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Claudia Gerboni: Promocattolica risorsa o problema?!

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Così come sugli altri aspetti della vita amministrativa cittadina, anche sul fronte del turismo la “giovane giunta” guidata dal sindaco Marco Tamanti ha avuto il suo battesimo del fuoco. Sulle dimissioni da presidente di Promocattolica di Mario Prioli – albergatore, già esponente della prima ora di Forza Italia per cui è stato consigliere comunale ai tempi di Micucci – è intervenuto anche il consigliere regionale Marco Lombardi. E le categorie, albergatori in particolare, non si fanno pregare quando c’è da lamentarsi per gli eventi o per altre questioni.

Alla guida dell’assessorato al Turismo c’è Maria Claudia Gerboni, una signora bella e determinata, che riveste anche il ruolo di vicesindaco al fianco di Tamanti.

Assessore Gerboni, per i non addetti ai lavori, che cos’è Promocattolica?

“Promocattolica è un soggetto pubblico-privato il cui obiettivo è quello di promuovere, dal punto di vista turistico, la nostra città. I soci di questa società sono, oltre al Comune, diverse Associazioni di categoria e qualche impresa privata operante nel settore turistico. L’attività è gestita attualmente da un cda, formato da 5 persone, al cui interno è scelto anche il presidente”.

Da quanto sta emergendo pare che il ruolo del presidente sia tutt’altro che semplice: dopo le difficoltà ad individuarlo, ora “piovono” le dimissioni di Prioli.

“Sicuramente il ruolo del presidente di Promocattolica contempla un grande sforzo di coordinamento e di progettualità, e per di più tutto a livello di volontariato. D’altra parte però, non dimentichiamolo, stiamo parlando di operatori che lavorano per gli operatori, e questo è un valore aggiunto importante. E’ chiaro che dobbiamo continuare a lavorare per creare una forte rete, pubblico-privata, mirata a far sì che gli esponenti di Promocattolica possano essere in grado di lavorare più tranquillamente. A partire dal presidente”.

Il prossimo presidente somiglierà dunque di più ad un amministratore delegato o ad un direttore generale?

“Secondo me, nella scelta del nuovo presidente dovranno essere prese in considerazione anche le capacità organizzative, di coordinamento, di far sintesi. Insomma, serve un traino forte, anche dal punto di vista operativo, al fine di portare a compimento quei progetti, quelle iniziative, quelle occasioni, che fino ad oggi sono rimaste in parte sulla carte a causa secondo me della mancanza di un leader riconosciuto da tutti. E’ successo prima con Monetti ed ora con Prioli. Ora dobbiamo trovare una persona che rappresenti la sintesi di tutti”.

Assessore, va bene le competenze e le attitudini del presidente, ma ci vogliono risorse, l’ha detto anche lei poc’anzi…

“Certo, e su questo stiamo lavorando concretamente. Oltre alle risorse derivanti dal booking, il cda ha proposto alcune iniziative (catalogo, fiere) che hanno come scopo primario la promozione di Cattolica e dei suoi operatori, ma che sono concepiti per portare anche delle risorse, che verranno investite nuovamente per la promozione. Questo va detto e ribadito da tutti: qualsiasi risorsa Promocattolica si trovi a gestire, lo farà sempre e solo a favore di tutti gli operatori di Cattolica, senza nessuna preclusione. Oltre alle iniziative più tradizionali, stiamo pensando ad altre fonti di entrata, quali la gestione di parcheggi o di nuovi mercatini. Insomma, ci stiamo lavorando. E se questo non bastasse, non escludiamo di aprire un ragionamento concreto su ulteriori finanziamenti. Una cosa, però, la voglio ribadire…”

E cioè?

“Le risorse si trovano se tutti gli attori in campo, pubblici e privati, mettono in gioco la propria parte. Fino a ora l’Amministrazione non si è mai tirata indietro”.

Come mai allora tutte queste critiche, anche di ex amministratori?

“Guardi, quando ci siamo insediati mi sono subito occupata di Promocattolica, che stava vivendo un momento di stasi derivante dalle dimissioni del presidente Monetti e dall’incertezza che ne era derivata. Sia i soci che i consiglieri manifestarono l’esigenza di chiarire la posizione di una società che ancora non aveva una sua ben definità identità. Ci è stato chiesto di dimostrare la fiducia verso chi aveva operato fino a quel momento e abbiamo, credo con rispetto, dimostrato tale fiducia non cambiando gli assetti interni della società. Chi ha preso la presidenza ci ha chiesto autonomia e l’abbiamo concessa. Il Comune non è stato coinvolto e abbiamo rispettato tale comportamento. Siamo stati, come si dice, dietro la porta, pronti ad intervenire in caso di bisogno, ma senza fare irruzione nella stanza. Oggi ci chiedono di intervenire, ma un Ente non può limitarsi a fare da “pagatore” senza neppure aver visto i progetti. La motivazione non può essere solo finanziaria, oggi intendiamo intervenire per sostenere gli attuali consiglieri e rafforzare la loro attività”.

Dopo l’ultimo cda di Promocattolica si è parlato di clima rasserenato, di nuove sinergie… Cosa vuol dire concretamente?

“Vuol dire che stiamo lavorando affinché si crei una nuova collaborazione, tra Promocattolica, Comune e categorie economiche. Tutti devono continuare a sostenere Promocattolica, partecipando attivamente, non delegittimando chi progetta, ma sostenendolo. Ognuno deve fare uno sforzo, la sua parte. Capisco che i tempi non siano facili, ma credo che lo spirito debba essere questo. Il Comune, poi, ci metterà del suo, come tra l’altro sta già facendo. Ricordiamo che tutto il costo del personale è coperto da denaro pubblico, così come il Palazzo del Turismo, le utenze e altro”.

Perché un operatore, che magari fa già un po’ di promozione per suo conto, che ha spese di un certo livello, più le tasse e le incombenze burocratiche, e che deve pure tenere i prezzi bassi perché se no non lavora, dovrebbe accogliere positivamente questo ragionamento?

“Perché lo farebbe a beneficio proprio, oltre che per l’immagine dell’intera città. Perché dobbiamo vincere l’individualismo. Perché solo facendo sistema potremo essere incisivi a livello provinciale e regionale. Dobbiamo creare progetti insieme”.

Ampliando un po’ il discorso, quali ritiene siano gli orizzonti della promozione turistica per le stagioni prossime?

“Siamo in un momento in cui il turismo sta radicalmente cambiando. Si sta sviluppando soprattutto un turismo vocazionale, che potrebbe essere il turismo del futuro. Ritengo quindi che sia importante un lavoro di continua analisi della situazione, e degli orientamenti dei mercati, con conseguente progettazione di percorsi di promozione celeri e puntuali. Massima attenzione dovremo averla per l’aspetto ambientale, inteso a tutto tondo: molti turisti, soprattutto quelli del nordeuropa, ma anche gli italiani, quando vanno in vacanza vogliono lasciarsi alle spalle gli ambienti congestionati della città.

Vogliono stare in un ambiente sereno, tranquillo, in cui si possa passeggiare al sicuro dalle auto, e magari a pochi chilometri da un entroterra affascinante come il nostro, con un patrimonio artistico ed enogastronomico che consenta di trascorrere bene anche un eventuale pomeriggio in cui non si può andare al mare. Insomma, una città bella, pulita e salubre. Vede bene che già questo è un impegno non piccolo per l’Ammistrazione Comunale. Che comunque, oltre a ciò, come ho già detto, è pronta ad affiancarsi a Promocattolica per andare a promuovere tutto questo”.

E anche per intessere rapporti con gli Enti delle valli, cui accennava, magari per pacchetti o eventi che vedano costa ed entroterra in sinergia?

“Lo stiamo già facendo. Con Promocattolica”.

di Francesco Pagnini

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Se il commercio non ride… l’industria piange

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Il commercio non è l’unico settore economico in cui, anche in provincia di Rimini, la crisi si sta facendo sentire. E, a riprova che è di crisi internazionale che si tratta, anche le aziende più grandi, e per le quali l’export è una quota importante del fatturato, stanno segnando il passo.
Esempio più significativo è quello della Scm, azienda che ha sedi a Verucchio e a Rimini, che produce macchine per la lavorazione del legno, la maggior parte delle quali vengono esportate un po’ in tutto il mondo. E anche la Scm è alle prese, proprio in queste settimane, con un piano sul personale, conseguente al calo di fatturato, su cui si sta confrontando, non senza aperità, con le organizzazioni sindacali.
La crisi tocca però non solo l’industria pesante. Anche il comparto della moda e del tessile, più vicini (in tutti i sensi) alla realtà cattolichina, sta iniziando ad avere qualche problemino.
Sempre restando sui beni voluttuari, e anzi di lusso, vi sono aziende che non se la passano meglio. Basti pensare alla Ferretti Craft, che nei mesi scorsi si è a sua volta trovata nelle condizioni di fare i conti con la crisi.
E poi ci sono le coop. Negli anni passati il mondo cooperativo era stato spesse volte il salvagente dell’economia, locale e non. Difficile dire se anche in questa circostanza possa essere così. Di certo, per la prima volta dopo alcuni anni, nella sua conferenza annuale, Legacoop ha denunciato vari segni meno rispetto ai bilanci delle attività dei propri associati. Il fatturato è calato del 15 per cento, con punte del 30 per alcuni settori particolari come i trasporti e l’agricoltura. Segni meno, e questa è forse la novità più pericolosa, nel turismo e nelle costruzioni.
E’ ben poca consolazione il fatto che le cooperative, a differenza delle imprese più blasonate, non abbiano (almeno per ora) lasciato a casa quasi nessuno. I segnali sono inequivocabili.
Turismo ed edilizia sono due segnali inquietanti, poiché il primo è il settore che, storicamente, ha portato lo sviluppo ed il benessere sul territorio riminese. In seguito a questo benessere si sono poi sviluppate le altre attività (industria compresa).
La speranza è che la crisi internazionale cominci finalmente a fare passi indietro, il che lascerebbe probabilmente respirare questo nostro territorio, prima di altri.

di Francesco Pagnini

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Commercio: Poco ottimismo, tanta cautela

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Crisi, licenziamenti, cassa integrazione, meno soldi, pesano come macigni sul Natale che verrà. Pesano per le famiglie in primo luogo, ma anche per i commercianti e i titolari di pubblici esercizi (che poi son famiglie anche quelle), che negli anni scorsi aspettavano le festività per fare un po’ di cassa, ma che quest’anno sono a loro volta sulla difensiva: nessuno per ora vuole azzardare cifre, percentuali di calo, ma tutti si aspettano una maggior attenzione nei consumi e negli acquisti, e conseguentemente nei fatturati. Ci si aggrappa, almeno per ora (metà Dicembre), alle speranze.

Cosa si aspettano i commercianti per Natale? “Domanda da un milione di dollari – risponde il presidente di Confcommercio di Cattolica Attilio Meletti – io sono un ottimista per natura, e questo mi porta a pensare che sarà un Natale non eccezzionale, ma neppure drammatico. Siamo in un periodo di transizione, anche se è una transizione diversa, rispetto alle congiunture che ci siamo trovati di fronte in passato. Si tratta di un passaggio strutturale, che ci obbliga ad aprire una riflessione profonda. Dobbiamo farlo noi operatori, e devono farlo i pubblici amministratori, per indirizzare le nostre politiche. In conclusione, questa situazione è per me motivo di speranza e preoccupazione insieme”.

Ottimista Meletti, ma con gli occhi ben aperti sulla situazione, locale e non: “Dobbiamo capire che per le famiglie è difficile. Qua c’è gente che dall’oggi al domani si ritrova in cassa integrazione, o peggio ancora licenziata, senza più uno stipendio. Gente che deve dar da mangiare ai figli. E’ chiaro che di fronte a queste situazioni il voluttuario deve fare un passo indietro. Voglio sperare – conclude Meletti –  che almeno questa situazione porti le persone a riscoprire il Natale vero, un Natale che, magari, sia anche un po’ più solidale”.

Qualche speranza, niente di più, la regala anche Mirco Pari, cattolichino, direttore generale di Confesercenti: “Per ora lo shopping non si è mosso molto. Vi è preoccupazione perché siamo di fronte ad un oggettivo calo dei consumi – è la doverosa premessa. Si tratta di un calo non quantificabile, ma percepito ormai un po’ da tutti”.

Aspettative? “Parlerei di speranze più che di aspettative. E’ evidente che siamo entrati nella fase delicata della crisi dei consumi. Siamo in pieno utilizzo degli ammortizzatori sociali, vi sono i licenziamenti, meno soldi che circolano e più attenzione dunque, conseguentemente, nel fare gli acquisti. Questa crisi si sta dimostrando più lunga di quanto ci si potesse aspettare, e il commercio paga in questo momento un prezzo pesante”.

Ma non è solo questo: “Ad un quadro già problematico per queste motivazioni – aggiunge l’esponente di Confesercenti  – va aggiunta un’oggettiva saturazione del mercato, coi centri commerciali che negli ultimi anni sono cresciuti come funghi in tutta la provincia. L’offerta, in questo momento, sta superando ampiamente la domanda”.

Una situazione che, secondo Pari, investe tutto il commercio, indipendentemente dal dove o dal cosa si vende: “Non escludo che qualcuno possa contenere di più la situazione, ma poi i fatturati sono in calo per tutti, chi più chi meno. E laddove non c’è un forte calo dei fatturati, c’è quasi sempre un calo dei margini, poiché i commercianti stanno iniziando ad abbassare i prezzi”.

E in conclusione: “Speriamo tutti in un po’ di corsa agli acquisti, ai regali, in vista del Natale, con le tredicesime. Ma c’è da capire che in questo periodo le tredicesime vengono utilizzate per pagare debiti pregressi, o per i mutui, o per gli acquisti rimandati. Non più per i regali”.

L’idea del regalo utile può forse aiutare, in qualche modo, gli artigiani di prodotti per la vendita diretta (che tra l’altro ultimamente vanno molto di moda per quanto riguarda i regali di Natale). Ne è consapevole Ivano Pannigalli, di Cna.com, la parte della categoria artigiana che si occupa più direttamente del commercio di questi prodotti, nonché dei pubblici esercizi.

“La gente privilegia l’acquisto di cose utili – conferma –  e speriamo che questo possa un po’ favorire. Per quanto riguarda invece il commercio puro, attualmente i consumi non sono assolutamente decollati. Non possiamo nascondere che gente in giro ce ne sia, e che ci sia anche voglia di comprare. Però è anche vero che dobbiamo fare i conti, che le famiglie devono fare i conti, con i problemi che si stanno accumulando nel corso dell’anno. E le tredicesime vanno a finire lì. C’è poco da fare”.

E le istituzioni? In tempi di crisi, anche i cartelloni degli eventi nei giorni di festa, curati dal Comune, rischiano di essere di livello più basso rispetto agli anni scorsi, e quindi di non fungere da volano in grado di convogliare, almeno in parte, la gente dai centri commerciali ai centri naturali.

Ma, almeno da questo punto di vista, le categorie non hanno da recriminare alla pubblica amministrazione. “Siamo moderatamente soddisfatti del cartellone degli eventi messo in campo dal Comune – non nasconde Attilio Meletti (Confcommercio). E’ evidente che anche da questo punto di vista si tratta di un Natale particolare, ma il fatto di aver scelto iniziative con un aspetto anche solidaristico lo condividiamo”. E soprattutto, “siamo felici del fatto che il Comune ha tentato, anche con buon successo, di tenere uniti i commercianti nell’organizzazione degli eventi: era una cosa cui tenevamo da tempo, e con questa amministrazione comunale è stato possibile”.

Un ok anche da Mirco Paci (Confesercenti): “Le iniziative ci sono, e un po’ dappertutto in provincia. Rimini poi sta spopolando con questa mostra pittorica a Castel Sismondo. Il problema è se la gente che viene portata in centro fa poi acquisti o si limita a passeggiare”.

La mostra riminese è piaciuta molto anche a CNA: “Sta portando anche da fuori pullmann di persone, che poi si godono il resto del centro storico. Per quanto riguarda gli altri Comuni – conclude Ivano Pannigalli – abbiamo visto che iniziative ve ne sono.

Tutto questo si tradurrà in acquisti, magari negli ultimi giorni vicino al Natale? Questo, per ora, possiamo solo sperarlo”.

di Francesco Pagnini

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Commercianti troppo rinunciatari?

 

Piazza Nettuno Natale 2008

Piazza Nettuno Natale 2008

 

 

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

E’ il classico gatto che si morde la coda. Negli ultimi anni anche il periodo di Natale, che di solito è uno di quelli in cui i commercianti fanno cassa, non è andato un granchè. Risultato, quest’anno i commercianti cattolichini non sembrano intenzionati ad impegnarsi, e a spendere, per l’animazione natalizia. Cioè per le luminarie e per il “Villaggio incantato”, cioè le capannette che l’anno scorso riempirono il centro storico cittadino con l’obiettivo di attirare visitatori e potenziali acquirenti.

Ma così facendo si rischia di perdere ulteriori quote di mercato rispetto ai famigerati iper, ma anche ad altre località, tipo San Giovanni e Morciano, che pare si stiano organizzando per il Natale.

Che sia difficile uscirne ne convengono tutti. Così come che i negozianti debbano forse cogliere la sfida: gettare la spugna a priori, forse, non è una buona idea.

Gilberta Galli, Confesercenti, osserva che “siamo un po’ indietro. Negli anni scorsi il Comune ha dato alcune agevolazioni e ha organizzato il Villaggio incantato. Ci abbiamo riprovato anche quest’anno, ma per ora dai commercianti non abbiamo avuto riscontro”. Non solo per le luminarie e per il Villaggio incantato che, pare, non si farà. Ma anche per altre iniziative. Come ad esempio quello dei ‘Giochi dimenticati’: antichi giochi da “ritrovare” nelle vetrine dei negozi. “Un’iniziativa molto bella – aggiunge Galli – ma alla prima riunione sul tema, che abbiamo avuto l’altra sera, non c’è stata neppure una gran partecipazione…”.

Sul fatto che i commercianti siano un po’ scoraggiati conviene anche Maurizio Gabellini (Confcommercio): “Non mi sembra che ci sia la stessa voglia di fare degli anni scorsi – afferma-. Noi come categorie ci stiamo provando, ma senza molti riscontri”.

Motivo di tale atteggiamento rinunciatario? “Beh probabilmente dipende dal fatto che l’anno scorso, nonostante le iniziative, il bilancio sulle vendite natalizie non è stato molto positivo. Sull’abbigliamento, infatti, c’è stato un calo del 7-8 per cento – spiega Galli -. E investire soldi sulle luminarie e sul resto con queste prospettive non è il massimo”.

Secondo Massimo Paolucci, consigliere comunale e l’anno scorso “anima” dei commercianti del centro, allarga anche lui le braccia: “Si vede un po’ di scollamento. Forse sarà anche colpa nostra che non sappiamo trainare come altri fanno da altre parti. Ma c’è anche una componente economica: dopo vari anni che a Natale le cose non vanno bene, passa anche la voglia di impegnarsi. Per di più, anche per quest’anno le aspettative non sono il massimo. La crisi dei consumi permane, la gente non pare molto intenzionata a spendere neppure quest’anno”.

Fa eco Gabellini: “Ci si impegna per anticipare l’atmosfera natalizia, affinché la gente faccia qualche acquisto in più. Ma poi se la gente compra adesso, non compra sotto Natale… Non è che cambi molto”.

Allo stesso modo tutti sono un po’ preoccupati per il fatto che in altre zone, invece, si si sta preparando ad “affrontare” il Natale.

“A Morciano e San Giovanni stanno lavorando molto – racconta Gilberta Galli -. Qui invece non abbiamo forse ancora capito che prima di pensare di portare i clienti nei propri negozi, bisogna pensare di portarli a Cattolica. Noi abbiamo un buon bacino tra Pesaro e Fano, ma se anche altre località si orientano su questo bacino le cose rischiano di andare ancora peggio”.

“Anche Riccione è molto agguerrita, nella zona Paese ad esempio”, avverte Gabellini. Paolucci osserva che “a Morciano i commercianti hanno ancora voglia di fare. Qui da noi manca un traino”.

E il Comune? “Il Comune sta mantenendo lo stesso atteggiamento degli anni scorsi. Offre sostegno ma servono comunque degli investimenti di base – ribadisce Paolucci -. L’anno scorso il Villaggio incantato, anche su ammissione dell’assessore Giovanni Ruggeri non fu il successo che ci si aspettava. Però non fare proprio nulla…”.

La palla insomma, è in mano ai commercianti stessi. Pronti ad accettare la sfida?

di Francesco Pagnini

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Dico, dico ma alla fine…

DICO

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

I dibattiti ci sono stati un po’ in tutti i Comuna ma, almeno per il momento, nessuna delle municipalità presenti in provincia di Rimini ha alla fine istituito un registro delle coppie di fatto.

Dopo i lunghi dibattiti sui Pacs, e poi sui Dico, almeno per il momento, allo stato attuale, non vi è stato seguito da parte di nessuno.

Un po’ dappertutto, quando l’argomento era “di moda”, vi furono ordini del giorno e mozioni in cui i partiti che ora compongono il Pd si divisero. D’altra parte questo è uno di quei temi in cui le “radici” ideologiche e valoriali del centro e della sinistra divergono diametralmente, e in cui è più difficile trovare isole comuni per viaggiatori morali.

Cosa successa, e che succede, ad esempio, sul fine vita, sulla fecondazione assistita, sulla legge 194 con particolare riferimento, ultimamente, all’uso della pillola Ru486.

Al contrario, il Popolo delle Libertà è fieramente unito su questi temi, a rimarcare un concetto di famiglia (così come di morte e vita) strettamente legato alla morale cattolica o quantomeno ad un matrimonio inteso come tale solo se è celebrato, e se lo è tra uomo e donna (la parte laico-socialista, pur presente all’interno di questo schieramento, pare scomparsa dal dibattito).

Ed è in seguito a questa situazione, complice una legislazione nazionale assai poco chiara e lacunosa che, almeno per ora, in provincia di Rimini, i registri delle coppie di fatto non sono stati istituiti.

di Francesco Pagnini

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Prioli difende le scelte per la nuova darsena

Nuova_darsena

Tratto da Cubia n° 72 – Maggio 2007

Rivendica le scelte fatte per la nuova darsena. Compresa quella dei chioschi. E le spiega ribattendo punto su punto alle accuse degli oppositori. Ma il vicesindaco diessino Giuseppe Prioli non si ferma qui: sostiene che anche coi nuovi esercizi che stanno aprendo, compresi quelli del porto appunto, la rete commerciale cattolichina potrà reggere. Ma che è al termine, e che quindi adesso basta.

Vicesindaco Prioli, le problematiche legate al porto sono state e continuano ad essere terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Prima il pennello, poi i bagni, ora il manufatto per i chioschisti. Come si è arrivati a quest’ultimo atto?

“E’ stato un processo lungo, e credo che spiegarlo possa essere utile per dimostrare che questa amministrazione comunale sta cercando di lavorare per i cittadini, anche quando questo richiede scelte difficili. Inizialmente i chioschi, che ora sono stati raggruppati vicino al ristorante La Lampara, dovevano essere distribuiti negli attuali giardini di fronte alla Capitaneria. Non potevamo rimanere dove sono ora poiché la loro locazione era scaduta. Abbiamo ritenuto che quella attuale fosse una collocazione migliore. Lungo quella parte di darsena si creerà una ‘stecca’ legata alla ristorazione, con esercizi per tutti i giusti e per tutte le tasche. Sarà possibile mangiarsi una piadina, o andare in un ristorante, o ancora in un ristorante di lusso. Con la costante di avere la vista sulla darsena. E’ quello che la gente vuole adesso: punti di ristorazione con gastronomia tipica e vista sul porto. E infatti è quello che si trova sui principali porti turistici: un esempio per tutti,  quello di Cesenatico. Inoltre, ci sarà la possibilità di creare una nuova spiaggia libera con servizi all’altezza per chi vorrà frequentarla. Questa dei chioschi, e più in generale l’idea di porto che emergerà alla fine, è una scelta che io rivendico: si potevano lasciare in mezzo alla strada cinque famiglie o cercare di individuare il posto più conveniente per collocare quei chioschi. Noi abbiamo propeso per questa soluzione”.

L’Arcobaleno, che tra i primi ha criticato l’amministrazione e che su questo tema ha raccolto 1.200 firme, condanna le modalità con cui è stata decisa la costruzione del manufatto: sono critiche fondate? E le loro richieste, in primis quella di fermare i lavori, cadranno nel vuoto?

“Ci accusano di aver oscurato la vista del tramonto: faccio notare che attualmente in quell’esatta posizione, c’erano, e ci sarebbero stati, senza i chioschi, le centraline dell’Enel che c’erano prima. Altro che vista del tramonto… Come ho detto, noi intendiamo dare la possibilità a queste cinque imprese di continuare a lavorare. Potevamo disinteressarci di loro: abbiamo scelto di fare il contrario”.

Non era possibile trovare una soluzione alternativa al cemento? Si è parlato ad esempio di strutture che in inverno potessero essere smontate…

“Mi pare che questa sia una visione un po’ ottocentesca del turismo e delle relative strutture. Attualmente, anzi, la necessità è quella di destagionalizzare il turismo, di creare strutture in grado di sfruttare ance i fine settimana turistici, come fanno, appunto, altre darsene. Anni fa non c’erano queste opportunità per cui c’erano esigenze diverse. Si potevano pensare chioschi rimuovibili, ora non si può più. E poi, guardiamo un po’ intorno, agli altri porti turistici: Portoverde, Vallugola, Cesenatico… Non mi sembra che non ci sia cemento…”.

Ma perché, secondo lei, ogni scelta che fate, ogni infrastruttura che realizzate, diventa motivo di scontro con l’opposizione?

“Direi con una certa parte di opposizione. Una parte di opposizione che evidentemente è convinta a dare una spallata a questa maggioranza, e sfrutta dunque ogni tipo di occasione per fare questo. Cercando di fomentare una sfiducia nel pubblico che c’è già in molti cittadini”.

Nel mirino spesso finiscono le operazioni pubblico-private. Anzi, si può dire che non vi siano operazioni pubblico-private che a Cattolica non abbiano scatenato un putiferio. Come mai, secondo lei?

“In primo luogo non è pensabile che un privato intervenga gratis. La situazione dello stadio di Rimini lo dimostra, e l’intervento del porto non è neppure paragonabile con quello. Il Comune comunque cerca sempre di mercanteggiare le condizioni migliori per il pubblico. E’ ovvio però che poi, quando uno è coinvolto, vorrebbe, da privato, avere di più, mentre, quando non è coinvolto, ha l’impressione che al privato si stia concedendo troppo. E’ il gioco delle parti, e qualcuno ci specula sopra. Tornando al porto, credo che prima di giudicare sia necessario guardare l’intervento complessivo”.

Allarghiamo il discorso: nella darsena sono nati e nasceranno nuovi negozi. In centro, all’ex cinema Ariston, ve ne sono altri che stanno aprendo. Eppure il commercio non è esattamente in una situazione florida. Come pensate che si possa andare avanti dando la possibilità di edificare residenziale e negozi, a mo’ di motori immobiliari, quando entrambi questi settori sono in crisi?

“Premetto che noi ci siamo trovati ad operare su delle situazioni già abbastanza decise. Detto questo, mi pare che, con la fine dei lavori della darsena, si completi un circuito commerciale che da piazza De Curtis si collega con il centro. Credo che questo circuito commerciale possa ancora reggere, soprattutto perché è di buona qualità, e può intercettare l’interesse dei turisti o di chi viene a Cattolica la domenica”.

Quindi, questa rete commerciale secondo voi può ancora reggere?

“Si, ma voglio essere chiaro: dopo qualche altro intervento, minimale e basato sulla qualità, come ad esempio in via Pascoli, credo sia necessario fermarsi. Ritengo, dal mio punto di vista, che non si possa andare oltre”.

Insomma, basta negozi e basta mattoni.

Parola di Prioli.

di Francesco Pagnini

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La ricetta di Corrado Piva contro la crisi del commercio

Centro_di_Cattolica

Tratto da Cubia n° 77 – Dicembre 2007

Arriva anche a livello politico, la preoccupazione sul commercio a Cattolica. Tant’è vero che l’Associazione per il Partito Democratico sta pensando ad un’assemblea pubblica, sul tema, che dovrebbe svolgersi in gennaio. E nel corso della quale verranno affrontati vari temi che Cubia, già in diverse inchieste, ha posto in evidenza.

“E’ molto forte la nostra preoccupazione – anticipa Corrado Piva, dell’Associazione per il Partito Democratico – per la recessione nel commercio”.

Un problema già esistente, almeno a sentire i commercianti stessi, ma che potrebbe ulteriormente accrescersi.

“I motivi sono diversi – commenta Piva –: credo che il principale sia una presenza più forte, negli ultimi anni, degli iper e dei centri commerciali che tolgono ossigeno ai negozi di vicinato”.

Che fare? L’idea è di potenziare quello che a Cattolica già si delinea come un “centro commerciale naturale”. Significa che passeggiando per le vie di Cattolica (il centro storico, e ora anche la zona della nuova darsena) si trovano tutti quei negozi che contraddistinguono gli iper. E li si può dunque visitare o guardarne le vetrine, ma passeggiando in una città vera, non in uno di quei “simulacri” di centri storici artificiali, con luci al neon, ricostruiti negli iper.

Il successo dei “centri commerciali naturali” non è certo scontato. “Un’idea come questa – va avanti Piva – va supportata con una serie di manifestazioni, con promozione, realizzando un ‘paesaggio’ il più possibile piacevole in cui passeggiare per i potenziali clienti. Certo il Comune dev’essere il volano di questo processo, ma anche i privati devono fare la loro”.

Già, i privati. Nello scorso numero di Cubia le stesse categorie commerciali sostenevano che molti loro associati sono un po’ troppo rinunciatari. E Franco Gabellini lanciava addirittura l’idea di una tassa di scopo per le manifestazioni.

“Sarebbe la panacea di molti mali – condivide Piva – ma la legge la rende praticamente irrealizzabile. Ci si può lavorare. Magari si può pensare ad un accordo con le partite iva. Di certo questo tipo di imposizione fiscale consente a chi la sostiene di vederne direttamente il ritorno”.

Anche Piva non ritiene, infine, che forse la città, tra motori immobiliari e tutto il resto, possa avere una rete commerciale un po’ sovradimensionata per la realtà cattolichina, e che la crisi dipenda anche da questo: “Direi di no. I problemi sono gli iper. Anzi, se non avessimo nuove licenze, che però dovrebbero essere assai qualificate, il commercio si affosserebbe ancora di più”.

Dibattito aperto insomma: “Al momento – conclude Piva – non abbiamo ancora fissato date, ma ci stiamo riunendo proprio in questi giorni, come Associazione per il Pd, per parlare di commercio e turismo, e in gennaio, vedremo quando, faremo un’assemblea pubblica”.

di Francesco Pagnini

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Intervista a Gabellini: Partito nuovo con gambe nuove

GabelliniAntonio

Tratto da Cubia n° 74 – Settembre 2007

Il Partito Democratico dovrà nascere non come fusione fredda di Ds e Margherita, ma come un soggetto politico che si apre alla società civile. E per questo motivo Antonio Gabellini, da vent’anni membro di spicco dei Ds, nonché ex assessore, dimessosi dalla giunta di Pietro Pazzaglini, sembra chiamarsi fuori dalla corsa alla leadership: ”meglio un giovane, senza un curriculum politico troppo lungo, capace di portare freschezza di idee, coraggio dell’innovazione, nuove sensibilità”.
Cosa porterà il Partito Democratico a Cattolica?

“Metterà alla prova la capacità di rinnovamento e di apertura dei Ds e della Margherita. Due partiti importanti, che hanno fatto la storia dell’Italia e che ora devono lavorare a questo progetto con la consapevolezza che il PD non potrà essere la semplice somma dei due partiti esistenti. Se ci sarà questo coraggio, allora sarà un partito aperto, popolare e di massa, ed avvicinerà alla politica persone che fino ad ora ne erano rimaste fuori”.

Ora invece?

“Oggi il partito a Cattolica (ma nel resto d’Italia non è molto meglio) è chiuso, stanco e anche un po’ grigio. Esprime poca innovazione, ha una cultura politica che assomiglia molto a quella di 20-30 anni fa, con una organizzazione e un modo di funzionare che è quello degli anni ’50. Con la differenza che allora aveva migliaia di iscritti, oggi ne ha poche centinaia. E’ un partito pressoché immobile, che negli ultimi 10 anni ha vissuto di rendita con il consenso che otteneva il sindaco. Infatti, quando il sindaco è cambiato, abbiamo pagato tutta questa debolezza.
A proposito di sindaco: il primo cittadino Pietro Pazzaglini sarà più o meno tranquillo quando, dal 14 ottobre, ci sarà il Pd?

“Tranquillo come ora. Il nuovo partito sosterrà il lavoro di questa giunta, facendo in modo che realizzi il programma di governo di qui al 2009. Dovrà anche mettere in campo, però, una cultura politica nuova, proiettata al futuro. Dovrà fare questo aprendosi alla società, dialogando con la gente”.
Queste sue parole stanno a significare che nel 2009 Pazzaglini non sarà ricandidato?

“Fino al 2009 il sindaco è Pazzaglini. Nel 2009 dovremo avere un partito nuovo e forte, che scelga il candidato sindaco con le primarie”.
Qualcuno dice che per il 2009 sia già stato individuato Pazzaglini per un secondo mandato?

“Non so chi l’abbia deciso, ma sicuramente ha sbagliato metodo. Nel 2009 il candidato a sindaco lo sceglieranno i cattolichini. Con le primarie”.
E, sempre in vista delle elezioni, potranno anche migliorare i rapporti con l’Arcobaleno?

“Il Pd si rivolge anche a loro. L’Arcobaleno è un arcipelago con diverse culture e sensibilità, e spero che una parte di loro partecipi a questo progetto. Così come spero che vi partecipi una parte del mondo cattolico e del mondo laico che nel 2004 non ha votato per noi, pur riconoscendosi nei valori del centro-sinistra. Poi, ovviamente, il PD dovrà costruire alleanze, più larghe rispetto ad oggi”.
Qualcuno, al bar, potrebbe dire che lei e gli altri giovani che sono usciti dalla segreteria dei Ds, lo abbiate fatto solo per poi entrare nel Pd in una posizione di forza?

“Nel nuovo PD nessuno dovrà entrare in una posizione di forza, vantando la propria “anzianità di servizio” in uno dei due partiti, così come nessuno dovrà entrare in una posizione di debolezza, bussando timidamente alla porta perché si sente il nuovo arrivato. Ognuno potrà entrare con le proprie idee, con il proprio bagaglio di valori e di sensibilità, con la propria “biografia”. Una testa un voto, e comincia una nuova storia. Questo sarà il bello del nuovo partito!
Quindi lei si chiama fuori dalla guida del Pd?

Mi piacerebbe che il segretario fosse una figura più giovane, under 40. Proveniente dai DS, o dalla Margherita, o da esperienze esterne ai partiti.Quanto a me non mi pongo proprio il problema. Ho vent’anni di partito alle spalle, chi mi conosce sa che ho sempre appoggiato il rinnovamento (il superamento del PCI, poi l’Ulivo). Ma penso che un processo nuovo debba camminare con gambe nuove, giovani, che lo sappiano interpretare al meglio, che lo sappiano esprimere, che lo sappiano comunicare, con convinzione ed entusiasmo.Il compito mio, e di altri come me, è di mettere le nostre idee e la nostra esperienza al servizio di questo rinnovamento.
E cos’è successo qui, a Cattolica?

Sono successe cose diverse. Io me ne sono andato dalla Giunta perché non sentivo più il necessario sostegno alla mia azione.Altri si sono dimessi dalla segreteria dei DS perché non condividevano la linea politica di un gruppo dirigente che qui sembra guardare al passato più che al futuro.E’ nata un’associazione per il partito democratico con lo scopo di avvicinare persone con valori di sinistra che in questi anni sono stati alla finestra.E’ una esperienza che va sostenuta e incoraggiata, e non vissuta come una lesa maestà.Questo è ciò che è successo. L’importante è che adesso si lavori tutti, in maniera corale, ad un partito che sia veramente qualcosa di nuovo e di importante.
Nel giorno del v-day di Beppe Grillo, voi avete raccolto le firme per lui. Ma Grillo predica la fine dei partiti, mentre voi ne volete fare uno nuovo…

La raccolta di firme è stata organizzata dall’Associazione, e io l’ho condivisa. Noi crediamo nei partiti e nella politica, ma in una politica diversa. Per questo il partito democratico è una grande opportunità e le denunce di Grillo possono aiutarci a costruire una politica migliore rispetto a quella che c’è oggi.

di Francesco Pagnini

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La crisi a Cattolica

 

Crisi a Cattolica

Crisi a Cattolica

 

 

Tratto da Cubia n° 85 – Ottobre 2008

“E’ come se stesse arrivando il temporale, e noi nemmeno ci preoccupiamo di aprire l’ombrello”. Il temporale, secondo Maurizio Barbieri (titolare di un cash and carry, albergatore, vicepresidente dell’Adac e membro della commissione sul turismo del Comune di Cattolica), è una crisi dentro la crisi che starebbe per abbattersi sul turismo in generale, e sulla città di Cattolica in particolare.
Se, insomma, in molte parti d’Italia, facendo i conti con la crisi finanziaria che sta già avendo ripercussioni sull’economia reale, si parla già di negozi che a Natale dovranno chiudere per la contrazione dei consumi, Barbieri considera che “nelle zone turistiche, la cui economia si basa cioè sulla vacanza, che è comunque un bene voluttuario, questa crisi potrebbe essere ancor più grave. Direi devastante”.
E ancor più nel dettaglio: “Cattolica è una città che, all’interno del settore turistico, ha un’offerta basata solo sul binomio ‘sole e mare’, e quindi rischia, non avendo altri target, ancora di più delle altre località vicine”.
Barbieri esordisce considerando che “la recente crisi nazionale e internazionale si innesta su un sistema economico già in difficoltà. Su una crisi esistente. Cattolica ha già diverse attività che stanno chiudendo semplicemente rinunciando alla licenza. Senza più neanche cercare di venderla”.
Ma soprattutto, “la cosa che mi preoccupa di più – argomenta ancora Barbieri – è che di fronte a questa situazione gravissima non si erigono barriere. Probabilmente poiché non vi è la percezione della vera gravità del momento. Nessuno se ne rende conto. Ma l’economia di questo nostro territorio è basata sul voluttuario, e come noto questo è la prima cosa che le famiglie tagliano quando c’è crisi. Coi parlamentari riminesi della scorsa legislatura, Giuseppe Chicchi ed Ermanno Vichi, avevamo iniziato ad avere degli incontri per cercare di far passare, in sede legislativa, qualche incentivo per il turismo. Si stava ragionando, ad esempio, di un sistema di incentivi per consentire ai gestori di hotel in affitto di comprare la propria struttura. Poi è caduto il Governo. Ora so che l’onorevole Elisa Marchioni, nuova eletta a Rimini, sta riprendendo le fila di quel discorso. Speriamo bene”.
Ma se la preoccupazione è per tutti, per Cattolica rischia di andare ancora peggio, secondo Barbieri, che elenca le motivazioni.
“A Cattolica non si è fatto molto per destagionalizzare il turismo. Qualcuno ci sta provando col turismo sportivo. Riccione e Rimini si stanno buttando sul congressuale. A Rimini nord ci si sta concentrando con l’agroalimentare. Ma a Cattolica restiamo legati soltanto al balneare”.
E non si può neppure pensare, secondo Barbieri, di andare a rimorchio degli altri, poiché le vie di comunicazione non lo consentono: “Complanare e terza corsia autostradale sono di là da venire. La nostra stazione ferroviaria perde fermate in continuazione. La situazione del bus terminal è sotto gli occhi di tutti”.
E per finire, terzo elemento, “non abbiamo rappresentanti o azioni in società importanti da questo punto di vista, come ad esempio l’aeroporto”.
Non manca una stoccata ai pubblici amministratori: “Non si può non ricordare che a Cattolica la rete commerciale è molto ampia poiché l’ente ha spesso finanziato le proprie infrastrutture sbloccando aree a commerciale. E questa situazione rischia di rendere ancor più devastanti le crisi”. Non solo: “Anche quei pochi imprenditori che, nonostante tutto, invece che tirare i remi in barca e ricorrere alla rendita edilizia delle loro strutture, che è deleterio per la città, vogliono ancora investire nell’attività turistica, non trovano certo facilitazioni a livello burocratico. Anzi, e io posso testimoniarlo in prima persona, sono soggetti ad una serie di lacci e laccioli che allungano i tempi e che fanno aumentare anche gli oneri finanziari sull’investimento. E pensare che una città come la nostra dovrebbe rinnovarsi in continuazione…”.

di Francesco Pagnini

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