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… e 100!

Cubia numero 100

Che bello: finalmente un numero a tre cifre! Che soddisfazione per noi essere riusciti a tenere duro per dieci anni, a superare difficoltà di ogni genere, a raggiungere un traguardo che in tanti momenti di questa appassionante avventura ci sembrava così lontano e, chissà, forse anche irragiungibile.

E invece ce l’abbiamo fatta, e il merito va in ugual misura a tutti gli amici e i collaboratori che nel corso degli anni si sono avvicendati nel nostro gruppo, contribuendo a rendere questa piccola -ma per noi grandissima- pubblicazione un costante e importante punto di riferimento per Cattolica e i cattolichini.

In rappresentanza di tutti, ne cito solo uno, la persona che ha consentito a Cubia di decollare e di volare alto: Ignazio Rotondi, che proprio in questi giorni, il 7 aprile di tre anni fa, ci ha lasciati, ma non ci ha abbandonati, perchè continua a vegliare su di noi, vigilando affinchè Cubia esca puntualmente ogni mese…

Per festeggiare la centesima uscita, abbiamo stravolto l’impostazione delle nostre pagine.

Innanzitutto, abbiamo chiesto agli alunni della scuola elementare -quelli che sono nati nel 2000 con Cubia- di disegnare la copertina, e i bambini ci hanno fatto un bellissimo regalo.

Abbiamo poi riservato degli spazi ai ragazzi della scuola media per raccontarci come vedono Cattolica, e i loro elaborati evidenziano, nel bene e nel male, gli aspetti più importanti della loro città, che hanno giudicato con appassionata severità, ma nella quale tutti si dichiarano felici di vivere.

E abbiamo voluto autocelebrarci, ricordando le tappe salienti di questi dieci anni vissuti dalla città e da noi raccontati.

Un racconto che continuerà, almeno fino a quando avremo consapevolezza che i cittadini di Cattolica ci aspettano, e fino a quando avremo le energie sufficienti per andare avanti.

Per questo, consideriamo il numero 100 non come un punto d’arrivo, ma come un traguardo volante, uno striscione sotto il quale transitiamo senza fermarci… prendiamo i punti in palio… beviamo un sorso d’acqua… e riprendiamo la corsa.

di Paolo Saracino

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Parco Navi le banche vogliono i parcheggi

 

le anatre del parco le navi

 

Tratto da Cubia n° 18 – Gennaio 2002

Si è ripetutamente scritto e parlato in questi giorni della vendita, da parte del Comune di Cattolica, dei parcheggi adiacenti Il Parco Le Navi: per sapere come stanno realmente le cose, abbiamo incontrato Pietro Pazzaglini (presidente della Parconavi S.p.A. e assessore all’Urbanistica.

E’ vero che state per vendere i terreni circostanti il Parco Navi attualmente adibiti a parcheggio?

Senza entrare troppo nel merito tecnico, diciamo che quei terreni sono stati ipotecati dalla banca che aveva erogato alla società il prestito di 28 miliardi per gli investimenti iniziali. Tuttibanca, capeggiata dalla Rolo Banca, non avendo garanzie reali da prendere, visto che il complesso delle Navi è patrimonio della collettività, nella fattispecie della Regione Emilia-Romagna, ha ipotecato l’unica cosa che poteva ipotecare, e cioè quei terreni.

Vista la situazione economica della Società Parconavi, la Banca ci ha fatto questa domanda: “Si può verificare l’ipotesi di acquistare noi, o qualcuno al posto nostro, o comunque trovato da noi, quei terreni, in modo tale che voi risolvete la vostra situazione debitoria e noi cerchiamo di sistemare la nostra posizione di esposizione?

Le banche, all’inizio, hanno concesso 28 miliardi di mutuo, quindi un finanziamento alto, importante, che corrisponde ad un po’ meno del valore del capitale sociale messo dai soci, fra cui c’è il Comune di Cattolica.

Quindi, un atteggiamento di attenzione verso questo problema è dovuto; quale, poi, sarà l’esito dipenderà dagli organismi competenti, che sono il Consiglio comunale, provinciale e regionale. 

Da parte nostra, vista la situazione, abbiamo preso in considerazione l’ipotesi, anche perché, come dotazione di parcheggi, siamo sovradimensionati. Quindi c’è disponibilità a discutere sulla proposta.

Ma, se il terreno venisse acquisito dalle banche o da altri per mezzo loro, vi si potrebbe costruire?

In linea teorica sì, ma questa decisione non compete né alla Società, né alla Giunta comunale, ma dipende dai Consigli comunale, provinciale e regionale. La Banca, o il privato a cui la banca avrà concesso questo titolo, farà una richiesta, e a quel punto comincerà un iter, che potrà avere esito positivo o negativo.

Personalmente, comunque, sono grato alla Banca, che ha dimostrato la volontà di mantenere in piedi la Società e di trovare una soluzione. Soluzione che, oggi come oggi, al di là delle chiacchiere, non conosce ancora nessuno, nemmeno io. Finora, infatti, si è ragionato solo di impostazione generale, non del fatto in sé.

Prima di terminare questa breve chiacchierata, voglio porle una domanda su una questione “spinosa”, su cui da tempo si è creata forte polemica, e cioè sulla presunta incompatibilità di Pazzaglini quale Presidente delle Navi e Assessore all’urbanistica: qual è la sua posizione al riguardo?

Sono state fatte tante illazioni che non tengono conto della realtà. Sono strumentalizzazioni, che, lo capisco, fanno parte del gioco politico, ma la verità è che la questione di incompatibilità non esiste nella sostanza.

Infatti, è la procedura stessa che dimostra l’inesattezza delle informazioni date ai cittadini: le concessioni edilizie le rilascia il Dirigente; l’Assessore non le vede, non le giudica, non le valuta, non le firma; il percorso è interno, è una procedura prescritta dalla legge. A monte della richiesta ci può essere un piano particolareggiato, che viene pubblicato con manifesti, e poi approvato, modificato, controdedotto, non approvato dal Consiglio comunale, dove l’assessore non vota, perché non è Consigliere comunale.  Ai livelli superiori, Consigli provinciale e regionale, neanche a parlarne.

Quindi, la storia della incompatibilità non c’è, non esiste. Sappiamo tutti che è una cosa non vera.

di Ignazio Rotondi

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L’allungamento del molo non crea danni a nessuno

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2006

Con il nuovo piano strutturale, le aree verdi attualmente esistenti alle spalle delle recenti costruzioni in via Mascagni e in via Larga, rimarranno tali?
Il P.S.C., Piano strutturale comunale, esprime indicazioni generali e non esecutive: solo nel 2007, con il Piano Operativo, si vedranno i dettagli. La viabilità verrà sicuramente modificata: quell’area non verrà tagliata a metà da una grossa strada nuova, come prevedeva il vecchio P. R. G. Su via Larga sono stati costruiti edifici in cambio di aree a verde e parcheggio, e anche dall’altra parte, dietro la Chiesa di S. Benedetto, confinante con i campi sportivi, non si costruirà.
Inoltre, tutte le aree dietro il Diamante, l’Ospedale e la RSA, fino a ridosso della pista della minimoto, quindi fin sotto la circonvallazione, vengono definite come un grande comparto che ha la vocazione al completamento edificatorio, con la possibilità di realizzare quella quota di edificazione, che dovrà derivare dalle permute, dalla perequazione, ecc., sempre a fronte di grosse cessione di aree per il verde.
In quella fascia si stima che sorgeranno alloggi per un quinto dell’insieme previsto, quindi circa 80/100 appartamenti. Importante è che ci sia una quota di residenze da una parte ed una quota significativa di cessione di aree. Solo con il Piano operativo del 2007 si saprà esattamente dove saranno case, strade, verde, parcheggi, servizi, ecc.
Era prevista una strada, che, con uno svincolo all’altezza di via Larga, si allacciasse alla circonvallazione, così da alleggerire il traffico da e per Cattolica-S.Giovanni-Gabicce…
Sono previsti due innesti:

  1. Un grande rondò all’altezza del Diamante, dove oggi si transita per andare sulla statale per Rimini; un tratto di strada dovrebbe proseguire e andare sulla via Luciona per portare direttamente alla Zona artigianale, bypassando via Allende. La grande rotatoria all’altezza del cimitero, mentre oggi consente di andare solo verso Rimini, permetterà di andare a destra e a sinistra, quindi anche dalla statale verso la zona artigianale, alleggerendo la via Cabral, e la via Malpasso a S. Giovanni.
  2. All’altezza del ponte di via Cabral, che passa sopra circonvallazione ed autostrada, verrà fatto un innesto alla circonvallazione, ma solo per Rimini; e sulla via Larga dovrebbe esserci un rondò.

Queste sono le previsioni: ci si dovrà poi accordare con ANAS, Provincia, ecc.
A quanto la realizzazione del secondo stralcio a completamento dei lavori di razionalizzazione del piazzale del porto?
Il progetto originario l’abbiamo fermato per vari motivi. Ci sono state più richieste per fermarlo: diverse sono venute da parte dei pescatori, affinché almeno da quella parte ci fosse più possibilità di muoversi, di movimentare; poi c’è chi vorrebbe più posti auto, ecc. Abbiamo fermato il progetto per rivederlo, ma anche e soprattutto perché, avendo in attività il cantiere della nuova darsena, con tutti i camion, i mezzi pesanti che transitano e spaccano la strada, con i lavori pesanti che dureranno fino alla prossima estate, abbiamo pensato di rivedere il progetto entro questo inverno, per poi fare le gare, così che da Settembre/Ottobre del prossimo anno si possano cominciare i lavori.
Per l’allungamento del molo di levante quali sono le prospettive?
La procedura è complicata, stiamo facendo di continuo riunioni tecniche: in una recente, con i tecnici della Regione, abbiamo predisposto il progetto preliminare; ora si passa al definitivo. In quella riunione tutti i presenti concordarono su poche certezze, una delle quali è che sicuramente questa opera non danneggerebbe nel modo più assoluto i comuni di Misano e Riccione: se ci sarà un leggero effetto di spostamenti di sabbia, lo creerà nel comune di Cattolica.
Passando al progetto definitivo, cioè alle prove in vasca con modelli fisici tridimensionali, avremo la certezza che non sarà danneggiato nessuno. Quindi le due Regioni, Emilia-Romagna e Marche, dovrebbero autorizzare questa piccola opera, che noi speriamo di potere realizzare, contestualmente alla fine dei lavori che abbiamo in corso, entro il prossimo anno.
Speriamo di essere autorizzati e di potere fare, e finire, questa opera, che in effetti si può realizzare in poche settimane, nell’Ottobre prossimo, prima che arrivino brutto tempo e mareggiate; ci stiamo muovendo in questa direzione.

di Ignazio Rotondi

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Intervista a Sergio Maestri, presidente della Cooperativa Sociale Valconca

Cooperativa_Sociale_Valconca

Tratto da Cubia n° 59 – Febbraio 2007

Alla sera ci si sente contenti

Ci sono stati degli sviluppi negli ultimi tempi nel confronto con l’Amministrazione di Cattolica? La Cooperativa rimarrà nell’attuale area, o ci sono prospettive diverse?

I nostri amministratori comunali mi hanno confermato la volontà di collaborare con la Cooperativa e hanno riproposto la possibilità, nell’eventualità che si dovesse spostare la sede della Cooperativa con tutti i laboratori, le attrezzature, le serre, di darci uno spazio al centro del paese. Non sappiamo dove sia, ma farebbe molto piacere, a noi e soprattutto ai ragazzi, stare in un posto centrale, per avere contatti continui con la città, con la gente di Cattolica, perché il problema principale di queste persone è l’isolamento in cui si trovano: per loro, infatti, la città, così come i loro famigliari, non ha molta disponibilità per poterli seguire continuamente. Avendo, invece, una struttura in una zona centrale, i ragazzi sarebbero sempre in contatto con l’esterno, potrebbero socializzare; i cittadini, d’altro canto, conoscerebbero meglio la nostra realtà e come vivono questi “ragazzi” di diverse età; potrebbero vedere cosa la cooperativa è in grado di fare per loro. A me piacerebbe che la gente potesse seguire i ragazzi anche nei progressi che fanno: si vedono persone che, quando arrivano qui, hanno dei problemi grossissimi, ma molti nel giro di pochi mesi fanno dei progressi impensabili, che spesso sono dovuti proprio al contatto continuo con l’esterno.

Si può davvero dire che è cambiato il clima attorno alla sua cooperativa? Non sembra più così pessimista come qualche tempo fa…

Il Comune ci ha confermato la possibilità di potere restare in città e potere costruire una casa residenziale, magari autogestita da persone che non hanno dei problemi molto gravi, dove potere avere, oltre che i nostri laboratori, anche le nostre serre, dove si producono fiori, e dove si dà la possibilità ai ragazzi di vedere il risultato del loro lavoro; un posto appunto dove i ragazzi possono vedere questi risultati, dove possano essere a contatto e parlare con la gente esterna. Abbiamo visto da un po’ di tempo che c’è una grossa apertura da parte dell’amministrazione; c’è stato un cambiamento a U da parte della politica nel modo di rapportarsi con noi: non sappiamo a cosa sia dovuto, ma dobbiamo ringraziare l’Amministrazione per questa apertura. 

Non solo a Cattolica la risposta è positiva…

Anche altri comuni si stanno aprendo a forme di collaborazione con noi. Le attività principali che noi svolgiamo sono nel settore del verde. E in questo settore stiamo lavorando bene: in particolare, il comune di Riccione, di cui abbiamo 16 ragazzi inseriti in Cooperativa, attraverso la GEAT ci ha dato una commessa di lavoro di potatura di ben 1.500 piante, assieme ad un’altra cooperativa di Rimini. In questo modo siamo riusciti ad inserire nel mondo del lavoro persone che diversamente non hanno altra collocazione, o possibilità di essere assunti da aziende normali.

Quali sono le altre attività che riuscite a portare avanti?

Gli altri lavori che portiamo avanti: uno in una industria di Coriano, dove si fa la selezione del materiale differenziato che viene raccolto nei vari centri; qui abbiamo undici persone. Poi ci sono i laboratori, dove stanno i ragazzi un po’ più gravi, dove abbiamo il centro protetto con le persone che hanno grosse difficoltà. Questi ragazzi operano nelle serre, dove sviluppiamo il settore della floricoltura. Abbiamo inoltre settori ricreativi, culturali, dove svolgiamo per queste persone più gravi attività di carattere ricreativo-culturale, portandoli anche in piscina al nuoto; abbiamo un gruppo dell’AVULSS, e di insegnanti che fanno un corso di cultura generale a cui si dedicano con molto entusiasmo, anche accompagnando i ragazzi a mostre fuori Cattolica. Facciamo un corso di danza; abbiamo il capitano Voltolini che ci fa un corso di arte marinara; uno psicologo viene tutte le settimane per parlare coi ragazzi; siamo in procinto di fare attività di ginnastica tramite un signore che si è offerto.

Un bel po’ di iniziative per una cooperativa che non ha scopo di lucro!

Noi ci sobbarchiamo il compito di assumere persone che non possono avere la produttività richiesta da altre aziende; per noi è un impegno morale, abbiamo una logica diversa, non la logica del guadagno; difatti siamo una cooperativa ONLUS, dove mancano il profitto, i dividendi. Ci sentiamo orgogliosi di portare avanti un simile discorso, lo sentiamo come una missione e siamo contenti. Abbiamo lottato molto ed oggi la nostra attività è vista come molto utile, per i ragazzi e per tutta la comunità cittadina. E alla sera ci si sente contenti per aver fatto qualcosa di utile per la società.

Approfitto dell’occasione per ringraziare tutti i collaboratori, gli amministratori e tutte le persone di buona voltontà, che in qualche modo ci aiutano a portare avanti l’attività della Cooperativa. Auguriamo a tutti un Buon Natale e un felice anno nuovo.

di Ignazio Rotondi

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Le serate per Cubia chiudono in bellezza

Raffaele Bersani

Raffaele Bersani

Tratto da Cubia n° 82 – Maggio 2008

Lo scorso venerdì 9 maggio, presso la sala conferenze dell’Hotel Kursaal, si è svolta l’ultima delle “Serate di Cubia”. All’ingresso, gli intervenuti hanno potuto trovare il libretto che Cubia, grazie al prezioso contributo della Banca di Credito Cooperativo di Gradara, ha potuto stampare e che gli abbonati hanno ricevuto con lo scorso numero della rivista.

Quella cara Vecchia Cattolica”, questo il titolo della pubblicazione, è stato dedicato ad Ignazio Rotondi, ad un anno della sua scomparsa, per ringraziarlo di tutto quello che ha dato a Cubia e a Cattolica.

Anche la serata è stata un’importante occasione per ricordare Ignazio, per riaffermare, come avviene su ogni numero del giornale, che se anche la sua mano non può scrivere più, numero dopo numero, articoli su quel che di Cattolica amava, ma anche criticava, il suo ricordo ci accompagna ogni volta che ci troviamo ad affrontare una nuova pubblicazione ed il suo esempio, intimamente, ci fa da monito, che noi, come discoli, a volte ascoltiamo e a volte no.

Ad aprire la serata è stato un caro amico di Cubia, il maestro Raffaele Bersani, che ha voluto donare ai presenti alcuni splendidi momenti di recitazione, proponendo alcuni dei testi che compongono lo spettacolo “Florilegio”, che lo stesso Bersani ha presentato a Roma, il 26 aprile scorso, di fronte all’attenta platea del teatro “Ygramul”, riscuotendo un meritato successo.

Ascoltare le letture recitate di Bersani è stato come viaggiare per l’Italia, perché molti dei testi sono stati declamati in dialetto e si è passati, ad esempio, dalla Sicilia con “La lupa” di Giuseppe Verga per arrivare alle celeberrime poesie di Trilussa, in dialetto romanesco.

L’interpretazione di Bersani è stata toccante e coinvolgente, e tutti i presenti erano attenti ad ogni parola, ogni inflessione.

Protagonista della seconda parte dello spettacolo è stata la Bottega delle Voci, che ha proposto alcuni brani, divenuti nel tempo pietre miliari della musica italiana ed internazionale, reinterpretati attraverso interessanti sperimentazioni vocali. Un’ottima performance di questo gruppo, diretto dal maestro Fabio Mengucci, che ha dimostrato notevole bravura, molto apprezzata dagli spettatori.

In definitiva, uno spettacolo di notevole spessore artistico, che avrebbe meritato un pubblico più numeroso, ma che ha di certo dato torto agli assenti.

Degna conclusione per un ciclo di Serate per Cubia una più bella dell’altra. Per le quali ringraziamo di cuore tutti i bravissimi artisti che si sono esibiti.

di Alessandro Fiocca

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Bei ricordi di tempi semplici e irripetibili

Processione Corpus Domini

Processione Corpus Domini

Tratto da Cubia n°58 – Gennaio 2006

La Signora Marcucci Sestina di San Giovanni in Marignano, ospite del pensionato la Quiete, ha 92 anni e ci racconta qualcosa della sua vita.

Ho frequentato le scuole dalle suore. A 18 anni a San Giovanni facevo parte di una compagnia teatrale di dilettanti, che recitava nel teatro locale, ancora esistente, dove raccoglievamo gli applausi di tutto il paese. Allora non c’erano passatempi, non c’era altro. Ci ritrovavamo per cantare, si preparavano e si facevano le recite; usava molto il dramma: ricordo “Il padrone delle ferriere“, “Teresa Raquen“, e la gente che piangeva… Erano gli anni più belli. Ci trovavamo durante la settimana per le prove; il regista era il farmacista. Quando era freddo, ci scaldavamo con la carbonella negli scaldini fra una cantata e l’altra; non si andava a mangiare in giro, ma pizzicavamo un po’ di sementine, di “frusaia”. Ricordo un episodio: uno della compagnia portò delle castagne cotte in un vaso da notte (pulito!), perché non aveva un altro recipiente adatto, e, mentre tutti ci facevamo una risata, una del gruppo se la prese: era la maestra Corbucci Anna Maria, che piantò tutti in asso e si ritirò dalla compagnia. La gente veniva anche da Cattolica in teatro e pagava; noi non prendevamo nulla, ma eravamo felici. Ricordo alla fine una bella cena tutti insieme.
Quella volta c’era anche un po’ di miseria. Mio padre, Marcucci Lorenzo, faceva il falegname, era un santo uomo; mia mamma era di Riccione e si chiamava Lazzarina.
Abbiamo continuato le recite per circa sei anni. Poi mi sono sposata con un ragazzo di S. Giovanni: faceva parte della compagnia, era il “primo uomo”, mentre io era la “prima donna”; era nato pian piano un po’ di calore, poi l’amore.
Per incontrarci fra ragazzi e ragazze approfittavamo delle feste del Corpus Domini, della prima domenica di ottobre, ed altre; facevamo dei festoni con rami di alloro che andavano attraverso le strade da una finestra all’altra; poi le luci; si facevano delle belle meravigliose processioni, a cui venivano anche da Cattolica; alcune ragazze, vestite da angeli, andavano dietro il baldacchino ed il prete.
Dopo i 18 anni, a volte venivo al mare a Cattolica con il mio ragazzo, che mi portava sul cannone della bicicletta, per cui quando scendevo ero tutta indolenzita e dolorante. Alla sera non si usciva. Da fidanzata, a fine anno o per carnevale, andavo a ballare con il fidanzato nelle sale del comune: erano 4-5 stanze comunicanti, e si passava da una all’altra ballando valzer, tanghi, fox-trot… fino al massimo a mezzanotte. In Quaresima e durante l’anno sempre a casa; le ragazze erano molto riservate, salvo qualche eccezione.
Dai 18 ai 24 anni andavo ad imparare a ricamare alla Singer del Sig. Gamboni di Saludecio, per potermi poi comperare la macchina. Ho fatto la ricamatrice, ma tanti non pagavano i lavori, e mia mamma andava per le case a chiedere i soldi. A 24 anni mi sono sposata e non ho più fatto questo lavoro.

a cura di Ignazio Rotondi

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