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Intervista a Roberto Franca

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

I sedicimila euro a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi e l’impegno per aumentare le risorse per i contributi sugli affitti sono i soli provvedimenti positivi che la nuova Amministrazione Comunale ha saputo mettere in campo in questo primo scorcio di legislatura. Per il resto, finora solo slogan a cui non sono seguiti fatti concreti. E’ il giudizio netto e per ora senza appello di Roberto Franca, responsabile cittadino di Rifondazione Comunista, esponente della coalizione Arcobaleno, candidato alle prossime elezioni regionali nella Federazione della Sinistra, a sostegno di Vasco Errani.

Qual’è il suo giudizio sui primi otto mesi di governo della città da parte della giunta Tamanti?

Purtroppo il giudizio che do, sull’operato del Sindaco e della sua giunta, è piuttosto deludente: i proclami di trasparenza e di partecipazione al progetto di amministrare la città si sono purtroppo rivelati solo slogan a cui non sono seguiti fatti concreti.

Ma cosa si aspettava in concreto?

Purtroppo non c’è nell’attuale amministrazione un progetto concreto che possa quantomeno arginare i disagi che provoca nelle fasce sociali più deboli la grave crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo; mi sarei aspettato da una giunta di centrosinistra un atteggiamento di maggior attenzione che mettesse al primo punto la centralità della crisi.

Ed invece…

Ad oggi, le uniche azioni concrete di sostegno alla crisi sono: sedicimila euro per gli inserimenti lavorativi che danno un minimo di contributo ai lavoratori che non beneficiano di ammortizzatori sociali, e l’impegno ad aumentare le risorse per i contributi agli affitti, visti i tagli operati dalla Regione e dallo Stato… ma le due uniche azioni compiute sono frutto di proposte fatte da Rifondazione assieme alla coalizione Arcobaleno, di cui siamo a tutti gli effetti parte integrante. Molto altro si potrebbe fare, purtroppo è venuto a mancare il tanto sbandierato e mai concretizzato dialogo che Tamanti & Co promettevano in campagna elettorale.

Venendo alle varie situazioni di crisi, cosa pensa che si debba fare?

Anche nella nostra città ci sono situazioni di lavoratori che non ricevono più lo stipendio da diversi mesi: penso all’Antonelli, oppure alla Ferretti, dove gli operai fanno decine e decine di ore in cassa integrazione, e a tutte quelle piccole realtà che senza tanto clamore sono costrette a ridurre l’orario di lavoro e, nel peggiore dei casi, a licenziare i propri operai per il tracollo delle commesse. Su queste tematiche bisogna che il primo cittadino si faccia carico di adottare tutte le misure in suo potere per aiutare i suoi concittadini. Come Rifondazione comunista mi sentirei di proporre nell’immediato, per queste categorie di lavoratori colpiti dalla crisi, di bloccare tutti gli aumenti di competenza comunale (rette d’asili, mense scolastiche, trasporto autobus per alunni, anche se magari l’aumento è solo quello dovuto in base all’incremento dell’inflazione), in maniera tale da poter dare anche piccoli segnali, ma che facciano sentire gli amministratori veramente vicini ai disagi della cittadinanza.

Quello della casa è da sempre un vostro cavallo di battaglia. Anche a Cattolica il problema è sentito…

Affrontare la crisi vuole dire anche affrontare il problema casa. Cattolica, nella provincia, è, tra i comuni, fanalino di coda per abitazioni popolari, inoltre quelle esistenti sono in buona parte in condizioni di grosso degrado ed occorrerebbe subito un confronto con l’Acer per trovare le risorse per far vivere con dignità chi le abita. Mi piacerebbe che parte degli oneri di urbanizzazione che si incamereranno nel prossimo futuro venissero investiti per rispondere a queste esigenze.

In quali altri settori della vita pubblica ritiene necessario un impegno concreto dell’Amministrazione Comunale?

Mi piacerebbe che l’amministrazione aiutasse in maniera più diretta le scuole pubbliche presenti nella nostra città, messe oggi in gravissima difficoltà dagli attacchi del duo Tremonti-Gelmini, mi piacerebbe che l’amministrazione chiamasse a raccolta i suoi cittadini per dare le priorità agli investimenti futuri (bilancio partecipato), magari il tanto sbandierato ed ancora non fatto restauro della scuola materna Madre Teresa di Calcutta sarebbe già iniziato.

A Cattolica, come ha ricordato prima, siete all’interno della coalizione Arcobaleno, che è all’opposizione della giunta PD: una collocazione anomala, visto che invece alle Regionali, uniti in Federazione con altre forze della sinistra, correrete assieme al partito di Errani…

Se Rifondazione a Cattolica è presente nella coalizione Arcobaleno il motivo è questo: la coalizione è composta da tanti soggetti, la maggior parte assolutamente peccano di non essere dei “meravigliosi comunisti”, ma tutti quanti siamo accomunati da valori quali la trasparenza, la giustizia sociale, l’amore per l’ambiente in cui viviamo e… la meravigliosa volontà di sedersi attorno ad un tavolo per arrivare ad una quanto più ampia condivisione di qualsiasi problema che nell’agire siamo costretti ad affrontare. Non sempre questo è facile, ma la tenacia e la volontà ad oggi hanno portato ad un’ottima sinergia, che è valore assoluto nella coalizione, e questo credo che sia stata una mia scommessa vinta con i vertici provinciali del mio partito. Oggi, con un certo orgoglio, mi viene riconosciuto il merito di questa scelta, tant’è che sono stato indicato dalla federazione della sinistra come uno dei tre candidati della provincia di Rimini alle elezioni Regionali, proprio perché forte dell’esperienza con la coalizione Arcobaleno.

E’ stato molto critico nel giudizio sull’operato della nuova Amministrazione. Ma non riconosce proprio alcun merito a Tamanti?

Si, una cosa positiva l’ha fatta: con la sua vittoria, non ha permesso di diventare Sindaco a Cimino, che in campagna elettorale si era presentato con una veste da persona di destra “insolita”, ma, dopo gli ordini del giorno che ha presentato sui crocifissi e sui diversi punteggi delle coppie di fatto rispetto alle coppie sposate nelle graduatorie per gli alloggi popolari, si è rivelato per quello che rappresenta effettivamente, facendomi tirare un sospiro di sollievo per il pericolo scampato con la sua mancata elezione.

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Anche i sindacati giocano con i dipendenti?

Tratto da Cubia n° 29 – Febbraio 2003

Sabato 8 Febbraio il Valconca Social Forum ha organizzato una manifestazione contro il Comune, per la malagestione dell’ospedale. Cento persone, che con il fiato corto hanno urlato contro l’amministrazione.

Erano soli, nessun appoggio politico alle spalle, solo la presenza di Rifondazione Comunista e del Repubblicano Leo Galli.

Una manifestazione arrivata tardi, spiegano alcuni dipendenti, perché i sindacati hanno impedito fino ad oggi ogni tipo di manifestazione o sciopero, perché “non avrebbe giovato alle trattative”. Così sono molti i dipendenti che non si fidano nemmeno dei Sindacati, e le accuse peggiori li incolpano di non dire sempre la verità, anzi di nascondere talvolta alcuni fatti importanti.

Ecco perché 33 dipendenti hanno deciso di fare ricorso contro questa ingiustizia chiamata esubero (licenziamenti). Con questo ricorso, la Fondazione Regina Maris potrebbe essere chiamata a rispondere direttamente.

di Mattia Traversa

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Qualcosa di sinistra

 

Ma cattolica non era una città rossa!?

Ma cattolica non era una città rossa!?

 

 

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

Dopo le ultime elezioni politiche la sinistra si è ritrovata estromessa dal parlamento, ma ciò non significa che non abbia più niente da dire.
Ce ne accorgiamo incontrando Paolo Tonti e Roberto Franca, rispettivamente consigliere comunale di “Sinistra Critica” (Sc) e segretario del Partito di Rifondazione Comunista (Prc) di Cattolica.


Fino a poco tempo fa eravate insieme nello stesso partito (Prc) e oggi vi ritrovate più o meno separati in casa. Un paradigma della sinistra incapace di stare unita: malattia o virtù che valorizza le differenze? Partiamo dalla vostra esperienza a Cattolica.

Tonti: Noi abbiamo sempre creduto che fosse importante mettere insieme i pezzi della sinistra, però partendo dal basso. Sono stato in Rifondazione fin dalla sua nascita. C’è stata una fase, prima dei fatti di Genova, in cui si era riusciti a creare comunanza con i movimenti e con soggetti fuori dai partiti. Questo è il percorso che può tenere unita la sinistra e non qualche alchimia calata dalle segreterie centrali. Ne abbiamo avuto la conferma con la recente esperienza del cartello elettorale “Arcobaleno” alle ultime politiche. Dico purtroppo, perché nessuno di noi ha gioito per la sparizione della sinistra dal parlamento, ma quello è stato un momento che ha portato ulteriore divaricazione. Noi di Sc non ci siamo riconosciuti in quel processo in quanto non costruito dalla base ed avvenuto, inoltre, con grande ritardo perché ognuno aspettava le mosse dell’altro. Alla fine, di fretta, hanno deciso tutti dai vertici.

C’era già stata la precedente esperienza di Turigliatto, espulso da Prc per aver votato contro la missione in Afghanistan.

T. Certo, noi avevamo già iniziato ad essere su posizioni distanti da quelle di Prc proprio in merito al rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan.

Questo fatto ha giocato anche a livello locale per la vostra separazione? Come dire: le segreterie nazionali combinano questi pasticci e a livello locale se ne subiscono i riflessi in modo immediato? Oppure c’è stato altro?

T. Era da molto tempo che Rifondazione di Cattolica viveva il disagio di non riconoscersi nelle posizioni nazionali. Uno scollamento presente anche a livello provinciale: a Cattolica siamo sempre stati molto autonomi, un gruppo al quale certe logiche di spartizione nel Centrosinistra non sono andate giù.

E tu, Roberto, come hai vissuto questa fase di separazione?

Franca: In quel particolare momento ero già uscito da Rifondazione: da alcuni anni non mi impegnavo più direttamente, quindi sono stato intossicato meno direttamente da questi veleni che, comunque, in parte comprendo. Lo scorso anno, poi, ho appreso dalla stampa e anche da Paolo, con cui siamo amici, che a Cattolica tutto il gruppo di Prc aderiva a Sinistra Critica.

Non una scissione interna dunque…

F. No, c’è stato un travaso in toto. In ogni caso è stata una scelta democratica.
T. Sono stati chiamati gli iscritti e si è arrivati ad una decisione molto sofferta, dopo una consultazione.

Quindi, come sei arrivato ad essere oggi il segretario di Prc?

F. Mi ha contattato la Cristina (la prof.ssa Cerioli, recentemente scompara, ricordata anche da Cubia, ndr) e mi ha detto: Roberto, dobbiamo provare a rimettere in piedi il Prc qui a Cattolica. E siamo ripartiti. Sono persone nuove, nuovi iscritti. Ho ripreso in mano una Rifondazione dove ci sono persone e ragazzi che non erano stati attivi in politica precedentemente.

Tra Sc e Prc avete avuto momenti di confronto?

T. Fino ad ora no.
F. Ma tengo a precisare che i rapporti personali sono di stima reciproca.
T. E aggiungo che fino a questo momento, come Sc, non abbiamo avuto contatti con alcuna forza politica.

Paolo, sei tu il referente di Cattolica?

T. No, perché ora Sc ha un’organizzazione di circolo sovracomunale. C’è una realtà che, in ambito provinciale, comprende Cattolica, Misano, Rimini e il cui baricentro è Riccione.

La vostra è una divisione difficile da comprendere anche alla luce di posizioni analoghe che presentate su questioni essenziali: la visione anticapitalista, il ritenere che l’attuale crisi sia un’opportunità per rivedere la struttura sociale, il rapporto con i movimenti, la scelta non violenta, l’antirazzismo… Queste dinamiche di separazione non rischiano di disorientare chi ha un’anima di sinistra ma non vive sulle barricate?

F. Io ritengo che la base forse non riesca a comprendere queste sfumature. Ad esempio, Sc ha raccolto le firme per il salario minimo, una battaglia che condivido e per la quale ho firmato. Sono convinto che se ci mettiamo a un tavolo e parliamo tra Sc e Prc e magari anche con i Comunisti Italiani….

Mettiamoci anche i verdi…

F. Certo, dico la sinistra in generale, ci siamo divisi su delle cose che molti non hanno capito.

Da dove ripartire?

T. Secondo me, dai problemi reali che possono servire da collante per lavorare e intervenire prioritariamente. Penso, specie in questo momento storico, alla casa, ai salari, ai servizi sociali: tutte cose che oggi non sono più solo da migliorare ma da difendere perché attaccate frontalmente. Su questo occorrerebbe un’azione congiunta, che sarebbe anche una sorta di palestra per tentare di rompere delle chiusure sclerotizzate.
F. Sono d’accordo.

Occupiamoci ora di casa nostra. Una lettura della situazione di Cattolica e di come vi muovete a partire dalle vostre realtà…

F. Noi, come Prc, a livello provinciale ci siamo dati delle priorità, che poi sono quelle di cui parlava Paolo poc’anzi. Con il segretario Pantaleoni abbiamo buttato giù un canovaccio di punti guida con cui andare a discutere eventuali alleanze nei comuni. Uno è la tutela degli strati sociali più deboli, anche considerata la grave crisi economico-finanziaria per cui questo governo non sta facendo niente.
Io ricopro un doppio ruolo, sono segretario di Prc di Cattolica e il coordinatore di San Giovanni e quindi posso operare un confronto. A San Giovanni abbiamo presentato un emendamento al bilancio per istituire un fondo per i lavoratori che non hanno ammortizzatori sociali e si ritrovano licenziati dalla sera alla mattina: siamo riusciti a dialogare con il Pd e hanno votato a favore. Qui a Cattolica, con il Pd, è tutto un altro discorso. A tre mesi dalle elezioni non si sono ancora degnati di sentire il nostro parere. Lo scorso dicembre si è votato il bilancio, avrebbero potuto interpellarci, anche ipotizzando un dialogo futuro. Invece no: questi se lo sono votato nella più completa autoreferenzialità.

E con le altre forze politiche?

F. Abbiamo avuto degli scambi con la Coalizione Arcobaleno che ha appena ospitato nella propria sede una nostra iniziativa sul tema delle case popolari. Questo è un altro tema calda, con domande in continuo aumento.

Qualcuno del Pd non ha gradito molto la cosa.

F. Sì, è arrivata qualche voce anche a me. Ma non è che ci siano tanti spazi a Cattolica. Lo vediamo anche con gli incontri che la Coalizione Arcobaleno sta effettuando nei quartieri per presentare i risultati del questionario : “Decido anch’io la mia città”, Sono costretti ad andare nei bar (senza nulla togliere al valore sociale di questi luoghi). Dove sono le strutture pubbliche per permettere alla gente di incontrarsi, partecipare, discutere di politica?

C’è anche un significato politico in questa iniziativa congiunta…

F. Infatti, dopo esserci confrontati proprio su quei punti di cui parlavo prima, come Prc di Cattolica abbiamo deciso di appoggiare la Coalizione Arcobaleno con il nostro simbolo e i nostri candidati, come 5 anni fa fecero i Comunisti Italiani.

E voi di Sc come vi state muovendo?

T. Molto in autonomia. Stiamo elaborando un programma provinciale con i nostri consiglieri Conti e Pizzagalli. Per il resto, non abbiamo avuto nessun contatto e quindi la nostra sensazione è che ci sia una realtà molto chiusa a livello locale. Al massimo veniamo a sapere dalla stampa le cose. Ad esempio, dopo le Primarie abbiamo letto che Tamanti apriva a Sc, salvo la smentita di Gabellini del giorno dopo. Certo, se nessuno verrà a bussare, andremo a presentare il nostro programma e le nostre questioni irrinunciabili per allearci. Se c’è condivisione si vedrà cosa potrà nascere.

Quindi non avete già deciso per lista e candidato autonomi…

T. Intanto ci stiamo organizzando per correre da soli, ma non escludiamo a priori di poter fare accordi con chi condivide i nostri punti imprescindibili, tra cui il potenziamento dei servizi sociali e la casa, io come consigliere comunale da anni mi batto per questo problema. Cattolica è il fanalino di coda per appartamenti popolari, e anche il nuovo PSC contiene solo qualche riferimento a livello di promesse, tra l’altro per edilizia convenzionata, nemmeno popolare.
Hanno sempre chiuso le orecchie. Altro problema, anche se sovracomunale, la questione dell’inceneritore, causa ulteriore del passaggio dei consiglieri provinciali da Prc a Sc, per non aver mai accettato compromessi. Ancora: la metropolitana di costa. Sono anni che in Rifondazione dicevamo che è allucinante andare a spendere cifre enormi quando basterebbe potenziare il trasporto su rotaia, mentre si va nella direzione contraria tagliando i treni per i pendolari. Per tornare poi alle questioni di Cattolica, occorre riprendere una seria politica scolastica che, dopo anni di ottimo standard a livello di servizi, è andata costantemente peggiorando.

E il dialogo con la Coalizione Arcobaleno? Cinque anni fa, quando si presentò Bondi come candidato, il Prc rimase un po’ perplesso di fronte a questo “sconosciuto”. Ora che lo hai frequentato come collega in Consiglio comunale, la vedi diversamente o maggior ragione ribadisci la scelta di allora di prendere le distanze?

T. Sicuramente non c’è più il problema di allora: una figura estratta dal cilindro a poche settimane dal voto. Ciò, per Rifondazione, al di là della persona, significò un azzeramento di tutto il cammino che faticosamente avevamo condiviso con l’Arcobaleno. Restano, sempre al di là della persona, delle questioni che per noi sono irrinunciabili, molto legate a principi e valori. Ne cito una fondamentale: l’antifascimo. La nostra carta di identità dice: anticapitalisti e antifiascisti. Noi lo ribadiamo perché nelle liste civiche si rischia di sorvolare su questo argomento.

Vedi questo rischio per l’Arcobaleno?

T. Il rischio delle liste civiche è questo: sembra che il fulcro sia quello di una coalizione anti-Pazzaglini che per noi però non basta. Pazzaglini ha sicuramente incarnato un modo di governare la città che ci trova agli antipodi, ma questo per quanto riguarda noi, una delle prime cose che abbiamo messo in chiaro con la Coalizione Arcobaleno, per poterci sedere al tavolo, è stata la non apertura alle destre, di cui ad un certo punto si era scritto sui giornali. Abbiamo avuto rassicurazione e le liste sono le stesse di 5 anni fa. Ne faranno parte anche L’Italia dei Valori e i Verdi. E io ritengo che Rifondazione sia un valore aggiunto. Cinque anni fa, nel Prc, nemmeno io avevo digerito il modo in cui nel gruppo Arcobaleno, con cui stavamo dialogando, è stata presentata la candidatura di Bondi. Una persona essa lì alla fine senza alcun confronto con noi. Adesso ho avuto modo di verificare che lui e tutta la Coalizione offrono l garanzie che cerchiamo per un programma comune.

Come vedete la situazione politica di Cattolica, a partire dalla lacerazione interna del Pd?

T. Piuttosto ingessata; alla fine non c’è alcuna mossa. Probabilmente stanno cercando di riorganizzarsi al loro interno ma vedo tutto molto fermo.
F. Sono tre settimane che hanno concluso le primarie e m’aspettavo almeno una chiamata per lanciare un segnale: niente di niente. Secondo me sono preponderanti i problemi interni. Mi sembrano ai ferri corti tra fazioni.

Se doveste andare ad amministra la città, qual è la prima cosa che fareste?

F. Sicuramente bisogna dare un segnale di sinistra. Qualche giorno fa valutavo un recente studio della CGIL provinciale. Mi riferisco alla Social carde del governo. Io non sputo sopra i 40 euro: ma a Cattolica ne usufruiranno appena 135 persone. Pensiamo di poter risolvere con questi numeri il problema delle fasce deboli?

Ma questo non è colpa del’amministrazione…

F. Ma. considerato che il governo di destra fa solo cose del genere, il Comune deve intervenire con atti concreti a sostegno di chi è in difficoltà, a perso lavoro o non ha di che pagare gli affitti. Tra l’altro Bondi si è preso l’impegno, ed è stato un elemento determinante nella nostra decisione di allearci, di presentare un ordine del giorno per istituire quel fondo a cui accennavo sopra, che, come Prc, abbiamo già presentato a San Giovanni. Si è preso un impegno e se vinciamo le elezioni chiederò subito una svolta su questo punto.

Paolo, tu che ne pensi?

T. Su questo sono d’accordissimo: deve esserci una svolta. I soldi che il Comune, anche in questi anni di crisi, ha sempre rimediato per cose come le luminarie di Natale, devono trovare una nuova destinazione nel capitolo servizi sociali e casa. L’ho sostenuto più volte: questa amministrazione fa promesse, ma finché non vedo non credo. Come per l’asilo di Via I. Bandiera: è una vergogna che nemmeno in questi 5 anni si sia fatto nulla, nonostante i proclami del sindaco. Altre risorse si possono trovare anche perché sul versante del turismo le associazioni di categoria è ora che comincino a camminare sulle proprie gambe. La coperta è piccola e occorre tirarla in altra direzione.

Cosa mi dite del fatto che Cattolica vede aumentare le presenze di cittadini stranieri? Non viene fatto granché sotto il profilo della integrazione multiculturale…

T. E’ un aspetto che in campagna elettorale non incontra favore, ma diventa inevitabile pensare a centri e luoghi di aggregazione, utili non solo ai cattolichini, ma anche agli immigrati per consentire loro una nuova cittadinanza.

E Tu Roberto?

F. Sono pienamente d’accordo.

Bene: a questo punto sembra da questa chiacchierata, esisterebbe già un programma comune…

 

di Amedeo Olivieri

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