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Ma se c’è… qualcuno frigge!

scuola paritaria

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Il signor Vanzini credeva di aver chiuso il discorso sulla scuola. Mi spiace che sia rimasto sorpreso di non poter avere l’ultima parola. Ritengo che il mio articolo sul numero precedente di Cubia fosse incentrato su un confronto nel merito dei dati. Sono d’accordo dunque con lui di lasciare ai lettori, compresi quelli con l’anello al naso, che spesso sono i più perspicaci, la possibilità di valutare. Ma prima di chiudere, due rilievi diretti:

  1. Non puoi, caro Gianfranco, virgolettare una tua interpretazione come fosse una mia citazione. Riguardo la scuola paritaria non ho mai scritto “Aggiungiamo 4 alunni in ognuna delle classi attuali e il gioco è fatto. Possiamo anche chiudere tutte le scuole paritarie: ci togliamo un impiccio e risparmiamo anche”. Se non comprendi la prima volta, rileggi bene i testi.
  2. Tu affermi che a me della scuola non importa niente. Detto da un signor nessuno in questo campo come te, lo prendo come un complimento. Ci rifletterei a fondo, invece, se lo sostenesse qualcuno delle centinaia di alunni e studenti della scuola primaria, media e universitari che ho avuto ed ho l’onore di servire.

di Amedeo Olivieri

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Se non c’è… non frigge

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Pensavo che sulla scuola ormai avessimo scritto tutto quello che poteva servire perché i lettori di Cubia avessero un’idea chiara di come stanno le cose. La polemica, pretestuosa e banale, del maestro Olivieri sull’ultimo numero mi costringe, però, ad una breve replica. Breve, perché le considerazioni svolte sono talmente prive di contenuto che si commentano da sole.

Soltanto tre osservazioni.

Prima. Ore di presenza in classe. Non mi interessa, e credo non interessi a nessuno, sapere dettagliatamente come funziona il sistema scolastico finlandese. E’ solo uno sfizio del maestro Olivieri che, non avendo altre argomentazioni, ha dovuto spingersi fino in Finlandia per trovare qualcosa a cui tentare di aggrapparsi, senza accorgersi che andava volutamente, e con poca onestà intellettuale, completamente fuori tema (e per un maestro andare fuori tema è grave). Il confronto non era e non è con la Finlandia ma con tutti i Paesi Ocse, che sono 36.

Seconda. Scuola pubblica e scuola paritaria. La soluzione suggerita da Olivieri è molto semplice: “Aggiungiamo 4 alunni in ognuna delle classi attuali e il gioco è fatto. Possiamo anche chiudere tutte le scuole paritarie: ci togliamo un impiccio e risparmiamo anche“.

Forse, caro maestro Olivieri, non solo hai poca confidenza con i numeri ma stai avendo le travvegole. Pensi veramente che i lettori abbiano, come suol dirsi, l’anello al naso e non si rendano conto che riservare sul sistema pubblico il milione circa di alunni frequentanti le scuole paritarie significherebbe fare collassare e morire la scuola?

Tu lo sai benissimo, ma fai finta di non saperlo, in quanto a te della scuola non importa niente, ti interessa solo polemizzare, anche con poco buon gusto, su san gelmino e tremontino. Contento tu…! A me sembra un po’ poco.

Terza e ultima. Mission. Non ho mission particolari da compiere, so solo che il MIUR (Ministero della Istruzione, Università, Ricerca) è il Ministero che spende più di tutti gli altri. L’importo totale della spesa, che è quello che conta, è molto alto e oltre il 90% server per il personale.

Per quanto riguarda i bombardieri, neanche a me piacciono: so però anche che qualche migliaio di soldati italiani presta servizio all’estero in missioni di pace molto importanti. Se poi tu volessi aprire un dibattito sull’utilità o meno delle forze armate, allora bisogna farlo, non con slogan vecchi e stantii, ma in un modo molto più serio e completo.

di Gianfranco Vanzini

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Pasticcio di numeri in salsa vanziniana

San Gelmino Tremontino

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2009

Ultimamente si parla alquanto di scuola. L’aspetto positivo è che si creano occasioni perché le riflessioni possano divulgarsi ed affinarsi. L’altra faccia della medaglia, oltre al rischio di saturare la pazienza degli interlocutori, è il pressapochismo, specie in un panorama mediatico nel quale più un argomento è scomodo e complesso e prima viene liquidato. Ne sono un esempio diverse affermazioni in cui si lancia Gianfranco Vanzini nei due precedenti numeri di Cubia avendo, a suo dire, il conforto dei numeri. Ma i numeri non oppongono resistenza quando vengono forzati a proclamare verità che stanno, a priori, solo nella testa di chi li maneggia con troppa approssimazione. Vanzini parte citando un commento giornalistico inerente il Rapporto 2009 dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sullo stato dell’educazione nei paesi industrializzati e sentenzia che “tabelle e percentuali bocciano il sistema scuola Italia”. Su quali dati si basa? 1) NUMERO MEDIO ANNUO DI ORE DI ISTRUZIONE: qui l’Italia si colloca ai primi posti con 990 ore nella primaria. Ma per dedurne alcunché occorre tenere presenti le peculiarità della scuola italiana che non consentono di fare confronti generici. Vanzini riporta il dato della Finlandia di 608 ore. Ora, sul sito di Eurydice, la banca dati dei sistemi educativi europei, si specifica che, in Finlandia, i giorni di scuola annui sono 190 (da noi 200) e che l’orario di lezione è fino a 5 ore al giorno (totale 900 ore). D’altra parte, se si dividono le 608 ore annue per i 190 giorni otteniamo una media giornaliera di 3.2 ore, un po’ pochine direi. E, se non fosse accecato dalla devozione incondizionata per San Gelmino-Tremontino, anche Vanzini avrebbe capito che qualcosa non quadrava. Infatti l’OCSE nel suo rapporto conteggia solo le ore di lezione frontale e, guarda caso, in Finlandia ci sono diverse ore di laboratorio rese possibili da uno stato che investe fortemente nell’istruzione pubblica, realmente gratuita, e dispone di strutture all’avanguardia. Vanzini prosegue: “Se il tempo impiegato da alunni e docenti è così alto, perché i risultati sono così modesti?” E cita i dati dei test OCSE PISA (Programma Internazionale di Valutazione degli Studenti). Però non considera che si parla di test sottoposti ai quindicenni. Quelli comparativi per le fasce di età più basse non li effettua l’OCSE ma l’IEA (Agenzia Internazionale di Valutazione). In tali indagini, svolte alla fine della IV primaria, gli alunni italiani si situano molto in alto nella classifica mondiale, ben al di sopra della media sia in lingua, che in matematica e scienze. Attenzione, dunque, alle bocciature indistinte della scuola italiana, tanto facili quanto inutili ai fini di individuare in quali segmenti occorre concentrare gli sforzi per migliorarne la qualità. 2) IL NUMERO MEDIO DI STUDENTI PER INSEGNANTE: il dato riportato da Vanzini non tiene conto della presenza nella scuola italiana di 90mila docenti di sostegno (fatto che l’EU ci invidia) che in altri paesi sono alle dipendenze di enti diversi, e di 26mila docenti di religione cattolica pagati dallo stato (fatto che l’EU non ci invidia). Se, onde rendere possibile un confronto corretto, si scorporano questi docenti dal totale, si scende ad un rapporto insegnante-studente pari a 7.8, quasi in linea con il 7.5 della media europea. 3) IL PRESUNTO RISPARMIO DELLO STATO PER GLI ALUNNI DELLE PARITARIE. Vanzini cita i dati di una ricerca dell’AGESC (associazione genitori scuole cattoliche) del 2009 (invero è del 2007), dove si effettua un calcolo particolare, che esemplifico applicato alle primarie. Si considera ciò che lo stato spende per ogni alunno della scuola statale (7.366 euro). Da tale cifra si sottrae quanto lo stato spende per ogni alunno della paritaria (866 euro) e si ottiene la cifra che lo stato risparmia per ogni alunno che invece di andare alla scuola statale va alla paritaria. Moltiplichiamo questo per tutti gli alunni che frequentano la scuola paritaria dei vari ordini di scuola e…voilà: si ottiene il risparmio totale di oltre 6 miliardi di euro. Il ragionamento è talmente sciocco da sembrare impossibile che sia fatto in buona fede. Infatti, nel costo che lo Stato sostiene per ciascuno studente che frequenta la propria scuola ci sono conteggiati tutti i servizi educativi e questi non sono individuali quindi non è un costo che si può replicare uguale per ogni studente aggiunto. Ad es, se a Cattolica i 20 bambini della classe I delle Maestre Pie andassero alle statali, lo Stato non avrebbe costi aggiuntivi in quanto ne distribuirebbe 4 per ognuna delle 5 classi prime già esistenti, senza per questo assumere nuovi docenti. Ci sarebbero solo aule più affollate. Paradossalmente, lo Stato addirittura risparmierebbe in quanto la spesa pro capite, divisa tra più alunni, verrebbe a diminuire. E’ un meccanismo che si vede bene all’opera analizzando il Rapporto 2009 di Legambiente dal titolo “Scuola Pubblica: saldi di fine stagione”. Confrontando i numeri del 2009/10 con quelli dell’anno prima si constata che all’aumento di 37.876 alunni si risponde con una riduzione di 4.945 classi e di 36.218 docenti! Ciò dimostra che, grazie ai tagli di San Gelmino-Tremontino, se anche molti studenti delle paritarie andassero alle statali non costerebbero necessariamente di più alla Repubblica che, anzi, pur avendo dimezzato negli ultimi otto anni i finanziamenti alle proprie scuole ha, nel medesimo periodo, aumentato il contributo alle scuole paritarie del 70 % passando da 332 a 562 milioni di euro. Per non parlare dei contributi regionali o comunali, come quelli di Cattolica. Nella convenzione per il 2010, il sindaco Tamanti, senza considerare l’handicap, non presente dalle suore, versa alle maestre Pie 16.640 euro per circa 200 bambini, contro i 18.143 euro per i 700 bambini della Direzione Didattica. In chiusura due consigli, non richiesti, per Vanzini. 1) Se vuole sapere quante risorse investe veramente lo Stato per la scuola analizzi i dati del rapporto Ocse 2009 che ha omesso di citare o quelli sfornati da Eurostat. Scoprirà che l’Italia è al 18esimo posto (sui 27 paesi EU) per la percentuale del PIL spesa nella scuola, ben al disotto della media. 2) Se davvero sente che la sua mission è quella di far risparmiare lo stato sulla spesa pubblica lasci in pace per un po’ la scuola e vada a spulciare tra i conti del Ministero della difesa. Un solo cacciabombardiere costa come 300 asili nido o come l’indennità annuale di disoccupazione per 15mila precari. E il Governo ne ha in ordine 131. Aspetto fiducioso.

Di Amedeo Olivieri

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Scuola: un passo alla volta… forse riusciremo a capirci

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Ho letto con molto interesse e attenzione, sullo scorso numero di Cubia, sia le osservazioni del Comitato “Cattolica per la scuola“, sia “La risposta della Giunta sull’asilo” e vorrei aggiungere qualche riflessione per continuare quel dialogo a distanza attraverso, il quale, forse, si può portare un po’ di chiarezza sui problemi della scuola. 

Comincio con una precisazione: nell’articolo citato si dice che: “… sono già rimasti a casa 54.000 docenti precari…”. NON E’ VERO.

I precari non confermati sono fra i 12 e i 16.000 (a seconda dei dati che si prendono: se quelli del Ministero o quelli dei Sindacati). E’ vero che sono state eliminate, soprattutto attraverso l’introduzione del maestro prevalente, circa 48.000 cattedre, ma sono anche andati in pensione circa 32.000 insegnanti di ruolo, che hanno quindi liberato altrettanti posti di lavoro, occupati, ovviamente, da precari confermati.

Per concludere l’analisi della situazione generale, cioè di quella parte che riguarda il Governo nazionale, parliamo anche, sempre con i numeri, della situazione: Scuole STATALI e Scuole PARITARIE (dove per Paritarie si intendono tutte le scuole NON statali: scuole gestite dai comuni, scuole private gestite da laici, scuole private gestite da religiosi).

Su questo punto, nei giorni scorsi, ho trovato, su un quotidiano nazionale, dei dati a mio avviso molto significativi e interessanti che si riferiscono all’anno 2009:

NUMERO STUDENTI:
Totale 8.938.005, di cui 7.865.445 alle scuole statali, 1.072.560 alle scuole paritarie.
SPESA DELLO STATO PER OGNI STUDENTE FREQUENTANTE:
Scuole STATALI: Materne 6.116 Euro, Elementari 7.366, Medie 7.688, Superiori 8.106 – Spesa Totale: 57,5 miliardi di Euro.
Scuole PARITARIE: Materne 584, Elementari 866, Medie 106, Superiori 51 – Spesa Totale: 537 milioni di Euro (1% della spesa complessiva).

Come al solito i numeri parlano da soli e dicono chiaramente che i Genitori che mandano i propri figli presso le scuole non statali fanno risparmiare allo Stato circa 6 (SEI) Miliardi di Euro ogni anno.

Per quanto riguarda la situazione delle scuole di Cattolica, mi pare che la strada intrapresa dalle mamme del Comitato sia quella giusta: individuare le singole responsabilità e insistere per ottenere le giuste soluzioni.

Le autorità pubbliche sono al servizio dei cittadini, ma a volte devono essere sollecitate, anche con un po’ di energia, a fare quello che è loro dovere e che fa parte delle loro competenze.

Quando le risorse scarseggiano, bisogna fare delle scelte, non sempre facili, ma governare non è sempre facile, anzi, governare bene non è mai facile, richiede molto impegno, senso del dovere e onestà, prima intellettuale poi anche operativa…

Provo allora a dare un mio giudizio e anche un suggerimento: è di questi giorni la decisione dell’Amministrazione Comunale di non procedere più alla costruzione del “Centro Sociale” del Macanno; scelta a mio avviso opportuna e utile.

Il suggerimento è quello di usare i soldi risparmiati per sistemare e “manutenere” adeguatamente gli edifici scolastici bisognosi di interventi e attivarsi per una loro corretta gestione futura evitandone il degrado.

di Gianfranco Vanzini

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Continuiamo a parlare di scuola… con i numeri

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Nel mese di Settembre scorso è stato presentato a Parigi il rapporto annuale Ocse, organizzazione composta da 30 paesi membri più 6 partner, che mette a confronto i sistemi formativi dei rispettivi 36 paesi di appartenenza.
La tecnica della scuola – rivista nota a tutti gli insegnanti, o quasi, alle pagg. 8 e 9, alcune tabelle del rapporto che indicano il numero medio annuo dei docenti statali ad inizio e fine carriera.
L’estensore dell’articolo “Valutazione docenti nel rapporto Ocse”, fra le altre considerazioni, dice:
“…tabelle e percentuali che bocciano per l’ennesima volta il sistema scuola Italia”…”La scuola italiana ve viene fuori malconcia per due ordini di motivi che possono riassumersi in: – a fronte dell’elevato numero di ore di lezione cui sono sottoposti, gli studenti italiani ottengono risultati modesti e deludenti nelle prove Ocse-Pisa; – i docenti italiani sono gli unici che nel corso della loro carriera non sono mai sottoposti a valutazioni…”.
Fin qui La Tecnica della scuola, rivista non certamente vicina né al Ministro Gelmini né all’area politica del governo attuale.
Entriamo allora nel merito dei dati che il corposo rapporto Ocse ha prodotto, per commentarli poi brevemente.
Nella tabella n.1 (sotto a sx –ndr) sono riportate le ore annue di istruzione. Si può vedere che in Italia i giovani fino ai 15 anni stanno in classe molte più ore dei loro colleghi stranieri; siamo addirittura al primo posto fino agli 11 anni, e anche dopo la classifica non cambia di molto.
Prima considerazione, anzi prima domanda: se il tempo impiegato da insegnanti e alunni è così alto, perché i risultati sono così modesti?
Un altro dato che emerge dall’indagine è il numero medio di alunni per classe, che, per le elementari italiane, è pari a 18,3 molto al disotto della media, la Germania arriva a 22, i paesi asiatici addirittura hanno numeri altissimi: 28 – 32 alunni per la classe senza che ciò apparentemente penalizzi risultati.
Questo dato possiamo anche vederlo da un’altra angolazione, cioè il numero medio di studenti per insegnante e, ovviamente, troviamo lo stesso risultato.
In Italia, per ogni insegnante, alle elementari ci sono 10,6 ragazzi, mentre nei paesi europei il dato viaggia intorno ai 15-20 alunni per insegnante.
In sintesi, in Italia abbiamo: a) i ragazzi che stanno in classe più tempo che negli altri paesi oggetto dell’indagine; b) il numero di ragazzi per classe fra i più bassi (cioè classi poco numerose); c) un basso numero di ragazzi per ogni insegnante (cioè molti insegnanti per pochi ragazzi).
Amara conclusione; in Italia c’è un consumo eccessivo, si può anche dire spreco di tempo: troppe ore in classe; e un altrettanto spreco di risorse: troppi insegnanti da pagare. Tutto questo perché la scuola è male organizzata.
Da ultimo, non però per importanza, risulta anche che gli insegnanti italiani sono i PEGGIO PAGATI. Come dimostra la tabella n. 2.
Ho volutamente escluso il Lussemburgo, che è il paese che paga di più i suoi insegnanti con compensi che vanno da un minimo di 43.814 fino ad un massimo, a fine carriera della secondaria di 2° grado, di 109.660.
Da questa seconda tabella emerge chiaramente che gli insegnanti italiani sono “malpagati”.
E allora non viene il dubbio che nella nostra scuola, è ora di smettere di parlare solo di soldi, che, fra l’altro, non finiscono neppure nelle tasche degli insegnanti, in quanto, come abbiamo appena visto, sono “malpagati”, e aggiungo io, spesso anche “maltrattati”?
Cominciamo a guardare serenamente e concretamente alla sua organizzazione; abbandonando il ritornello “ideologico” dei sindacati e di certi insegnanti di estrema sinistra: risorse, risorse, risorse. Se una macchina non va, non serve riempirla di benzina, occorre portarla dal meccanico e aggiustare il motore.
Davvero qualcuno ha ancora voglia e titolo per dare contro al Ministro/a Gelmini che, avendo “ereditato” dal passato questa situazione, cerca di porvi rimedio nel modo più indolore possibile?
Potrà anche fare qualche errore, ma usiamo il buon senso e diamole atto che la direzione è giusta.
P.S. Il precariato nella scuola è vecchio di oltre 50 anni. Nel 1966, appena laureato, avevo avuto la nomina per una supplenza annuale, cioè fino al 30 Settembre dell’anno successivo; avendo però già un figlio in arrivo, ho ritenuto opportuno rinunciare e cercare altre strade, che con costanza e buona volontà ho trovato. Mia moglie e mia figlia, entrambe innamorate della scuola, sono state precarie per una decina di anni a testa.

Tabella n.1        
Numero annuo di ore di istruzione  
         
Orario minimo      
         
  7/8 anni 9/11 anni 12/14 anni 15 anni
Finlandia 608 683 741 741
Media Ocse 790 835 926 966
Italia 990 1023 1089 1089
         
         
Orario massimo      
         
         
Italia 990 1023 1167 1330
         
         
         
Tabella n.2        
Stipendio annuo docenti a inizio e fine carriera  
  (in dollari)    
         
  scuola scuola scuola  
  primaria secondaria 1°gr. secondaria 2°gr.  
         
         
I più bassi        
         
Francia 20.756-41.196 22.844-43.381 23.386-43.647  
Italia 21.901-32.280 23.598-35.428 23.598-37.033  
         
         
I più alti        
         
Germania 38.098-50599 42.088-57.073 45.225-62.817  

 

di Gianfranco Vanzini

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Da quanto tempo non entra in una classe?

orario_di_compresenza

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Egregio signor Vanzini,

dopo aver letto il suo intervento sulla scuola “in ricostruzione” nello scorso numero di Cubia, sinceramente mi sono chiesta se quello in “malafede” non fosse Lei anziché il Comitato scuola come più volte ribadisce.

Lei ha sminuito il valore delle due ore di compresenza settimanali in classe delle insegnanti, ma vorrei farle notare che se per lei due ore settimanali possono sembrare inutili, per noi insegnanti e per i nostri bambini quelle due ore valgono molto di più. Le dico questo perché io, come le mie colleghe, non vivo la scuola né a giorni né a settimane. I percorsi educativi che portiamo avanti con i nostri ragazzi durano non solo mesi, ma anche anni. Il percorso che viene intrapreso in prima elementare non si sospende o cambia di settimana in settimana, ma si sussegue anno dopo anno fino alla quinta.

Quindi quelle che per lei sono “solo due ore settimanali” per noi hanno un valore che va ben oltre quello temporale. Non so se di recente lei sia mai entrato in una classe di scuola elementare per insegnare, ma le assicuro che con classi di 27 o 28 bambini (che nei prossimi anni, grazie alla sua beneamata “riforma Gelmini”, potranno essere anche di più!) praticare alcune fondamentali attività con tutto il gruppo classe risulta veramente molto complesso. La compresenza, infatti, dà la possibilità di organizzare piccoli gruppi di lavoro, di realizzare interventi individualizzati, di porre maggiore attenzione al singolo e di gestire in modo più agevole la vita della classe stessa. Ed è sempre attraverso le ore di compresenza che si possono realizzare interventi individualizzati, di porre maggiore attenzione al singolo e di gestire in modo più agevola la vita della classe stessa. Ed è sempre attraverso le ore di compresenza che si possono realizzare molti dei laboratori, cioè quei luoghi “vivi” del fare scuola, intesi non tanto come luoghi fisici nei quali realizzare esperimenti, quanto come ambienti di apprendimento, in un atteggiamento di sperimentazione e di scoperta, che vede coinvolto il bambino che apprende in tutte le sue dimensioni, da quella cognitiva a quella affettiva a quella sociale.

Le ricordo inoltre che le problematiche che la scuola di oggi si trova ad affrontare sono veramente molteplici e che l’unica risposta adeguata è l’organizzazione di un lavoro didattico coordinato e didatticamente qualificato che preveda proprio l’insegnamento individualizzato, il lavoro di gruppo, attività creative ludico-espressive e attività di recupero.

Quindi sì! Per quanto questo possa “offendere la sua intelligenza” ribadisco che quelle due ore settimanali possono incidere profondamente sull’attività scolastica ed è di questo che fortunatamente i genitori si stanno accorgendo!

Per quanto riguarda invece la possibilità di scegliere “gli orari più consoni alle esigenze dei bambini, delle famiglie, degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica”, forse è il caso che lei chieda ai genitori perché non hanno scelto per il prossimo anno le 24 ore settimanali che secondo lei e secondo il ministro Gelmini sarebbero state tanto agognate: credo che dalle loro risposte si accorgerebbe che le necessità dei bambini, dei genitori e dell’intera comunità non collimano esattamente con le sue.

di Sara Iezzi (insegnante di scuola primaria)

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Si conferma: Scuola in smantellamento

Decreto-Gelmini

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Nel n° 90 di Cubia, l’autore di “Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?“, G. Vanzini, sostiene che quanto da noi esposto nell’articolo del n° 89 sia stato scritto in malafede, in virtù della poca considerazione che avremmo per chi legge: ci sia permesso replicare che, se siffatto giudizio fosse davvero il nostro, ci saremmo astenuti dal cercare consenso proprio tramite il giornale.

Nel nostro articolo portavamo ad esempio uno dei tanti aspetti – non il solo – che contribuiranno a cambiare completamente l’assetto di un grado di scuola, quella primaria (elementare), che a livello mondiale viene riconosciuta per la sua eccellenza (dati IEA, l’Agenzia Internazionale di Valutazione) proprio grazie a tutte quelle caratteristiche che il Decreto Gelmini andrà a intaccare. Non avevamo voluto entrare nel merito, ritenendo di aver informato in tal senso con le iniziative già attuate; il nostro intento era piuttosto richiamare l’attenzione dei lettori sul fatto che si fanno leggi che non necessariamente interpretano la volontà di tutti i cittadini, saltando la fase contraddittoria in Parlamento, cioè evitando di discutere e obiezioni di chi non approva, e costringendo al voto a favore anche eventuali dissenzienti in seno al proprio schieramento politico con l’imposizione della fiducia.

Si voleva sottolineare che il decreto legge dovrebbe essere ritenuto valido solo dopo la pubblicazione dei decreti attuativi, decreti che non sono ancora noti. Ma se è necessario ripetere ancora una volta – l’abbiamo fatto anche in consiglio comunale il 27 Marzo – le ragioni per cui ci opponiamo al decreto Gelmini, per provare di non aver assolutamente sottovalutato l’intelligenza dei lettori, non ce ne lasciamo sfuggire l’occasione. Per sommi capi:

– Siamo contrari ai tagli del tempo-scuola: per contenere i costi, la riforma mirava a raccogliere un ampio consenso sulle 24 ore settimanali, e così non è stato, anche grazie alla fiera opposizione degli studenti, genitori, docenti e semplici cittadini che si sono spontaneamente mobilitati. Solo a Cattolica, l’85% dei genitori dei bambini che frequentano le classi I, II, III, e IV (il restante 15% non ha risposto) ha richiesto la conferma del modello scolastico per-Gelmini, e cioè 30 o 40 ore settimanali.

– Siamo contrari ai tagli di finanziamenti alla scuola pubblica (e contrari a qualsiasi tipo di finanziamento alla scuola privata, specialmente in tempo di crisi). Senza l’Onda Anomala del dissenso popolare, apartitico e trasversale, i tagli di 63 milioni previsti per l’anno scolastico 2009-10 non sarebbero stati rimandati di un anno, nella speranza che le acque si calmino.

– Siamo contrari all’aumento degli alunni per classe: ci sembra improponibile che si possano concentrare fino a 33/35 bambini per classe. E siamo contrari soprattutto se questo succede in assenza di un numero sufficiente di docenti e non docenti.

– Siamo assolutamente contrari alla riduzione del personale docente e non docente! Non c’è scuola pedagogica che sostenga la validità dell’insegnamento attuato dall’insegnamento tuttologo. In un mondo in cui la conoscenza ha ramificazioni infinite, noi ci proponiamo di far mediare tutto il sapere da un unico interprete, senza considerare le sue preferenze, i suoi limiti e le sue idiosincrasie! Sappiamo che il pensiero cognitivo si attua in tutta la sua potenza quando il bambino scopre senza mediatori e, invece di agevolare un apprendimento in cui il bambino venga sollecitato il più possibile attraverso l’esperienza, l’attività laboratoriale, la deduzione, ci viene proposta la lezione frontale!

A noi genitori del comitato, che sempre ci siamo spesi con le nostre facce e i nostri nomi in tutte le sedi in cui abbiamo inteso informare, non piace che quella che è palesemente una teoria di tagli mirati a indebolire la scuola pubblica venga spacciata per riforma. La scuola è un costo indispensabile per la formazione delle nuove generazioni, ed è uno dei pochi settori in cui non è mai lecito risparmiare. Come per ogni investimento a lungo termine, i risultati non si vedono nell’immediato e bisogna pazientare per raccoglierne i frutti.

Ah!, e sia detto per inciso, la scuola non è solo leggere, scrivere e far di conto: se si limitasse solo a questo, noi genitori potremmo tenerci i bambini a casa e insegnar loro l’alfabeto, le tabelline e l’ortografia quando piove, invece di portarli al parco!

di Maria Silvia Riccio

Genitore del comitato “Cattolica per la scuola” – cattolicaperlascuola@libero.it

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Gelmini risponde a Vanzini

 

On Valentina Aprea con il microfono

On Valentina Aprea con il microfono

 

 

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Gianfranco Vanzini sembra avere a cuore le sorti della scuola statale italiana (della sua dedizione a parificate e private già sapevamo). Nel precedente numero di Cubia si pone al riguardo una domanda “Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?“. Fingiamo di ingnorare che disponga già di una risposta certificata a priori dalle sue appartenenze ideologiche e offriamogli un contributo che speriamo lo aiuti a superare i dubbi e recuperare sonni tranquilli. Non sarò io a parlare ma un soggetto ben più accreditato, che dovrebbe incontrare il suo favore: il Ministro Gelmini. O meglio, il suo alter ego che si occupa davvero di scuola: l’On Valentina Aprea (da sempre responsabile delle politiche scolastiche di Forza Italia, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione sotto il Ministro Moratti, ora presidente della Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera nonché proponente un disegno di legge in discussione su autonomia e docenti).

L’On Aprea, intervenendo a Febbraio in un importante convegno nazionale sulla scuola al posto del Ministro, ha gentilmente risposto di fronte ai 600 convenuti ad una mia domanda: “Come mai, se i risultati delle valutazioni internazionali riconoscono un livello molto elevato alla scuola primaria italiana, mentre salendo di grado i valori sono in caduta libera, avete di nuovo infierito con la vostra riforma, la terza in quattro anni, su questo ordine di scuola?“.

Questa la sua risposta, dalla onorevole non rivista, ma presente nel mio registratore:

“L’istruzione è commissariata dal ministro dell’economia da parecchi anni: ma se la classe dirigente dell’economia e gli studi economici finora si limitavano a comunicare alla pubblica istruzione cosa necessitava, adesso siamo all’imposizione del risparmio. E’ VERO, la scuola primaria è una scuola che funziona e che è efficace: l’ultimo rapporto IEA lo testimonia. Di fatto la questione determinante è stata questa: si fa prima a ridurre gli insegnanti nella scuola primaria perché la specializzazione è unica, anche se so che nella prassi non è così, ma sulla carta sì, e qui torna il fatto che per la scuola italiana siete numeri, sulla carta avete gli stessi titoli e la stessa preparazione, per cui qualsiasi governo può chiedervi di insegnare l’una o l’altra materia, fino ad avere un’unica classe tutta per voi. Cosa che non succede nella scuola secondaria superiore dove le corporazioni si stanno facendo sentire e questo non è corretto nei confronti della funzione docente di tutti gli ordini di scuola: cioè vincono sempre quelli delle superiori perché fanno lobby. Ci sono le corporazioni degli insegnanti di chimica, di fisica, di scienze, tutti quelli che sanno di dover perdere delle ore con la riforma o con la eliminazione di indirizzi. Così il Governo ha trovato più facile diminuire le ore di insegnamento-apprendimento dei bambini fino ad arrivare alla scelta del maestro unico piuttosto che tagliare tre, quattro ore del curricolo della scuola superiore: vorrà dire qualcosa! (detto da lei!, ndr). Ad esempio, vi pare possibile che noi dobbiamo mantenere due diversi docenti per insegnare alla scuola media scienza e tecnologia, poi c’è anche il prof di matematica? Non  è meglio formare un docente dell’area scientifica e affidargli una cattedra unica? Avevamo pensato di abolire l’educazione tecnologica, invece siamo stati obbligati a fare il compromesso di un insegnamento di un’ora. Che senso ha?”.

Scommetto che Vanzini lo sa.

P.S. Due giorni dopo il terremoto d’Abruzzo, mentre infuriavano le polemiche su come reperire fondi per le popolazioni, le Commissioni parlamentari Difesa hanno approvato il piano governativo da 13 miliardi di euro per l’acquisto di 131 caccia-bombardieri F-35 e per l’ampliamento della base aerea di Cameri (No) dove i velivoli verranno assemblati. Evidente che i soldi appaiono e svaniscono a seconda delle priorità. E la guerra non dovrebbe mai esserlo in uno stato civile!

di Amedeo Olivieri

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Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?

grammatica

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Scuola mia, scuola mia, non ti voglio buttar via” è il titolo dell’articolo pubblicato su “Cubia” di Febbraio scritto da un non meglio precisato “Comitato Scuola di Cattolica”.

Se la malafede e la poca considerazione dell’intelligenza dei lettori fosse qualcosa che pesa, per spostare il “Comitato Scuola di Cattolica” non basterebbe la gru più potente che si trovi in circolazione.

Per questi signori/e, le disposizioni emanate dal Ministro Gelmini hanno “infierito” sulla Scuola Primaria (Elementare).

Vediamo perché. Hanno dato alle famiglie la possibilità di scegliere fra gli orari settimanali a 24,27,30 oppure 40 ore, allargando quindi la possibilità di scelta per le famiglie e hanno confermato quel tempo pieno che i catastrofisti davano per eliminato, sapendo che non era vero.

Inoltre, e questo per il Comitato è ancora più grave, che cosa ha anche fatto il Ministro Gelmini? Ha eliminato le due ore di compresenza settimanale, cioè due maestre che stanno nella stessa classe, contemporaneamente.

A mio avviso è stata una eliminazione opportuna: due insegnanti, nello stesso momento nella stessa classe, sono più motivo di confusione che di profitto, sicuramente sono uno spreco di risorse. E sia la scuola che lo Stato Italiano di tutto hanno bisogno tranne che dello spreco di risorse.

Adesso scatta l’offesa alla nostra intelligenza perché, dice il Comitato: “spariscono così quelle due ore di compresenza settimanale fino ad oggi utilizzate per attività di laboratorio, recuperi differenziati, progetti extracurriculari“. Detto così, sembra veramente uno “smantellamento“, ma provate a pensare un po’: tutto questo succede solo perché in classe c’è una sola maestra anziché due?

Solo se sono in due e per due ore a settimana, si possono fare tutte queste attività, altrimenti salta tutto e si smantella la scuola?

Non pensate che un po’ più di correttezza e di rispetto per la legge, siano opportuni e doversoi? E non andare avanti per slogan, pensando come tanti “Pinocchio”, la gente beva tutto quello che le viene detto?

Su un punto sono totalmente d’accordo: “dovremmo poter esigere che le leggi che ci siamo dati vengano osservate a tutela del bene comune. E il bene comune in questo momento è anche la salvaguardia della scuola come luogo di potenziamento e di sviluppo delle generazioni degli italiani di domani”.

Sono perfettamente d’accordo e allora cominciamo a:

– Leggere con onestà intellettuale le leggi, i decreti, le disposizioni che l’Autorità costituita, democraticamente eletta, emana;

– Cercare di applicarle nel modo più intelligente, costruttivo e proficuo possibile, avendo come obiettivo il bene comune e non le nostri visioni ideologiche;

– Evitare interpretazioni volutamente di parte, a volte faziose e che spesso distorcono la verità;

– Aiutare le famiglie a scegliere gli orari più consoni alle esigenze: dei bambini, delle famiglie, degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica, che non ha finalità proprie, ma solo di servizio ai bambini, alle loro famiglie e all’intera comunità.

La scuola è un’importante protagonista per aiutare i giovani nel loro percorso educativo. E’ nella scuola che si devono trovare “i Maestri” che insegnino ad apprendere al meglio ogni disciplina, e che nello stesso tempo, si preoccupino di fare crescere persone capaci di domandare, di capire, di cogliere e di rapportarsi con il senso profondo e il valore che hanno le persone e le cose che li circondano, in una parola: la vita.

Il ministro Gelmini ha portato nella scuola italiana idee e fatti molto positivi; qualche insegnante e qualche genitore se ne sta già accorgendo. Se volete, e me lo augurerei, come “Comitato scuola” rendere un servizio alla scuola, non svilitela e non avvilitela dicendo che lo “smantellamento della scuola pubblica è cosa quasi fatta”, non è assolutamente vero.

DITE UNA BUGIA SAPENDO DI DIRLA (e questa è la cosa più grave).

P.S. Una battuta al volo per Daniela Franchini (Cubia n.88): Se i bambini a scuola non devono imparare a: – leggere (per capire che cosa c’è intorno a loro e a saper riconoscere chi dice la verità e chi le bugie); – scrivere (per poter esprimere in modo chiaro le proprie idee e il proprio pensiero); – far di conto (cioè avere un po’ di confidenza con i numeri, saperli capire, leggere, usare, avere una mente elastica nella elaborazione di un concetto e di un pensiero), che cosa devono impare a scuola?

Ma questo forse alla Franchini non interessa.

di Gianfranco Vanzini

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Candidato sindaco di Cattolica per il centro destra

Stemma UDC

Stemma UDC

Tratto da Cubia n° 88 – Gennaio 2009

Cono Cimino di nomi non vuol farne. “Dobbiamo prima confrontarci”, chiosa, e si concentra piuttosto sul metodo con cui il centro-destra individuerà il proprio candidato a sindaco di Cattolica per le prossime amministrative.
Ma sentendo un pò in giro, qualche nome trapela. Il suo, a onor del vero, è uno dei primi. Cimino ha alle spalle una lunga attività politica sui banchi dell’opposizione, dove si è fatto apprezzare, per correttezza e lealtà, anche al di fuori del proprio schieramento. E poi la candidatura del segretario del PDL non può certo non essere presa in considerazione.
Se prevalesse comunque la linea della candidatura d’appartenenza, altri nomi spendibili potrebbero essere quelli di Mario Pagnini e Maurizio Carli, o, se si deciderà di optare per gli alleati, ci potrebbe essere Pierangelo Del Corso (Udc), che ha militato sugli scranni di maggioranza ai tempi del sindaco Gianfranco Micucci.
Qualora invece dovesse prevalere l’ipotesi di una candidatura del tutto presa dalla società civile, il nome “principe” resta quello di Gianfranco Vanzini, anche se si dice che ci sarebbero pure altri imprenditori, per ora ignoti, pronti a cimentarsi.

di Francesco Pagnini

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