, e per il numero e il valore dei concorrenti, e per il pubblico che è accorso numerosissimo da tutti i centri della Romagna e delle Marche. Le gare, svoltesi in un campo regolamentare di m. 50 con pontoni galleggianti di virata e relative corsie, sono riuscite interessantissime.
A dare maggior valore alla riunione, oltre ai campioni Gambi Gianni, Perentin, Banchelli, Semprini, Rota, Bravin Mario e Nerina, ha partecipato al completo la squadra dell’Unione Sportiva Triestina.
Una rivelazione vera nella corsa dei 100 m. è stato il quindicenne Semprini Dino della “Canottieri Cattolica”, che è arrivato vicino al veloce Banchelli, sì da dare l’impressione di un arrivo quasi simultaneo.
Gara molto disputata, che dopo un alternativo emozionante per avere il Semprini annullato uno svantaggio di oltre otto metri, ha visto partire e giungere quasi alla pari Perentin e Gambi G.
L’organizzazione delle gare, fatta dai club Canottieri di Cattolica, è stato ottima. Facevano parte della Giuria: l’Ing. Alfredo Pagani, l’Ing. Eligio Degli Angeli, il sig. Giulio Bartoli, il cav. Vincenzo Macchini, il Dott. De Vecchi, il rag. Giulio Cerri, Davoglio e prof. Piero Dominici. Il Commissario Prefettizio Geom. Tonti ha dato tutta la sua attività per la buona riuscita delle gare, che hanno entusiasmato il pubblico e soddisfatto i concorrenti.

Articolo pubblicato su “Il Popolo di Romagna”
(ricerca effettuata presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini)

a cura di Dorigo Vanzolini

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Una “Marina” Emiliana: Cattolica

Marina di Cattolica

Marina di Cattolica

Tratto da Cubia n° 86 – Novembre 2008

STUDI URBINATI
Di Storia, Filosofia, e Letteratura
Anno XIV 1941- 42- XX

Uno tra i fenomeni antropogeografici più interessanti, iniziatosi nella seconda metà del secolo scorso e che dura
tuttora, è certo quello della formazione delle marine, cioè dei centri costieri allungati parallelamente al litorale.
Per la maggior parte essi hanno avuto origine da centri preesistenti a breve distanza dalla costa o per sdoppiamento
o per loro recente sviluppo verso il mare; meno frequente è il caso di marine che si sono formate ex novo.
Le ragioni dell’insorgenza di questi nuovi centri, sorti lungo vasti tratti di molte zone costiere italiane,sono state varie;
anzitutto il fenomeno è connesso con la tendenza generale al ripopolamento delle regioni litoranee divenute sicure in seguito alla cessazione delle incursioni piratesche e salubri per i sempre più vasti lavori di bonifica.
All’attrazione esercitata dal mare si deve poi aggiungere quella importantissima ch’è in relazione con l’apertura delle vie litoranee di grande comunicazione, ferrovie e strade.
Ma l’importanza certo non minore ha avuto da cinquant’anni a questa parte la talassoterapia e l’uso delle bagnature
che sono entrate sempre più nella pratica comune e che hanno provocato nell’ultimo cinquantennio lo sviluppo sempre maggiore di moltissimi centri litoranei. Anzi è stato proprio l’ uso dei bagni di mare a far sorgere le marine più tipiche, cioè centri balneari costituiti da lunghe file di case e di ville con giardini, proprio a poche decine di metri dal mare, i cui esempi migliori e più frequenti si trovano in corrispondenza alle spiagge.
Pertanto i centri indicati col termine piuttosto generico di marine possono essere di tipo alquanto differente e perciò sembra opportuno distinguerli in due categorie a seconda della loro economia prevalente; le marine commerciali (in cui talvolta si sviluppa anche l’industria) legate sopratutto alle vie di comunicazioni litoranee, alle quali la loro pianta per lo più si adatta, e le marine balneari, che traggono il loro reddito principale dall’industria balnearia o che, comunque hanno funzione balneare prevalente, che si è pure riflessa sulla loro pianta.
Lungo tutte spiagge italiane servite da buone linee di comunicazione, si è assistito e si assiste al sorgere di una fiorita di centri nuovi, che in molte zone hanno provocato un profondo mutamento del paesaggio geografico:così nel Tirreno quella serie quasi ininterrotta di marine che si stende lungo la costa della Versilia, da Marina di Carrara a Viareggio, continuazione del fitto insediamento costiero della Riviera Ligure, e così sopratutto la serie ben più numerosa di centri che hanno dato vita a magnifiche spiagge adriatiche da Venezia a Ortona, e che ssi trovano particolarmente fitti nel tratto da Ravenna a Cattolica. Quìvi l’ultimo lembo della pianura Padana si affaccia al mare con una tra le più belle spiagge di tutta Italia, ampia, ombreggiata da pinete, formata di sabbia finissima e che scende in mare con un declivio dolcissimo sicchè i bassi e regolari fondali antistanti si estendono per duecento metri e più.
Inoltre la spiaggia è raggiunta da due strade di grande comunicazione (l’ Emilia e la Flaminia) e da due importanti ferrovie (la litoranea adriatica e la Ferrara- Ravenna), che permettono rapidi collegamenti con tutta l’Italia settentrionale e con l’Italia centrale. L’uniformità della spiaggia, che si estende ininterotta per circa ottantasei chilometri dalla foce del Reno alle colline delle Gabicce, sporgenti in mare subito a levante di Cattolica, ha permesso la formazione di una serie pressochè ininterotta di marine, specie nel tratto in cui la ferrovia si avvicina di più al litorale, cioè da Cervia a Cattolica. Quivi in 48 km. di spiaggia si trovano ben 14 marine, tra grandi e piccole, spesso unite una all’altra, e che coi loro abitanti coprono più di 30 km. Di litorale.
Le più importanti di queste marine, sono nove e cioè, da nord a sud: Milano marittima, Ceriva, Cesenatico, Bellaria, Viserba, Rimini, Miramare, Riccione e Cattolica, senza contare la marina di Gabicce che pur trovandosi in altro Comune, anzi addirittura in altro compartimento, è una dipendenza di Cattolica. Tutti questi centri di recente formazione hanno pianta molto simile, la quale conta di un vecchio nucleo, per lo più esiguo, e di più file di ville con giardini, che si susseguono parallele al litorale e sono comprese generalmente tra la ferrovia o la strada litoranea e il mare.
Durante l’estate parecchie decine di migliaia di villeggianti, per lo più dell’Italia settentrionale, vanno a cercare ristoro lungo la spiaggia romagnola, i cui centri vedono raddoppiare o triplicare la propria popolazione. Quivi pertanto si è sviluppata con intensità tutta particolare l’industria del forestiero, la quale certo è la forma di attività che dà al litorale i proventi maggiori. L’affermarsi dei questa industria ha provocato naturalmente un rapido aumento della popolazione permanente dei paesi e delle borgate litoranee, varie delle quali si sono trasformate in pittoresche cittadine, che si sono andate estendendo sempre più lungo la riva. Così per esempio vediamo che oggi la marina di Riccione ha più di 5 km. Di lunghezza e poco più brevi sono quelle di Viserba e l’altra di Rimini. L’accresciuta popolazione ha avuto come logica conseguenza l’intensificazione della pesca e del traffico, la messa a coltura intensiva di tutti i terreni retrostanti, che oggi appaiono ricoperti da orti e da frutteti, e talvolta anche lo sviluppo di determinate industrie. Le lunghe file di nuove costruzioni e l’aumentata intensità dello sfruttamento del terreno, hanno provocato in pochi decenni una trasformazione radicale del paesaggio geografico.
Pertanto è assai interessante seguire le varie fasi dello sviluppo economico, demografico e topografico di queste marine, tanto che alcune di esse sono già state prese in esame proprio da questo punto di vista. Spicca tra gli altri lavori la monografia dedicata da G. Borghi a Riccione, che è certo una delle marine più frequentate del litorale romagnolo. Essa infatti in appena novanta anni ha più che triplicato la sua popolazione e nel 1933 ha dato ospitalità a 32.700 bagnanti, alloggiati nella città giardino, sorta ex novo in pochi decenni tra la via litoranea adriatica e il mare, su una lunghezza di cinque chilometri. Però nella monografia in questione, si sono descritti accuratamente lo stato attuale della cittadina e l’industria del forestiero, non viene preso forse nella dovuta considerazione il progressivo sviluppo topografico del centro, invece che ha grande importanza dal punto di vista geografico, in quanto le sue fasi successive sono funzione del progressivo sviluppo demografico ed economico.
Evoluzione assai simile a quella di Riccione hanno avuto tra l’altro, Cesenatico, Cervia, ed anche Cattolica. Quest’ultima è la più meridionale delle marine emiliane e una delle più importanti, occupando per popolazione il terzo posto dietro a Rimini ( che però costituisce un caso particolare trattandosi di un a città preesistente protesasi di recente verso il mare) e a brevissima distanza da Riccione.

a cura di Dorigo Vanzolini

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