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Report Commissione Consiliare su RSA

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Mercoledì 17 Febbraio la sala della Giunta Comunale ha ospitato una seduta della 3^ Commissione Consiliare, convocata per discutere sulla situazione della struttura per anziani di Cattolica, a seguito dell’articolo-intervista pubblicato su Cubia del mese scorso, con l’intento -così ha esordito il presidente Enrico Del Prete, consigliere dell’Arcobaleno- di analizzare le criticità denunciate dal comitato dei parenti e di proporre alla Giunta eventuali soluzioni.

Per discutere in maniera approfondita, all’incontro erano stati invitati, oltre ovviamente ai membri della commissione, tutti i consiglieri comunali, i responsabili della Cooperativa che gestisce la struttura, i rappresentanti dell’AUSL, nonché l’avv. Armida Urbinati, in qualità di portavoce dei parenti stessi, che aveva rilasciato a Cubia l’intervista da cui l’incontro ha preso le mosse.

L’assessore Mancini -del PD-, prendendo la parola dopo Del Prete, ha evidenziato che già in passato erano state denunciate alcune criticità nella struttura per anziani, a cui se ne aggiungono ora delle altre, da affrontare e cercare di risolvere, ognuno secondo la sua competenza. Ha quindi sintetizzato le tematiche sulle quali si concentrano le denunce dei parenti: 

1. scarsità del personale e loro scarsa professionalità, eccessivo turnover, presenza di molti stranieri con evidenti difficoltà di comunicazione;

2. ridotto utilizzo delle fisioterapiste per le necessità degli anziani della Casa Protetta;

3. vitto inadeguato;

4. mancata integrazione della struttura con la città.

E’ stata poi la volta dell’avv. Urbinati, la quale ha ripreso uno per uno tutti i punti evidenziati nella intervista a Cubia, partendo dal rifiuto oppostole -probabilmente per motivi di privacy- dalla Coopselios alla richiesta di visionare gli attestati di qualifica del personale applicato nella struttura. A seguito di tale rifiuto, l’Urbinati ha girato la richiesta al responsabile dell’AUSL dott. Borgognoni. La rappresentante dei parenti ha posto l’accento sulla evidente carenza di professionalità di buona parte del personale, all’interno del quale -ha poi denunciato- ci sono fazioni contrapposte che danno vita ad una vera e propria guerra interna. Il che determina un clima molto pesante.

La parola è poi passata all’AUSL. Per il geriatra, dott. Rossi, gestire un anziano è molto complicato: ogni anziano ha una sua specificità e un suo processo dinamico, che comporta il passaggio da uno stato ad un altro, il che obbliga ad una verifica continua e richiede che la struttura sia pronta a gestire questi cambiamenti.

Il dott. Borgognoni, del dipartimento di sanità pubblica, ha sottolineato che i controlli sulla struttura di Cattolica sono frequenti: si contano già sette ingressi. Per quel che riguarda i requisiti previsti dalla legge regionale, ha assicurato che sono perfettamente rispettati nella “Vici-Giovannini”. Capitolo delicato è quello della qualifica professionale, per cui è in progetto di chiedere ogni sei mesi a tutte le gestioni di case per anziani l’elenco degli operatori con la copia degli attestati riconosciuti in Italia.

Anche il dott. Tamagnini, responsabile dei servizi per l’AUSL, ha difeso l’attività di verifica svolta dall’Azienda Sanitaria: verifiche che -contrariamente a quanto sostenuto dalla Urbinati- avvengono sempre di sorpresa, senza che i gestori ne siano informati prima. Abbiamo perfettamente il polso della situazione -ha assicurato Tamagnini-, secondo cui i numeri del personale garantiti dalla Coopselios sono addirittura del 2% superiori ai parametri previsti dalla legge regionale. Anche se -ha riconosciuto il rappresentante dell’AUSL- il turnover è eccessivo, va sicuramente migliorata la preparazione degli operatori, e c’è spesso un problema di passaggio delle consegne.

Il dott. Ghinolfi, della Coopselios, la maggiore imputata per le cose che non vanno, ha contestato alcune accuse, mentre su altre ha fatto delle ammissioni. Sul cibo, per esempio, è in programma una revisione complessiva dei menù, per assicurare una maggiore varietà. Ha inoltre annunciato che è allo studio un progetto per la introduzione di piatti tipici locali, anche con l’aiuto dei famigliari, ai quali sarà chiesto di diventare “cuoco/a per un giorno”. Anche sul ruolo dell’animatrice, Ghinolfi ha ammesso che finora è stata utilizzata per seguire un progetto sulla demenza. Ma tra breve tornerà a pieno regime a svolgere la sua attività. In questo settore -per il responsabile della Coopselios- il volontariato può fare molto, purché sia organizzato a dovere.

Per quel che riguarda il personale, vero punto critico, Ghinolfi si è difeso a spada tratta, sostenendo che, dei 26 operatori in servizio, solo 4 non hanno il titolo professionale, ma sono in possesso dell’altro requisito alternativo richiesto, cioè l’esperienza nel settore di almeno due anni. Certo, gli infermieri sono quasi tutti stranieri, con problemi di lingua, ma è così dappertutto -è la tesi della Coopselios- ed è una situazione con cui bisogna abituarsi a convivere. La gestione si impegna peraltro a proseguire nel programma di aggiornamento di operatori e infermieri.

Su sollecitazione del presidente, hanno poi preso la parola i consiglieri presenti.

L’ex sindaco Pazzaglini -Lista omonima- ha auspicato una migliore comunicazione tra parenti e gestione, il recupero del rapporto con il territorio attraverso un coinvolgimento sistematico del volontariato, il potenziamento della Palestra.

Del Corso -UDC- ha evidenziato che il compito del Comune è solo quello di monitorare e sollecitare. E ha messo in risalto il contributo che può venire anche da un volontariato libero e spontaneo.

Per la consigliera Zagaria -PD- è deleterio che l’atmosfera all’interno della casa di riposo non sia delle migliori. A suo parere, ciò danneggia l’organizzazione complessiva e sicuramente favorisce una esagerazione nel lamentare le cose che non vanno. E’ fondamentale che l’ospite anziano sia da considerare non un malato, ma una persona nella sua interezza.

Tama, quest’ultimo, ripreso ed ampliato nell’intervento di Ferrara -PD-, per il quale va tenuto presente soprattutto il lato umano. I numeri sì, i parametri sì, ma soprattutto umanità nell’ambiente e da parte di chi ci lavora. Chi si occupa di gestire queste strutture non può limitarsi al rispetto dei freddi parametri, ma deve garantire qualcosa di più.

Cimono -PDL- ha rilevato che le stesse criticità di cui si discute in questi giorni erano state oggetto di lamentele più di un anno fa. Si è chiesto poi cosa possa fare la pubblica amministrazione: certamente ciò che rientra nella sua competenza, cioè sistemare i parcheggi esterni, attrezzare l’area verde a disposizione degli anziani, ma forse anche prevedere la possibilità di una revisione contrattuale.

Anche per Ercoles -Arcobaleno- molti dei problemi segnalati sono reali. Ciò che manca di più è, a suo parere, proprio il ruolo dell’animatore, di chi cioè riesce a rendere vitale la permanenza degli ospiti nella struttura. Sono importanti per lui dei periodici incontri con il comitato dei parenti.

Il presidente Del Prete, tirando le fila del discorso, ha sostenuto che la Commissione debba periodicamente incontrarsi su queste problematiche, operando un continuo stimolo nei confronti dell’Amministrazione Comunale, affinché interloquisca con la gestione e l’AUSL. E ha sollecitato i famigliari a continuare nella loro opera di segnalazione e sensibilizzazione. La proposta finale della Commissione è quella di portare alla Giunta la richiesta di intervenire per gli spazi esterni ed il parcheggio, investendo in tali opere parte dei soldi provenienti dal canone pagato dai gestori, che ammonta a circa 200.000 Euro annui.

La conclusione dell’incontro è stata lasciata all’Assessore Mancini, il quale ha confermato la necessità di porre rimedio al diffuso malessere andando oltre i limiti di legge: “lo chiediamo alla gestione con il cuore in mano”. Ma ha anche riconosciuto che l’Amministrazione Comunale deve fare qualcosa in più, cercando risorse che per ora non ci sono, magari ricorrendo al fondo regionale per la non autosufficienza. E a questo punto ha ventilato una proposta che ha fatto storcere più di un naso tra i presenti: chiedere al gestore di provvedere direttamente alla riqualificazione del verde attorno alla struttura -intervento che richiederebbe l’esborso di circa 30-40.000 euro- garantendogli l’allungamento della durata del contratto rispetto ai 10 anni attualmente previsti.

Dopo il resoconto della serata, solo un breve commento da parte nostra.

Il clima generale è stato indubbiamente positivo e costruttivo. Da parte di tutti i presenti si è manifestato l’impegno a prendere sul serio le criticità segnalate dai parenti, operando -ognuno per la sua parte di competenza- perché le cose vadano meglio.

Due considerazioni finali: 

1. I parenti degli ospiti della Casa Protetta hanno fatto benissimo a portare all’esterno le loro lamentele, sensibilizzando sulla questione la cittadinanza e i loro rappresentanti istituzionali;

2. Cubia ha fatto altrettanto bene a fungere da cassa di risonanza per tale esigenza, offrendo uno strumento di informazione e di dibattito rivelatosi determinante.

di Paolo Saracino

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Il 24 Aprile 2010 il dott. Alessandro Caprini diventerà prete

spirito santo

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Resterò il Sandro di sempre con un dono in più

Qualche sera fa ho trascorso con Sandro Caprini un paio d’ore, durante le quali abbiamo piacevolmente chiacchierato su un argomento “speciale”, e cioè il suo prossimo futuro: diventare sacerdote. Gli ho fatto delle domande e lui mi ha raccontato alcuni momenti della sua vita. Più che una intervista vera e propria, ne è venuta fuori una testimonianza di vita (le sue parole sono virgolettate).

Ho il piacere di essere amico di Sandro da parecchi anni. La prima volta che l’ho conosciuto è stata una sera di circa dieci anni fa. Avevo accompagnato mia moglie all’Istituto di Scienze religiose di Rimini dove seguiva le lezioni sulle Sacre Scritture. Io partecipavo da semplice “uditore”. Angela mi aveva raccontato che, tra i cattolichini che seguivano il corso, c’era anche Sandro, un medico in pensione, e quella sera me lo aveva indicato. Era seduto tra le ultime file, con il capo inclinato verso la Bibbia, concentrato nel seguire i passi che il docente stava spiegando. L’impressione che ho avuto di lui è la stessa di oggi: un uomo semplice, buono, sorridente, cristallino.
Non so se allora Sandro pensasse che un giorno sarebbe diventato prete. Probabilmente no, anche se la proposta gli era già stata fatta al Vescovo De Nicolò: ma aveva risposto di no, “perché non mi sentivo all’altezza del servizio che avrei dovuto svolgere“. Probabilmente non ci pensava, anche se una suora premonitrice, circa 50 anni prima, gli aveva detto che “mi vedeva prete“. Era una suora del suo paese, Monte Porzio in provincia di Pesaro, che gli insegnava un catechismo “moderno“, fatto più che di formulette da mandare a memoria, di “esempi belli di vita cristiana”.
E di esempi da seguire Sandro ne ha avuti tanti, a cominciare dai suoi genitori, che gli hanno fatto capire nella quotidianità dell’esistenza cosa significhi “essere aperti agli altri, considerare le persone come fratelli“, in una parola “l’attenzione” nei confronti del prossimo. “Ho avuto la fortuna di incontrare anche dei bravi sacerdoti nel mio paese, che mi hanno aiutato a crescere nella fede e nella piena coscienza di momenti liturgici a cui prendevo parte“.

Ma l’esempio forse decisivo per la sua piena maturità di cristiano, Sandro lo ha incontrato a Bologna, dove a diciannove anni si era trasferito per frequentare l’Università, nella figura del Cardinale Lercaro. Mentre all’Università seguiva gli studi di Medicina, in collegio “ho fatto parte della famiglia del Cardinale, con cui ho cominciato a vivere la passione per la Sacra Scrittura e l’Eucarestia, che era al centro della sua vita e che ha trasmesso ad ognuno di noi. Eucarestia da vivere come offerta della propria vita al Padre, impegnandosi a fare dell’attenzione agli altri il centro della propria esistenza quotidiana“.

Un esempio che Sandro ha voluto e saputo seguire sempre, in tutte le successive espressioni della sua vita: da medico, da marito, da padre, da diacono. 

Ho vissuto un rapporto coniugale molto bello, che mi ha dato tanto“. Anche quando questo rapporto si è modificato con la morte della sua Rosa Maria: “la fede mi ha aiutato molto in quel momento, sento di essere cresciuto tanto in questa esperienza“. Per starle accanto durante la malattia, “soprattutto per andare con lei a fare le passeggiate, visto che aveva bisogno di appoggiarsi a qualcuno nel camminare“, Sandro va in pensione e riduce anche la sua attività in parrocchia. Ma queste rinunce fatte per lei, a Rosa Maria in qualche modo pesavano, per cui “tre mesi prima di morire, a Don Biagio che era venuto a trovarla, disse: ora te lo rimando in parrocchia“. Ma il rapporto di Sandro con Rosa Maria non si è mai interrotto, perché “io continuo a parlare con lei, mi consulto sempre, la interpello anche per le piccole cose, le chiedo di darmi il consiglio giusto, e, se ora ho deciso di dire sì al Vescovo, è anche perché so che lei è d’accordo su questa scelta“.

Come ha accettato questa decisione anche la carissima figlia Anna Paola: “mi ha detto: la scelta della tua vita dipende solo da te, quindi fallo pure… purché ti ricordi che hai una figlia…!“.

Il consenso delle sue donne è stato molto importante nell’aiutare Sandro a decidere, a poco meno di 66 anni di età, il grande passo. Una decisione non facile, dopo aver “trascorso un’estate di tensione. E’ stata davvero una battaglia con i miei dubbi, con le mie perplessità. Ma perché – mi dicevo – devo rispondere sempre no alla chiamata del Signore?“. E alla fine Sandro ha vinto le sue resistenze e ha detto di sì. “Ho avuto bisogno di tempo, dopo che il Vescovo Francesco mi ha proposto di intraprendere il cammino verso il presbiterato, per riflettere sulla importanza del dono che ricevevo. Non mi sentivo all’altezza di tale servizio. Ma poi, quando ho dato la mia disponibilità, mi sono rasserenato. Ora davvero sono sereno, e convinto per aver affidato la mia vita a Dio“.

Un passo che, però, alcune persone vicine a Sandro non hanno condiviso. “Qualcuno mi ha detto che sto sbagliando, secondo loro ero più utile come diacono; probabilmente per alcuni è più facile aprirsi con un laico che con un prete; forse alcuni hanno timore che mi allontani dalla zona“.

Sì, perché, in tutti questi anni, da medico, da semplice laico, da diacono (è stato ordinato cinque anni fa), Sandro ha costituito un punto di riferimento importante per tante persone di Cattolica, soprattutto per tanti anziani che hanno fiducia in lui, anziani che lui va a trovare per curarli o anche solo 

Fra meno di due mesi, il 24 Aprile – se non cambierà la data -, il dottor Alessandro Caprini riceverà nel Duomo di Rimini il sacramento del presbiterato dal Vescovo Lambiasi, e diventerà così “don Sandro”.

Che cosa cambierà nella sua vita? “L’impegno diventa senz’altro superiore. Essere pastore è una valenza non piccola, per cercare di imitare sempre più il Pastore Santo. Ma non cambierà niente nel mio modo di essere nei confronti degli altri. Rimarrò quello di prima, con la possibilità di portare alle persone un dono in più, quello che Dio mi sta dando”.

Auguri, caro Sandro.

Te li facciamo con il cuore, assieme a tutti quelli -e sono tanti- che ti stimano e ti vogliono bene, nella speranza – perdonatemi questa umana interferenza – che lo Spirito Santo, per bocca del Vescovo, non ti mandi lontano da qui.

di Paolo Saracino

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Intervista a Marco Tamanti sindaco di Cattolica

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Il battesimo politico di Marco Tamanti è avvenuto con due “bagni di folla”. Due consultazioni popolari di segno opposto per il giovane ingegnere cattolichino. Negativo quello delle “primarie”, di Febbraio 2008, quando Alessandro Belluzzi lo sconfisse nella corsa a primo segretario del neonato PD cittadino. Positivo in quello di un anno dopo, quando, a Gennaio 2009, superava per un’incollatura Leo Cibelli, diventando – tra generale scetticismo e mal di pancia interni al suo partito – il candidato sindaco per il PD. Un’altra vittoria di misura, questa volta su Cono Cimino, l’ha consacrato a Giugno 2009 primo cittadino di Cattolica.
Ma per il nuovo sindaco le cose non stanno esattamente così:
“Ho sempre considerato le elezioni a segretario come una vittoria e non come una sconfitta. Quelle elezioni permisero a tanti cittadini di avvicinarsi al PD e alla politica, persone nuove, tanti giovani. Da quel momento il PD ha continuato a lavorare per attirare nuove persone e credo che proprio quella, che io definirei una nuova generazione politica, sia stata la carta vincente per le ultime primarie”.

Un partito spaccato, l’ex sindaco “in rotta” che correva da solo, lo scetticismo diffuso tra la cittadinanza sulle sue capacità amministrative: tutti fattori a suo sfavore, ma alla fine, sia pure per un soffio, ce l’ha fatta a diventare sindaco. Merito suo o demerito degli altri concorrenti?
Difficile fare analisi precise in un contesto così complicato, 7 candidati e 17 liste.
Non direi però di essere diventato sindaco “per un soffio”. Nel ballottaggio ci furono quasi 4 punti percentuali di scarto rispetto all’avversario, non proprio un’inezia…
Durante campagne elettorali così complesse è facile far passare messaggi fuorvianti. Giravano commenti sulla mia presunta debolezza già dalle primarie, ed ogni volta sono stati smentiti dai fatti e ho prevalso sugli avversari.
Errori durante la campagna elettorale sono stati commessi un po’ da tutti, ma non penso siano stati rilevanti. Ero sostenuto da un gruppo compatto, molto motivato, che ha lavorato magnificamente, e questa è stata la mia forza. Tra le carte vincenti, un’analisi attenta dei bisogni dei cattolichini.

Ancora oggi sono in molti, compreso il coordinatore provinciale del PD Lino Gobbi, quelli che continuano a ripetere che lei e la sua giunta siete “inesperti”: cosa risponde?
Se per inesperti significa che non siamo politici di professione, o vecchi marpioni della politica, allora sì siamo inesperti. Sono sindaco solo da sette mesi, così come sono nuovi gli assessori. Non credo che questo sia un limite, anzi… Cattolica chiedeva un cambiamento e la nostra inesperienza sotto diversi punti di vista può essere considerata come un pregio.
Nonostante la nostra “inesperienza”, abbiamo tagliato tanti traguardi in questi pochi mesi, trovando il tempo di studiare materie per noi nuove, confrontarci e fare scelte condivise.

I primi 100 giorni caratterizzano l’impostazione e le scelte politiche di una nuova compagine amministrativa. Quali sono le decisioni più qualificanti prese in questo primo sprazzo di governo della città?
Credo che una delle cose più importanti sia stata riuscire ad impostare un metodo di lavoro basato sulla coralità, sulla condivisione delle scelte e sulla lungimiranza: senza cioè abbandonarsi alla mera soluzione dei problemi del momento, e valutando invece quali effetti, a lungo termine, ogni singola decisione presa potesse avere.
Questo metodo ha fruttato, a parte la chiusura del bilancio restando nel patto di stabilità, anche tante piccole decisioni che ci hanno permesso di fare risparmi considerevoli, tra cui la linea, condivisa da giunta e gruppo di maggioranza, di mantenere un profilo sobrio, a partire dagli stessi amministratori. Si tratta, appunto, della linea che abbiamo seguito per poter rispettare il patto di stabilità, e va nel senso di un migliore utilizzo delle risorse e di una attenzione particolare alle procedure amministrative.
Abbiamo effettuato anche un tentativo concreto di trasformare il clima in consiglio comunale, creando le basi per un confronto proficuo.

Che non sembra però aver prodotto finora risultati evidenti…
Non sono rari i punti all’ordine del giorno dove anche parte o tutta la minoranza hanno votato a favore, oppure proposte della minoranza su cui è nata una discussione ed una successiva approvazione condivisa. Di strada ce n’è ancora da fare, da parte di tutti, ma spero che presto spariranno le posizioni puramente strumentali e rimarranno solo le differenti linee politiche, che giustamente devono esserci. Non si tratta di buonismo, ma di puntare alla concretezza, alle cose veramente importanti per la nostra città, lasciando da parte tutte quelle polemiche strumentali che hanno caratterizzato la politica cittadina degli ultimi anni.
Sono sicuro che un migliore clima favorirà anche la realizzazione di una riconosciuta trasparenza, aspetto su cui possiamo ancora migliorare.
Entrando più nello specifico, possiamo inoltre menzionare l’approvazione del progetto di allungamento del molo, da cui emerge tra l’altro il mantenimento di una linea politica basata sulla fermezza e la costanza nel perseguire un obiettivo importante per tutta la nostra città, dando seguito anche in questo caso ad una richiesta dell’intero Consiglio Comunale.
Un ulteriore esempio in questo senso può essere la procedura per rientrare in posso del bus terminal, con cui si restituisce alla città un importante pezzo che ora andrà valorizzato al meglio.

Che voto si darebbe finora?
Di solito sono severo con me stesso, ma non mi è mai piaciuto darmi dei giudizi. Lascio che siano gli altri a giudicarmi, nel bene e nel male. Posso dire che mi ritengo soddisfatto per il lavoro che abbiamo svolto fino a qui, ma l’attenzione deve essere spostata verso il futuro, verso le mille sfide che ci aspettano.

Le difficoltà di bilancio sono un oggettivo ostacolo per un’azione amministrativa efficace. Non le sembra, però, che “non ci sono soldi” è stata una risposta finora un po’ troppo utilizzata, da parte sua e dei suoi assessori, per giustificare qualsiasi diniego?
Quando siamo arrivati a fine Giugno, abbiamo trovato un bilancio corrente già definito e totalmente destinato, con funzioni non completamente coperte, e la priorità è stata quella di trovare le risorse mancanti, senza ulteriori margini di scelta. Oltre a questo, abbiamo dovuto recuperare una situazione molto difficile sul piano degli investimenti e del patto di stabilità. Non mi pare che i comuni limitrofi si siano trovati in condizioni migliori e lo Stato non ci ha certo dato una mano. Fortunatamente abbiamo avuto risposte positive da parte della regione Emilia Romagna, che non si è tirata indietro quando era ora di erogare i soldi promessi.

Ora che la mannaia del patto di stabilità è stata scacciata, cosa devono attendersi i cattolichini nel breve e medio termine?
Con il nuovo bilancio e il nuovo anno abbiamo finalmente a disposizione risorse per attuare la nostra progettualità. Questo non significa che ora si potrà spendere a volontà: il bilancio è ancora abbastanza compresso. Anche quest’anno il patto di stabilità rimarrà un forte vincolo, e su questo fronte partiamo già con un deficit pregresso, visto che già a Gennaio abbiamo pagato diversi milioni di euro per i fornitori che avevano dei crediti sospesi. Sono comunque fiducioso riusciremo a fare cose importanti già da questo primo anno e a dare risposte concrete, a partire dalle urgenti manutenzioni e da importanti progetti, come l’asilo di via Irma Bandiera e il molo.

Ultimamente si sente parlare spesso di Decrescita Felice, che punta al superamento del paradigma dello Sviluppo Sostenibile come risposta alla crisi economica, sociale ed ambientale che viviamo. Cosa ne pensa?
Ci credo molto e soprattutto sono spinto fortemente in questa direzione dalla giunta, dai consiglieri, da tanti iscritti del PD. Servirà un cambiamento culturale a livello mondiale, che credo stia già avvenendo, e su questo i comuni possono fare molto. Il risparmio energetico, il risparmio del territorio, delle risorse fondamentali come l’aria, l’acqua, possono creare ricchezza, posti di lavoro. Per questo serve una ristrutturazione della nostra società, delle nostre imprese, del nostro modo di vivere e di abitare, di spostarsi di acquistare e di comunicare.

Ma un comune cosa può fare in concreto?
Da parte delle amministrazioni si può lavorare sul risparmio negli edifici pubblici, sui regolamenti urbanistici edilizi, sulla mobilità, sulla capacità di sostenere i bilanci comunali senza contare sui cospicui oneri di urbanizzazione, puntando alle ristrutturazioni e fermando il continuo utilizzo di nuovo territorio, incentivando la riduzione dei rifiuti, utilizzando i nuovi mezzi informatici, ecc… Anche su questi fronti servono risorse per partire, ma successivamente si possono creare dei circuiti virtuosi reinvestendo i soldi risparmiati grazie all’utilizzo delle nuove soluzioni.

Su due “promesse elettorali” la sua giunta ha adottato criteri diversi: rispettando quella relativa alla Palestra al Torconca e non mantenendo quella per il Centro Sociale nell’ex Casa Cerri. Cosa risponde a chi sospetta che – così facendo abbiate voluto “premiare” chi (il rione Torconca) ha maggiormente contribuito alla vittoria elettorale, a scapito di quartieri (come il Macanno) notoriamente più vicini al suo predecessore Pazzaglini?
Se vogliamo guardare al risultato elettorale, il Macanno è stato fondamentale per la mia vittoria, così come lo è stato il Torconca. Però un sindaco, una volta eletto, è sindaco di tutti e deve lavorare per tutta la città. Preciso che porteremo avanti sia il progetto della struttura sportiva al Torconca, sia il progetto per il centro sociale in zona Macanno, abbiamo deciso di valutare soluzioni più ambiziose pensando ad un progetto che risponda concretamente ai bisogni del quartiere e della città, attraverso un percorso condiviso con i cittadini.

Da parte della sua maggioranza c’è il frequente tentativo di far ricadere le colpe di diverse criticità sulla precedente compagine amministrativa: come componente della maggioranza consiliare che sosteneva la giunta Pazzaglini, avallandone con il voto tutte le scelte, prova oggi qualche imbarazzo?
No, non provo imbarazzo semplicemente perché la mia linea è stata giara già da allora e in diverse occasioni ho sottolineato le mie posizioni, come peraltro ho già ripetuto più volte. Inoltre credo che la precedente amministrazione abbia fatto tanto per risanare la situazione delicata che ci si presentò nel 2004. Avrei preferito ci fosse stato un po’ più di coraggio nelle scelte, ma capisco che non erano decisioni semplici. Poi è chiaro che quando gli attacchi sono strumentali, o quando qualcuno cerca di appiopparci responsabilità che non abbiamo, non possiamo che ristabilire la verità dei fatti rispetto al nostro operato e a quello di chi ci ha preceduti. E’ normale che si commettano errori amministrando e spesso i problemi che siamo tenuti a risolvere sono sorti da decisioni prese ben prima di 5 anni fa. Decisioni che allora potevano sembrare ed essere sensate. In fondo abbiamo una città che tanti ci invidiano, dunque apprezzo il lavoro fatto da chi mi ha preceduto. Non credo però che sia utile nascondere gli errori, quelli del passato, né quelli (spero pochi) che faremo anche noi.

Quelli della trasparenza, della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini sono stati tra i leitmotiv della campagna elettorale. La decisione di non effettuare le riprese televisive dei Consigli Comunali non le sembra in palese contraddizione con tali principi annunciati? Cosa risponde a chi dice che i motivi economici siano facilmente superabili se si hanno realmente a cuore democrazia e partecipazione?
Le riprese video dei Consigli Comunali già i cittadini autonomamente le stanno effettuando, e non escludo che in futuro, attraverso apposito bando, si possano affidare ad un’emittente. O magari pensare di effettuare trasmissioni radio, più discrete meno costose. Per intanto lavoreremo per aumentare l’informazione istituzionale, ad esempio migliorando il sito, rendendo migliori le bacheche e lavorando per potenziare l’informazione che giunge in ogni singola famiglia. Poi vedremo.

Ha parlato prima della ricerca di un nuovo clima all’interno del Consiglio Comunale. Ma come giudica il comportamento dell’opposizione?
Ripeto che sono felice quando dall’opposizione giunge un pungolo rispetto al miglioramento del nostro operato. Sovente, però, mi pare piuttosto che le polemiche siano strumentali e prive di un aspetto costruttivo. Spero che l’opposizione possa sempre più assumere quel ruolo positivo attraverso giuste critiche ed attraverso proposte alternative all’operato della giunta, ambendo di poter diventare, domani, la nuova classe dirigente.

Ritiene possibile una reale intesa su punti programmatici con l’Arcobaleno?
Alle ultime elezioni, 14 delle 17 liste che si sono presentate erano di centro sinistra: credo ci sia tanto da fare, ma che esistano anche gli spazi per trovare delle convergenze e tanti punti su cui discutere assieme. Uno per tutti: il sistema di viabilità a sensi unici, su cui stiamo lavorando e su cui anche altre forze politiche hanno presentato proposte in campagna elettorale.

Dalla recente consultazione tra gli iscritti al PD è venuto fuori che tutti ritengono opportuno allargare ad altre forze politiche l’ingresso in Giunta: c’è qualcosa nell’aria al riguardo?
Sì, la voglia di avere un partito aperto, che sappia raccogliere idee e dare risposte a 360 gradi. Sono convinto che il nuovo coordinatore, Andrea Venturi, saprà creare quelle relazioni, con le altre forze politiche, che permetteranno di instaurare un dialogo continuo. Dialogo che potrà anche sfociare in un’azione di governo. Il PD è un partito giovane, che ancora ha bisogno di strutturarsi bene, ma che interpreta al meglio il bisogno di cambiamento che viene richiesto alla politica in Italia.

Come vanno i suoi rapporti con il PD? Si è letto sulla stampa di violenti scontri verbali tra persone del suo staff e “non allineati” che l’accusano di essere uno stalinista e di volere un PD gregario della sua giunta: come giudica tale livore, all’interno del suo partito, nei confronti del suo sindaco?
Le uscite sui giornali sono spesso state fatte da singole persone, male informate o, a volte, mal consigliate. Quando a tali uscite è seguito un confronto, c’è subito stato un chiarimento delle posizioni. Tutto questo è stato semplicemente il frutto di una mancanza di leadership, che il PD ha colmato con l’elezione di Andrea. Nella politica è normale che ci siano idee diverse, è una ricchezza, non un limite, così come credo sia una ricchezza avere un partito che sappia anche dire no all’amministrazione, quando serve per evitare di commettere un errore. Anche un no può essere letto come un appoggio alla giunta. Se le persone a me vicine sostengono con forza le idee che portiamo avanti è perché ci crediamo veramente e diamo tutto, con il cuore. Un merito di questa giunta è stato quello di non farsi trascinare nelle polemiche e puntare alla concretezza, anche in una situazione difficile come questa.

Anche se è presto per un giudizio definitivo, come le è sembrato finora fare il sindaco: più semplice, più difficile del previsto, o esattamente come se l’aspettava?
Sapevo che mi sarei trovato di fronte a tanti ostacoli, alcuni apparenti. Forse anche il mio lavoro mi ha insegnato ad affrontare i problemi con modestia ed estrema pazienza, senza puntare ad ottenere facili ed immediati risultati, ma costruendo basi solide su cui sviluppare la successiva azione amministrativa. Nonostante la fatica, l’impegno e la responsabilità, vedo questa esperienza molto positivamente, soprattutto grazie ai preziosi collaboratori che ogni giorno mi suportano.

di Paolo Saracino

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Saper chiedere scusa

casa cerri

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Quella di ammettere le proprie responsabilità e quindi di chiedere scusa per colpe od errori commessi, non è una pratica molto diffusa, neanche nei rapporti interpersonali. Ci costa troppo riconoscere di aver sbagliato, anche quando l’evidenza delle ragioni degli altri è tale da non consentirci margini di manovra: ne va del nostro amor proprio, del nostro “prestigio”! Siamo sempre così pronti a trovare giustificazioni al nostro operato, che quasi mai ci sfiora l’idea di considerare i nostri limiti –e quindi la possibilità di sbagliare- come una normale componente della nostra umanità.
Questa “banale” premessa per dire che, se è difficile chiedere scusa nel privato, è molto improbabile (anche se, per fortuna, qualche volta accade) assistere ad una assunzione di responsabilità nella vita pubblica, in particolare nella politica. Eppure, di ragioni per chiederci scusa, i nostri politici ne avrebbero tante, ma tante…
Un caso da manuale potrebbe essere, nel nostro piccolo, la vicenda di Casa Cerri (o casa del Cavallo) a Cattolica. I fatti sono arcinoti, hanno costituito e continuano a costituire oggetto di comunicati stampa, articoli sui giornali (anche su Cubia), dibattiti e scontri tra le forze politiche, ecc.
Cerco di riassumerli in brevissima, e sicuramente incompleta, sintesi. Durante l’amministrazione Pazzaglini, i cittadini del quartiere Macanno, costituitisi in Comitato, dopo aver lungamente e strenuamente battagliato, con richieste al Sindaco, proteste sui quotidiani e mobilitazioni varie, erano riusciti ad ottenere che l’ex Casa Cerri, probabilmente destinata all’abbandono, se non alla demolizione per far posto ad altro cemento, venisse invece restaurata e adeguata ad ospitare un Centro sociale per anziani. E per questo la precedente giunta aveva predisposto un progetto, individuando i finanziamenti (prevalentemente privati), avviato i lavori.
In campagna elettorale, il PD e quindi Tamanti inseriscono nel proprio programma la realizzazione del Centro, evidenziandone l’importanza come “punto di riferimento sociale e ricreativo per il quartiere e la città”.
Le cose, però, poi cambiano.
Quando si è passati dalla fase preelettorale delle promesse a quella postelettorale delle realizzazioni, la nuova giunta si sarebbe resa conto che, per ragioni tecniche (inadeguatezza degli spazi per la finalità prevista) ed economiche (relativamente all’impegno residuale a carico delle casse del Comune), non era opportuno portare avanti il progetto deliberato dalla precedente Amministrazione, decidendo, quindi, di bloccare il restauro e di realizzare il Centro sociale in altro luogo, nel contesto del Parco della Pace, riservandosi di individuare, assieme ai cittadini, un’altra soluzione per la vecchia Casa Cerri.
Da qui parte la nuova mobilitazione dei cittadini del Comitato. I residenti del Macanno si risentono per il dietrofront, protestano, fanno manifesti, tornano sui giornali… ci sono incontri con l’amministrazione. Tutto inutile. Non c’è niente da fare: la decisione è presa.
Una decisione che, com’è ovvio, diventa motivo di scontro anche con le forze politiche di opposizione. Una decisione sulla quale non mi sento personalmente di esprimere un netto giudizio di condanna. Un’Amministrazione Comunale ha il dovere di impegnare nel migliore dei modi le sue risorse, che a Cattolica sono davvero pochine, visti i debiti accumulati nel passato e considerate le restrizioni nell’invio dei fondi da parte dello Stato, per cui è legittimo che Tamanti e la sua giunta possano decidere di scegliere una diversa soluzione per il Centro Anziani.
Questo, però, non può oscurare il grosso torto subito dai cittadini del Macanno, che a ragione si sentono presi in giro. Anche il loro risentimento è più che legittimo, non c’è dubbio!
Ciò che, a mio modesto parere, manca in questo scenario è un’Amministrazione Comunale, un Sindaco che abbia l’umiltà ed il coraggio politico di ammettere pubblicamente di aver sbagliato, ingannando i cittadini con una promessa elettorale che sapeva di non potere o non era certo di poter mantenere, o comunque per non aver accertato prima delle elezioni (non dimentichiamoci che il PD era anche durante la legislatura Pazzaglini il gruppo di maggioranza e che Tamanti ne faceva parte) la compatibilità del progetto con le disponibilità di bilancio, e che per questo “sbaglio” chieda scusa ai cittadini, in particolare al Macanno, che avevano preso per buono (e probabilmente anche votato di conseguenza) l’impegno programmatico di portare a termine i lavori avviati.
Lo spessore di un amministratore pubblico si misura anche dall’umiltà politica di saper dire ad alta voce cinque paroline semplici semplici: “Vi chiediamo scusa, abbiamo sbagliato…”. Non so se questo basterebbe a mitigare la giusta rabbia dei cittadini del Macanno. Sicuramente, però, avrebbe un’importante valenza politica. Costituirebbe un piccolo, ma significativo segnale di quel “nuovo” nella pratica politica così tanto pubblicizzato a parole, ma che si fa molta fatica a vedere tradotto nei fatti.

di Paolo Saracino

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Affitti a Cattolica: è solo questione di soldi!

Tratto da Cubia n° 9 – Febbraio 2001

Quello degli affitti annuali può sembrare un argomento marginale, in un contesto turistico come il nostro, dove si vive soprattutto sulle locazioni stagionali, molto redditizie e meno “impegnative” per i proprietari. C’è, però, circa un 20% di popolazione, stando ai dati che ci ha fornito il SUNIA, sindacato degli inquilini, a cui il problema sta a cuore, molto a cuore.

E lo dicono le stesse agenzie immobiliari, continuamente interpellate con la solita domanda “Avete qualche appartamento da affittare per tutto l’anno?”, magari da giovani coppie, non ancora pronte per l’oneroso passo dell’acquisto, o da famiglie il cui reddito non consente di impegnarsi in mutui, più o meno usurari, e soprattutto dagli stranieri che sempre più numerosi vengono in queste “opulente” terre in cerca di un presente migliore.

In realtà, pur se è difficile fare una stima precisa, di case da affittare annualmente ce ne sarebbero tantissime, anche perché va sempre più intensificandosi il cosiddetto “fermo estivo”, per cui non è più così facile, come una volta, affittare ai villeggianti per un mese intero. La vacanza tipo “mordi e fuggi” fa sì che i turisti si fermino per non più di 10-15 giorni e quasi esclusivamente nei mesi di Luglio e Agosto, rendendo così difficoltoso affittare nei mesi di Giugno e ancor più di Settembre.

Dunque, la possibilità di trovare un appartamento per tutto l’anno ci sarebbe, ma…

Ma i proprietari, come ci ha detto Patrizia Antonelli, dell’omonima Agenzia, non si fidano, perché temono che, una volta “entrato” l’inquilino, sia poi difficile rientrare il possesso dell’immobile in tempi brevi. E perciò, nonostante le difficoltà accennate prima, puntano comunque sulla stagione estiva.

Sarà un timore reale? Per Jacqueline Cartagena, segretaria provinciale del Sunia, no: dopo 4 anni la legge consente di “mandare via” l’inquilino. La verità, a suo parere, è un’altra: si vuole affittare anche per tutto l’anno, ma a prezzi esorbitanti, non alla portata di molte tasche, e soprattutto evadendo il fisco.

Un dato deve far riflettere: gli sfratti per morosità sono saliti negli ultimi anni dal 5% al 50% del totale, segno che la gente che ha bisogno si impegna anche per cifre fuori dalle sue possibilità, ma con l’andar del tempo non riesce più a pagare.

I costi, dunque. Secondo i dati fornitici dall’Antonelli, si va dalle 650.000 al mese, per un bilocale arredato, al milione e mezzo per una villetta con doppi servizi, giardino e doppio garage.

Prezzi già di per sé esagerati, visto che una famiglia media non riesce a cavarsela con meno di un milione al mese, ma con in più l’aggravante di prevedere spesso una parte “in nero”, cioè non registrata in contratto, ed in alcuni casi, denuncia il Sunia, si arriva addirittura al 100% di extra.

Evasione fiscale come obiettivo e come regola?

Anche se generalizzare non è mai corretto, mi sembra che ci sia un vero e proprio problema di cultura, per cui si pretende – giustamente – molto dallo Stato, ma poi, quando si tratta di pagare le tasse…

Gli stratagemmi per evadere, infatti, non si limitano all’extra. Un sistema adottato da molti è quello del “comodato d’uso”, con cui si concede un appartamento ad altre persone in uso gratuito.

Niente da dire quando il comodato avviene tra famigliari o parenti, è nell’ordine delle cose; ma, quando lo si fa tra estranei, “puzza” troppo di evasione totale. 

E il fenomeno è diffuso: si pensi, avverte la Cartagena, a quanti, per esempio pensionati che ricevono l’integrazione al minimo, oppure altri soggetti che godono di forme di protezione sociale o di agevolazioni fiscali, perderebbero tali benefici se dichiarassero il reale reddito proveniente dall’affitto!

Per non parlare dell’aspetto forse più odioso di tutta la vicenda, rappresentato dal vero e proprio abusivismo, perpetrato in particolare ai danni degli extracomunitari, speculando sulla loro evidente debolezza.

Appartamenti, o meglio unità immobiliari per lo più senza alcuna abitabilità, per esempio garage attrezzati, con evidenti problemi di umidità e carenze igieniche, che vengono dati in affitto, ovviamente in nero assoluto, anche a gruppi numerosi di stranieri, non in regola con i permessi di soggiorno.

In queste situazioni, denuncia la responsabile del Sunia, si avverte la mancanza di un controllo incrociato da parte delle autorità competenti. Infatti, a volte l’AUSL viene chiamata a verificare il grado di igienicità di queste abitazioni: se ne accerta la carenza, trasmette una denuncia all’Ufficio Tecnico Comunale, che provvede ad emettere un’ordinanza di sgombero.

E fin qui tutto bene, ma manca un passaggio successivo, e cioè la diffusione della notizia anche ad altri uffici interessati, per esempio l’Anagrafe. Per cui può succedere, e succede, che il proprietario, alcuni mesi dopo l’ordinanza di sgombero, riaffitti la stessa unità immobiliare ad altre persone, e questo senza che nessuno sia in grado di accertare la nuova violazione.

Che dire in conclusione?

E’ giusto che quel 20% di popolazione con reddito medio-basso, che non può permettersi di comprare una casa, perché non ce la fa, che non può sostenere a lungo degli affitti così salati, sia lasciato da solo a combattere per la legittima esigenza di avere un’abitazione decente, decorosa, a costi accessibili e alla luce del sole?

Il Comune, che pure eroga dei contributi per gli affitti in base al reddito, e che ha predisposto delle graduatorie per case a prezzi equi, che non si sa quando e per quanti sarà attivata, che cosa ha da dire al riguardo?

Lo sentiremo prossimamente.

di Paolo Saracino

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Pazzaglini: Tamanti viene meno alle promesse elettorali

Pietro Pazzaglini

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

“Politicamente ingiudicabile!”, con queste due sole parole l’ex sindaco Pietro Pazzaglini, attualmente consigliere di minoranza, stronca l’operato -o meglio, interpretando il suo pensiero, il “non operato”- dell’attuale primo cittadino Tamanti e della sua amministrazione, che giudica sempre più lontani dai cittadini di Cattolica.

In quanto al PD, del quale si sente ancora parte, nonostante la sua sospensione dal partito, che gli ha tra l’altro impedito di votare alle primarie per la scelta del segretario, “continuo a pensare che il progetto abbia davvero senso”, ma a Cattolica il partito “è ancora senza una guida, totalmente richiuso in se stesso”.

Ed è proprio dal rapporto con il suo partito che cominciamo la nostra chiacchierata.

Ritiene che la sua decisione di non partecipare alle primarie per la scelta del candidato sindaco del PD le sia costata la riconferma a sindaco? Si è pentito di quella decisione, e poi di essersi presentato alle elezioni in contrapposizione alla lista del PD?

Ho più volte invitato il mio Partito a riflettere e discutere sul progetto politico per Cattolica dichiarando che le questioni in ballo (mancanza di progettualità, nuovismo ad ogni costo, presenza di troppe correnti, rapporto debole con i problemi reali dei cattolichini) sarebbero state aggravate dall’uso delle primarie, che avrebbero comunque prodotto una grave debolezza politica.

Cosa che si è puntualmente verificata. Oggi il Comune è guidato da un “monocolore” che ha raccolto pochissimi voti (uno su tre) ed il PD è ancora “commissariato” da Rimini, senza una guida, totalmente richiuso in se stesso. Cattolica non meritava tutto questo. Ho fatto quello che credevo più utile alla mia comunità.

Che cosa le è mancato alle urne: il sostegno di quella parte del PD che si diceva contraria a Tamanti ma alla fine lo ha votato… il voto di quella fetta di centrodestra che sembrava guardare a lei con interesse…?

Ritengo di avere abbondantemente superato ogni più rosea previsione. Le liste che mi hanno appoggiato hanno raccolto un consenso che ha stupito molti osservatori; voti arrivati da persone che non hanno scelto per appartenenza partitica. Questo enorme risultato è arrivato perché abbiamo parlato alle persone direttamente. E molti sanno che, se si votasse oggi, i risultati sarebbero ancora più sorprendenti…

Alle primarie per il segretario nazionale del PD le è stato impedito di votare. Nonostante ciò, si sente ancora di quel partito che anche lei ha contribuito a fondare a Cattolica?

Continuo a pensare che il progetto del PD abbia davvero senso; nonostante gli errori (prevedibili) che abbiamo visto e subito in questi primi anni, l’idea di ricostruire una politica buona, capace di portare armonia, progetti, benessere, sì, questo sogno continua ad affascinarmi parecchio, nonostante la pochezza di molti “attori” della scena politica attuale. La stupidità dell’episodio in questione si commenta da sola.

Finite le elezioni, si parlava anche per lei, come per Bondi, di una rinuncia al ruolo di consigliere. Erano solo chiacchiere oppure è stata la mancanza di “offerte” adeguate a farla tornare sulla decisione?

Trovo estremamente sciocco rispondere ad un “si dice”, “si parlava”…

Cosa prova a sedere su uno scranno marginale del Consiglio Comunale, dopo esserne stato per 10 anni -prima come assessore e poi come sindaco- al centro? E’ per lei un ritorno alle “origini” o un “esilio”?

Essere Consigliere comunale è un grande onore; un impegno da svolgere nell’interesse di ogni cittadino, non la considero una attività “marginale”.

Viene attaccato continuamente, come se fosse la causa di tutti i problemi della nuova Amministrazione Comunale: come vive questa situazione?

Ogni giorno decine di cittadini mi dichiarano la propria stima ed il rimpianto per il mio modo di amministrare “da vicino”. Continuo a pensare che dobbiamo essere orgogliosi di essere cattolichini. Chi vede solo la parte negativa di una comunità così ricca e capace… sarebbe bene non si occupasse di amministrare la Città.

Quale giudizio dà dei primi sei mesi di Tamanti?

Politicamente ingiudicabile! Proprio nei momenti difficili e di cambiamento come questo è necessario capire la differenza fra amministrare e governare; e oggi manca un Governo.

La cosa migliore e quella peggiore che finora ha fatto il nuovo sindaco?

La peggiore è… che non c’è la migliore.

In almeno due casi: la sospensione dei lavori per il centro civico presso la Casa Cerri, e il mancato aumento dell’organico del corpo dei Vigili Urbani, la nuova giunta ha sconfessato il suo operato. Crede che le ragioni economiche addotte a giustificazione di tali decisioni siano condivisibili?

Più che sconfessare il mio operato hanno allargato ulteriormente la distanza con i cattolichini, preso in giro un quartiere (il Macanno), dato conferma che le “promesse elettorali” sono spesso solo chiacchiere; i buoni progetti non vanno mai accantonati anche se li ha pensati qualcun altro!

La percezione della sicurezza, la coesione sociale, la voglia di scommettere ed investire nel proprio territorio possono generare molte più risorse del semplice conto economico.

Se fosse stato rieletto sindaco, quali sono le prime cose che avrebbe fatto?

Quello che avevamo previsto nel programma: valorizzazione del lavoro, coinvolgimento giovanile, progetto di Cattolica a lungo termine, oltre le fatiche di questo momento.

Le pongo la stessa domanda fatta a Cimino nel numero scorso: le crea imbarazzo collaborare, dall’opposizione, con coloro che nella scorsa legislatura l’hanno aspramente combattuta?

Ho sempre avuto rapporti onesti con tutti i consiglieri, amici e non, quindi nessun imbarazzo. Anzi noto in alcuni un “rispetto” istituzionale che fa onore alla buona politica; aggiungo che mi manca qualche bravo collega della passata legislatura.

Come pensa di poter contribuire, nella nuova vesta politica, al bene di Cattolica?

Combattendo le proposte sbagliate o dannose e spingendo in avanti quelle utili a Cattolica.

Se le fosse offerto un importante ruolo regionale, come si vocifera, lascerebbe il suo posto in Consiglio Comunale?

Al solito, si “vocifera”!!! Comunque, continuerò a fare il Consigliere fino a che sarà compatibile con i miei impegni; inoltre sto anche lavorando per formare persone di ogni età all’attività amministrativa e alla Politica trasmettendo le mie esperienze.

Come vuole concludere?

Vorrei concludere augurando alla nostra comunità cattolichina di saper trovare idee, energie e passione per il nostro benessere, è una responsabilità di ognuno di noi. Auguri Cattolica! Buon Natale.

di Paolo Saracino

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SOS Sirene

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

Intervista al presidente del comitato cittadino per la Fontana di Piazza Primo Maggio

La Fontana delle Sirene, in piazza 1° Maggio, può essere considerata come “un vecchietto ultraottantenne malato che non può essere lasciato solo senza assistenza adeguata tra l’indifferenza di chi ne è responsabile. E’ il “grido di dolore” con cui Pier Luigi Morosini, presidente del comitato cittadino che si occupa della salvaguardia della fontana delle Sirene che campeggiano in piazza primo Maggio. Uno stato di salute molto precario, determinato, oltre che dall’inesorabile trascorrere del tempo e dalle insidie metereologiche, anche dall’incuria umana.

Geom. Morosini, ci può fare il punto della situazione?

Lo stato di salute della fontana non è buono, la fontana ha bisogno di essere curata, in quanto ha cominciato a perdere pezzi per vetustà e soprattutto per mancanza di una seria indispensabile manutenzione.

Ma come mai si è arrivati a questo punto di precarietà?

Come comitato, abbiamo inviato una lettera al sindaco sin dal gennaio di quest’anno, con cui si avvisava l’amministrazione comunale della necessità di intervenire con urgenza, in quanto seguivamo con attenzione lo stato di lenta e continua decadenza del manufatto. La risposta fu che non c’erano i soldi ma che si sarebbe provveduto in autunno con a variazione di bilancio.

Siamo in autunno inoltrato…

Intanto, è stato eletto il nuovo sindaco, al quale abbiamo presentato la lettera d’impegno della precedente amministrazione.

Con quale risposta?

“Non ci sono soldi”, e niente altro.

E voi?

Abbiamo riunito il comitato cittadino e abbiamo deciso di organizzarci con le nostre forze, dando incarico ai nostri tecnici: arch. Franco Vico, Ing. Emilio Filippini, arch. Daniele Fabbri, geom. Enrico Marfoglia, di approfondire il problema una volta per tutte e tracciare un programma di lungo respiro che dia una certa garanzia, in contatto con la sovrintendenza alle belle arti, onde suggerire ditte, materiali, manodopera idonei alla bisogna. Occorre far presto per essere pronti ai primi dell’anno prossimo, fiduciosi che l’appello lanciato ai nuovi amministratori, dal sindaco a tutti i consiglieri, venga accolto, e quindi venga prevista in bilancio una somma per la manutenzione annuale della fontana, che sarebbe una cosa doverosissima.

In sostanza, chiedete un normale intervento di ordinaria amministrazione…

Certo, una normale amministrazione ed un controllo costante del manufatto. L’esperienza di aver fatto un restauro nel 1992 e non aver poi eseguito una adeguata manutenzione è stato un errore gravissimo, in quanto il materiale che compone la fontana è costituito da cemento sabbioso gettato sin dal 1928. Esposto a tutte le intemperie invernali, agli sbalzi di temperatura estivi, con il calcare che -unito alle polveri sottili- aggredisce la superficie dell’opera, è già un miracolo che la fontana si trovi in questo stato, seppur precario!!!

Sarebbe un delitto non intervenire. Permettetemi un paragone: un vecchietto ultraottantenne malato non si può lasciare solo senza assistenza adeguata tra l’indifferenza di chi ne è responsabile. Perciò confidiamo nella sensibilità dei signori consiglieri comunali, ricordando loro che la fontana è una memoria affettiva della città e che nel 1992, con una sottoscrizione pubblica di 352 contribuenti, si raccolsero 51 milioni e che con tale cifra si eseguì un restauro salvifico, tra la gioia dei cittadini, a cominciare dal sindaco Micucci che di tasca propria contribuì con 500 mila lire.

Dopo quasi 18 anni credo sia ragionevole, finanziariamente e moralmente, che si trovi il modo di mettere a bilancio comunale la cifra di 5-6 mila euro necessaria per la manutenzione annuale dell’opera, come suggerito dalla sovrintendenza.

E se l’appello non venisse accolto?

Sia chiaro a tutti che non lasceremo morire lentamente la fontana. In caso di risposta negativa dal Comune, che ne è responsabile, se non si trova uno sponsor o qualche generoso cattolichino, metteremo mano ancora una volta alle nostre tasche pur di salvare la Fontana tanto cara a tutti noi. E’ la gente che lo chiede, sono i 352 contribuenti della prima sottoscrizione per il restauro che chiedono rispetto!!!

di Paolo Saracino

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Parlateci di voi

Scene di sport a Cattolica


Tratto da Cubia n° 65 – Ottobre 2006

Di sport, Cubia ha parlato molto all’inizio della sua vita. Cercando di far conoscere le varie realtà societarie presenti a Cattolica, attraverso interviste ai responsabili delle stesse.

Abbiamo così potuto apprendere notizie sulle varie discipline sportive, sulle strutture organizzative, sugli atleti, sui problemi e gli obiettivi che affrontano quotidianamente.

Dopo un lungo periodo di silenzio, durante il quale ci siamo limitati a dare conto solo di alcune manifestazioni che hanno caratterizzato la vita sportiva di Cattolica, ora riprendiamo il discorso interrotto. Lo facciamo, però, in maniera diversa, lasciano la parola direttamente alle diverse società sportive, ognuna delle quali, se lo vorrà, potrà usufruire di uno spazio periodico sulle pagine di questa Rivista.

Ci sembra un valido strumento, che mettiamo a disposizione, per far conoscere ai lettori le tante discipline sportive che esistono sul nostro territorio, con notizie, risultati, fotografie, interviste, ecc. Insomma… anche per farsi un po’ di pubblicità.

Al nostro invito, sono già arrivate le prime adesioni, e i primi articoli, che potete leggere nelle prossime pagine.

Ci auguriamo che anche altre società vogliano fare altrettanto.

Per informazioni sui termini e le modalità di adesione all’iniziativa, potete contattare la nostra redazione ai numeri:

0541.954268 // 333.9932542

di Paolo Saracino

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Intervista a Mirko Ferrara

Mirko Ferrara parla dai seggi della maggioranza

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

“La città ci ha votato per la storia che rappresentiamo e per il coraggio che abbiamo avuto di cambiare”.
“La nostra è una Giunta che nasce oggi, ma nessuno degli assessori è nato ieri! Porta con se il rinnovamento, ma non è di certo un gruppo di novizi inesperti”.
Sono alcune delle orgogliose affermazioni con cui Mirko Ferrara, giovane politico emergente investito della delicata funzione di capogruppo del Pd in Consiglio Comunale, esalta il risultato elettorale di Giugno e controbatte alle accuse di inesperienza da più parti rivolte alla nuova compagine amministrativa insediata a Palazzo Mancini.
Ma cominciano la nostra chiacchierata facendo un passo indietro nel tempo.
Ci traccia un suo profilo con le tappe che l’hanno portata alla vita politica fino ad occupare uno scranno in C.C.?

Seguo da vicino le vicende politiche e amministrative della città dalla metà degli anni ’90, da quando avevo vent’anni.
All’inizio nel gruppo dei Verdi, con i quali ho collaborato fino al 2001. Poi ho maturato la consapevolezza che il tema ambientale dovesse entrare nel dna di un grande partito riformista e di qui la decisione di entrare nei DS, partito in cui mi riconoscevo a livello nazionale.
Mi sono iscritto ai DS con l’intento di portare, oltre al mio contributo e alla mia visione sui temi dell’ambiente, anche nuove persone, che dessero nuova linfa, al partito.
Così nel 2004 ho convinto anche un mio amico, Marco Tamanti, a iscriversi e a candidarsi come Consigliere Comunale e oggi non nascondo l’emozione nel vederlo nelle veti di Sindaco della mia città.
Infine la nascita del PD. Ho da subito creduto nello spirito di questo partito: la necessità di creare un soggetto nuovo, di un ricambio della classe politica e, non ultimo, il coinvolgimento dei cittadini nelle grandi scelte.
Da qui siamo arrivati alle primarie dello scorso gennaio. Il resto è cronaca di questi giorni…

In molti, alla vigilia delle scorse elezioni comunali, ritenevano che il PD, e quindi Tamanti, non ce l’avrebbero fatta a vincere, anche a causa delle pesanti divisioni interne. Come avete fatto a recuperare, almeno nella facciata, quella unità che vi ha permesso di vincere, pur con uno scarto di voti ridottissimo e perdendo moltissimi consensi rispetto al passato?

La ringrazio per la domanda cattiva… Intanto abbiamo vinto… Ci siamo riusciti grazie a una città che ha compreso e condiviso la nostra proposta. Non era scontato. Il nostro è stato uno dei pochi casi in Italia, credo, in cui il centrosinistra si è rinnovato per davvero. Quando si cambia completamente una squadra di governo non si può pensare ad un consenso unanime, nemmeno nel proprio partito. Abbiamo fatto una campagna elettorale difficilissima, con un Arcobaleno agguerritissimo su una posizione di contrapposizione totale a noi (non alla destra) e con un sindaco uscente (ripeto, un sindaco uscente) che non ha rispettato le regole del suo partito, correndo in proprio. E’ stata quindi una campagna in salita, anche perché sia Bondi, che Pazzaglini, che Cimino erano tutti convintissimi di vincere, tutti alla grande… Invece la città ha capito il nostro progetto, ha capito che la nostra era l’unica proposta che coniugava il molto di buono che veniva da sessant’anni di governo cittadino e nel contempo proponeva una pagina nuova per il futuro di Cattolica. Ci ha votato per la storia che rappresentiamo e per il coraggio che abbiamo avuto di cambiare.

E’ abbastanza diffusa l’opinione che la chiesa locale abbia influito in maniera decisiva sul risultato finale, ponendo, per questo, una pesante ipoteca sull’attività dell’amministrazione comunale. Che dice al riguardo?

Direi che non ha proprio senso parlare di pesante ipoteca anche perché i cattolici, se la mettiamo su questo piano, governano la città dal 1992. Il PD nasce dalla fusione dei DS e del partito cattolico erede della DC. Dov’è lo scandalo? Anzi, dire che la carta vincente è stata il fatto che anche il mondo cattolico ha espresso una compagine nuova con, anche, un ricambio generazionale. In campagna elettorale tutti hanno parlato al mondo cattolico. Cono Cimino si è rivolto alla parte più integralista (Comunione e Liberazione). L’Arcobaleno alla parte più radicale. Noi abbiamo parlato a una parte importante di questo mondo, che ha espresso figure importanti, stimate, che ora governano con noi la città. Alcune sono dentro il PD, altre hanno dato vita alla lista civica “Una Città in Comune“. Quindi direi che va tutto benissimo, anzi, come si direbbe, “da Dio!”.

La sua breve esperienza politica e l’assenza, almeno in questa prima fase, nel PD di un segretario politico a tutti gli effetti, non rendono ancora più gravoso il suo compito di rappresentare il partito in C.C.?

E’ chiaro che sento tutto il peso della responsabilità del ruolo che rivesto. Non lo nego. E’ una sfida avvincente, ma molto impegnativa. Fare il capogruppo di maggioranza richiede un duplice lavoro: da un lato stimolare la giunta a fare, a tenere alto il profilo della propria azione, ma anche a discutere, a volte a fermarsi un attimo…; dall’altra creare, attorno al suo operato, il maggior consenso possibile, parandola dai colpi, a volte bassi, dell’opposizione. E’ un compito non facile, ma siamo un gruppo unito e i consiglieri sono i primi a darmi una mano.

E’ stagione di congresso per il Pd. Come state affrontando le varie scadenze? Sarà solo una lotta interna o riuscirete a coinvolgere i cittadini in un percorso progettuale?

A differenza degli altri partiti, sono anni che noi coinvolgiamo i cittadini nei nostri percorsi e nelle nostre decisioni. Abbiamo cominciato quattro anni fa con le primarie vinte da Prodi, abbiamo continuato due anni fa con le prime vere primarie del PD vinte da Veltroni, poi le abbiamo fatte per eleggere il segretario comunale e per scegliere il candidato sindaco. Questo è un motivo di orgoglio democratico che nessun altro partito o movimento a Cattolica può vantare. Non ci risparmiano critiche, però continuano a scegliere i loro rappresentanti, i loro dirigenti, i loro candidati nel chiuso delle stanze delle loro sedi. Anche questa volta, invece, noi sapremo coinvolgere centinaia e centinaia di cittadini e sarà un’altra festa della democrazia, in un momento in cui nel nostro Paese sembra essercene bisogno.

E non teme che la battaglia congressuale ed il suo esito possano rendere ancora più difficile la vita dell’amministrazione comunale?

Credo di no. Primo perché il sindaco è stato scelto con le primarie e poi eletto dai cittadini. Poi perché credo che il cambiamento che abbiamo messo in campo in questi due anni di partito democratico sia oramai un dato acquisito, dal quale non si può tornare indietro. E’ a partire da questo che occorre costruire, attorno al nuovo segretario, il massimo di unità possibile. Anche in queste primarie, tra chi sta con Bersani, con Franceschini o con Marino, io vedo un clima molto costruttivo, di confronto leale e corretto. Stiamo dando l’esempio di un partito che si articola e che discute, rimanendo unito.

Lei è uno dei più stretti collaboratori del sindaco Tamanti: non le sembra che i primi passi della nuova amministrazione (metodo di nomina del presidente del C.C.; scelta di assessori per lo più inesperti e sconosciuti, uno dei quali già dimesso; poca chiarezza sul bilancio comunale, con imbarcazioni fughe di notizie sul web, ecc.) denotino una preoccupante impreparazione politica?

La ringrazio anche per questa seconda domanda cattiva… Comincio dall’impreparazione. Capisco la domanda, ma mi viene da sorridere. In Italia tutti si lamentano che abbiamo una classe politica vecchia composta da politici che non cambiano mai. Poi, laddove invece i nomi e i volti cambiano, come qui a Cattolica, la cosa più facile che si possa fare è criticarli perché sono nuovi. Si, è vero, a Cattolica sono nuovi ma sono tutt’altro che impreparati! Abbiamo il dirigente di un’azienda con oltre duecento dipendenti, un affermato libero professionista, una ingegnere elettronico che lavora nel mondo della tecnologia avanzata, solo per citarne alcuni. E’ una Giunta che nasce oggi, ma nessuno degli assessori è nato ieri! Porta con sé il rinnovamento ma non è di certo un gruppo di novizi inesperti. Certo, si trattava per tutti della prima esperienza in una Giunta comunale e quindi c’è voluta qualche settimana per trovare il giusto affiatamento e per conoscere a fondo i problemi. Sul bilancio comunale: il Sindaco e l’assessore Tonti stanno facendo chiarezza, nella massima trasparenza. Continuerà l’azione di risanamento già iniziata dalla precedente amministrazione. I primi segnali dati dal nuovo Sindaco e dalla nuova Giunta vanno dalla direzione di tenere più basse possibili le spese superflue in favore di investimenti sui servizi. Esempi? Riduzione del numero di assessori, riduzione dell’indennità del Sindaco, taglio dei costi dello staff del Sindaco, riduzione delle spese per i dirigenti (ridotti a quattro), segretario comunale condiviso con un altro comune, per citarne alcuni. Tutte scelte coerenti. E questa politica renderà disponibili più risorse per la città. Però, visto che la domanda era cattiva, mi permetta una ulteriore considerazione: non si continui a fare l’errore che Bondi, Cimino e Pazzaglini hanno fatto in campagna elettorale: quello di considerare Tamanti un sindaco debole. Io che lo conosco bene da tanti anni posso dirvi che dietro ai modi gentili ed educati, apparentemente “impacciati”, nasconde idee molto chiare e un carattere di ferro. Ripensando al percorso che abbiamo fatto per arrivare al governo della città, ai rischi, alla posta in gioco, ha avuto un coraggio da leone. Certo, non avrà l’eloquenza, non avrà la parlantina, ma forse questa potrebbe diventare la sua maggiore forza: la gente è un po’ stanca dei politici chiacchieroni.

Continua…

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Lavori in corso…

 

Alessandro Belluzzi

 

 

Tratto da cubia n° 79 – Febbraio 2009

All’interno pubblichiamo un’intervista di Francesco Pagnini ad Alessandro Belluzzi, il primo segretario cittadino del neonato Partito Democratico. Il suo nome non ci dice molto: è, politicamente parlando, un perfetto sconosciuto, uno di quei volti nuovi che il progetto del PD intende chiamare alla politica attiva. Non c’è dubbio: il fatto è positivo, la novità è sempre un segno di vitalità.
Sicuramente c’è chi storce il naso vedendo che dietro il vincitore delle primarie c’è tutto il gruppo dirigente dei partiti (DS e Margherita) cofondatori del PD, e che dietro Tamanti, lo sconfitto, c’è la “opposizione interna”, e pensando perciò che i due nomi nuovi (o quasi, visto che Tamanti è già consigliere comunale) siano solo la bella facciata dietro la quale si maschererebbero i reali “manovratori”.
La considerazione non è realisticamente infondata. Come si può immaginare che gli uomini politici che da tanti anni tengono in mano le fila dei maggiori partiti, d’un colpo possano sparire dalla scena? Non è né pensabile, né –a mio parere- auspicabile. Va benissimo il rinnovamento, certamente è fondamentale dare spazio ai giovani: ci vogliono sicuramente forze fresche e facce pulite. Ma non è facendo piazza pulita del vecchio che si costruisce necessariamente una buona cosa nuova. So di esprimere un’opinione personale, non condivisa da molti, anche all’interno del gruppo redazionale di Cubia, e quindi la presento come tale, ma credo che non si possa prescindere, nel costruire una nuova realtà, dal bagaglio di esperienze e di competenze (pur con tutti i limiti e i distinguo del caso) di quelli che –un po’ ingenerosamente- dalle mie parti (non so qui) vengono definiti “vecchi tromboni”. Come credo che non basti essere giovani o nuovi della politica per poter vantare –solo per questo- di essere migliori degli altri.
Ecco, allora, che –come sempre- è alla prova dei fatti che bisogna giudicare le persone, non solo in base alle carte d’identità.
E alla prova dei fatti attendiamo di vedere Belluzzi e il gruppo dirigente del PD. Quello che –credo- tutti chiediamo a chi decide di stare in politica è un modo nuovo di farla, la Politica, che poi dovrebbe essere l’unico. Quello che tutti noi dobbiamo pretendere è che interpretino il proprio ruolo non come una posizione di potere e di privilegi, per soddisfare interessi privati, esigenze personali e settoriali, aspettative non sempre completamente lecite, bensì come un compito (stavo per dire un “servizio”, ma forse è troppo…) da svolgere al meglio per il bene della collettività intera, e niente altro.
Se il PD, i vecchi e nuovi d’età, le vecchie e nuove persone che si sono avvicinati e si avvicineranno a quel partito; se le novità presenti in tutti gli schieramenti (la sinistra, i vari centri, il popolo delle libertà, la destra, le liste civiche) riusciranno finalmente ad orientare la vita politica e amministrativa in quella direzione, dalla quale –ahimè!- ci si è da tantissimo tempo allontanati, credo che i grandi lavori in corso riusciranno a riavvicinare la gente comune alla vita pubblica, a favorire quella partecipazione che è l’unica salvezza dallo sfrenato individualismo in cui siamo un po’ tutti precipitati.

di Paolo Saracino

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