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Ma se c’è… qualcuno frigge!

scuola paritaria

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Il signor Vanzini credeva di aver chiuso il discorso sulla scuola. Mi spiace che sia rimasto sorpreso di non poter avere l’ultima parola. Ritengo che il mio articolo sul numero precedente di Cubia fosse incentrato su un confronto nel merito dei dati. Sono d’accordo dunque con lui di lasciare ai lettori, compresi quelli con l’anello al naso, che spesso sono i più perspicaci, la possibilità di valutare. Ma prima di chiudere, due rilievi diretti:

  1. Non puoi, caro Gianfranco, virgolettare una tua interpretazione come fosse una mia citazione. Riguardo la scuola paritaria non ho mai scritto “Aggiungiamo 4 alunni in ognuna delle classi attuali e il gioco è fatto. Possiamo anche chiudere tutte le scuole paritarie: ci togliamo un impiccio e risparmiamo anche”. Se non comprendi la prima volta, rileggi bene i testi.
  2. Tu affermi che a me della scuola non importa niente. Detto da un signor nessuno in questo campo come te, lo prendo come un complimento. Ci rifletterei a fondo, invece, se lo sostenesse qualcuno delle centinaia di alunni e studenti della scuola primaria, media e universitari che ho avuto ed ho l’onore di servire.

di Amedeo Olivieri

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Continuiamo a parlare di scuola… diamo i numeri

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Letterina (in ritardo) a Babbo Natale

Caro Babbo Natale, 

scrivo a te perché sei un interlocutore simpatico oltre che un grande amico dei bambini e a me i bambini interessano: sono curiosi, gelosi; litigano, si fanno regali che poi rivogliono indietro; hanno la testa piena di idee, fanno richieste continue; parlano a voce alta, ma cercano il silenzio; dicono parole fuori luogo e parole che ti catturano; sono complessi e semplici insieme.

Ti chiedo un regalo grande, ma davvero grande: porta un nuovo argomento, a certi signori! Ti prego, fai in modo che si dimentichino della scuola, che non scrivano più di scuola! Suggerisci loro, che ne so, qualcosa contro gli astronauti o contro i sommozzatori oppure contro i ricchi. Sì, suggeriscigli i ricchi. Quelli che si possono comprare tutto il comprabile; quelli che tac! e sono alle Mauritius! Quelli che stanno sui tetti come gli operai ultimamente, ma perché c’hanno l’attico!

Te lo chiedo perché VOGLIO riposarmi e non dover più rispondere! Un po’ di relax, che diamine! Ne hanno bisogno anche gli insegnanti di estrema sinistra (per altro sembra siano tra quelli che lavorano di più)!

Te lo chiedo perché, pur di non sentire più parlare della scuola da chi non entra nella scuola da tempo immemorabile, mi verrebbe da demordere (e come sai non è nel mio stile) e lasciar dire che OK, sì, va bene: gli insegnanti sono degli incapaci, la scuola pubblica fa schifo, quella privata è un gioiello e in quanto tale va stra-finanziata; gli alunni in ogni classe sono dieci (in alcuni caso otto); i sindacati rovinano la scuola (sottovoce chi lo dice, a lor signori, che di “sti tempi, è già molto se gli insegnanti, i sindacati li vedono ad ogni morte di Papa?!).

Ecco, caro Babbo Natale. Questo è quanto ti chiedo per l’anno a venire.

Se poi hai cose più importanti, pazienza!, sopporterò con comunista fermezza altre esternazioni, ripromettendomi, magari, di soprassedere.

Grazie, fin da ora, per quel che potrai fare.

Un bacione

Daniela Franchini
Scuola Elementare Pubblica
Cattolica (RN)

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Scuola: un passo alla volta… forse riusciremo a capirci

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Ho letto con molto interesse e attenzione, sullo scorso numero di Cubia, sia le osservazioni del Comitato “Cattolica per la scuola“, sia “La risposta della Giunta sull’asilo” e vorrei aggiungere qualche riflessione per continuare quel dialogo a distanza attraverso, il quale, forse, si può portare un po’ di chiarezza sui problemi della scuola. 

Comincio con una precisazione: nell’articolo citato si dice che: “… sono già rimasti a casa 54.000 docenti precari…”. NON E’ VERO.

I precari non confermati sono fra i 12 e i 16.000 (a seconda dei dati che si prendono: se quelli del Ministero o quelli dei Sindacati). E’ vero che sono state eliminate, soprattutto attraverso l’introduzione del maestro prevalente, circa 48.000 cattedre, ma sono anche andati in pensione circa 32.000 insegnanti di ruolo, che hanno quindi liberato altrettanti posti di lavoro, occupati, ovviamente, da precari confermati.

Per concludere l’analisi della situazione generale, cioè di quella parte che riguarda il Governo nazionale, parliamo anche, sempre con i numeri, della situazione: Scuole STATALI e Scuole PARITARIE (dove per Paritarie si intendono tutte le scuole NON statali: scuole gestite dai comuni, scuole private gestite da laici, scuole private gestite da religiosi).

Su questo punto, nei giorni scorsi, ho trovato, su un quotidiano nazionale, dei dati a mio avviso molto significativi e interessanti che si riferiscono all’anno 2009:

NUMERO STUDENTI:
Totale 8.938.005, di cui 7.865.445 alle scuole statali, 1.072.560 alle scuole paritarie.
SPESA DELLO STATO PER OGNI STUDENTE FREQUENTANTE:
Scuole STATALI: Materne 6.116 Euro, Elementari 7.366, Medie 7.688, Superiori 8.106 – Spesa Totale: 57,5 miliardi di Euro.
Scuole PARITARIE: Materne 584, Elementari 866, Medie 106, Superiori 51 – Spesa Totale: 537 milioni di Euro (1% della spesa complessiva).

Come al solito i numeri parlano da soli e dicono chiaramente che i Genitori che mandano i propri figli presso le scuole non statali fanno risparmiare allo Stato circa 6 (SEI) Miliardi di Euro ogni anno.

Per quanto riguarda la situazione delle scuole di Cattolica, mi pare che la strada intrapresa dalle mamme del Comitato sia quella giusta: individuare le singole responsabilità e insistere per ottenere le giuste soluzioni.

Le autorità pubbliche sono al servizio dei cittadini, ma a volte devono essere sollecitate, anche con un po’ di energia, a fare quello che è loro dovere e che fa parte delle loro competenze.

Quando le risorse scarseggiano, bisogna fare delle scelte, non sempre facili, ma governare non è sempre facile, anzi, governare bene non è mai facile, richiede molto impegno, senso del dovere e onestà, prima intellettuale poi anche operativa…

Provo allora a dare un mio giudizio e anche un suggerimento: è di questi giorni la decisione dell’Amministrazione Comunale di non procedere più alla costruzione del “Centro Sociale” del Macanno; scelta a mio avviso opportuna e utile.

Il suggerimento è quello di usare i soldi risparmiati per sistemare e “manutenere” adeguatamente gli edifici scolastici bisognosi di interventi e attivarsi per una loro corretta gestione futura evitandone il degrado.

di Gianfranco Vanzini

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Don Peppone e Don Camillo / 2

DonCamilloPeppone

Tratto da Cubia n° 95 – Ottobre 2009

E’ andata. Ciò che paventavo nello scorso numero di Cubia si è puntualmente verificato. La convenzione per il conferimento di fondi comunali alla Scuola Paritaria delle Maestre Pie è stata rinnovata senza nessuna remora. Scivolata via nel silenzio di una delibera di giunta il 17 settembre. Anzi, proprio per evitare un passaggio in consiglio comunale che avrebbe quantomeno comportato uno straccio di riflessione sulla sua opportunità, l’amministrazione ha utilizzato un piccolo/grande accorgimento: ridurre da tre anni ad uno la durata del rinnovo. E mentre l’Assessore Mancini giustificava l’escamotage con la tenera età del mandato elettorale che avrebbe impedito un’attenta ponderazione delle tre paginette della Convenzione: “Abbiamo voluto prendere un ulteriore anno per riflettere”, la motivazione del sindaco, di segno opposto, si appellava alla necessità di efficienza: “Non potremo mica portare in consiglio ogni questione sulla quale dobbiamo decidere? Bloccheremmo l’amministrazione”. Più munifico e sbrigativo Antonio Gabellini, ex assessore al bilancio: “Cosa vuoi che siano 17mila euro, ormai li diamo per una qualunque mostra fotografica”. Questo è tutto il dibattito che sono riuscito a racimolare in casa Pd. Continuiamo a chiederci, ormai rassegnati, se dalle loro parti qualcuno si accorge che c’è qualcos’altro per cui vale la pena di arroventarsi le laringi oltre agli alienanti battibecchi interni su leadership e identità del partito.Ma, pur essendo conclusa la partita sul finanziamento, non è venuta meno l’esigenza di ragionare sul suo significato. Vorrei dunque segnalare, dopo quella di natura economica dello scorso intervento, una questione più radicale, che solleva un problema di incompatibilità tra scuola con finalità confessionali e offerta di un servizio pubblico. Vediamo.La legge 62/2000, promulgata da un solerte centro-sinistra, detta i requisiti che anche le scuole cattoliche debbono avere per diventare scuole paritarie (da ora SP) e vedersi così accreditate come soggetti che svolgono un servizio pubblico. Esse debbono essere aperte a tutti ed accettare chiunque si voglia iscrivere, “compresi gli alunni con handicap”che, precedentemente alla legge, le scuole parificate potevano rifiutare. La legge richiede, inoltre, alle SP di adottare un “Progetto educativo in armonia con i principi della costituzione” tra i quali, lo ricordo, risalta quello dello della laicità, definito “supremo” dalla corte costituzionale (sent 203/89). Ora: è sufficiente l’imposizione di accoglienza incondizionata di chiunque desideri iscriversi, figlia dell’Art 3 della Costituzione che obbliga a non discriminare nessuno in base a sesso, razza, lingua, credo, opinioni politiche e sociali, per garantire il rispetto del principio della laicità? Cosa esige tale rispetto da un sistema formativo pubblico? Che nella sua proposta educativa tutte le posizioni in materia di fede siano trattate allo stesso modo senza privilegiarne alcuna, considerato anche che il nuovo concordato dell’84 non riconosce più quella cattolica come religione di stato. Dunque nello spazio pubblico, luogo dove viene riconosciuta l’intersoggettività delle identità plurali, credenti o meno, non ci può essere una confessione che viene assunta come chiave di lettura della realtà e a cui chiedere di aderire per fede. Qualora una scuola decidesse di optare per una simile impostazione confessionale indottrinante, vale a dire ponesse tra le sue finalità quella dell’implementazione (se non imposizione) di una fede specifica, negherebbe al suo progetto formativo la coerenza con le finalità della scuola laica repubblicana e quindi tale progetto difetterebbe di almeno un requisito, per nulla secondario, per vedersi accreditata la paritarietà. Ma è questo il caso della scuola delle Maestre Pie? Ovvio che sì, in quanto essa è scuola cattolica e la mole di documenti ecclesiali al riguardo è inequivocabile. Qualche esempio: “Una scuola Cattolica si caratterizza dal vincolo istituzionale che mantiene con la gerarchia della chiesa, la quale garantisce che l’insegnamento e l’educazione siano fondati sui principi della fede cattolica e impartiti da maestri di dottrina retta e vita onesta. La scuola cattolica è vero e proprio soggetto ecclesiale in ragione della sua azione scolastica, in cui si fondano in armonia la fede, la cultura e la vita”. (Congregazione per l’educazione cattolica, maggio 2009); “Tenuto conto che l’uomo storico è l’uomo redento dal Cristo, la scuola cattolica mira a formare il cristiano nelle virtù che lo specificano e lo abilitano a vivere la vita nuova nel Cristo consentendogli di collaborare in fedeltà all’edificazione del regno di Dio. L’adesione a Cristo è il fondamento del carattere peculiare della scuola cattolica in quanto comunità educativa” (Cong. Educ.cattolica, 1977). Questo problema di incongruenza tra laicità del servizio pubblico e fini della scuola cattolica non sfugge alla Legge 62 ma essa, per cercare di ovviarvi quadrando il cerchio, combina un vero pasticcio normativo. Ecco come. All’Art 1 recita: “Il progetto educativo della scuola paritaria indica l’eventuale ispirazione di carattere culturale o religioso”. Qui mette le mani avanti in quanto il legislatore sa benissimo che in Italia la maggior parte delle scuole paritarie ha finalità confessionali. Poi, con la frase successiva, il tentativo di salvataggio in corner: “Non sono comunque obbligatorie le attività extracurricolari che presuppongono o esigono l’adesione ad una determinata ideologia o confessione religiosa”. Tradotto, significa che dovrebbe essere possibile chiedere l’esonero (cosa, tra l’altro, di difficile attuazione pratica) da attività quali preghiere, celebrazioni liturgiche in occasioni particolari, progetti specifici, catechesi, ecc…Ma se il problema è tutelare la libertà di coscienza perché intervenire solo sulle attività extracurricolari? Infatti, come abbiamo verificato, nella scuola cattolica è tutto l’impianto del progetto formativo che è di natura catechetico- confessionale, è l’aria che si respira che mira a costruire una identità credente e quindi non è in armonia con il principio costituzionale della laicità. Percepite la contraddizione?La nostra amministrazione decisamente no, tanto che, nella premessa alla Convenzione con cui decide il finanziamento, dà atto serenamente che: “le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e sono caratterizzate da un proprio progetto educativo in armonia con i principi della costituzione..” Così sia.
I miei omaggi a don Peppone.

di Amedeo Olivieri

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Don Peppone e Don Camillo / 1

Laicità

Tratto da Cubia n° 94 – Agosto/Settembre 2009

Nel mese di Ottobre scade la convenzione triennale tra il Comune di Cattolica e l’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata (contro di loro, chiarisco subito, non ho niente, ne sono anche stato un felice alunno; qui parliamo di scelte amministrative) con la quale l’Ente locale versa Finanziamenti Pubblici alla Scuola Paritaria privata (li indicherò con FPSP). Ritengo che non sarebbe dignitoso reiterarne l’approvazione solo per inerzia, assegnando al rinnovo la valenza di un atto di routine o, peggio, dovuto. Così come sarebbe fortemente riduttivo considerarla solo un affare di numeri, limitandosi a stabilire l’entità dei contributi. Viviamo un momento storico della nostra Repubblica molto delicato in cui la chiesa cattolica ha dichiarato guerra alla laicità, principio supremo dello Stato italiano. Nessuna decisione al riguardo può essere presa senza una riflessione approfondita che, a Cattolica, è resa ancora più necessaria dai disequilibri che si sono creati nell’amministrazione con la presenza di diversi soggetti fortemente radicati in parrocchia, i cui figli frequentano la scuola paritaria e che potrebbero trovarsi in conflitto di interesse riguardo la Convenzione in oggetto. Inoltre, accanto alla questione “LAICITA’”, inerente la compatibilità di una scuola confessionale con un servizio pubblico (ci torneremo), ne esiste una “PRIORITA’”, poiché in tempi di risorse congelate, vedi sforamento del Patto di stabilità, occorre scegliere da che parte stare e non è più possibile dare un colpo alla botte ed uno al cerchio: o Stato o Chiesa. Se anche Peppone diventa “don” la società civile è persa. Eppure nel programma del sindaco Tamanti si afferma (o dovremmo dire “affermava”?): “A proposito di scuola, un attenzione particolare merita la scuola statale, soprattutto le elementari che si trovano, a causa dei continui tagli operati dal Governo, in una situazione di forte difficoltà. Pensiamo che il Comune debba intervenire, anche se non sarebbe di sua competenza (sic!), con risorse finanziarie aggiuntive. Proponiamo di stanziare, già dall’anno scolastico 2009/2010, un “fondo comunale di compensazione” (20/25.000 euro)”. Intanto ci piacerebbe sapere aggiuntive rispetto a cosa: alle risorse stanziate dal Comune gli anni precedenti (che nel 2008 vedevano in testa gli scolari delle suore con 82€ pro capite contro i 59€ degli statali) o a quelle dello Stato? Credo sia dovere irrinunciabile degli amministratori, senza nascondersi dietro al partito, dare ragione pubblica delle proprie scelte, così come lo sia del cittadino valutare come vengono spese le risorse della comunità. Tanto più che, se il Vaticano tiene al valore della scuola cattolica, può sempre sostenerla con i fondi truffa dell’8permille che lo Stato gli regala e di cui non rendiconta a nessuno. Mentre a Palazzo Mancini non trovano nemmeno i soldi per la manutenzione della scuola, o per qualche ora di straordinario dei propri tecnici informatici onde approntare il laboratorio dei computer. Per non parlare dell’impossibilità di cablare le aule e poter così utilizzare le lavagne multimediali. E mi piacerebbe che l’Assessore all’Istruzione Bacchini potesse smentirmi sul fatto che si è dimessa, in primis, perché non le hanno dato una lira per realizzare i suoi progetti. Dunque, i fattori in causa per il rinnovo della Convenzione sono molteplici. Tralasciamo qui la lunga storia dei tentativi di aggiramento della illegittimità dei FPSP alla luce dell’art 33 della Costituzione che sancisce il diritto per i privati di istituire scuole “senza oneri per lo Stato”. Soffermiamoci invece sul principio di Sussidiarietà spesso tirato in ballo dai fautori dei FPSP. In suo nome si vorrebbe che lo Stato, anche al livello dell’Ente locale, facesse un passo indietro nella gestione di attività di interesse generale laddove ci fossero singoli o corpi intermedi (famiglie, associazioni, partiti) capaci di svolgerla autonomamente, sussidiandoli, appunto, economicamente. Ma per la scuola ciò non è sostenibile. Il riferimento obbligato fondamentale rimane, pur se ogni giorno più eroso, la Costituzione, alla quale non ci si può riferire come ad un prontuario, stralciandone contenuti specifici senza contestualizzarli al quadro complessivo che, in merito, è assolutamente inequivocabile: lo Stato italiano opera la scelta di considerare strategica ai fini dell’istruzione dei suoi cittadini la propria scuola Statale. L’art 33 è perentorio: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Non recita, badate, “ha il diritto di istituire scuole…” espressione che risulterebbe meno vincolante per lo Stato in quanto ad un diritto si può sempre rinunciare in favore di altro (ad esempio di scuole private che offrissero lo stesso servizio a più basso costo). Usa invece proprio tale dicitura nel comma successivo quando, riferendosi ai soggetti privati, afferma che “hanno il diritto di istituire scuole” (non l’obbligo, come lo Stato), diritto loro garantito in nome della libertà di insegnamento. Non si nomina, invece, nessun diritto delle famiglie a disporre della scuola che preferiscono. Per cui quella Statale è una scuola dovuta dalla Repubblica, e occorre investirvi perché possa conseguire il successo formativo di tutti, mentre quella paritaria è una scuola possibile. Ne consegue che la Repubblica Italiana, e i Comuni ne sono una componente costitutiva, non considera in nessun caso la scuola statale alla stessa stregua delle scuole paritarie, che sono tali solo ai fini della validità del titolo che rilasciano e non perché ne abbiamo lo stesso status, nemmeno alla luce della legge 62/2000 che le incorpora nel sistema nazionale pubblico di istruzione. Ecco perchè, in questo caso, non ci sono le condizioni valide per l’applicazione del principio di Sussidiarietà. Da ciò deriva anche che la privatizzazione del sistema scolastico dell’obbligo sarebbe improponibile alla luce dell’attuale Costituzione. Privatizzazione, ad es, invece teoricamente possibile in ambito sanitario considerato che lo Stato, all’ Articolo 32, pur tutelando il diritto alla salute e garantendo cure gratuite agli indigenti, non fa menzione di vincolarsi a proprie strutture. Approfondisca bene Tamanti, con la sua fresca delega all’istruzione, questo aspetto della Sussidiarietà orizzontale poichè ho sentore che molti dei suoi mentori non rinunceranno a farvi appello quando gli chiederanno di rinnovare la Convenzione senza indugi.
Al prossimo numero l’analisi dell’impossibile convivenza tra servizio pubblico e scuola confessionale.

di Amedeo Olivieri

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