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Fu vera gloria?

 

Giovanni Giolitti

 

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Anche Giovanni Giolitti ebbe i suoi bravi guai giudiziari, ma rimane assodata la sua elevata qualità di statista illuminato che seppe transitare le classi liberali elitarie e dominanti verso sensibilità popolari.

Sul finire del ventesimo secolo fu ordita una massiccia e aggressiva caccia ad un intero ceto politico, convinti che fosse stato colpito da peste predatoria. Della variopinta masnada fu escluso il partito comunista, che pure controllava una buona parte di Comuni, Province, Regioni, perché ritenuto vaccinato rispetto ad una presunta e non dimostrata superiorità morale. Innumerevoli furono gli avvisi di garanzia, interrogatori, indagini. Decine le persone sospettate, diverse finite nelle patrie galere, alcune non ressero alla vergogna e cercarono la morte.

Il comune cittadino che viveva quelle vicende dovette pensare che un’ondata di malaffare avesse sommerso l’Italia come non era avvenuto in tutta la storia post-unitaria. Oggi, l’osservatore indipendente e disincantato può comprendere che ci fu molta esagerazione. Dalle ultime relazioni della Corte dei Conti (massima magistratura contabile) abbiamo appreso che la società italiana è attraversata da una corruzione montante e da un enorme giro di affari illeciti. Tutti sanno che le varie mafie, che controllano interi territori, non esisterebbero se fossero recisi i legami con il mondo politico. Quindi, è lecito supporre che quella stagione non abbia avuto un culmine o un disgustoso picco, ma facesse parte della fisiologica e immorale gestione del potere.

La più illustre vittima fu il già presidente del consiglio Bettino Craxi. La travagliata storia del socialismo italiano comprende anche il vassallaggio al gigante comunista, peraltro succube delle impostazioni moscovite. Furono il faentino Pietro Nenni prima, e poi il suo allievo Craxi, che cercarono la via dell’autonomia, liberandosi dai lacci che li soffocavano. Un altro romagnolo aveva abbandonato le suggestioni della rivoluzione per confrontarsi con le istituzioni parlamentari-democratiche, e rispondeva al nome di Andrea Costa.

Se da un lato ci furono i perseguitati, dall’altro ci furono i persecutori. Il più illustre è quel Tonino da Montenero di Bisacca che, apertasi una brillante carriera politica, non ha dismesso i panni del giustiziere.

E’ necessario che lo Stato ritrovi il proprio prestigio nell’equilibrio dei vari poteri. La Costituzione deve essere modificata e aggiornata, ma non può prescindere dall’assunto fondamentale che “la sovranità appartiene al popolo”. Ancora Silvio Berlusconi è atteso da numerosi appuntamenti con le procure, ma ha fatto sapere che le valigie sono già pronte per una trasvolata nell’accogliente Panama sudamericana. Non vorremmo che due presidenti del Consiglio della nostra amata Repubblica avessero lo stesso destino.

di Giampaolo Bazzocchi

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Intervista a Marco Tamanti sindaco di Cattolica

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Il battesimo politico di Marco Tamanti è avvenuto con due “bagni di folla”. Due consultazioni popolari di segno opposto per il giovane ingegnere cattolichino. Negativo quello delle “primarie”, di Febbraio 2008, quando Alessandro Belluzzi lo sconfisse nella corsa a primo segretario del neonato PD cittadino. Positivo in quello di un anno dopo, quando, a Gennaio 2009, superava per un’incollatura Leo Cibelli, diventando – tra generale scetticismo e mal di pancia interni al suo partito – il candidato sindaco per il PD. Un’altra vittoria di misura, questa volta su Cono Cimino, l’ha consacrato a Giugno 2009 primo cittadino di Cattolica.
Ma per il nuovo sindaco le cose non stanno esattamente così:
“Ho sempre considerato le elezioni a segretario come una vittoria e non come una sconfitta. Quelle elezioni permisero a tanti cittadini di avvicinarsi al PD e alla politica, persone nuove, tanti giovani. Da quel momento il PD ha continuato a lavorare per attirare nuove persone e credo che proprio quella, che io definirei una nuova generazione politica, sia stata la carta vincente per le ultime primarie”.

Un partito spaccato, l’ex sindaco “in rotta” che correva da solo, lo scetticismo diffuso tra la cittadinanza sulle sue capacità amministrative: tutti fattori a suo sfavore, ma alla fine, sia pure per un soffio, ce l’ha fatta a diventare sindaco. Merito suo o demerito degli altri concorrenti?
Difficile fare analisi precise in un contesto così complicato, 7 candidati e 17 liste.
Non direi però di essere diventato sindaco “per un soffio”. Nel ballottaggio ci furono quasi 4 punti percentuali di scarto rispetto all’avversario, non proprio un’inezia…
Durante campagne elettorali così complesse è facile far passare messaggi fuorvianti. Giravano commenti sulla mia presunta debolezza già dalle primarie, ed ogni volta sono stati smentiti dai fatti e ho prevalso sugli avversari.
Errori durante la campagna elettorale sono stati commessi un po’ da tutti, ma non penso siano stati rilevanti. Ero sostenuto da un gruppo compatto, molto motivato, che ha lavorato magnificamente, e questa è stata la mia forza. Tra le carte vincenti, un’analisi attenta dei bisogni dei cattolichini.

Ancora oggi sono in molti, compreso il coordinatore provinciale del PD Lino Gobbi, quelli che continuano a ripetere che lei e la sua giunta siete “inesperti”: cosa risponde?
Se per inesperti significa che non siamo politici di professione, o vecchi marpioni della politica, allora sì siamo inesperti. Sono sindaco solo da sette mesi, così come sono nuovi gli assessori. Non credo che questo sia un limite, anzi… Cattolica chiedeva un cambiamento e la nostra inesperienza sotto diversi punti di vista può essere considerata come un pregio.
Nonostante la nostra “inesperienza”, abbiamo tagliato tanti traguardi in questi pochi mesi, trovando il tempo di studiare materie per noi nuove, confrontarci e fare scelte condivise.

I primi 100 giorni caratterizzano l’impostazione e le scelte politiche di una nuova compagine amministrativa. Quali sono le decisioni più qualificanti prese in questo primo sprazzo di governo della città?
Credo che una delle cose più importanti sia stata riuscire ad impostare un metodo di lavoro basato sulla coralità, sulla condivisione delle scelte e sulla lungimiranza: senza cioè abbandonarsi alla mera soluzione dei problemi del momento, e valutando invece quali effetti, a lungo termine, ogni singola decisione presa potesse avere.
Questo metodo ha fruttato, a parte la chiusura del bilancio restando nel patto di stabilità, anche tante piccole decisioni che ci hanno permesso di fare risparmi considerevoli, tra cui la linea, condivisa da giunta e gruppo di maggioranza, di mantenere un profilo sobrio, a partire dagli stessi amministratori. Si tratta, appunto, della linea che abbiamo seguito per poter rispettare il patto di stabilità, e va nel senso di un migliore utilizzo delle risorse e di una attenzione particolare alle procedure amministrative.
Abbiamo effettuato anche un tentativo concreto di trasformare il clima in consiglio comunale, creando le basi per un confronto proficuo.

Che non sembra però aver prodotto finora risultati evidenti…
Non sono rari i punti all’ordine del giorno dove anche parte o tutta la minoranza hanno votato a favore, oppure proposte della minoranza su cui è nata una discussione ed una successiva approvazione condivisa. Di strada ce n’è ancora da fare, da parte di tutti, ma spero che presto spariranno le posizioni puramente strumentali e rimarranno solo le differenti linee politiche, che giustamente devono esserci. Non si tratta di buonismo, ma di puntare alla concretezza, alle cose veramente importanti per la nostra città, lasciando da parte tutte quelle polemiche strumentali che hanno caratterizzato la politica cittadina degli ultimi anni.
Sono sicuro che un migliore clima favorirà anche la realizzazione di una riconosciuta trasparenza, aspetto su cui possiamo ancora migliorare.
Entrando più nello specifico, possiamo inoltre menzionare l’approvazione del progetto di allungamento del molo, da cui emerge tra l’altro il mantenimento di una linea politica basata sulla fermezza e la costanza nel perseguire un obiettivo importante per tutta la nostra città, dando seguito anche in questo caso ad una richiesta dell’intero Consiglio Comunale.
Un ulteriore esempio in questo senso può essere la procedura per rientrare in posso del bus terminal, con cui si restituisce alla città un importante pezzo che ora andrà valorizzato al meglio.

Che voto si darebbe finora?
Di solito sono severo con me stesso, ma non mi è mai piaciuto darmi dei giudizi. Lascio che siano gli altri a giudicarmi, nel bene e nel male. Posso dire che mi ritengo soddisfatto per il lavoro che abbiamo svolto fino a qui, ma l’attenzione deve essere spostata verso il futuro, verso le mille sfide che ci aspettano.

Le difficoltà di bilancio sono un oggettivo ostacolo per un’azione amministrativa efficace. Non le sembra, però, che “non ci sono soldi” è stata una risposta finora un po’ troppo utilizzata, da parte sua e dei suoi assessori, per giustificare qualsiasi diniego?
Quando siamo arrivati a fine Giugno, abbiamo trovato un bilancio corrente già definito e totalmente destinato, con funzioni non completamente coperte, e la priorità è stata quella di trovare le risorse mancanti, senza ulteriori margini di scelta. Oltre a questo, abbiamo dovuto recuperare una situazione molto difficile sul piano degli investimenti e del patto di stabilità. Non mi pare che i comuni limitrofi si siano trovati in condizioni migliori e lo Stato non ci ha certo dato una mano. Fortunatamente abbiamo avuto risposte positive da parte della regione Emilia Romagna, che non si è tirata indietro quando era ora di erogare i soldi promessi.

Ora che la mannaia del patto di stabilità è stata scacciata, cosa devono attendersi i cattolichini nel breve e medio termine?
Con il nuovo bilancio e il nuovo anno abbiamo finalmente a disposizione risorse per attuare la nostra progettualità. Questo non significa che ora si potrà spendere a volontà: il bilancio è ancora abbastanza compresso. Anche quest’anno il patto di stabilità rimarrà un forte vincolo, e su questo fronte partiamo già con un deficit pregresso, visto che già a Gennaio abbiamo pagato diversi milioni di euro per i fornitori che avevano dei crediti sospesi. Sono comunque fiducioso riusciremo a fare cose importanti già da questo primo anno e a dare risposte concrete, a partire dalle urgenti manutenzioni e da importanti progetti, come l’asilo di via Irma Bandiera e il molo.

Ultimamente si sente parlare spesso di Decrescita Felice, che punta al superamento del paradigma dello Sviluppo Sostenibile come risposta alla crisi economica, sociale ed ambientale che viviamo. Cosa ne pensa?
Ci credo molto e soprattutto sono spinto fortemente in questa direzione dalla giunta, dai consiglieri, da tanti iscritti del PD. Servirà un cambiamento culturale a livello mondiale, che credo stia già avvenendo, e su questo i comuni possono fare molto. Il risparmio energetico, il risparmio del territorio, delle risorse fondamentali come l’aria, l’acqua, possono creare ricchezza, posti di lavoro. Per questo serve una ristrutturazione della nostra società, delle nostre imprese, del nostro modo di vivere e di abitare, di spostarsi di acquistare e di comunicare.

Ma un comune cosa può fare in concreto?
Da parte delle amministrazioni si può lavorare sul risparmio negli edifici pubblici, sui regolamenti urbanistici edilizi, sulla mobilità, sulla capacità di sostenere i bilanci comunali senza contare sui cospicui oneri di urbanizzazione, puntando alle ristrutturazioni e fermando il continuo utilizzo di nuovo territorio, incentivando la riduzione dei rifiuti, utilizzando i nuovi mezzi informatici, ecc… Anche su questi fronti servono risorse per partire, ma successivamente si possono creare dei circuiti virtuosi reinvestendo i soldi risparmiati grazie all’utilizzo delle nuove soluzioni.

Su due “promesse elettorali” la sua giunta ha adottato criteri diversi: rispettando quella relativa alla Palestra al Torconca e non mantenendo quella per il Centro Sociale nell’ex Casa Cerri. Cosa risponde a chi sospetta che – così facendo abbiate voluto “premiare” chi (il rione Torconca) ha maggiormente contribuito alla vittoria elettorale, a scapito di quartieri (come il Macanno) notoriamente più vicini al suo predecessore Pazzaglini?
Se vogliamo guardare al risultato elettorale, il Macanno è stato fondamentale per la mia vittoria, così come lo è stato il Torconca. Però un sindaco, una volta eletto, è sindaco di tutti e deve lavorare per tutta la città. Preciso che porteremo avanti sia il progetto della struttura sportiva al Torconca, sia il progetto per il centro sociale in zona Macanno, abbiamo deciso di valutare soluzioni più ambiziose pensando ad un progetto che risponda concretamente ai bisogni del quartiere e della città, attraverso un percorso condiviso con i cittadini.

Da parte della sua maggioranza c’è il frequente tentativo di far ricadere le colpe di diverse criticità sulla precedente compagine amministrativa: come componente della maggioranza consiliare che sosteneva la giunta Pazzaglini, avallandone con il voto tutte le scelte, prova oggi qualche imbarazzo?
No, non provo imbarazzo semplicemente perché la mia linea è stata giara già da allora e in diverse occasioni ho sottolineato le mie posizioni, come peraltro ho già ripetuto più volte. Inoltre credo che la precedente amministrazione abbia fatto tanto per risanare la situazione delicata che ci si presentò nel 2004. Avrei preferito ci fosse stato un po’ più di coraggio nelle scelte, ma capisco che non erano decisioni semplici. Poi è chiaro che quando gli attacchi sono strumentali, o quando qualcuno cerca di appiopparci responsabilità che non abbiamo, non possiamo che ristabilire la verità dei fatti rispetto al nostro operato e a quello di chi ci ha preceduti. E’ normale che si commettano errori amministrando e spesso i problemi che siamo tenuti a risolvere sono sorti da decisioni prese ben prima di 5 anni fa. Decisioni che allora potevano sembrare ed essere sensate. In fondo abbiamo una città che tanti ci invidiano, dunque apprezzo il lavoro fatto da chi mi ha preceduto. Non credo però che sia utile nascondere gli errori, quelli del passato, né quelli (spero pochi) che faremo anche noi.

Quelli della trasparenza, della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini sono stati tra i leitmotiv della campagna elettorale. La decisione di non effettuare le riprese televisive dei Consigli Comunali non le sembra in palese contraddizione con tali principi annunciati? Cosa risponde a chi dice che i motivi economici siano facilmente superabili se si hanno realmente a cuore democrazia e partecipazione?
Le riprese video dei Consigli Comunali già i cittadini autonomamente le stanno effettuando, e non escludo che in futuro, attraverso apposito bando, si possano affidare ad un’emittente. O magari pensare di effettuare trasmissioni radio, più discrete meno costose. Per intanto lavoreremo per aumentare l’informazione istituzionale, ad esempio migliorando il sito, rendendo migliori le bacheche e lavorando per potenziare l’informazione che giunge in ogni singola famiglia. Poi vedremo.

Ha parlato prima della ricerca di un nuovo clima all’interno del Consiglio Comunale. Ma come giudica il comportamento dell’opposizione?
Ripeto che sono felice quando dall’opposizione giunge un pungolo rispetto al miglioramento del nostro operato. Sovente, però, mi pare piuttosto che le polemiche siano strumentali e prive di un aspetto costruttivo. Spero che l’opposizione possa sempre più assumere quel ruolo positivo attraverso giuste critiche ed attraverso proposte alternative all’operato della giunta, ambendo di poter diventare, domani, la nuova classe dirigente.

Ritiene possibile una reale intesa su punti programmatici con l’Arcobaleno?
Alle ultime elezioni, 14 delle 17 liste che si sono presentate erano di centro sinistra: credo ci sia tanto da fare, ma che esistano anche gli spazi per trovare delle convergenze e tanti punti su cui discutere assieme. Uno per tutti: il sistema di viabilità a sensi unici, su cui stiamo lavorando e su cui anche altre forze politiche hanno presentato proposte in campagna elettorale.

Dalla recente consultazione tra gli iscritti al PD è venuto fuori che tutti ritengono opportuno allargare ad altre forze politiche l’ingresso in Giunta: c’è qualcosa nell’aria al riguardo?
Sì, la voglia di avere un partito aperto, che sappia raccogliere idee e dare risposte a 360 gradi. Sono convinto che il nuovo coordinatore, Andrea Venturi, saprà creare quelle relazioni, con le altre forze politiche, che permetteranno di instaurare un dialogo continuo. Dialogo che potrà anche sfociare in un’azione di governo. Il PD è un partito giovane, che ancora ha bisogno di strutturarsi bene, ma che interpreta al meglio il bisogno di cambiamento che viene richiesto alla politica in Italia.

Come vanno i suoi rapporti con il PD? Si è letto sulla stampa di violenti scontri verbali tra persone del suo staff e “non allineati” che l’accusano di essere uno stalinista e di volere un PD gregario della sua giunta: come giudica tale livore, all’interno del suo partito, nei confronti del suo sindaco?
Le uscite sui giornali sono spesso state fatte da singole persone, male informate o, a volte, mal consigliate. Quando a tali uscite è seguito un confronto, c’è subito stato un chiarimento delle posizioni. Tutto questo è stato semplicemente il frutto di una mancanza di leadership, che il PD ha colmato con l’elezione di Andrea. Nella politica è normale che ci siano idee diverse, è una ricchezza, non un limite, così come credo sia una ricchezza avere un partito che sappia anche dire no all’amministrazione, quando serve per evitare di commettere un errore. Anche un no può essere letto come un appoggio alla giunta. Se le persone a me vicine sostengono con forza le idee che portiamo avanti è perché ci crediamo veramente e diamo tutto, con il cuore. Un merito di questa giunta è stato quello di non farsi trascinare nelle polemiche e puntare alla concretezza, anche in una situazione difficile come questa.

Anche se è presto per un giudizio definitivo, come le è sembrato finora fare il sindaco: più semplice, più difficile del previsto, o esattamente come se l’aspettava?
Sapevo che mi sarei trovato di fronte a tanti ostacoli, alcuni apparenti. Forse anche il mio lavoro mi ha insegnato ad affrontare i problemi con modestia ed estrema pazienza, senza puntare ad ottenere facili ed immediati risultati, ma costruendo basi solide su cui sviluppare la successiva azione amministrativa. Nonostante la fatica, l’impegno e la responsabilità, vedo questa esperienza molto positivamente, soprattutto grazie ai preziosi collaboratori che ogni giorno mi suportano.

di Paolo Saracino

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Quasi quasi mi faccio uno shampoo

Chi di noi non guarda la tv? Penso che tutti, bene o male, chi più chi meno, ne siamo avviluppati, dipendenti e tele idioti. Io ne sono una fruitrice frustrata, subisco la televisione. Le trasmissioni legate ai miei interessi partono quasi tutte alle ventitré e trenta circa ed io già dormo. Durante il giorno, quando posso, seguo i vari telegiornali sui diversi canali. Informazione, disinformazione, notizie pilotate, allarmi che evaporano nel giro di pochi giorni e via dicendo.

Giorni fa ho sentito ai vari telegiornali, Rai 1, Rai 2, Rai 3… etc, la “terribile notizia” di Brad Pitt che si separa dalla Jolie! Ma nessuno fa niente? Chiamate gli avvocati! Cercate di aiutarli! Ma come è possibile! Ad Haiti si muore di fame e di terremoto, gli immigrati si arrabbiano e subiscono, gli operai cadono sul lavoro, l’influenza A va e viene con i suoi allarmi, e milioni di esseri umani hanno grossi problemi, ci sono grandi esempi di solidarietà, l’ambiente è a rischio, ma… a questo no, non doveva capitare: il caro Pitt lascia la bella Jolie! Ohinoi! Ohinoi! Ca…pperi! Ma chissenefrega! Purtroppo così va la “notizia” e forse alla gente va anche bene, visto che il buonsenso ed il raziocinio sono stati da tempo ben manipolati dai canali d’informazione via etere, via cavo, via carta…quindi…” non c’è via di scampo: quasi quasi mi faccio uno shampo!”. Grazie, Giorgio Gaber, e grazie ai rari cervelli ancora pensanti che ci svegliano dal sonno telecomandato.

di Magda Gaetani

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Quando la libertà è partecipazione

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

I fatti: il 13 Agosto l’Amministrazione comunale gabiccese ha pubblicato la proposta di progetto di ampliamento del porto di Vallugola presentata dalla società Sviluppo Marittimo srl. Un progetto che dilata la struttura esistente fino a triplicare l’attuale specchio d’acqua e inserisce in quei luoghi peculiarmente fragili strade, parcheggi, oltre a 3.000 mq di nuovi volumi.

Coinvolgendo oltre un chilometro di quella costa straordinaria per l’unicità del paesaggio e il valore ambientale, la proposta di ampliamento ha finito per mobilitare un movimento di pensiero e di idee che fortemente ha rivendicato il diritto alla terra nostra, alla libertà di determinare consapevolmente i destini collettivi. Questa domanda di partecipazione attiva sulla scena politica e sociale è stata la premessa intorno alla quale si è consolidato quel gruppo di persone che ha dato vita al comitato cittadino Vallugola Terra Nostra e che via via ha raccolto la città intorno a un tavolo di confronto.

Un confronto che ha raggiunto il suo apice nell’incontro pubblico del 26 Ottobre organizzato dal comitato per analizzare le problematiche insite nell’eventuale esecuzione dell’intervento di ampliamento da vari punti di vista. Quello della geologa Olivia Nesci, Università di Urbino, che trattando degli aspetti franosi della falesia ha smontato l’alibi di un’opera a servizio del consolidamento della collina. E quello del prof. Fabio Salbitano, Università di Firenze, che elencando i riconoscimenti attribuiti dalla Comunità Europea a Vallugola (SIC – Sito di Interesse Comunitario e ZPS – Zona a Protezione Speciale) ha rivendicato il valore dell’esperienza ambientale e paesaggistica quale esperienza della qualità della nostra vita. E poi il punto di vista dell’economia interpretato dall’ing. Gianfranco Busetti di UCINA, Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche e Affini, che tramite l’analisi dell’impianto finanziario di una struttura portuale ha argomentato che il vero vantaggio economico di un’opera del genere non sono gli ormeggi ma solo la quota immobiliare. Infine il punto di vista della prof. Cristina Manzini, insegnante di Lettere e Filosofia, che con la sua lettura storica e mitologica del luogo ci ha ricondotto alle radici identitarie della nostra comunità.

Così l’occasione di lettura critica del progetto di ampliamento si è trasformata nell’opportunità di una elaborazione culturale di nuovi contenuti di sviluppo sociale e economico e di nuovi modelli di partecipazione politica. Creazione artistica e attività sociale, sono i valori a cui si ispira il comitato Vallugola Terra Nostra che, proponendo una diversa progettualità per Vallugola, invita anche la Politica a uno scatto intellettuale che si riassume nella sostenibilità delle scelte.

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Comune Virtuoso?

Immagine tratta dal Dvd comuni virtuosi

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

Sì, con partecipazione e trasparenza!

L’ANTICASTA, l’Italia che funziona. E’ il titolo del libro presentato dall’autore Marco Boschini presso il teatro Snaporaz domenica 15 Novembre. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Arcobaleno di Cattolica, ha raccolto oltre un centinaio di cittadini attenti e partecipi, con diverse domande e interventi.

Alessandro Bondi, oltre alla presentazione, ha suggerito riflessioni e fatto domande significative al relatore, coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi e assessore al Comune di Colorno (PR).

L’anticasta – l’Italia che funziona” (con allegato un prezioso Dvd con la video-inchiesta “Viaggio nell’Italia dei comuni a 5 stelle“), è un libro che documenta un appassionante viaggio nei comuni virtuosi d’Italia, alla scoperta di realtà straordinarie dal punto di vista del risparmio energetico ed economico, della mobilità sostenibile, della produzione di energia da fonti rinnovabili, della gestione dei rifiuti, dell’acqua e del territorio. Successi indiscutibili che mostrano la concretezza di scelte alternative, divenute possibili attraverso un grande coinvolgimento della popolazione, chiamata a partecipare attivamente alle decisioni che riguardano l’intera comunità. Insomma, un libro per chi sogna ancora di cambiare il Paese, piuttosto che di cambiare Paese…

La denuncia coraggiosa della Casta (libro di Stella e Rizzo), che inizialmente aveva alimentato grandi speranze di cambiamento, ha finito per generare, invece, un diffuso senso di impotenza, una profonda disillusione e un conseguente distacco dalla politica. Proprio questo, paradossalmente, consente alla Casta di conservare indisturbata, e addirittura di aumentare, i propri privilegi e gli sprechi.

Per evitare di mettersi realmente in discussione e per legittimare se stessa, la Casta ha dipinto mediaticamente l’intera Italia come un paese malato che condivide i vizi e le carenze dei propri rappresentanti politici, i quali sono così apparsi essenzialmente “rappresentativi” del popolo.

Tuttavia esiste anche un’altra Italia, fatta di tante persone oneste – non solo nella società civile, ma anche nelle istituzioni locali – che si battono ogni giorno per un Paese migliore e che stanno già dimostrando con i fatti che le alternative concrete esistono. Uno schiaffo all’immobilismo della politica e agli sprechi della Casta, l’esempio concreto che un altro modo di fare politica non è solo possibile, ma si sta già facendo. Il cambiamento, ancora una volta nella storia, non può che partire dal basso. E per fortuna questo sta già accadendo! Il segreto? Partecipazione e Trasparenza.

Con Boschini abbiamo conosciuto, ad esempio, realtà dove è stato fatto un piano regolare a crescita zero, dove si fa raccolta differenziata oltre l’80%, dove il fotovoltaico è ampiamente diffuso, ecc.

Lo stesso Boschini, insieme ad Allegretti, Medici e Fanesi, sono stati i protagonisti di un convegno nel 2005 a Cattolica sempre organizzato dall’Arcobaleno per discutere di bilancio e urbanistica partecipata.

L’iniziativa di domenica 15 Novembre ha avuto anche il merito di chiamare a raccolta quei comitati della nostra zona che si battono contro la mostruosità di progetti e scelte. Frontini (comitato Vallugola terra nostra – Gabicce), Nobili (comitato No compartone – San Giovanni) e Olivieri (comitato NO V.G.S. – Cattolica) hanno illustrato il percorso che tanti cittadini stanno facendo contro scelte che vanno nella direzione insensata di consumo del territorio, devastazione di zone sensibili e crescita dell’inquinamento. Interventi anche di Hossein (comitato per la difesa dei diritti del cittadino – Morciano) e Bologna (comitato Riccione per l’energia pulita).

Boschini ha parlato di comuni virtuosi, dove si realizzano buone pratiche amministrative. Sono tanti, ma fanno poca notizia.

Degli amministratori di Cattolica erano presenti solo l’assessore Mancini (uscito a metà) e il consigliere Cenci. Peccato che tutti gli altri, a cominciare dal sindaco Tamanti, non abbiamo colto l’opportunità di dibattere e confrontarsi con pratiche di buona amministrazione!

di Enzo Cecchini

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Intervista a Cono Cimino: “La nuova giunta non ha capacità progettuale”

Tratto da Cubia n° 96 – Novembre 2009

Sono passati cinque mesi dalle votazioni di Giugno, dalle quali è uscito sconfitto al ballottaggio per un pugno di voti, ma Cono Cimino, oltre alla ovvia delusione per la mancata elezione a sindaco, e forse anche più che da questa, è amareggiato dalla mancata presenza di distanza, da parte di Tamanti & Co., rispetto alle calunnie apparse sui giornali in campagna elettorale sul conto suo e dalla sua famiglia.

Ed allora iniziamo la conversazione con l’esponente del centrodestra cattolichino proprio partendo da Giugno 2009.

Smaltita la delusione per il ballottaggi perso per soli 303 voti?

Nel momento in cui ho accettato la candidatura sapevo della difficoltà dell’impresa ed ero consapevole che, in caso di ballottaggio, partivo svantaggiato per il gioco delle appartenenze partitiche e delle alleanze politiche. Non parlerei quindi di delusione per il risultato, che è da considerare comunque eccellente, quanto di amarezza per la constatazione che l’interpretazione del confronto democratico non è stata omogenea, con forse da parte mia l’illusione che la partecipazione democratica debba essere spontanea e basata sui programmi.

Il fatto che Tamanti abbia intenzionalmente evitato il più possibile confronti pubblici, che il PD abbia posto l’accento sull’appartenenza partitica rispetto alle proposte in campo ed infine –  è questo l’aspetto che mi ha più amareggiato e che riconosco essere una ferita ancora aperta -che nessun esponente di spicco del gruppo Tamanti abbia preso ufficialmente e pubblicamente le distanze, né prima né dopo le elezioni, da tutta una serie di ingiuriose calunnie messe in campo artatamente prima su Bondi e poi su di me e sulla mia famiglia, hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo.

Se a tutto questo aggiungiamo che, da un lato, parte del mondo cattolico si è apertamente schierata, come mai in precedenza, appoggiando il PD e, dall’altro, l’aggressiva “macchina da guerra elettorale” messa in campo dal PD è riuscita capillarmente a portare al voto tutti i propri simpatizzanti, anche quelli indecisi, addirittura andandoli a prendere a casa, l’arrivo al foto finish si può senz’altro considerare un po’ viziato.

Con questo non contesto assolutamente il risultato elettorale, né voglio avanzare scuse, noto solo che da parte mia c’è stata una interpretazione delle regole diversa, in cui non ho mai machiavellicamente considerato che ogni mezzo sia lecito per vincere, ma piuttosto che una Comunità come la nostra, che dovrebbe essere democraticamente matura, debba scegliere il proprio candidato sulla base di elementi oggettivi e programmatici, valutando serenamente le proposte in campo e la loro fattibilità, partendo dalla credibilità personale di chi le porta avanti e dalla sua personale progettualità politico-amministrativa.

Pensa di essere stato sconfitto anche per non aver voluto stringere intese con altre forze politiche escluse dal ballottaggio?

Il fatto di non essermi apparentato con nessuna altra lista al ballottaggio non è stato un atto di protervia o di supponenza, ma la logica conseguenza di quanto ho prima sottolineato. Il mio programma elettorale non poteva essere integralmente condiviso da forze chiaramente di centro-sinistra, cioè Bondi, non poteva essere sottoscritto da chi per cinque anni abbiamo contestato, cioè Pazzaglini, e non era stato tenuto in considerazione da chi, anche a livello provinciale, ha operato la scelta di apparentarsi, col PD, cioè l’UDC.

La mia è stata una scelta non facile, condivisa con tutto il mio direttivo elettorale, che ha voluto privilegiare la coerenza programmatica rispetto all’avvilente spettacolo del “poltronificio” elettorale, quella sorta di mercato in cui si vogliono contrabbandare voti in cambio di poltrone. Ci aspettavamo che anche il PD, avendo condiviso questa scelta di non apparentamento, avrebbe interpretato l’ultima settimana di campagna elettorale cercando di offrire ai cattolichini un confronto fra proposte programmatiche. Così non è stato, ma non mi rammarico per la decisione assunta. La sconfitta non è stata infatti quella ad opera di un candidato più o meno credibile o di un programma più o meno condivisibile, ma quella di un candidato, Cimino, contro un partito egemone, il PD, capace solo di sbandierare i fantasmi del berlusconismo o di inesistenti spinte xenofobe o razziste, spingendo l’accelleratore solo sulla contrapposizione ideologica e non sul confronto, sia personale che programmatico. Penso che i cittadini, on solo i nostri elettori, abbiano apprezzato comunque questo nuovo modo di interpretare la politica locale che abbiamo voluto portare avanti, un modo concreto per cercare di rendere più consapevole un diritto, quello del voto, che troppo spesso è stato considerato un semplice dovere.

Negli ultimi tempi si è un po’ risparmiato, apparendo di rado sulla stampa locale: ha poco da dire o ha lasciato ai consiglieri dell’Arcobaleno il ruolo di portavoce sui giornali delle comuni istanze dell’opposizione?

Partiamo dal fatto che, essendo un commerciante e non un professionista della politica, la stagione estiva ha assorbito quasi tutte le mie energie, e quindi, come per la gran parte dei cattolichini, fino a settembre il lavoro a ritmi serrati non mi ha lasciato molto tempo libero. Se a questo si aggiunge che il Consiglio Comunale si è riunito pochissimo e che sia la Giunta Tamanti che il neo gruppo consigliare di maggioranza reclamassero un periodo di praticantato prima di essere giudicati, mi sono intenzionalmente astenuto dal formulare giudizi. La mia critica però, su specifici atti assunti, non è mai mancata e la collaborazione con i Consiglieri dell’Arcobaleno è sempre stata volta al coordinamento degli interventi nel caso di battaglie condivise, quali quella delle riprese televisive, della Presidenza del Consiglio Comunale, dell’indennità a favore del Presidente del Consiglio e del gettone per i Consiglieri, della improcrastinabilità della costruzione del Molo di Levante o della difesa del diritto alla privacy dei dipendenti comunali. Quindi, più che risparmiato, direi che ho semplicemente cercato di ottimizzare le energie, non perdendo mai l’occasione di intervenire quando necessario.

Sono passati cinque mesi dall’elezione di Tamanti: come giudica questo inizio di legislatura?

Prima di poter esprimere compiutamente un giudizio sarà necessario aspettare che venga predisposto il bilancio di previsione 2010, dal quale si potrà finalmente capire la linea di sviluppo che la Giunta Tamanti vorrà privilegiare per la Città. Fino ad oggi mi pare doveroso sottolineare il fatto di un Assessore che si dimette dopo poco più di un mese, segno di una mancata capacità di attuazione di promesse elettorali programmatiche, il mancato coinvolgimento delle opposizioni, non solo non concedendo loro la carica di Presidente del Consiglio Comunale, così come più volte ribadito in campagna elettorale, ma anche nelle decisioni strategiche.

Il clima instaurato non mi pare quello del confronto ma della diffidenza, e sinceramente ho la percezione di essere visto, al pari dei miei colleghi di opposizione, più come un nemico che come un degno avversario. Ho visto quindi facce nuove, ma i metodi sono sempre, almeno finora, quelli vecchi: una auto-refenzialità di fondo che nuoce al sereno dibattito ed al fruttuoso confronto. La Città si sta accorgendo di questo, ma voglio concedere ancora il beneficio del noviziato come giustificazione. Certo che se anche in futuro l’atteggiamento dovesse continuare ad essere lo stesso, penso che andremo incontro ad una legislatura difficile da gestire.

In ogni caso, almeno fino ad oggi, non mi pare di avere visto nessuna novità nelle decisioni politiche assunte, ma solo un immobilismo dettato da criteri ragionieristici, che paiono essere alibi per mascherare una incapacità progettuale, con l’aggravante della non assunzione di responsabilità politica per controverse decisioni assunte in passato dallo stesso Partito di maggioranza e per le quali si afferma solo che gli attuali Amministratori “sono nuovi” e che all’epoca “non c’erano”!

Quali sono, a suo parere, le questioni prioritarie per Cattolica e quali provvedimenti avrebbe preso, se fosse stato eletto lei alla carica di sindaco?

In campagna elettorale l’ho ripetuto più volte. Prima di poter promettere qualunque investimento sarebbe stato necessario attivare una verifica contabile indipendente, una “due diligence” da parte di un organismo terzo, necessaria per capire quale sia l’esatta eredità lasciata da sessant’anni di governo di sinistra. In questo processo avrei coinvolto senza’altro anche le diverse forze politiche, proprio per affrontare insieme una stagione solidaristica che le nostre casse comunali richiedono.

Quella poi dell’emergenza parcheggi è una priorità per la quale avevo già attivato in campagna elettorale il canale del Ministero delle Infrastrutture per accedere a quei finanziamenti pubblici necessari per dare risposte concrete ai nostri operatori e ai residenti. La valorizzazione della Polizia Municipale con apposito nucleo di Vigili in spiaggia e un più attento controllo del territorio ai fini della sicurezza si sarebbero potuti attivare già da subito, così come le manutenzioni stradali più urgenti. Inutile negare che quella dell’abitazione, specie per le giovani coppie, è una emergenza: la si può affrontare chiamando a raccolta anche i soggetti privati per approntare insieme un progetto di rilancio, coinvolgendo naturalmente gli appositi Ministeri centrali, Provincia e Regione. Si sarebbe dovuto percorrere quel metodo partecipativo di cui, finora, l’attuale Giunta non ha assolutamente imboccato la strada, ma di cui, almeno in campagna elettorale, abbiamo sempre sentito parlare.

Uscendo dal locale, come giudica le tormentate vicende degli ultimi tempi all’interno del centrodestra italiano?

Un grande partito popolare come il PdL, nuovo e con anime che hanno estrazioni diverse, non può non avere una propria dialettica interna, come l’alleanza strategica con la Lega Nord non può non avere momenti di confronto. In ogni caso mi pare non si sia persa di vista l’urgenza di fornire risposte ai cittadini, in momenti di crisi economica globale e con in più l’aggravante di eventi catastrofici, terremoti ed alluvioni, non prevedibili. La risposta dello Stato c’è sempre stata, non facendo quindi mai prevalere le legittime pretese avanzate da singoli parlamentari o da Partiti della coalizione rispetto alla necessaria azione di un Governo chiamato a promuovere provvedimenti innovatori e semplificativi, sempre nel rispetto del programma elettorale sottoscritto e votato dalla maggioranza degli italiani. E’ importante sottolineare che comunque il confronto interno non ha mai messo in discussione i valori fondanti della coalizione, quali il liberismo, il federalismo, la sacralità della vita, il primato della famiglia.

Ritiene che la gente normale possa capire le ragioni di un provvedimento sulla giustizia che, per salvare Berlusconi dai suoi processi, diventi di fatto un’amnistia camuffata, che estingua tanti procedimenti (Parmalat, Cirio, ecc.) in cui sono parte lesa tanti semplici cittadini?

Se posta in questo modo, no di certo! Dobbiamo considerare che il Disegno di Legge è stato depositato solo pochi giorni fa e che quindi subirà senz’altro modifiche volte a tutelare il più possibile i cittadini. L’aspirazione ad una durata certa e ragionevole dei procedimenti giudiziari, sia civili che penali, deve essere vista non come un tentativo di ostacolare la giustizia, ma come quello di dare risposte alle legittime richieste di equità che gli italiani spesso si sentono negate.

L’azione di governo sta cercando di mettere al centro del proprio progetto la centralità dell’individuo, dei suoi bisogni e delle sue necessità, (non solo quelle di Berlusconi!) con uno Stato ed una Giustizia pronti a rendergli un servizio adeguato e a fornire risposte tempestive.  Per fare questo, servirà investire risorse da mettere a disposizione della Magistrature affinché possa operare al meglio e mettere così in pratica un progetto che oggi potrebbe essere interpretato come involutivo e scarsamente garantista, mentre invece, una volta a regime e con tutti i mezzi e gli uomini necessari, servirà a tutelare ancora di più i cittadini dando loro risposte efficaci in tempi certi.

Tornando alle cose di casa nostra, le crea difficoltà condividere una strategia di opposizione con Pazzaglini che ha così duramente combattuto nella scorsa legislatura?

Il problema, se così vogliamo definirlo, è che ancora Pazzaglini si ritiene un esponente del PD, e quindi molto vicino al partito di maggioranza. Ritengo che la sua esperienza come amministratore esperto non andrebbe dispersa, e sarei ben lieto di poter godere del suo appoggio e di poter individuare anche insieme a lui quelle criticità che si dovessero presentare durante la legislatura. Certo che la lettura di operazioni amministrative passate, fate da lui e da noi aspramente criticate, non potrà essere concorde! Ancora una volta sarebbe opportuno quindi affrontare i problemi spogliandosi dell’appartenenza e valutandoli con obiettività, nel solo interesse della Città, così come abbiamo dimostrato proficuamente di saper fare con altri esponenti dell’opposizione. Non parlerei pertanto di “strategie” comuni, quanto di collaborazioni sui singoli procedimenti che di volta in volta si dovessero presentare.

In conclusione: come vede il futuro di Cattolica e quale contributo ritiene di poter continuare a dare per il bene della città?

Parliamo di cattolichini: mi piace di più e ritengo sia necessario partire da loro! Innanzitutto vorrei contribuire, nel mio piccolo, ad aumentare in loro, in noi, quell’orgoglio dell’appartenenza, del sentirsi così fortunati a vivere in una terra così bella con persone così operose ed attive che questa terra hanno reso famosa. Il futuro che abbiamo davanti non può prescindere dalla necessità di un recupero del nostro senso di Comunità, in cui la sussidiarietà e la solidarietà dovranno essere le strade maestre per poter affrontare anche periodi che potrebbero rivelarsi economicamente difficili, per affrontare insieme quei cambiamenti sociali cui spesso le Amministrazioni, locali e non solo, non sono in grado di fornire risposte tempestive.

Preservare la memoria per affrontare al meglio le sfide future, i cambiamenti, le diversità. Questa “nostalgia del futuro”, questa propensione al rinnovamento nel rispetto delle tradizioni, che vuol dire la salvaguardia del territorio e delle sue superficialità, delle peculiarità artigiane e commerciali, delle tradizioni eno-gastronomiche e sociali, è secondo me la strada da percorrere. Questo è il mio contributo, di controllo e di indirizzo dell’azione amministrativa senza pregiudizi, per sentirsi tutti innanzitutto cattolichini, cercando di superare quelle divisioni e quello steccato ideologico che durante la campagna elettorale è stato artificiosamente innalzato ed ha assunto toni da tifoseria e che ritengo abbia nuociuto a Cattolica ed alla democrazia. Un compito arduo, forse uno sogno, che però la quasi metà dei cattolichini di certo ha voluto condividere con me!

di Paolo Saracino


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Intervista a Mirko Ferrara

Mirko Ferrara parla dai seggi della maggioranza

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

“La città ci ha votato per la storia che rappresentiamo e per il coraggio che abbiamo avuto di cambiare”.
“La nostra è una Giunta che nasce oggi, ma nessuno degli assessori è nato ieri! Porta con se il rinnovamento, ma non è di certo un gruppo di novizi inesperti”.
Sono alcune delle orgogliose affermazioni con cui Mirko Ferrara, giovane politico emergente investito della delicata funzione di capogruppo del Pd in Consiglio Comunale, esalta il risultato elettorale di Giugno e controbatte alle accuse di inesperienza da più parti rivolte alla nuova compagine amministrativa insediata a Palazzo Mancini.
Ma cominciano la nostra chiacchierata facendo un passo indietro nel tempo.
Ci traccia un suo profilo con le tappe che l’hanno portata alla vita politica fino ad occupare uno scranno in C.C.?

Seguo da vicino le vicende politiche e amministrative della città dalla metà degli anni ’90, da quando avevo vent’anni.
All’inizio nel gruppo dei Verdi, con i quali ho collaborato fino al 2001. Poi ho maturato la consapevolezza che il tema ambientale dovesse entrare nel dna di un grande partito riformista e di qui la decisione di entrare nei DS, partito in cui mi riconoscevo a livello nazionale.
Mi sono iscritto ai DS con l’intento di portare, oltre al mio contributo e alla mia visione sui temi dell’ambiente, anche nuove persone, che dessero nuova linfa, al partito.
Così nel 2004 ho convinto anche un mio amico, Marco Tamanti, a iscriversi e a candidarsi come Consigliere Comunale e oggi non nascondo l’emozione nel vederlo nelle veti di Sindaco della mia città.
Infine la nascita del PD. Ho da subito creduto nello spirito di questo partito: la necessità di creare un soggetto nuovo, di un ricambio della classe politica e, non ultimo, il coinvolgimento dei cittadini nelle grandi scelte.
Da qui siamo arrivati alle primarie dello scorso gennaio. Il resto è cronaca di questi giorni…

In molti, alla vigilia delle scorse elezioni comunali, ritenevano che il PD, e quindi Tamanti, non ce l’avrebbero fatta a vincere, anche a causa delle pesanti divisioni interne. Come avete fatto a recuperare, almeno nella facciata, quella unità che vi ha permesso di vincere, pur con uno scarto di voti ridottissimo e perdendo moltissimi consensi rispetto al passato?

La ringrazio per la domanda cattiva… Intanto abbiamo vinto… Ci siamo riusciti grazie a una città che ha compreso e condiviso la nostra proposta. Non era scontato. Il nostro è stato uno dei pochi casi in Italia, credo, in cui il centrosinistra si è rinnovato per davvero. Quando si cambia completamente una squadra di governo non si può pensare ad un consenso unanime, nemmeno nel proprio partito. Abbiamo fatto una campagna elettorale difficilissima, con un Arcobaleno agguerritissimo su una posizione di contrapposizione totale a noi (non alla destra) e con un sindaco uscente (ripeto, un sindaco uscente) che non ha rispettato le regole del suo partito, correndo in proprio. E’ stata quindi una campagna in salita, anche perché sia Bondi, che Pazzaglini, che Cimino erano tutti convintissimi di vincere, tutti alla grande… Invece la città ha capito il nostro progetto, ha capito che la nostra era l’unica proposta che coniugava il molto di buono che veniva da sessant’anni di governo cittadino e nel contempo proponeva una pagina nuova per il futuro di Cattolica. Ci ha votato per la storia che rappresentiamo e per il coraggio che abbiamo avuto di cambiare.

E’ abbastanza diffusa l’opinione che la chiesa locale abbia influito in maniera decisiva sul risultato finale, ponendo, per questo, una pesante ipoteca sull’attività dell’amministrazione comunale. Che dice al riguardo?

Direi che non ha proprio senso parlare di pesante ipoteca anche perché i cattolici, se la mettiamo su questo piano, governano la città dal 1992. Il PD nasce dalla fusione dei DS e del partito cattolico erede della DC. Dov’è lo scandalo? Anzi, dire che la carta vincente è stata il fatto che anche il mondo cattolico ha espresso una compagine nuova con, anche, un ricambio generazionale. In campagna elettorale tutti hanno parlato al mondo cattolico. Cono Cimino si è rivolto alla parte più integralista (Comunione e Liberazione). L’Arcobaleno alla parte più radicale. Noi abbiamo parlato a una parte importante di questo mondo, che ha espresso figure importanti, stimate, che ora governano con noi la città. Alcune sono dentro il PD, altre hanno dato vita alla lista civica “Una Città in Comune“. Quindi direi che va tutto benissimo, anzi, come si direbbe, “da Dio!”.

La sua breve esperienza politica e l’assenza, almeno in questa prima fase, nel PD di un segretario politico a tutti gli effetti, non rendono ancora più gravoso il suo compito di rappresentare il partito in C.C.?

E’ chiaro che sento tutto il peso della responsabilità del ruolo che rivesto. Non lo nego. E’ una sfida avvincente, ma molto impegnativa. Fare il capogruppo di maggioranza richiede un duplice lavoro: da un lato stimolare la giunta a fare, a tenere alto il profilo della propria azione, ma anche a discutere, a volte a fermarsi un attimo…; dall’altra creare, attorno al suo operato, il maggior consenso possibile, parandola dai colpi, a volte bassi, dell’opposizione. E’ un compito non facile, ma siamo un gruppo unito e i consiglieri sono i primi a darmi una mano.

E’ stagione di congresso per il Pd. Come state affrontando le varie scadenze? Sarà solo una lotta interna o riuscirete a coinvolgere i cittadini in un percorso progettuale?

A differenza degli altri partiti, sono anni che noi coinvolgiamo i cittadini nei nostri percorsi e nelle nostre decisioni. Abbiamo cominciato quattro anni fa con le primarie vinte da Prodi, abbiamo continuato due anni fa con le prime vere primarie del PD vinte da Veltroni, poi le abbiamo fatte per eleggere il segretario comunale e per scegliere il candidato sindaco. Questo è un motivo di orgoglio democratico che nessun altro partito o movimento a Cattolica può vantare. Non ci risparmiano critiche, però continuano a scegliere i loro rappresentanti, i loro dirigenti, i loro candidati nel chiuso delle stanze delle loro sedi. Anche questa volta, invece, noi sapremo coinvolgere centinaia e centinaia di cittadini e sarà un’altra festa della democrazia, in un momento in cui nel nostro Paese sembra essercene bisogno.

E non teme che la battaglia congressuale ed il suo esito possano rendere ancora più difficile la vita dell’amministrazione comunale?

Credo di no. Primo perché il sindaco è stato scelto con le primarie e poi eletto dai cittadini. Poi perché credo che il cambiamento che abbiamo messo in campo in questi due anni di partito democratico sia oramai un dato acquisito, dal quale non si può tornare indietro. E’ a partire da questo che occorre costruire, attorno al nuovo segretario, il massimo di unità possibile. Anche in queste primarie, tra chi sta con Bersani, con Franceschini o con Marino, io vedo un clima molto costruttivo, di confronto leale e corretto. Stiamo dando l’esempio di un partito che si articola e che discute, rimanendo unito.

Lei è uno dei più stretti collaboratori del sindaco Tamanti: non le sembra che i primi passi della nuova amministrazione (metodo di nomina del presidente del C.C.; scelta di assessori per lo più inesperti e sconosciuti, uno dei quali già dimesso; poca chiarezza sul bilancio comunale, con imbarcazioni fughe di notizie sul web, ecc.) denotino una preoccupante impreparazione politica?

La ringrazio anche per questa seconda domanda cattiva… Comincio dall’impreparazione. Capisco la domanda, ma mi viene da sorridere. In Italia tutti si lamentano che abbiamo una classe politica vecchia composta da politici che non cambiano mai. Poi, laddove invece i nomi e i volti cambiano, come qui a Cattolica, la cosa più facile che si possa fare è criticarli perché sono nuovi. Si, è vero, a Cattolica sono nuovi ma sono tutt’altro che impreparati! Abbiamo il dirigente di un’azienda con oltre duecento dipendenti, un affermato libero professionista, una ingegnere elettronico che lavora nel mondo della tecnologia avanzata, solo per citarne alcuni. E’ una Giunta che nasce oggi, ma nessuno degli assessori è nato ieri! Porta con sé il rinnovamento ma non è di certo un gruppo di novizi inesperti. Certo, si trattava per tutti della prima esperienza in una Giunta comunale e quindi c’è voluta qualche settimana per trovare il giusto affiatamento e per conoscere a fondo i problemi. Sul bilancio comunale: il Sindaco e l’assessore Tonti stanno facendo chiarezza, nella massima trasparenza. Continuerà l’azione di risanamento già iniziata dalla precedente amministrazione. I primi segnali dati dal nuovo Sindaco e dalla nuova Giunta vanno dalla direzione di tenere più basse possibili le spese superflue in favore di investimenti sui servizi. Esempi? Riduzione del numero di assessori, riduzione dell’indennità del Sindaco, taglio dei costi dello staff del Sindaco, riduzione delle spese per i dirigenti (ridotti a quattro), segretario comunale condiviso con un altro comune, per citarne alcuni. Tutte scelte coerenti. E questa politica renderà disponibili più risorse per la città. Però, visto che la domanda era cattiva, mi permetta una ulteriore considerazione: non si continui a fare l’errore che Bondi, Cimino e Pazzaglini hanno fatto in campagna elettorale: quello di considerare Tamanti un sindaco debole. Io che lo conosco bene da tanti anni posso dirvi che dietro ai modi gentili ed educati, apparentemente “impacciati”, nasconde idee molto chiare e un carattere di ferro. Ripensando al percorso che abbiamo fatto per arrivare al governo della città, ai rischi, alla posta in gioco, ha avuto un coraggio da leone. Certo, non avrà l’eloquenza, non avrà la parlantina, ma forse questa potrebbe diventare la sua maggiore forza: la gente è un po’ stanca dei politici chiacchieroni.

Continua…

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Lavori in corso…

 

Alessandro Belluzzi

 

 

Tratto da cubia n° 79 – Febbraio 2009

All’interno pubblichiamo un’intervista di Francesco Pagnini ad Alessandro Belluzzi, il primo segretario cittadino del neonato Partito Democratico. Il suo nome non ci dice molto: è, politicamente parlando, un perfetto sconosciuto, uno di quei volti nuovi che il progetto del PD intende chiamare alla politica attiva. Non c’è dubbio: il fatto è positivo, la novità è sempre un segno di vitalità.
Sicuramente c’è chi storce il naso vedendo che dietro il vincitore delle primarie c’è tutto il gruppo dirigente dei partiti (DS e Margherita) cofondatori del PD, e che dietro Tamanti, lo sconfitto, c’è la “opposizione interna”, e pensando perciò che i due nomi nuovi (o quasi, visto che Tamanti è già consigliere comunale) siano solo la bella facciata dietro la quale si maschererebbero i reali “manovratori”.
La considerazione non è realisticamente infondata. Come si può immaginare che gli uomini politici che da tanti anni tengono in mano le fila dei maggiori partiti, d’un colpo possano sparire dalla scena? Non è né pensabile, né –a mio parere- auspicabile. Va benissimo il rinnovamento, certamente è fondamentale dare spazio ai giovani: ci vogliono sicuramente forze fresche e facce pulite. Ma non è facendo piazza pulita del vecchio che si costruisce necessariamente una buona cosa nuova. So di esprimere un’opinione personale, non condivisa da molti, anche all’interno del gruppo redazionale di Cubia, e quindi la presento come tale, ma credo che non si possa prescindere, nel costruire una nuova realtà, dal bagaglio di esperienze e di competenze (pur con tutti i limiti e i distinguo del caso) di quelli che –un po’ ingenerosamente- dalle mie parti (non so qui) vengono definiti “vecchi tromboni”. Come credo che non basti essere giovani o nuovi della politica per poter vantare –solo per questo- di essere migliori degli altri.
Ecco, allora, che –come sempre- è alla prova dei fatti che bisogna giudicare le persone, non solo in base alle carte d’identità.
E alla prova dei fatti attendiamo di vedere Belluzzi e il gruppo dirigente del PD. Quello che –credo- tutti chiediamo a chi decide di stare in politica è un modo nuovo di farla, la Politica, che poi dovrebbe essere l’unico. Quello che tutti noi dobbiamo pretendere è che interpretino il proprio ruolo non come una posizione di potere e di privilegi, per soddisfare interessi privati, esigenze personali e settoriali, aspettative non sempre completamente lecite, bensì come un compito (stavo per dire un “servizio”, ma forse è troppo…) da svolgere al meglio per il bene della collettività intera, e niente altro.
Se il PD, i vecchi e nuovi d’età, le vecchie e nuove persone che si sono avvicinati e si avvicineranno a quel partito; se le novità presenti in tutti gli schieramenti (la sinistra, i vari centri, il popolo delle libertà, la destra, le liste civiche) riusciranno finalmente ad orientare la vita politica e amministrativa in quella direzione, dalla quale –ahimè!- ci si è da tantissimo tempo allontanati, credo che i grandi lavori in corso riusciranno a riavvicinare la gente comune alla vita pubblica, a favorire quella partecipazione che è l’unica salvezza dallo sfrenato individualismo in cui siamo un po’ tutti precipitati.

di Paolo Saracino

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… Il colore grigio

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

La fontana all’incrocio tra via Allende e via E. Romagna può essere in qualche modo allo specchio delle vicende della città. Ovviamente, lo specchio riflette soltanto la facciata, e la realtà nascosta dietro è a volte diversa da quella che appare. E’ il caso degli anni di Micucci, quando la fontana di benvenuto brillava di luci e colori, dando l’immagine di una città ricca e florida: ora sappiamo che così non era, visto che ne subiamo le conseguenze, ma allora l’impressione era quella. Nel quinquennio di Pazzaglini la fontana si è andata a mano a mano scolorendo, perdendo i pezzi di ceramica e non solo. Il colore dominante della nuova fontana, che ha preso il posto dell’altra ormai completamente disfatta, è ora il grigio: specchio di un Comune in stallo, che tenta di ricucire le profonde ferite prodotte nel passato e di mettere le toppe ad una situazione finanziaria drammatica. Purtroppo, negli ultimi due casi la fontana non ha distorto e non distorce la realtà!
Ci siamo lasciati ad inizio di Luglio con l’amministrazione Tamanti appena insediata, dopo il ballottaggio – vinto al fotofinish – con la destra di Cimino. Auspicavamo che già dai primi atti la nuova compagine di governo desse segnali di cambiamento, soprattutto nella direzione di una migliore forma di comunicazione e trasparenza amministrativa, operando una secca svolta rispetto ad un passato nel quale, invece, troppe informazioni erano state negate e/o distorte, a cominciare dalla reale situazione economica delle casse comunali, sempre avvolta in una fitta coltre di mistero.
I primi 100 giorni dell’era Tamanti, che avrebbero dovuto indicare il segno di marcia sul quale la nuova amministrazione intende muoversi, hanno in buona parte deluso le nostre aspettative.
A cominciare dalla formazione della Giunta Municipale. Sì, c’è stato un profondo rinnovamento, e questa è cosa buona, ma mi chiedo – e atri cittadini se lo chiedono – in base a quali criteri, in base a quali meriti acquisiti sul campo, in base alle risultanze di quali percorsi pubblici, siano stati scelti i nuovi assessori comunali. Insomma: chi sono queste persone a cui è stato affidato il compito di gestire le sorti amministrative di Cattolica per i prossimi 5 anni? Personalmente, ho l’”aggravante” di non conoscere molte persone qui in città, ma – a parte il fatto che non cattolichini doc ce ne sono ormai tanti tra i cittadini – in ormai dieci anni di frequentazione di Cattolica attraverso Cubia non mi è mai capitato di sentire neanche i nomi di alcuni nuovi assessori. E, allora, una prima manifestazione di trasparenza avrebbe dovuto essere, da parte del sindaco, fare le presentazioni, come normalmente si fa anche nel privato con persone che si incontrano per la prima volta: ecco, sarebbe bastato che Tamanti, quando ha “presentato” in Consiglio Comunale la sua compagine, avesse detto “Ho nominato assessore al … tizio perché l’ho ritenuto idoneo a tale compito in quanto finora ha fatto …”. Può apparire una banalità, ma a me sembra che si debba cominciare dall’Abc per instaurare un buon rapporto comunicativo.
Tanto più che, poi, uno dei nuovi assessori, la signora Bacchini, con delega alla cultura e scuola, si è ben presto dimessa dall’incarico, ufficialmente per motivi famigliari, ma si dice (lo dice l’opposizione) per divergenze interne alla Giunta o per l’impossibilità di portare avanti il suo programma, viste le difficoltà di bilancio. Insomma, anche in questa circostanza la trasparenza avrebbe imposto una maggiore chiarezza sulle ragioni di una rinuncia a così breve tempo dalla nomina.
La seconda vicenda nella quale il nuovo gruppo di Palazzo Mancini ha deluso le aspettative, rimangiandosi nei fatti un impegno preso in campagna elettorale, è quella della nomina del presidente del Consiglio Comunale, carica “promessa” all’opposizione ma assegnata ad un esponente del partito di maggioranza, Antonio Ruggeri, che non poteva essere lasciato fuori dalle poltrone in quanto espressione di un serbatoio elettorale, quello di Torconca, dimostratosi decisivo per l’esito del ballottaggio. Segno di debolezza, non c’è che dire, probabilmente prevedibile, visto che alle spalle di Tamanti e c., nonostante le apparenze elettorali, c’è un partito diviso e rissoso, ma pur sempre scoraggiante.
E si potrebbe continuare con le incertezze sulla trasmissione televisiva delle sedute di Consiglio: prima è stata negata, in quanto “poteva bastare la messa in onda su internet”, poi si sarebbe deciso di farla, ma ancora non se ne vede traccia… E soprattutto con i silenzi ufficiali – mentre strane “fughe di notizie” sono state immesse sulla rete – in merito al reale stato debitorio delle finanze comunali, con cifre ballerine: 1-2-3 milioni di euro che si rincorrono sui giornali ed anche attraverso mezze frasi pronunciate da qualche amministratore, senza che una verità vera sia stata ancora fornita nelle sedi istituzionali… almeno fino ad oggi 28 Settembre, quando questo pezzo va in macchina… speriamo che nel Consiglio del giorno 30 questa verità venga fuori in maniera esauriente dalla relazione sul bilancio dell’assessore Tonti.
Ma non sarebbe corretto, dopo aver evidenziato gli aspetti negativi di questo inizio legislatura, non ci tare qualche segnale di discontinuità con il passato, che fa ben sperare. Intanto, la riduzione del numero di assessori e il contenimento dei loro compensi sono fatti sostanzialmente positivi. Come positivo è stato, durante l’estate, il controllo del territorio da parte dell’assessore Mancini, in particolar modo contro gli evidenti abusi nell’occupazione del suolo pubblico da parte di diversi esercizi commerciali. Come molto positivo è un certo clima di dialogo che – se pure a fatica – si comincia ad intravvedere nei rapporti con le minoranze consiliari: la vita democratica non può che trarre giovamento da un confronto duro, ma dialettico, sui problemi della città, tra chi governa e chi fa opposizione. Spero che questi timidi segnali trovino conferma e diventino un normale modo di procedere da parte di tutti.
E’ ancora presto per stilare pagelle e dare giudizi netti sulla nuova compagine amministrativa. Va concessa l’attenuante della inesperienza – peraltro da colmare in tempi brevissimi – ma va tenuto alto il livello di attenzione.
Se, pur nelle evidenti ristrettezze economiche che caratterizzeranno buona parte della legislatura e che – almeno per tutto il 2009 – impediranno qualsiasi provvedimento che comporti una qualsiasi spesa ed anzi costringeranno a vendere (o svendere?) quel po’ di patrimonio di immobiliare del Comune che ancora resta, se, dunque, in tale contesto economico il gruppo Tamanti sarà in grado di dare concreto seguito alle sue promesse elettorali, e se le forze politiche di Cattolica, nei ruoli che l’elettorato ha loro assegnato, cominceranno a parlarsi costruttivamente, forse quel coloro grigio della fontana di via Allende potrebbe diventare solo una rappresentazione della città mal riuscita. Come cittadini, ce lo auguriamo.

di Paolo Saracino

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Riflessioni sul voto di Giugno

Napoleone_Bonaparte

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Napoleone, dopo l’umiliazione dell’isola d’Elba, tornato in Francia, seppe coagulare attorno a sé gli entusiasmi di un tempo. E’ quanto è riuscito a Marco Tamanti, il quale, reduce da una stagione di lacerazioni, ha lanciato la parola d’ordine “ricompattare il partito democratico”. Questo, dopo il fallimento del volenteroso Alessandro Belluzzi, che doveva assumere la veste del veltroniano (non sono mai stato comunista), da spendere quale personificazione del democratkennedyano, ma, visto che non era merce da collocare sul mercato cattolichino, era stato ben presto sacrificato sull’altare della normalizzazione.
Tamanti, chiamato in campagna elettorale a pubblici incontri e confronti, non aveva risposto all’appello: non per ignavia, non per mancanza di argomenti e neanche per assenza di istrumenti dialettici, ma perché il tempo e l’impegno servivano ad altro. Levati i ponti levatoi dal proprio fortilizio (per evitare l’immissione di elementi eterogeni), motivava, spronava, eccitava le proprie truppe.
La caduta del “muro di Berlino”, simbolo della illusione di milioni di uomini nella utopia che fosse possibile creare sulla terra il regno della felicità, non mandava in frantumi una organizzazione capillare del territorio. Togliatti ebbe a dire che, accanto ad ogni campanile, doveva sorgere una casa del popolo. Tutto il sistema aggregativo e relazionale è rimasto quello del vecchio partito comunista. A dimostrazione di quanto questo sistema sia vitale, i gruppi di anziani bolognesi che il giorno dell’apertura dei seggi si trovavano sulla riviera per il cosiddetto turismo sociale venivano contattati e veniva loro offerto il trasporto andata e ritorno perché raggiungessero Bologna per votare Delbono.
Anche a Cattolica nella prima giornata di votazioni sembrò verificarsi il fenomeno della scarsa affluenza con quell’astensionismo ancora più diffuso in Europa. Ma il giorno seguente gli elettori andarono ingrossando la schiera. Evidente che nel frattempo i seguaci della sinistra erano stati attivati spronando gli incerti con il porta a porta, il telefono amico, facendo ricorso alle nostalgie di vecchie militanze.
Carlo Bulletti, personaggio politicamente poco affidabile e insicuro, nelle elezioni del 2004 non sopportava di essere considerato candidato di una fazione. Lo stesso errore è stato commesso cinque anni dopo da Cono Cimino: il fondatore nella nostra città di Forza Italia ha condotto una campagna fondata unicamente su efficientismi e tatticismi, soprattutto adombrando l’ipotesi di aperture all’avversario offrendo trasferte nella eventuale maggioranza.

All’apertura delle urne, i giornali aggredirono il lettore con una marea di numeri. Ma qualche riflessione è possibile trarre. Città come Sassuolo e Prato, che fino al giorno prima avrebbero votato anche il manico della scopa purché colorato di rosso, sono passate alla destra. E’ lecito supporre non solo che la progettualità, la capacità l’onestà dei candidati abbiano ribaltato la situazione, ma anche che tematiche più prettamente politiche fuori di quel contesto abbiano avuto un ruolo.

La “questione cattolica”. Non ha sorpreso il successo personale di Pierangelo Del Corso, impegnato in tutte le battaglie, specie nelle chiamate referendarie con valenza etica, salito su tutte le tribune anche in virtù della professione di medico. La Regina presenta un poderoso apparato ricettivo, con diversi intrattenimenti e numerosi eventi festaioli, ma dal tessuto sociale emergono persone e famiglie con difficoltà non solo materiali.

Non una parola dalla destra ufficiale per una sinergia col volontariato spesso di matrice parrocchiale. Nessun interesse verso quelle famiglie che intendono diversificare l’istruzione dei propri figli rispetto ad una scuola statale generalizia e sempre più percorsa da fermenti laicisti.

Così ha continuato a tessere la tela quell’intreccio di interessi clerico-affaristici-clientelari i cui beneficiari avrebbero avuto qualche mal di pancia se palazzo Mancini fosse stato conquistato dopo un sessantennio dalla destra.

di Giampaolo Bazzocchi

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