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TARSU una tassa comunale conosciuta e sconosciuta

Tratto da Cubia n° 56 – Novembre 2005

Perché conosciuta
A primavera inoltrata di ogni anno i cittadini di Cattolica ricevono da parte della CORIT di Rimini una cartella con la quale vengono invitati a pagare una somma di denaro con causale “tassa rifiuti solidi urbani“, che sarebbe per l’appunto la T.A.R.S.U.

Perché sconosciuta
C’era una volta la nettezza urbana con il suo esercito di netturbini. Le cose non andavano poi tanto male, e soprattutto il costo del servizio, sostenuto dai Comuni, era contenuto.
Oggi, più nobilmente, c’è il “servizio smaltimento rifiuti solidi urbani“, con i suoi bravi operatori ecologici, grossi mezzi, con i quali, è difficile operare in vie strette a fondo cieco.

Il servizio smaltimento rifiuti solidi urbani T.A.R.S.U. è stato introdotto con un regolamento comunale approvato con atto del Consiglio Comunale n. 4 del 1996 recependo il decreto legislativo 15 Novembre 1993 n. 507.

La T.A.R.S.U., oltre ad apparire eccessiva, risulta anche non equa. Siamo tutti convinti che il problema dei rifiuti solidi urbani non è cosa semplice da gestire. Oggi il servizio è svolta dalla Società Hera, a cui dal 2005 spetta anche la riscossione della relativa tassa.

Chi controlla che le tariffe siano eque?
Dovrebbero farlo: la Regione come supervisore, la Provincia esercitando il suo compito di sorveglianza; e il Comune cosa fa?
Il Comune di Cattolica, negli anni in cui è entrata in vigore la T.A.R.S.U., nello stabilire le regole del gioco, ha recepito per intero i principi dettati dalla legge nazionale?
Regole che il cittadino comune può anche non conoscere. Spetta agli Amministratori e Dirigenti interpretare e applicare giustamente la legge 507 “T.A.R.S.U.
Partendo dal presupposto che il gettito complessivo della tassa non può superare per legge il costo del servizio, ossia non può servire per finanziare altre cose, chi garantisce il cittadino che questo avviene?
Come può un cittadino, con le comunicazioni che riceve, capire se la T.A.R.S.U. è applicata giustamente?

Fino all’anno 2004 il Comune, per il servizio riscossioni tributi, si affidava alla CORIT. La CORIT inviava un avviso di pagamento, dove riepilogava i mq dell’abitazione o ufficio commerciale, attività turistica ecc, e l’importo da pagare. Tale importo, ora e allora, si può pagare o in un unica soluzione oppure in quattro rate, a partire dal 30 Giugno di ogni anno.

Il cittadino comune cosa capisce da tale avviso di pagamento, se la tassa T.A.R.S.U. è applicata giustamente? E’ impossibile capirlo: paghi e zitto.
Se non paghi, l’anno successivo vieni iscritto a ruolo e diffidato a pagare e se ancora non paghi cominciano i guai, prima sotto forma di interessi, poi con altre forme che non sto ad elencare.

In questo secondo avviso il comune cittadino cosa sta pagando?
Impossibile capirlo perché è un riepilogo degli importi riportati nel primo avviso di pagamento.
La differenza è un foglio dove il Comune ti dice come e quando il contribuente può presentare ricorso.

Ricorso verso cosa?
Il Comune nelle cartelle non indica nulla che ti faccia capire cosa stai pagando e neppure le varie delibere di riferimento. Il cittadino comune dovrebbe andare presso gli uffici comunali e ottenere spiegazioni. Se le spiegazioni non sono sufficienti, reperire documentazione e consultarla.
Le delibere, il più dei casi, sono incomprensibili perché richiamano altre delibere, o atti interni, o esterni.
Così comincia un lungo iter di continue richieste di documentazione. Ammesso e concesso che non ti intralciano, il Comune per regolamento ha trenta giorni per evadere una tua richiesta. Il ricorso dovresti presentarlo entro 60 giorni.

Il cittadino comune che si ritrova con una cartella di pagamento intorno ai duecento euro, può fare tutto questo?
Il cittadino comune, nella stragrande maggioranza, non è né avvocato, né commercialista e per capire bene se è tutto in regola dovrebbe avvalersi di suddetti professionisti e pagare le loro parcelle.

Conviene pagare duecento euro, oppure le parcelle forensi?
In questa maniera il cittadino comune paga una tassa sconosciuta.

Chi conosce in realtà le entrate e le uscite della tassa T.A.R.S.U.?
Il dirigente Comunale del Servizio, di sicuro, è forse qualche stretto collaboratore. Il cittadino comune dovrebbe reperire una valigia di documenti per farlo. Io l’ho fatto e di questo ne riparleremo.
Fermiamoci sui criteri di applicazione della T.A.R.S.U.
Lo Stato, nell’emanare la legge 507/93, ha differenziato i comuni con più di 35.000 abitanti e quelli con meno di 35.000 abitanti. Il Comune di Cattolica rientra nella seconda fascia.
In questo caso la tariffa è determinata non in base alla dimensione dell’abitazione, ma più correttamente in base alla quantità dei rifiuti effettivamente prodotti. In altre parole è il numero delle persone e non i metri quadrati che debbono determinare l’entità della tassa. Un nucleo familiare di quattro persone che abita in una casa di 150 mq produce gli stessi rifiuti di un nucleo familiare che abita in un alloggio di 60 mq. In questo caso paga più del doppio.
Ci sono casi in cui l’abitazione viene occupata temporaneamente. In questo caso paga come chi occupa la propria abitazione e produce rifiuti giornalmente. L’uso stagionale delle abitazioni, ecc. Il Comune di Cattolica ha inserito questa possibilità, sotto forma di agevolazioni nel regolamento comunale all’art. 9

Il cittadino comune conosce il regolamento?
Il cittadino comune conosce unicamente l’avviso di pagamento, dove tutto questo non sta scritto.
Se il cittadino comune conosce la legge o il regolamento comunale, che ha recepito la suddetta legge nazionale, deve fare richiesta al comune per ottenere l’agevolazione o riduzione della tariffa. Poi, sperando in una risposta affermativa, vedersi applicare giustamente la tassa.

Quale criterio ha adottato il Comune di Cattolica per decidere la potenzialità di produzione dei rifiuti?

Ha suddiviso le attività in 40 fasce, di cui una domestica e 39 cosiddette “attività commerciali”.
Ad esempio, le tariffe ricavate dalla delibera di Giunta Comunale n. 31 del 26.03.2003 dicono che, se uno svolge attività di medico, il proprio ambulatorio di 100 mq dovrebbe pagare 458,00 euro, mentre per un locale abitativo, sempre di 100 mq, il nucleo familiare paga 126,30.
Non vado a sindacare se il criterio sia giusto, però una cosa è certa: il danaro incassato in più non deve essere usato per altri fini.
Da quest’anno la T.A.R.S.U. è completamente gestito dalla Società Hera, bene o male, ognuno lo vede con i propri occhi, ma una cosa è certa: la libera concorrenza, gli Amministratori attuali di Cattolica, non sanno cosa sia.

In un regime di libera concorrenza e di mercato aperto, senza eventuali interferenze di altra natura, non si potrebbero spuntare costi più bassi per lo stesso servizio?
La T.A.R.S.U. è una tassa che il cittadino di Cattolica sa di pagare, però non sa se è giusto ciò che paga.

di Giorgio Pierani

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Hera, questa sconosciuta

La mitologica Era

Tratto da Cubia n° 26 – Novembre 2002

L’evoluzione del settore dei servizi (gas, energia elettrica, ciclo idrico, servizi ambientali) ha aumentato la valenza strategica di operazioni di aggregazioni tra gli operatori nel settore. In questo contesto è nata una nuova creatura, denominata HERA. L’acrostico HERA sta per Holding Energia Risorse Ambiente, e si richiama alla mitologica Era, moglie di Zeus e dea della fertilità.
Tecnicamente, 10 società della Romagna hanno scorporato la gestione dei loro servizi a beneficio di SEABO, ottenendo in cambio quote azionarie; al termine dell’operazione sarà operativa la nuova Holding. Da quel momento HERA si muoverà con cinque società territoriali (una per provincia, Rimini compresa), che avranno compiti operativi specifici. Nella holding, i vecchi soci di SEABO avranno circa il 51% quelli delle aziende romagnole (riunite sotto il nome di Perimetro) il 49% circa.
Il Consiglio di Amministrazione sarà composta da 10 membri: 5 espressi da Bologna (compreso l’Amministratore Delegato), 5 dalla Romagna (compreso il presidente).
Le Società interessate sono: SEABO di Bologna, AMF di Faenza, AMI di Imola, AMIA di Rimini, AMIR di Rimini, SIS di S. Giovanni in M., AREA di Ravenna, ASC di Cesenatico, UNICA di Forlì-Cesena, TEAM di Lugo di Romagna e GEAT di Riccione.

di Mario Masi

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Pazzaglini: “Non vedo un futuro pubblico per Hera”

Hera

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2006

Molti dei problemi che gli enti locali stanno avendo con Hera sono dovuti alla situazione ibrida di quell’azienda, che è una Spa a tutti gli effetti, quotata in Borsa, e che quindi deve fare utili, ma è anche controllata dagli enti locali che hanno il 51% delle azioni, e agisce in un mercato di monopolio. Situazione che porta il sindaco di Cattolica Pietro Pazzaglini a dire che “per il futuro dubito molto che Hera possa restare un soggetto a maggioranza pubblica“.

Insomma, da una parte un’Hera privata, o a controllo privato, dall’altra i Comuni che, però, possono scegliere anche altre ditte cui rivolgersi per i propri servizi.

Signor sindaco, che giudizio dà dell’operato di Hera?

Diciamo che questa città era abituata a servizi di livello altissimo. Abbiamo assistito, con l’arrivo di Hera, ad una omogeneizzazione verso il basso. Devo però anche dire che la percezione della qualità è ancora più bassa rispetto a quello che davvero è il servizio. Credo comunque che anche questo si inquadri nella situazione complessiva dei rapporti tra Hera e gli enti locali, che è un pò ambigua“.

Cosa intende di preciso?

Per inquadrare il discorso, ricordo che, a Cattolica, Hera si occupa della gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque, compresa la depurazione. Le reti sono pubbliche, o di proprietà di aziende pressoché totalmente pubbliche. La gestione invece è demandata ad Hera, che è una Spa a maggioranza pubblica, poiché il 50% delle azioni è dei Comuni. Vi è poi un controllo sulle tariffe, effettuato dall’Ato. Così ci troviamo di fronte ad un “Giano bifronte”: Hera da una parte è un’azienda che deve fare profitti, e quindi massimizzare il differenziale tra i costi per i servizi ed i ricavi, e dall’altra è un soggetto che deve fornire servizi agli enti che sono i suoi proprietari, e che prendono la qualità. E’ una situazione difficile“.

E’ vero. I Comuni del resto da una parte devono pretendere un servizio di qualità, che costa, dall’altra incassano i dividendi di Hera…

Certo, ma al di là dei dividendi, che non sono l’aspetto principale del problema, quel 51% non consente di fatto agli enti pubblici di controllare. Allora, a questo punto, credo che i Comuni, Cattolica compresa, debbano abituarsi ad un nuovo modo di gestire i servizi pubblici. E dubito che in futuro si possa continuare ad avere la maggioranza pubblica. Credo che potrebbe essere opportuno avere, da una parte Hera come azienda privata che sta sul mercato, e dall’altra gli enti pubblici che si servono da Hera per i propri servizi, e che riescono a fare, tutti insieme, una contrattazione forte e, soprattutto, personalizzata. Dando cioè ad ogni Comune quello che gli serve“.

Questo sarebbe vero se Hera non agisse in regime di monopolio…

Credo che, se i Comuni cominciassero a cercarsi aziende alternative per svolgere i propri servizi, anche Hera dovrebbe stare davvero sul mercato, e quindi garantire un buon rapporto prezzo qualità“.

Qualche maligno potrebbe pensare che lei fa questa proposta perché Cattolica ha ormai una quota residuale dentro ad Hera…

Credo che il gioco non valga la candela neppure per chi ha partecipazioni più alte: non dimentichiamo che metà del dividendo se la prendono i soci privati. Ed eventuali abbassamenti delle partecipazioni in Hera possono liberare risorse che permetterebbero di accendere mutui per opere pubbliche, infrastrutture, cose utili alle comunità“.

Seguendo la strada che lei delinea, non avrebbe più senso il ruolo dell’Ato.

Diciamo che l’Ato potrebbe diventare un coordinamento dei vari enti locali, in capo al presidente della Provincia, indispensabile nel momento della contrattazione. E non è casuale che abbia detto che la contrattazione sarebbe “personalizzata”, a differenza di quanto accade adesso. Noi ora ci troviamo in una situazione un po’ particolare, ad esempio, col piano della depurazione proposto da Ato“.

Cioè?

Cioè Cattolica, così come altri Comuni della zona sud, negli anni scorsi ha investito milioni di euro per sdoppiare le reti, fare il depuratore… Nella zona nord è stato fatto assai meno. Ora, il piano della depurazione proposto da Ato prevede tanti investimenti per sdoppiare reti e costruire depuratori nella zona nord, e per di più i nostri cittadini, nelle bollette, continuano a pagare la depurazione come quelli della zona nord. Abbiamo chiesto all’Ato un segnale in questo senso“.

E l’avete ottenuto?

Diciamo che i Comuni della zona sud, tutti, saranno molto attenti al piano, prima di votarlo“.

 

di Francesco Pagnini

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