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Le chiavi di scuola

Federazione Italiana per il superamento dell'handicap

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Al Circolo Didattico di Cattolica è accaduta una cosa bella, bella e importante; l’attuale classe 3ª C di Repubblica ha vinto il 4° posto e una menzione all’interno del concorso nazionale lanciato dalla FISH (Federazione Italiana per il superamento dell’handicap) e da ENEL Cuore onlus. Il premio, attribuito alle docenti Iacucci, Litro, Gennari, Della Malva, è anche il riconoscimento dell’impegno e del lavoro della scuola tutta.

Il Circolo Didattico pone infatti, da sempre, particolare attenzione all’inserimento educativo e didattico degli alunni disabili, attivando tutte le strategie e le attività necessarie  alla loro piena partecipazione alla quotidianità scolastica; non rinunciando, nonostante le difficoltà, a realizzare una scuola di qualità di tutti e per tutti.

Come scrive Carla Iacucci: nella Direzione Didattica “… è vivo il senso di comunità della classe e della scuola: – la scuola è comunità attenta ai bisogni di tutti; – tutti partecipano, forniscono e ricevono aiuto e sono reciprocamente responsabili“.

Una scuola capace di accompagnare la crescita della persona; capace di insegnare e di mettere ogni studente nella condizione di imparare; capace di riconoscere ogni bambino contemporaneamente uguale e diverso: è questo il modello che ci sforziamo di realizzare.

Inoltre, gli alunni diversamente abili ci hanno insegnato che la loro presenza contribuisce alla crescita dei compagni e sono loro che ci ricordano costantemente che l’educazione è un diritto inalienabile; a scuola, siamo tutti pari. Purtroppo “… il dispari comincia(va) fuori” (Erri De Luca).

Menzione al Circolo Didattico di Cattolica:

“L’azione formativa promossa dal Circolo Didattico di Cattolica pone in luce le potenzialità e la possibilità che ha la scuola per far fronte alle sfide, sempre più numerose, con le quali è chiamata a confrontarsi quotidianamente. Disabilità e intercultura hanno rappresentato un connubio inscindibile per la definizione e per l’attivazione di strategie sinergiche e creative al fine di realizzare una reale inclusione. Partendo dagli interessi e dalle attitudini dell’alunno, sono state avviate molteplici attività, distribuite nel corso dell’anno scolastico; lettura, giochi, scrittura, recitazione, danza, musica e spettacolo. La progettualità ha contaminato anche le famiglie i cui componenti hanno partecipato al “coro ed al teatro della scuola”, promuovendo iniziative sul territorio. L’azione intrapresa ha consentito di valorizzare la diversità attraverso diversi canali di comunicazione, attivando l’ascolto e l’attenzione nel riconoscimento dell’alterità, incrementando il processo di autostima e di riappropriazione consapevole dell’identità”.

Un ringraziamento particolare anche alle docenti Ridolfi e Vagnini, l’una operante per la valorizzazione delle diversità, l’altra per l’ampliamento dell’offerta formativa col progetto “Chi sei?” nell’ambito del quale il premio è stato assegnato.

Dirigente Scolastica Maria Rosa Pasini

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Se non c’è… non frigge

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Pensavo che sulla scuola ormai avessimo scritto tutto quello che poteva servire perché i lettori di Cubia avessero un’idea chiara di come stanno le cose. La polemica, pretestuosa e banale, del maestro Olivieri sull’ultimo numero mi costringe, però, ad una breve replica. Breve, perché le considerazioni svolte sono talmente prive di contenuto che si commentano da sole.

Soltanto tre osservazioni.

Prima. Ore di presenza in classe. Non mi interessa, e credo non interessi a nessuno, sapere dettagliatamente come funziona il sistema scolastico finlandese. E’ solo uno sfizio del maestro Olivieri che, non avendo altre argomentazioni, ha dovuto spingersi fino in Finlandia per trovare qualcosa a cui tentare di aggrapparsi, senza accorgersi che andava volutamente, e con poca onestà intellettuale, completamente fuori tema (e per un maestro andare fuori tema è grave). Il confronto non era e non è con la Finlandia ma con tutti i Paesi Ocse, che sono 36.

Seconda. Scuola pubblica e scuola paritaria. La soluzione suggerita da Olivieri è molto semplice: “Aggiungiamo 4 alunni in ognuna delle classi attuali e il gioco è fatto. Possiamo anche chiudere tutte le scuole paritarie: ci togliamo un impiccio e risparmiamo anche“.

Forse, caro maestro Olivieri, non solo hai poca confidenza con i numeri ma stai avendo le travvegole. Pensi veramente che i lettori abbiano, come suol dirsi, l’anello al naso e non si rendano conto che riservare sul sistema pubblico il milione circa di alunni frequentanti le scuole paritarie significherebbe fare collassare e morire la scuola?

Tu lo sai benissimo, ma fai finta di non saperlo, in quanto a te della scuola non importa niente, ti interessa solo polemizzare, anche con poco buon gusto, su san gelmino e tremontino. Contento tu…! A me sembra un po’ poco.

Terza e ultima. Mission. Non ho mission particolari da compiere, so solo che il MIUR (Ministero della Istruzione, Università, Ricerca) è il Ministero che spende più di tutti gli altri. L’importo totale della spesa, che è quello che conta, è molto alto e oltre il 90% server per il personale.

Per quanto riguarda i bombardieri, neanche a me piacciono: so però anche che qualche migliaio di soldati italiani presta servizio all’estero in missioni di pace molto importanti. Se poi tu volessi aprire un dibattito sull’utilità o meno delle forze armate, allora bisogna farlo, non con slogan vecchi e stantii, ma in un modo molto più serio e completo.

di Gianfranco Vanzini

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Pasticcio di numeri in salsa vanziniana

San Gelmino Tremontino

Tratto da Cubia n° 99 – Febbraio 2009

Ultimamente si parla alquanto di scuola. L’aspetto positivo è che si creano occasioni perché le riflessioni possano divulgarsi ed affinarsi. L’altra faccia della medaglia, oltre al rischio di saturare la pazienza degli interlocutori, è il pressapochismo, specie in un panorama mediatico nel quale più un argomento è scomodo e complesso e prima viene liquidato. Ne sono un esempio diverse affermazioni in cui si lancia Gianfranco Vanzini nei due precedenti numeri di Cubia avendo, a suo dire, il conforto dei numeri. Ma i numeri non oppongono resistenza quando vengono forzati a proclamare verità che stanno, a priori, solo nella testa di chi li maneggia con troppa approssimazione. Vanzini parte citando un commento giornalistico inerente il Rapporto 2009 dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sullo stato dell’educazione nei paesi industrializzati e sentenzia che “tabelle e percentuali bocciano il sistema scuola Italia”. Su quali dati si basa? 1) NUMERO MEDIO ANNUO DI ORE DI ISTRUZIONE: qui l’Italia si colloca ai primi posti con 990 ore nella primaria. Ma per dedurne alcunché occorre tenere presenti le peculiarità della scuola italiana che non consentono di fare confronti generici. Vanzini riporta il dato della Finlandia di 608 ore. Ora, sul sito di Eurydice, la banca dati dei sistemi educativi europei, si specifica che, in Finlandia, i giorni di scuola annui sono 190 (da noi 200) e che l’orario di lezione è fino a 5 ore al giorno (totale 900 ore). D’altra parte, se si dividono le 608 ore annue per i 190 giorni otteniamo una media giornaliera di 3.2 ore, un po’ pochine direi. E, se non fosse accecato dalla devozione incondizionata per San Gelmino-Tremontino, anche Vanzini avrebbe capito che qualcosa non quadrava. Infatti l’OCSE nel suo rapporto conteggia solo le ore di lezione frontale e, guarda caso, in Finlandia ci sono diverse ore di laboratorio rese possibili da uno stato che investe fortemente nell’istruzione pubblica, realmente gratuita, e dispone di strutture all’avanguardia. Vanzini prosegue: “Se il tempo impiegato da alunni e docenti è così alto, perché i risultati sono così modesti?” E cita i dati dei test OCSE PISA (Programma Internazionale di Valutazione degli Studenti). Però non considera che si parla di test sottoposti ai quindicenni. Quelli comparativi per le fasce di età più basse non li effettua l’OCSE ma l’IEA (Agenzia Internazionale di Valutazione). In tali indagini, svolte alla fine della IV primaria, gli alunni italiani si situano molto in alto nella classifica mondiale, ben al di sopra della media sia in lingua, che in matematica e scienze. Attenzione, dunque, alle bocciature indistinte della scuola italiana, tanto facili quanto inutili ai fini di individuare in quali segmenti occorre concentrare gli sforzi per migliorarne la qualità. 2) IL NUMERO MEDIO DI STUDENTI PER INSEGNANTE: il dato riportato da Vanzini non tiene conto della presenza nella scuola italiana di 90mila docenti di sostegno (fatto che l’EU ci invidia) che in altri paesi sono alle dipendenze di enti diversi, e di 26mila docenti di religione cattolica pagati dallo stato (fatto che l’EU non ci invidia). Se, onde rendere possibile un confronto corretto, si scorporano questi docenti dal totale, si scende ad un rapporto insegnante-studente pari a 7.8, quasi in linea con il 7.5 della media europea. 3) IL PRESUNTO RISPARMIO DELLO STATO PER GLI ALUNNI DELLE PARITARIE. Vanzini cita i dati di una ricerca dell’AGESC (associazione genitori scuole cattoliche) del 2009 (invero è del 2007), dove si effettua un calcolo particolare, che esemplifico applicato alle primarie. Si considera ciò che lo stato spende per ogni alunno della scuola statale (7.366 euro). Da tale cifra si sottrae quanto lo stato spende per ogni alunno della paritaria (866 euro) e si ottiene la cifra che lo stato risparmia per ogni alunno che invece di andare alla scuola statale va alla paritaria. Moltiplichiamo questo per tutti gli alunni che frequentano la scuola paritaria dei vari ordini di scuola e…voilà: si ottiene il risparmio totale di oltre 6 miliardi di euro. Il ragionamento è talmente sciocco da sembrare impossibile che sia fatto in buona fede. Infatti, nel costo che lo Stato sostiene per ciascuno studente che frequenta la propria scuola ci sono conteggiati tutti i servizi educativi e questi non sono individuali quindi non è un costo che si può replicare uguale per ogni studente aggiunto. Ad es, se a Cattolica i 20 bambini della classe I delle Maestre Pie andassero alle statali, lo Stato non avrebbe costi aggiuntivi in quanto ne distribuirebbe 4 per ognuna delle 5 classi prime già esistenti, senza per questo assumere nuovi docenti. Ci sarebbero solo aule più affollate. Paradossalmente, lo Stato addirittura risparmierebbe in quanto la spesa pro capite, divisa tra più alunni, verrebbe a diminuire. E’ un meccanismo che si vede bene all’opera analizzando il Rapporto 2009 di Legambiente dal titolo “Scuola Pubblica: saldi di fine stagione”. Confrontando i numeri del 2009/10 con quelli dell’anno prima si constata che all’aumento di 37.876 alunni si risponde con una riduzione di 4.945 classi e di 36.218 docenti! Ciò dimostra che, grazie ai tagli di San Gelmino-Tremontino, se anche molti studenti delle paritarie andassero alle statali non costerebbero necessariamente di più alla Repubblica che, anzi, pur avendo dimezzato negli ultimi otto anni i finanziamenti alle proprie scuole ha, nel medesimo periodo, aumentato il contributo alle scuole paritarie del 70 % passando da 332 a 562 milioni di euro. Per non parlare dei contributi regionali o comunali, come quelli di Cattolica. Nella convenzione per il 2010, il sindaco Tamanti, senza considerare l’handicap, non presente dalle suore, versa alle maestre Pie 16.640 euro per circa 200 bambini, contro i 18.143 euro per i 700 bambini della Direzione Didattica. In chiusura due consigli, non richiesti, per Vanzini. 1) Se vuole sapere quante risorse investe veramente lo Stato per la scuola analizzi i dati del rapporto Ocse 2009 che ha omesso di citare o quelli sfornati da Eurostat. Scoprirà che l’Italia è al 18esimo posto (sui 27 paesi EU) per la percentuale del PIL spesa nella scuola, ben al disotto della media. 2) Se davvero sente che la sua mission è quella di far risparmiare lo stato sulla spesa pubblica lasci in pace per un po’ la scuola e vada a spulciare tra i conti del Ministero della difesa. Un solo cacciabombardiere costa come 300 asili nido o come l’indennità annuale di disoccupazione per 15mila precari. E il Governo ne ha in ordine 131. Aspetto fiducioso.

Di Amedeo Olivieri

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Continuiamo a parlare di scuola… diamo i numeri

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Letterina (in ritardo) a Babbo Natale

Caro Babbo Natale, 

scrivo a te perché sei un interlocutore simpatico oltre che un grande amico dei bambini e a me i bambini interessano: sono curiosi, gelosi; litigano, si fanno regali che poi rivogliono indietro; hanno la testa piena di idee, fanno richieste continue; parlano a voce alta, ma cercano il silenzio; dicono parole fuori luogo e parole che ti catturano; sono complessi e semplici insieme.

Ti chiedo un regalo grande, ma davvero grande: porta un nuovo argomento, a certi signori! Ti prego, fai in modo che si dimentichino della scuola, che non scrivano più di scuola! Suggerisci loro, che ne so, qualcosa contro gli astronauti o contro i sommozzatori oppure contro i ricchi. Sì, suggeriscigli i ricchi. Quelli che si possono comprare tutto il comprabile; quelli che tac! e sono alle Mauritius! Quelli che stanno sui tetti come gli operai ultimamente, ma perché c’hanno l’attico!

Te lo chiedo perché VOGLIO riposarmi e non dover più rispondere! Un po’ di relax, che diamine! Ne hanno bisogno anche gli insegnanti di estrema sinistra (per altro sembra siano tra quelli che lavorano di più)!

Te lo chiedo perché, pur di non sentire più parlare della scuola da chi non entra nella scuola da tempo immemorabile, mi verrebbe da demordere (e come sai non è nel mio stile) e lasciar dire che OK, sì, va bene: gli insegnanti sono degli incapaci, la scuola pubblica fa schifo, quella privata è un gioiello e in quanto tale va stra-finanziata; gli alunni in ogni classe sono dieci (in alcuni caso otto); i sindacati rovinano la scuola (sottovoce chi lo dice, a lor signori, che di “sti tempi, è già molto se gli insegnanti, i sindacati li vedono ad ogni morte di Papa?!).

Ecco, caro Babbo Natale. Questo è quanto ti chiedo per l’anno a venire.

Se poi hai cose più importanti, pazienza!, sopporterò con comunista fermezza altre esternazioni, ripromettendomi, magari, di soprassedere.

Grazie, fin da ora, per quel che potrai fare.

Un bacione

Daniela Franchini
Scuola Elementare Pubblica
Cattolica (RN)

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Scuola: un passo alla volta… forse riusciremo a capirci

Tratto da Cubia n° 98 – Gennaio 2010

Ho letto con molto interesse e attenzione, sullo scorso numero di Cubia, sia le osservazioni del Comitato “Cattolica per la scuola“, sia “La risposta della Giunta sull’asilo” e vorrei aggiungere qualche riflessione per continuare quel dialogo a distanza attraverso, il quale, forse, si può portare un po’ di chiarezza sui problemi della scuola. 

Comincio con una precisazione: nell’articolo citato si dice che: “… sono già rimasti a casa 54.000 docenti precari…”. NON E’ VERO.

I precari non confermati sono fra i 12 e i 16.000 (a seconda dei dati che si prendono: se quelli del Ministero o quelli dei Sindacati). E’ vero che sono state eliminate, soprattutto attraverso l’introduzione del maestro prevalente, circa 48.000 cattedre, ma sono anche andati in pensione circa 32.000 insegnanti di ruolo, che hanno quindi liberato altrettanti posti di lavoro, occupati, ovviamente, da precari confermati.

Per concludere l’analisi della situazione generale, cioè di quella parte che riguarda il Governo nazionale, parliamo anche, sempre con i numeri, della situazione: Scuole STATALI e Scuole PARITARIE (dove per Paritarie si intendono tutte le scuole NON statali: scuole gestite dai comuni, scuole private gestite da laici, scuole private gestite da religiosi).

Su questo punto, nei giorni scorsi, ho trovato, su un quotidiano nazionale, dei dati a mio avviso molto significativi e interessanti che si riferiscono all’anno 2009:

NUMERO STUDENTI:
Totale 8.938.005, di cui 7.865.445 alle scuole statali, 1.072.560 alle scuole paritarie.
SPESA DELLO STATO PER OGNI STUDENTE FREQUENTANTE:
Scuole STATALI: Materne 6.116 Euro, Elementari 7.366, Medie 7.688, Superiori 8.106 – Spesa Totale: 57,5 miliardi di Euro.
Scuole PARITARIE: Materne 584, Elementari 866, Medie 106, Superiori 51 – Spesa Totale: 537 milioni di Euro (1% della spesa complessiva).

Come al solito i numeri parlano da soli e dicono chiaramente che i Genitori che mandano i propri figli presso le scuole non statali fanno risparmiare allo Stato circa 6 (SEI) Miliardi di Euro ogni anno.

Per quanto riguarda la situazione delle scuole di Cattolica, mi pare che la strada intrapresa dalle mamme del Comitato sia quella giusta: individuare le singole responsabilità e insistere per ottenere le giuste soluzioni.

Le autorità pubbliche sono al servizio dei cittadini, ma a volte devono essere sollecitate, anche con un po’ di energia, a fare quello che è loro dovere e che fa parte delle loro competenze.

Quando le risorse scarseggiano, bisogna fare delle scelte, non sempre facili, ma governare non è sempre facile, anzi, governare bene non è mai facile, richiede molto impegno, senso del dovere e onestà, prima intellettuale poi anche operativa…

Provo allora a dare un mio giudizio e anche un suggerimento: è di questi giorni la decisione dell’Amministrazione Comunale di non procedere più alla costruzione del “Centro Sociale” del Macanno; scelta a mio avviso opportuna e utile.

Il suggerimento è quello di usare i soldi risparmiati per sistemare e “manutenere” adeguatamente gli edifici scolastici bisognosi di interventi e attivarsi per una loro corretta gestione futura evitandone il degrado.

di Gianfranco Vanzini

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Continuiamo a parlare di scuola… con i numeri

Tratto da Cubia n° 97 – Dicembre 2009

Nel mese di Settembre scorso è stato presentato a Parigi il rapporto annuale Ocse, organizzazione composta da 30 paesi membri più 6 partner, che mette a confronto i sistemi formativi dei rispettivi 36 paesi di appartenenza.
La tecnica della scuola – rivista nota a tutti gli insegnanti, o quasi, alle pagg. 8 e 9, alcune tabelle del rapporto che indicano il numero medio annuo dei docenti statali ad inizio e fine carriera.
L’estensore dell’articolo “Valutazione docenti nel rapporto Ocse”, fra le altre considerazioni, dice:
“…tabelle e percentuali che bocciano per l’ennesima volta il sistema scuola Italia”…”La scuola italiana ve viene fuori malconcia per due ordini di motivi che possono riassumersi in: – a fronte dell’elevato numero di ore di lezione cui sono sottoposti, gli studenti italiani ottengono risultati modesti e deludenti nelle prove Ocse-Pisa; – i docenti italiani sono gli unici che nel corso della loro carriera non sono mai sottoposti a valutazioni…”.
Fin qui La Tecnica della scuola, rivista non certamente vicina né al Ministro Gelmini né all’area politica del governo attuale.
Entriamo allora nel merito dei dati che il corposo rapporto Ocse ha prodotto, per commentarli poi brevemente.
Nella tabella n.1 (sotto a sx –ndr) sono riportate le ore annue di istruzione. Si può vedere che in Italia i giovani fino ai 15 anni stanno in classe molte più ore dei loro colleghi stranieri; siamo addirittura al primo posto fino agli 11 anni, e anche dopo la classifica non cambia di molto.
Prima considerazione, anzi prima domanda: se il tempo impiegato da insegnanti e alunni è così alto, perché i risultati sono così modesti?
Un altro dato che emerge dall’indagine è il numero medio di alunni per classe, che, per le elementari italiane, è pari a 18,3 molto al disotto della media, la Germania arriva a 22, i paesi asiatici addirittura hanno numeri altissimi: 28 – 32 alunni per la classe senza che ciò apparentemente penalizzi risultati.
Questo dato possiamo anche vederlo da un’altra angolazione, cioè il numero medio di studenti per insegnante e, ovviamente, troviamo lo stesso risultato.
In Italia, per ogni insegnante, alle elementari ci sono 10,6 ragazzi, mentre nei paesi europei il dato viaggia intorno ai 15-20 alunni per insegnante.
In sintesi, in Italia abbiamo: a) i ragazzi che stanno in classe più tempo che negli altri paesi oggetto dell’indagine; b) il numero di ragazzi per classe fra i più bassi (cioè classi poco numerose); c) un basso numero di ragazzi per ogni insegnante (cioè molti insegnanti per pochi ragazzi).
Amara conclusione; in Italia c’è un consumo eccessivo, si può anche dire spreco di tempo: troppe ore in classe; e un altrettanto spreco di risorse: troppi insegnanti da pagare. Tutto questo perché la scuola è male organizzata.
Da ultimo, non però per importanza, risulta anche che gli insegnanti italiani sono i PEGGIO PAGATI. Come dimostra la tabella n. 2.
Ho volutamente escluso il Lussemburgo, che è il paese che paga di più i suoi insegnanti con compensi che vanno da un minimo di 43.814 fino ad un massimo, a fine carriera della secondaria di 2° grado, di 109.660.
Da questa seconda tabella emerge chiaramente che gli insegnanti italiani sono “malpagati”.
E allora non viene il dubbio che nella nostra scuola, è ora di smettere di parlare solo di soldi, che, fra l’altro, non finiscono neppure nelle tasche degli insegnanti, in quanto, come abbiamo appena visto, sono “malpagati”, e aggiungo io, spesso anche “maltrattati”?
Cominciamo a guardare serenamente e concretamente alla sua organizzazione; abbandonando il ritornello “ideologico” dei sindacati e di certi insegnanti di estrema sinistra: risorse, risorse, risorse. Se una macchina non va, non serve riempirla di benzina, occorre portarla dal meccanico e aggiustare il motore.
Davvero qualcuno ha ancora voglia e titolo per dare contro al Ministro/a Gelmini che, avendo “ereditato” dal passato questa situazione, cerca di porvi rimedio nel modo più indolore possibile?
Potrà anche fare qualche errore, ma usiamo il buon senso e diamole atto che la direzione è giusta.
P.S. Il precariato nella scuola è vecchio di oltre 50 anni. Nel 1966, appena laureato, avevo avuto la nomina per una supplenza annuale, cioè fino al 30 Settembre dell’anno successivo; avendo però già un figlio in arrivo, ho ritenuto opportuno rinunciare e cercare altre strade, che con costanza e buona volontà ho trovato. Mia moglie e mia figlia, entrambe innamorate della scuola, sono state precarie per una decina di anni a testa.

Tabella n.1        
Numero annuo di ore di istruzione  
         
Orario minimo      
         
  7/8 anni 9/11 anni 12/14 anni 15 anni
Finlandia 608 683 741 741
Media Ocse 790 835 926 966
Italia 990 1023 1089 1089
         
         
Orario massimo      
         
         
Italia 990 1023 1167 1330
         
         
         
Tabella n.2        
Stipendio annuo docenti a inizio e fine carriera  
  (in dollari)    
         
  scuola scuola scuola  
  primaria secondaria 1°gr. secondaria 2°gr.  
         
         
I più bassi        
         
Francia 20.756-41.196 22.844-43.381 23.386-43.647  
Italia 21.901-32.280 23.598-35.428 23.598-37.033  
         
         
I più alti        
         
Germania 38.098-50599 42.088-57.073 45.225-62.817  

 

di Gianfranco Vanzini

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Caro Babbo Natale

Tratto da Cubia n° 67 – Dicembre 2006

Chiedere un dono personale di questi tempi pare una cosa brutta. Mi consola il fatto che ciò che mi piacerebbe, penso piacerebbe a tanti.

Vorrei la neve sulla mia scuola.

Una neve fresca e benefica, di quelle che fanno l’aria sottile e il respiro ampio. Una sfarinata di bianco che mandasse via le brutte crepe con cui brutti Ministri l’hanno sfregiata. Una neve che schiarisse le menti, insieme al grigio dei muri e che attutisse i passi della scuola perché, dentro la scuola, c’è davvero qualcosa di importante che va preservato, con delicatezza. Il bianco svelerebbe i giochi sporchi e le impronte troppo pesanti di quelli che tolgono senza ritegno.

Sulla neve le scuse si sciolgono e un piccolo soldo bucato non fa rumore e se qualcuno lo nota, lo raccoglie per buttarlo via.

E poi vorrei che questa magia cadesse su tutte le scuole d’Italia. Bè, proprio su tutte tutte no, chè alcune scuole, quelle private, hanno già tanti Santi in Paradiso. Su quelle pubbliche, quelle di tutti (sai che meraviglia regalare la neve a Mohamed che è arrivato da poco e non l’ha mai vista o a Boris che così gliela ricordiamo!).

Caro Babbo Natale, so che per te niente è impossibile. Certo, dovrai darti molto da fare, e per tempo, perché come tu sai bene la neve non sempre piace alle persone che pesano. Loro spesso preferiscono la nebbia che cela e nasconde i tagli e ruba limpidezza ai pensieri.

Sono sicura che ti darai da fare, che organizzerai qualcosa. E quando arriverai nelle piazze, se avrai bisogno di chi vuole la neve, chiama. Ci saremo.

Un saluto affettuoso.

Daniela Franchini
(Circolo Didattico di Cattolica)

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