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Circolo Tennis Cattolica – Epilogo di un’avventura quarantennale

Giorgio Galimberti a Cattolica

Tratto da Cubia n° 100 – Aprile 2010

Negli ultimi quattro anni la gestione del Circolo Tennis Cattolica si può paragonare ad un rigoglioso roseto.

Nonostante gli “spinosi” rapporti con il Comune e una spietata concorrenza, abbiamo avuto le nostre belle soddisfazioni.

Il C.T. Cattolica ha organizzato più di trenta tornei nazionali con grande partecipazione di tennisti provenienti da tutta Italia.

Per la prima volta Cattolica ha ospitato una manifestazione di tennis internazionale, la European Summer Cup per due anni di seguito, nel 2006 e nel 2007.

La scuola tennis diretta dal Maestro Federale Andrea Gasperini, coadiuvato dall’Istruttore Sara D’Ambrogio e dal Preparatore Atletico e Mental Trainer Prof. Patrizio Zepponi, è stata “arricchita” dalla preziosa collaborazione di due campioni mondiali, Sandra Cecchini nel 2006 e 2007 e Giorgio Galimberti nel 2008 e 2009.

La professionalità e la competenza dello staff tecnico ha permesso ai ragazzi della scuola tennis di ottenere i loro migliori risultati, distinguendosi nelle competizioni e portando alcuni di loro a raggiungere la classifica B, il lasciapassare per i tornei professionistici.

L’impegno profuso da soci e collaboratori negli ultimi quattro anni ha dato ottimi risultati sportivi.

La Giunta Tamanti ha deciso di non darci più in gestione l’impianto di Via Leoncavallo, annullando ciò che di positivo si è fatto e si sarebbe potuto fare per la città di Cattolica, lasciando “a spasso” il gruppo di persone che in questi anni ha lavorato per mantenere vivo l’impianto tennistico.

La Giunta Tamanti, senza porsi troppi problemi sulle conseguenze delle sue scelte, ha deciso che è giunto il momento di estirpare la nostra associazione sportiva radicata a Cattolica dal 1971 perché, parole del Sindaco “a Cattolica credo basti e avanzi un circolo“.

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Intervista a Roberto Franca

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

I sedicimila euro a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi e l’impegno per aumentare le risorse per i contributi sugli affitti sono i soli provvedimenti positivi che la nuova Amministrazione Comunale ha saputo mettere in campo in questo primo scorcio di legislatura. Per il resto, finora solo slogan a cui non sono seguiti fatti concreti. E’ il giudizio netto e per ora senza appello di Roberto Franca, responsabile cittadino di Rifondazione Comunista, esponente della coalizione Arcobaleno, candidato alle prossime elezioni regionali nella Federazione della Sinistra, a sostegno di Vasco Errani.

Qual’è il suo giudizio sui primi otto mesi di governo della città da parte della giunta Tamanti?

Purtroppo il giudizio che do, sull’operato del Sindaco e della sua giunta, è piuttosto deludente: i proclami di trasparenza e di partecipazione al progetto di amministrare la città si sono purtroppo rivelati solo slogan a cui non sono seguiti fatti concreti.

Ma cosa si aspettava in concreto?

Purtroppo non c’è nell’attuale amministrazione un progetto concreto che possa quantomeno arginare i disagi che provoca nelle fasce sociali più deboli la grave crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo; mi sarei aspettato da una giunta di centrosinistra un atteggiamento di maggior attenzione che mettesse al primo punto la centralità della crisi.

Ed invece…

Ad oggi, le uniche azioni concrete di sostegno alla crisi sono: sedicimila euro per gli inserimenti lavorativi che danno un minimo di contributo ai lavoratori che non beneficiano di ammortizzatori sociali, e l’impegno ad aumentare le risorse per i contributi agli affitti, visti i tagli operati dalla Regione e dallo Stato… ma le due uniche azioni compiute sono frutto di proposte fatte da Rifondazione assieme alla coalizione Arcobaleno, di cui siamo a tutti gli effetti parte integrante. Molto altro si potrebbe fare, purtroppo è venuto a mancare il tanto sbandierato e mai concretizzato dialogo che Tamanti & Co promettevano in campagna elettorale.

Venendo alle varie situazioni di crisi, cosa pensa che si debba fare?

Anche nella nostra città ci sono situazioni di lavoratori che non ricevono più lo stipendio da diversi mesi: penso all’Antonelli, oppure alla Ferretti, dove gli operai fanno decine e decine di ore in cassa integrazione, e a tutte quelle piccole realtà che senza tanto clamore sono costrette a ridurre l’orario di lavoro e, nel peggiore dei casi, a licenziare i propri operai per il tracollo delle commesse. Su queste tematiche bisogna che il primo cittadino si faccia carico di adottare tutte le misure in suo potere per aiutare i suoi concittadini. Come Rifondazione comunista mi sentirei di proporre nell’immediato, per queste categorie di lavoratori colpiti dalla crisi, di bloccare tutti gli aumenti di competenza comunale (rette d’asili, mense scolastiche, trasporto autobus per alunni, anche se magari l’aumento è solo quello dovuto in base all’incremento dell’inflazione), in maniera tale da poter dare anche piccoli segnali, ma che facciano sentire gli amministratori veramente vicini ai disagi della cittadinanza.

Quello della casa è da sempre un vostro cavallo di battaglia. Anche a Cattolica il problema è sentito…

Affrontare la crisi vuole dire anche affrontare il problema casa. Cattolica, nella provincia, è, tra i comuni, fanalino di coda per abitazioni popolari, inoltre quelle esistenti sono in buona parte in condizioni di grosso degrado ed occorrerebbe subito un confronto con l’Acer per trovare le risorse per far vivere con dignità chi le abita. Mi piacerebbe che parte degli oneri di urbanizzazione che si incamereranno nel prossimo futuro venissero investiti per rispondere a queste esigenze.

In quali altri settori della vita pubblica ritiene necessario un impegno concreto dell’Amministrazione Comunale?

Mi piacerebbe che l’amministrazione aiutasse in maniera più diretta le scuole pubbliche presenti nella nostra città, messe oggi in gravissima difficoltà dagli attacchi del duo Tremonti-Gelmini, mi piacerebbe che l’amministrazione chiamasse a raccolta i suoi cittadini per dare le priorità agli investimenti futuri (bilancio partecipato), magari il tanto sbandierato ed ancora non fatto restauro della scuola materna Madre Teresa di Calcutta sarebbe già iniziato.

A Cattolica, come ha ricordato prima, siete all’interno della coalizione Arcobaleno, che è all’opposizione della giunta PD: una collocazione anomala, visto che invece alle Regionali, uniti in Federazione con altre forze della sinistra, correrete assieme al partito di Errani…

Se Rifondazione a Cattolica è presente nella coalizione Arcobaleno il motivo è questo: la coalizione è composta da tanti soggetti, la maggior parte assolutamente peccano di non essere dei “meravigliosi comunisti”, ma tutti quanti siamo accomunati da valori quali la trasparenza, la giustizia sociale, l’amore per l’ambiente in cui viviamo e… la meravigliosa volontà di sedersi attorno ad un tavolo per arrivare ad una quanto più ampia condivisione di qualsiasi problema che nell’agire siamo costretti ad affrontare. Non sempre questo è facile, ma la tenacia e la volontà ad oggi hanno portato ad un’ottima sinergia, che è valore assoluto nella coalizione, e questo credo che sia stata una mia scommessa vinta con i vertici provinciali del mio partito. Oggi, con un certo orgoglio, mi viene riconosciuto il merito di questa scelta, tant’è che sono stato indicato dalla federazione della sinistra come uno dei tre candidati della provincia di Rimini alle elezioni Regionali, proprio perché forte dell’esperienza con la coalizione Arcobaleno.

E’ stato molto critico nel giudizio sull’operato della nuova Amministrazione. Ma non riconosce proprio alcun merito a Tamanti?

Si, una cosa positiva l’ha fatta: con la sua vittoria, non ha permesso di diventare Sindaco a Cimino, che in campagna elettorale si era presentato con una veste da persona di destra “insolita”, ma, dopo gli ordini del giorno che ha presentato sui crocifissi e sui diversi punteggi delle coppie di fatto rispetto alle coppie sposate nelle graduatorie per gli alloggi popolari, si è rivelato per quello che rappresenta effettivamente, facendomi tirare un sospiro di sollievo per il pericolo scampato con la sua mancata elezione.

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Casa Cerri: il Comitato non ci sta

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Subito prima di Natale, il Comitato Macanno ha emesso un Comunicato Stampa, con cui ha censurato fermamente la mancata previsione nel Bilancio 2010 del restauro di Casa Cerri. “Alla fine – si legge nel Comunicato – l’ha spuntata la Giunta Tamanti e un Bilancio 2010 che non fa accenno al restauro di Casa Cerri e promette, come surrogato, la realizzazione di un centro civico al Parco della Pace (il capannone dei polli, per l’appunto)”.

In merito alle ragioni addotte in Consiglio Comunale dalla maggioranza per motivare la sua decisione, il Comitato Macanno è molto duro: “Ieri sera è stato annunciato in pompa magna che, per la prima volta nella storia della nostra città, per decidere le sorti di Casa Cerri, si ricorrerà all’attuazione del principio della democrazia partecipata. Ovvero, tutta la cittadinanza sarà chiamata a incontrare gli amministratori per esprimere le proprie opinioni a riguardo“.

Tale dichiarazione – secondo i membri del Comitato – dimostra che i nuovi “amministratori non conoscono l’iter che ha portato alla decisione. Dal 2007 era stato avviato un confronto, anche acceso, con gli abitanti del quartiere. La precedente amministrazione aveva organizzato più incontri con l’ex sindaco e con gli ex assessori (alcuni dei quali mantengono un ruolo di primo piano nell’attuale maggioranza). L’esito della democrazia partecipata di allora è stata la decisione, presa dal Consiglio comunale, di procedere con il recupero di Casa Cerri e di realizzare il centro civico nei suoi locali”.

Ma questa decisione – e quindi i “permessi ottenuti, finanziamenti accantonati, lavori eseguiti e decine di migliaia di euro speseè stata rinnegata dall’attuale giunta e maggioranza

“Non è per carenza di fondi – accusano i rappresentanti del Macanno – ma per palese ottusità” che si è giunti a tale conclusione. “A meno che – è l’affondo finale degli estensori del Comunicato – non si nasconda qualcosa alla cittadinanza: ovvero accordi già presi per la cessione e la vendita dell’edificio. Alla faccia del principio di democrazia partecipata“.

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