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Il “silenzio” di Dio – il nostro silenzio

 

Martin Luther King

Martin Luther King

 

 

Tratto da Cubia n° 64 – Agosto/Settembre 2006

Sono passate le vacanze, ma le tragedie umane non sono andate in vacanza: guerre, fame, violenze, ingiustizie hanno continuato il loro percorso, non sono andate in ferie. Le carrette del mare continuano la loro navigazione disperata, i poveri errano come possono in un neoliberismo stritolante: così va la vita per gran parte degli uomini del pianeta.

Un caro amico, padre Saverio Paolillo, mi scrive raccontando che nel Comune di Serra (Brasile) è stato inaugurato un carcere metallico: containers trasformati in celle, 20 detenuti in ognuno, una struttura da resuscitare il fantasma dei campi di concentramento. Tutto tace! Non abbiamo informazioni, non si vuol fare informazione su episodi come questo e tanti altri… poi ci si chiede, come papa Benedetto XVI e tanti altri, “perché Dio ha taciuto?”. “Svegliati perché dormi, Signore! Destati, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Sorgi, vieni in nostro aituo!” (salmo 44). Questo è il grido straziante che si eleva dai tanti patiboli innalzati dalla cattiveria umana nei nostri giorni.

Il silenzio di Dio!?!

E’ un silenzio che ci infastidisce, soprattutto davanti al dolore che lacera i corpi e le anime degli innocenti. Ci turba l’idea di un Dio che se ne sta lontano, impassibile, seduto sulla “comoda poltrona” a godersi lo spettacolo: l’Abbà, il Dio papà dal cuore pieno di tenerezza materna sembra svanire sull’orizzonte tenebroso della cattiveria umana e della sofferenza che ne scaturisce. Buttare alle spalle di Dio il peso delle responsabilità è una scelta comoda. Scandalizzarsi davanti ad un presunto silenzio di quello di Dio. Nel silenzio della croce di Dio. Solo Dio può fare questo. Solo Dio può dare la vita. Gli uomini fanno tutto per salvare la propria pelle, Dio la dona.

Il silenzio che sconvolge è quello dei presenti. E’ il silenzio della paura di perdersi per gli altri, è il silenzio della vigliaccheria, è il silenzio dell’omertà, è il silenzio che apparentemente è neutrale, ma in realtà è di consenso. E’ di questo silenzio che parlano le Auschwitz di ieri e di oggi. Dio non ha mai cessato di parlare: la sua parola risuona nelle nostre chiese, è proclamata dai nostri pulpiti, è ampiamente diffusa attraverso i mezzi di comunicazione sociale, ma… dove sono i cristiani? Dove siamo noi? Perché taciamo?

Oggi è l’economia neoliberale che sacrifica milioni di innocenti in nome del profitto accumulato nelle mani di poche persone. Intere moltitudini vivono ammassate nei campi di concentrazione di oggi: nelle periferie abbandonate, nelle prigioni disumane, in ospedali dove al dolore fisico si aggiunge la sofferenza dell’abbandono. Dov’è l’Umanità di fronte alle cattiverie di oggi? Silenzio! Fa finta di non vedere. Diventano vicine le tragedie provocate dalla furia della Natura, ma quelle provocate dalla furia umana sono cancellate. Non è il silenzio di Dio che deve scandalizzarci. E’ il nostro silenzio che deve preoccuparci.

Oggi, purtroppo, come dice frei Betto, molti cristiani non cercano un nuovo stile di vita costruito sui valori del Vangelo, ma cercano sollievo e soluzione ai propri problemi esistenziali; non cercano comandamenti, ma consolazioni; non vogliono perdono, ma una spiegazione alle loro angosce e difficoltà. E’ la dittatura dell’io. L’altro importa nella misura in cui mi serve. L’individualismo produce disinteresse e questi genera silenzio. Loquaci si è quando si tratta di difendere i propri diritti. Silenziosi quando si tratta di difendere quelli degli altri. Al massimo diciamo qualche parola di indignazione.

Si parla e discute sulle cattiverie del passato. Tanto la colpa è degli altri. Sulle attuali, silenzio assoluto, perché forse un po’ di responsabilità è anche nostra. Invece di preoccuparci del silenzio di Dio, è necessario rompere il nostro silenzio, assumendo il silenzio di Dio che parla di amore, solidarietà, tenerezza e servizio, senza fare tanto chiasso.

E’ urgente evangelizzare: portare la buona novella. Evangelizzare è mettere l’uomo in contatto con Dio, assumendo le scelte che Lui ha fatto, tra cui l’opzione preferenziale per i più poveri ed abbandonati, che lo ha portato a fare della povertà solidale uno stile di vita. “Bisogna che impariamo a vivere insieme come fratelli, o moriremo insieme come pazzi“, diceva Martin Luther King.

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