Archivi tag: Poesia

Aspettiamo la primavera!

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Basta con questa bufera, 

siamo stanchi dell’inverno

aspettiamo la primavera.

Il freddo ci fa soffrire e 

non ci si può neanche tirare un po’ su.

Invece c’è la pioggia con il gelido vento

oppure la tempesta di neve

e ci si butta sempre più giù.

Quando il sole tornerà,

in un istante tutto cambierà

si sveglierà dentro di noi la nuova energia

e sentiremo il corpo in armonia.

Almeno ora sorridiamo e speriamo

che finisca preso la bufera,

perché aspettiamo la bella primavera!

di Karina Lippoldt

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L’inverno

Tratto da Cubia n° 10 – Marzo 2001

To o inverno crudele sei arrivato e

a me albero scheletrito il vestito hai levato.

Ora sono rimasto nudo,

il freddo dovrò soffrire,

dovrò aspettare la primavera perché torni a rifiorire.

di Mario Furiassi

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Il fischio del pescatore

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Ognuno emanava un sibilo diverso

più o meno modulato

e noi anche mentre giocavamo

lo captavamo subito,

tutti adrizzevamo le orecchie

così capivamo che papà

stava per prendere il mare

e dovevamo subito rientrare.

Da tempo non si odono più fischi in lontananza

né per gaudio né per necessità

a meno che non sia un merlo

col suo becco giallo

di Giorgio Terenzi

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La poesia si insegna, si scrive, si vive

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Dal 2009 a Cattolica è stato istituito il “Premio nazionale di poesia Giovanni Pini“, che ha il grande pregio di coinvolgere gli alunni della Scuola Media “Emilio Filippini” in un percorso di scoperta della poesia che porta i ragazzi a cimentarsi anche con momenti di creazione poetica.

Nell’ambito di questa meritevole iniziativa, quest’anno la collaborazione tra insegnanti e bibliotecari ha dato vita al progetto “Le voci della poesia“, che nasce come “corollario al premio e come approfondimento del percorso curricolare svolto dai ragazzi dell’Istituto comprensivo di Cattolica e con l’intenzione di accostarli alla poesia“.

Il progetto ha previsto il coinvolgimento di tre poeti d’eccezione della nostra terra: Annalisa Teodorani, Maria Teresa Codovilli e Vincenzo Cecchini, che in tre diverse mattinate hanno condiviso con le seconde classi della scuola media di Cattolica i loro componenti, e hanno potuto far comprendere ai ragazzi “cosa si celi dietro ad una pubblicazione, quale emozione e quale lavoro sottenda alla creazione poetica e quale sia lo spessore umano ed intellettuale di un poeta vero“.

L’iniziativa, ideata da insegnanti e bibliotecari, aveva l’intento di “far divertire i ragazzi con la poesia, farli accostare in modo giocoso al potere evocativo della parola mirabilmente scavata e cesellata, riscoperta, reinventata dalla immaginazione e dal sentimento di alcuni rappresentantivi poeti di Cattolica e dintorni che volentieri hanno accolto l’invito“.

E’ importante ricordare che, dei tre poeti, ben due, Annalisa Teodorani e Vincenzo Cecchini, hanno letto poesie scritte in dialetto. In santarcangiolese, la Teodorani; in cattolichino, Cecchini.

Gli organizzatori sono convinti che il dialetto non sia una lingua di ripiego, più facile da utilizzare, e fanno proprie le parole di Piero Meldini che scrive: “Il ricorso al dialetto non abbassa il registro poetico, anzi: è una lingua antiretorica e filosofica, che si presta alla meditazione, alleggerisce le confessioni più scoperte e addolcisce le parole più amare“.

I ragazzi hanno dimostrato un’inattesa maturità, rivolgendo ai poeti domande non scontate, ma riguardanti le tematiche più profonde che trasparivano dai componimenti, come il senso della vita e della morte. E’ inoltre emerso che le poesie che hanno acceso maggiormente l’interesse da parte dei giovani uditori erano proprio quelle più filosoficamente impegnative, quelle dalle quali emergeva un significato più alto.

Dopo i tre incontri, gli organizzatori possono affermare con certezza che l’iniziativa ha avuto successo, perché l’attenzione degli alunni è stata costante e ha consentito ai ragazzi di poter ascoltare la lettura di poesie direttamente dalle parole di chi le ha composte.

L’impressione dei poeti è stata molto positiva. Le due ore sono passate piacevolmente e senza che le insegnanti dovessero richiamare gli alunni. Sarebbe importante rendere questa esperienza un appuntamento fisso da affiancare al “Premio nazionale di poesia Giovanni Pini”, anche perché i ragazzi coinvolti cambiano ogni anno.

di Alessandro Fiocca

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Un po’ di felicità

Tratto da Cubia n° 28 – Gennaio 2003

Nel risveglio del mattino
vorrei che il mio cuore
si placasse di quella tristezza
che mi accompagna
quasi dalla prima infanzia.
Vorrei che la mia vita
si inebriasse di luce e di sole
durante la giornata.
Sentire dentro di me
la melodia di una gioia pura.
Tutto questo sarebbe di conforto
per la mia povera anima.
Far sì che il tormento esca
dal mio corpo,
per ridonarmi quella felicità
che credevo di avere
perduto per sempre.

di Mario Furiassi

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Aprite la Finestra al Natale!

Tratto da Cubia n° 96 – Dicembre 2009

Lasciate entrare il vostro angelo custode.

Non chiudete la porta ai poveri, 

non fate loro del male!

Se bussasse uno di loro

oppure un ammalato, 

donategli qualsiasi cosa e poi 

guardate il suo viso, 

quanto impressionante è il suo 

grato sorriso.

Quel sorriso va diritto al vostro cuore

e magari avete salvato un’anima

prima che muoia.

Karin Lippoldt

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Cambio d’aria

Ho camminato molto in acque

basse salate e lasciato impronte

sulla sabbia subito levigate.

Pochi passi invece ho fatto su tappeti di foglie

ancora vive, cadute da grossi alberi

e alti sino alle nuvole.

Ma non so dire quello che mi è giovato di più,

anche se fra mille colori della foresta,

i lunghi respiri arrivano al cuore!

di Giorgio Terenzi

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Il mio melograno

 

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

Generoso il mio melograno

che ha rubato

a uno stanco tramonto

il vermiglio

dei suoi fiori.

Ora il frutto

afferrato dal suo tempo,

sé incide per sorridermi

fino a lacerarsi.

Lacrime di semi

cadono sulla terra.

Sorrisi e lacrime:

la vita!

di Lorenza Morosini

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C’è un paio di scarpette rosse

ScarpetteRosse

Tratto da Cubia n° 68 – Gennaio 2007

C’è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica “Shultze Monaco”

C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a fare coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nella camera a gas

C’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono

C’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole

“C’è un paio di scarpette rosse” è di Joyce Salvadori Lussu. Joyce Salvadori (Firenze, 8/5/1912 – Roma, 4/11/1998) è stata scrittrice, traduttrice e partigiana. Nacque a Firenze come Gioconda Salvadori da genitori marchigiani ma di origine inglese. Suo padre, Guglielmo Salvadori, filosofo positivista osteggiato dal fascismo, dovette riparare all’estero con la famiglia. Joyce si laureò in lettere alla Sorbona e in Filologia a Lisbona. Tra il 1933 e il 1938 viaggiò molto in Africa, dove nacque il suo impegno ambientalista, che si unì a quello politico portandola a iscriversi al movimento Giustizia e Libertà. Nel 1938 incontra Emilio Lussu, che diverrà il suo compagno e poi marito per tutta la vita; insieme a lui partecipò alla Resistenza, per la quale fu decorata con la medaglia d’argento al valor militare. (Notizie tratte da: Joyce Lussu – Wikipedia, l’enciclopedia libera)

a cura della Redazione di Cubia

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CATTOLICA in fiore! – Poesia di Karin Lippoldt

cattolica_in_fiore

CATTOLICA in fiore!

regala le emozioni grandi ed il sorriso.
Quanto piace questa festa dei fiori,
ci sentiamo qualche giorno come in paradiso.

Ecco i fiori hanno acceso un fuoco di mille colori,
che ci fa impazzire sprigionando il loro profumo;
è quasi inesprimibile questa gioia immensa.
Magari mette le ali allo spirito dei sognatori e poeti
per volare su fino nell’universo e sempre di più.

Le splendide strade e piazze
variopinte, che meraviglia!
Ci siamo immersi nel favoloso
spettacolo sotto questo
cielo dipinto di blu ed il sole
splende lassù e
riscalderà mille cuori tra i fiori.

Karin Lippold

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