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Continuiamo a parlare di scuola… con i numeri

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Nel mese di Settembre scorso è stato presentato a Parigi il rapporto annuale Ocse, organizzazione composta da 30 paesi membri più 6 partner, che mette a confronto i sistemi formativi dei rispettivi 36 paesi di appartenenza.
La tecnica della scuola – rivista nota a tutti gli insegnanti, o quasi, alle pagg. 8 e 9, alcune tabelle del rapporto che indicano il numero medio annuo dei docenti statali ad inizio e fine carriera.
L’estensore dell’articolo “Valutazione docenti nel rapporto Ocse”, fra le altre considerazioni, dice:
“…tabelle e percentuali che bocciano per l’ennesima volta il sistema scuola Italia”…”La scuola italiana ve viene fuori malconcia per due ordini di motivi che possono riassumersi in: – a fronte dell’elevato numero di ore di lezione cui sono sottoposti, gli studenti italiani ottengono risultati modesti e deludenti nelle prove Ocse-Pisa; – i docenti italiani sono gli unici che nel corso della loro carriera non sono mai sottoposti a valutazioni…”.
Fin qui La Tecnica della scuola, rivista non certamente vicina né al Ministro Gelmini né all’area politica del governo attuale.
Entriamo allora nel merito dei dati che il corposo rapporto Ocse ha prodotto, per commentarli poi brevemente.
Nella tabella n.1 (sotto a sx –ndr) sono riportate le ore annue di istruzione. Si può vedere che in Italia i giovani fino ai 15 anni stanno in classe molte più ore dei loro colleghi stranieri; siamo addirittura al primo posto fino agli 11 anni, e anche dopo la classifica non cambia di molto.
Prima considerazione, anzi prima domanda: se il tempo impiegato da insegnanti e alunni è così alto, perché i risultati sono così modesti?
Un altro dato che emerge dall’indagine è il numero medio di alunni per classe, che, per le elementari italiane, è pari a 18,3 molto al disotto della media, la Germania arriva a 22, i paesi asiatici addirittura hanno numeri altissimi: 28 – 32 alunni per la classe senza che ciò apparentemente penalizzi risultati.
Questo dato possiamo anche vederlo da un’altra angolazione, cioè il numero medio di studenti per insegnante e, ovviamente, troviamo lo stesso risultato.
In Italia, per ogni insegnante, alle elementari ci sono 10,6 ragazzi, mentre nei paesi europei il dato viaggia intorno ai 15-20 alunni per insegnante.
In sintesi, in Italia abbiamo: a) i ragazzi che stanno in classe più tempo che negli altri paesi oggetto dell’indagine; b) il numero di ragazzi per classe fra i più bassi (cioè classi poco numerose); c) un basso numero di ragazzi per ogni insegnante (cioè molti insegnanti per pochi ragazzi).
Amara conclusione; in Italia c’è un consumo eccessivo, si può anche dire spreco di tempo: troppe ore in classe; e un altrettanto spreco di risorse: troppi insegnanti da pagare. Tutto questo perché la scuola è male organizzata.
Da ultimo, non però per importanza, risulta anche che gli insegnanti italiani sono i PEGGIO PAGATI. Come dimostra la tabella n. 2.
Ho volutamente escluso il Lussemburgo, che è il paese che paga di più i suoi insegnanti con compensi che vanno da un minimo di 43.814 fino ad un massimo, a fine carriera della secondaria di 2° grado, di 109.660.
Da questa seconda tabella emerge chiaramente che gli insegnanti italiani sono “malpagati”.
E allora non viene il dubbio che nella nostra scuola, è ora di smettere di parlare solo di soldi, che, fra l’altro, non finiscono neppure nelle tasche degli insegnanti, in quanto, come abbiamo appena visto, sono “malpagati”, e aggiungo io, spesso anche “maltrattati”?
Cominciamo a guardare serenamente e concretamente alla sua organizzazione; abbandonando il ritornello “ideologico” dei sindacati e di certi insegnanti di estrema sinistra: risorse, risorse, risorse. Se una macchina non va, non serve riempirla di benzina, occorre portarla dal meccanico e aggiustare il motore.
Davvero qualcuno ha ancora voglia e titolo per dare contro al Ministro/a Gelmini che, avendo “ereditato” dal passato questa situazione, cerca di porvi rimedio nel modo più indolore possibile?
Potrà anche fare qualche errore, ma usiamo il buon senso e diamole atto che la direzione è giusta.
P.S. Il precariato nella scuola è vecchio di oltre 50 anni. Nel 1966, appena laureato, avevo avuto la nomina per una supplenza annuale, cioè fino al 30 Settembre dell’anno successivo; avendo però già un figlio in arrivo, ho ritenuto opportuno rinunciare e cercare altre strade, che con costanza e buona volontà ho trovato. Mia moglie e mia figlia, entrambe innamorate della scuola, sono state precarie per una decina di anni a testa.

Tabella n.1        
Numero annuo di ore di istruzione  
         
Orario minimo      
         
  7/8 anni 9/11 anni 12/14 anni 15 anni
Finlandia 608 683 741 741
Media Ocse 790 835 926 966
Italia 990 1023 1089 1089
         
         
Orario massimo      
         
         
Italia 990 1023 1167 1330
         
         
         
Tabella n.2        
Stipendio annuo docenti a inizio e fine carriera  
  (in dollari)    
         
  scuola scuola scuola  
  primaria secondaria 1°gr. secondaria 2°gr.  
         
         
I più bassi        
         
Francia 20.756-41.196 22.844-43.381 23.386-43.647  
Italia 21.901-32.280 23.598-35.428 23.598-37.033  
         
         
I più alti        
         
Germania 38.098-50599 42.088-57.073 45.225-62.817  

 

di Gianfranco Vanzini

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L’ultimo minuto

bombe_intelligenti

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Lunedì 21 Settembre mentre i vertici di stato e chiesa celebravano all’unisono i funerali dei sei parà uccisi in Afghanistan, ai bambini d’Italia dai tre anni in su è stato chiesto dal ministro dell’Istruzione Gelmini di osservare nelle proprie aule un minuto di silenzio. Ma a noi docenti, lo sguardo delle alunne e degli alunni che quotidianamente ci interroga, ricorda che l’obbedienza non è più una virtù. Occorre un soprassalto di dignità. Uno spasmo di consapevolezza professionale. La Scuola a servizio della quale mettiamo le nostre forze, le nostre intelligenze e le nostri passioni è quella della Costituzione della Repubblica italiana e non una degenerata scuola ministeriale. Allora dobbiamo urlarlo, gridarlo con tutta la forza che ci è rimasta in questi corpi che ancora non sono in vendita a nessuno, tantomeno alla miseria umana di una Gelmini di turno: La Scuola della Costituzione italiana RIPUDIA LA GUERRA E QUELLO CHE STIAMO FACENDO IN AFGHANISTAN SI CHIAMA GUERRA. In otto anni di questa assurda presenza sono morti almeno 11 mila civili afgani innocenti per i quali non un secondo di silenzio è stato osservato nella scuola ministeriale. Possiamo raccontarcela tra noi che siamo là per una ricostruzione mai avvenuta e per una pace mai voluta dai signori delle armi ma LASCIAMO FUORI I BAMBINI DA QUESTA RETORICA PUTREFATTA. Glielo dobbiamo, se la parola verità ha ancora un senso. Glielo dobbiamo, se osiamo sperare che un giorno nessuno di loro per sentirsi eroe abbia bisogno di imbracciare un mitra o sganciare una bomba intelligente. Quando gli unici eroi rimasti saranno quelli che si rifiutano di andare in guerra per quanti soldi gli possano offrire serviranno, solo allora, l’ultimo minuto di silenzio prima di cantare e danzare la vita per sempre.

di Amedeo Olivieri e Daniela Franchini

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