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Al Teatro Snaporaz i Solisti della Regina in concerto per Cubia

 

Teatro Snaporaz all'aperto

 

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Davvero bello il concerto che “I Solisti della Regina” hanno tenuto giovedì 18 Marzo nel salone Snaporaz. Per festeggiare i 10 anni della Rivista Cubia, il gruppo musicale cattolichino ha regalato al pubblico una carrellata delle più belle canzoni delle tradizioni napoletana e romana. Le dolci sonorità delle chitarre di Roberto Bozza e Fabio Gabellini, l’espressiva liricità della tastiera di Liana Lenzi, la calda voce e l’intensa interpretazione di Grazia Olivieri, hanno trasportato i presenti nell’atmosfera sognante di un’epoca passata ma ancora straordinariamente viva, racconta con efficace partecipazione dalla presentatrice Tina Biondi.

Un grazie di cuore ai “Solisti” da parte di Cubia. Peccato per le molte poltrone vuote. Ma gli assenti hanno sempre torto…!

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I quindici anni de “La canta”

Piazza Del Porto

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Sono già trascorsi quindici anni dal tempo in cui andavamo a “fare allegria” coi nostri canti popolari all’osteria Forza e Coraggio al porto di Cattolica, dove centinaia di giovani ogni volta ci facevano cornice attorno, apprezzando i bei canti popolari della nostra terra e del nostro mare, alla maggior parte di loro sconosciuti.

Le taverne e le osterie hanno costituito fin dalla notte dei tempi il luogo ideale per l’esibizione di musicanti e artisti d’ogni genere. Già dal lontano 1948, mio padre Giovanni con un gruppo di giovani amici, tutti reduci dalla guerra con la passione per la musica popolare e con la voglia di dimenticare il passato, nel loro tempo libero amavano recarsi nelle osterie per un tranquillo e sano divertimento con una chitarra e tanta voglia di cantare.

Prima di morire, mio padre espresse uno degli ultimi suoi desideri con queste parole: Roberto, non dimenticare gli amici della Scuola Cagnorum, come simpaticamente amava definire la sua compagnia. Dopo tali parole non potevo certo dimenticare gli amici dell’osteria, e così abbiamo continuato la ricerca delle nostre tradizioni attraverso i canti popolari.

Molti dei nostri canti sono frutto di ricerche storiche di vecchi motivi che noi abbiamo rivisitato e arrangiato, lasciandone intatti lo smalto e la bellezza originali. La peculiarità della musica popolare è dovuta soprattutto alle genti di mare, ricevendo linfa vitale dallo scambio reciproco di esperienze che arricchiscono il patrimonio culturale frutto delle emigrazioni in altre regioni dell’Adriatico per lo svolgimento dell’attività marinara (se si pensa che la permanenza in mare era lunghissima…), mediante l’assimilazione dei diversi dialetti e delle diverse tradizioni. Oltre a creare un momento di aggregazione e di divertimento, la musica popolare assumeva e assume un preciso significato di comunicazione, costituendo un vero e proprio linguaggio.

Una caratteristica della tradizione marinara è stata poi quella d’inserire nel canto popolare, dall’ottocento in poi, elementi di musica operistica. Un esempio significativo è il pout-pourri di quaranta brani che troviamo nel canto de “Le Quaranta”, che già nel titolo rivela la presenza di dialetti diversi e di frammenti di musica operistica. I nostri pescatori hanno in seguito tradotto il titolo nel “Al Ministron” (Il Minestrone)…

Dalle osterie siamo poi passati al teatro: è stato un “salto” voluto dal Prof. Atos Lazzari, uno dei fondatori e dirigente dell’Università Civica di Cattolica, il quale ebbe la felice intuizione di unire, durante le conferenze culturali che si tenevano al teatro Snaporaz, la musica alle parole degli illustri ospiti che si succedevano negli incontri del sabato pomeriggio. E così il nostro gruppo La Canta ogni volta faceva da cornice alle conferenze arricchendole con la musica della tradizione popolare cattolichina. Ancora oggi si chiedono perché tutto questo sia finito dopo la scomparsa del nostro amico Atos Lazzari…

Nel corso degli anni, i componenti del gruppo La Canta, con grande entusiasmo e spirito di sacrificio, hanno partecipato ad innumerevoli importanti spettacoli, anche televisivi, portando i suoni e le parole della nostra gente in varie parti d’Italia e all’estero. Cito alcuni di questi spettacoli.

Durante i festeggiamenti di fine millennio, dopo uno spettacolo pomeridiano al Teatro Snaporaz, abbiamo accolto in piazza Mercato, con le note del famoso brano “Gli Scariolanti”, il passaggio degli scariolanti diretti a Roma, ripreso da RAI 2.

Siamo stati alla televisione tedesca “Deutch Rundfunk” per un programma sulla nostra Riviera.

Abbiamo cantato, in qualità di ospiti e rappresentanti di Cattolica (grazie ai Sigg. Giuseppe e Marina Gianmattei), al “Bayerischer Hof Hotel” di Monaco di Baviera per una promozione turistica su Cattolica.

Sempre per una promozione su Cattolica, siamo stati ospiti di una emittente televisiva polacca.

Ci siamo esibiti nella P.zza Del Porto alla presenza di Davide Riondino, per l’inaugurazione del Parco Le Navi di Cattolica, per l’inaugurazione del nuovo Ponte girevole tra Cattolica e Gabicce.

Siamo stati ospiti a Milano per l’inaugurazione dell’Acquario al Parco Sempione. Al porto di Cesenatico abbiamo partecipato alla rappresentazione della pesca alla tratta come una volta. A Povoletto di Udine abbiamo tenuto un grande spettacolo assieme all’Associazione dei pittori di Cattolica.

Ospiti per la consegna delle chiavi d’oro città di Cattolica, presentata da Nino-Frassica; nella Fiera nuova di Rimini in occasione della Fiera dell’alimentazione, e in tanti altri spettacoli in varie piazze e teatri del nostro circondario. 

Fanno parte del nostro repertorio vari brani popolari scritti dai nostri concittadini: Al mer, al mer, al mer (d’la mi Catolga=della mia Cattolica) e I mi fiulen (I miei figlioli), scritti alla compianta Lorenza Morosini (Enzina); L’Arrigoni e i Carrozzoni, scritti dal poeta cattolichino Elvino Galluzzi.

Brani che, pur se scritti in tempi recenti, per i loro testi e le loro melodie rievocano negli ascoltatori il fascino delle nostre antiche tradizioni.

Voglio ora ricordare tutti coloro che hanno fatto parte del gruppo, iniziando dai pionieri: Giovanni Bozza, Dante Bartolotti, Antonio Gabellini, Giorgio Benzi, Roberto Mazzacurati, Mario Ercoles, (Mario ad Bartulen), Enrico Galluzzi, Quarto Bertozzi (detto Quarton), Uccio Gabbi, Giuseppe Salvetti (Mosole), Antonio Tamburini (Toni).

Dal 1995: Paolo Benzi, Rita Foschi, Giorgio Bergnesi, Franco Coli, Giuseppe Gianmattei, Fernando Magi (Nando), Antonio Bartolini, i F.lli Magi.

Gli attuali componenti de La Canta sono: Ivo Bertozzi, Fabio Barilari, Valter Guidi, Fernanda Baldelli in Guidi, Tina Biondi in Di Carlo, Guido Di Carlo, Annunzio Livi (Nunzin e cuntaden) -il nostro presentatore e animatore-, Vito Agliaro, Cesare Riccio, Giorgio Luchetti, Fabio Gabellini (Gabana), Denis, Stefano Guidi, Roberto Bozza.

Un pensiero agli amici scomparsi: Aldo Gabellini (Gabana) e Dino Di Domenico.

Dal 2009 abbiamo arricchito i nostri spettacoli con le danze del gruppo di ballerini “Que d’è Fnil” (Quelli del Fienile).

Per il futuro speriamo che le Istituzioni locali continuino ad impegnarsi, così come hanno fatto le Amministrazioni del passato, per sostenere l’attività del gruppo “La Canta”, contribuendo così concretamente a mantenere vive le nostre tradizioni attraverso questa importante forma d’arte popolare.

di Roberto Bozza

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Swinger Big Band di Cattolica

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2010

Quest’anno ricorre il trentennale della fondazione della “Swinger Big Band” di Cattolica, una storica band ormai divenuta l’identità musicale della nostra città.

In verità, la storia della Band a Cattolica inizia nel lontano 1971, quando Giorgio Della Santina e Giuseppe Belemmi, in occasione di una manifestazione sponsorizzata dalla L’Oréal in P.zza 1° Maggio, assistono a un concerto della Big Band della RAI, composta da musicisti italiani di fama internazionale capeggiati dal batterista Gil Cupini.

Giorgio e Giuseppe rimasero affascinati dalla magica atmosfera che la band aveva creato. Nacque subito l’idea di formare una big band composta da musicisti locali. La prima formazione sperimentale impiegò pochi elementi e iniziò subito a provare in una stanza di via Del Porto. In seguito, si rese indispensabile aumentare il numero degli elementi poiché l’esperimento risultò positivo. Giorgio, con l’aiuto del M° Ulisse Pari, iniziò a prendere contatti con vari musicisti del circondario, i quali, affascinati dall’idea di Giorgio, si resero disponibili: e così l’organico raggiunse i 20/25 elementi.

L’impresa non era facile, ma Giorgio era fortemente motivato e con grande passione iniziò l’avventura, supportata da validi elementi (i pionieri) dotati di una grande esperienza musicale: oltre a Giuseppe Belemmi ricordo il chitarrista Stelio Nicolò. La band iniziò le prove in un freddo capannone di Coriano, visto che a Cattolica non c’era una struttura idonea a ospitarli. La scelta del repertorio si rivelò fondamentale per il successo della band, poiché le musiche dovevano soddisfare le esigenze del pubblico: si decise di riportare in auge le musiche degli anni ’40 dei più grandi autori americani di fama internazionale, Gershwin, Berliner, ecc., appartenenti al repertorio delle più famose band americane, quali quelle di Duke Ellington, Glen Miller, Beny Goodman e Louis Armstrong.

E proprio dal celebre trombettista americano, la band prese il suo nome. Ai primi concerti la big band “Louis Armstrong” riscosse un grande successo. Poi, però, per la indisponibilità dei musicisti nei periodi estivi, Giogio dopo qualche ano decise di sospendere l’attività.

Nel 1980, con la crisi irreversibile dei locali da ballo, che coinvolse anche i musicisti, e incalzato da proposte importanti, Giorgio Della Santina decide di compiere il grande passo: inserisce nell’organico della band molti giovani studenti dell’Accademia Musicale. La big band cambia nome e diventa “Young Swinger Big Band”, che in seguito cambierà nuovamente in “Swinger Big Band”, il nome tutt’ora esistente.

Nel corso degli anni, nel suo organico sono passati numerosi musicisti, alcuni dei quali ex allievi dell’Accademia di Cattolica, in seguito diplomatisi in vari conservatori, divenuti famosi nel mondo della musica e dello spettacolo: il trombonista Roberto Rossi; Packi Pannunzio; i fratelli Gnassi: Dino al trombone e Umberto al sassofono e clarinetto; Renzo Angelini, docente di clarinetto al Conservatorio “Rossini” di Pesaro; Giorgio Leardini, attualmente direttore d’orchestra e insegnante; Franco Caforio, batterista del gruppo Litfiba, Piero Pelù; Massimo Pasi, flautista concertista e insegnante; Mario Aratari, che col suo quartetto per diverso tempo ha lavorato con Gino Paoli; Massimo Ferri, batterista diplomato al Conservatorio Rossini, che ha suonato con famosi gruppi jazz italiani e americani; Marisa Pacotto, ex vibrafonista dell’orchestra di Gorni Kramer; Elvino Pozzi, batterista, docente di solfeggio al Conservatorio Rossini; Paolo Benzi, cantante solista per alcuni della big band, ex cantante di Paolo Zavallone; Marco Gerboni, docente di clarinetto presso il Conservatorio di Ferrara; Graziano Gerboni, insegnante di scuola media; oltre al fondatore Giorgio della Santina, docente di solfeggio presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro.

Giorgio diede un impulso notevole alla band inserendo nel suo organico giovani vocalist al femminile: Martina Grossi, Paola Lorenzi, Norina Angelini, Angela Tagliabracci, Valeria Belemmi, Anna Sanchi, occasionalmente Caterina Colombaroni. L’attuale gruppo di vocalist è misto: ne fanno parte Katia Serafini, Loretta Benedetti, Fernando La Rocca, John Van Wijngarden.

I concerti della Swinger Big Band costituiscono uno spettacolo completo, in cui anche l’occhio soddisfa le sue esigenze: la cornice dell’insieme di tutti questi musicisti, supportati da un favoloso impianto audio e la bellezza, rendono un’atmosfera da favola, che dona a Cattolica un motivo per sentirsi orgogliosi. Ascoltare l’armoniosità di tutti gli strumenti e dei solisti, l’intersecarsi dei coristi che con le loro voci contribuiscono a pennellare i brani, tutto ciò trasmette tante emozioni al pubblico, che resta letteralmente affascinato.

Innumerevoli i successi riscossi dalla band in tante importantissime occasioni. Ne cito alcune: in collegamento Eurovisione da P.zza Maggiore a Bologna per la festa di Capodanno del 1999, assieme a Lucio Dalla; la Festa del Redentore a Venezia; il compleanno del marchio Diesel in una villa veneta, con Fiorello, Claudio Cecchetto, Jovanotti, Linus; un Gran Galà al Grand Hotel di Rimini in presenza del regista Federico Fellini, della moglie Giulietta Masina e di Licia Colò; un Ferragosto con il gruppo vocale dei Platter’s; l’inaugurazione del “Teatro della Regina”, con ospite d’onore Katia Ricciarelli; l’inaugurazione di viale Ceccarini a Riccione alla presenza di Michele Mirabella, Marisa Laurito e Dino Sarti; in occasione del MystFest, il tributo al regista e musicistia Pupi Avati, il quale si commosse ascoltando le sue musiche eseguite dalla “Swinger Big Band”; il Gran Premi di Fabriano in diretta sulla RAI, durante il quale furono assegnati importanti premi a tanti personaggi del mondo del cinema, dell’arte, della cultura, dello spettacolo: tra gli altri, la figlia del grande Totò, Liliana De Curtis, Paola Gassman, Giuliano Gemma, Giuliano Montaldo; in occasione di una festa di compleanno di Hengel Gualdi, alla presenza di tanti personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui il pianista Romano Mussolini e il figlio dell’americano Carmichael, autore di tanti brani celebri, tra cui Polvere di Stelle e Giorgia.

La metà degli anni novanta segna l’incontro della nostra Band con Hengel Gualdi, che portò all’interno della band il suo linguaggio musicale basato sullo swing tradizionale, genere che ancora oggi “la Swing Big Band” porta avanti con successo.

Nel corso di questi trent’anni, con spirito di sacrificio e professionalità, Giorgio Della Santina ha saputo dare lustro, attraverso la musica, alla città di Cattolica.

Da alcuni anni il mondo dello spettacolo è entrato in crisi per i tagli ai finanziamenti, pertanto importanti manifestazioni sono state soppresse per mancanza di fondi. E’ però importante che le due istituzioni messe in piedi da Giorgio, la Big Band e l’Accademia, invidiate e copiate da diversi comuni limitrofi, non siano lasciate morire, ma vengano sostenute: contiamo sulla sensibilità dell’Amministrazione Comunale.

di Roberto Bozza

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Carlo Angelini “L’Americano”

Corvette 1957 simbolo del mito americano

 

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Leggendo il sottotitolo, molti si chiederanno: è nà miseria quant- mi-s-cer c’al feva l’Americhen? (ma quanti mestieri faceva l’americano?). Le attività principali di questo simpatico personaggio, conosciuto da tanti cattolichini, erano elettricista ed operatore cinematografico, ma quella che lo ha reso “personaggio” è stata certamente la musica. Come ci dice lui stesso in una breve chiacchierata nella quale denota un gran desiderio di raccontarsi, anche se ogni tanto con qualche… inceppamento della memoria.

Appassionato da sempre di musica, aveva coltivato sin da giovane, oltre ad una spiccata musicalità, un istinto particolare per la ritmica: la sua passione era la musica americana (da cui il soprannome), com’era di voga a quei tempi. Una sera, eravamo nei primi anni ’50, si presenta all’Americano l’occasione di esibirsi in pubblico. Era una serata “moscia”, per cui si sentiva il bisogno di ravvivare l’ambiente e l’americano era la persona giusta… il successo fu tale che da quel momento finì sulla bocca di tutti, ricercato sempre dai musicisti locali per rallegrare le serate.

Pur non conoscendo una parola di inglese, Carlo Angelini riusciva, col suo spiccato talento, ad esprimersi nella lingua “non sens” (senza senso), ritmando le parole a tampo di swing: oggi si potrebbe dire quasi un genere “scatt”.

A metà degli anni 50 riesce a dare vita al suo primo locale, con idee veramente innovative per quegli anni. Prende in gestione, nella zona di Gabicce Tavollo, un locale già in parte avviato, dal nome “Pasqualen”, che si trovava affianco ad un’altra sala gestita da “Fnilen”: sicuramente questi nomi non sono sconosciuti ai giovani d’allora, erano due locali di successo, di tipo famigliare, in quanto le ragazze avevano al loro seguito le proprie madri, visto che uscire da sole era per loro veramente difficile. E i “cavalieri”, per poter invitare le “dame” a ballare, dovevano prima chiedere il permesso alle mamme… se queste acconsentivano, bene, altrimenti… niente ballo. Altri tempi! Allietava i pomeriggi e le serate l’orchestra dei fratelli Mario e Guerrino Aratari.

Carlo inizia a ristrutturare il locale di Pasqualen, cambiando gli arredi per dargli un aspetto moderno, addirittura costruisce con le sue mani le prime illuminazioni psichedeliche, con al centro della sala una palla specchiata girevole, effetti collaterali, lo strobo ecc., insomma un lavoro veramente d’artista. La nuova veste del locale, unita ai favolosi musicisti che si esibivano: Rolando Caforio alla batteria, Fabbri di Riccione al piano, PieroTresi alla tromba, Luciano Scadassa al sassofono, fa sì che arrivi subito il successo. Fu la nascita della prima discoteca in embrione: il Ball Room.

Visto il successo del Ball Room, Carlo l’Americano, affiancato dal suo fedele socio Lorenzo Zavallone (Renzo), fratello di Paolo, entrambi giovani motivati e con la voglia di affermarsi, decide di compiere il grande passo. Gli si presenta, infatti, l’occasione per acquistare un appezzamento di terreno in via Risorgimento a Gabicce: è un vero affare!! e Carlo non se lo lascia sfuggire. Cominciano subito i lavori per costruire una struttura adatta ad una discoteca. Seguendo i consigli degli addetti ai lavori, costruisce il locale in seminterrato, lasciando lo spazio a cielo aperto per poter nell’eventualità ricavarne degli appartamenti. Ma così facendo, il preventivo di spesa iniziale si gonfia di molto… la cifra occorrente diventa enorme… ma ormai è tardi per tornare indietro… e allora… Vaiii!… tutto a suon di cambiali (ma all’epoca le cambiali sono state la salvezza di tanti imprenditori), finché nel mese di Giugno del 1962 viene inaugurato il “Club La Teggia”.

Un locale nuovo nel suo genere, aperto tutto l’anno: oltre al dancing, c’era anche il ristorante con ottima cucina, il che consentiva di sopperire alla carenza dei clienti nel periodo estivo, considerato che il locale era situato nei pressi di via Romagna (strada Statale), dunque abbastanza lontano dal centro turistico. Il “Club La Teggia” si affidò a orchestre e artisti di grido. La grande orchestra di Paolo Zavallone, una delle migliori a livello internazionale, era di casa al Club, si esibiva nel periodo estivo e costruiva un forte richiamo per attirare più clienti. Era composta da musicisti di grande valore: Paolo Zavallone, una delle migliori a livello internazionale, era di casa al Club, si esibiva nel periodo estivo e costituiva un forte richiamo per attirare più clienti. Era composta da musicisti di grande valore: Paolo Zavallone organo Hammond, Cazzola batteria, Pasquale Tesoro chitarra, Baiocco sassofono, Al Corvin tromba, Fariselli trombone e contrabbasso, Maurizio Graf cantante. Molti artisti sono saliti sul palco del “Club la Teggia”, da quelli nazionali come Gianni Morandi, Iva Zanicchi, Johnny Dorelli, in seguito come presentatore Mike Bongiorno, per diverse serate Gino Paoli col suo gruppo, a quelli locali: l’orchestra di Rocca, I Mimo’s, gli Aratari Mario e Gerry, Robert Mondo e Les Gillon Group, i 4 Angeli ecc.

I clienti del locale erano soprattutto imprenditori, mobilieri pesaresi, industriali, ricchi artigiani provenienti un po’ da ogni parte: clienti molto esigenti che cercavano sempre il meglio. Carlo ricorda con grande soddisfazione le notti di San Silvestro strapiene di clienti, col tutto esaurito già da molti giorni prima, grandi serate difficili da dimenticare. L’Americano si ferma qui nel suo racconto nostalgico.

Nel 1968 il “Club la Teggia” fu ceduto, il locale subì molte trasformazioni e travagli che ne segnarono piano piano la fine.

di Roberto Bozza

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Teatro della Regina: La politica secondo Cagnet

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Con la sua nuova commedia “La Politica Mangia l’Italia”, andata in scena lo scorso 11 Dicembre al Teatro della Regina di Cattolica, ancora una volta “Cagnet” ha interpretato in chiave satirica i Vizi e le Virtù della politica, tema come sempre di grande attualità. Cagnet ha voluto evidenziare quelli che, a suo parere, sono alcuni tratti salienti del modo di intendere la politica: un mezzo di potere che permette di vivere nei privilegi, con guadagni certamente elevati e in una dimensione molto diversa dalla quotidianità degli Italiani normali: non più ideali, dunque, ma solo convenienza. La capacità artistica dell’autore cattolichino gli consente di dissacrare tutto con una comunicativa semplice e divertente, riuscendo a far divertire il pubblico pur toccando temi seri ed impegnativi.

“La Politica Mangia l’Italia” si può interpretare in diverse maniere, dipende dai punti di vista, resta però il fatto che Cagnet ha certamente voluto sottolineare, in chiave satirica, “il costo elevato della Politica” stigmatizzando un mondo fatto di promesse quasi mai mantenute.

Ottimo il cast degli attori, ognuno dei quali, in maniera brillante e scherzosa, ha saputo dare alla commedia una pennellata di ironica realtà, interpretando il proprio ruolo in maniera eccellente, cosa non facile per artisti dilettanti.

La commedia ha riscosso grandi consensi, confermando ancora una volta come Cagnet riesca ogni volta a stupire e divertire il pubblico, anche quando, come in questa commedia, non viene usato il dialetto. Il che rende il successo del suo ultimo lavoro artistico ancora più meritato.

Valore aggiunto della rappresentazione è stata la sua finalità: l’incasso della serata, infatti, è stato devoluto alla piccola Michelle di Gabicce, affetta da una grave patologia, per consentirle di recarsi in America per un intervento chirurgico.

Chi si fosse persa la Prima della commedia, può approfittare della replica, che si svolgerà sempre al “Teatro della Regina” il giorno 11 Febbraio, anche questa volta per beneficienza in favore della piccola Michelle.

di Roberto Bozza

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Che bello veder suonare i giovani a Cattolica

Centro Giovani a Cattolica

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Nei giorni 14, 21 e 28 Novembre, presso il Centro Giovani di Cattolica, in via Del Prete 119, si è svolta l’VIII edizione di Rockattolica, rassegna musicale di gruppi giovanili patrocinata dal Comune di Cattolica  e dall’Assessorato alle Politiche giovanili. La manifestazione è stata inaugurata dall’assessore Astorre Mancini, il quale, nell’augurare successo alla manifestazione, si è compiaciuto per l’attività del Centro Giovani, a cui ha rivolto incoraggiamento per il futuro.

Entrando nel Centro, ho personalmente provato una grande emozione; vedendo i tanti giovani presenti, in attesa che i loro coetanei musicisti sul palco accordassero gli strumenti, un ricordo ha sfiorato la mia mente per un momento, e sono andato indietro negli anni quando, anch’io giovane pieno di entusiasmo, mi accingevo con i miei compagni di allora a salire sul palco per l’esibizione, in occasione del Festival dei giovani gruppi emergenti, tenutosi al Teatro Turismo di Riccione nel lontano 1968.

Ho ascoltato e apprezzato i primi otto gruppi che si sono succeduti durante la prima serata: tutti ragazzi molto preparati musicalmente che seguono un certo filone musicale rifacendosi ai loro idoli. Ottima musica, con cantanti -donne e uomini- molto bravi, dotati di grinta e di voci possenti, e con ottimi assoli, in particolare dei chitarristi, ma anche bravi i bassisti, i tastieristi, i batteristi. Ragazzi fortunati, almeno da questo punto di vista, perché hanno molte possibilità di studiare musica in maniera giusta, con l’ausilio di ottimi insegnanti d’esperienza; ai miei tempi, invece, era molto più difficile, in quanto non disponevamo d’una vasta scelta per quanto riguarda gli insegnanti e le scuole private, per cui, per imparare si doveva necessariamente frequentare il Conservatorio, che ti avviava agli studi classici, non alla portata di tutti.

Una bella manifestazione, questo Rockattolica, non c’è dubbio, e non sarà l’ultima, come mi ha assicurato Fabio Borra, responsabile di Alternoteca, l’associazione che gestisce il Centro Giovani, che ha in programma un calendario ricco di eventi.

Auguro ai Gruppi che si sono esibiti di trovare la strada giusta per il successo.

di Roberto Bozza

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Attilio Anderlini “TAIULIN”

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Dopo numerose ricerche sono riuscito a trovare la tomba del caro “Taiulin”.

“Riportarlo in vita” dal dimenticatoio in cui è stato riposto è per me un’emozione forte: mentre cerco le parole giuste per immortalarlo, sono preso dalla commozione.

Chi l’ha conosciuto non può certo dimenticare il profilo di questo personaggio: era un uomo molto magro, smunto, pallido, quasi scondito, camminava curvo trascinando i piedi, sempre col medesimo vestito grigio, sia d’estate sia d’inverno, una camicia coi becchi del colletto all’insù, tutta consumata, una cravatta dal nodo sottile, capelli brizzolati abbastanza lunghi e lisci pettinati con mezza riga al centro, il naso sottile, il labbro sempre all’insù da una parte, si vedevano i denti malmessi, le orecchie molto pronunciate.

Taiulin viveva confidando nella bontà del prossimo, aveva infatti affidato la sua vita e la sua sopravvivenza ai cattolichini: col suo organetto e la sua ocarina girava per le osterie, che a quei tempi erano tante, rallegrando con una suonatina gli avventori e racimolando, sempre dignitosamente, qualche spicciolo per poter vivere la giornata, anche se c’erano delle anime senza scrupoli che gli chiedevano denaro.

Attilio era solo e abbandonato a se stesso. Aveva una sorella che viveva in Francia: il suo grande desiderio è sempre stato quello di poterla riabbracciare, ma non è riuscito a realizzarlo. Ed oggi, di questa signora, nonostante le mie ricerche per potermi procurare una foto del fratello, si sono perse tutte le tracce.

Ho scoperto un motivetto che Taiulin amava cantare ogni volta che si esibiva, in particolare nei casolari di campagna, e che faceva così: Dalla streda al palazz Taiulen l’è un bel ragazz, dal palazz all’incroc, Taiulen le git sal broc (dalla strada al palazzo Taiulin è un bel ragazzo, dal palazzo all’incrocio, Taiulin è andato col biroccio).

Come inseparabile amico, Taiulin portava a tracolla l’organetto. Camminando sempre a piedi da Cattolica a Gabicce, percorrendo ogni giorno tanti chilometri, non abbandonava mai il suo strumento, e ogni volta che gli capitava l’occasione seguiva la Banda cittadina: forse la sua passione sarebbe stata di farne parte.

Marchigiano di nascita, nato a Monteciccardo, in provincia di Pesaro, nel 1904, Attilio Anderlini ha trascorso tutta la sua vita a Cattolica. Era un uomo indifeso, buono come un pezzo di pane, non sarebbe stato capace di far male a una mosca. Tutti gli volevano bene, era come uno di famiglia per tanti cattolichini.

Alla vita ha chiesto poco o quasi nulla, in cambio la vita gli ha donato meno di nulla.

Era amato e benvoluto dalle persone semplici e libere da pregiudizi rispetto alla povertà, mentre altri, vedendo in lui la prospettiva d’una dura realtà fatta di miseria, preferivano ignorarlo: “La fema, la è brutta“. A tal proposito ricordo un proverbio mai dimenticato che dice: “Al savin cum’ amnin tal mond, ma’ a nal-savin cum’andena a fnì” (sappiamo come veniamo al mondo, ma non sappiamo come andremo a finire).

Taiulin acccettava le condizioni che la vita gli aveva riservato, quasi senza rendersi conto del suo stato di indigenza. Per lui era una cosa normale, anche perché, a quei tempi, c’erano tanti cattolichini che vivevamo nelle medesime condizioni: per alcuni di loro era stata una scelta di vita, per altri invece era una costrizione, poiché possedevano meno di niente.

Il 17 Gennaio del 1973 Attilio Anderlini “Taiulin” si è spento, confortato da Gesù e dal suo Angelo Custode, che l’hanno protetto vegliando su di lui nel corso della sua povera vita. Se esiste il Paradiso, il nostro Taiulin l’ha meritato: povero in vita, ricco dopo la morte.

Ringrazio pubblicamente tutti i benefattori che hanno consentito di donare a Taiulin una degna sepoltura cristiana.

Ma sulla sua tomba manca una immagine, per cui lancio un appello: chi è in possesso di una sua foto, o comunque può dare delle indicazioni su chi potrebbe averla, contatti i numeri di telefono della sede del Cubia, oppure mi chiami direttamente al 339-2231759.

Vorrei dare un volto al personaggio che tanti cattolichini hanno conosciuto.

di Roberto Bozza

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Il mitico chiosco da Peledo’s

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

Chi non ricorda, in via Curiel angolo via Fiume a ridosso dei giardini De Amicis, il famoso bar birreria “da Peledo’s, gestito dai F.lli Frontini!? Un altro lembo di storia che ha terminato la sua funzione lasciando spazio al nuovo.

Per fortuna, i cattolichini possono ancora ammirare il vecchio chiosco, che, se pure spostato in altro luogo, è stato conservato quasi nella sua versione originaria, anche se perdendo l’antico splendore.

Passando per via Curiel, infatti, fa tristezza guardare quello storico chiosco abbandonato alla sua triste solitudine: è come osservare un corpo ormai privo di vita, anche se l’Amministrazione comunale di Cattolica lo usa come ufficio informazioni. Pensare alle migliaia di persone che vi si sono sedute per tanti anni attorno, consumando ettolitri di birra, trasmette al cuore dei cattolichini un senso di profonda nostalgia.

Per questo, ho pensato di “riportarlo in vita”, raccontandone in breve la storia.

Costruito attorno al 1924, in stile liberty a forma di pentagono, il chiosco fu originariamente destinato alla vendita di frutta e verdura. Infatti, nei capitelli che dividevano le finestre (visibili nella costruzione originale), erano raffigurati in rilievo motivi di frutta. Successivamente fu adibito a barbieria, gestita dal signore Guglielmo Bertani, consorte della signora Nerina Lazzari. Nel 1950 il chiosco fu rilevato da un signore di Rimini, il quale ne cambiò radicalmente l’uso, trasformandolo in un bar.

L’anno dopo, nel 1951, subentrarono nella gestione i fratelli Frontini: Pino, Giacomo (detto Peledo) e Costanzo, ragazzi giovani, fortemente motivati, pieni di voglia di fare e dotati di grande simpatia. Erano ragazzi di bella presenza e soprattutto qualificati, in quanto frequentavano le migliori scuole alberghiere, il che consentiva loro di possedere una buona padronanza delle lingue, in particolare il tedesco, essenziale in quell’epoca in cui i turisti tedeschi erano in numero maggiore rispetto a quelli di altre nazionalità.

Pino, il più grande, fu colui che con i suoi risparmi finanziò la spesa per l’acquisto del chiosco: grazie alla sua eleganza e professionalità, seppe scegliere insieme ai fratelli la strada giusta per dare un forte impulso all’attività dl chiosco.

Rimboccandosi le maniche, infatti, decisero di aprire una birreria, un settore nel quale in quei tempi non c’era molta concorrenza. Il successo fu tale che lo spazio divenne ben presto insufficiente per contenere tanti clienti, sicché dovettero usare gli spazi attorno al chiosco adiacenti ai giardini De Amicis, ricoprendo il tutto con tettoie, aggiungendo sedie e tavoli. In breve tempo il chiosco da “Peledo’s” divenne un luogo d’incontro, oltre che per i turisti, anche per i giovani cattolichini, sempre alla ricerca di avventure galanti.

Soprattutto di serva vi affluivano migliaia di persone, mentre nelle ore pomeridiane e durante la notte vi si davano convegno i musicisti e gli artisti che lavoravano nei vari locali di Cattolica. Tra i suoi frequentatori più assidui: Hengel Gualdì, Paolo Zavallone, Paolo Corra, Sergio Parlato, Bambi, Pierfilippi e tanti altri.

La posizione del chiosco era delle migliori, all’incrocio tra le vie Curiel, Dante e Fiume, quello dei famosi quattro bar: bar 2000, bar Dante, bar Raquette, bar Trocadero, quest’ultimo gestito mirabilmente da Giorgio Cerri detto il “Giobo”. Da non dimenticare, inoltre, la presenza del bar concerto Haiti che alla sera radunava centinaia e centinaia di turisti, mentre ogni venerdì la banda di Cattolica vi si esibiva in concerto.

I F.lli Frontini, oltre ad essere famosi per l’eccezionale qualità della birra, preparavano anche piatti particolari con wurstel, crauti, e tutte le specialità in uso in Germania: per la grande gioia dei turisti tedeschi, che, pur amando la nostra riconosciuta buona cucina, avevano il piacere di gustare anche a Cattolica i loro tipici piatti.

Nel 1955, Pino, per motivi di famiglia, lasciò la società e fu ingaggiato in qualità di cameriere presso il dancing Esedra, uno dei locali più rinomati di Cattolica. Giacomo, il fratello mezzano, assunse le redini dell’attività, riuscendo ad innalzare sempre più il buon nome del chiosco, grazie anche al fratello Costanzo e alla buona scelta del personale.

A proposito di personale, va evidenziato che fino agli anni 1975-76 la maggioranza dei camerieri e gestori di locali erano in genere ragazzi di bella presenza, spinti a questo lavoro dalla necessità di “fare la musina per l’inverno” (vecchio detto marinaro che significa “fare soldi per svernare”), poiché in questa stagione le uniche attività erano: il manovale, il muratore, il ferraiolo. Per cui cercavano il lavoro o in montagna, oppure all’estero, dove i camerieri cattolichini erano molto richiesti per la loro affabilità e professionalità.

Si ricordano come assidui frequentatori del chiosco: Dario Gessaroli, Elio Paolucci, Mario Salvi, Elvino Cecchini, e il caro amico fotografo Luigi Marino. Un ricordo particolare è per Franco Cavalli, l’eroe del Bar 2000, con il quale Giacomo trascorse numerose nottate di gioia in compagnia di affascinanti straniere.

Il clima che si respirava nel chiosco era di sana allegria: la fresca esuberanza dei giovani, le lunghe chiacchierate con al centro sempre le belle donne, gli scherzi, i dispetti tra amici erano gli ingredienti giusti per trascorrere delle belle serate all’aperto.

Una sera ho assistito alla totale sbornia di un cane bulldog, al quale dei clienti tedeschi avevano versato della gran birra per fargliela bere: quando il cane cercò la strada per tornare dal suo padrone si sdraiò per terra ubriaco, a “bocca di leone”.

Voglio ricordare un altro episodio, sempre in tema di cani. La corrente elettrica per l’illuminazione era allacciata al chiosco tramite un filo volante, partendo dal contatore attraverso un palo di ferro. A quei tempi, infatti, tutto era concesso (i lavur iera fat alla bona) e i controlli erano piuttosto blandi.

Ebbene, c’era un cane che aveva scambiato il palo per un Vespasiano, orinando tutti i santi giorni ed emanando così cattivi odori: “una gran puza“. Giacomo Frontini, stanco di questa storia che ogni giorno si ripeteva, pensò di lasciare il cavo della corrente senza involucro protettivo. Quando il cane giunse per fare la solita pipì, il contatto del liquido col filo scoperto funzionò come la sedia elettrica: il povero cane ricevette una tale scarica che fu scagliato qualche metro distante emanando fortissimi lamenti; dopodiché, iniziò a correre come un fulmine scomparendo. Il giorno successivo, passando ancora davanti al chiosco, si tenne a debita distanza dal cavo scoperto e da allora cambiò zona.

Con il trascorrere degli anni, il bar birreria da “Peledo’s” è diventato una vera istituzione a Cattolica. Lo dimostrano i fatti: ancora oggi è nel pieno della sua attività, proprio grazie all’impronta che i fratelli Frontini hanno saputo dare con la loro gestione.

Chiudo questi miei brevi ricordi, ringraziando l’amico Peledo per la sua preziosa collaborazione, e soddisfando la curiosità di tanti cattolichini che si sono sempre chiesti: perchè us-cema chiosco da Peledo’s?

Presto detto: quando Giacomo Frontini giocava a pallone nella squadra del Cattolica, poiché era senza un pelo nelle cosce, fu appunto battezzato Peledo (“Pled”, senza pel).

di Roberto Bozza

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Luciano Gaudenzi

Tromba

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Appartenevo alla generazione dei giovani musicisti del dopoguerra, che ha dovuto confrontarsi con la cruda realtà di tempi difficili. Nonostante le tante vicissitudini causate dal conflitto mondiale. Luciano s’è avvicinato alla musica iniziando lo studio della tromba, sua grande passione.

Il padre Pasquale (Pasquel), già suonatore di violino, sassofono, clarinetto e chitarra, in qualche modo aveva dato l’imput a Luciano, che già da piccolo appariva portato per la musica. Un ramo della famiglia Gaudenzi, nei primi del ‘900 aveva gestito l’osteria da “Zizzì”, dando vita al primo (anche se rudimentale poiché si trattava d’uno stallatico) dancing di Cattolica (vedi articolo su Cubia n.84 Osteria Dancing da “Zizzì”).

Ho conosciuto Luciano attraverso i racconti dei suoi colleghi musicisti: il maestro Luciano Gennari, Antonio Fabbri, Luigi Rinaldi, Luciano Scadassa, Rolando Caforio ecc. i quali mi hanno tracciato il suo profilo artistico, mettendone in risalto la straordinaria sensibilità che riusciva a trasmettere al pubblico e ai colleghi con un cantabile (come si usa dire in gergo) molto raffinato, che procurava forti emozioni. Un vero professionista, un musicista serio e affidabile, sempre elegante sul palco (allora, infatti, era d’obbligo la divisa), sempre disponibile per qualsiasi situazione.

Luciano ha fatto parte di tante formazioni orchestrali, partecipando a diverse manifestazioni musicali, com’era in uso nel dopoguerra, e suonando nei migliori locali dell’epoca: Dancing Las Vegas, Terrazze del Kursaal, Dancing Fulgida, Dancing Casanova, ecc.., affiancato sempre da validi musicisti. Ha fatto anche parte della Big Band diretta dal maestro Cesaroni.

Mi piace ricordare un simpatico episodio capitatogli durante la sua vita artistica: durante una trasferta fuori Cattolica, il mezzo di trasporto con cui viaggiava la sua band andò in panne: poiché non c’erano altri mezzi, gli organizzatori della festa accorsero in loro aiuto con l’unico mezzo disponibile in quel momento, un’ambulanza, sulla quale caricarono musicisti e strumenti. Indubbiamente una giornata nera, ma al tempo stesso divertente.

A detta del maestro Gennari, Luciano possedeva una grande musicalità, che gli permetteva di fischiettare addirittura una partitura musicale a prima vista senza alcuna difficoltà, con grande stupore dei suoi colleghi, i quali, pur avendo una migliore cultura musicale, non riuscivano, se non col proprio strumento, a leggere la partitura in quel modo.

Verso la metà degli anni ’50 giungevano dall’estero molte richieste di formazioni orchestrali italiane (la nostra musica è stata ed è tutt’ora apprezzata all’estero), fu per questo che tanti orchestrali scelsero questa strada come professione, spinti soprattutto dalla necessità economica.

Luciano, invece, decise di rimanere a Cattolica, abbandonando la musica e dedicandosi al commercio dei mobili col fratello Athos, che aveva un’azienda avviata.

Anche se il rapporto con la musica era ormai terminato, il negozio di Luciano costituiva un punto d’incontro per tutti i musicisti che avevano condiviso le proprie esperienze musicali ed erano rimasti amici: ogni tanto si fermavano per chiacchierare, intrattenendosi a ricordare i bei tempi passati.

Succede spesse volte che gli amici di Luciano gli chiedessero piccoli prestiti, firmando la solita cambialina. Infatti, essendo nel commercio. Luciano aveva qualche possibilità in più rispetto ai suoi colleghi e certamente non negava loro questi piccoli favori in nome della vecchia amicizia.

In occasione della mostra fotografica “Tintarella di Musica” – storia del passato di Cattolica attraverso i dancing, sono state esposte diverse foto di Luciano Gaudenzi nelle vesti di musicista, con tutti i colleghi che l’hanno affiancato. Erano esposte anche quelle del padre Pasquale, uno dei primi pionieri della musica a Cattolica. Molti visitatori della mostra hanno scritto sui registi della Mostra le loro impressioni e sensazioni a proposito di questi bellissimi ricordi del passato. In particolare per Luciano Gaudenzi, oltre a quelle delle sue figlie, mi hanno colpito le frasi scritte da una sua nipotina: “Tassello fondamentale della storia di Cattolica, locali mitici e personaggi indimenticabili. Vedere le foto di mio nonno Luciano che suona la tromba felice e spensierato che diverte le persone. E’ stato emozionante essere venuta a sapere dell’importanza di tutti questi musicisti, e dei locali che hanno contribuito alla storia del passato di Cattolica. L’Eden Rock! uno dei mitici locali. Bellissima mostra bellissime immagini. La nipote Elisa”.

Luciano rimane sempre vivo nel cuore della famiglia: la moglie Anna, i figli Monica e Elisabetta, i fratelli Athos e Vinicio, e di tutti gli amici. Ringrazio vivamente tutte queste persone, in particolare il fratello Athos, che ha donato all’Archivio Fotografico del Centro Culturale Polivalente di Cattolica tantissime immagini che raccontano la storia del nostro bellissimo paese.

di Roberto Bozza

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Il dancing Sirenella

Sirenella_Dancing

Tratto da Cubia n° 81 – Aprile 2008

Non vorrei apparire noioso e ripetitivo con i miei articoli, ma penso che alla maggioranza dei cattolichini faccia piacere leggere la storia delle nostre tradizioni e dei nostri costumi, e soprattutto quella dei locali che hanno contribuito, come altre attività turistiche, a far grande Cattolica. Molti si riconoscono in questi racconti di vita, specie quelli che hanno superato gli anta con un sei davanti: per loro rimangono meravigliosi ricordi di gioventù. Credo che sia altrettanto utile per i più giovani conoscere queste realtà, anche per confrontarsi con quelle di oggi che in un futuro saranno quelle di ieri…
Il Serenella nasce nel lontano 1948. Appena terminata la seconda guerra mondiale, per i giovani era come se si fosse spalancata improvvisamente la porta del paradiso dopo cinque lunghi anni di conflitti. Giungeva, con il ritorno alla normalità di vita, il divertimento, completamente dimenticato durante gli anni della distruzione e del dolore. Con il primo gestore, riccionese, fratello del noto imprenditore Giuseppe Ravioli, prende l’avvio quello che poi diverrà il locale più scic di Cattolica. Si susseguono altri gestori: Ballo di Bologna, Casadio di Pesaro, i quali mantengono il locale sempre sulla cresta dell’onda, finchè nel maggio del 1958 sotto la conduzione di Paolo Genovesi, in arte Corra da Bologna, il Sirenella subisce una grande trasformazione.
Paolo Corra, uomo di spettacolo con una spiccata fantasia nell’ organizzare feste e attrazioni di tipo hollywoodiano, avvalendosi di una folta schiera di grandi personaggi dello spettacolo dà al dancing Sirenella una notevole impronta personale, come nessuno aveva mai fatto prima d’ora. Sono note le sue esibizioni canore, soprattutto nell’imitare un grande artista americano dell’epoca, Jhonny Ray, quando si strappava la camicia di dosso infiammando le platee.
Il locale era frequentato prevalentemente da ricchi e facoltosi industriali: bresciani, milanesi, bergamaschi, molti dei quali proprietari delle bellissime ville che a quei tempi primeggiavano a Cattolica. Da non dimenticare il famoso caffè Sirenella al fianco del dancing, anch’esso si è distinto per la sua raffinata clientela, mentre durante l’inverno, disponeva d’una sala biliardi per la gioia dei giocatori, si giocava anche alle carte che, purtroppo, per alcuni sono state fatali..
Con grande maestria, degna dei migliori registi teatrali e cinematografici, Carra sapeva organizzare delle fantastiche serate a tema, per le quali ogni volta da Bologna giungevano bauli pieni di costumi teatrali inerenti al tema delle varie feste, come ad esempio la festa dei Pirati: molto coinvolgente. Durante il giorno sfilavano i bragozzi, addobbati in tal modo da sembrare veramente le navi dei corsari, da cui, avvicinandosi alla battigia, scendevano i ragazzi con bellissimi costumi che nelle loro scorribande lungo la riva del mare, “rapivano” le ragazze facendole “prigioniere” e si deliziavano della loro presenza per un giro in barca, poi alla sera tutti al dancing, sembrava d’entrare in una delle tante Taverne di Tortuga.
Da non dimenticare la serata dedicata all’Antica Roma: molto suggestive erano le parate che sfilavano per i viali di Cattolica, con magnifici costumi dell’epoca: dai centurioni ai musici alle ancelle, ecc. sui cavalli, mentre all’ingresso del dancing due colonne romane si elevavano erette verso il cielo, e all’interno tanti addobbi a ricordare l’antica Roma.
C’era poi la festa dei francesi il 14/Luglio, con la presa della Bastiglia: parata in costumi dell’epoca, con la presenza anche dei cavalli, mentre sull’entrata del dancing veniva eretta una grande torre a simboleggiare proprio la Bastiglia. Nel corso della serata, una finta battaglia avveniva all’interno del locale, coinvolgendo clienti e personale con gioia e divertimento di tutti. Queste erano le manifestazioni più suggestive, ma ce n’erano anche altre, come la festa dei pazzi ecc. Molto importante nel successo del Serenella era anche il personale del locale, che collaborava assiduamente con serietà, educazione e professionalità. Tra i collaboratori di Carra ricordo Elio Paolucci, che ringrazio per aver collaborato con le sue informazioni alla realizzazione di questo scritto, Giovanni Prediletto, Elvino Cecchini, Gigi Serafini. Paolo Corra, uomo di notevole spessore umano e di innata signorilità, riusciva in ogni momento a soddisfare i suoi clienti. Alla vista di clienti importanti, scendeva dal palco per accorrere a riceverli nel migliore dei modi. E ad accogliere i clienti c’erano sempre i direttori, impeccabili nella loro eleganza, bei giovani che davano un tocco di classe al locale. Ricordo: Benito Funà, Fuselli il Leone, Giunta, Carlo Ottaviani, ecc.
Al dancing Sirenella si sono esibiti i cantanti più famosi: Sergio Nardi, Giuseppe Negroni, Rino Salviati, Luciano Bonfiglioli, Renzo Angiolucci. E poi: l’orchestra di Franco e i G5; il grande ballerino Bambi che tanti ricordano per le sue esibizioni nella Danza delle Spade; il fantasista Casoni in una magistrale performance: si vestiva e si truccava metà uomo e metà donna, e, seduto su una panchina, si esibiva in una scena d’amore di tale effetto che sembrava una coppia d’amanti; spesse volte la famosa soubrette Wanda Osiris, trascorrendo le ferie a Cattolica, faceva visita a Corra nel suo dancing Sirenella. Da non dimenticare la simpatia dei fotografi che si alternavano durante la stagione: Roberto di Milano, Gege, Luigi, Pietro, i quali immortalavano delle bellissime situazioni che oggi sono storia. Nel bel mezzo delle serate, ogni tanto entrava nel locale il famoso Marino, gestore della pizzeria adiacente al Serenella, con in mano un pentolone e un mestolo che usava o mo’ di tamburo, facendo un gran chiasso, per invitare i clienti dopo il ballo a gustare una pizza nella suo locale: con quella irruzione si interrompevano per un attimo le atmosfere romantiche che a una certa ora dominavano nella pista.
Il dancing era frequentato sempre da bellissime donne, che, con la loro presenza, richiamavano tanti giovani animando così le serate. L’eleganza era d’obbligo per dare un tocco in più al locale e, nelle occasioni di feste particolari a tema, Paolo Corra affidava il compito per le acconciature più strane alla parrucchiera Ede, che aveva il negozio di fronte al locale.
Ovviamente, con tante belle donne, non potevano mancare i grandi amatori, i “ vitelloni”, detti anche “manzi”: tutti amici giovani, che con la loro presenza hanno contribuito a dare un maggiore impulso al turismo della riviera (vedi i film di Fellini). Tanti amori sono sbocciati al dancing Serenella, avventure nate e finite su una pista da ballo.
Anche nei momenti difficili, con l’arrivo della concorrenza, Paolo Corra non s’è mai perso d’animo, e, avvalendosi delle numerose amicizie tra le hostess di varie agenzie italiane e straniere, è sempre riuscito a tenere alto il buon nome del locale continuando con “la sua impronta”.
Ogni storia ha la sua fine. A metà circa degli anni 80 cala il sipario sul Serenella: addio alle feste a tema, alle mis,s alle parate, al gusto del divertimento, tutto finito, il vecchio lascia spazio al nuovo. Nasce il Club “Taxi”, gestito da alcuni giovani: Antonelli, Piemonti, Sozzi, i quali rinnovano completamente il locale, dando un impulso più moderno e innovativo. Frequentato soprattutto da giovani, il Taxi corre a folle velocità… A distanza di qualche anno, il locale viene ancora rinnovato e, coi tempi in continua evoluzione, nasce il Roko-ko, gestito sempre da giovani volonterosi: Piemonti, Galli, Bianco, per arrivare ad una nuova versione, il” Buda Bar”. Infine, e siamo ad oggi, il locale diventa “Le Club”, che, gestito da Paolo Falcone, rivolge molta attenzione ai giovani musicisti, organizzando continuamente bellissime serate all’insegna del divertimento, dei vari generi di musica giovane e dei gruppi emergenti . Ragazzi, avanti così.
Un ringraziamento di tutto cuore va al proprietario del locale, Paolo Pagnini, per le sue preziose informazioni su quella che è divenuta una parte di storia di Cattolica.

di Roberto Bozza
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