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Lettera aperta di una cittadina al Sindaco e alla Giunta

Arcobaleno

Tratto da Cubia n° 58 – Gennaio 2006

Non avrei mai detto di dover ringraziare Berlusconi! Lo devo ringraziare perché, grazie alla sua “manageriale” gestione dell’Italia, mi sono talmente incavolata da cominciare ad interessarmi con più attenzione alla politica: non tutto il male viene per nuocere! Il mio interesse è passato poi, per forza di cose, anche ad una conoscenza e presa di coscienza più responsabile e attenta anche della politica del mio Comune e della mia città: meglio tardi che mai!

Bene, dopo 3 anni di partecipazione seria e attiva, vorrei esprimere alcune considerazioni personali sulla gestione della città e sulle riunioni del Consiglio Comunale. Lo spunto mi viene dalle dichiarazioni dei vari consiglieri sul giornalino “Città di Cattolica” (pervenutomi il 3/1/06!!!) in occasione del Natale.

La politica non è un optional (v. Campolucci), certamente, ma mi chiedo a chi è rivolto questo monito. I politici hanno grandi responsabilità e certi ne hanno sicuramente tanta, ripensando a come è stata gestita la città negli ultimi 10 anni, fino ad arrivare a debiti a dir poco preoccupanti; non mi si venga a dire ce la città è più bella… il bello piace a tutti, ma i passi vanno fatti in base anche al portafoglio e alla possibilità di mantenere il bello! (vedi la pavimentazione rovinata in via Bovio, vedi le fontane “malate”…).

Questi politici si sono chiesti come mai nelle ultime votazioni comunali si sono presentate ben 4 liste civiche? E la lista civica “Cattolica Città per la Pace” si è formata proprio per l’impegno di forze cittadine che da sempre avevano votato per l’attuale maggioranza DS e Margherita!? Anche perché, dopo essere stata invitata, io e altri amici, ad alcuni incontri con i “politici” DS, a suo tempo, avevo ben capito che i giochi di partito erano già stati fatti, alla faccia della partecipazione!

Non si sono chiesti come mai un elettorato considerevole ha votato per l’Arcobaleno, e per il sindaco si è andati al ballottaggio!? Tutto questo non ha significato né significa niente?! Non ci sono state smanie di potere per “sostituirsi” (v. Campolucci) a loro…sbandierando di non essere politici…, semmai si è sbandierato di non essere succubi e servi dei giochi partitici di potere; non c’è smania di sostituirsi a nessuno, c’è voglia di una politica lungimirante e responsabile, volta al bene della cittadinanza tutta e dell’ambiente, volta ad un domani senza paura, anche se più modesto, un futuro portato avanti con partecipazione e trasparenza. 

Soggetto politico io mi sento fino in fondo, anzi non improvviso, come forse qualche tuttologo in tutti i settori si sa improvvisare ed adattare, visto che le persone con grandi responsabilità che girano nella gestione comunale sono sempre le stesse! Qua le poltrone si sono sformate e si sono adattate a chi ci sta sopra, il quale non se ne rende o non vuol rendersene conto: è comodo rimanere in casa al calduccio in fondo. Quanto alla praticità e concretezza (v. Verde al verde…) cosa importa se si trascura qualche particolare, dicono anche i dinamici Margherita, perché perdere tempo? In fondo, quando si esegue un’operazione chirurgica è importante asportare la parte malata, se poi rimane nella pancia qualche garza o un piccolo bisturi è solo un particolare insignificante: l’operazione è riuscita e l’ammalato è morto! Non fa niente! Quanto alla sicurezza del porto (v. Verde al verde…) penso che il merito della scelta del famoso pennello/baffo dipenda dalla testardaggine attenta al “particolare” voluta dalla minoranza, inclusi gli anatemi del capogruppo “Per chi ama Cattolica”, il quale auspica dei denominatori comuni su cui costruire.

E’ importante e utile, ma il problema sul quale ritengo si fatichi a ritrovare con l’attuale maggioranza è il punto di partenza con il quale ci si pone, ossia: la PARTECIPAZIONE. La democrazia è difficile, ma Cattolica non è una metropoli, e provare a discutere con i cittadini, cercandone il coinvolgimento (cosa non facile forse, lo ammetto), potrebbe essere utile per le scelte che riguardano tutti e non solo le categorie. Se avessi condiviso lo stile di portare avanti la vita cittadina dell’Amministrazione comunale, non sarei probabilmente confluita in Cattolica Città per la Pace. Il sindaco Pazzaglini, con il quale a suo tempo ho condiviso esperienze parrocchiali, forse in parte ha dimenticato cosa e chi ci muoveva ad impegnarci e perché, ma questo è un altro problema e non sta a me dare giudizi, voglio solo dire che lui ha imboccato l’autostrada, la TAV, e tira avanti diritto, io e altri amici abbiamo scelto un piccolo sentiero pieno di soste.

Durante il cammino incontro persone, vedo paesaggi faccio sogni, affronto problemi insieme agli altri amici di camminata: con la fretta, la velocità e l’efficienza non sapete cosa si perde! Questo forse è il punto più difficile da superare per poter confluire nelle scelte per la città.

Ad esempio, personalmente non avrei cambiato la darsena (per vari motivi), avrei dato priorità alla vita e attività del nostro vecchio porto peschereccio, valorizzandone l’aspetto delle tradizioni e dell’esperienze di mare, un turismo responsabile, alla portata di tutti e non solo, o quasi, di chi può permettersi la barca da diporto… Non sono favorevole allo sviluppo forsennato e al rialzo del nostro sistema, uno sviluppo che ricade e sfrutta quei popoli in difficoltà per i quali poi si fanno di tanto in tanto raccolte buoniste per mettere a posto le coscienze!!! Il nostro stile di vita, compresi i nostri sprechi e divertiamoci (vedi tanto per dire l’assurda, squallida, finta spiaggia di via Bovio), grava anche su quei bambini africani per i quali si vorrebbe un sorriso sereno e felice; ma qua è un discorso culturale, religioso e sociale difficile da affrontare in una breve lettera aperta: scritta con schiettezza, senza astio, ma con convinzione.

di Magda Gaetani

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Riuscirà il PD?…

PD

Tratto da Cubia n° 75 – Ottobre 2007

Anche a Cattolica, come in tutta Italia, la vita politica, ed in particolare quella interna ai partiti, è in un periodo di fermento.

La nascita del Partito Democratico, direttamente e indirettamente, costituisce un motivo di fibrillazioni negli schieramenti politici, e soprattutto nel maggior partito locale. E’ infatti in casa DS che sono avvenuti i fatti più rilevanti degli ultimi mesi.

Per riepilogare gli eventi, cominciamo da fine giugno, quando Antonio Gabellini si dimette dalla carica di assessore al bilancio. Che cosa è successo? E’ lo stesso ex assessore che racconta le ragioni del suo disimpegno dalla giunta, riconducibili al disaccordo, ormai insanabile, con il resto della compagine amministrativa sulle scelte in materia di risanamento delle finanze comunali, con particolare riguardo al settore del personale. L’impostazione di estremo e spesso impopolare rigore adottata fin dall’inizio del suo mandato da Gabellini, pur avendo portato a profonde e laceranti rotture con il personale comunale e le sue rappresentanze sindacali, aveva trovato nella prima fase l’appoggio compatto della maggioranza di palazzo Mancini. Da un po’ di tempo, però, le cose erano cambiate e l’ex assessore era entrato in rotta di collisione, non solo con il sindaco Pazzaglini, con il quale – si racconta – non ci sarebbe mai stato un grosso feeling, ma anche con il suo partito di riferimento. E sarebbe stata proprio la presa di distanza del gruppo dirigente Ds dal suo assessore a determinare la decisione di Gabellini.

I bene informati raccontano che, a determinare i tempi della scelta di Gabellini, sarebbe stata anche l’imminente nascita del PD, in prospettiva della quale l’ex assessore avrebbe deciso di rompere gli indugi, per avere le mani più libere. I fatti lo confermano, visto che alle recenti primarie Gabellini ha appoggiato, con successo, una lista diversa da quella sostenuta da Pazzaglini.

Il secondo evento politico dell’estate cattolichina è stata l’uscita dalla segreteria cittadina dei DS di 4 componenti, i quali, anche sulle pagine della nostra Rivista, hanno dichiarato di non condividere più i vecchi schemi e le solite logiche di partito, preferendo muoversi con metodi innovativi nella fase di avvicinamento al Partito Democratico. Tra i 4 e Gabellini c’è profonda assonanza, sia per quanto riguarda le critiche all’immobilismo dei locali dirigenti diessini, sia per quel che concerne le prospettive del PD. Ma c’è anche un altro tema sul quale si registra identità di veduta: la prossima candidatura a sindaco di Cattolica. Si tratta di un argomento che si sta affacciando con prepotenza sulla scena politica e che certamente infiammerà il dibattito nei prossimi mesi. A meno di un anno e mezzo dalle prossime elezioni comunali, a fronte di una rivendicazione di diritto, da parte di Pazzaglini, a succedere a se stesso, si fa strada in maniera prepotente la richiesta di un metodo nuovo, quello delle primarie, nella scelta del candidato, anche per “scongiurare” l’esito di tre anni fa, quando le sorti di Cattolica furono decise altrove e imposte dall’alto.

Certamente, il non brillante comportamento a Cattolica della lista per il PD sostenuta da Pazzaglini darà ulteriore vigore a questa rivendicazione.

C’è poi la notizia, apparsa sui giornali, di un avvicinamento al nascente PD del prof. Bulletti, ex candidato sindaco ed attuale consigliere comunale dello schieramento di destra. La notizia, pur politicamente rilevante, non stupisce, però, più di tanto, considerando che le scelte politiche di Bulletti sono state molto spesso caratterizzate da assoluta libertà di movimento e di iniziativa.

In questo contesto “movimentato”, Cubia ha cercato di ritagliarsi, fuori dalla mischia, un autonomo spazio propositivo, per favorire l’avvio di un dialogo tra maggioranza e opposizione, in particolare quella riconducibile all’area di centro sinistra, che fa capo alla lista Arcobaleno. Un avvio di dialogo che consentisse alla vita politico-amministrativa cittadina di imboccare una strada diversa rispetto al passato (e al presente) tormentato e conflittuale… per il bene di Cattolica.

Il nostro intento non ha finora ricevuto positivi riscontri. Il conflitto perenne e totale resta per ora l’unico modo ufficiale di rapportarsi tra gli schieramenti.

Chissà se il Partito Democratico riuscirà a smuovere le acque anche in questo senso e a favorire un qualche marcamento dalle rigide posizioni contrapposte e incoraggiare i tentativi personali di “parlarsi” che timidamente cominciano ad intravedersi.

Certo, occorrerebbe che, in casa Arcobaleno, prendessero più vigore le posizioni meno oltranziste, meno “grilline”, di coloro, cioè, che sono disponibili ad “andare a vedere” le carte degli altri, superando pur comprensibili remore e pregiudizi, e che, da parte governativa, la più volte dichiarata disponibilità al dialogo non rimanesse più solo una vuota enunciazione di intenti, ma si riempisse di contenuti reali, traducendosi nei quotidiani atti e fatti della politica,

La novità del PD riuscirà ad innovare realmente il modo di fare politica, in Italia e a Cattolica, e sarà in grado di far cadere anche qui da noi qualche steccato di troppo?

di Paolo Saracino

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Da Antonio

O Maraniello

O Maraniello

Tratto da Cubia n° 75 – Ottobre 2007

Il famoso dancing che ha fatto ballare tanti cattolichini e non:

da Antonio

Nasce come osteria verso i primi del ‘900, gestito dalla laboriosa famiglia Pazzaglini: nonna Zaira – la fondatrice – e mamma Pina, due donne generose che avevano un sorriso per tutti e hanno trascorso una vita nel locale, insieme a papà Antonio.

Un tipici locale di quei tempi, frequentato soprattutto da operai e, nei giorni festivi, anche da marinai, nel quale, secondo la tradizione delle osterie, venivano preparati dei piatti tipici: la trippa, i fagioli, il baccalà, ecc., il tutto annaffiato con buon vino Sangiovese.

Lo frequentavano compagnie numerose, che trascorrevano il tempo libero con l’unico divertimento allora disponibile, dedicandodi alle tradizionali “cante” in festosa allegria.

Subito dopo l’ultimo conflitto mondiale, il locale pian piano subisce delle innovazioni. Antonio, uomo burbero ma genuino, reduce dalla campagna di Russia, sempre aperto alle migliorie, intuisce la forza di richiamo della musica. Per cui decide di inserire, durante il periodo estivo, una piccola orchestrina, visto che lo spazio a disposizione è sufficiente per ospitare molte persone. Ha inizio così un nuovo capitolo nella storia del locale: il famoso “Dancing da Antonio”, dove milioni di persone hanno ballato per più di cinquant’anni.

Tutta la famiglia, compresi i figli Piergiorgio e Giuseppe, collaboravano nella gestione del locale, non solo con il lavoro, ma anche in qualità di artisti: ad una certa ora, infatti, Antonio si esibiva al microfono con la sua caratteristica voce, che sgorgava dal cuore, in canti napoletani, il più famoso dei quali era Marenariello, mentre Piergiorgio cantava una bellissima canzone degli anni 60, Dove andrò senza di te, ricevendo entrambi applausi scroscianti. Il fatto divertente era che, trovandosi il locale sotto la ferrovia, Antonio, prima di intonare la sua canzone, doveva controllare l’orario e calcolare i tempi tra il passaggio dei treni, per evitare che la sua voce venisse coperta dallo sferragliare delle locomotive.

Pur con il passare degli anni, nonostante la nascita di tanti altri dancing, più moderni ed innovativi, il dancing “Da Antonio” ha mantenuto sempre, con alcune indispensabili migliorie, le caratteristiche originali, salvaguardando la sua tipicità, che con l’andare del tempo a Cattolica si è poi persa.

Un bellissimo giardino con tanto verde, ideale per trascorrere piacevoli serate in genuina allegria. Ottimi e simpatici musicisti, tra cui: Luciano Scardassa, Michele il bassista, Vincenzino il pianista, i quali hanno trascorso la loro gioventù in quel locale.

Tra i clienti era facile vedere uomini originali e curiosi, soprattutto quando partivano all’assalto delle clienti: individuata la propria preda, quella più rispondente alle loro esigenze di “amatori”, si piazzavano alle sue spalle e, non appena i musicisti si avvicinavano agli strumenti, da veri avvoltoi (in senso buono) le piombavano addosso. Una volta in pista, alcuni si avvicinavano alle guance della propria “compagna” per sfoderare un bel bacio nella luce soffusa. Ma non sempre il tentativo andava a segno: alcune signore schivavano il bacio girando la testa dall’altra parte; altre, sentendosi stringere troppo da braccia poderose, puntavano le mani sul petto del ballerino, respingendone con decisione le effusioni. Si vedevano coppie molto originali, stranamente assortite. La differenza di età era spesso evidente: donne eleganti, ben vestite, truccate a dovere si accompagnavano spesso con uomini molto più avanti negli anni.

Tutto questo era spettacolo, tutto questo era il famoso dancing “Da Antonio”, con i suoi amori sbocciati, con le sue avventure finite su una pista da ballo!

Alla scomparsa dell’amatissimo Antonio, il figlio Piergiorgio ne ha continuato l’attività, ampliando il lavoro con ottimi risultati. Con abilità e simpatia, ha saputo portare ancora più in alto il nome del locale, creandosi la fama di ottimo ristoratore, rinomato soprattutto per le specialità di pesce, che curava in maniera particolare. Tanti clienti giungevano da ogni parte d’Italia per gustare i suoi piatti. Ma, nonostante tutto l’impegno, suo e della sua famiglia, Piergiorgio è stato costretto a cedere l’attività. A suo dire, per coprire le spese del dancing estivo, doveva lavorare nel periodo invernale.

I tempi cambiano, si aprono nuovo cicli, ma nel cuore di tante persone rimane indelebile il ricordo di quello che è stato il dancing “Da Antonio”, delle serate trascorse nel puro e genuino divertimento.

di Roberto Bozza

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Intervista a Bondi

7 idee per una città migliore

7 idee per una città migliore

Tratto da Cubia 81 – Aprile 2008

L’ARCOBALENO DI CATTOLICA È QUALCOSA DI DIVERSO

I. ROMA VISTA DA CATTOLICA.
Troppa distanza dalle persone. Troppi slogan. Troppe divisioni. Ma è inutile dirlo adesso. Adesso bisogna ricostruire, e considerare questo risultato la ragione per una diversa politica. Ricostruire le fondamenta della politica dai comuni e dalle regioni, offre alla politica la forza necessaria per essere ambiziosa, per guardare dove va il mondo, dove va l’uomo e l’ambiente che lo ospita. Sarebbe un errore non rispettare il voto degli italiani: il bisogno di risposte concrete ai problemi del quotidiano, alla mala gestione della politica, alla necessità di semplificazione e chiarezza. Sarebbe invece un peccato perdere le sensibilità che i piccoli partiti hanno rappresentato, pur senza riuscire a trovare una sintesi credibile. Non c’è spazio per cartelli elettorali, ma c’è spazio per un progetto di governo che esalti una proposta, la responsabilità di questa proposta, e la necessità dei contraddittori di sostenere una controproposta credibile. Tutto questo è mancato, come è mancata la sincera denuncia di un sistema elettorale che ha privato i cittadini delle possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Si è preferita la designazione delle segreterie e con esse rispolverare vecchi

slogan, individuare nemici e categorie, buoni e cattivi. Certo è faticoso confrontarsi, aprirsi ai cittadini, mettere in forse comode spartizioni di poltrone, cercare altre forme di comunicazione rispetto a quella offerta dall’informazione di Stato. Ma era necessario: diciamolo adesso per non doverlo ripetere poi. Dunque, auguri al nuovo governo e buon lavoro a tutti noi.

II. CATTOLICA VISTA DA ROMA? Per una volta, condivido il pensiero di sindaco e vicesindaco: non si può trasporre il risultato nazionale in quello locale. L’Arcobaleno nazionale non è l’Arcobaleno di Cattolica. Innanzi tutto perché l’Arcobaleno della nostra città si è proposto già quattro anni fa come forza di governo: per una politica che fosse ponte tra partiti, liste civiche, movimenti e cittadini; per una politica che cercasse dialogo tradotto in fatti concreti; per una politica che agli esoterismi delle strategie elettorali preferisse lasciarsi guidare dall’idea di uguaglianza, legalità, partecipazione, competenza, sensibilità ambientale e culturale. Buona parte dei suoi elettori sono sparsi in un arco ben più vasto rispetto a quanto ha potuto offrire l’Arcobaleno nazionale. Insieme ai verdi e comunisti italiani, nell’Arcobaleno di Cattolica ci sono l’Italia dei valori, la lista civica di Cattolica per la pace, gli Arcobalenisti che hanno contribuito alla nascita del PD cattolichino e, non certo ultimi, i tanti cittadini senza tessera che amano una politica del fare. All’insegna di questa politica abbiamo costruito il nostro percorso, offrendo critiche e proposte alla malconcia giunta Pazzaglini.

Ma abbiamo tentato di fare anche altro, realizzando momenti per più ampie riflessioni. Importanti personaggi nazionali sono stati ospiti del nostro Arcobaleno. Da loro abbiamo imparato e a loro abbiamo affidato un messaggio con la speranza di vedere prima o poi un po’ dell’Arcobaleno di Cattolica anche nei partiti romani. Dunque, hanno proprio ragione sindaco e vicesindaco: Cattolica non è Roma. I debiti della città, le operazioni finanziarie da milioni di euro in perdita, la svendita del suo patrimonio, il degrado della manutenzione, la cementificazione che favorisce solo la rendita parassitaria di pochi privati a scapito della parte attiva dell’economia cittadina, così come l’incapacità di questa giunta di offrire una gestione amministrativa in grado di evitare l’ennesima condanna da parte delle autorità di controllo, o il biasimo di una seria trasmissione come Report di RAI Tre, ebbene, tutto rimane. Di questo e di tanto altro l’Arcobaleno di Cattolica continuerà a parlare.

Di Paolo Saracino

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NUNTEREGGAE PIU’

Nuntereggae più - Rino Gaetano

Nuntereggae più - Rino Gaetano

Tratta da Cubia n° 74 – Settembre 2007

Non ti reggo più. Così cantava il grande Rino Gaetano nel 1978 e intercalava la sua locuzione dialettale con situazioni e personaggi ai quali indirizzarla. Riascoltando certi passaggi come “..dc, psi, pci, pli, pri …: Nuntereggae più” o..super pensioni, ladri di stato, evasori legalizzati, auto blu, sangue blu…: Nuntereggae più”, il parallelo è d’obbligo con il “Vaffanculo Day” che si è tenuto a Bologna l’8 settembre. Una Piazza Maggiore stracolma per un evento la cui organizzazione ha preso corpo nel frequentatissimo Blog di Beppe Grillo. Il comico, come lui continua a definirsi anche se da tanti è considerato un lucido analista delle aberrazioni che tarlano i poteri forti, ha proposto una legge capace di raccogliere in un solo giorno un oceano di firme a sostegno: 300mila. 3 i punti qualificanti: 1) No ai parlamentari condannati; 2) No alla carica per più di 2 legislature; 3) No ai parlamentari scelti dai segretari di partito. In merito ai contenuti non mi dilungo. Vorrei solo rispondere all’obiezione che sia da stolti mandare a casa persone competenti dopo 2 legislature. Credo che il valore del mandato a tempo stia nel ricordare a chi lo riceve che non si tratta di una carriera ma di un servizio, per il quale si è chiamati a dare il meglio di sé liberi dal rischio di inquinamento prodotto da interessi latenti, sempre pronti a prendere forma sul lungo periodo. Andreotti insegna che il potere logora chi non ce l’ha e non è un caso che lui sia ancora lì. Ragioniamo, invece, sul fenomeno complessivo. La brevità telegrafica della proposta di legge non deve trarre in inganno. Il sentimento che si è coagulato e reso manifesto in questo trittico di NO ne trascende i confini concettuali e ha una vasta base di diffusione nella società italiana. Consiste nel disgusto per la politica come spartizione di poltrone tra i soliti riciclati, nella rabbia per i privilegi sbattuti garbatamente in faccia alla gente comune, nello sdegno per la voracità e l’ingordigia con cui i governanti sguazzano nei Beni comuni come fossero un conto corrente privato, nella delusione per non riuscire a farsi ascoltare dai dignitari di partito che vivono asserragliati nel mondo virtuale della propria supponente autosufficienza, incapaci di comprendere cosa accade all’aperto. Molti lo chiamano il sentimento dell’“antipolitica”, una generalizzazione che non aiuta a cogliere il dito puntato contro questa politica e i suoi epigoni. Comunque lo si denomini, occorrerà che Partiti & co riflettano a fondo invece di stracciarsi le vesti per la volgarità dello slogan. Molto più indecente è che proprio nel momento in cui la nostra società vacilla (per fortuna) sul senso del suo fondamento e avrebbe un disperato bisogno di una Politica alta, capace non solo di governare ma ricostruire consenso intorno a valori forti della convivenza laica e multiculturale, ci ritroviamo guidati da un mucchio selvaggio di sciacalli litigiosi e smaniosi di un ulteriore passaggio in tv. Così la formula liberatoria del Vaffa-day rappresenta il rinforzo, sul fronte passionale, di quanto già evidenziato dal successo de “La Casta”, il libro che esprime le stesse problematiche sul versante riflessivo. Ma, pur in presenza di una predominanza emotiva, la contestazione di piazza di Bologna, non è identificabile tout court con il populismo facile. Infatti si sono avvicendati sul palco personaggi diversi a cui da tempo Grillo fa riferimento: Marco Travaglio a favore di un’etica che riporti chi svolge un ruolo pubblico a sentirsi più vincolato dei comuni mortali ad un minimo di coerenza tra quanto professato e quanto agito, Sabina Guzzanti a favore della libertà di informazione, Maurizio Pallante a favore di interventi efficaci contro la catastrofe ambientale, I Ragazzi di Locri a favore dell’impegno contro tutte le mafie e tanti altri. Proprio questa componente propositiva è ciò che differenzia il Vaffa-Day dalla protesta disperata, che alza la testa per un giorno e non può che tornare nella merda a ricreazione finita. E i fenomeni denunciati da Grillo non riguardano solo i politici nazionali che lui ribattezza “lavoratori alle dipendenze dei cittadini”. Se focalizziamo sui nostri amministratori locali vediamo all’opera molte delle stesse dinamiche. A cominciare dalle fondamenta del rapporto con gli elettori. E’ sufficiente prendere le dichiarazioni rilasciate dalla maggioranza circa la sua concezione della rappresentatività democratica. “La gente ci ha votato-sostengono- e noi prendiamo le decisioni. Alla fine del mandato se gli elettori saranno rimasti soddisfatti ci confermeranno la fiducia, altrimenti ci manderanno a casa”. Questa rivendicazione del diritto alla delega totale che riesume il ruolo attivo dei cittadini una volta a lustro, più che una legittima visione di filosofia politica, risulta essere un indice del desiderio di sovranità incontrastata. Che non fa i conti con i numeri, tra l’altro. Dopo le elezioni del 2004, gli amministratori hanno tappezzato Cattolica con dei manifesti su cui troneggiava solitario un “66%”, da loro indicato come la percentuale riportata da Pazzaglini al ballottaggio con Bulletti e di cui ringraziavano la popolazione. Il lettore distratto poteva ritenere che i vincitori avessero conseguito ben oltre la maggioranza assoluta, arrivando quasi a giustificarne la pretesa di completa autoreferenzialità. In verità se si effettua il computo sul totale degli aventi diritto al voto, il risultato scende al 38%, percentuale effettiva di coloro che hanno dato mandato all’attuale maggioranza. Cestinare quel 62% che non li ha votati considerandoli poco più che fantasmi non è segno di maturità istituzionale. E, in merito al punto 3 della proposta Grillo, che dire della candidatura dell’attuale sindaco imposta dalle segreterie di partito su spartizioni provinciali? E ancora, come mai nessuno ci ha mai spiegato come ha fatto il comune di Cattolica ad accumulare tanti debiti, o quanto c’abbiamo rimesso, come cittadinanza, con l’affare sballato del Parco Navi e chi ne sono i responsabili? E perché ogni volta che si tratta di nominare un nuovo assessore o di effettuare un rimpasto si va sempre a pescare tra i soliti noti di partito anche quando non possedessero specifiche competenze? Troppe domande? Forse, ma servono a ricordare che la politica si fa con la gente e per la gente. Altrimenti non stupiamoci se dall’allarme giallo del Nuntereggae più siamo transitati al rosso del Vaffa-day.

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PD e primarie a Cattolica

Cosa è il PD?!

Cosa è il PD?!

Tratto da Cubia n° 84 – Settembre 2008

Finita l’estate, la Politica ha ricominciato a far parlare di sé nelle cronache cittadine. E si riprende con il tema che di qui a maggio prossimo terrà sicuramente banco: le elezioni comunali, che fra meno di otto mesi porteranno al rinnovo del Consiglio Comunale e alla scelta popolare del nuovo sindaco. Poiché il tema è questo, è inevitabile che un argomento di importanza “primaria” sia quello della scelta dei candidati allo scanno più alto di Palazzo Mancini. Argomento che al momento sembra agitare le acque soprattutto in casa PD.

Dove sembrerebbe –uso volutamente il condizionale- che il segretario Belluzzi abbia lanciato la sfida all’attuale sindaco, notoriamente poco propenso a mettersi in discussione in elezioni primarie.

Ebbene, che Pazzaglini sia convinto di aver fatto bene in questo suo primo mandato da sindaco e quindi non accetti di buon grado che venga messa in discussione la sua possibilità di concorrere da candidato del suo partito al secondo quadriennio da primo cittadino, è cosa ovvia e legittima.

Che Pazzaglini veda nelle “primarie” pubblicamente annunciate sui giornali dal segretario del suo partito in qualche modo una messa in discussione del suo operato e delle sue possibilità di successo nella prossima primavera e quindi consideri questo giudizio preliminare degli elettori come una minaccia alla sua ricandidatura, è anche questo comprensibile.

Che quindi Pazzaglini –coinvolgendo i vertici nazionali del suo partito- abbia ritenuto di “correre ai ripari” e di porre un grosso macigno sulla strada delle primarie, chiamando Enrico Letta, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel precedente governo Prodi ed attuale esponente nazionale di spicco del PD, a porre un “imprimatur” sulla sua ricandidatura, è cosa che non deve meravigliare più di tanto, visto che molto spesso (non sempre, per fortuna) le decisioni sulle scelte locali sono state finora prese a livelli sopracittadini. Si pensi, ad esempio, proprio alla scelta di Pazzaglini nel 2005, presa dai vertici dell’Ulivo a livello provinciale e regionale passando sopra le teste dei responsabili cittadini, orientati in altro senso.

Come non c’è da stupirsi che Belluzzi, da pochi mesi eletto primo segretario cattolichino del PD, abbia voluto sottolineare, dopo la pesante “ingerenza” di Letta, che la decisione deve essere presa qui a Cattolica, come ha più volte affermato sin dal momento della sua improvvisa comparsa sulla scena politica locale. Belluzzi e il PD hanno infatti la necessità di giustificare la nascita del nuovo partito, che finora latita, soprattutto dopo la caduta del governo Prodi e la sconfitta elettorale che ha riportato Berlusconi a Palazzo Chigi, anche con uno strappo e un segnale di novità rispetto ai riti e ai metodi del passato.

Insomma, le componenti di questa presunta sfida sono abbastanza chiari ed evidenti.

Ma si tratta di una sfida vera e propria, o soltanto di un gioco delle parti? I dubbi sono vari e lettimi. Intanto, alla fine, le primarie si faranno? E, se sì, Pazzaglini ci sarà? E, se sì, sarà una vera sfida tra personalità alternative, portatrici di linee diverse, o si tratterà di un bluff, realizzato mettendo in lista dei nomi scelti giusto per far vedere che…, mascherando una sostanziale reinvestitura di Pazzaglini?

E che diverse linee all’interno del PD ci siano è piuttosto evidente, in particolare per quel che riguarda i rapporti con l’altra parte del mondo del centrosinistra locale, organizzato attorno alla Lista Arcobaleno. Per cui, ci sarebbe tutto lo spazio per una candidatura realmente alternativa all’attuale sindaco.

Dunque, i prossimi mesi e le prossime mosse chiariranno le idee e aiuteranno a scoprire le carte. Sia Pazzaglini, sia Belluzzi e il suo gruppo dirigente, sia i cosiddetti “dissidenti” del PD, più o meno identificabili nel gruppo che ha sostenuto, perdendo, Tamanti nella corsa a segretario del partito, sono attesi alla prova, a dimostrare o a confermare la propria maturità politica.

Pazzaglini, accettando nei fatti le nuove regole del gioco, le novità di un partito che anch’egli ha contribuito a far nascere a Cattolica, considerando una corsa in primarie “vere” non una prova di sfiducia nei suoi confronti, ma una esigenza di nuova democrazia partecipativa, un segnale del fatto che si vogliono effettivamente cambiare alcune vecchie pratiche della politica.

Belluzzi e il gruppo dirigente del PD, dimostrando che si vogliono fare le cose sul serio, senza “barare”, dando spazio alle varie istanze presenti nel suo partito e zittendo tutte le voci, più o meno maliziose, che finora si sono sbizzarrite nel dare poco credito alla sua reale autonomia dai “poteri forti” all’interno del PD.

Tamanti e il suo gruppo, riuscendo a concretizzare un effettivo ruolo innovativo, con una candidatura all’altezza della sfida.

Prove di maturità politica che servono al PD, al centro-sinistra cittadino, ma in generale a tutta la vita politica nella nostra città.

Aspettando poi di vedere e di commentare come si comporteranno, in vista delle elezioni, anche gli altri partiti e gruppi politici locali.

Di Paolo Saracino

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