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Contro il Razzismo – L’indifferenza e la Paura dell’Altro

Manifesto NON aver PAURA

Manifesto NON aver PAURA

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

27 organizzazioni (Acli, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di S.Egidio, Csvnet, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Italiana Organismi persone senza fissa dimora (Fiopsd), Federazione Rom e Sinti Insieme, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 Seconde Generazioni, Save the Children, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, Sei – Ugl, Uil, Unhcr) hanno lanciato una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.

spauracchio

spauracchio

Dovrebbe far paura ma serve, al contrario, ad esorcizzarla, nel segno dell’ironia.

 E’ un fantasmino giallo (lo spauracchio), disegnato da Viorel Samuel Cirpaciu, un bambino Rom di 11 anni, il simbolo della prima campagna sociale contro il razzismo, la paura e i pregiudizi.

Obiettivo della campagna è  favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, abbattendo i pregiudizi e gli stereotipi che spesso determinano paure ingiustificate e sono alla base di deprecabili episodi di intolleranza e razzismo. La campagna, che vuole avere un carattere culturale, è mirata a contrastare la paura del diverso, chiedendo alle cittadine e ai cittadini di partecipare attivamente sottoscrivendo il Manifesto per una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro ed esponendo il fantasmino: sull’abito, sulla borsa, sulla scrivania al lavoro o su un mobile a casa.

Le firme raccolte verranno consegnate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite il 20 giugno.

IL MANIFESTO DA SOTTOSCRIVERE

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

NON AVER PAURA

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La sineddoche

Volare

Volare

Tratto da Cubia n° 60 – Marzo 2006

Alle volte faccio degli errori da idiota.
Come quella volta che, vedendo entrare in libreria un ragazzo di colore, stavo per dirgli:
– “Grazie, ma non compro neinte!” – Per fortuna quello mi anticipa e, prima che io apra bocca, mi chiede una copia del Fedro di Platone.
Mi sono sentito quell’idiota che sono.
Così imparo a scegliere la sineddoche sbagliata.
Cos’è una sineddoche? Tra quegli “artifici letterari atti ad arricchire la scrittura per trovare efficace e viva espressione” che sono le figure retoriche, quella che identifica la parte per il tutto.
Per esempio:
– “Le snelle prue”, per indicare le navi (Omero).
– “Vinta da l’ira è la ragione e l’arte e le forze il furor ministra e cresce. Sempre che scende il ferro…”, dove ferro sta per armi (Tasso).
– “Pelle nera”, per venditore di calze e accendini (l’idiota che scrive).
Il fatto è che la parte, per identificare il tutto, deve essere significativa, e il colore della pelle non lo è.
Quale particolare, allora, è indicativo del totale, quale caratteristica ci può fornire indizi, elementi che aiutano a definire l’insieme?
Beh, dipende… Per esempio, io, quando vado per la prima volta a casa di qualcuno, la prima cosa che guardo sono i suoi libri. Cosa legge (e se legge) mi fornisce un sufficiente numero di indizi per farmi un’idea della persona che sono andato a trovare. Ma io faccio il venditore di libri. Un gastronomo magari guarda in dispensa, una maestra nota il comportamento dei figli, una cameriera guarda se c’è polvere:
– “Ognuno adotta le sinoddoche che gli compete… ma solo un idiota guarda al colore della pelle!”.

di Vincenzo Morosini

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Sicurezza, sicurezza

I 10 comandamenti

I 10 comandamenti

Tratto da Cubia n° 73- Giugno 2007

“E’ tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti”. Così recitava l’art. 7 del Manifesto degli scienziati razzisti del 14

luglio 1938 poco prima delle leggi razziali italiane contro gli ebrei. Si intendeva individuare nel concetto di razza superiore un fondamento a base biologica (toh, chi si rivede, la vecchia, cara Natura come fonte di eticità!) che potesse legittimare forme persecutorie e di esclusione contro bersagli umani indicati come minacciosi. Il manifesto concludeva: “Il carattere puramente europeo degli italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extraeuropea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.” Chi ritenesse che queste parole rappresentino oggi solo un valore documentario di un passato liquidato, si faccia sorgere qualche dubbio. E’ vero che gli antropologi, con le scoperte della genetica, hanno abbandonato le distinzioni razziali dell’unica specie umana, ma nuove bandiere sventolano orgogliose a presidiare i territori del razzista-pensiero. Su una in particolare vorrei soffermarmi: quella che nei confronti dei migranti contemporanei ostenta il vessillo della “sicurezza”. Primadonna di quotidiani e telegiornali, le hanno dedicato una marcia in marzo a Milano e secondo dati del Viminale appena pubblicati un italiano su quattro si sente insicuro. Qualsiasi politicante che promette sicurezza trova tutte le porte aperte, del resto lo ha fatto anche Veltroni nel suo discorso di investitura alla guida del nascente PD. “Sicurezza” è un approccio interpretativo al fenomeno migratorio che raccoglie adesioni a destra e sinistra, cosa che ne rende più capillare la penetrazione nel senso comune ma aumenta il rischio di perdita di difese critico-immunitarie individuali. “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista” è il titolo di una lettera pubblicata di recente su Repubblica che ha fatto discutere sui Media. L’autore è un cinquantenne entrato in crisi identitaria nel momento in cui i suoi teorici principi di non violenza e tolleranza sono entrati in rotta di collisione con la corporeità degli extracomunitari incontrata sulle strade di Roma. Dice:“non c’è stata una molla scatenante ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunità, di moralità calpestata…” E cita come esempi gli insulti di una ragazza slava ad una anziana che tossiva in metrò, quelli di una ragazza di colore ad una vecchietta che in tram le chiedeva di cederle il posto o l’abile borseggio a Fontana di Trevi effettuato dalle immancabili zingarelle. Né ci viene risparmiata la domanda di fallaciana memoria: “e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca a cosa andrei incontro?”o quella di sapore leghista: “perché devo essere buono e accogliente con i nomadi, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimità, quando mendicano con cattiveria, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada?” Dopo la constatazione che “sta montando ogni giorno di più l’odio per lo straniero e nessuno fa nulla”, l’autore così conclude la sua lettera: “So benissimo che in Italia ogni giorno mille e più reati vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati…. Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità, voglio che chi sbaglia paghi.” Chi non sottoscriverebbe? Eppure, attenzione. Qui si annida il germe del neorazzismo subdolo che, aggrappato al vello di affermazioni che paiono insindacabili approfitta di noi, ciclopi accecati dal falso splendore di una mezza verità, per penetrare nell’antro della nostra visione del mondo e rubarci la saggezza dello sguardo. E potremmo finire senza rendercene conto a congratularci con i curatori dell’inserto della “Voce di Romagna” di maggio titolato Immigrazione selvaggia. In copertina, sulla foto a tutta pagina di un nero che sbarca, dichiarano: LA MISERIA A CASA VOSTRA NON È COLPA NOSTRA E NON VI DOBBIAMO NIENTE – L’ITALIA È CASA NOSTRA E TOCCA A VOI, NON A NOI ADATTARSI – SE NON VI VA TORNATE A CASA VOSTRA. Sì, potremmo ridurci come questi paladini del pensiero imbecille, nel senso etimologico di senza bastone, cioè senza appoggio argomentativo. Come evitarlo? 1) Frequentare le vie del pensiero complesso, l’unico adatto a porre i problemi della umana condizione in modo corretto e di generare teste ben fatte (Morin) capaci di: a)comprendere i molteplici fattori che hanno condotto le gloriose civiltà occidentali a produrre benessere solo per una minoranza dell’umanità (noi) sfruttando risorse, devastando culture e territori in tutto il globo e provocando una enorme massa di vite di scarto (loro) come le chiama Bauman mentre sottolinea che oggi dagli immigrati si pretende che “cerchino soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”; b) rendersi conto che “La situazione economica dei cittadini di uno stato nazionale è sfuggita al controllo delle leggi dello Stato. Adesso abbiamo una super classe globale che prende tutte le decisioni economiche, le prende in assoluta indipendenza dalle legislature di qualsiasi paese e dalla volontà degli elettori. L’assenza di una comunità politica globale significa che i super-ricchi possono operare senza curarsi di altri interessi che non siano i loro”(Rorty). Il ruolo dei politici da produttori di regole è diventato quello di controllori che le regole decise negli ambiti economico-finanziari vengano rispettate, ecco perché non possono far altro che occuparsi di sicurezza se vogliono mostrare che servono ancora a qualcosa.
2. Frequentare le vie della conoscenza di se stessi. Cosa si nasconde dietro alla nostra voglia di sicurezza quando chiediamo che la fortezza-Europa o la spiaggia locale renda i propri confini sempre più impenetrabili agli immigrati? Non sarà che vogliamo impedire al conflitto tra noi e loro di poter esplodere e rendere evidenti le ingiustizie globali che aumentano ogni giorno? Non sarà che difendere coi denti la sicurezza di poter continuare a consumare al ritmo a cui abbiamo preso gusto ci serve a rimuovere l’incapacità a sopportare un’altra insicurezza, ben più profonda, quella esistenziale che ci proviene dall’essere il nostro rapporto con la vita un contratto a termine?
In alternativa a queste due vie potremmo sempre intonare: sicurezza, sicurezza, parafrasando le parole dell’inno trionfale del partito nazionale fascista. Ma quella era un’altra storia. O no?

di Amedeo Olivieri

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Razzismo di Censo

Quino - Il razzismo

Quino - Il razzismo

Tratto da Cubia n° 86 – Novembre 2008

Dicono che oggigiorno il razzismo nel mondo sia diminuito e pochi siano gli italiani razzisti. E’ vero! Ora il razzismo ha nuove connotazioni e nuovi sono i soggetti che lo subiscono. Il razzismo ora non guarda all’etnia, al colore della pelle, al Continente dal quale si proviene: oggi il razzismo guarda il censo. Hai i soldi? Sei ricco? Non vuoi nulla da me? Bene, consideriamoci simili! oddio senza esagerare, perché qualche differenza in fondo rimane, ma diciamo che è accettabile.
Non hai soldi? Sei un poveraccio? Non sei dei miei? Vuoi qualcosa da me? Attenzione, molta attenzione, prendiamo le distanze e vediamo, forse….se mi conviene ti accetto.
Questa è la nuova forma di razzismo che sottilmente subdolamente sta permeando il nostro tempo; una grave crisi economica coinvolge soprattutto il cosiddetto Primo Mondo, per il Quarto Mondo, già misero e povero, non esiste una crisi dal momento che per lui la crisi è continua e non si notano grosse differenze.
Come sfogare lo sconforto e la rabbia di questo “qualcosa” che non va, di questa crisi che non riesce a risolversi? Chi sarà il capro espiatorio ora? Mi vengono i brividi perché io sono convinta che la Storia insegni, quindi rivado ai primi anni trenta, quando Hitler e la Germania, in grave crisi economica, riversarono la loro bile sugli ebrei, sui disabili e sui comunisti, razionalizzando e teorizzando pure sulla giustizia dei loro mezzi, metodi e principi. Orrori! Orrore provo pensando su chi potremmo, oggi, riversare questa nostra crisi. Purtroppo i segnali avi e seri ci sono su come può evolversi questa grave situazione:

  • Il mondo economico è impazzito e non guarda più a tutelare il lavoratore (vedi incidenti sul lavoro), il consumatore (vedi formaggi riciclati, latte alla melanina), l’ambiente (vedi scorie nocive nelle discariche, consumo folle delle risorse del Pianeta) e questa è solo la parte più visibile del grande iceberg che si muove alla deriva.
  • Il mondo politico vive alla giornata e si muove alla cieca senza un vero programma di vita, senza prospettive fondate, si arrampica sugli specchi pur di salvare la poltrona sulla quale il potere siede. Non ci sono risorse sufficienti? Tagli alla scuola e alla cultura perché da tempo si sa che più il popolo è ignorante più si riesce a dominarlo, controllarlo, usarlo… (a meno che non si inca…sul serio).

Tagli al sociale: i poveretti devono sparire o sbrigarsela in qualche modo. Tagli alla sanità: tanto se sei vecchio o malato sul serio ti tocca morire; il salviamo la vita viene ribadito e sostenuto ad oltranza solo per chi… magari vuole morire.
Anche la Chiesa fatica ad essere un faro luminoso per indicare un nuovo percorso e nuovi stili di vita, perché continua ad arroccarsi nelle sue sicurezze, tace o parla fievolmente di fronte ai soprusi e alle ingiustizie, mette a letto le coscienze dei potenti fingendo di non vedere… e così via.
I nuovi capri espiatori sono: coloro che non arrivano neppure a fine mese, che non hanno casa, che non si possono permettere cure, che…sono poveri, che sono immigrati, che assaltano con i loro sbarchi l’Italia, che portano via i posti di lavoro, che vogliono mandare i loro figli nelle nostre scuole, che sono diversi: sono poveri!!! Ecco il nuovo razzismo ed ecco chi paga la rabbia per la crisi attuale.
Io comincio ad avere paura per il mio tempo perché nessuno parla di cominciare a “convertire” questo andamento sbagliato. Quelli che ci provano sono considerati utopisti, sognatori, fuori dal tempo, addirittura pericolosi (a Cristo il potere del suo tempo lo ha crocifisso). Convertire significa trasformare, cambiare andamento o direzione…cambiare non è facile, è vero, e coloro che riescono a convertirsi spesso pagano caro il loro cambiamento, ma aprono piste nuove e nuovi cammini per l’uomo. Bene, io voglio essere tra coloro che si battono per cambiare le cose veramente, per incominciare ancora una volta a costruire una dimensione di vita buona per tutti, degna di essere vissuta e condivisa serenamente insieme.

Articolo di Magda Gaetani

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