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La mafia è infiltrata anche in Emilia Romagna

 

Bondi intervista Morosini

Bondi intervista Morosini

 

 

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Piergiorgio Morosini, 45 anni, cattolichino, da 16 anni giudice della Procura di Palermo, è oggi uno dei massimi esponenti della lotta alla mafia. E’ componente del Comitato direttivo e della Giunta esecutiva dell’A.N.M (Associazione Nazionale Magistrati). E’ docente di Diritto penale presso l’università LUMSA di Palermo. E’ autore di articoli e commenti in materia di giustizia penale e criminalità organizzata per le riviste Questione giustizia, Diritto penale e processo, Foro italiano. Ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma del Codice penale dal 2006 al 2008 sotto il governo Prodi.

Piergiorgio Morosini, Gip (giudice delle indagini preliminari), è stato estensore di sentenze relative ai capi storici di Cosa nostra (Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella). Si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti di opere pubbliche, nella politica e nella giustizia.

Non contento di tutti questi impegni, nell’Aprile di quest’anno ha dato alle stampe un libro molto importante: “Il Gotha di Cosa nostra – La mafia del dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine“. E’ già alla seconda ristampa. I proventi del libro saranno devoluti all’Ail (Associazione italiana contro le leucemie.)

Le motivazioni principali del libro sono due:

  1. raccontare la mafia con i fatti, cioè la sua sentenza derivante, appunto, dalla operazione denominata Gotha;
  2. integrare un’informazione, oggi insufficiente, sul problema mafia. Una informazione, purtroppo, che oggi passa dall’esagerazione folcloristica, alla sottovalutazione del fenomeno, fino al silenzio, che nei fatti diventa complicità indiretta. Infatti “la mafia predilige il silenzio e l’omertà – dice Morosini“.

Il nostro giudice sta presentando il suo libro in tutta Italia, riscuotendo un crescendo di attenzioni e apprezzamenti. Nel suo tour non poteva mancare la sua città: Cattolica.

Il 6 Settembre scorso, l’iniziativa organizzata dall’Associazione Arcobaleno e presentata da Alessandro Bondi, ha visto una piazzetta della Gina traboccante di persone. Una serata che Morosini ha definito “memorabile, che si è conclusa con una ovazione final di diversi minuti. Erano presenti i genitori e tutti i suoi familiari, contagiati da una splendida emozione collettiva.

Il 19 Settembre scorso, Morosini non ha voluto mancare ad un’analoga iniziativa preparata per i suoi amici del Circolo tennis Cerri. In quell’occasione le domande sono state poste da Wilma Galluzzi.

Morosini ha raccontato Cosa nostra dal di dentro, cioè con le prove di un tribunale, delle azioni criminali, attraverso il linguaggio delle intercettazioni telefoniche (che sarebbe una follia eliminare, mentre sta colpevolmente tentando di ridimensionarle questo governo. Su questo Morosini è stato categorico: “L’azione investigativa senza le intercettazioni viene svuotata”).

Dal libro, e dal racconto passionale fatto in piazza della Gina, ha sviscerato la struttura interna di Cosa nostra, la gerarchia, il controllo del territorio con i mandamenti, la riscossione del pizzo, i rapporti con imprenditori, professionisti e politici. Morosini ha spiegato che “dietro l’apparenza di comportamenti folcloristici, gli uomini di mafia sono funzionali al sistema di potere”.

Uno dei messaggi più forti di Morosini: “Bisogna lavorare a fondo in tutti i segmenti della società e istituzioni per far crescere la cultura della legalità, perché la forza della mafia si avvale della illegalità diffusa che permea parte consistente dei comportamenti sociali. Queste infiltrazioni sono arrivate dentro le istituzioni locali e nazionali”.

Altro messaggio fondamentale: quello di capire che la mafia, e più in generale tutta la criminalità organizzata “non è un fenomeno che si può relegare alla Sicilia e qualche altra regione meridionale, ma è un fenomeno nazionale e internazionale di estrema gravità”.

Per fare capire meglio il problema, Morosini cita documenti ufficiali: i rapporti della Commissione nazionale antimafia, di Legambiente, le relazioni del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, le sollecitazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ecc.

In sostanza: “la mafia ha risorse finanziarie enormi e si è infiltrata nell’economia legale del centro.Nord; è qui che ricicla i suoi capitali. Tra le regioni più appetitose c’è proprio l’Emilia Romagna, che secondo il rapporto di Legambiente è diventata il primo centro di smistamento clandestino dei carichi di rifiuti tossici”.

Insomma Cosa nostra si è infiltrata bene anche a casa nostra.

Sempre sul versante economico, riportando il messaggio della relazione Draghi, il nostro giudice sostiene che “la crisi economica ha aperto grandi opportunità per la mafia, nell’intento di rilevare in parte o in toto diverse aziende in crisi, infettando così l’economia sana”.

Qui sorge il dibattuto problema del credito, oggi spesso dato col contagocce dalle banche; questa cecità rischia di consegnare numerosi imprenditori in difficoltà alla malavita organizzata.

Anche sul versante della politica, sempre più spesso la mafia non si limita più solo a corrompere o ricattare i politici, ma entra nei partiti e fa eleggere direttamente i propri uomini, che poi vanno a dirigere le istituzioni locali e nazionali. La frittata è fatta!

Un consiglio: leggete e diffondete il libro del nostro concittadino Piergiorgio Morosini, impegnato in prima fila nella difesa dei cittadini onesti di questo nostro Paese.

C’è tanto da imparare e da riflettere…

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Riflessioni sulla Mafia

 

Francesco Fortugno

Francesco Fortugno

 

 

Tratto da Cubia n° 56 – Novembre 2005

Non più problema solo del Mezzogiorno

Sfatiamo il mito: mafia, camorra e ‘ndrangheta non stanno solo in Sicilia, Campania e Calabria. Finiamola di guardare al Sud come a un’estremità malata del nostro corpo, una deformità fisica da nascondere o peggio ancora: come un vecchio barbone. Un vecchio barbone, sporco e puzzolente, che mendica elemosina, e i passanti che tirano dritto con indifferenza, senza fermarsi.
Questo è paragonabile al comportamento di “noi gente del Nord”, dove pochi si domandano come fare per aiutare “quelli del Sud”, per guarirli e migliorarli.
Ci si convince che, se stanno così laggiù, è perché a conti fatti la situazione fa loro comodo! Tangenti, clientelismo, favori, evasione fiscale e lavoro nero con percentuali da capogiro: sono tutti elementi intrinseci alla cultura e allo stile di vita del Mezzogiorno – si crede forse al Nord – e se provi a contrastarli, la gente impreca contro il governo, attacca i politici, ma poi fa la vittima davanti alle telecamere – denunciando l’assenza stessa dello Stato – quando ci scappa il morto… sì, proprio come è successo nel caso Fortugno.
Ma non ci rendiamo conto, o forse non vogliamo ammetterlo, che quei valori così spudoratamente criminali si stanno radicando lentamente ma inesorabilmente anche nel Nord, persino nella nostra cara rossa Emilia-Romagna.

Interessi particolari, “giri loschi”, affari troppo facili cosiddetti “che puzzano”, tipici della criminalità organizzata, si sono impiantati e diffusi senza troppe difficoltà a quanto pare anche in Romagna, e l’omertà ed il servilismo di certi personaggi non aiutano certo ad aprire gli occhi a chi vive ancora tra le nuvole – quelli, per capirci, convinti che i barboni stanno solo nelle periferie delle grandi città, non dove vivono loro –  e nemmeno a chi invece cerca tenacemente di contrastare questa illegalità per aiutare il Paese ad uscire da questo circolo vizioso a testa alta e con dignità.

Questo è il lavoro di persone come Enzo Ciconte, docente di Storia della Criminalità Organizzata all’Università di Roma Tre, che proprio a Cattolica un mese fa ha parlato di “Crisi economica e pericolo criminalità organizzata“, e di tanti altri che come lui si adoperano affinché queste metastasi criminali non ci soffochino tutti quanti. 

Perché, come ben sappiamo, quelli che chiamiamo barboni e che facciamo finta di non vedere agli angoli delle strade, un tempo potevano essere persone come noi, con una famiglia, un lavoro, degli amici, e poi si sono ritrovati improvvisamente nudi e soli. Che forse sia il caso di iniziare a prenderli in considerazione sul serio? Smettendo di far finta di niente e di colpevolizzare sempre, senza mai fermarsi a riflettere e a farsi un esame di coscienza? Cercando di capire profondamente che cosa si può fare per migliorare la situazione?

Se continuiamo con il tipico atteggiamento di chi pensa solo a se stesso, ad evitare i problemi favorendo a volte – volontariamente o meno –  la diffusione dell’illegalità, non facciamo altro che alimentare la povertà, il malessere, sia sociale che economico, e la paura. Non diamo la possibilità a qualsivoglia Mafia o ‘Ndrangheta di immobilizzarci e soffocarci: reagiamo, solidali ed umili, con impegno e tenacia, proprio come hanno fatto finora personaggi noti ed un po’ meno noti della nostra Repubblica, proprio come ci ha dimostrato qualche settimana fa il caso Fortugno.

A voi, apparentemente onesti cittadini,  e soprattutto, a voi, dirigenti politici ed assessori comunali di questa apparentemente onesta cittadina: basta fingere, e iniziate a considerare seriamente questa (forse ancora per poco) piccola ferita, con la quale già da qualche anno i più audaci e coraggiosi di noi si devono quotidianamente confrontare, affinché si possa rimarginare e non si trasformi in una piaga incurabile.

di Elisa Arduini

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L’infiltrazione mafiosa in Emilia Romagna

Mafia

Tratto da Cubia n° 56 – Novembre 2005 

“L’infiltrazione mafiosa in Emilia Romagna inizia negli anni ’60, in pieno boom economico, attraverso l’emigrazione di lavoratori meridionali e il soggiorno obbligato al Nord cui vengono costretti dalle autorità giudiziarie molti mafiosi, boss e semplici picciotti: da Procopio di Maggio, capo mandamento di Cinisi, spedito a Castel Guelfo di Bologna nel ’58, a Giacomo Riina, zio di Totò Riina, e Luciano Liggio, giunti a Budrio nel ’69, fino a Pietro Pace, confinato a Gambettola, e Gaetano Badalamenti, a Sassuolo. Dal ’65 a oggi sono state mandate in Emilia Romagna 2.035 persone (di queste, quelle provenienti dalle regioni meridionali ‘a rischio’ sono state 1.257). E’ stata la provincia di Forlì, Rimini compresa, ad ospitare il maggior numero (433). Molti di loro non sono più tornati nella terra d’origine: la ‘calata’ in Emilia-Romagna era stata in parte voluta, e non solo indotta dal fenomeno migratorio o dal confino obbligato. La presenza di mafiosi al Nord fu determinata da una vera e propria strategia adottata dalle organizzazioni mafiose: non una fuga, quindi, o un obbligo, ma, anzi, la consapevole individuazione di nuovi sbocchi alle loro attività”.

Dall’introduzione al libro di Enzo Ciconte “ Mafia, camorra e ‘ndrangheta in Emilia Romagna’ (Panozzo Editore, 1998)

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Verde in cambio di palazzi, ma chi controlla?

 

Massimo Gottifredi presidente ATP

Massimo Gottifredi presidente ATP

 

 

Tratto da Cubia n° 62 – Maggio 2006

Lettera al vicesindaco Gottifredi

Caro Gottifredi, il partito che tu rappresenti ti affida incarichi di una grande rilevanza sociale: Assessore Provinciale, membro del Consiglio di Amministrazione Aeradria, Vicesindaco a Cattolica, Presidente di un ente turistico in Toscana, Presidente ATP della regione Emilia Romagna, ed altro che al momento mi sfugge.

I troppi impegni ti costringono a lasciare il posto di Vicesindaco e Assessore all’Ubanistica a Cattolica.

Prima di lasciare l’impegno che hai assunto in campagna elettorale a Cattolica, vuoi lasciare un segno tangibile facendo approvare il nuovo Piano Strutturale di Cattolica.

Seicento appartamenti nei prossimi quindici anni in cambio di aree verdi.

Dice che nel nuovo piano strutturale chi vuole costruire palazzi deve cedere all’Amministrazione aree verdi.

Gli standard urbanistici sai cosa sono?

Quello che tu dici è già previsto nelle norme urbanistiche.

Il privato che possiede aree per edificare deve cedere standard urbanistici al Comune e, nel caso di aree verdi, devono rimanere tali. Dipende dall’Ufficio Tecnico, o dalla volontà politica che ci amministra, fare sì che questo accada.

Ad esempio, l’area dove sorgerà il Centro Video Gioco Sport è un’area ceduta come standard urbanistici dalla Società IRPA S.r.l.

La Società IRPA S.r.l., per poter edificare, ha ceduto aree verdi al Comune di Cattolica, sulle quali aree il Comune fa costruire il famoso e tanto discusso Centro Video Gioco Sport.

E non è un caso isolato.

Le costruzioni vicino all’acquedotto sono state concesse con lo stesso sistema, e il terreno, in parte, rientra sempre in questo progetto.

Vuoi altri casi?

Davanti alla Colonia Ferrarese, nell’intervento della Società Graziella S.r.l., non doveva esserci un’area a verde pubblico al posto dei parcheggi ad uso privato?

Il problema reale è il mancato controllo, e le buone intenzioni rimangano tali.

In due anni del tuo assessorato ti sei distinto più in una guerra a forza di carte bollate: caso Comandante dei Vigili, caso Rifondazione Comunista, una guerra contro il Capogruppo di Alleanza Nazionale, io stesso ormai faccio una collezione di risposte standard su casi che evidenzio per il non rispetto del P.R.G. vigente.

E’ questo il segno di due anni all’assessorato all’urbanistica che vuoi lascaire?

Il nuovo Piano Strutturale deve contenere le reali necessità della cittadinanza, con un quadro reale del territorio, frutto di una gestione caratterizzata da oltre dodici anni di mancato controllo.

Il nuovo posto di lavoro sarà sicuramente meno problematico di quello che lasci, o almeno penso: ti faccio gli auguri che lo possa mantenere a lungo.

di Giorgio Pierani

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