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In occasione della visita di Bush

Bush con il Papa

Bush con il Papa

Tratto da Cubia n° 83 – Giugno 2008

In occasione della visita di Bush

Questi più che mai sono i tempi dell’utopia profetica. Sono rimasta male dagli ultimi “passaggi”

teocratico-politici che qui in Italia stanno avvenendo, ma forse non solo in Italia…

Un amico mi chiede: come fai a credere ancora in certi valori, come fai a portare avanti la tua fede e le tue scelte di vita?!? Rispondo: è dura, ma io sono una tignaccia e penso che in epoche di chiusura sociale, di potere assoluto, di assoluta cecità mentale e culturale si fa più dura e forte la “resistenza” di chi crede e confida nell’Uomo; sia di chi crede in un ideale umanitario sia, e soprattutto, di chi “cerca” di credere in Cristo, sommo ispiratore-generatore della nuova umanità. Lui artefice della resurrezione umana, da Lui partita, e che continua nei poveri, nei derelitti, negli emarginati, negli “inutili” della nostra società. Il suo cammino è un sentiero ben segnato e chiaro a vedersi, ma difficile da percorrersi. Il senso della Sua Parola è pregnante e impregnato di Amore e di Vita. Forse qui ci può essere d’aiuto l’importanza che alla parola-significato viene data dalla cultura orientale.

La civiltà cinese (altri figli di Dio presso i quali Lui già dalla creazione dimora) dà grande importanza e valore al segno-senso della parola. La parola in sé è l’unica cosa dell’umanità che deve essere perpetuata, in relazione anche al culto degli antenati, cioè di coloro che ci hanno generati (a loro somiglianza). Edifici, opere antiche, palazzi e templi sono ricostruibili e imitabili, la parola NO, è quella, solo quella, nel segno e nel suo significato.

Questo ci viene dalla cultura e dalla vita di un popolo asiatico. Incontrare civiltà, stili di vita diversi, sapienze altre vuol dire crescere in umanità e amore verso Dio, Padre di tutti!

La Parola va valorizzata e ripensata nel suo senso originario e vero (non addomesticata a seconda della convenienza epocale e storica) perché siamo in gran confusione e rischiamo di perdere quella Profezia universale e aperta che Gesù ha risvegliato e vissuto nel suo tempo, andando contro l’Impero del potere. Profezia e Utopia si abbracciano nel nostro tempo per sostenere e vitalizzare la Speranza. Parola che deve diventare Vita!

Speranza per i Rom che possano sentirsi a “casa”.

Speranza per gli immigrati perché possano sentirsi accolti.

Speranza per gli esclusi perché possano sentirsi valorizzati.

Speranza per il mondo ricco e opulento perché impari a condividere e non ad accumulare.

Speranza per la mia persona perché possa riuscire ad essere coerente in ciò che dico e faccio.

Speranza per il Vaticano perché si renda conto dell’importanza del ruolo che svolge e, di conseguenza, non tradisca le aspettative.
Qui mi soffermo su un aspetto che fatico ad accettare, come membro della comunità cristiana.

Penso alla visita di Bush al Papa. Penso al Papa che riceve Bush e lo conduce in giro per il Vaticano ricambiando la visita di cortesia a suo tempo ricevuta in America. Va bene lo scambio di cortesie, va bene accogliere l’uomo Bush, ma accogliere il Presidente Bush mi fa male.

Il presidente Bush: sostenitore di una guerra preventiva! sostenitore di una politica imperialista che affama mezzo mondo! che ancora accetta nei suoi Stati la pena di morte! che giustifica un’economia distruttiva dell’ambiente! …

Tutto questo nella “casa” della Chiesa cattolica (universale) cristiana che ha scelto l’impegno nel mondo alla sequela di Cristo. Un impegno che la vede vicina ai violentati, ai sofferenti, agli emarginati, a quella bellissima Terra che ci ha dato perché ne fossimo tutori responsabili e non fruitori dissennati. Un impegno che coinvolge uomini e donne felici della scelta della non violenza, della condivisione e della testimonianza-martirio, proprio perché tutti vivano la giustizia e la vita piena.

Ora questa casa si apre a Bush, che ufficialmente rappresenta il potere dominante, e rimane chiusa agli immigrati non in regola (quindi che non servono), agli zingari cacciati dai loro campi (perché violentatori e rapitori), per i quali si lanciano appelli di accettazione e convivenza , ma … per loro la casa è chiusa, come purtroppo lo sono le nostre singole case!

di Magda Gaetani

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150 anni fà il Papa si fermò a Cattolica

Pio IX

Pio IX

Tratto da Cubia n° 76 – Novembre 2007

Dal 4 Maggio al 5 Settembre del 1857 il Papa Pio IX fece un viaggio nelle terre del declinante potere temporale. Non dimenticando di essere supremo pastore, volle iniziare con una visita al santuario di Loreto.

Tutte le città della Romagna si liberarono dal governo papale e dalle truppe austriache accordandosi sulla formula “Né restaurazione, ma annessione al Piemonte”, poi suggellata con plebiscito popolare l’11 e il 12 Maggio 1860.

Dopo una sosta a Pesaro, dove aveva celebratola solennità della Pentecoste, il 1 Giugno il Pontefice, con la corte al completo, partì per Rimini. Il senigalliese Mastai Ferretti aveva esperienza delle turbolenze e del carattere dei romagnoli, refrattari alle discipline, essendo stato vescovo della diocesi di Imola al tempo delle imprese e scorribande del Passatore. Quindi, poteva temere un’accoglienza superficiale e incurante. Invece, lungo la strada dappertutto addobbi, festoni, archi di trionfo preparati dalla gente di ogni condizione.

Già alla Siligata il numero delle persone cominciava ad aumentare, tant’è che le cronache del tempo riferiscono che il vecchio cocchiere, rivolto all’illustre viaggiatore, gridò: “Santo Padre, andiamo bene!”.

Una massa proveniente da tutto il territorio chiedeva la benedizione e, una volta ricevutala, prorompeva in acclamazioni.

A Cattolica fu tanta la folla che il Papa ebbe la magnanimità di scendere dalla carrozza. Varie erano le statue collocate sul piedistallo a simboleggiare la Fede, la Speranza e la Carità. Sua Santità, da un gran padiglione con ricco trono appositamente preparato, benedisse la devota moltitudine.

L’attuale chiesa parrocchiale fu innalzata per la munificenza dell’ultimo Papa Re e la prima pietra fu posta da Salvatore Lezirolo, vescovo di Rimini, il 5 Maggio 1858.

Pio IX giunse a Rimini in una serata minacciosa di pioggia, ma fu ugualmente accolto con grande calore, in quella stessa città che l’anno successivo, nel 1859, vedrà la visita di Giuseppe Garibaldi, segnata da uguale entusiastica partecipazione popolare.

La migliore sintesi per il cittadino contemporaneo per armonizzare nella propria coscienza, superati anacronistici dilemmi, la dimensione civile di partecipe della cosa pubblica con quella inseparabile della benefica fede spirituale.

di Giampaolo Bazzocchi

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